L'inevitabile addio

08 gennaio 2019 ore 17:05 segnala


Questi pericolosi rapporti che si creano in questo mondo, non devono proseguire se ci si trova davanti a queste profonde e pericolose percezioni della realtà, per noi che siamo stati attratti da queste irte pareti di montagna che abbiamo voluto scalare insieme, guidati da parole che non sempre volevamo, dovevamo o potevamo liberamente usare. Quando ci si accorge che il senso di vertigine si sta impossessando di te, togliendoti la serenità di cui necessita l’equilibrio, devi saper scendere in solitudine, per riprendere il controllo delle tue emozioni, dando modo all'altro di salvarsi, e per salvarti.

Non importa a quale prezzo tu lo faccia, perché il mondo che qui ci circonda non è la realtà ma una meta_realtà, che supera i confini del possibile, che sono lontani anni luce da quelli del probabile, che si innesta in una dimensione irreale, ben lungi da quello che realmente stai vivendo o che vorresti vivere. E non puoi permetterti, per la salvezza dell’universo degli affetti che tutti noi circonda, di perdere la presa e cadere nel vuoto.

I paradossi della comunicazione qualche volta generano mostri o, se vogliamo dirla come il maestro Watzlawick diceva, “l’illusione più pericolosa è che esista soltanto un’unica realtà. In effetti, esistono molte versioni diverse della realtà, alcune contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non riflessi di verità oggettive, eterne”. Quanta oggettività in queste parole, diversamente da quelle che noi abbiamo usato, tutte diversamente interpretabili, a seconda dell’angolo visuale da cui partiva il nostro sguardo nell'osservare quelle cime che invero sono sempre state tempestose.

Fattene una ragione: questa nostra comunicazione ha generato qualcosa che non è una verità oggettiva ma solo una sorta di realtà della realtà, sprovvista di confini ben definiti, proprio perché mancavano della necessaria oggettività. È stato piuttosto e purtroppo, uno scambio di parole che hanno proiettato illusori percorsi su quelle scoscese pareti colorate da attimi che inizialmente sembrava potessero essere vie percorribili senza sforzo o rischio. Ora sappiamo entrambi che non lo erano affatto.

Realizzo ora con rammarico, dopo essermi nutrito delle tue ultime strazianti esternazioni, che il nostro essere qui insieme avrebbe dovuto aggrapparsi a qualcosa di oggettivo che invero non è mai esistito, dato che quella che tu chiamavi realtà, era invero solo un impasto di materia proveniente da errate interpretazioni di quegli stessi limitati sensi, che noi abbiamo comunque utilizzato in modo imperfetto e limitante. Quegli stessi sensi a cui molto abbiamo dato ma che nulla hanno mai restituito.

Che sia dunque pronunciato oggi quel BASTA PER SEMPRE, liberazione ed espiazione allo stesso tempo, che ci separa salvandoci da pericolose illusioni di fatte di sabbia, edificate sulla spiaggia dei desideri, in balia di mareggiate ormai impossibili da contenere.

E che la pace finalmente ritorni tra noi, separandoci per sempre.
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