Il demone sconfitto

21 febbraio 2019 ore 01:42 segnala


Ci fu un tempo in cui un demone prigioniero dell’amore, per placare la pena per la maledizione in cui era caduto, si rivolse a colei che aveva rapito il suo cuore e che lo teneva prigioniero. Fu cosi che in una notte d’inverno, in cui la luna piena illuminava le sue lacrime velate d’argento, sopraffatto dalla disperazione in cui era caduto, confidò al mondo il patimento di cui era vittima, vergando con il proprio sangue una lettera rivolta a colei che lo aveva sedotto, nel tentativo di placare quella sua sete indomabile di dominio, nella speranza che mai più demone potesse subire la sua sorte, alla ricerca invero di quella realtà che avrebbe potuto rompere quell'infausto incantesimo.

“Io scrivo a te, dolce mia amata che proietti luce sulla parete oscura della mia anima inquieta, per chiamarti qui ed ora nel nostro regno, nel quale, per nostra scelta, a chiunque altro è vietato entrare. È per questo che io nascondo tra le mie vanità la tua identità, che mi hai rivelato attirandomi a te con l’intercessione della tua grazia. Per questo tu sai che io sono e sarò il tuo servo, l’unico guardiano legittimato ad entrare nel tuo regno, sulle cui porte sono state impresse con il fuoco le parole “TI AMO”, origine di quel crudele incantesimo con il quale tu mi hai reso vittima sacrificale.

Sono ben conscio che tra noi, quell’altrove che ci tiene separati, sarà celato per sempre, ma qui, in questa nostra costruzione irreale di pareti pazienti e complici, luogo ove pur non esiste censura e proibizioni, nell'inesistenza di una realtà manifesta, ogni nostro desiderio è possibile, persino quello di straziarci corpo e anima senza limite alcuno.

Tutto qui è come vogliamo che sia tra me e te complici, con il reale che tenta invano di impedire ogni nostro respiro, con il disegno dell’irrealtà che diventa sostanza di questi nostri furtivi incontri privi di inibizioni e di compromessi, densi di quella unica verità composta delle nostre convinzioni e volontà, sola e unica proiezione di ologrammi di vita.

E per questo, io ti invoco, mia padrona, rassegnato ormai ad ogni tuo comando, orgoglioso finalmente della mia nuova condizione di anima senza più cuore, perché possa tu donarmi una presenza ancora. Concedimi però, pur vivendo con rispetto questa intangibile realtà da cui mai tu vorrai separarmi, di non rassegnarmi all'impossibilità di un nostro incontro in quell’altrove crudele che ci separa e che ci limita nel corpo, non nell'anima.

Tuo per sempre, se vorrai.”
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La scelta dell'internauta

08 febbraio 2019 ore 16:16 segnala


Qualche giorno fa riflettevo, perduto come sempre tra i miei silenzi, sull'incapacità umana di piacere sempre a tutti indistintamente. Capita di non riuscirci, anche se spesso è una conseguenza del NO che tu pronunci verso coloro che ti stanno usando o, bontà loro, consumando, grazie alla tua colpevole complicità. Da qui ho elaborato la mia nuova teoria che racchiudo in queste poche parole che seguono: “non sempre puoi piacere a tutti, l’importante è però piacere a se stessi”.

Di seguito la spiegazione dell’incipit: trattenere senza condividere dentro di sé una posizione conflittuale è molto facile. Più difficile lo è verso il mondo esterno, grazie all'adattamento generalizzato al regime dell’ipocrisia dominante, colpiti come tutti siamo dal terribile morbo che contaminandoci, ci rende restii a rivelare le verità nascoste, con la scusa del non voler fare del male.

Tuttavia, quando cominci a sentirti inadeguato e fuori posto, pressato ogni giorno dal tuo interlocutore che, invocando la tua partecipazione al banchetto del “nulla in tavola”, ti fa sentire incapace di respirare e disegnare soprattutto con lui il tuo futuro prossimo, diventa essenziale per te che vuoi sopravvivere, fare delle scelte definitive che non sempre ti fanno entrare come vincitore consapevole, nello standard comune dell’umanità che partecipa all'allegro e volontario banchetto delle percezioni dotate di falsità.

Cosi finalmente, spinto dalla frenesia di voler rivelare al mondo questa mia condizione di malessere, che necessitava di essere liberata, ho deciso ufficialmente di ribellarmi alla bieca e distruttiva convenzione dell’empatia e della disponibilità ad ogni costo, che troppo spesso sono state usate contro di me come mera merce di scambio.

Pertanto, avendo io preso finalmente coscienza che, essendo il mio tempo una risorsa limitata e non inesauribile (soprattutto per chi come me invecchia a ritmi ogni giorno sempre più elevati), diventa indispensabile che io cominci ad utilizzarlo solo dove e con chi riesca a mettermi a mio agio, e non sempre quando io mi senta obbligato a farlo per compiacere qualcuno, che mi ha accarezzato l’anima con la carta vetrata che è l’illusione. Ecco che allora ho deciso, mio malgrado, di ritirare dal mio conto della Banca del Tempo ogni granello di sabbia capitalizzato nella clessidra della mia vita. Da qui la scelta di dedicare il residuo della mia vita unicamente a persone che con me condividono percorsi fondati su solide basi e non su frammenti di roccia sgretolata e, per questo, altamente instabile. Confortato da questo spirito nuovo, investirò il mio tempo solo con coloro che condividono la mia libertà di pensiero, nella partecipazione agli ideali di allontanamento da quelle illusioni, che qui qualcuno si ostina ancora a chiamare emozioni.

Non si creda che questo abbandono non provochi in me tristezza, sia per i momenti condivisi che per le confidenze segretate e ormai dimenticate. Ma con senso di profonda giustizia verso me stesso e il mio futuro, ho deciso di togliere energia a tutti coloro che io ho chiamato bonariamente SUCCHIATEMPO. A tutti loro auguro tanta felicità e radioso futuro, conscio del fatto che riusciranno finalmente a sfiorare, senza la mia ingombrante e faticosa presenza, l’ologramma di tutte le illusioni di cui la loro mente, la loro anima e il loro cuore, hanno bisogno.

Con profonda stima ed affetto

L'Internauta
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08/02/2019 16:16:55
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L'inevitabile addio

08 gennaio 2019 ore 17:05 segnala


Questi pericolosi rapporti che si creano in questo mondo, non devono proseguire se ci si trova davanti a queste profonde e pericolose percezioni della realtà, per noi che siamo stati attratti da queste irte pareti di montagna che abbiamo voluto scalare insieme, guidati da parole che non sempre volevamo, dovevamo o potevamo liberamente usare. Quando ci si accorge che il senso di vertigine si sta impossessando di te, togliendoti la serenità di cui necessita l’equilibrio, devi saper scendere in solitudine, per riprendere il controllo delle tue emozioni, dando modo all'altro di salvarsi, e per salvarti.

Non importa a quale prezzo tu lo faccia, perché il mondo che qui ci circonda non è la realtà ma una meta_realtà, che supera i confini del possibile, che sono lontani anni luce da quelli del probabile, che si innesta in una dimensione irreale, ben lungi da quello che realmente stai vivendo o che vorresti vivere. E non puoi permetterti, per la salvezza dell’universo degli affetti che tutti noi circonda, di perdere la presa e cadere nel vuoto.

I paradossi della comunicazione qualche volta generano mostri o, se vogliamo dirla come il maestro Watzlawick diceva, “l’illusione più pericolosa è che esista soltanto un’unica realtà. In effetti, esistono molte versioni diverse della realtà, alcune contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non riflessi di verità oggettive, eterne”. Quanta oggettività in queste parole, diversamente da quelle che noi abbiamo usato, tutte diversamente interpretabili, a seconda dell’angolo visuale da cui partiva il nostro sguardo nell'osservare quelle cime che invero sono sempre state tempestose.

Fattene una ragione: questa nostra comunicazione ha generato qualcosa che non è una verità oggettiva ma solo una sorta di realtà della realtà, sprovvista di confini ben definiti, proprio perché mancavano della necessaria oggettività. È stato piuttosto e purtroppo, uno scambio di parole che hanno proiettato illusori percorsi su quelle scoscese pareti colorate da attimi che inizialmente sembrava potessero essere vie percorribili senza sforzo o rischio. Ora sappiamo entrambi che non lo erano affatto.

Realizzo ora con rammarico, dopo essermi nutrito delle tue ultime strazianti esternazioni, che il nostro essere qui insieme avrebbe dovuto aggrapparsi a qualcosa di oggettivo che invero non è mai esistito, dato che quella che tu chiamavi realtà, era invero solo un impasto di materia proveniente da errate interpretazioni di quegli stessi limitati sensi, che noi abbiamo comunque utilizzato in modo imperfetto e limitante. Quegli stessi sensi a cui molto abbiamo dato ma che nulla hanno mai restituito.

Che sia dunque pronunciato oggi quel BASTA PER SEMPRE, liberazione ed espiazione allo stesso tempo, che ci separa salvandoci da pericolose illusioni di fatte di sabbia, edificate sulla spiaggia dei desideri, in balia di mareggiate ormai impossibili da contenere.

E che la pace finalmente ritorni tra noi, separandoci per sempre.
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« immagine » Questi pericolosi rapporti che si creano in questo mondo, non devono proseguire se ci si trova davanti a queste profonde e pericolose percezioni della realtà, per noi che siamo stati attratti da queste irte pareti di montagna che abbiamo voluto scalare insieme, guidati da parole che ...
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08/01/2019 17:05:00
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Seconda lettera segreta di un internauta alla sua complice

04 gennaio 2019 ore 19:01 segnala


Non conosco quale strada il destino volesse che noi percorressimo, ma ora so che tornare indietro risulterebbe impossibile senza comunque farci del male. Quel gioco fatto di sguardi colorati da parole sottili, ha tracciato la rotta e abbattuto tra noi pareti di profondo ghiaccio. Ogni cautela usata per non ritrovarsi nella morsa dell’inganno ha ceduto il passo alla fiducia che a fatica reciprocamente ci siamo concessi. Nessuna resistenza è possibile quando si scatena quell'uragano di travolgente e silenziosa passione, le cui folgori si abbattono sul terreno. E tutto poi prende il ritmo della frenetica ricostruzione dell’unico mondo possibile fondato sul desiderio, dopo la terribile distruzione della realtà vissuta in parallelo a cui saremmo follemente disposti a rinunciare.

Ora tutto accelera sul pianeta dei Limitati Sensi, costrutto ipotetico e certamente fittizio, fondato necessariamente su illusioni o parziali verità che si disveleranno solo con il giusto tempo, poiché l’irrealtà delle spietate regole della chat che liberamente abbiamo accettato, fa parte essa stessa dell’emozione di cui lamentiamo l’assenza e di cui ci stiamo nutrendo.

Ormai la più pericolosa delle domande risulta inevitabile quando le resistenze collassano e la coscienza tenta di riemergere dall'apnea in cui l’abbiamo confinata, nuotando tra le onde del Mare della Realtà: “evitare o subire i pericoli generati da questi piccoli grandi demoni chiamati lemmi, che intrufolandosi nella nostra mente, combinandosi con la fantasia, strega maligna che spalanca e svela tutti i segreti cassetti dell’armadio del desiderio, li fa diventare ora veleno ora antidoto, accentuando la nostra fallace condizione umana di esseri il cui futuro è comunque legato a doppia mandato alla gloria e alla dannazione?

Dopo l’inaspettato terribile effetto della consapevolezza del rischio a cui ci siamo volontariamente esposti, siamo ora rinchiusi tra pareti con sole due porte d’uscita. Nell’una c’è la scritta “evitare” mentre nell'altra è incisa la parola “subire”. Qualsiasi sarà la nostra scelta, per il solo fatto di avere accettato l’assurdo gioco del destino, il dolore e la condanna saranno unica moneta di scambio per noi che abbiamo agito con verità e abbandonato l’inganno.

Viaggi verso di te il mio abbraccio, senza evitare o subire alcunché.

Tuo.
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« immagine » Non conosco quale strada il destino volesse che noi percorressimo, ma ora so che tornare indietro risulterebbe impossibile senza comunque farci del male. Quel gioco fatto di sguardi colorati da parole sottili, ha tracciato la rotta e abbattuto tra noi pareti di profondo ghiaccio. Ogn...
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Metamorfosi

05 dicembre 2018 ore 11:47 segnala


All'improvviso, senza che nulla apparisse condizionato dall'esistente, ti ho vista proiettata dentro un nuovo momento. Qualcosa di molto diverso da quello che eri, si stava facendo strada nel percorso che guida i miei occhi verso la mente che si apre, mentre ti osservavo seduto e distante, in compagnia del mio sbigottito silenzio. Tu eri li, vigliaccamente nascosta dietro una diversa scala di valori, non più misurabili con le nostre antiche convinzioni, nell'attesa del giusto momento per pronunciare le inattese parole “mai più con te”.

Questa improvvisa discontinuità dal prima, prende la forma di una nuova oggettività di cui prendere atto ancorché non immediatamente comprensibile, poiché posta oltre i confini dell’accettabile. Quello che era desiderio e sogno erano scomparsi come lampo e tuono che fanno ingresso in quel cielo dove il sole appariva allo zenit, mentre invero collassava in direzione opposta, nella profondità di quel mare apparentemente tranquillo prima di quel tuo commiato.

Ma questo arrivo di realtà inattesa, respiro del tuo nuovo sentire, è stato per me manifesto inizio di libertà inattesa: creazione che nasce non dal caso, ma da quella cieca realtà che lentamente, goccia dopo goccia, aveva trasformato la nostra esistenza in desolata abitudine.

Ma non ho avuto tempo di soffrire perché un attimo dopo quelle parole la tempesta è stata arcobaleno. Ma quanta energia per strapparmi un addio che è stato ritorno alla vita. Quanto tempo sprecato per separare qualcosa che non era mai stato unito davvero.

Ho compreso solo ora la tua metamorfosi da bellissimo bruco a crisalide che da vita a mortal farfalla, colorata da illusioni e false speranze, che dispiega le ali verso un nuovo orizzonte, pronta ad altro cambiamento che attende l’incauto proprietario di quel giardino disposto ad accoglierti.
Ora però, mio dolce antico veleno, lascia che anche io ritorni a respirare lontano da te, speranzoso del nuovo sorriso che mi aspetta e che mi aiuta a separarmi dall'idea di te. Per sempre grato a te che hai saputo trasformare con la tua assenza il mio dolore in una nuova vita, vittima io ora liberata da quel tuo insperato congedo.
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« immagine » All'improvviso, senza che nulla apparisse condizionato dall'esistente, ti ho vista proiettata dentro un nuovo momento. Qualcosa di molto diverso da quello che eri, si stava facendo strada nel percorso che guida i miei occhi verso la mente che si apre, mentre ti osservavo seduto e dis...
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Parole di commiato di un internauta

11 ottobre 2018 ore 13:06 segnala


… e finiamo qui questo nostro incontro, costruito come palazzi di sabbia sommersi da onde che, senza un vero ostacolo, tutto inesorabilmente portano via. Tra noi nessun pentimento manifesto, sfiorati come siamo da questa inesistente pioggia, che sembra diradarsi come lacrima sulle guance di chi è stato lasciato e si sente abbandonato.

Questi nostri sguardi nascosti, che non hanno mai fatto l’amore, erano illuminati da presupposti illusori fondati su di una manifesta irrealtà. Tutti quei facsimile di sentimenti ora urlati o sussurrati, fatti di passione frettolosamente consumata nell'arco di pallidi e telefonici “ciao”, erano momenti rubati allo scorrere dei giorni, spesso sovradimensionati rispetto ai bisogni da cui realmente partivano, perché indimostrabili senza lo sfiorarsi di mani, unico ed immutabile simbolo di realtà.

A tal proposito, nel nostro primo tentativo di commiato, scrissi nel nostro diario alcuni poveri frammenti che ti riporto alla mente, e dei quali ti chiesi inutilmente di nutrirti: “… bisogna fare attenzione che quel no diventi definitivo, al punto da tenere talmente lontana quella persona da riuscire a scacciarla dalla mente (o dal cuore, se mai fosse davvero riuscita ad entrare), eliminando qualsiasi remota possibilità di tornare sui propri passi”. Ricordi la forza di queste parole? Certamente dure ma sincere, erano però dotate di cruda verità e di fattuale riscontro, perché è impossibile accontentare il cuore, il corpo e l’anima, partendo da semplici monadi fatte di stupidi e insensibili byte, entità trasformate in sentimenti senza riscontro e cementati da distanze impossibili da raggiungere. E ancora, sovrastata come sei dalla necessità di tornare a vivere la tua scontenta realtà, nascosta tra i mille nick a cui non sai rinunciare, scruti nascosta tra le righe delle mie parole, rimanendo prigioniera della ricerca di un TUO motivo che giustifichi quell'assurdo comportamento, talvolta brusco e violento, in cui soltanto per il TUO piacere, pronunciavi il mio nome cercando in me quel giusto conforto che rappresentava il TUO bisogno d’amore, senza però mai chiedere se fosse il momento giusto per condividerne l’attimo.

Ma non disperare, non è tua la colpa, qui ammetto l’errore. Quello stesso errore che commettono coloro che ti hanno concesso l’uso del loro cuore, dei loro sentimenti e del loro tempo, a cui certamente non potevi o dovevi essere destinata. Solo ora, nel momento dell’addio, sono convinto che punterai quel tuo lungo ed affilato dito accusatore contro il loro agire malevolo, condannandoli senza appello alla dimenticanza, perché colpevoli di averti defraudata del TUO (prezioso) tempo , dei TUOI (veri) sentimenti e del TUO amore (unico e reale), e di averti negato la felicità che andavi cercando.

Mi ritiro ora senza deliberazione alcuna perché non intendo giudicarti, dispiacendomene però sinceramente con il cuore e la mente, consapevole, mio malgrado, che nel TUO mondo l’unica cosa che ti rende davvero viva oggi, è la lotta contro quella TUA realtà antagonista e crudele, che cerchi inutilmente di combattere con quegli stupidi e inutili byte dai quali, come una droga, non riuscirai mai a liberarti.
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« immagine » … e finiamo qui questo nostro incontro, costruito come palazzi di sabbia sommersi da onde che, senza un vero ostacolo, tutto inesorabilmente portano via. Tra noi nessun pentimento manifesto, sfiorati come siamo da questa inesistente pioggia, che sembra diradarsi come lacrima sulle gu...
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L'ultimo sorriso

09 ottobre 2018 ore 10:38 segnala


Si fecero materia quei pensieri sparsi e abbaglianti, spuntati d’incanto in quest’ultima notte, tempo residuo di questa mia vita terrena. Poco prima di quei saluti di commiato, necessari ma altrettanto inutili perché da me mai richiesti e tantomeno desiderati, ho sperato inutilmente in un sussulto di vita, che mi riportasse speranza ma soprattutto tempo.

Ora che tutto sta per compiersi, ho tante presenze qui tutte intorno a me. Nessuno mi aveva ascoltato prima di questo momento, perché dunque dovrebbero farlo ora, a tredici respiri dalla fine dei miei giorni? Rispetto o affetto, chissà cosa è che le muove tutte? Forse qualcosa che ha lo stesso peso della riconoscenza, dalla quale in molti qui al mio capezzale son distanti, se non altro perché riesco a vedere le loro mani leggere posate su quello che resta dei miei poveri averi.

Nessuno vorrà guardare le parole che ho speso lungo il percorso della mia vita, che fu serena o travagliata a seconda dei momenti, non diversa da quella di ogni altro umano, costruita spesso sulle ipocrite condizioni stabilite dal compromesso in cui tutti, nessuno escluso, siamo stati immersi sin dalla nascita.

Lascerò che sia l’amore, per anni risparmiato e depositato in quell'inaccessibile cassaforte che è il mio cuore, a dettare la memoria del mio poco futuro rimasto, preziosa reliquia, custodita gelosamente dentro la memoria delle poche persone che mi hanno davvero amato, accarezzato e soprattutto abbracciato nel modo che a me è sempre piaciuto.

Non posso certo dire di non avere amato anch'io. Per pudore senza pegno, regalerò tutti i miei dolori a coloro i quali mi hanno inseguito con il loro disprezzo, struggente ma prezioso compagno che mi ha dato la forza di resistere alle loro ambiguità. Chissà cosa ne sarà dei miei scritti, delle mie lettere e di tutti quegli incomprensibili sgorbi chiamati sogni, tracciati in segno di catarsi per supportare o per condannare ogni mio gesto.

Pochi respiri ancora prima della mia rinascita o della mia nuova sconfitta senza appello e, poiché si dice che non vi sia ritorno, tirerò, a Dio piacendo, un sospiro di sollievo alla fine di tutto questo, aiutato dalla mia bramosia di conoscere l’ignoto che mi attende.

In fondo non ho alcun rimpianto, se non quello di averci messo il cuore. L’anima no, quella era già stata perduta mille anni prima che io nascessi, per l’intervento di fate potenti e crudeli, che con la loro malefica profezia avrebbero poi condizionato la mia vita, impedendomi di pronunciare più di una volta quel “ti amo”, tanto caro agli umani, ancorché abusato e talvolta, così sprezzante della verità, da sembrare inopportuno.

Così, ora, nell'ultimo respiro che mi attende, libererò dalle catene il mio sorriso dedicandolo a chi non lo ha mai potuto incontrare, perché io l’ho per anni celato dietro schermi color di fumo, invisibile narrazione di battaglie combattute per la libertà da quella censura, a cui talvolta l’amore ti condanna. E fu lotta vera ma inutile la mia, contro quel dito puntato di coloro che, portatori sani del virus della menzogna, ti dicono convinti “Io, io si che ti ho amato. Tu no che sempre sei stato assente!”, sancendo così quel dissidio interiore dal quale ho sempre stentato a difendermi, più per rispetto che per vera volontà di ribellione.

Sia ora benvenuto quel momento tanto temuto ma desiderato. Quell'attimo estremo dove tutto si spegne o tutto si riaccende a nuova verità. E così sia, per me e per tutto quel mondo che assiste silente alla mia fine.
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« immagine » Si fecero materia quei pensieri sparsi e abbaglianti, spuntati d’incanto in quest’ultima notte, tempo residuo di questa mia vita terrena. Poco prima di quei saluti di commiato, necessari ma altrettanto inutili perché da me mai richiesti e tantomeno desiderati, ho sperato inutilmente ...
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Il confine tra costrizione e libertà

15 settembre 2018 ore 18:15 segnala


(Lettera di una schiava liberata al suo nuovo padrone)

Dall'angolo del mio vecchio mondo esco dalla routine e mi rallegro di questo mio nuovo giorno. Rincorro con la mente i ricordi del mio recente passato, cammino di anima pronta alla morte, senza più rifugio e destino. Senza te non avrei mai superato la corrente di quelle torbide acque di quotidiana contingenza, io così impaurita, disincantata e smarrita qual ero, pur vittima consapevole, di quella mia immobile forzata solitudine.

Ormai sono diversa da quella che ero e non giudicarmi per quello che sarò domani. Piuttosto prendimi per la mia unicità dell’adesso e ascoltami per quello che voglio dirti oggi, che sono, grazie a te nuova creatura. Osare non sarà per me vittoria ma sconfitta, come lo furono i miei passati lamenti e le mie tensioni. Prometto che ogni ricordo rimarrà fuori da me, divenendo io l’originale di me stessa e non la sua inerte copia d’un tempo. La mia ombra, confine sicuro dentro il quale finalmente mi sono rifugiata, per troppo tempo ha atteso la liberatoria sottomissione al volere del mio signore. Ora non sono più quella vinta ribelle che tu hai conosciuto, quale io ero così derisa e umiliata, senza alcuna speranza nel futuro. Tu mi hai liberata attraverso quel mio si incondizionato alla condizione in cui sono ora.

Ora io ti invoco, mio signore e padrone, lasciami urlare il mio odio contro quello spregevole mondo che mi giudicava condannandomi, solo perché rinunciavo a quell'effimero bagliore chiamato libertà. Con te ora mi sento protetta e supportata in ogni mia decisione, tu sei ora mio scudo e mia lama contro ogni nemico. Io per te sarò colonna di quel palazzo di fiaba costruito dentro il nostro nuovo destino. Nessuna tua costrizione sarà per me confine, perché la tua volontà mi libera e mi guida come quel drappo di seta con cui tu, signore indiscusso, cingendo i miei polsi, possiedi la tua amata schiava.
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(Lettera di una schiava liberata al suo nuovo padrone) Dall'angolo del mio vecchio mondo esco dalla routine e mi rallegro di questo mio nuovo giorno. Rincorro con la mente i ricordi del mio recente passato, cammino di anima pronta alla morte, senza più rifugio e destino. Senza te non avrei mai...
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Declinazione di volontà

23 agosto 2018 ore 09:32 segnala


Attingo dalle parole l’impulso per guardare al futuro, confidando sempre in coloro che incontro sul mio percorso di vita. Questo non significa che io desideri adempiere al giuramento sulla fiducia, pronunciato in un momento di indulgenza, coronato dall'insulsa e inutile debolezza di momenti ormai lontani.

Sarò spietato con le parole e con i fatti, così come sarò indulgente verso tutti coloro che si sapranno liberare dall'ipocrisia, che trae origine dall'interesse personale. Io stesso non sono immune da questa maledizione, lanciata sin dalla mia nascita da qualcuno che già conosceva il mio destino.

Non lascerò feriti o cadaveri sul mio cammino ma solo vittime dell’abbandono, trasformando l’esperienza in addii vergati con lacrime di sangue, non appena la falsità dell’interlocutore sarà dimostrata.

Per questo sarò spietato esecutore dell’impossibile, giacché sono ben conscio dei miei limiti che derivano dalla mia precedente appartenenza al mondo degli umani, prima che si spalancasse la porta della metamorfosi che mi ha condotto alla forma attuale.

Non fui creato come demone o angelo, esseri perfetti destinati alla volontà del loro creatore, pur nelle diverse declinazioni del loro compito, ma come umano che si fa parola e fatto, consapevole della difficoltà del percorso intrapreso per scelta e per volontà.
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« immagine » Attingo dalle parole l’impulso per guardare al futuro, confidando sempre in coloro che incontro sul mio percorso di vita. Questo non significa che io desideri adempiere al giuramento sulla fiducia, pronunciato in un momento di indulgenza, coronato dall'insulsa e inutile debolezza di ...
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