Quel rosso invisibile

15 aprile 2019 ore 18:49 segnala


No, non è che sono occupato.

Indosso il rosso di chat solo per non parlare con te. Per il resto, sono libero da vincoli di obbligatorietà, come sempre ti ho spiegato.
 
No, non è che non rispondo ai tuoi messaggi.

La verità è che li cancello appena li ricevo in modo che, mentendo a me stesso, possa dire di essermi finalmente liberato di te.
 
No, non è che sono invisibile.

Cerco solo di evitare di farmi trovare da te mentre mi invento un nuovo nickname, che uso come uno scudo per difendermi da tuoi mille (riconoscibili) diversi.

No, non ti ho messa in lista.

Non l’ho fatto solo perché se ti ci metto inventeresti un’altra stupida bugia, pur di potermi spiegare che siamo ancora legati anche se non lo siamo stati mai.
 
No, ma grazie per le tue insulse attenzioni.

Purtroppo la tua compagnia non mi piace affatto e, ti confesso, persino qui in giro c’è qualcuno che è molto meglio di te. Se non altro non prova ad usarmi, come hai fatto tu.
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« immagine » No, non è che sono occupato. Indosso il rosso di chat solo per non parlare con te. Per il resto, sono libero da vincoli di obbligatorietà, come sempre ti ho spiegato.   No, non è che non rispondo ai tuoi messaggi. La verità è che li cancello appena li ricevo in modo che, mentendo ...
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Quel nodo chiamato amicizia

05 aprile 2019 ore 14:55 segnala


L'amicizia è come un nodo fatto di corda, che nemmeno la lama più affilata può recidere.

L'amicizia non teme le trappole del cuore e della passione, perché è sincera, proprio perché nulla si aspetta in cambio.

L'amicizia ti sorride come una madre che ti abbraccia e protegge anche con lo sguardo, senza aver bisogno di recinti costruiti con inutili parole.

L’amicizia non è come una antica bilancia che ha bisogno di contrappesi per funzionare, perché è vera e sincera, non ha bisogno di artifici e concambi.

L’amicizia è sempre in equilibrio precario poiché è difficile da ottenere, mantenendola cosi sempre integra nel tempo.

Ma quando è davvero così, quell'amicizia non tramonta mai, perché come quel nodo che non ha modo di essere sciolto, si stringe sempre più intorno a te senza soffocarti mai.
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« immagine » L'amicizia è come un nodo fatto di corda, che nemmeno la lama più affilata può recidere. L'amicizia non teme le trappole del cuore e della passione, perché è sincera, proprio perché nulla si aspetta in cambio. L'amicizia ti sorride come una madre che ti abbraccia e protegge anche c...
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Il nuovo sorriso (La risposta)

25 marzo 2019 ore 18:15 segnala


Mille anni sono ormai passati da quando avevo usato tristi parole per colorare, di perdute emozioni e lacrime, quel mondo al quale tu strega crudele, mi avevi aperto la via. E li ho maledetto quei giorni e quelle notti che avevamo condiviso.

Vincendo la paura, ho tracciato tra noi quel profondo solco che era finalmente respiro e liberazione, interrompendo con forza quello che sembrava un infinito destino senza futuro. E rovistando tra mille aforismi perduti, ho trovato quell'unica verità, che se pronunciata con vigore, avrebbe potuto restituirmi quella perduta dignità. In quella frase nascosta tra le pieghe del tempo ho poi ritrovato pace e respiro: “nessuno è solo se decide di non esserlo più”.

Ed io, con te, ero rimasto solo!

Cosi la luce è ritornata ad illuminare di sorriso il mio volto, rendendo la vita più tollerabile agli occhi di quella mia mai sopita nemesi. La distanza è ormai scomparsa. Oggi scruto l’esistere nel disperdersi nel nostro nuovo tempo che si è fatto realtà tangibile, dove il sorriso è la nuova nostra nuova dimensione.

In te, nuova creatura, ho trovato energia per dare risposta alla domanda dalla quale ero partito. Che la luce ritorni ora e per sempre, sulla nuova strada che conduce a questo nuovo esistere, perché ho deciso di vivere, comunque desiderandoti, consapevole di non poterti avere.
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« immagine » Mille anni sono ormai passati da quando avevo usato tristi parole per colorare, di perdute emozioni e lacrime, quel mondo al quale tu strega crudele, mi avevi aperto la via. E li ho maledetto quei giorni e quelle notti che avevamo condiviso. Vincendo la paura, ho tracciato tra noi q...
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La domanda dell'internauta

19 marzo 2019 ore 17:39 segnala


...lei si fermò un istante, prima che le sue labbra sorseggiassero ingorde quei secondi che la separavano dal desiderio. "Così mi hai chiesto di essere e io ti ho obbedito. Voglio che tu mi guardi senza muoverti o dire una parola!", lei disse sorridendo al suo interlocutore lontano, nascosto dietro quella buia luce che sembrava fintamente illuminargli il volto. “Finalmente. Ti stavo aspettando!”, rispose lui, mentre i suoi occhi la cercavano, nascosti come loro erano nel chiaroscuro di quelle stanze mille miglia distanti.

L’antico gioco della seduzione si era impadronito di loro: come acciaio fuso li teneva incatenati a quelle parole d’emozione. Lei non voleva fuggire da qualcosa, ma liberarsi in ogni suo gesto diventando padrona del suo comportamento, che per troppo tempo era stato per mille motivi, tenuto compresso . Lui non voleva condividere i suoi limiti ma scatenare ogni suo istinto represso, liberando quella sua anima da antiche convenzioni che ormai lo soffocavano. Volevano entrambi condividere un sogno, nonostante il diverso spazio-tempo che li separava.

Fu cosi che lei, spogliata dai suoi pensieri più bui, aveva deciso di indossare quei tacchi a spillo, tenuti gelosamente custoditi nella scatola del tempo, nascosta sopra l’armadio. Aveva poi deciso liberamente di cingersi le carni con pizzi e ricami dal sapore antico, trasparenze che poco sanno nascondere, lasciando intravedere il suo universo femminile, trasformando quell'attimo tanto atteso, in principio di fiamma che si scatena d’improvviso da sotto la cenere. Si mostrò a lui in tutta la sua bellezza. E cosi si videro per la prima volta dopo tre anni di percorsi lastricati di emozionanti parole. Lei non riuscì a trattenere una lacrima mentre lui la guardava stupito per la prima volta. Così caddero tutte le loro barriere. In quei pochi secondi si erano liberati di significati e sospetti taglienti come lame ben affilate, pronuncia di sensi costruiti con i movimenti di abili dita, solo apparentemente irrispettosi e crudeli, ma che dimostravano in tutta la loro magnificenza che l’apice del sogno, tenuto gelosamente nascosto nei cassetti segreti della loro coscienza, era stato finalmente realizzato.

Questa è la magia creata dal mondo dell’inconsistenza, fatto di pensieri ed emozioni digitali, incontro di sogni che si intersecano, che quasi mai si realizzano e che altre volte convergono veloci in inaspettati addii silenziosi, simili a ripide salite verso lo Zenith e cadute rovinose alla prima deludente inaspettata realtà che si manifesta.

Cosa è meglio dunque, vivere l’ossimoro del ti voglio e del non posso averti, oppure mantenere abissali distanze per non disperare durante l’inevitabile momento della verità?
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« immagine » ...lei si fermò un istante, prima che le sue labbra sorseggiassero ingorde quei secondi che la separavano dal desiderio. "Così mi hai chiesto di essere e io ti ho obbedito. Voglio che tu mi guardi senza muoverti o dire una parola!", lei disse sorridendo al suo interlocutore lontano, ...
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L'ultima riflessione di un alieno sulla mimosa

08 marzo 2019 ore 12:30 segnala


Un altro dei vostri corti anni è passato sulla pelle dell’esploratore venuto da un mondo lontano. Ancora una volta purtroppo, egli ha dovuto contare, giorno dopo giorno, l’aumento del numero di donne violate nel corpo e nell'anima, che aveva già descritto qui esattamente un anno fa, mentre cercava di comprendere la liturgia dell’8 marzo.

Per inesperienza egli dovette cambiare la sua convinzione che ci fosse più sensibilità tra gli umani, dovendo ammettere e prendere atto delle loro infinite ipocrisie spese su quel giorno festeggiato e avversato con tanta partecipazione. Aveva anche deciso di cambiare opinione sul come non fosse una maledizione a rendere nemesi le cose come gli si erano presentate ma, piuttosto, normale esercizio della natura umana.

Ma ora, divenuto più consapevole del suo vissuto qui in mezzo a voi, non ha potuto esimersi dal segnalare a quel suo lontano popolo, che lo aveva mandato quale esploratore di altri mondi, che gli umani sanno essere anche danno per i loro simili, allo stesso modo di come può essere per un corpo la malattia, che per la sua anima può diventare invece anche cura.

Tra voi ha vissuto, sperimentando sulla propria dignità, quell'irrisolto antagonismo tra il rassegnarsi a subire passivamente il dispiegarsi del male e il lottare alla ricerca dell’agognata trasformazione, quello stesso lieve mutamento che ha in se il germe della speranza.

Ecco dunque la sua ultima profezia, pronunciata prima del suo meritato addio a questo mondo nel quale ha vissuto per lungo tempo: “ Auguro a tutti voi che mi avete accolto con benevolo spirito, che quel fiore giallo venga scelto come simbolo di rispetto universale per tutto il genere umano, quale memoria di ogni giorno per il bene, la pace e l’armonia. Solo così potrà il sorriso della vera speranza di cambiamento, abbondare sul volto dell’umanità intera, verso la rinuncia condivisa di quella duplice natura angelica e demoniaca che a voi tutti appartiene, seppure in diverse quantità”.

Dopo queste sue ultime parole nessuno lo incontrò più.
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« immagine » Un altro dei vostri corti anni è passato sulla pelle dell’esploratore venuto da un mondo lontano. Ancora una volta purtroppo, egli ha dovuto contare, giorno dopo giorno, l’aumento del numero di donne violate nel corpo e nell'anima, che aveva già descritto qui esattamente un anno fa, ...
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Il demone sconfitto

21 febbraio 2019 ore 01:42 segnala


Ci fu un tempo in cui un demone prigioniero dell’amore, per placare la pena per la maledizione in cui era caduto, si rivolse a colei che aveva rapito il suo cuore e che lo teneva prigioniero. Fu cosi che in una notte d’inverno, in cui la luna piena illuminava le sue lacrime velate d’argento, sopraffatto dalla disperazione in cui era caduto, confidò al mondo il patimento di cui era vittima, vergando con il proprio sangue una lettera rivolta a colei che lo aveva sedotto, nel tentativo di placare quella sua sete indomabile di dominio, nella speranza che mai più demone potesse subire la sua sorte, alla ricerca invero di quella realtà che avrebbe potuto rompere quell'infausto incantesimo.

“Io scrivo a te, dolce mia amata che proietti luce sulla parete oscura della mia anima inquieta, per chiamarti qui ed ora nel nostro regno, nel quale, per nostra scelta, a chiunque altro è vietato entrare. È per questo che io nascondo tra le mie vanità la tua identità, che mi hai rivelato attirandomi a te con l’intercessione della tua grazia. Per questo tu sai che io sono e sarò il tuo servo, l’unico guardiano legittimato ad entrare nel tuo regno, sulle cui porte sono state impresse con il fuoco le parole “TI AMO”, origine di quel crudele incantesimo con il quale tu mi hai reso vittima sacrificale.

Sono ben conscio che tra noi, quell’altrove che ci tiene separati, sarà celato per sempre, ma qui, in questa nostra costruzione irreale di pareti pazienti e complici, luogo ove pur non esiste censura e proibizioni, nell'inesistenza di una realtà manifesta, ogni nostro desiderio è possibile, persino quello di straziarci corpo e anima senza limite alcuno.

Tutto qui è come vogliamo che sia tra me e te complici, con il reale che tenta invano di impedire ogni nostro respiro, con il disegno dell’irrealtà che diventa sostanza di questi nostri furtivi incontri privi di inibizioni e di compromessi, densi di quella unica verità composta delle nostre convinzioni e volontà, sola e unica proiezione di ologrammi di vita.

E per questo, io ti invoco, mia padrona, rassegnato ormai ad ogni tuo comando, orgoglioso finalmente della mia nuova condizione di anima senza più cuore, perché possa tu donarmi una presenza ancora. Concedimi però, pur vivendo con rispetto questa intangibile realtà da cui mai tu vorrai separarmi, di non rassegnarmi all'impossibilità di un nostro incontro in quell’altrove crudele che ci separa e che ci limita nel corpo, non nell'anima.

Tuo per sempre, se vorrai.”
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« immagine » Ci fu un tempo in cui un demone prigioniero dell’amore, per placare la pena per la maledizione in cui era caduto, si rivolse a colei che aveva rapito il suo cuore e che lo teneva prigioniero. Fu cosi che in una notte d’inverno, in cui la luna piena illuminava le sue lacrime velate d’...
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La scelta dell'internauta

08 febbraio 2019 ore 16:16 segnala


Qualche giorno fa riflettevo, perduto come sempre tra i miei silenzi, sull'incapacità umana di piacere sempre a tutti indistintamente. Capita di non riuscirci, anche se spesso è una conseguenza del NO che tu pronunci verso coloro che ti stanno usando o, bontà loro, consumando, grazie alla tua colpevole complicità. Da qui ho elaborato la mia nuova teoria che racchiudo in queste poche parole che seguono: “non sempre puoi piacere a tutti, l’importante è però piacere a se stessi”.

Di seguito la spiegazione dell’incipit: trattenere senza condividere dentro di sé una posizione conflittuale è molto facile. Più difficile lo è verso il mondo esterno, grazie all'adattamento generalizzato al regime dell’ipocrisia dominante, colpiti come tutti siamo dal terribile morbo che contaminandoci, ci rende restii a rivelare le verità nascoste, con la scusa del non voler fare del male.

Tuttavia, quando cominci a sentirti inadeguato e fuori posto, pressato ogni giorno dal tuo interlocutore che, invocando la tua partecipazione al banchetto del “nulla in tavola”, ti fa sentire incapace di respirare e disegnare soprattutto con lui il tuo futuro prossimo, diventa essenziale per te che vuoi sopravvivere, fare delle scelte definitive che non sempre ti fanno entrare come vincitore consapevole, nello standard comune dell’umanità che partecipa all'allegro e volontario banchetto delle percezioni dotate di falsità.

Cosi finalmente, spinto dalla frenesia di voler rivelare al mondo questa mia condizione di malessere, che necessitava di essere liberata, ho deciso ufficialmente di ribellarmi alla bieca e distruttiva convenzione dell’empatia e della disponibilità ad ogni costo, che troppo spesso sono state usate contro di me come mera merce di scambio.

Pertanto, avendo io preso finalmente coscienza che, essendo il mio tempo una risorsa limitata e non inesauribile (soprattutto per chi come me invecchia a ritmi ogni giorno sempre più elevati), diventa indispensabile che io cominci ad utilizzarlo solo dove e con chi riesca a mettermi a mio agio, e non sempre quando io mi senta obbligato a farlo per compiacere qualcuno, che mi ha accarezzato l’anima con la carta vetrata che è l’illusione. Ecco che allora ho deciso, mio malgrado, di ritirare dal mio conto della Banca del Tempo ogni granello di sabbia capitalizzato nella clessidra della mia vita. Da qui la scelta di dedicare il residuo della mia vita unicamente a persone che con me condividono percorsi fondati su solide basi e non su frammenti di roccia sgretolata e, per questo, altamente instabile. Confortato da questo spirito nuovo, investirò il mio tempo solo con coloro che condividono la mia libertà di pensiero, nella partecipazione agli ideali di allontanamento da quelle illusioni, che qui qualcuno si ostina ancora a chiamare emozioni.

Non si creda che questo abbandono non provochi in me tristezza, sia per i momenti condivisi che per le confidenze segretate e ormai dimenticate. Ma con senso di profonda giustizia verso me stesso e il mio futuro, ho deciso di togliere energia a tutti coloro che io ho chiamato bonariamente SUCCHIATEMPO. A tutti loro auguro tanta felicità e radioso futuro, conscio del fatto che riusciranno finalmente a sfiorare, senza la mia ingombrante e faticosa presenza, l’ologramma di tutte le illusioni di cui la loro mente, la loro anima e il loro cuore, hanno bisogno.

Con profonda stima ed affetto

L'Internauta
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« immagine » Qualche giorno fa riflettevo, perduto come sempre tra i miei silenzi, sull'incapacità umana di piacere sempre a tutti indistintamente. Capita di non riuscirci, anche se spesso è una conseguenza del NO che tu pronunci verso coloro che ti stanno usando o, bontà loro, consumando, grazie...
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L'inevitabile addio

08 gennaio 2019 ore 17:05 segnala


Questi pericolosi rapporti che si creano in questo mondo, non devono proseguire se ci si trova davanti a queste profonde e pericolose percezioni della realtà, per noi che siamo stati attratti da queste irte pareti di montagna che abbiamo voluto scalare insieme, guidati da parole che non sempre volevamo, dovevamo o potevamo liberamente usare. Quando ci si accorge che il senso di vertigine si sta impossessando di te, togliendoti la serenità di cui necessita l’equilibrio, devi saper scendere in solitudine, per riprendere il controllo delle tue emozioni, dando modo all'altro di salvarsi, e per salvarti.

Non importa a quale prezzo tu lo faccia, perché il mondo che qui ci circonda non è la realtà ma una meta_realtà, che supera i confini del possibile, che sono lontani anni luce da quelli del probabile, che si innesta in una dimensione irreale, ben lungi da quello che realmente stai vivendo o che vorresti vivere. E non puoi permetterti, per la salvezza dell’universo degli affetti che tutti noi circonda, di perdere la presa e cadere nel vuoto.

I paradossi della comunicazione qualche volta generano mostri o, se vogliamo dirla come il maestro Watzlawick diceva, “l’illusione più pericolosa è che esista soltanto un’unica realtà. In effetti, esistono molte versioni diverse della realtà, alcune contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non riflessi di verità oggettive, eterne”. Quanta oggettività in queste parole, diversamente da quelle che noi abbiamo usato, tutte diversamente interpretabili, a seconda dell’angolo visuale da cui partiva il nostro sguardo nell'osservare quelle cime che invero sono sempre state tempestose.

Fattene una ragione: questa nostra comunicazione ha generato qualcosa che non è una verità oggettiva ma solo una sorta di realtà della realtà, sprovvista di confini ben definiti, proprio perché mancavano della necessaria oggettività. È stato piuttosto e purtroppo, uno scambio di parole che hanno proiettato illusori percorsi su quelle scoscese pareti colorate da attimi che inizialmente sembrava potessero essere vie percorribili senza sforzo o rischio. Ora sappiamo entrambi che non lo erano affatto.

Realizzo ora con rammarico, dopo essermi nutrito delle tue ultime strazianti esternazioni, che il nostro essere qui insieme avrebbe dovuto aggrapparsi a qualcosa di oggettivo che invero non è mai esistito, dato che quella che tu chiamavi realtà, era invero solo un impasto di materia proveniente da errate interpretazioni di quegli stessi limitati sensi, che noi abbiamo comunque utilizzato in modo imperfetto e limitante. Quegli stessi sensi a cui molto abbiamo dato ma che nulla hanno mai restituito.

Che sia dunque pronunciato oggi quel BASTA PER SEMPRE, liberazione ed espiazione allo stesso tempo, che ci separa salvandoci da pericolose illusioni di fatte di sabbia, edificate sulla spiaggia dei desideri, in balia di mareggiate ormai impossibili da contenere.

E che la pace finalmente ritorni tra noi, separandoci per sempre.
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« immagine » Questi pericolosi rapporti che si creano in questo mondo, non devono proseguire se ci si trova davanti a queste profonde e pericolose percezioni della realtà, per noi che siamo stati attratti da queste irte pareti di montagna che abbiamo voluto scalare insieme, guidati da parole che ...
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Seconda lettera segreta di un internauta alla sua complice

04 gennaio 2019 ore 19:01 segnala


Non conosco quale strada il destino volesse che noi percorressimo, ma ora so che tornare indietro risulterebbe impossibile senza comunque farci del male. Quel gioco fatto di sguardi colorati da parole sottili, ha tracciato la rotta e abbattuto tra noi pareti di profondo ghiaccio. Ogni cautela usata per non ritrovarsi nella morsa dell’inganno ha ceduto il passo alla fiducia che a fatica reciprocamente ci siamo concessi. Nessuna resistenza è possibile quando si scatena quell'uragano di travolgente e silenziosa passione, le cui folgori si abbattono sul terreno. E tutto poi prende il ritmo della frenetica ricostruzione dell’unico mondo possibile fondato sul desiderio, dopo la terribile distruzione della realtà vissuta in parallelo a cui saremmo follemente disposti a rinunciare.

Ora tutto accelera sul pianeta dei Limitati Sensi, costrutto ipotetico e certamente fittizio, fondato necessariamente su illusioni o parziali verità che si disveleranno solo con il giusto tempo, poiché l’irrealtà delle spietate regole della chat che liberamente abbiamo accettato, fa parte essa stessa dell’emozione di cui lamentiamo l’assenza e di cui ci stiamo nutrendo.

Ormai la più pericolosa delle domande risulta inevitabile quando le resistenze collassano e la coscienza tenta di riemergere dall'apnea in cui l’abbiamo confinata, nuotando tra le onde del Mare della Realtà: “evitare o subire i pericoli generati da questi piccoli grandi demoni chiamati lemmi, che intrufolandosi nella nostra mente, combinandosi con la fantasia, strega maligna che spalanca e svela tutti i segreti cassetti dell’armadio del desiderio, li fa diventare ora veleno ora antidoto, accentuando la nostra fallace condizione umana di esseri il cui futuro è comunque legato a doppia mandato alla gloria e alla dannazione?

Dopo l’inaspettato terribile effetto della consapevolezza del rischio a cui ci siamo volontariamente esposti, siamo ora rinchiusi tra pareti con sole due porte d’uscita. Nell’una c’è la scritta “evitare” mentre nell'altra è incisa la parola “subire”. Qualsiasi sarà la nostra scelta, per il solo fatto di avere accettato l’assurdo gioco del destino, il dolore e la condanna saranno unica moneta di scambio per noi che abbiamo agito con verità e abbandonato l’inganno.

Viaggi verso di te il mio abbraccio, senza evitare o subire alcunché.

Tuo.
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« immagine » Non conosco quale strada il destino volesse che noi percorressimo, ma ora so che tornare indietro risulterebbe impossibile senza comunque farci del male. Quel gioco fatto di sguardi colorati da parole sottili, ha tracciato la rotta e abbattuto tra noi pareti di profondo ghiaccio. Ogn...
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Metamorfosi

05 dicembre 2018 ore 11:47 segnala


All'improvviso, senza che nulla apparisse condizionato dall'esistente, ti ho vista proiettata dentro un nuovo momento. Qualcosa di molto diverso da quello che eri, si stava facendo strada nel percorso che guida i miei occhi verso la mente che si apre, mentre ti osservavo seduto e distante, in compagnia del mio sbigottito silenzio. Tu eri li, vigliaccamente nascosta dietro una diversa scala di valori, non più misurabili con le nostre antiche convinzioni, nell'attesa del giusto momento per pronunciare le inattese parole “mai più con te”.

Questa improvvisa discontinuità dal prima, prende la forma di una nuova oggettività di cui prendere atto ancorché non immediatamente comprensibile, poiché posta oltre i confini dell’accettabile. Quello che era desiderio e sogno erano scomparsi come lampo e tuono che fanno ingresso in quel cielo dove il sole appariva allo zenit, mentre invero collassava in direzione opposta, nella profondità di quel mare apparentemente tranquillo prima di quel tuo commiato.

Ma questo arrivo di realtà inattesa, respiro del tuo nuovo sentire, è stato per me manifesto inizio di libertà inattesa: creazione che nasce non dal caso, ma da quella cieca realtà che lentamente, goccia dopo goccia, aveva trasformato la nostra esistenza in desolata abitudine.

Ma non ho avuto tempo di soffrire perché un attimo dopo quelle parole la tempesta è stata arcobaleno. Ma quanta energia per strapparmi un addio che è stato ritorno alla vita. Quanto tempo sprecato per separare qualcosa che non era mai stato unito davvero.

Ho compreso solo ora la tua metamorfosi da bellissimo bruco a crisalide che da vita a mortal farfalla, colorata da illusioni e false speranze, che dispiega le ali verso un nuovo orizzonte, pronta ad altro cambiamento che attende l’incauto proprietario di quel giardino disposto ad accoglierti.
Ora però, mio dolce antico veleno, lascia che anche io ritorni a respirare lontano da te, speranzoso del nuovo sorriso che mi aspetta e che mi aiuta a separarmi dall'idea di te. Per sempre grato a te che hai saputo trasformare con la tua assenza il mio dolore in una nuova vita, vittima io ora liberata da quel tuo insperato congedo.
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« immagine » All'improvviso, senza che nulla apparisse condizionato dall'esistente, ti ho vista proiettata dentro un nuovo momento. Qualcosa di molto diverso da quello che eri, si stava facendo strada nel percorso che guida i miei occhi verso la mente che si apre, mentre ti osservavo seduto e dis...
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