Mi son perso....

09 luglio 2018 ore 00:55 segnala
Mi chiedo come si faccia a scrivere a comando. Per alcuni è facile come bere un bicchier d'acqua o come respirare, per altri basta avere un incipit e il seguito vien da sè, per altri ancora, come me, dirlo non basta a farlo.
È da molto tempo che non scrivo più un testo, o tema che dir si voglia, intendendo con esso "scrivere o discutere su un argomento in base ad una traccia data".
Anche in questo caso una sorta di indicazione, per quanto vaga e aleatoria, mi viene fornita, ma ciò non mi aiuta a mettere insieme delle idee per farne un pezzo decente. Il tema in questione è l'"equilibrismo".
A dire il vero, questo tema forse ben si presta al senso di vertigine che mi coglie ogni qualvolta mi accingo a redigere uno scritto, di qualunque natura esso sia: relazione, verbale, resoconto, promemoria e via discorrendo.
Una volta individuato il contenuto, cerco innanzitutto di raccogliere i pensieri e dar loro un senso, un ordine logico, anche una certa scorrevolezza che lo renda comprensibile, oltre che piacevole da leggere, opto per una sintassi semplice ed essenziale, senza tanti ghirigori, subordinate e parafrasi, per snellire ma anche per meglio apprezzare la concretezza dell'enunciato. Tutti bei propositi che poi si infrangono nella pratica. Quando la penna (o le dita sulla tastiera di un computer) si posa sul foglio, tutte le raccomandazioni, gli auspici, le belle intenzioni vanno a farsi benedire.
Comincio così a perdermi nei meandri delle parole che, intrappolate nel corpo di una frase, poi di un discorso, diventano un torrente e in seguito un fiume in piena, senza controllo, che straripa, esce dagli argini e riempie tutti gli spazi circostanti. Le virgolette, le parentesi, gli incisi, i punti e virgola cominciano a sostituire ad ogni piè sospinto il punto fermo, troppo rigido, imperativo, conciso, avaro e asettico. Una semplice frase composta da soggetto, predicato e complemento non implica e non rende tutte le sfumature e i voli pindarici che il pensiero ha compiuto per arrivare alla scelta e alla formulazione delle parole che occorrono per rendere la sintesi a cui si è giunti, scartando il superfluo (per chi?) a vantaggio dell'essenzialità.
Ma quegli spazi bianchi, tra una parola non detta e l'altra, sono anch'essi il prodotto di una stessa mente, di un pensiero frammentato che ha visto volatilizzarsi la sua opportunità di essere proferito o messo su carta.
Come a dire che non c'è spazio per chi non ha una voce chiara, netta e stentorea. Pensieri fuggevoli, che si affacciano alla coscienza, cercando di aprirsi un varco tra la folla di idee, assiepate a fare il tifo per i migliori e mai ad accampare o reclamare diritti per se stessi, timorosi di una vittoria a cui nemmeno essi credono, o semplicemente che hanno rinunciato a dire la loro per affermare (negandolo) semplicemente un loro diritto di esistenza.
Ho sempre desiderato e spesso raccomandato, a chi me lo richiedeva, di scrivere in modo semplice e diretto, di usare parole rassicuranti, positive, popolari ma non banali, di evitare le frasi ampollose e ridondanti, troppo farcite di avverbi e locuzioni, di non cedere al fascino della parola in se, fino a costruire una sovrastruttura inconcludente e vanesia (solo per poterla infilare nel discorso), nella falsa convinzione di essere indispensabile o irrinunciabile.
È quello che a volte capita se viene lasciato il cervello a briglia sciolta: costruire un castello (fatiscente, puramente vanaglorioso, appariscente ma inconsistente) intorno alle parole, per il semplice piacere della parola. Quando ci si trova "intrappolati" o si viene catturati da un tale stato di "alterazione della coscienza", in cui è facile inseguire i fallaci, perversi e allettanti percorsi della metalinguistica, allora diventa quasi una sfida la ricerca spasmodica della parola perfetta, sia essa aggettivo, verbo, sostantivo, avverbio, (ovviamente lo è per me che ne scrivo).
Vi sembra che possa riuscirmi una tale impresa, dal momento che ho dato un saggio del peggio di me, o meglio del mio logorroico modo di pensare e, cosa peggiore, mettendolo anche per iscritto?
Non è affatto facile parlare scegliendo le parole giuste e riuscire a dare il senso di ciò che si vuole trasmettere, di arrivare alle persone comunicando proprio quello che era nelle nostre intenzioni, senza apparire faziosi o accondiscendenti se non addirittura matti e sconclusionati.
Eppure si sceglie di farlo, anche a rischio di sembrare inopportuni, noiosi o fuori luogo, perché è nella nostra natura fare la cosa che riteniamo sia giusta, almeno per noi. Ma così facendo si perde il filo del discorso ed è facile che ciò che ne vien fuori non siano altro che parole al vento, senza consistenza né costrutto. Un eloquio inutile e in buona sostanza buono solo per il cestino della carta straccia.
Però, mi dico, ormai ciò che è fatto è fatto!
Benché consapevole del fatto che il mondo sia in grado sopravvivere anche senza questo mio "vomito di parole" o delirio di coscienza, nondimeno queste parole sono frutto del mio pensiero che errabondo e distratto ha preferito solcare la strada affollata e pittoresca dell'immaginazione creativa (o della lucida follia) piuttosto che rimanere sulla strada maestra del raziocinio e della critica costruttiva.
Pertanto, pur avendo disertato il tema di cui mi era stato proposto di dissertare, ed avendo la mia mente seguito il corso della pura divagazione o della sterile "speculazione linguistica", non me la sento di boicottare questo scritto che per la maggior parte di voi potrà apparire uno spreco immane di tempo, tanto per usare un eufemismo e ammesso che la vostra lettura sia giunta fino a questo punto, ma non altrettanto per me.
Scusate la boiata, volevo cancellarla, tuttavia dal momento che era stata già partorita, ho pensato di condividerla con voi, così che appaia evidente che le scemenze si possono anche scrivere, oltre che pensarle. Non sarà un bell'esercizio di stile, ma l'idea si era insinuata nella mente e non c'è stato verso di farcela uscire...
A proposito, spero di scrivere al più presto un pezzo vero sul tema dell'equilibrismo senza cadere di nuovo nella rete come uno stoccafisso o perdermi tra i labirinti di Dedalo attratto dalle sirene di Ulisse...

E tardissimo da dove mi trovo per lavoro, sono esattamente 03:23
lunedì, 9 luglio 2018. Buonanotte a tutti buona lettura, mi sono un pò prolungato, non guardando l'ora.
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Mi chiedo come si faccia a scrivere a comando. Per alcuni è facile come bere un bicchier d'acqua o come respirare, per altri basta avere un incipit e il seguito vien da sè, per altri ancora, come me, dirlo non basta a farlo. È da molto tempo che non scrivo più un testo, o tema che dir si voglia,...
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09/07/2018 00:55:54
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Commenti

  1. F.alco10 09 luglio 2018 ore 01:26
    è mia opinione che nel non dire in realtà si dice molto. Affermi di non aver comunicato nulla, di non aver trasmesso alcunché ma io credo, al contrario, che ci sia di te in questo scritto, più di quanto tu non dica o non sappia! Sai che a volte riesco ad essere contorto anch'io nei miei pensieri ma tu che ben mi conosci accetta questo mio giudizio senza interpretarlo più del necessario... A buon intenditor poche parole!
  2. nat.thecat 09 luglio 2018 ore 20:02
    Sento di convenire con il pensiero di Falco.

    (Lo so che magari non importa…)

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