Il testamento spirituale dell’Eterno Internauta

13 giugno 2018 ore 17:57 segnala


Cari amici, semmai ne ho avuti tra di voi che mi leggete in questo momento di mio desolato abbandono, come sapete bene voi che mi avete frequentato, ogni pensiero che viene costretto dentro mura invalicabili può risultare difesa oppure presidio da cui non uscire mai, di per sé entrambe condizioni escludenti, per chi quelle mura vorrebbe superarle. Scrivo tutto questo oggi perché le convenzioni, quelle cui noi tutti siamo sottoposti (forse dovrei dire sottomessi, nostro malgrado), ci costringono ad una dicotomia tra quello che siamo realmente e quello che dovremmo essere, soltanto per compiacere il mondo che ci sta intorno.

I più evoluti e i prescelti, coloro che vivono in pace amore e prosperità, che per loro natura appartengono alla casta dei felici, chi sono davvero costoro? Si tratta forse di entità cadute sotto il peso della rassegnazione che per questo si accontentano di quello che si fanno bastare, oppure sono genti toccate dalla divina provvidenza che, per questo soltanto, sono andati, quali inconsapevoli viandanti, verso la saggia assimilazione nel tempo della propria consapevole esistenza? Se avessi la risposta sarei anche io un passo avanti al mondo, che forse seguirebbe addirittura me e non viceversa. Purtroppo questo arcano non l’ho ancora risolto, ma sento che sono vicino alla meta, all'unica che conti per me, cioè vicino alla mia verità.

Siamo purtroppo animali sociali devo ammetterlo, anche se taluno si oppone a questa descrizione sostenendo, certamente sbagliando, la propria unicità attraverso una sua esclusione dal contesto di miserabile vita, cui sarebbe altrimenti destinato. Ma è questo stesso contesto che rende l’incluso prigioniero, insieme vittima e carnefice, abilmente mascherato nello stesso individuo. Diventa quindi impossibile estraniarsi dalla vita che viviamo, pena l’assoluzione dai peccati comuni e la condanna per colpe inespresse ancorché immaginate. Riuscite a rappresentarvi nella mente la noia della pace eterna rispetto alla varianza creativa del caos? Riuscite a percepirne la distorta armonia che conduce alla distruzione totale di quel feroce animale che è l’abitudine, che con il suo morso rende tutti assuefatti alla staticità di pensiero che non conduce alla metamorfosi?

Forse continuerò a comprimere la fine della mia esistenza in questo mondo virtuale, concentrando i pensieri dentro parole di nuova forgia, oppure mi rassegnerò al silenzio, conducendo all'oblio il mio inutile me stesso che cosi soltanto potrebbe apparire, scomparendo. Io sono perfettamente identico a quello che sono. Per ora destinerò tutto al silenzio che protegge il cuore, placa l’anima e che rende finalmente liberi.

In fede
L’Eterno Internauta


PS
Invero non ci saranno riprese o abbandoni all'orizzonte, perché nulla c’è da abbandonare o da riprendere, ormai.
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13/06/2018 17:57:14
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