Lettera segreta di un internauta alla sua complice

11 giugno 2018 ore 15:30 segnala



Come ti stavo dicendo qualche sera fa, il pensiero fugge verso l’azione, poi si rigira su sé stesso e riparte nella logica della distanza, fremendo, sussurrando e lacrimando. Non di dolore però, ma di gioia intensa. Ecco, il senso dell’appartenenza inconsistente esiste, ma esiste davvero e noi l’abbiamo scoperta. Fa emozionare ma latita, si fa sentire ma è muta e tu cosi non riesci mai ad ascoltarla. Sentire ciò che non si può sentire, percepire ciò che non esiste ma che sembra emanare profumo di realtà dietro una parola, una frase o un pensiero espresso da una immagine, è l’unica cosa che, pur inesistente, diventa il fiat lux del nostro essere qui (insieme) dietro un monitor.
Ecco cosa ci attrae di quel sussurro digitale che è per noi simile all’infinito, solo simile a pensieri e parole, eppure distante da reali pensieri e parole, che si trasforma in emozioni trasfigurate. Pensa mia diletta alla recrudescenza della nostra distanza, all’’appartenenza negata di quel “perché proprio a noi?” mai svelato.
Paure, le nostre paure, intime sensazioni di disaggregazioni di realtà esistenti solo nel digitale. Paura di trovare la disabitudine, paura di dire basta a qualcosa che vorremmo finisse ma che forse nemmeno è mai cominciato. Contiamole insieme tutte queste nostre paure e forse non riusciremo a trovarne la somma. Forse non cerchiamo nemmeno l’inizio del nostro idillio, ma è solo un goffo tentativo di respirare insieme tra le macerie di pensieri che il terremoto delle nostre anime provoca, quando le domande irrisolte emergono dagli abissi del cuore e dell’anima.
Eppure, ogni volta che tentiamo di farlo, di trovare risposte a quelle domande, scendiamo nelle profondità delle delusioni che uccidono oppure saliamo verso le altezze delle verità che disvelandosi, diventano gli assassini della nostra reale esistenza. Ed allora una dopo l’altra emergono le nostre incomprensioni che, arruolate nell’esercito delle decisioni mai prese, diventano semplici soluzioni che conducono alla voglia di dire insieme basta al mondo, chiusi come siamo nel nostro nuovo universo. La beffa di questo destino ci porta a scrivere sulla porta del nostro inferno la frase che condanna “Anelo forse alla libertà, ma libertà da cosa o da chi, da quando e per quanto, dillo tu se lo sai, mio demone irrisolto”.
Troppe domande, non ho voglia di rispondere a tutti gli enigmi. Voglio solo vivere il momento che mi si pone davanti, per sapendo di essere spaventato dal (nostro folle??) salto che ci farà scoprire questa libertà. Non so altro, voglio e pretendo di viverlo questo momento, ma non voglio sapere e nemmeno voglio chiedere, dove ci porterà. E non voglio nemmeno pensare, perché quando ci si interroga come noi facciamo ogni volta che ci scriviamo, tutto può accadere.
Non voglio scoprire voglio vivere così come spesso accade, lontano dai numeri e dalle responsabilità, immanentemente e fisicamente, chissà poi perché. Solo che questo virtuale, il nostro virtuale, è cosi reale che sembra talmente perfetto da risultare incredibile persino a noi che lo stiamo vivendo.
Basta con i pensieri ora e se tu non ci sei, forse non sei mai stata qui o sei solo proiezione della mia mente? La febbre mi fa sragionare. TU MI fai sragionare perché dalla pazzia del vivere mi sto portando alla profondità di quel mare dorato in cui ho nuotato sino ad ora, che si chiama solitudine

Un bacio, tuo ...



PS
Ardire per adire
Vivere per conoscere
Ascoltare per generare emozioni
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« immagine » Come ti stavo dicendo qualche sera fa, il pensiero fugge verso l’azione, poi si rigira su sé stesso e riparte nella logica della distanza, fremendo, sussurrando e lacrimando. Non di dolore però, ma di gioia intensa. Ecco, il senso dell’appartenenza inconsistente esiste, ma esiste da...
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