altre storie

20 luglio 2010 ore 15:16 segnala
C'è in ognuno di noi un'energia provvidenziale che ci può venire in aiuto nei momenti difficili. È un'energia arcaica e naturale che ci vuole spontanei, diversi dalle maschere che solitamente indossiamo. Se riusciamo ad ascoltarla gli attacchi di panico se ne andranno spontaneamente. Come è successo a Claudio e a Federica.

Il caso di Claudio

Claudio, 35 anni, non riesce più ad uscire di casa da solo; due mesi fa gli attacchi di panico l'hanno colto mentre era a tavola con la sua famiglia. Da allora le crisi sono tornate ogni due o tre giorni. Soffriva anche prima di cicliche forme d'ansia, ma ora comincia a escludere dalla sua vita tutte le situazioni che teme possano provocare gli attacchi di panico. Ha un rapporto molto stretto con la madre casalinga, un buon lavoro, e vive ancora in famiglia. Vorrebbe andare a vivere da solo ma non ci ha mai pensato seriamente.

L'errore. Lasciarsi soggiogare dai riti familiari

Claudio è ingabbiato in una casa da cui non sa uscire: nella sua vita il focolare domestico è accogliente ma troppo invadente; qualcuno lo dovrebbe ridimensionare, ma Claudio si è adagiato nella sua gabbia dorata. Guarda caso, in questa situazione arrivano gli attacchi di panico... È come se la sua energia vitale, che in famiglia si sta spegnendo, gli dicesse: attento, qui rischi di soffocare!

La soluzione. Stimolare il bisogno di libertà

Per ridurre il  bisogno di accoglienza e sicurezza casalinga, è necessario stimolare il bisogno di libertà: nella vita di Claudio deve entrare in scena una parte più battagliera. Questo suggerimento - che gli arriva durante una seduta di psicoterapia - si traduce in una ricerca progressiva di maggiore autonomia, a cominciare proprio dalla famiglia: inizia a cucinare da solo, si occupa della propria stanza e, nel frattempo, cominciare a cercare un'altra abitazione. La madre non approva: ma pian piano Claudio acquisisce sicurezza e finalmente si ribella. Andrà a vivere da solo. E gli attacchi di panico cominciano a diradare...

il caso di Federica

Federica è una giovane ballerina in uno dei corpi di ballo più prestigiosi d'Italia; durante una vacanza al mare viene colpita da terribili attacchi di panico. Non riesce a tornare al lavoro e si rende necessaria una psicoterapia. In seduta appare fragile e spaventata: afferma di dover tornare al più presto a ballare, altrimenti vanificherà gli sforzi e i sacrifici fatti per arrivare dove è ora e deluderà sua madre, che da sempre l'ha voluta ballerina. La descrizione degli ultimi anni della sua vita è significativa: ballare, studiare, ballare, studiare, ballare, studiare... Federica non ricorda una festa fra amici, un fidanzatino, una vacanza con i coetanei. È già promessa sposa di un uomo molto più grande (il primo compagno) che ama, ma con cui ha una vita sessuale quasi inesistente.

L'errore. Diventare una "donna-progetto"

Piacere: ecco una parola che Federica non pronuncia mai. La sua vita è stata funzionale a un progetto, non ha potuto vivere l'adolescenza, non ha conosciuto amori giovanili. Se c'è una forza assente dalla sua vita questa è la sensualità, la ricerca del piacere, della seduzione e dell'appagamento erotico. La "donna- progetto" non poteva perdere tempo in quelle "stupidaggini da ragazzini"; ciò che doveva fare era impegnarsi al massimo per diventare una grande ballerina. Non sorprende che gli attacchi di panicoarrivino a scuotere un'esistenza tanto pianificata.

Il riscatto. Ballare solo per sé

In terapia la passione viene fatta entrare in punta di piedi. La consegna è: cercare il piacere nella quotidianità, nei gesti apparentemente insignificanti. Per Federica, la scoperta dell'esistenza di una sensualità anche nelle piccole cose è la premessa per cominciare a far emergere l'eros anche nella danza. Per la prima volta comincia a ballare per sé e non per il pubblico, per il maestro o per la mamma e le crisi si fanno sempre più rare. Ma soprattutto si accorge della grande energia erotica che nel ballo ora sa sprigionare, un'energia che la fa sentire una donna nuova e che ha allontanato per sempre gli attacchi di panico.

la mia storia

20 luglio 2010 ore 15:15 segnala
HO 21 ANNI E VENGO DA CAGLIARI.
HO INIZIATO AD AVVERTIRE I PRIMI SINTOMI CIRCA UN MESE FA,
ALL'INIZIO ERANO SCOSSE MOLTO LEGGERE, COME AGITAZIONE TACHICARDIA AFFANNAMENTO DIFFICOLTà NEL DEGLUTIRE.
PASSAVO 4 GIORNI SU 7 AL PRONTO SOCCORSO CON ESITI NEGATIVI SU QUALSAISI POSSIBILE MALATTIA, IO NON SAPENDO OVVIAMENTE COSA MI STESSE SUCCENDENDO CI CORREVO!
INVECE DA 10 GG AD OGGI GLI ATTACCHI SONO PIù PROFONDI!
SENSO DI SVENIMETNTO CUORE A MILLE MANCANZA DI RESPIRO DICEVO TRA ME E ME (aiuto sto per morire  ... INFATTI AVEVO LA FC 124 PRESSIONE 175-95
IL DOTTORE MI HA DETTO E' UNA QUESTIONE PSICOLOGICA E MI HA PRESCRITTO DELLE ***** 10 GOCCIE PRIMA DI ANDARE A LETTO E 15 AL BISOGNO, MA MI INTONTISCONO TROPPISSIMO IN PIù UNA TERAPIA AL CIM (centro igiene mentale.
CREDO SIA UN PO' ESAGERATA LA COSA!!
CHE NE DITE?

gli attacchi di panico

20 luglio 2010 ore 15:08 segnala
In alcune città d’Italia circa il 10% soffre di attacchi di panico ripetuti, e una persona su tre ne ha avuto uno. La maggior parte delle persone colpite si rivolge ai farmaci, in molti casi rendendo cronico il male psicologico dei nostri tempi.
Cosa sono gli attacchi di panico




Il Disturbo di Panico, cioè DP (una volta conosciuto come DAP, ovvero disturbo da attacchi di panico), è un serio problema di ansia che colpisce una persona su 75 circa. Di solito appare durante l'adolescenza o la prima età adulta e sembra esserci un nesso con le più importanti fasi di transizione della vita che portano inevitabilmente una certa quantità di stress e ansia: gli esami scolastici e universitari, il matrimonio, il primo figlio, cambiare lavoro o posizione lavorativa, e così via. Se un familiare ha sofferto di attacchi di panico, si ha una maggiore probabilità di soffrire dello stesso disturbo. Le vere cause, tuttavia, sono altre.




In uno studio recente si è scoperto che negli Stati Uniti in alcuni casi le persone hanno visto dieci o più medici prima che il disturbo fosse loro correttamente diagnosticato, e che solo una persona su quattro che ha il disturbo riceve il trattamento di cui necessita. Ecco perché è molto importante sapere quali sono i sintomi ed essere sicuri di ricevere l'aiuto giusto.


Molte persone (circa una su tre) sperimentano attacchi di panico occasionali e se se ne sono avuti uno o due, probabilmente non vi è alcun bisogno di preoccuparsene. La caratteristica chiave del disturbo, infatti, è la paura persistente di avere altri attacchi nel futuro. Se si soffre di attacchi ripetuti o, soprattutto, se se ne è avuto uno e si vive nella paura continua di averne un altro, questo è il segnale che si dovrebbe considerare l'aiuto di uno psicoterapeuta che sappia trattare i disturbi di ansia.


Molto spesso, infatti, il disturbo di attacchi di panico, primo fra tutti i disturbi psicologici, è solo la punta dell’iceberg di tutto quello che succede all'interno della mente di un individuo. Spesso ci si trova davanti a una serie di esperienze personali come genitori divorziati, lutti in famiglia, madri troppo ansiose o padri troppo autoritari. Oppure hanno subito un incidente, hanno passato periodi difficili in qualche momento della loro vita, e così via. In tutti questi casi in cui l'individuo è sofferente, la consapevolezza di avere un problema psicologico è in genere sufficiente a spingere l’individuo a cercare aiuto.



Senza che venga curato, il disturbo da attacchi di panico può portare a conseguenze di varia natura, come verrà descritto più avanti. Ci sono diverse cose che è utile sapere per chi soffre di questo disturbo o per chi si trova vicino a chi ne soffre. Prima di tutto, che ci sono psicoterapeuti che si occupano principalmente di attacchi di panico. Secondo: la psicoterapia è di fondamentale importanza. Trattare questo disturbo soltanto con i farmaci significa, nel migliore dei casi, metterlo da parte solo momentaneamente, mentre grazie alla psicoterapia, non solo i sintomi (gli attacchi di panico) scompaiono, ma le persone cambiano, risolvendo e rielaborando tutta una serie di comportamenti non voluti a cui non pensavano di potersi opporre. Con la psicoterapia, infatti, le persone lungo il percorso si trovano via via sempre più cambiate, dal di dentro, per così dire.