D'Una Donna il Desiderio

10 settembre 2009 ore 10:52 segnala
 

Tempestoso, sugli scogli

il mare tumultuoso

di questa mia vita

senza ragione

e senza tempo alcuni

s'infrange,

m'avvolge e soverchia.

Sobbalzo fra i flutti

batto e risbatto

sui candidi massi antichi…

non vivo,

non respiro,

esausto ed affamato

vorticosamente sprofondo

e gli abissi mi accolgon lieti.

........

Sussurìo soave,

cigolìo inconsueto,

inattesa

una porta s'apre…

mi protendo,

ti vedo e ti tocco,

…mi divora un bacio,

lo assaporo

poi ansando veemente

ti sbrano…

 

D'incanto

riemergo

profondamente respiro

avidamente ti gusto,

ed in tutte le tue parti

ti consumo.

 

E si placa lento il mare.

Nel silenzio

cattedrale della notte

stormi di gabbiani

sulla placida scogliera

libran lievi...

ed io,

rivivo con te

nell'insaziabile

cibarsi nostro.

Ho voglia di mare

10 agosto 2009 ore 12:19 segnala
Ho voglia di mare
di un mare blu dove lasciarmi andare
dove affogare i miei pensieri
e libero passeggiare fra le onde
lasciarmi abbracciare dalla fresca acqua salata
e lasciarmi dietro tutto il resto
come fosse acqua passata
 
Ho voglia di mare
di sole
di vento
di sale
 
Vorrei tornare all'essenza della vita semplice...
tranquilla...
come una calda sera d'agosto
tra le fresche acque del mare
assaporare la magia di ciò che ho attorno
del vento tra i capelli
del sole sulla pelle
della bianca spuma dell'onda
che friccica sulle gambe
 
Perdermi ammirando milioni di stelle
e poi ritrovarmi mentre sta nascendo il giorno
guardando il lento levarsi del sole
che si specchia nel blu intenso del mare
orgoglioso nel lasciarsi ammirare
 
Ho voglia di mare
....e intorno a me tutto è freddo cemento
e grigio asfalto
tutto è un lamento che sussurra lento
alle orecchie di ha il cuore per ascoltare
nascosto dal brusio della gente
dallo strombazzar dei clacson
 
Piove
mi affaccio alla finestra e cerco tra i palazzi
un arcobaleno che mi dia la gioia
di quand'ero bambino...
ma è un sogno
e come tutti i sogni riposa in fondo al mare
dove nessuno li potrà rubare
 
Ho voglia di credere nei miei sogni..
Ho voglia di mare.......

Il Silenzio dell'anima

28 maggio 2009 ore 19:38 segnala
Là dove il silenzio è l'anima di tutto, dove il cielo entra nel cuore e diventa universo, dove una lacrima sublima l'anima, dove il vento si ferma e il tempo non esiste più, dove l'istante è eternità, là il mio affetto resterà... Per sempre...

La Follia

16 aprile 2009 ore 09:26 segnala
 Capitolo 5°

Ruth mi osservava a distanza, sdraiata mollemente sulla poltrona di pelle nera posta nell'angolo più luminoso della stanza. Leggeva uno dei suoi soliti romanzi in inglese, forse per mantenere un legame con quella sua terra lontana da cui in fondo non si era mai separata, ed imputava a me la colpa di averla sottratta al suo destino.

- Se non ti avessi conosciuto, - soleva ripetere con quella sua aria un po' spaesata - ora starei da qualche parte, sulle coste del Maine, a guardare il frangersi delle onde sulla spiaggia. Invece sono qui, libera di volare ma prigioniera tra le tue braccia, così forti da farmi male, eppure così sicure da acquietare le mie paure.

- Di cosa hai paura?

- Di quello che verrà dopo... del nulla che seguirà al troppo, di questa assuefazione che mi costringe a seguirti ovunque, come se non esistesse null'altro al mondo.

- Dalle mie parti si chiama amore. - le sussurrai all'orecchio, sedendomi accanto a lei.

- Ami me e desideri un'altra, un boccone amaro da inghiottire.

- Sono due concetti diversi, preferiresti che fosse il contrario?

- Preferirei essere la sola a scalfire le tue voglie, ma evidentemente con me hai vissuto tutto ciò che ti intrigava... non hai più stimoli che stuzzichino la tua fantasia.

- Devo confessarti che sono rimasto molto sorpreso dalla decisione con cui hai inviato quella foto al tuo sconosciuto amante.

- Sorpreso o eccitato?

- Sorpreso e eccitato!

- Lo sapevo, - ammise Ruth, alzandosi di colpo - ero certa che avresti interpretato il mio gesto come un provocazione.

- Perché... non lo è?

- Incontrerò quell'uomo, - disse, guardando un punto indefinito oltre la finestra spalancata, e lo farò perché voglio capire cosa provi a giocare con Stella.

- Cosa credi che si aspetterà da te, dopo averti visto in quella posa?

- Tu cosa vorresti dalla tua cara amica, dopo il gioco dei pennarelli?

- Come diavolo lo sai? - le domandai, cercando una spiegazione che non potevo trovare.

- Lo specchio... amore mio, e dire che proprio tu l'hai fatto appendere sulla parete alle tue spalle, volevi che riflettesse la luce naturale, ed allora non avevi nulla da nascondere quando ti sedevi davanti allo schermo.

- Sono due cose diverse, cerca di capirlo, un conto è far cazzate dietro ad un monitor, ed un altro è mettersi nelle mani di uno sconosciuto.

- Hai ragione, è per questo che domani tu verrai con me all'appuntamento e mi proteggerai ad una certa distanza. Diciamo seduto al tavolino a fianco?

Non mi diede modo di replicare, o forse non ebbi il coraggio di farlo. Istintivamente avrei voluto impedirle una simile follia, eppure ero combattuto tra una strana forma di gelosia ed il desiderio di vederla in balia di un altro uomo.

Scherzai con lei fino al momento in cui avrei dovuto farmi da parte e lasciarle percorrere l'ultimo tratto da sola: - Potrebbe essere già lì, - si giustificò - non voglio che mi veda in tua compagnia!

Quando finalmente potei raggiungere il luogo dell'incontro, Ruth era seduta da sola al tavolino e si guardava intorno curiosa. Fu allora che immaginai di essere io quello sconosciuto, ed al suo posto c'era Stella, con gli occhi saettanti verso ogni ombra che si avvicinava furtiva.

Avrebbe potuto essere quell'elegante manager dall'aria disinteressata, si aggirava come un gufo fingendo di rimirare le vetrine, oppure quel giovanottone tutto fisico e niente cervello... no, entrambi troppo banali per piacere alla mia donna.

Ero ancora lì a scrutare i passanti, quando quel maledetto bastardo uscì da dentro il bar con un mazzo di rose rosse in mano. Si avvicinò come un falco sulla preda, attese che lei si mettesse in piedi per prenderle le misure, e poi l'abbracciò come si fa con una vecchia amica.

In quell'istante avrei voluto piombargli addosso e rompergli in testa il tavolino, ma lei sorrise, sorrise... e poi cominciò a parlargli sottovoce come se dovesse confidargli chissà quale segreto.

- Dalla foto ti immaginavo esattamente così... - disse lui, con quel tono scherzoso che piace tanto alle donne quando hanno voglia di trasgredire, mi sedetti a due passi da loro chiamando il cameriere con un gesto nervoso, aprii il giornale e finsi di non capire.

- Questa è bella, - rispose Ruth, alzando la voce - dall'inquadratura del mio sedere sei riuscito ad immaginare tutto il resto?

- Sui tuoi capelli biondi difficilmente avrei potuto sbagliare, in ogni caso era logico supporre che tu avessi una corporatura slanciata, atletica... sicuramente proporzionata alle tue grazie posteriori.

- In poche parole qual è ora il tuo giudizio?

- Una bella donna, sicuramente intelligente e di classe... con un gran bel culo!

- Se lo avesse detto un altro, lo avrei preso a schiaffi, di solito non sopporto che vengano usati termini così diretti, ma sentirlo da te mi piace... insomma si, è eccitante... e poi ho sempre pensato di avere un bel fondoschiena.

- Nella foto non si vede solo quello, ti sei chinata in avanti apposta per mostrarti meglio, è forse un invito?

- No, questo no, - ribadì Ruth - volevo solo che vedessi un po' della mia voglia perché in fondo mi era piaciuta subito l'idea di esibirmi, è stato un impulso istintivo, un riflesso incondizionato.

- Questo significa che non sei qui per far sesso con me?

- No, mi spiace deluderti, sono qui perché volevo capire che emozioni mi avresti dato, lo trovo un bel gioco, questo si, però non andrei mai oltre.

- Lo trovo un gioco stupido, - reagì l'uomo - è come dar fuoco alla miccia e poi spegnerla prima che arrivi alla polvere da sparo, non hai pensato che potremmo scoppiare insieme.

Ruth si alzò di scatto gettando a terra le rose posate sul tavolino: - ...mi spiace - lo liquidò - forse hai avuto troppa fretta di concludere ed hai calpestato la miccia facendo un passo avventato!

Prima che lui potesse afferrarla per un braccio, mi alzai e mi frapposi tra loro: - Qualche problema signora? - domandai.

- No, tutto bene, - rispose - ma le sarei grato se mi accompagnasse ad un taxi, sa... con certa gente in giro!

- Cazzo, - le gridai, una volta soli - ti rendi conto di che rischio hai corso, che avresti fatto se non ci fossi stato io?

- Mi sarei messa a strillare come una gatta a cui hanno schiacciato la coda, e lui sarebbe scappato come il più stupido dei conigli.

- Può darsi... ma è stato comunque uno stupido azzardo, un esperienza da non ripetere.

- Senti, - disse tremando tra le mie braccia - lo senti come sono agitata^

- Hai avuto paura?

- No, - disse Ruth - mi è scoppiata la voglia addosso, è per questo che sono fuggita.

- Forse è meglio chiudere quest'avventura e non parlarne più!

- Ti sbagli, - sussurrò, stringendosi a me - sarebbe come mettere il coperchio sopra una pentola che bolle... ed io invece ho voglia di capire fin dove posso arrivare.

- Stai parlando di una tua fantasia, o vuoi davvero passare quel limite che ci siamo imposti un anno fa, quando ci siamo conosciuti?

- Dobbiamo discuterne... ma non stasera, adesso ho voglia di sentirti dentro di me, subito!

Mi prese per la cintura e, prima ancora che potessi reagire, allungò le gambe tra le mie. - Scopami, - disse - spingimi in un vicolo buio e scopami senza nessun riguardo.

Non l'avevo mai vista così, le aprii la gonna con un gesto furtivo e cercai di raggiungere il suo sesso infilandole una mano tra le cosce. Il caldo dei suoi umori colava sulla pelle nuda come il miele d'acacia da un'arnia spezzata: - Sei un lago, - le sussurrai - sono io a farti questo effetto, o è quel bastardo del tuo amico?

- Tutti e due, - rispose, con la voce incrinata da un lamento - tu perchè mi stai facendo godere... e lui perchè ci sta spiando di nascosto.

L'intrigo Cap itolo 4°

08 febbraio 2009 ore 22:07 segnala
 

Restai senza parole nel riscoprirla così diversa da come l'avevo sempre immaginata, non potevo credere che trovasse il coraggio di spedire quel file, eppure lo vidi sparire lungo i fili sottili e intricati della rete.

- Ora ti spiace lasciarmi sola? - mi liquidò, mostrando un'incontenibile eccitazione - Ti assicuro che la prossima volta ricambierò il favore.

"Una strana sensazione", non trovai altro modo per definire quello che stavo provando, come se di colpo mi fossi svegliato all'improvviso e non riuscissi a ritrovare il letto su cui stavo dormendo. Eppure non era così inusuale concepire che le regole del gioco valessero per entrambi, ma un conto è immaginare che la propria donna si concede virtualmente ad uno sconosciuto... ed un altro provarlo sulla propria pelle.

Dunque la differenza stava soltanto nella certezza che accadesse davvero? Era quella la spiegazione per il brivido caldo che mi accarezzava la schiena e, subdolo, s'insinuava tra i nervi tesi allo spasimo per infiltrarsi dritto dentro a pensieri più oscuri.

Assurdo, si, eppure era un senso di piacevole agitazione quello che divorava la mia innata curiosità, non gelosia, non rabbia, ma esclusivamente desiderio allo stato puro. Detto così sembrava fuori da ogni logica, lontano da ogni reazione chimica dell'umana natura: un tradimento annunciato che diventa l'unica causa del piacere.

Quando la sera successiva ritrovai Stella in rete, ero già così eccitato da non riuscire a contenermi. - Ho voglia di te... adesso, - le scrissi - e non voglio aspettare un minuto di più!

- Prendi il primo aereo e vieni qui, - rispose - non vedo altro modo per sfogare la tua voglia!

- Credo che un uomo ed una donna che si sono conosciuti in rete, debbano incontrarsi nella vita reale solo quando non possono più fare a meno uno dell'altro; purtroppo non siamo ancora a questo punto.

- Ed allora come puoi pretendere di avermi... qui, adesso?

- Ti avrò comunque se obbedirai ad ogni mio ordine.

- Ordini... non desideri?

- Sei sola in ufficio? - la incalzai.

- Non ancora, c'è il solito collega che sembra inventarsi una scusa per stare con me.

- Procurati più pennarelli che puoi e mettili in fila sulla scrivania davanti a te.

- Non hai risposto alla mia domanda, - reagì Stella - è un ordine o un desiderio.

- E' un ordine, - scrissi in maiuscolo - e tutto quello che ti chiederò d'ora in poi suonerà allo stesso modo.

- Va bene... mio signore, ti obbedirò senza mai contraddirti... mi piace sentirmi in tuo completo possesso.

- Come sei vestita?

- Gonna lunga a fiori e camicia chiara... slip e reggiseno neri.

- Si intravede la biancheria intima sotto il vestito?

- Si, stamattina ho scelto il contrasto netto!

- Toglietela, e poi torna qui!

La pausa che ne seguì mi diede l'esatta percezione di quello che stava accadendo. Immaginai ogni passaggio della scena, lei che si alzava dalla scrivania, camminava lungo il corridoio che conduceva al bagno, si spogliava davanti allo specchio... e poi tornava da me.

- Fatto! - disse - Ma sto rischiando di diventare la barzelletta dell'ufficio... sicuramente qualcuno si sarà già accorto che sotto non porto nulla.

- Accendi la WebCam, - le ordinai - voglio vedere l'espressione del tuo viso.

- Ti ricordo che non sono sola...

- E' proprio questo che esalta la mia voglia. Inquadra prima il tuo collega e poi puntala verso la tua camicia, voglio vedere la sagoma del tuo seno che si muove sotto la stoffa leggera.

Centottanta gradi, era quello l'angolo che separava le due inquadrature, dunque l'intruso era seduto esattamente di fronte a lei. Stella avvicinò l'obiettivo alle labbra, poi lo inclinò leggermente verso il basso, mostrandomi la sua procace scollatura. - Così va bene? - mi chiese.

- Fissala sotto la scrivania, - la sollecitai - è quella la soggettiva che preferisco.

- ...mi stai facendo impazzire, - rispose, muovendo confusamente la WebCam - sto perdendo la testa.

Quando l'immagine tornò ad essere chiara, potei distinguere chiaramente i fiori pastello disegnati sulla sua gonna.

- Prendi tre dei pennarelli che hai davanti a te, - continuai - e mostrameli con calma davanti all'obbiettivo.

Li vidi ruotare davanti alla cam, li teneva stretti tra le dita, muovendoli appena - ...nero, bianco e rosso, - scrisse - tre colori che amo particolarmente.

- Va bene, ora apri le cosce ed infilateli tra le gambe.

- Ti prego... il mio collega mi sta fissando con aria perplessa, se mi vede abbassare le mani e riportarle vuote sulla scrivania, capirà tutto.

- Fottitene di lui, - insistetti - è al mio piacere che devi pensare.

- ...sono bagnata come non lo sono stata mai, mi sento ridicola ma non posso fare a meno di obbedirti.

Lo fece con bramosia, scavandosi col medio nella carne fradicia fino a mostrarmene i succhi copiosi che colavano nella parte inferiore del sesso, poi puntò i pennarelli al centro del languore e li affondò con un gesto deciso. - Sto impazzendo, - aggiunse - sono al limite di ogni sopportazione.

- Prendine un altro e fallo scorrere in mezzo finché il cappuccio sarà allo stesso livello degli altri.

Obbedì senza aggiungere una sola parola.

- Ancora uno, - continuai - e poi subito un altro ed un altro ancora; cominci a piacermi!

Il gioco divenne una deliziosa tortura, cinque, sei, sette, otto, nove pennarelli, e le sue dita nervose tamburellavano sui tappi in cerca di stimoli sempre più forti.

- Ancora tre, uno dietro l'altro - la incalzai - voglio vederti godere.

- Troppo tardi, - rispose - non sono riuscita a trattenermi. Ora scusami, ma mi sento proprio scema!

Mi lasciò così, incollato al nero del monitor bloccato sull'ultima inquadratura, senza una parola, senza un sorriso, senza nemmeno un addio. - Stupido, - pensai - come ho potuto non accorgermi che fosse già ben oltre il limite, avrei dovuto fermarmi ad un passo dal baratro ed invece ce l'ho buttata dentro.

Si, era così, non c'era un'altra spiegazione, il piacere l'aveva condotta da me, e l'appagamento me l'aveva portata via. Conosco bene quella sensazione per averla provata altre volte, si rincorre una scintilla fino a vederla scoccare, e poi di colpo ci si perde nel buio assoluto.

La sera seguente non la ritrovai al mio ritorno, poi seguì il sabato e la domenica, due giorni in cui non sarebbe stata certo in ufficio.

Mattino

02 febbraio 2009 ore 07:17 segnala
Mattino.
Un nuovo giorno.
La gioia della nascita.

Tutto ciò che abbiamo bisogno è racchiuso nel mattino.
Finchè il sole continuerà a sorgere,avremo sempre la possibilità
di affrontare la cattiva sorte, di benedire i doni della fortuna e vivere
con pienezza la nostra esistenza.
La vita inizia con l'alba, che è già di per se un dono prezioso,
un'immensa fonte di felicità: tutto il resto diventa pienezza incommensurabile.
All'alba inginocchiamoci e rendiamo grazia per questo evento miracoloso.
Potremmo pensare che il mattino, per noi cosi normale,
non sia degno di venerazione: ma ci rendiamo conto
che quasi ovunque, nel cosmo, il mattino non esiste?
Questo semplice accadimento quotidiano è il nostro bene supremo.
Celebriamo l'alba come miracolo stupefacente, bellezza incomparabile
dono del cielo, profetico presagio,
coscienza del valore della vita, iluminazione
significato dell'esistenza, guida, luce suprema.
Se riuscissimo a cogliere il mistero della notte e la gloria del mattino,
civiltà e spiritualità si trasformerebbero in cose superflue..

Appuntamento 2° capitolo

13 gennaio 2009 ore 10:03 segnala
  Una bella donna, non c'è che dire, lo sguardo ammiccante che filtrava risoluto dietro l'espressione decisa, i capelli raccolti... e l'abito da sposa.

Strana scelta per una fotografia che avrebbe dovuto stupirmi si... ma non certo per ricordarmi il giorno del suo matrimonio, la ingrandii a tutto schermo e cercai di leggere nei suoi occhi l'intrigo che avrei voluto da lei.

La prima reazione fu quella di evitare ogni incauto approccio, mi limitai ad un breve commento senza mostrare il mio disappunto, ma immediatamente cercai di provocarla, per sondare la sua disponibilità al gioco.

- Vuoi stupirmi una seconda volta, - la misi alla prova - allora potresti sederti sullo scanner accanto alla tua scrivania, premere il bottone di avvio, e mandarmi il file che ne uscirà.

- Nient'altro? - rispose lei, fingendo di acconsentire alla mia richiesta.

- Si... - la incalzai - scosta gli slip di lato affinché io possa vedere se ti piace quello che stai facendo per me!

Non disse nulla, cercò di nascondere l'imbarazzo dietro alcune frasi volutamente evasive, ma non chiuse mai la porta alla mia speranza di vederla a quel modo.

- Non adesso, - si limitò a commentare - ma non è detto che una di queste sere io non ti accontenti, tutto piò essere e tutto può accadere, basta saper aspettare.

- Non ho pazienza, - ribadii - o forse sono abituato a soddisfare i mie capricci nel momento stesso in cui si trasformano in desideri, ed in questo momento voglio vederti così!

- Non sono sola, - si difese, senza mai negarsi un solo istante - ma avrai quello che vuoi, stanne certo.

Fu in quel momento che decisi di forzare il gioco, le chiesi di andare in bagno e di togliersi gli slip.

- Capiti male, - rispose - se me l'avessi chiesto ieri, mi trovavi con un delizioso gonnellino a fiori, oggi invece indosso un paio di pantaloni aderenti.

- Toglieteli lo stesso, - continuai - poi fai in modo che i tuoi colleghi ti notino, mettiti in ginocchio sulla poltrona... se hanno un buon occhio lo capiranno sicuramente.

Tornò dopo qualche istante e cominciò a descrivermi di come la stoffa dei calzoni si plasmasse sulle pieghe del suo sesso. - Si vede tutto, - ammise - è come se ogni dettaglio prendesse forma pian piano... è imbarazzante.

- Appoggia una delle gambe sul sedile col ginocchio piegato, - ordinai - e fai in modo che il bracciolo finisca esattamente sotto il pube. Appena ti guardano, strusciati li sopra mimando un movimento provocatorio.

- Smettila... mi sto eccitando, e questo peggiora le cose. Mi stanno fissando insistentemente, è impossibile che non se ne siano accorti.

- Fruga nella borsa e tira fuori il primo oggetto che ti passa tra le dita.

- Fatto!

- Dimmi cos'è.

- Un lucidalabbra... al sapore di ciliegia.

- Torna in bagno ed imbrattati le labbra.

- Lo posso fare anche senza muovermi da qui, - obiettò - in bagno ci sono appena stata, inoltre per arrivarci devo sculettare davanti a due uffici.

- Non credo che tu abbia capito... non è la tua bocca che voglio profumata alla frutta.

- Tu sei pazzo... già sono bagnata all'eccesso, se ci metto anche il lucidalabbra si farà una macchia sui calzoni, sono di stoffa chiara!

Evitai di scrivere la risposta e non risposi ai successivi messaggi.

- Ti prego... dimmi qualcosa. - insistette.

- Lo farò dopo che avrai eseguito ciò che ti ho chiesto.

Non aggiunse altro.

Quando riprese a scrivere, le sue parole erano confuse: - Non sto capendo più nulla, - ammise - sono terribilmente eccitata.

- Da cosa?

- Dal fatto che sono qui a gambe aperte sul bracciolo della poltrona e provo un immenso piacere a sfregarmici sopra. Ciò che più mi fa impazzire non sono i miei colleghi che mi guardano con gli occhi di fuori, ma sapere che lo sto facendo perché tu me lo hai ordinato.

- Continua a strusciare il pube sull'imbottitura, - la incalzai - mi piace questa complicità che si sta creando tra noi.

- Se continuo ancora... vengo, - confessò - e ti assicuro che mi sentirebbero fino in direzione.

- Guardati tra le cosce, si percepiscono i tuoi umori?

- Ne sento l'odore, mi sale su per le narici... è misto a quello del lucidalabbra, ma lo percepisco distintamente.

- Ti ho chiesto un'altra cosa!

- ...si, la stoffa ne è zuppa, ed io sto andando fuori di testa.

- Cosa vorresti in questo momento?

- Te!

- E cosa faresti per me?

- Qualunque cosa, - rispose - in questo momento farei qualunque cosa tu mi chiedessi.

- Lo sai cosa voglio... appena se ne vanno tutti, devi sederti su quel maledetto scanner e farmi vedere il tuo sesso fradicio.

- Non lo posso fare, è appoggiato tra due computer e sarebbe impossibile salirci sopra.

- Spostalo... mettilo per terra, su un tavolino, su una sedia, fai quello che ti pare ma apri le gambe e lasciati immortalare li sopra!

- Ho una digitale, - rispose - è collegata su un PC in rete... se hai pazienza qualche minuto userò quella, ma se continuo a muovermi così non se ne andranno mai.

- Va bene, metti fine allo show, ti concedo una tregua.

Sparì, all'improvviso come era apparsa, e l'icona di Stella sul desktop smise di lampeggiare.

A volte un incontro in rete è come un appuntamento con la sorte, basta un impercettibile contrattempo e l'amo penzola sulla lenza apparentemente immobile. Poi, quando i nomi sembrano accavallarsi uno sull'altro senza trovare il bandolo della matassa, si tende di nuovo a ci trascina via.

Accadde così anche quella volta, il giallo pulsante prese forma come per incanto preannunciando l'arrivo di un file.

- Lo accetto, si lo accetto, ci mancherebbe altro! - E subito l'indicatore del download prese a scorrere da sinistra a destra.

Riconobbi dall'estensione del file la sua natura grafica, il formato era un classico JPG sfornato dalla macchina digitale col suo immancabile numero in sequenza. - Questa è lei, - pensai - una prova di scatto prima dell'inquadratura agognata! - Ma anche questa volta riuscì a sorprendermi.

A Presto...

26 dicembre 2008 ore 12:24 segnala

A  Presto

... e un profumo ha pervaso il cuore
schiacciato sotto il suo petto.

Odo il respiro,
annuso la sua pelle

droga le sue mani,
quanto calore doni

senza riserve,
senza pudore

notte fugace,
delirante erotismo

le mie mani han percorso il tuo mondo,
lievi o strette ad artiglio

assaporando i tuoi baci,
sapor di ciliege e cachi

persi alla deriva
in spuma salata sulla spiaggia

cullato, stremato
inghiottito da orgasmi feroci;


subblime quel riempirsi
svuotarsi,
coccolarsi
addormentarsi
viversi

poi?

un bacio una carezza
a presto...

si, a presto.

Exchange capitolo 1°

03 dicembre 2008 ore 20:08 segnala
   

 Exchange

Un uomo ed una donna...

che non si sarebbero mai dovuti incontrare.

Lei era una donna come tante, io un uomo di grandi passioni... entrambi diretti agli antipodi del mondo conosciuto, eppure ci siamo incrociati per caso in terra sconsacrata.

Mi piacque il suo modo di osare, di confessare i peccati che avrebbe voluto commettere, ed io immediatamente intuii quanto fosse profonda la sua voglia di perdizione, trattenuta a stento dal timore verso quest'aria da corsaro che non mi lascia mai solo.

Mi incuriosì la sua totale riverenza, quasi come se volesse inchinarsi da subito al mio volere, ma i diversi orari ed abitudini distolsero il mio interesse dal suo profumo.

- Uso Internet solo per lavoro, - scrisse - e dunque quando tu arrivi io parto... ci restano pochi minuti ogni sera per raccontarci di noi.

Come il giorno e la notte, destinati a scambiarsi qualche bacio all'alba e al crepuscolo nella fugacità di un breve incontro, eppure in quegli eterei istanti condensava il suo immane desiderio di lasciarsi scoprire, rispondendo ad ogni domanda come se fosse l'ultima prima di un lungo viaggio.

Qualche giorno dopo, i suoi orari cambiarono all'improvviso. Restava in ufficio sino a tardi con mille scuse e mille lavori da finire, ed il suo nickname così luminoso, entrò a far parte in pianta stabile della mia lunga lista di ICQ. E così, quando rincasavo nel tardo pomeriggio, i messaggi di Stella erano sempre i primi a brillare sul mio desktop.

Mi incuriosiva. La immaginavo seduta sulla poltrona di pelle nera, dietro la scrivania cosparsa di oggetti disordinati. Davanti a lei i colleghi d'ufficio in quel grande open space in cui ogni movimento sospetto veniva subito notato, ambiente ideale per giocare.

- Sto leggendo un libro stuzzicante, - confessò - racconta la storia di tre donne che partono per un viaggio sul mar rosso... ed io mi sto immedesimando in una di loro. Riesco a percepire i suoi desideri, riesco a viverli giorno per giorno calandomi irrimediabilmente in una parte che non è mai stata mia.

Le chiesi di inviarmi una fotografia.

Prima di immaginare il volto di una donna preferisco vederlo per evitare ogni illusione. E' strano che la mia fantasia si arresti proprio lì, davanti alla banalità di un ritratto, ma sento il bisogno di capire chi si dibatte dall'altro capo della corda... prima di trascinarla verso di me o lasciarla andare.

L'icona di ICQ assunse una forma squadrata, pulsando accanto al suo nome, il giallo opaco divenne irresistibilmente luminoso, attesi qualche secondo e poi accettai il file in arrivo. - E' una foto del mio matrimonio, - mi raggelò - è l'unica che tengo sul computer dell'ufficio.

La barra del download scorreva come un fiume in piena, cancellando in un attimo i mille e più chilometri che ci dividevano, attesi che il trasferimento si completasse e rimasi impietrito di fronte allo spettacolo che avevo di fronte.

Donna

30 novembre 2008 ore 08:31 segnala
Donne   Profumi d'amore e fresco risveglio con il volto levigato del notturno riposo nel vellutato candore come di petali baciati di brina. Radiosa come la luce che illumina gli occhi che parlano all'aroma di un caffè che avvia il giorno e le poche parole.   Donna di effluvio di lavanda come di un'alba che abbraccia gioia, pianto e dolore. Meraviglia senza età, donna forte e inerme, decisa e fragile tra smeraldi di passione sulla pelle vibrante di desiderio... sempre donna   Donna, ieri, oggi, sempre vigorosa essenza di vita... negli anni che imbiancano la chioma e. e imprimono rughe di sapienza sul volto di eterna bellezza.