Parole di commiato di un internauta

11 ottobre 2018 ore 13:06 segnala


… e finiamo qui questo nostro incontro, costruito come palazzi di sabbia sommersi da onde che, senza un vero ostacolo, tutto inesorabilmente portano via. Tra noi nessun pentimento manifesto, sfiorati come siamo da questa inesistente pioggia, che sembra diradarsi come lacrima sulle guance di chi è stato lasciato e si sente abbandonato.

Questi nostri sguardi nascosti, che non hanno mai fatto l’amore, erano illuminati da presupposti illusori fondati su di una manifesta irrealtà. Tutti quei facsimile di sentimenti ora urlati o sussurrati, fatti di passione frettolosamente consumata nell'arco di pallidi e telefonici “ciao”, erano momenti rubati allo scorrere dei giorni, spesso sovradimensionati rispetto ai bisogni da cui realmente partivano, perché indimostrabili senza lo sfiorarsi di mani, unico ed immutabile simbolo di realtà.

A tal proposito, nel nostro primo tentativo di commiato, scrissi nel nostro diario alcuni poveri frammenti che ti riporto alla mente, e dei quali ti chiesi inutilmente di nutrirti: “… bisogna fare attenzione che quel no diventi definitivo, al punto da tenere talmente lontana quella persona da riuscire a scacciarla dalla mente (o dal cuore, se mai fosse davvero riuscita ad entrare), eliminando qualsiasi remota possibilità di tornare sui propri passi”. Ricordi la forza di queste parole? Certamente dure ma sincere, erano però dotate di cruda verità e di fattuale riscontro, perché è impossibile accontentare il cuore, il corpo e l’anima, partendo da semplici monadi fatte di stupidi e insensibili byte, entità trasformate in sentimenti senza riscontro e cementati da distanze impossibili da raggiungere. E ancora, sovrastata come sei dalla necessità di tornare a vivere la tua scontenta realtà, nascosta tra i mille nick a cui non sai rinunciare, scruti nascosta tra le righe delle mie parole, rimanendo prigioniera della ricerca di un TUO motivo che giustifichi quell'assurdo comportamento, talvolta brusco e violento, in cui soltanto per il TUO piacere, pronunciavi il mio nome cercando in me quel giusto conforto che rappresentava il TUO bisogno d’amore, senza però mai chiedere se fosse il momento giusto per condividerne l’attimo.

Ma non disperare, non è tua la colpa, qui ammetto l’errore. Quello stesso errore che commettono coloro che ti hanno concesso l’uso del loro cuore, dei loro sentimenti e del loro tempo, a cui certamente non potevi o dovevi essere destinata. Solo ora, nel momento dell’addio, sono convinto che punterai quel tuo lungo ed affilato dito accusatore contro il loro agire malevolo, condannandoli senza appello alla dimenticanza, perché colpevoli di averti defraudata del TUO (prezioso) tempo , dei TUOI (veri) sentimenti e del TUO amore (unico e reale), e di averti negato la felicità che andavi cercando.

Mi ritiro ora senza deliberazione alcuna perché non intendo giudicarti, dispiacendomene però sinceramente con il cuore e la mente, consapevole, mio malgrado, che nel TUO mondo l’unica cosa che ti rende davvero viva oggi, è la lotta contro quella TUA realtà antagonista e crudele, che cerchi inutilmente di combattere con quegli stupidi e inutili byte dai quali, come una droga, non riuscirai mai a liberarti.
9a2bafd7-b101-4bdd-9ddc-f299fa3f082b
« immagine » … e finiamo qui questo nostro incontro, costruito come palazzi di sabbia sommersi da onde che, senza un vero ostacolo, tutto inesorabilmente portano via. Tra noi nessun pentimento manifesto, sfiorati come siamo da questa inesistente pioggia, che sembra diradarsi come lacrima sulle gu...
Post
11/10/2018 13:06:30
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5
  • commenti
    comment
    Comment

L'ultimo sorriso

09 ottobre 2018 ore 10:38 segnala


Si fecero materia quei pensieri sparsi e abbaglianti, spuntati d’incanto in quest’ultima notte, tempo residuo di questa mia vita terrena. Poco prima di quei saluti di commiato, necessari ma altrettanto inutili perché da me mai richiesti e tantomeno desiderati, ho sperato inutilmente in un sussulto di vita, che mi riportasse speranza ma soprattutto tempo.

Ora che tutto sta per compiersi, ho tante presenze qui tutte intorno a me. Nessuno mi aveva ascoltato prima di questo momento, perché dunque dovrebbero farlo ora, a tredici respiri dalla fine dei miei giorni? Rispetto o affetto, chissà cosa è che le muove tutte? Forse qualcosa che ha lo stesso peso della riconoscenza, dalla quale in molti qui al mio capezzale son distanti, se non altro perché riesco a vedere le loro mani leggere posate su quello che resta dei miei poveri averi.

Nessuno vorrà guardare le parole che ho speso lungo il percorso della mia vita, che fu serena o travagliata a seconda dei momenti, non diversa da quella di ogni altro umano, costruita spesso sulle ipocrite condizioni stabilite dal compromesso in cui tutti, nessuno escluso, siamo stati immersi sin dalla nascita.

Lascerò che sia l’amore, per anni risparmiato e depositato in quell'inaccessibile cassaforte che è il mio cuore, a dettare la memoria del mio poco futuro rimasto, preziosa reliquia, custodita gelosamente dentro la memoria delle poche persone che mi hanno davvero amato, accarezzato e soprattutto abbracciato nel modo che a me è sempre piaciuto.

Non posso certo dire di non avere amato anch'io. Per pudore senza pegno, regalerò tutti i miei dolori a coloro i quali mi hanno inseguito con il loro disprezzo, struggente ma prezioso compagno che mi ha dato la forza di resistere alle loro ambiguità. Chissà cosa ne sarà dei miei scritti, delle mie lettere e di tutti quegli incomprensibili sgorbi chiamati sogni, tracciati in segno di catarsi per supportare o per condannare ogni mio gesto.

Pochi respiri ancora prima della mia rinascita o della mia nuova sconfitta senza appello e, poiché si dice che non vi sia ritorno, tirerò, a Dio piacendo, un sospiro di sollievo alla fine di tutto questo, aiutato dalla mia bramosia di conoscere l’ignoto che mi attende.

In fondo non ho alcun rimpianto, se non quello di averci messo il cuore. L’anima no, quella era già stata perduta mille anni prima che io nascessi, per l’intervento di fate potenti e crudeli, che con la loro malefica profezia avrebbero poi condizionato la mia vita, impedendomi di pronunciare più di una volta quel “ti amo”, tanto caro agli umani, ancorché abusato e talvolta, così sprezzante della verità, da sembrare inopportuno.

Così, ora, nell'ultimo respiro che mi attende, libererò dalle catene il mio sorriso dedicandolo a chi non lo ha mai potuto incontrare, perché io l’ho per anni celato dietro schermi color di fumo, invisibile narrazione di battaglie combattute per la libertà da quella censura, a cui talvolta l’amore ti condanna. E fu lotta vera ma inutile la mia, contro quel dito puntato di coloro che, portatori sani del virus della menzogna, ti dicono convinti “Io, io si che ti ho amato. Tu no che sempre sei stato assente!”, sancendo così quel dissidio interiore dal quale ho sempre stentato a difendermi, più per rispetto che per vera volontà di ribellione.

Sia ora benvenuto quel momento tanto temuto ma desiderato. Quell'attimo estremo dove tutto si spegne o tutto si riaccende a nuova verità. E così sia, per me e per tutto quel mondo che assiste silente alla mia fine.
1058278f-db8e-4da0-9339-eeb2d3caf696
« immagine » Si fecero materia quei pensieri sparsi e abbaglianti, spuntati d’incanto in quest’ultima notte, tempo residuo di questa mia vita terrena. Poco prima di quei saluti di commiato, necessari ma altrettanto inutili perché da me mai richiesti e tantomeno desiderati, ho sperato inutilmente ...
Post
09/10/2018 10:38:43
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    4

Il confine tra costrizione e libertà

15 settembre 2018 ore 18:15 segnala


(Lettera di una schiava liberata al suo nuovo padrone)

Dall'angolo del mio vecchio mondo esco dalla routine e mi rallegro di questo mio nuovo giorno. Rincorro con la mente i ricordi del mio recente passato, cammino di anima pronta alla morte, senza più rifugio e destino. Senza te non avrei mai superato la corrente di quelle torbide acque di quotidiana contingenza, io così impaurita, disincantata e smarrita qual ero, pur vittima consapevole, di quella mia immobile forzata solitudine.

Ormai sono diversa da quella che ero e non giudicarmi per quello che sarò domani. Piuttosto prendimi per la mia unicità dell’adesso e ascoltami per quello che voglio dirti oggi, che sono, grazie a te nuova creatura. Osare non sarà per me vittoria ma sconfitta, come lo furono i miei passati lamenti e le mie tensioni. Prometto che ogni ricordo rimarrà fuori da me, divenendo io l’originale di me stessa e non la sua inerte copia d’un tempo. La mia ombra, confine sicuro dentro il quale finalmente mi sono rifugiata, per troppo tempo ha atteso la liberatoria sottomissione al volere del mio signore. Ora non sono più quella vinta ribelle che tu hai conosciuto, quale io ero così derisa e umiliata, senza alcuna speranza nel futuro. Tu mi hai liberata attraverso quel mio si incondizionato alla condizione in cui sono ora.

Ora io ti invoco, mio signore e padrone, lasciami urlare il mio odio contro quello spregevole mondo che mi giudicava condannandomi, solo perché rinunciavo a quell'effimero bagliore chiamato libertà. Con te ora mi sento protetta e supportata in ogni mia decisione, tu sei ora mio scudo e mia lama contro ogni nemico. Io per te sarò colonna di quel palazzo di fiaba costruito dentro il nostro nuovo destino. Nessuna tua costrizione sarà per me confine, perché la tua volontà mi libera e mi guida come quel drappo di seta con cui tu, signore indiscusso, cingendo i miei polsi, possiedi la tua amata schiava.
4bd39464-ad2f-4dde-8605-3d4efce29c0a
(Lettera di una schiava liberata al suo nuovo padrone) Dall'angolo del mio vecchio mondo esco dalla routine e mi rallegro di questo mio nuovo giorno. Rincorro con la mente i ricordi del mio recente passato, cammino di anima pronta alla morte, senza più rifugio e destino. Senza te non avrei mai...
Post
15/09/2018 18:15:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    2

Declinazione di volontà

23 agosto 2018 ore 09:32 segnala


Attingo dalle parole l’impulso per guardare al futuro, confidando sempre in coloro che incontro sul mio percorso di vita. Questo non significa che io desideri adempiere al giuramento sulla fiducia, pronunciato in un momento di indulgenza, coronato dall'insulsa e inutile debolezza di momenti ormai lontani.

Sarò spietato con le parole e con i fatti, così come sarò indulgente verso tutti coloro che si sapranno liberare dall'ipocrisia, che trae origine dall'interesse personale. Io stesso non sono immune da questa maledizione, lanciata sin dalla mia nascita da qualcuno che già conosceva il mio destino.

Non lascerò feriti o cadaveri sul mio cammino ma solo vittime dell’abbandono, trasformando l’esperienza in addii vergati con lacrime di sangue, non appena la falsità dell’interlocutore sarà dimostrata.

Per questo sarò spietato esecutore dell’impossibile, giacché sono ben conscio dei miei limiti che derivano dalla mia precedente appartenenza al mondo degli umani, prima che si spalancasse la porta della metamorfosi che mi ha condotto alla forma attuale.

Non fui creato come demone o angelo, esseri perfetti destinati alla volontà del loro creatore, pur nelle diverse declinazioni del loro compito, ma come umano che si fa parola e fatto, consapevole della difficoltà del percorso intrapreso per scelta e per volontà.
fa72d655-1d57-4ef5-ad92-bce74cab7b01
« immagine » Attingo dalle parole l’impulso per guardare al futuro, confidando sempre in coloro che incontro sul mio percorso di vita. Questo non significa che io desideri adempiere al giuramento sulla fiducia, pronunciato in un momento di indulgenza, coronato dall'insulsa e inutile debolezza di ...
Post
23/08/2018 09:32:58
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

Il testamento spirituale dell’Eterno Internauta

13 giugno 2018 ore 17:57 segnala


Cari amici, semmai ne ho avuti tra di voi che mi leggete in questo momento di mio desolato abbandono, come sapete bene voi che mi avete frequentato, ogni pensiero che viene costretto dentro mura invalicabili può risultare difesa oppure presidio da cui non uscire mai, di per sé entrambe condizioni escludenti, per chi quelle mura vorrebbe superarle. Scrivo tutto questo oggi perché le convenzioni, quelle cui noi tutti siamo sottoposti (forse dovrei dire sottomessi, nostro malgrado), ci costringono ad una dicotomia tra quello che siamo realmente e quello che dovremmo essere, soltanto per compiacere il mondo che ci sta intorno.

I più evoluti e i prescelti, coloro che vivono in pace amore e prosperità, che per loro natura appartengono alla casta dei felici, chi sono davvero costoro? Si tratta forse di entità cadute sotto il peso della rassegnazione che per questo si accontentano di quello che si fanno bastare, oppure sono genti toccate dalla divina provvidenza che, per questo soltanto, sono andati, quali inconsapevoli viandanti, verso la saggia assimilazione nel tempo della propria consapevole esistenza? Se avessi la risposta sarei anche io un passo avanti al mondo, che forse seguirebbe addirittura me e non viceversa. Purtroppo questo arcano non l’ho ancora risolto, ma sento che sono vicino alla meta, all'unica che conti per me, cioè vicino alla mia verità.

Siamo purtroppo animali sociali devo ammetterlo, anche se taluno si oppone a questa descrizione sostenendo, certamente sbagliando, la propria unicità attraverso una sua esclusione dal contesto di miserabile vita, cui sarebbe altrimenti destinato. Ma è questo stesso contesto che rende l’incluso prigioniero, insieme vittima e carnefice, abilmente mascherato nello stesso individuo. Diventa quindi impossibile estraniarsi dalla vita che viviamo, pena l’assoluzione dai peccati comuni e la condanna per colpe inespresse ancorché immaginate. Riuscite a rappresentarvi nella mente la noia della pace eterna rispetto alla varianza creativa del caos? Riuscite a percepirne la distorta armonia che conduce alla distruzione totale di quel feroce animale che è l’abitudine, che con il suo morso rende tutti assuefatti alla staticità di pensiero che non conduce alla metamorfosi?

Forse continuerò a comprimere la fine della mia esistenza in questo mondo virtuale, concentrando i pensieri dentro parole di nuova forgia, oppure mi rassegnerò al silenzio, conducendo all'oblio il mio inutile me stesso che cosi soltanto potrebbe apparire, scomparendo. Io sono perfettamente identico a quello che sono. Per ora destinerò tutto al silenzio che protegge il cuore, placa l’anima e che rende finalmente liberi.

In fede
L’Eterno Internauta


PS
Invero non ci saranno riprese o abbandoni all'orizzonte, perché nulla c’è da abbandonare o da riprendere, ormai.
a0c4ca83-5930-440b-9fdd-882a3354af31
« immagine » Cari amici, semmai ne ho avuti tra di voi che mi leggete in questo momento di mio desolato abbandono, come sapete bene voi che mi avete frequentato, ogni pensiero che viene costretto dentro mura invalicabili può risultare difesa oppure presidio da cui non uscire mai, di per sé entram...
Post
13/06/2018 17:57:14
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment

Lettera segreta di un internauta alla sua complice

11 giugno 2018 ore 15:30 segnala



Come ti stavo dicendo qualche sera fa, il pensiero fugge verso l’azione, poi si rigira su sé stesso e riparte nella logica della distanza, fremendo, sussurrando e lacrimando. Non di dolore però, ma di gioia intensa. Ecco, il senso dell’appartenenza inconsistente esiste, ma esiste davvero e noi l’abbiamo scoperta. Fa emozionare ma latita, si fa sentire ma è muta e tu cosi non riesci mai ad ascoltarla. Sentire ciò che non si può sentire, percepire ciò che non esiste ma che sembra emanare profumo di realtà dietro una parola, una frase o un pensiero espresso da una immagine, è l’unica cosa che, pur inesistente, diventa il fiat lux del nostro essere qui (insieme) dietro un monitor.
Ecco cosa ci attrae di quel sussurro digitale che è per noi simile all’infinito, solo simile a pensieri e parole, eppure distante da reali pensieri e parole, che si trasforma in emozioni trasfigurate. Pensa mia diletta alla recrudescenza della nostra distanza, all’’appartenenza negata di quel “perché proprio a noi?” mai svelato.
Paure, le nostre paure, intime sensazioni di disaggregazioni di realtà esistenti solo nel digitale. Paura di trovare la disabitudine, paura di dire basta a qualcosa che vorremmo finisse ma che forse nemmeno è mai cominciato. Contiamole insieme tutte queste nostre paure e forse non riusciremo a trovarne la somma. Forse non cerchiamo nemmeno l’inizio del nostro idillio, ma è solo un goffo tentativo di respirare insieme tra le macerie di pensieri che il terremoto delle nostre anime provoca, quando le domande irrisolte emergono dagli abissi del cuore e dell’anima.
Eppure, ogni volta che tentiamo di farlo, di trovare risposte a quelle domande, scendiamo nelle profondità delle delusioni che uccidono oppure saliamo verso le altezze delle verità che disvelandosi, diventano gli assassini della nostra reale esistenza. Ed allora una dopo l’altra emergono le nostre incomprensioni che, arruolate nell’esercito delle decisioni mai prese, diventano semplici soluzioni che conducono alla voglia di dire insieme basta al mondo, chiusi come siamo nel nostro nuovo universo. La beffa di questo destino ci porta a scrivere sulla porta del nostro inferno la frase che condanna “Anelo forse alla libertà, ma libertà da cosa o da chi, da quando e per quanto, dillo tu se lo sai, mio demone irrisolto”.
Troppe domande, non ho voglia di rispondere a tutti gli enigmi. Voglio solo vivere il momento che mi si pone davanti, per sapendo di essere spaventato dal (nostro folle??) salto che ci farà scoprire questa libertà. Non so altro, voglio e pretendo di viverlo questo momento, ma non voglio sapere e nemmeno voglio chiedere, dove ci porterà. E non voglio nemmeno pensare, perché quando ci si interroga come noi facciamo ogni volta che ci scriviamo, tutto può accadere.
Non voglio scoprire voglio vivere così come spesso accade, lontano dai numeri e dalle responsabilità, immanentemente e fisicamente, chissà poi perché. Solo che questo virtuale, il nostro virtuale, è cosi reale che sembra talmente perfetto da risultare incredibile persino a noi che lo stiamo vivendo.
Basta con i pensieri ora e se tu non ci sei, forse non sei mai stata qui o sei solo proiezione della mia mente? La febbre mi fa sragionare. TU MI fai sragionare perché dalla pazzia del vivere mi sto portando alla profondità di quel mare dorato in cui ho nuotato sino ad ora, che si chiama solitudine

Un bacio, tuo ...



PS
Ardire per adire
Vivere per conoscere
Ascoltare per generare emozioni
b0171ac0-be73-4d5c-ba66-724a94c8f1fe
« immagine » Come ti stavo dicendo qualche sera fa, il pensiero fugge verso l’azione, poi si rigira su sé stesso e riparte nella logica della distanza, fremendo, sussurrando e lacrimando. Non di dolore però, ma di gioia intensa. Ecco, il senso dell’appartenenza inconsistente esiste, ma esiste da...
Post
11/06/2018 15:30:15
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7
  • commenti
    comment
    Comment

Breve storia di due universi paralleli_Capitolo secondo

09 giugno 2018 ore 10:43 segnala


Sento la necessità incontrollabile di essere desiderata, di provocare chi mi guarda. Con questo spirito oggi esco di casa, con la voglia di provare sensazioni nuove e di stravolgere il mio spirito razionale.

Mi lancio carica, con la musica che rimbomba alta negli inseparabili auricolari del mio ipod nano, verso una meta non stabilita. E così mi sento sexy, perché ho indossato la mia biancheria intima preferita che mi fa sembrare nuda, degli stivali che avvolgono perfettamente i miei piedi che salgono in verticale sino in cielo, a cagione del tacco sottile che accompagna le mie sottili caviglie. Indosso una gonna che avvolge le mie curve provocanti e la mia giacca corta mette in risalto la mia figura, con i capelli sciolti e ondulati, così sospinti dall'aria fresca che mi accompagna accarezzandomi.

La mia anima è in cerca di stimoli, di emozioni nuove. La mia sessualità ha voglia di esprimersi, in tutta la sua pienezza e in tutto il suo orgoglio. Non voglio più privarmi dell'amore, non voglio più restare ferma a guardare il mondo che continua a girare intorno a me. È giunta l'ora anche per me di sperimentare, di esplorare me stessa e tutto l'universo che ne fa parte.

Cammino posando gli occhi sulla natura che mi circonda e, in particolare, sugli uomini che mi guardano. Regalo sorrisi e sguardi a chi è aperto e ricettivo nei miei confronti. E così sembro ricambiare ma è solo un trucco, un abile trucco per sembrare interessata a loro che mi guardano, con quell’aria di conquista che gli uomini hanno da sempre verso di me, anche quando vorrei stare da sola con i miei pensieri. Ma oggi no, non voglio stare sola, voglio essere sovrastata ed immersa in quegli sguardi che mi calano addosso e mi fanno sentire rara e unica.

La musica mi dà la carica, il mio passo è spedito, determinato. Ho caldo, il mio corpo è in subbuglio. Abbasso la cerniera della giacca e i suoi lembi iniziano ad ondulare lasciando intravedere il mio bustino. La mia scollatura è prorompente, difficile per un uomo non posarci gli occhi sopra. Mi compiaccio nel vedere uomini ardere dal desiderio e osservarli mentre smettono di parlare rimanendo in mia contemplazione.

L'imbarazzo è solo un brivido in confronto del piacere che questo mi provoca. “Guardatemi, sono bella”, questo continuo a ripetermi. Loro lo sanno, forse sono intimoriti da tanta sicurezza, o forse sono eccitati dal potere della femminilità. Ma non mi interessa che siano loro a dirmelo, mi basta vederlo sui loro occhi affamati di me.

Ferma a quel semaforo gioco con i miei capelli avvolgendo una ciocca intorno ad un dito. Osservo le mie mani candide dalle dita affusolate mordendomi un’unghia. Dalla borsa prendo una sigaretta e l’accendo, socchiudendo gli occhi al primo respiro e ne assaporo l’aroma con gusto.

Mi fermo davanti a quella grande vetrina e fisso la mia immagine riflessa, lasciando che lo sguardo violi la mia figura, immaginandomi sexy, mentre le dita della mia mano scorrono sui fianchi saziando, la mia fame di carezze. “Io sono desiderabile”, mi ripeto guardandomi in quello sfuggente riflesso. E vorrei portarmi a casa un uomo, uno sconosciuto incontrato per caso, per fargli assaggiare il mio sapore. Qualcuno che sappia di passione e di mistero, che giochi con me alimentando la mia fantasia e che mi tenga testa. Lo so, tutti gli uomini sono sempre più spesso accecati dal sesso dal non vedere cosa si nasconda davvero dietro una donna.

Oggi io voglio desiderio, passione e istinto. Voglio un uomo per me. Non accetto più la loro freddezza dove l’istinto li rende fragili e bisognosi di dominio. Non riesco più ad accettare il loro egoismo perché per troppo tempo ho accondisceso al gioco del compromesso, donandomi senza ricevere nulla in cambio, annullando ogni mio desiderio, ogni mio bisogno. Se devo essere sola preferisco esserlo in posizione eretta e non più piegata dalla fatica di piacere, nell'atteggiarsi a dover essere sempre e comunque sottomessa, desiderosa come sono ora di non essere compresa, ma solo presa. Ciò che darò da oggi in poi sarà proporzionale a ciò che ricevo, con una proporzione inversa a quello che gli uomini si aspettano. Sarò fredda quando non dovrei esserlo e calda solo quando il mio bisogno sarà all'apice, senza poter essere placato.

Mi dirigo verso casa. Eccitata dai miei pensieri, assorbo gli sguardi alimentandomi dell’eccitazione altrui.

Desidero e voglio essere desiderata, toccata soltanto dai loro sguardi indagatori. Niente mani addosso, niente contatti fisici perché da oggi io mi basto. E davanti al mio grande specchio mi vedo bellissima e desiderabile come mai lo sono stata. Mi spoglio senza preoccuparmi dell’uomo che mi ha seguito e che stupito mi osserva dall'ingresso di casa mia. Sono nuda e mi giro intorno, mi avvicino allo specchio sino a toccarne la fredda superficie con il mio seno: vedo i miei occhi riflessi e le mie labbra che si contorcono mentre le dita della mia mano si impossessano di me. Tocco la mia immagine e vorrei che fosse lo sconosciuto a farlo, ma so già che finirei per cedere ancora una volta al compromesso. No, non voglio farlo e lui rimarrà ad osservarmi a distanza. Mi piace vederlo eccitato mentre al mio ordine consuma quella bottiglia di liquore di cui nemmeno ricordo il nome, così come gli ho imposto di fare. A me basta solo che lui si perda dentro quelle gocce che potrebbero essere le mie se solo gli avessi concesso di avvicinarsi a me.

Lo guardo e mi guarda. Lo sto usando per procurarmi piacere e lui non si ribella perché ha capito chi comanda. Che strana sensazione questa per una donna, quando di solito è lei che viene usata. Oggi sono io che ho lo scettro del comando e io oggi ho deciso di fare l’amore con me, voglio possedermi mentre un uomo desidera farlo. Mi accarezzo e mi stringo come mai ho osato fare prima perché so di bastarmi, ora.

Mi siedo su quella comoda poltrona di pelle bianca che ho spostato davanti allo specchio, sul quale ho appoggiato i piedi a gambe divaricate per poter godere della visione della mia orchidea appena sbocciata, bocca affamata e rifugio ormai non più nascosto. Torturo i miei seni e mi godo lo sguardo rassegnato del mio uomo oggetto, presente in quella stanza a fare solo una bella mostra di sé. Lui mi vede mentre li racchiudo tra le mie mani, sollecitandoli pesantemente, stringendoli tra le mie dita. Ora non ho più voglia di aspettare e vedo riflesso il mio sesso gonfio e bagnato. Lo raggiungo senza sforzo e ne inzuppo le dita sino in fondo, giocando con i miei umori che mi colano addosso.

Il suo sguardo mi rende ebbra. L’immagine della sua fragilità e l’innocenza dei suoi occhi che hanno capito che non mi avrà mai, mi rendono stranamente soddisfatta e potente, come un eccesso di felicità che non provavo da tempo e che forse non ho mai provato. So bene che mi basto e che posso da sola raggiungere il piacere estremo in meno di un istante. Rallento per poi accelerare, nessuno mi conosce bene quanto me. Inizio a sospirare più forte per raggiungere quel piacere che voglio godermi a pieni polmoni. Mi guardo riflessa e lo immagino,quell’uomo tanto inutile ma cosi necessario, dapprima chino sulla poltrona e poi inginocchiato davanti a me, mentre affonda le sue fauci di improbabile preda ormai allo stremo, dentro il mio fiore completamente spalancato e pronto alle lacrime,prodotte dall’intenso piacere di cui a stento trattengo i gemiti. Sto arrivando alla fine del mio viaggio e sento le mie piccole pulsazioni, segno di giustizia dopo le forti scosse che le hanno precedute.

Tutto ora è compiuto e sorrido soddisfatta a quell'uomo che non smette di guardarmi con quella sua aria di stupore e sconfitta. Lo lascio avvicinare e quel bacio sulla guancia e quella carezza placano definitivamente il mio desiderio. Lo lascio andare via, non mi serve più. Ora sono sola con me stessa a farmi compagnia. Forse sola lo sono sempre stata, anche quando altri inutili uomini sono stati accanto a me solo per quell'istante chiamato piacere. Ero sola e sono ancora irrimediabilmente sola. Sola ma perché solo ora, ho scelto di esserlo.




Immagine: Pablo Picasso Girl before a Mirror Paris, March 14, 1932
56ad2527-0db9-4b29-9495-7eb940535871
« immagine » Sento la necessità incontrollabile di essere desiderata, di provocare chi mi guarda. Con questo spirito oggi esco di casa, con la voglia di provare sensazioni nuove e di stravolgere il mio spirito razionale. Mi lancio carica, con la musica che rimbomba alta negli inseparabili aurico...
Post
09/06/2018 10:43:46
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    5

Breve storia di due universi paralleli_Capitolo primo

09 giugno 2018 ore 10:38 segnala


Lei è la, al di la del marciapiede. La vedo camminare leggera e spedita. La sua gonna stretta fa immaginare e vedere le sue forme invitanti. I lembi della sua giacca aperta lasciano intravedere, al gioco dei sussulti del suo incedere, succulenti brandelli di pelle nuda. Calza stivali che le danno quell'aria d’erotismo da marciapiede dal gusto proibito, che si consuma certe notti dove il liquore prende il posto del sangue e l’istinto indomabile domina la ragione.

Quella visione di ragazza dal passo veloce e dall’incedere provocante altera annullando il controllo sulla mia moralità di pensiero. E la immagino vestita di niente mentre mi si avvicina. Mi supera e guardandola decido di cambiare la mia direzione, non importa quello che avevo da fare, l’importante è lei. Perché lo sto facendo? Lei non rappresenta nulla per me, eppure vederla sorridere e scambiare occhiate con gli uomini che incontra sul suo cammino mi rende nervoso. Sono geloso, nuova e inaspettata situazione per me che sono per lei un vile e nascosto sconosciuto.

Molti uomini, vedendola passare si fermano e la indagano, scrutandola con attenzione, quasi come se le loro pupille fossero sottili aghi infilati con delirante passione tra i suoi seni illuminati dalla giacca semiaperta. La cosa strana è che lei sembra gradire quasi sottomessa, penetrata dalla luce del sole, soprattutto da quegli indomiti sguardi possessivi.

Io, anima vile, ancora una volta ne soffro. “Io non devo reagire”, continuo a ripetermi. Vorrei e potrei fermala per chiederle una qualsiasi tra le cose stupide che passano, allegre e vorticose, nella mia mente. Forse sono un codardo oppure ho soltanto paura del suo sguardo: io so che lei lo sa che la sto seguendo e osservando, e come me ce ne sono mille altri intorno a lei. Tutti la stiamo desiderando, nessun escluso, eccitati, spaventati e increduli, consapevoli che tutti siamo sottomessi come gregge, al suo volere poiché è solo lei che comanda. Come se predatori e prede si fossero scambiati i rispettivi ruoli.

Lei ormai è in nostro possesso, così legata ai nostri pensieri. Lei è sogno che devasta e noi le sue vittime sacrificali, piegate dal destino a guardarla divampare come fiamma nel buio. Chissà se lei ci desidera davvero, oppure vuole per lei solo i nostri sguardi. Lei è abbagliante luce per falene destinate alla morte. Noi siamo le sue prede.

Ora si è fermata, quel semaforo le ha imposto un brusco stop e posso vederla meglio. La sento vicina, lei ora è qui e posso percepirne il profumo di femminilità prorompente. Forse è solo la mia fantasia o forse è la sua luce che cattura. Oppure la mia follia che si manifesta all’improvviso.

Lei mi guarda e io rispondo al suo sguardo. Non un sorriso, non un cenno e nemmeno un saluto. Fruga nella borsetta e si accende una sigaretta in attesa che la strada si liberi. Ed io mi interrogo, paralizzato come sono, su quello che dovrei fare per non essere più preda ma il suo predatore. Lei riparte ed io la seguo, osservando con desiderio i suoi fianchi torniti e le sue mani che si muovono sinuose, mentre stringono distratte quella fortunata sigaretta che si impregna di lei dalle sue labbra.

Ora si ferma davanti a quella vetrina completamente vuota e si specchia. Lei e io, riflessi dalla vetrata che ci pone uno dietro l’altra. Lei mi osserva, separati come siamo dalle immagini riflesse come se fossimo molto più lontani. La vedo mentre si interroga sul mio silenzio, aspettando la mia prima mossa. Io non rispondo, non ho più voglia di fare la falena. Aspetterò io la sua prima mossa. Per un istante smetto di desiderarla e lei sembra impaurita, come se non si aspettasse quella mossa d’arrocco. Si passa due dita sulle labbra che poi inumidisce con un tocco furtivo della sua lingua.

Ora so che lei mi sta guardando perché vuole capire cosa stia pensando, provocandomi. Si morde le labbra con un movimento impercettibile mentre le sue mani aggiustano la gonna e raddrizzano i lembi della giacca, ormai stanchi di oscillare solitari e ormai rassegnati a lasciare intravedere porzioni sempre maggiori della sua pelle.

Si muove ancora e io la seguo su quell’infinito marciapiede, dove la gente incrociando il suo passaggio, si concentra sulle sue caviglie che oscillano su quel sottile tacco che toglie il respiro. Si gira e con il suo sorriso mi invita silenziosamente a seguirla dentro quel portone di legno antico.

Procedo dietro di lei sulla lunga scalinata di marmo che porta verso il terzo piano al quale, confesso malvolentieri, vorrei non arrivassimo mai. Guardarla dal basso verso l’altro mentre sale lentamente i gradini eccita la mia fantasia. Al centro del pianerottolo un ascensore cigolante nasconde i suoi ospiti che ci osservano mentre saliamo in fila indiana.

Davanti ad una porta lei infila la chiave ed entra senza che nulla faccia presagire a quello che succederà. Continuo a seguirla con un misto di stupore e curiosità, Appena varcata la soglia lei svanisce nel nulla e io richiudo la porta dietro di me senza un rumore. Non una parola, non un cenno mentre si sposta in un largo ambiente che sembra una cucina hi-tech e dal frigo toglie una bottiglia senza etichetta e dopo averne intinto le labbra, pronuncia la sua prima parola “bevi”. Io eseguo senza pormi alcun problema: lei è così bella che rifiutarmi sarebbe un oltraggio all’opportunità che lei mi stava offrendo. Bevo sapendo che il bere non è mai stato il mio forte. Bevo senza fermarmi perché so che da lì a poco i miei freni inibitori cadranno e non sarò più fermato da limiti fondati su morale o compromesso. Bevo perché forse quello che sto facendo è sbagliato e non dovrei essere li ma altrove. Bevo perché non so quello che mi succederà da lì a poc. Ho la consapevolezza di essere un pazzo votato al martirio, e sto li senza prudenza e senza alcuna percezione di pericolo a farmi compagnia.

Ora ho un corpo sul quale concentrarmi perché altro so di non potere avere, conscio del pericolo che sto correndo. Ma su quel corpo posso dedicare la mia improvvisa e mai nascosta volontà di desiderio, infiammato dall’alcol e da quel suo strano comportamento.

Sento di desiderarla e di volerlo fare senza limiti, libero e incredibilmente sveglio e vigile, come se quelle sorsate di alcol non avessero in me diminuito l’attenzione.

Cammino in quella immensa casa come se la conoscessi, ma lei si è resa introvabile. Entro in una ampia sala arredata in modo semplice con una libreria carica di volumi che appaiono preziosi e che forse nemmeno lo sono, con quell’enorme divano di pelle bianca, un tavolino di cristallo appoggiato a pochi centimetri dal pavimento e uno specchio antico con una cornice di legno che si specchia sulla poltrona stranamente troppo vicina.

Sento di desiderarla ora ma di volerlo fare in libertà e soprattutto senza il senza freno limitato dell’alcol. E ora che ho finito quella bottiglia vedo un altro me davanti a quello specchio. Chissà chi sono io ora, senza i miei freni inibitori che mi hanno protetto per tutta la vita. Ci sono io dentro quell’immagine annebbiata, ma mi vedo diverso da come sono sempre stato. Maledetto alcol e maledetta lei che mi guarda nascosta dietro la porta con quel sorriso che non lascia intravedere emozione, dallo strano sapore di pericolo.

Forse ho capito cosa vuole in questo attimo di piena lucidità, scatenata dall’adrenalina che deriva dalla incredibile situazione in cui mi sono infilato: lei forse ora vuole liberare se stessa liberando me. So che sembra complicato da capire ma la mia sensazione è che lei voglia provare a rendere la sua vita diversa cercando di cambiare la mia. Eppure non sto sognando, nonostante il liquore confuso nel mio sangue.

Questa è la realtà più reale che io abbia mai avuto. Lei è lì davanti a me, si sta spogliando davanti al divano. È abile nei movimenti e delicata come una gatta che si struscia facendo le fusa al suo padrone. Si avvicina allo specchio e si appoggia ad esso come l'amante al suo desiderio. Desiderio di essere presa, penetrata e percossa per sentirsi sottomessa, per appartenere e per possedere al tempo stesso. Lei è geniale e perversa con le sue movenze che sanno stimolare la mia fantasia amplificata dall’alcol.Lei sa come toccarsi e questo in me genera una stranasensazione, un misto di eccitazione e confusione, perché non so cosa ne sarà di me quando lei deciderà di annientarmi, perché lo so, lei mi annienterà. Ormai è solo questione di tempo. Ma niente mi farà rinunciare alla sua trappola mortale.

È eccitante vederla così nuda e vicina, quasi fosse pronta al contatto con le mie mani bramose di contatto con il suo corpo. Io la vedo e lei si sta possedendo. Posso sentirne l’odore che abbandona il suo corpo per avvolgermi con le sue spire. Vedo le sue gambe aprirsi al tocco delicato di quelle dita indagatrici mentre la sua testa si alza verso il soffitto. Quelle mani sulla gola mi procurano dolore, quasi fossi io a stringerla soffocandola per donarle piacere. I suoi seni si staccano dallo specchio lasciando l’indelebile marchio di forti aloni dovuti alla forte pressione esercitata.

La sento ansimare, lei si piace, lei si desidera ma lei si basta. Io sono solo uno sguardo tra i tanti che per la strada la violentavano con gli occhi. “Lei si piace, lei si vuole e si desidera” urlano i miei demoni mentre la guardo, sapendo di non poterla avere. Lei ha vinto la sua battaglia con quell’uomo che la guarda senza toccarla, un imbelle senza coraggio e senza voglia di sbagliare che tocca quel suo corpo che sembra irreale tanto è perfetto. Lei sapeva che io, anche senza i miei freni inibitori, non l’avrei toccata. Lei ha visto le mie paure, ha percosso con le sue mani la mia ingenua realtà di uomo che non possiede se non viene posseduto. Nemmeno l’alcol ha potuto tanto. Nemmeno l’alcol è riuscito a liberarmi. Come vorrei svegliarmi da quest’incubo, perduto come sono tra quel vorrei e quel non posso. Come vorrei regalarle ogni parte del mio corpo per vederla gemere di piacere e morire per avere perso quella sua partita, in cui la sua unica possibilità concessa era di dominare l’altro.

Mentre io penso al nulla che avanza, lei indietreggia si volta e mi osserva perplessa. Sento i suoi umori vicino a me e quei seni duri e pieni di desiderio mi oltrepassano e che sono lì per ignorarmi.


Ora è lì che mi osserva seduta su quella poltrona in fondo alla stanza. Io sento di essere il suo trofeo per oggi. Lei non ha raggiunto l’orgasmo e aspetta di concedersi il piacere finale sfruttando le mie incertezze, le mie paure più recondite. Mi sorride e apre le gambe lasciando intravedere il colore profondo del suo sesso aperto. Io so come reagire e chiudo gli occhi ma lei sa che io la sto immaginando con dita sinuose immerse dentro la sua carne. Si avvicina e mi impone di aprire gli occhi sfiorandomi con le sue dita che sanno di fragola, poi mi sfiora appena le labbra lasciandomi percepire il suo sapore, unica concessione per quell’uomo che la sta osservando ora. È una tortura e lei lo sa, quando spinge quelle unghie sulle mie spalle, lacerandomi la pelle con maestria. Non voglio guardarla, sarebbe la mia fine una volta raggiunto il suo piacere. E mi accorgo che quel mio rifiuto a guardarla diventa per lei tortura.

Mi prende il volto e mi costringe a guardarla mentre sento i suoi umori colare goccia a goccia tra le sue gambe, sfruttando la sola forza di gravità. Lei percepisce che la desidero e non posso nasconderlo, lei conosce i punti deboli di un uomo, anche quelli di un uomo debole come me. Sento il suo odore crescere vicino alle narici, poiché ormai si è messa sopra di me, costringendomi a percepire direttamente il colare copioso dei suoi umori sapor di fragola.

Mi abbandono, impossibile resistere, poiché lei domina anche la più irraggiungibile delle mie emozioni. Vorrei baciarla e lei lo sa, scostando le labbra mi rende ridicolo e mi fa capire chi comanda. E più io resisto e più lei si eccita. Più lei si perde e più io muoio non potendola toccare. Ma il suo permesso silente non arriverà mai. Ormai lo so.

Sento che è vicina al culmine e mi abbandono cosi da esserne travolto, libero come sono da ogni pensiero, stanco della mia inconsistente ribellione. Lei si è impossessata di me e io sono ormai il suo giocattolo della sera. Avevo provato a resistere ma non è valso a nulla, peggiorando la mia situazione di sottomesso. “La desidero, la sto desiderando e sono completamente suo”, mi ripeto come fossi un goffo pagliaccio che sembra indurre pena anziché risa.. La desidero e non la sto toccando, senza mai essermi posto il pensiero se lei volesse che la toccassi davvero. Forse avrei potuto ma non ho osato e non osando ho fallito, perdendo la mia dignità di uomo o forse, questa è la vera domanda da porsi, confermando la mia assenza di dignità.

Vorrei toccarla e lei lo percepisce dai miei occhi che la implorano di finirmi, perché ho perso ogni considerazione del mio essere uomo. “Il peccato non rende liberi ma schiavi”, continuo a tatuarmi nella mente, mentre cerco giustificazioni al mio insulso comportamento di uomo più vicino alle amebe che non ai primati. Ma le sue urla ed i suoi ansimanti gemiti mi rendono schiavo e perdente. Mi rendo conto che lei è a un passo dal piacere che si è procurata usando il mio sguardo, con la complicità di quelle sue dita, che non hanno mai posto fine a quel solitario piacere mai condiviso.

Ecco improvvisamente quell’urlo liberatore che osservo con curiosa emozione, sua unica vittima e rappresentante del me stesso che non partecipa al suo piacere. Mentre mi abbandono all’unico piacere concessomi che è quello dello sguardo, vedo un rivolo di sangue scendere dal suo fiore color di rosa bianca screziata di rosso, nell’istante in cui le sue unghie escono dalla lacerata carne del suo sesso.

Ora che tutto è compiuto, lei sembra guardarmi chiedendo se almeno per un istante in quel gioco dell’assurdo, liberata dal demone del possesso di cui era stata degna sacerdotessa, in cui io sono stato indegno arbitro e spettatore, io abbia mai provato qualcosa per lei.

Mai avrei potuto rispondere in quel silenzio che è durato dal primo incontro su quella via affollata, dentro gli sguardi della gente che l’avevano desiderata forse ancora più di quanto avessi potuto fare io. Così dopo avere indossato una simile parvenza di dignità ritrovata, mi avvicinai a lei e la baciai sulla guancia destra accarezzandole le labbra con il dorso della mano. Me ne andai senza dire una parola mentre copiose lacrime scendevano dal suo volto che ormai sapeva di sconfitta.
c3bbe790-6a93-49ae-b03f-8e59ecaa98ca
« immagine » Lei è la, al di la del marciapiede. La vedo camminare leggera e spedita. La sua gonna stretta fa immaginare e vedere le sue forme invitanti. I lembi della sua giacca aperta lasciano intravedere, al gioco dei sussulti del suo incedere, succulenti brandelli di pelle nuda. Calza stivali...
Post
09/06/2018 10:38:32
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5
  • commenti
    comment
    Comment

Disegno la felicità

28 maggio 2018 ore 18:15 segnala


Disegno con le parole il tuo volto nascosto tra le paure e le false promesse legate al passato. Occhi, naso e bocca: tu così emergi lentamente, disegno che ti dilegui furtivo, perduto tratto disperso tra ignote destinazioni.

Chissà se anche tu puoi vedermi nuotare nel mare delle perdute sillabe, ora calmo ora impetuoso, ma mai abbandonato al senza vento. Ora so che tu sei vera e unica illusione, qualcosa che esiste solo nella mia mente, come io ti ho creata o come avrei voluto tu fossi, essenza dei miei pensieri e delle mie bramosie, corpo senza consistenza, immancabile desiderio di proiezioni mentali tendenti alla impura perfezione.

Tutto sembrava così reale, contatto costruito su attimi d’infinito, che scorrevano lenti e inesorabili, distillato di anima che scruta l’orizzonte verso ignoti luoghi da esplorare.

C’era emozione e condivisione, tutto sembrava non fosse mera illusione soltanto, mentre quell'orizzonte improvviso faceva emergere terre inesplorate che poi, nel diradarsi di quelle bianche nebbie lontane, apparivano come perdute ombre di antichi miraggi.

Eppure, tu creatura del mistero, sembravi così reale da farmi sentire bene, tanto da rendermi felice.
5c60243e-2d81-4082-8e20-54a6e8bc299a
« immagine » Disegno con le parole il tuo volto nascosto tra le paure e le false promesse legate al passato. Occhi, naso e bocca: tu così emergi lentamente, disegno che ti dilegui furtivo, perduto tratto disperso tra ignote destinazioni. Chissà se anche tu puoi vedermi nuotare nel mare delle pe...
Post
28/05/2018 18:15:29
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7
  • commenti
    comment
    Comment