GULLIVER di Francesco Guccini

06 settembre 2010 ore 22:06 segnala

Nelle lunghe ore d' inattività e di ieri
che solo certa età può regalare,
Lemuel e Gulliver tornava coi pensieri
ai tempi in cui correva per il mare
e sorridendo come sa sorridere soltanto
chi non ha più paura del domani,
parlava coi nipoti, che ascoltavano l' incanto
di spiagge e odori, di giganti e nani,
scienziati ed equipaggi e di cavalli saggi
riempiendo il cielo inglese di miraggi...

Ma se i desideri sono solo nostalgia
o malinconia d' innumeri altre vite,
nei vecchi amici che incontrava per la via,
in quelle loro anime smarrite,
sentiva la balbuzie intellettuale e l' afasìa
di chi gli domandava per capire.
Ma confondendo i viaggi con la loro parodia,
i sogni con l' azione del partire,
di tutte le sue vite vagabondate al sole
restavan vuoti gusci di parole...

Poi dopo, ripensando a quell' incedere incalzante
dei viaggi persi nella sua memoria,
intuiva con la mente disattenta del gigante
il senso grossolano della storia
e nelle precisioni antiche del progetto umano
o nel mondo suo illusorio e limitato,
sentiva la crudele solitudine del nano,
sentiva la crudele solitudine del nano
nell' universo quasi esagerato,
due facce di medaglia che gli urlavano in mente:
"da tempo e mare, da tempo e mare,
da tempo e mare, da tempo e mare,
da tempo e mare non s' impara niente..."

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Nelle lunghe ore d' inattività e di ieri che solo certa età può regalare, Lemuel e Gulliver tornava coi pensieri ai tempi in cui correva per il mare e sorridendo come sa sorridere soltanto chi non ha più paura del domani, parlava coi nipoti, che ascoltavano l' incanto di spiagge e odori, di giganti...
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Autogrill di Francesco Guccini

06 settembre 2010 ore 22:02 segnala

La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up,
e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità,
come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill,
mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR...

Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria,
quasi triste, come i fiori e l' erba di scarpata ferroviaria,
il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere...

Basso il sole all' orizzonte colorava la vetrina
e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
ed io.... sentivo un' infelicità vicina...

Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta di una scatola di té...

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti io ti vorrei parlare...",
poi prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via."

Terminò in un cigolio il mio disco d' atmosfera,
si sentì uno sgocciolio in quell' aria al neon e pesa,
sovrastò l' acciottolio quella mia frase sospesa,
"ed io... ", ma poi arrivò una coppia di sorpresa...

E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d' ogni cosa,
cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa,
mi chiamò la strada bianca, "Quant'è?" chiesi, e la pagai,
le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai...
 

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La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up, e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità, come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill, mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR... Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria, quasi triste,...
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Scirocco

01 maggio 2009 ore 00:22 segnala

 di Francesco Guccini

 

Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma la realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale.
Tu dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po' di rosso routine dentro al bicchiere:
pensai di entrare per stare assieme a bere
e a chiaccherare di nubi...

Ma lei arrivò affrettata danzando nella rosa
di un abito di percalle che le fasciava i fianchi
e cominciò a parlare ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
e le mani disegnavano sogni e certezze,
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
fra lei e quell' altra che non sapevi lasciare,
tra i tuoi due figli e l' una e l' altra morale
come sembravi inchiodato...

Lei si alzò con un gesto finale,
poi andò via senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili,
di confusione e immagini.

Lui restò come chi non sa proprio cosa fare
cercando ancora chissà quale soluzione,
ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica...

Ora non so davvero dove lei sia finita,
se ha partorito un figlio o come inventa le sere,
lui abita da solo e divide la vita
tra il lavoro, versi inutili e la routine d' un bicchiere:
soffiasse davvero quel vento di scirocco
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro alla faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri della case,
dietro allo specchio segreto d' ogni viso,
dentro di noi... 

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 di Francesco Guccini   Ricordi le strade erano piene di quel lucido scirocco che trasforma la realtà abusata e la rende irreale, sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco e in via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale. Tu dietro al vetro di un bar...
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Shomèr ma mi-llailah?

01 maggio 2009 ore 00:04 segnala

di Francesco Guccini

 

La notte è quieta senza rumore,

c'è solo il suono che fa il silenzio
e l'aria calda porta il sapore di stelle e assenzio.
Le dita sfiorano le pietre calme,

calde di un sole memoria o mito,
il buio ha preso con sé le palme,

sembra che il giorno non sia esistito.
lo, la vedetta, l'illuminato, guardiano eterno di non so cosa,
cerco innocente o perché ho peccato la luna ombrosa.

E aspetto immobile che si spanda

l'onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda,

la voce d'uomo che chiederà: 

"Shomèr ma mi-llailah?
Shomèr ma mi-lell?
Shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell?

Sono da secoli,

o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace,
non so più dire da quanto sento angoscia o pace.
Coi sensi tesi fuori dal tempo,

fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento

qualcuno venga per domandare.
E li avverto, radi come le dita,

ma sento voci, sento un brusio
e sento d'essere l'infinita eco di Dio.

E dopo, innumeri come sabbia,

ansiosa e anonima oscurità
ma voce sola di fede o rabbia,

notturno grido che chiederà: 

"Shomèr ma mi-llailah..."

"La notte, udite, sta per finire,

ma il giorno ancora non è arrivato,
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato.
Ma io veglio sempre, perciò insistete,

voi lo potete: ridomandate!
Tornate ancora se lo volete, non vi stancate!"
Cadranno i secoli, gli dei e le dee,

cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e idee, polvere e segni.
Ma ora capisco il mio non capire,

che una risposta non ci sarà,
che la risposta sull'avvenire è in una voce che chiederà: 

"Shomèr ma mi-llailah
..."

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di Francesco Guccini   La notte è quieta senza rumore, c'è solo il suono che fa il silenzioe l'aria calda porta il sapore di stelle e assenzio.Le dita sfiorano le pietre calme, calde di un sole memoria o mito,il buio ha preso con sé le palme, sembra che il giorno non sia esistito.lo, la...
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Adriano, uomo del futuro.

02 aprile 2009 ore 10:07 segnala

“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate di esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare….”.

Da “Le memoria di Adriano”, Margherite Yourcenair, Einaudi

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“Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate di esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare….”. Da “Le memoria di...
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La lentezza

02 luglio 2008 ore 22:04 segnala

"C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada.

A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge; allora, istintivamente, rallenta il passo.

Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.

 

Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio.

Tratto da "La lentezza" di M.Kundera

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"C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge; allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso...
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La Nausea

30 giugno 2008 ore 17:44 segnala
“Ho ripreso la penna e ho cercato di rimettermi al lavoro; ne avevo fin sopra i capelli di tutte queste riflessioni sul passato, sul presente, sul mondo. (…). Ma appena mi sono caduti gli occhi sul blocco di carta bianca sono stato colpito dal suo aspetto, e, con la penna in aria sono rimasto a contemplare quel bianco abbagliante; com’era dura, e vistosa com’era presente; non c’era che presente in essa.

Le parole che vi stavo scrivendo non erano ancora asciutte e già non mi appartenevano più.

….Avevano avuto cura di spargere le voci più sinistre…..

Questa frase io l’avevo pensata, era stata un po’ di me stesso. Adesso si era impressa nella carta e faceva blocco contro di me. Non la riconoscevo più. Non potevo nemmeno ripensarla.

Era lì, di fronte a me; invano avrei ricercato in essa un segno della sua origine:chiunque altro avrebbe potuto scriverla.

Ma io, io non ero sicuro affatto di averla scritta. Le lettere adesso non brillavano più, erano asciutte.

Anche questo era scomparso: non restava più niente del loro effimero splendore.”

 

tratto da La nausea di Jean Paul Sartre

 

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“Ho ripreso la penna e ho cercato di rimettermi al lavoro; ne avevo fin sopra i capelli di tutte queste riflessioni sul passato, sul presente, sul mondo. (…). Ma appena mi sono caduti gli occhi sul blocco di carta bianca sono stato colpito dal suo aspetto, e, con la penna in aria sono rimasto a...
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Pablo Neruda

24 giugno 2008 ore 22:10 segnala

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio

o freccia di garofani che propagano il fuoco:

t'amo come si amano certe cose oscure,

segretamente, entro l'ombra e l'anima.

 

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca

dentro di se, nascosta, la luce di quei fiori;

grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo

il concentrato aroma che ascese dalla terra.

 

T'amo senza sapere come, ne quando nè da dove,

t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:

così t'amo perchè non so amare altrimenti.

 

Che così in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

 

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Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t'amo come si amano certe cose oscure, segretamente, entro l'ombra e l'anima.   T'amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di se, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive...
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ALLA SERA

11 maggio 2007 ore 00:55 segnala
Forse perché della fatal quiete

Tu sei l'immago a me sì cara vieni

0 sera! E quando ti corteggian liete

Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquiete

Tenebre e lunghe all'universo meni

Sempre scendi invocata, e le secrete

Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

Questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;

E mentre lo guardo la tua pace, dorme

Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.