Agrigento, l’allarme degli animalisti:

10 febbraio 2018 ore 18:13 segnala
“Non possiamo più salvare i cani randagi”




Dall’inizio del mese ad Agrigento è vietato soccorrere cani randagi. Almeno, lo è per i privati che volessero portarsi a casa un cucciolo o anche un cane adulto trovato per strada. Effetti dell’applicazione di un decreto dell’assessore alla salute della Regione siciliana emanato lo scorso 3 novembre e applicato ora dalla Asp di Agrigento, la prima a farlo in tutta la Sicilia, regione che, sul tema randagismo, ha una propria legge che risale al 2000, la n. 15.

Perplessi e arrabbiati i volontari delle associazioni animaliste che si sentono impotenti e che, se intervenissero prelevando un randagio, anzi un «cane del territorio» come lo definisce la legge, rischiano una segnalazione e, soprattutto, una multa che va da 86 a 520 euro. «Non possiamo più operare - dice Almaria Dominici che guida l’associazione L’Itaca di Argo -. Se noi preleviamo dei randagi lo facciamo per darli in adozione, ma siccome bisogna microchipparli, il veterinario che lo fa ha l’obbligo di segnalare all’Azienda sanitaria locale il nome di chi gli ha portato il cane affinchè emetta la sanzione». Non ci sono deroghe a questa disposizione; le uniche sono l’eventuale silenzio, fuorilegge, del veterinario o l’inazione delle amministrazioni comunali: «Tutto questo taglia le gambe alle associazioni animaliste che non sono convenzionate - dice ancora Dominici - e nemmeno da privati cittadini si può fare».



Dall’Asp di Agrigento, la visione del problema è un’altra. Secondo il direttore del servizio di igiene degli alimenti e delle prevenzioni zootecniche, Antonio Izzo, che ha firmato la disposizione per Comuni e veterinari, non c’era alcuna discrezionalità nell’applicazione del decreto regionale. Il quale, va ricordato, è stato firmato dal precedente assessore regionale alla salute, Baldo Gucciardi, nei giorni in cui gli elettori siciliani andavano al voto per eleggere il nuovo governatore. «Il cane del territorio è di proprietà del sindaco - spiega il dottor Izzo - e nessuno è autorizzato a prelevarlo. La normativa è chiara: i cani vanno prelevati da personale specializzato e autorizzato, portati nei canili sanitari dove restano in osservazione per dieci giorni e microchippati, e solo dopo possono essere dati in adozione». Gli animalisti lamentano la poca attenzione delle amministrazioni comunali e la scarsità di canili sul territorio: «In questi mesi abbiamo fatto corsi per più di 150 operatori - spiega Izzo - e i comuni se non hanno strutture proprie hanno convenzioni con canili privati autorizzati. Il decreto serve a combattere il randagismo, abbiamo microchippato 60mila cani e ne abbiamo sterilizzati seimila in questi anni».


Gli animalisti - nell’Agrigentino ci sono diverse associazioni che si occupano della cura dei randagi - temono che il rigore di questa norma metta a rischio la vita stessa dei cani: «Anche se ha come obiettivo quello di contenere il fenomeno del randagismo - avverte Almaria Dominici - questa disposizione mette fuorilegge privati cittadini e associazioni che sono mosse solo da compassione e senso civico e che finora hanno sopperito alle carenze delle strutture pubbliche».

Fonte LaZampa.it - LA STAAMPA -
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“Non possiamo più salvare i cani randagi” « immagine » Dall’inizio del mese ad Agrigento è vietato soccorrere cani randagi. Almeno, lo è per i privati che volessero portarsi a casa un cucciolo o anche un cane adulto trovato per strada. Effetti dell’applicazione di un decreto dell’assessore...
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10/02/2018 18:13:08
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Commenti

  1. wlaf74 10 febbraio 2018 ore 18:34
    Sempre i soli iter burocratici. Ci si pesta i piedi a vicenda invece di trovare una soluzione per operare in sintonia per il bene comune. Le associazioni animaliste si fanno carico di controllare e dare poi in adozione i cani presi e microcippati. 5 anni fa, ho preso in adozione un cucciolo di Green Hill. Prima di portarlo a casa. è venuta una responsabile del LAV a vedere l'ambiente, a porre un questionario a me e mia moglie e solo dopo ci ha consentito di avere il cane. 2 anni fa, con una sentenza del tribunale di Brescia il beagle è divenuto "nostro" a tutti gli effetti. Si opera per il bene dell'animale? E allora perchè mettere il bastone tra le ruote alle varie associazioni ed ai privati che amano gli animali e nel momento che entrano nella loro casa li trattano come figli?
  2. p.arnassius2 11 febbraio 2018 ore 12:18
    @wlaf74

    Sono pienamente d'accordo con il Tuo Pensiero !!!!
    Ma purtroppo esiste ancora troppo menefreghesismo e a mio parere anche sempre rimane per primo la voglia di intascare denaro...di qua nn mi muove nessuno!!! Si fa e forse...un qualche cosa solo se se ne riceve un tornaconto personale! E del bene dell'Animale poco glie ne importa! In questo mondo di Quattro Zampe...gli Unici sono i Volontari che tutto quello che fanno...lo fanno solo ed esclusivamente per il Bene di quelle bestiole!

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