DISCREZIONE

11 maggio 2013 ore 14:28 segnala
Ieri allo sportello, mi si è presentata una signora sugli 80 cliente di vecchia data e quindi ben conosciuta; è una di quelle signore che hanno la consolidata abitudine di mettersi in ghingheri anche solo per andare a prendere il pane, sempre gentile si informa puntualmente sullo stato di salute di chi ha davanti e dell'eventuale prole, prima di chiedere ciò che le occorre.
Unico piccolo neo, è dura d'orecchi, parecchio dura d'orecchi.
Dopo il breve scambio di convenevoli, mi chiede di riferirle il saldo del conto, specificando "... non lo urli, però, non voglio che altri sentano".
Le dico quindi l'importo cercando di scandirlo più che posso.
"Quanto?! Seimila??? Ma no... controlli meglio non può essere..."
Io, stavolta sporgendomi verso di lei: "TREmila non SEI".
Lei: "dev'essere passata qualche bolletta perchè credevo di averne circa tremila...".
Io: "signora, glielo stampo vuole?".
Lei: "ma no! Cosa vuol consumare carta per niente! Me lo dica bene, cosa ci vuole?".
Guardo la mia collega non sapendo più cosa inventarmi e lei di rimando alza le spalle come a dire "è sempre così".
Mi alzo dalla sedia, mi sporgo ancor più verso la signora e articolo: "TREMILA-DUEEEECENTO-VENTUNO", e rimango così, a guardarla.
Lei: "Ah ecco... adesso sì che tutto torna... però la prossima volta, usi un po' più di discrezione per favore", e con fare un po' seccato se ne va.
:sbong

:testata
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Ieri allo sportello, mi si è presentata una signora sugli 80 cliente di vecchia data e quindi ben conosciuta; è una di quelle signore che hanno la consolidata abitudine di mettersi in ghingheri anche solo per andare a prendere il pane, sempre gentile si informa puntualmente sullo stato di salute di...
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L'ESPERIMENTO CONTINUA...

23 aprile 2013 ore 17:33 segnala
Questo post è una sorta di gioco di scrittura; si sviluppa partendo da una serie di parole scelte a caso da uno dei blogger partecipanti (stavolta la sottoscritta).
Le parole dalle quali bisognava prendere spunto (includendole anche nel post), sono: Storia bizzarra - Caduta massi - Risposta elusiva - Sentieri paralleli – Fantasioso – Orme

Partecipano: Dealma, Deathinvenice65, Crenabog, MalenaRM, MorganaMagoo, Ombromanto05, Kappa72, OrmeNelCielo, RivolUZI.ONE, Antelao, Salyma.

Betta e Robinia, due pensionate amiche da una vita, erano arrivate in Grecia ormai da qualche giorno ed avevano già preso in pieno i ritmi del villaggio.
Robinia che aveva mantenuto la vitalità di quando era giovane, era riuscita a farsi nominare "vice capo villaggio ad honorem", cosa che le era valsa un bel cappello di paglia fucsia su cui capeggiava la sua nomina e che lei aveva subito provveduto a personalizzare con un bel girasole, il suo fiore preferito.
Betta che era un tipo molto più tranquillo ed in genere si lasciava trascinare dall'euforia contagiosa dell'amica, dal canto suo aveva provveduto a scovare tutta una serie di attività che potevano interessare ad entrambe e con cui impegnare le giornate tra una nuotata e un po' di sole.
"Tra qualche giorno compi 75 anni... te lo ricordi?", chiese Betta all'amica con tono ironico.
"Preferirei non ricordarlo ma lo faccio solo per il fatto che abbiamo deciso di festeggiarlo con una vacanza in Grecia", rispose Robinia.
"Potremmo sentire i tuoi amici dell'animazione ed organizzare una sorta di rave-party per pensionati, tirando mattina in spiaggia...", continuò Betta sempre con tono ironico "o magari proviamo ad immergerci con le bombole?", aggiunse pensierosa sfogliando un depliant sul quale erano elencate le varie attività offerte dal villaggio.
"Scaliamo qualche parete rocciosa? Proviamo con la pesca d'altura? Sci nautico?... mmm... questo no, con il tuo ginocchio mi sa che poi dovremmo rinunciare alle lezioni di latino-americano... Corso di sopravvivenza con ponte tibetano annesso?".
"Va bene che i 75 arrivano una volta sola ma non vorrei festeggiare il mio compleanno per l'ultima volta... mi passi la crema solare?", disse Robinia, sdraiandosi al sole sul lettino.
"Vediamo un po'... potrei farti trainare dal motoscafo, agganciata al paracadute, tanto male che vada in qualche modo ti recuperano. Ma guarda! C'è anche il parapendio! Su questo sì che ti ci vedo bene, eccome!", continuò imperterrita Betta.
"La crema...", disse Robinia.
"ORIENTEERING! Dev'essere divertente... magari seguendo non so quali ORME chissà cosa potresti trovare".
"Betta...? La crema!"
"Mmm... però con il senso dell'orientamento che si ritrova, è capace di sparire dalla faccia della terra", continuò Betta parlando tra sè e sè.
"Guarda che ti sento...".
"Una bella giornata a cavallo; pranzo al sacco e cavalli al galoppo lungo la spiaggia... non male...".
"La smetti e mi passi la crema??", disse di rimando Robinia.
Betta prese distrattamente la crema solare, la lanciò all'amica e continuò "...il torneo di Beach Volley mi sembra un po' impegnativo, per te".
"Già, per te, invece, sarebbe l'ideale...", rispose di rimando Robinia, incremandosi per bene; all'improvviso si bloccò e guardando con aria scettica l'amica, chiese: "stai mica macchinando qualcosa...vero?".
Betta sgranò gli occhi e rispose con aria meravigliata: "Io?! E quale FANTASIOSO complotto potrebbe mai celarsi in questo opuscolo informativo sulle attività del villaggio? Abbiamo davanti ancora una settimana di vacanza, vorresti forse trascorrerla senza fare niente di diverso dal solito? Sei proprio una pensionata...", concluse con tono canzonatorio, riponendo l'opuscolo sul tavolino accanto agli occhiali che usava per leggere e sdraiandosi a sua volta al sole.
"Beh... lo sei anche tu", rispose Robinia.
Le giornate seguenti, trascorsero tranquillamente fino a quando una sera, a cena, Betta comunicò all'amica che il giorno seguente avrebbero dovuto alzarsi prestissimo per effettuare un'escursione.
"Alzarsi presto?! Per camminare?? E per andare dove? A fare cosa? Con chi?", chiese Robinia strabuzzando gli occhi.
"Oh senti... non farla troppo lunga; camminare fa bene e ti è sempre piaciuto, ci saranno anche quelle signore che hai conosciuto durante le lezioni di acqua gym, quindi stasera a letto presto e niente storie e poi... magari ora della fine ne nascerà una STORIA BIZZARRA delle tue da raccontare una volta tornate a casa", Betta fu così categorica che a Robinia passò la voglia di controbattere.
L’indomani si ritrovarono con il resto del gruppo nel punto prestabilito, dove le attendeva un piccolo pullman. “Credevo ci sarebbe stata più gente”, disse Robinia accomodandosi accanto all’amica sul pullmino “speriamo non salti fuori un’escursione come quella di Barcellona, ricordi?”.
“Sono passati oltre 20 anni ma grazie a te, me la ricordo come fosse ieri”, rispose Betta guardandola di traverso.
“Non guardarmi così… mica è colpa mia se quelli dell’agenzia mi hanno dimenticata al museo!”, rispose stizzita Robinia.
“Certo, certo… ma non è nemmeno colpa loro se hai deciso di andare in bagno proprio mentre il museo stava per chiudere e senza dirlo a nessuno…”, disse distrattamente Betta, frugando dentro l’enorme borsone da spiaggia.
“E ve ne stavate andando tutti… tu compresa!”.
“Stai tranquilla che se anche non fosse intervenuta la polizia dopo che per richiamare l’attenzione ti sei affacciata come fossi il Papa ad una delle finestre sulle quali c’era tanto di cartello con scritto di non aprirle perché sarebbe partito l’allarme e non ti fossi messa ad urlare come una matta, della tua assenza se ne sarebbe accorta l’intera comitiva …”.
“Certo che con voi due non ci si annoia”, aggiunse una signora sulla sessantina che, seduta dietro di loro, aveva ascoltato la conversazione.
“Con lei di sicuro, Teresa”, aggiunse ridendo Betta.
“…comunque a Barcellona, mi ero spaventata quando uscendo dal bagno non ho visto più nessuno”, disse seria Robinia.
“Ti avrebbe cercata anche la comitiva di giapponesi che era con noi, credimi”, aggiunse canzonatoria Betta. “Trovato! Per un attimo credevo di averla dimenticata”, disse riemergendo dal borsone con un foglio colorato in mano.
“Cos’è?”, chiese incuriosita Robinia.
“E’ la nostra mappa; oggi faremo orienteering!”, rispose Betta saltellando allegramente sul posto.
“Cioè una caccia al tesoro?”, disse Robinia con aria scettica.
“No… faremo ORIENTEERING”.
“Non hai detto che quella è una mappa? Di solito sulle mappe è indicato un percorso da seguire per arrivare in un certo punto dove si trova qualcosa… quindi è un caccia al tesoro”, concluse Robinia.
“Antica! Ai tuoi tempi sarebbe stata una caccia al tesoro, ora si chiama orienteering. Dai, dai non fare quella faccia che siamo arrivate. Scendiamo e vediamo da che parte si comincia”.
I due animatori che accompagnavano il piccolo gruppo, spiegarono che si sarebbero divisi e mappe alla mano, avrebbero dovuto raggiungere il punto indicato su questa; a chi dei due gruppi, avrebbe raggiunto la meta per primo, sarebbe spettato un premio misterioso.
Il gruppetto di Betta e Robinia, in tutto 4 persone, si fermò un attimo a consultare la mappa mentre l’altro si dileguò in tutta fretta.
Mentre Robinia continuava a guardarsi intorno, Betta e Teresa presero in mano la situazione: “se dobbiamo arrivare in cima a quella collina”, disse Teresa “direi di incamminarci di qua”.
Camminarono parecchio ma tra una chiacchiera e l’altra ed anche grazie ai racconti strampalati di Robinia, il tragitto non pesò a nessuno anche se un po’ di stanchezza iniziava a farsi sentire.
Arrivarono così in prossimità di due SENTIERI PARALLELI.
“E adesso da che parte si va?”, domandò Robinia osservando le due strade “oh santo cielo Betta! Dovremo mica inerpicarci per quella stradina ripida e piena di rovi! Se devo farlo mi porti in spalla tu, perché qui va a finire come quando siamo state sul Monte Bianco…”.
“Ti calmi?”, disse Betta che ascoltava l’amica senza battere ciglio “se vuoi incamminarti lungo quella stradina su cui spicca il cartello CADUTA MASSI, libera di farlo, noi andiamo verso quel boschetto”.
“Ah ecco…”, disse Robinia sollevata.
Decisero di fermarsi per riprendere un attimo il fiato e mangiare qualcosa al volo.
Betta prese dal suo borsone un panino e della frutta mentre Robinia iniziò a frugare nel suo zaino tirando fuori tovaglioli di carta, posate di plastica, formaggio, frutta, yogurt, salviette e ventaglio.
Notando gli sguardi del resto del gruppo, Betta ridendo disse: “lei è così; ovunque vada le sue piccole comodità deve sempre averle a portata di mano… quello zaino è un kit di sopravvivenza a tutti gli effetti. Mc Gyver non le fa un baffo”, concluse sorridendo all’amica che nonostante fosse impegnata a mangiare rispose: “Sì, sì prendimi in giro; nel frattempo se ad Amsterdam non avessimo avuto il mio zaino, non so come…”.
“Ok, ok… ma prima che inizi a raccontarci di quando hai lottato con la tigre o hai diviso le acque, che ne diresti di proseguire?”, tagliò corto Betta strizzandole l’occhio.
Camminarono ancora per un po’ e la stanchezza iniziava a farsi sentire davvero.
“Ma quando ci hai iscritte, hai specificato che abbiamo più di 60 anni?? Perché non te l’hanno sconsigliato??”, domandò ansante Robinia che non smetteva di farsi aria con il ventaglio.
“Non fare la brontolona proprio adesso che siamo arrivate”, rispose Betta.
“Ci siamo!”, urlò Teresa nonostante il gran fiatone “ed a quanto pare… siamo arrivate prime!”, concluse alzando le braccia al cielo.
Da lì si godeva una vista sul mare e sul paesino sottostante, davvero meravigliosa e Robinia era così presa da quel paesaggio da non accorgersi del capannello di persone presenti nella piccola area ristoro, né di come questa fosse stata addobbata a festa ma ad un tratto la parola “Auguri” urlata a gran voce la fece letteralmente sussultare e lì finalmente si accorse che gli addobbi erano per lei, per il suo 65° compleanno e che le persone lì presenti erano… “ma non ci credo… Luisa?! Mariuccia! Berta, Tina…!”.
Robinia aveva gli occhi sgranati e l’aria incredula nel vedere le amiche di sempre lì, per festeggiare insieme a lei.
“Eh già… ci siamo quasi tutte e stavolta Betta è riuscita a farmi anche prendere l’aereo!”, disse ridendo Luisa.
“incredibile… ed è tutta opera tua!”, disse rivolta a Betta “ma quante balle mi hai raccontato per portarmi fin quassù?? E quando ti ho chiesto se stavi macchinando qualcosa con quell’opuscolo in mano…”.
“Eh no, non ti ho detto nessuna bugia la mia, semmai, era una RISPOSTA ELUSIVA”, rispose Betta con aria furba.
Robinia a quel punto notò che il secondo gruppetto con cui avevano gareggiato, stava ultimando l’allestimento della piccola area ristoro “no scusa un attimo”, disse rivolta a Betta “noi siamo arrivate pochi minuti fa, trafelate e guardali là belli riposati ad apparecchiare…”.
“Mmmm… beh forse è perché loro hanno usato le jeep per portare tutto quassù…”, rispose Betta allontanandosi con fare falsamente innocente.
“Jeep…? Hanno usato le jeep?? E io che sono la festeggiata, ho dovuto inerpicarmi in mezzo al niente per arrivare fino a qui??”, disse Robinia raggiungendola.
“Beh, mettiamola così; questo mio regalo di compleanno, non lo dimenticherai tanto presto”, le rispose prendendola sottobraccio.
Raggiunsero il resto del gruppo che le stava aspettando per il brindisi, presero il loro bicchiere ed alzandolo tutte insieme, Betta disse: “i nostri migliori auguri a Robinia per questo compleanno ed appuntamento ai Caraibi per il prossimo!”.
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Questo post è una sorta di gioco di scrittura; si sviluppa partendo da una serie di parole scelte a caso da uno dei blogger partecipanti (stavolta la sottoscritta). Le parole dalle quali bisognava prendere spunto (includendole anche nel post), sono: Storia bizzarra - Caduta massi - Risposta...
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UN POST COSI'...

15 aprile 2013 ore 22:33 segnala
Qualche giorno fa, ho accompagnato mia mamma in un paese qui vicino (circa 10 km); siccome non è pratica della zona e so che anche a metterle la strada nero su bianco, da Monza è capacissima di passare da Milano per andare a Sondrio, le ho proposto di mostrarle personalmente la strada.
Abbandonato mio marito in balia delle pargole, passo a prendere la mia prode mammetta e ci avviamo.
Si tratta di una provinciale che si snoda attraverso diversi paesotti ma per il 95%, è tutta dritta, così quando mi ritrovo a pensare (illusa!), che non avrà grossi problemi, inizia la solita sceneggiata.
“…come guidi male…”, mi dice.
Io: “hai sempre detto che la mia, era l’unica guida a non causarti il mal d’auto…”
Lei (abbassando il finestrino): “una volta guidavi meglio”.
Io: “mi fermo?”.
Lei: “no, no… al limite metto la testa fuori dal finestrino”.
Io: …
Lei: “non puoi evitare di frenare in continuazione?”
Io (cercando di mantenere la calma): “è un rettilineo, non posso prendere a 60 km orari un dosso, ti pare?? E non ho un cingolato per poter passare in mezzo alle rotonde! Vuoi guidare tu?”.
Lei: “no, con la tua macchina non mi trovo, per me è troppo grossa”.
Io: “torniamo indietro e prendiamo la tua così puoi guidare a modo tuo?” (mio marito, a sua insaputa, l’ha soprannominata Schumacher…ndr)

Lei: “no, no però se eviti di frenare in continuazione, mi fai un favore…”
Io (ormai al limite della sopportazione): “ma non sto frenando in continuazione! Rallento quando c’è un dosso o una rotonda e se ne hanno messi a decine mica è colpa mia!”
Lei: “…e poi tutti questi continui sobbalzi per tutte queste buche… non so ci verrò in questo paese…”
Io (sopportazione terminata ma tono calmo): “se vuoi scrivo al sindaco e gli chiedo se può interessarsi personamente di asfaltare la strada in vista della tua venuta; hai un colore preferito per l’asfalto o il nero ti va bene? Si intona con tutto, almeno su quello non dovresti avere da ridire…”.
Lei (seccata): “adesso non posso più dire la mia? Se guidi male, la strada è sconnessa e…”
Io (interrompendola): “…ok, mi infomerò se c’è un eliporto in zona, così noleggio un elicottero e la prossima volta ci andiamo in volo vuoi? Niente rotonde, niente dossi, niente buche, niente polemiche… pensa che bello”.
Lei: “sei diventata proprio villana e antipatica”.
Uffffffff… io sarò diventata anche villana ed antipatica ma lei in questi ultimi anni è diventata insofferente verso tutto e tutti e sempre più spesso non so come prenderla per evitare discussioni su discussioni.
Rivoglio la mamma di quando ero bambina… si può?
:mmm
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Qualche giorno fa, ho accompagnato mia mamma in un paese qui vicino (circa 10 km); siccome non è pratica della zona e so che anche a metterle la strada nero su bianco, da Monza è capacissima di passare da Milano per andare a Sondrio, le ho proposto di mostrarle personalmente la strada. Abbandonato...
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AL SUPERMERCATO

10 aprile 2013 ore 22:00 segnala
Sabato al supermercato c’era mezza Brianza; in parole povere, un delirio.
Ero mestamente in coda in attesa di poter pagare mentre mio marito e le pargole erano nella corsia dei giocattoli.
Davanti a me due ragazze sulla ventina, stavano chiacchierando del più e del meno quando una delle due, nota una mamma che armata di carrozzina, tenta di dribblare i vari carrelli.
Ad alta voce e con fare sognante dice all’amica: “che bello dev’essere avere un figlio… io starei a casa dal lavoro per stargli vicino tutto il tempo e crescerlo come si deve, mica come quelle mamme che li abbandonano (??), al nido da mattina a sera”.
Inizio a guardarla interessata e sia dall’aspetto che dai modi di fare, l’impressione che ho è che si tratti di un tipino “leggermente” viziato.
Sempre con un tono (odiosamente), sognante, continua: “…poi andremmo sempre in giro; lo porterei ai giardinetti con le belle giornate (e quando piove?!???... ndr), andremmo per negozi e continuerei ad uscire con voi! Tanto mia mamma sarebbe contenta di tenerlo e poi non esiste che mi riduca come certe donne che rinunciano a tutto, non escono più di casa, non si curano, non vedono più le amiche, non escono la sera… e poi una volta che lo abitui a dormire presto, puoi fare quello che vuoi, no?”. E bla-bla-bla…
Mentre parlava, me l’immaginavo aggirarsi per la Brianza spingendo un passeggino con aria incantata, una brezza leggere che le muove i capelli, una nuvoletta rosa sotto i piedi come si addice ai santi… poi mi arrivano le urla disumane di mia figlia minore provenienti dalla corsia dei giocattoli che pretendeva di azionare non so quali e quanti bambolotti, seguita dalle urla di mio marito che tentava di richiamarla all’ordine e di mia figlia maggiore che deve sempre dire la sua anche quando non c’entra.
In un attimo, ripenso al mio “sabato-tipo”: sveglia (quando va bene) alle 8, pulizie, pranzo, spesa, stiro&ammiro, compiti pargola grande, una visita veloce alla mamma, di nuovo stiro&ammiro fino all’ora di mettersi in auto per portare la pargola grande in piscina, cena, breve momento di gioco, messa a nanna mini-teppa, messa a nanna pargola grande e poi finalmente… se c’è qualcosa di interessante in tv dormo sul divano (l’età avanza e la soglia di attenzione si abbassa…), diversamente striscio direttamente fino al letto.
A questo punto torno a guardare la garrula ragazzotta di cui sopra e… mamma che voglia di darle una testata!!!!
:testata
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Sabato al supermercato c’era mezza Brianza; in parole povere, un delirio. Ero mestamente in coda in attesa di poter pagare mentre mio marito e le pargole erano nella corsia dei giocattoli. Davanti a me due ragazze sulla ventina, stavano chiacchierando del più e del meno quando una delle due, nota...
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IO NON LAVORO

07 aprile 2013 ore 14:32 segnala
Qualche giorno fa, mentre ero auto con le pargole, alla radio parlavano di istruzione ed università. Mia figlia maggiore (8 anni), ha voluto sapere cosa fosse l'università, così quando le ho spiegato che è una scuola dove vanno le persone grandi e con cui si tenta di avere più probabilità di trovare lavoro (fosse vero...), mi ha chiesto cosa fosse quest’ultimo.
Io: "è qualcosa che serve per poterti comprare da mangiare, quello che ti serve per vivere e magari anche per comprarti una casa dove andare a vivere per conto tuo".
Oggi, di punto in bianco: "io non voglio lavorare quando sarò grande"
Io (che mai più pensavo alla conversazione di qualche giorno fa): " e perchè?"
Lei: "perchè voglio vivere per sempre qui con te, il papo e mia sorella e se lavorare significa vivere in un’altra casa, IO NON LA-VO-RO! Punto e basta!"
Io: "ma non vorresti avere una casetta tua?"
Lei: "IO DA QUI NON ME NE VADO!!"
Ne abbiamo riparlato poi con calma ma nel frattempo questa la stampo e me la tengo da parte; vediamo se tra 6 o 7 anni la penserà ancora così!
:hihi
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Qualche giorno fa, mentre ero auto con le pargole, alla radio parlavano di istruzione ed università. Mia figlia maggiore (8 anni), ha voluto sapere cosa fosse l'università, così quando le ho spiegato che è una scuola dove vanno le persone grandi e con cui si tenta di avere più probabilità di...
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ESPERIMENTO...

25 marzo 2013 ore 17:31 segnala
Questo post è una sorta di gioco di scrittura; si sviluppa partendo da una serie di parole scelte a caso da uno dei blogger partecipanti.
Le parole dalle quali bisognava prendere spunto (includendole anche nel post), sono:
-ragazza d'argento
-manto stellato
-città
-dolce malinconia
-strada
-valigia

Partecipano: Alexander.Nevsky, Dealma,ClarissaDalloway, MalenaRM, MorganaMagoo, Ombromanto05, RivolUZI.ONE, Uto80 e VenaCava.


In una piccola CITTA’ di provincia, viveva una vecchietta che nonostante l’età e gli acciacchi a questa legati, era piena di energia e vitalità, tanto da essere stata simpaticamente soprannominata dalla sua amica di sempre, RAGAZZA D’ARGENTO.
Il suo vero nome era Betta: minuta, canuti capelli cortissimi, doppio paio di occhiali da portare alternativamente sul naso o appesi al collo a seconda della necessità, sguardo attento ed aria all’occorrenza, agguerrita.
Nelle sere in cui la temperatura lo permetteva, aveva l’abitudine di ritrovarsi sul balcone con la vicina di casa, un’amica di vecchissima data di nome Robinia, conosciuta quasi per caso decenni prima e con la quale era subito nata un’amicizia che era andata consolidandosi con il tempo.
Di solito le loro conversazioni consistevano nel raffrontare gli acciacchi vecchi e nuovi in una sorta di gara a chi ne aveva di più ma anche nel ricordare le amiche che non c’erano più, a spettegolare su quelle che ancora c’erano, ad elencare gli impegni del giorno dopo, a programmare qualche gita fuori porta, a criticare (da brave suocere), nuore e generi e tanto altro.
Quella sera però, le due donne avevano un’aria stranamente assorta; avevano esaurito presto gli argomenti di discussione ed entrambe si erano ritrovate a fissare con aria rapita il MANTO STELLATO.
“Domani è il giorno fatidico…”, disse Robinia con aria seria.
“Già…”, rispose Betta, con tono quasi velato da una DOLCE MALINCONIA “l’ennesimo e nonostante tutto, ogni volta è così faticoso ed a volte credo sia arrivato il momento di cambiare ma poi…”.
“…poi hai tutto lì da così tanto che alla fine è un po’ come essere in famiglia”, concluse l’amica.
“Vero… comunque vedrai che ce la faremo”.
“Ti senti pronta?”, chiese Robinia seria.
“Certo, non ti preoccupare”, rispose Betta.
Le due donne si salutarono e rientrarono nelle rispettive case, augurandosi la buonanotte.
L’indomani Betta, si alzò presto come sua abitudine ma anziché dedicarsi alle faccende di casa, si vestì in tutta fretta e con Robinia si incamminò lungo la STRADA.
Camminare alle due donne era sempre piaciuto ma il caldo di quei giorni rendeva tutto un po’ più faticoso, così decisero di prendersela comoda; dopo circa un quarto d’ora di cammino, iniziarono a vedere la loro meta, stagliarsi tra gli alberi.
Si trattava di un edificio di color ocra, con numerose finestre, incorniciato da enormi piante che emergeva su una collinetta.
Si avvicinarono al grande cancello, lo oltrepassarono e si incamminarono lungo la leggera salita con passo fermo.
Arrivarono davanti alla scalinata che portava all’ingresso dell’edificio lì vi trovarono alcune coetanee che le stavano aspettando.
“Ecco Betta e Robinia”, disse una delle vecchiette armata di bastone, salutandole “mancano solo la Mariuccia, la Berta e la Franca e poi ci siamo tutte”, aggiunse.
“Ma la Mariuccia non è al mare con le nipotine? Berta mi ha detto che sarebbe passata prima in farmacia e la Franca è sempre in ritardo”, aggiunse Betta guardandosi in giro.
“Beh, allora inutile perdere tempo”, intervenne con aria sbrigativa una nonnina del gruppo “Tra poco inizierà a fare davvero caldo, meglio muoversi. E voi due state attente” disse rivolta a Betta e Robinia “oggi la Luisa ha messo le ciabatte comode”, disse con aria furba ma Robinia per tutta risposta mostrò le sue, giallo girasole. “Tutte pronte? E allora VIA!”, disse Robinia con il suo solito entusiasmo, girandosi verso la scalinata.
Mentre il gruppetto di agguerrite nonnine, si inerpicava lungo la scala, le due amiche di sempre, rimasero ultime; quei gradini erano davvero tanti, la voglia di salirli tutto sommato poca ma sapevano di non potersi esimere da quell’impegno, quindi inutile affannarsi tanto da subito, presero un bel respiro ed iniziarono a loro volta la salita ma con tutta calma.
Un pezzo del corrimano mancava ormai da mesi ma a quanto pare nessuno si era dato pena di sistemarlo. “Con quello che paghiamo a questo istituto, ripararlo sarebbe il minimo”, disse Robinia polemica.
“Risparmia il fiato, la scalinata è ancora lunga e la Luisa con quelle ciabatte va come un treno”, rispose Betta.
“Tranquilla che la prendiamo”, disse Robinia decisa.
Il gruppetto che prima si era sparpagliato chiassoso lungo la scalinata ora, giunto a circa metà, si era silenziosamente ricompattato ma Luisa era ancora in testa.
Betta e Robinia le avevano raggiunte e nonostante alcune avessero tentato di ostacolarne il passaggio con mosse al limite della correttezza, le due amiche le superarono e si misero a tallonare Luisa che per non farle passare, zigzagava come poteva lungo la scalinata.
Quando pareva che questa fosse ormai prossima a raggiungere la cima per prima, ecco che Robinia sfruttando un attimo di disattenzione di Luisa, la superò, si sciolse la lunghissima chioma che le finì in pieno viso costringendola a rallentare per non cadere, cosa che diede modo a Betta di superarla e salire gli ultimi gradini arrivando prima all’ingresso dell’istituto, insieme all’amica.
Tutte avevano un gran fiatone e boccheggiando raggiunsero le panchine poste lì vicino dove vi si accasciarono in attesa di essere raggiunte dal resto del gruppo.
“Sei stata scorretta con quei capelli”, disse Luisa con un filo di voce.
“Beh? Ti ricordo che il mese scorso sei arrivata prima solo perché ti eri portata le pistole ad acqua di tuo nipote!”, rispose irritata Robinia.
“Comunque quel corrimano rotto, mi ha penalizzata…”, aggiunse Luisa.
“Sì, il corrimano… con quelle ciabatte è già tanto se sei arrivata viva fino a qui!”, disse rantolante una delle altre nonnine, prima di sedersi stremata su una panchina.
“Siete troppo competitive, voi due”, disse ironica una del gruppo “tra capelli, acqua e ciabatte prima o poi la pensione ve la dovremo portare direttamente in clinica, altro che fare a gara a chi entra per prima in banca”.
“Hai perfettamente ragione”, disse Betta ridendo “Dai Robinia, preleviamo la pensione e torniamo a casa; l’aereo per la Grecia parte domattina e devo ancora finire la VALIGIA”.
Salutarono il resto del gruppo che si stava attardando sulle panchine, si diedero appuntamento al primo del mese successivo ed entrarono in banca vantandosi della loro ultima perfomance con la cassiera che conoscendole bene, le ascoltava divertita.
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Questo post è una sorta di gioco di scrittura; si sviluppa partendo da una serie di parole scelte a caso da uno dei blogger partecipanti. Le parole dalle quali bisognava prendere spunto (includendole anche nel post), sono: -ragazza d'argento -manto stellato -città -dolce...
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25/03/2013 17:31:27
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GENTE COSI'

24 marzo 2013 ore 16:18 segnala

Venerdì in ufficio è stata una giornata piuttosto pesante; riprendendo possesso della mia postazione, dopo un caffè preso al volo, mentre sistemo un paio di operazioni prima di chiamare il cliente successivo, sento il collega che ha lo sportello accanto al mio, bisbigliare “pari o dispari? Pari o dispari??”, come spesso facciamo quando vediamo arrivare un cliente non desiderato (ah… i bancari gente serisssssssssima!), che non vorremmo servire.
Purtroppo vince il collega, così mi vedo costretta a seguire una docente universitaria pluri laureata, sulla cinquantina, donna bellissima, sempre perfettamente truccata, vestita e pettinata ma con un ego grande quanto l’Italia intera ed un fare così acido e spocchioso che tutti ci domandiamo quanti siano gli studenti in grado di seguire i suoi corsi.
La sopra descritta “signora”, senza salutare, mi informa di dover effettuare un bonifico; le allungo il modulo che dopo un paio di minuti mi ritorna compilato ma senza l’importo.
Glielo faccio presente e per tutta risposta mi sento dire “…sono quegli imbecilli dell’assicurazione che mi hanno detto di fare così”, e mi ritorna il modulo in malo modo.
Con estrema calma (avessi potuto darle fuoco!!:testata ), sottolineo che i bonifici DEVONO avere un importo, altrimenti pagherebbe le commissioni per un’operazione superflua… Mi interrompe ribadendo che “gli imbecilli dell’assicurazione”, le avevano detto di fare così.
Sottolineo che la procedura, NON prevede l’inoltro di bonifici con importo zero ma che avrei dovuto inserire almeno 1 cent se proprio aveva necessità di effettuare quell’operazione (di cui non capivo il senso).
“1 centesimo a quei cialtroni dell’assicurazione che più problemi non mi hanno causato?? Non se ne parla! Adesso li chiamo e dico che QUI la loro operazione non può essere eseguita”.
E con fare sdegnoso ed irritato, si ritira in un angolo del salone per effettuare la telefonata.
Dopo quasi un quarto d’ora, mi ritrovo davanti al naso il bonifico di cui sopra con tanto di importo a 3 cifre.
“Ecco… ora lo può eseguire”, mi dice come se fossi una bambina a cui hanno concesso un capriccio.
“Ha risolto, vedo”, dico con tono neutro ma con un’espressione che mi auguro abbia lasciato ben vedere la scritta a caratteri cubitali sulla mia fronte: “…ha parlato con gli imbecilli dell’assicurazione, eh? Quei cialtroni alla fine sono riusciti a farle capire cosa doveva fare…!”, più una serie di epiteti che non riporto…
Chi mi conosce è avvertito; non lasciatemi MAI a portata un lanciafiamme, ci sono occasioni in cui saprei cosa farne…
:hell
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Venerdì in ufficio è stata una giornata piuttosto pesante; riprendendo possesso della mia postazione, dopo un caffè preso al volo, mentre sistemo un paio di operazioni prima di chiamare il cliente successivo, sento il collega che ha lo sportello accanto al mio, bisbigliare “pari o dispari? Pari o...
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24/03/2013 16:18:12
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L'ARTE DELLO "SBOLOGNO"

27 febbraio 2013 ore 22:41 segnala
Ore 8.15: faccio il mio ingresso (più o meno), trionfale in ufficio.
Da una rapida occhiata le facce dei clienti in attesa, sembrano più o meno le stesse a parte un paio che non mi pare di aver mai visto allo sportello.
Con gli altri 3 colleghi mi affretto ad aprire la cassa e diamo inizio alla giornata lavorativa.
Il primo cliente che mi si para davanti, fa parte di quel paio di persone mai viste prima; deve versare un assegno estero, emesso da una finanziaria statunitense.
Vado dal capo-cassiere che mi dice di negoziarlo in un certo modo che riferisco al cliente ma poi mi chiama dicendomi di chiedere conferma al direttore.
Il cliente ha premura, gli rilascio una ricevuta e vado dal direttore (lunatico come poche persone al mondo), che inizia a smanettare in internet alla ricerca di notizie sulla società che ha emesso l’assegno e sulla banca relativa, salvo sentirgli dire che lui di inglese, non capisce un tubo… :neteye
Mi manda quindi dal suo vice che mi relaziona sulla rischiosità di incassare un assegno del genere, vuol sapere che lavoro fa questa persona, perché l’hanno pagato con un assegno e non con un bonifico, se questo è al corrente di questo-quello e quell’altro, e bla-bla-bla… :ronf
Alle 10.30 mi stavo accasciando sulla sedia, quando compare il direttore che mi dice di contattare il cliente, peccato che l’unico numero di telefono a mia disposizione, non sia più attivo; mi manda dal settorista che segue questo tizio ma, dopo avermi chiesto perché mi rivolgevo proprio a lui, mi dice di non sapere come rintracciarlo; torno dal vice che va dal direttore che inferocito convoca il settorista e gli intima di contattare il cliente in qualsiasi modo; passo la documentazione al suddetto, faccio ritorno alla mia postazione di combattimento ma ecco che il sopra citato settorista compare dal nulla con in mano una cartolina prestampata di quelle che vengono inviate ai clienti con preghiera di contattare la banca al più presto e mi dice di spedirla.
“Ma non dovevi farlo tu?”, chiedo.
“il cliente è venuto da te…”.
“Ma chi segue la clientela sei tu…”.
“Ma l’assegno l’ha consegnato a te…”.
Con il fumo che iniziava ad uscirmi dalle orecchie, i clienti in coda che iniziavano ad aumentare, gli faccio presente che in quel modo sarebbero trascorsi giorni prima di rivedere il cliente e che FORSE sarebbe stato meglio inviare un telegramma: “ma i telegrammi costano!”, mi risponde.
“Invece i francobolli ce li regalano?”, ribatto.
Mi guarda torvo ed io, per un attimo, mi sono vista nei panni di Homer Simpson quando afferra Burt per il collo ed inizia a scuoterlo…
Mi sembrava di essere tornata ai tempi dell’asilo e forse è proprio vero che andando in là con l’età si torna bambini, fatto sta che all’improvviso con uno scatto fulmineo che data la mole del collega, mai mi sarei aspettata, passa allo sportello della mia collega e, prima che questa potesse chiamare il cliente successivo, la “omaggia” della sopra citata incombenza, facendo poi ritorno al suo ufficio.
Nel caso qualcuno se lo chiedesse, questa è la famosa “Arte dello Sbologno”; ci vogliono costanza, nervi saldi e anni di “pratica” per evitarla ma basta un attimo per impararla.

:incazzato
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Ore 8.15: faccio il mio ingresso (più o meno), trionfale in ufficio. Da una rapida occhiata le facce dei clienti in attesa, sembrano più o meno le stesse a parte un paio che non mi pare di aver mai visto allo sportello. Con gli altri 3 colleghi mi affretto ad aprire la cassa e diamo inizio alla...
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27/02/2013 22:41:05
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:-)

21 febbraio 2013 ore 15:28 segnala
"Mammi? Sei bellississima e sei giovane come me."


Essere guardata con gli occhi di una gnometta di 3 anni, aiuta l'autostima %-)
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"Mammi? Sei bellississima e sei giovane come me." Essere guardata con gli occhi di una gnometta di 3 anni, aiuta l'autostima %-)
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21/02/2013 15:28:42
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CE LA POSSO FARE... O NO?!

18 febbraio 2013 ore 22:11 segnala
Ore 6.30, inizio giornata
Ore 8.25, inizio lavoro
Ore 11.20, pausa
Ore 11.24, ripresa lavoro (quando il capo chiama ed il "solito" collega è impegnato a mandar sms, qualcuno deve rispondere... :-x )
Ore 13.35, pausa pranzo
Ore 13.45, fine pausa pranzo
Ore 16.00, corsa verso il parcheggio (stamattina mi è toccato parcheggiare distante ;-( )
Ore 16.20, ritiro pargola grande
Ore 16.45, dentista per pargola grande
Ore 17.20, ritiro pargola piccola
Ore 17.45, pediatra per entrambe le pargole
Ore 18.30, ingresso trionfale in casa (finalmente! :fiore ), sistemazione pargole, preparazione cena con annessi e connessi
Ore 20.00, messa a nanna della piccola
Ore 21.00, messa a nanna della grande
Ore 22.00, messa a nanna della sottoscritta.

...ed è solo lunedì!
:ronf
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Ore 6.30, inizio giornata Ore 8.25, inizio lavoro Ore 11.20, pausa Ore 11.24, ripresa lavoro (quando il capo chiama ed il "solito" collega è impegnato a mandar sms, qualcuno deve rispondere... :-x ) Ore 13.35, pausa pranzo Ore 13.45, fine pausa pranzo Ore 16.00, corsa verso il parcheggio...
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18/02/2013 22:11:32
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