Sento il tuo disordine e lo comparo al mio...

22 giugno 2012 ore 22:47 segnala
Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

----------------------------------------------------------------------------------------
Mariangela Gualtieri, da Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006
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Sento il tuo disordine e lo comparo al mio. C’è somiglianza. C’è lo stesso slabbro di ferite identiche. C’è tutta la voglia di un passo largo in una terra sgombra che non troviamo. Sento il tuo respiro schiacciato lo sento somigliante ti sento piano morire come me che non controllo l’accensione del...
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Benvenuti...

16 giugno 2012 ore 23:44 segnala


Benvenuti su questo palcoscenico,
dove ognuno mette su il proprio teatro,
per rappresentare quel che è
o quel che vorrebbe essere...

Benvenuti su questo palco, fatto di colori, umori, bei vestiti e maschere,
dove ognuno di noi sceglie la propria parte
o interpreta quella che gli è stata assegnata da altri,
suo malgrado.

Benvenuti su questa giostra di cavalli,
dove cavalchiamo o siamo cavalcati,
da speranze, affanni, desideri e inganni,
propri o altrui.

Benvenuti in questo immenso parco giochi,
dove si gioca o siamo giocati
ogni giorno.

Vi do il mio benvenuto in questo meraviglioso Circo di saltimbanchi ed equilibristi,
io sono il Clown
con su disegnato il mio bel sorriso
e la mia triste lacrima...
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« immagine » Benvenuti su questo palcoscenico, dove ognuno mette su il proprio teatro, per rappresentare quel che è o quel che vorrebbe essere... Benvenuti su questo palco, fatto di colori, umori, bei vestiti e maschere, dove ognuno di noi sceglie la propria parte o interpreta quella che gli è s...
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Di consapevolezza e pensieri...

15 giugno 2012 ore 12:06 segnala
La consapevolezza di essere ora e qui... Vorrei tanto accorciare l'ancora dei miei pensieri e tirarmi un po' a me...
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La consapevolezza di essere ora e qui... Vorrei tanto accorciare l'ancora dei miei pensieri e tirarmi un po' a me...
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L’indicibile...

14 giugno 2012 ore 23:07 segnala
La soluzione è nel silenzio, nel non detto, per raccontare quello che le parole non sono in grado di dire...
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La soluzione è nel silenzio, nel non detto, per raccontare quello che le parole non sono in grado di dire...
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Io sono una pagina per la tua penna

16 maggio 2012 ore 22:27 segnala
Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida spiaggia.
Tu sei il mio Dio e Signore, e io
Sono terra nera e carta bianca.

--------------------
Marina Cvetaeva
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Io sono una pagina per la tua penna. Tutto ricevo. Sono una pagina bianca. Io sono la custode del tuo bene: lo crescerò e lo ridarò centuplicato. Io sono la campagna, la terra nera. Tu per me sei il raggio e l’umida spiaggia. Tu sei il mio Dio e Signore, e io Sono terra nera e carta...
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E' bello...

09 maggio 2012 ore 22:52 segnala
È bello svegliarsi e non farsi illusioni.
Ci si sente liberi e responsabili.
Una forza tremenda è in noi, la libertà.
Si può toccare l'innocenza.
Si è disposti a soffrire.

---------------------
Cesare Pavese
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È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l'innocenza. Si è disposti a soffrire. --------------------- Cesare Pavese
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I giorni perduti

09 maggio 2012 ore 00:07 segnala
Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.

Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese:

- Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

Quello lo guardò e sorrise:

- Ne ho ancora sul camion da buttare. Non sai? Sono i giorni.

- Che giorni?

- I giorni tuoi.

- I miei giorni?

- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.

C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava ma lui era in giro per affari.

Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duck, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.

- Signore! - gridò Kazirra. - Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico, almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi, e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.

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Dino Buzzati, da “Solitudini”, in “Le notti difficili”
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Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion. Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito....
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Mura

07 maggio 2012 ore 22:38 segnala
Senza riguardo, senza pudore né pietà,
m’han fabbricato intorno erte, solide mura.
E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte.
Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano fui così assente!
Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

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Kostantinos Kavafis
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Senza riguardo, senza pudore né pietà, m’han fabbricato intorno erte, solide mura. E ora mi dispero, inerte, qua. Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte. Avevo da fare tante cose là fuori. Ma quando fabbricavano fui così assente! Non ho sentito mai né voci né rumori. M’hanno escluso dal...
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Impara a pronunciare bene la realtà...

06 maggio 2012 ore 23:19 segnala
Una traslitterazione del suono fatta dallo sciabordare
delle piccole onde quando la luna si allontana e la casa
si avvicina alla riva, ci potrebbe rivelare molte cose. Sulle
vette dei sensi prima di tutto. Dove la gentilezza arriva
sempre prima, scavalcando la forza: un luminoso celeste
color pistacchio, il ciottolo incandescente, passi solitari del
vento sulle foglie. O altrimenti: una metopa, una cupola
che rendono lineare la natura come lo sciabordio rende
universale la lingua greca.

Impara a pronunciare bene la realtà.

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Odysseas Elytis, da Il piccolo marinaio
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Una traslitterazione del suono fatta dallo sciabordare delle piccole onde quando la luna si allontana e la casa si avvicina alla riva, ci potrebbe rivelare molte cose. Sulle vette dei sensi prima di tutto. Dove la gentilezza arriva sempre prima, scavalcando la forza: un luminoso celeste color...
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Non bisogna cercare

05 maggio 2012 ore 23:04 segnala
Il chiaro del bosco è un centro nel quale non sempre è possibile entrare. Lo si osserva dal limite e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo.

E’ un altro regno che un’anima abita e custodisce. Qualche uccello richiama l’attenzione, invitando ad avanzare fin dove indica la sua voce. E le dà ascolto.

Poi non si incontra nulla, nulla che non sia un luogo intatto che sembra aperto soltanto in quell’istante e che mai più si darà così.

Non bisogna cercarlo. Non bisogna cercare. E’ la lezione immediata dei chiari del bosco: non bisogna andare a cercarli, e nemmeno cercare nulla di loro.

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Maria Zambrano
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Il chiaro del bosco è un centro nel quale non sempre è possibile entrare. Lo si osserva dal limite e la comparsa di alcune impronte di animali non aiuta a compiere tale passo. E’ un altro regno che un’anima abita e custodisce. Qualche uccello richiama l’attenzione, invitando ad avanzare fin dove...
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05/05/2012 23:04:03
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