Quanto siamo legati al nostro passato?

27 aprile 2016 ore 12:22 segnala
Ho appena finito di leggere la casa sopra i portici, un libro di Verdone, sul suo passato, sulla sua famiglia e sulla casa nella quale viveva, che si trova su lungotevere dei Vallati al numero 2. Praticamente davanti a ponte Sisto , davanti a p.zza Trilussa, dietro a via dei Pettinari, confinante con via delle Zoccolette, e c' un baretto sotto , un negozio che vende maniglie e oggetti vari tutti di metallo per rifiniture di arredo e altro, poi c' un albergo di recente ristrutturato e ormai a 5 stelle, poi c' una gelateria, e sotto in via delle Zoccolette, la Caritas per i migranti.
Mi sono sempre chiesta come mai la Caritas stesse li, una zona centrale, storica. Ora lo so, il palazzo, al cui terzo piano sarebbe appunto la casa sopra i portici di Verdone , appartiene al Vicariato.
Tutto il palazzo stinto, un po' triste e a volte anche abbastanza lugubre, del Vicariato. Per cui la parte bassa quella il cui atrio su Via delle Zoccolette ospita la Caritas. E ultimante ci sta appostata anche una camionetta dell'esercito, con due militari in divisa mimetica e mitra in mano, che hanno sempre un eta giovanissima, quasi adolescenziale, e mi sono chiesta perch stanno li, tutti i giorni in quella piccolissima strada. E c' da pensare che stanno li per la Caritas, per gli attentati, per il vicino ministero.
La pavimentazione di via dei Pettinari, cosi come quella di via delle Zoccolette sempre disconnessa, con dei sanpietrini secolari, mal posti e scollati quasi dal manto stradale, camminarci sopra quasi un miracolo e severamente proibito con scarpe con tacchi. L'incrocio sul lungotevere, col semaforo e l'attraversamento da evitare nelle ore piu calde, si accumula smog, caldo , afa , una calura insopportabile, che li pare ristagni ancora meglio, perch non c' alcuno sfogo per l'aria. Appena attraversata la strada e salito il ponte, tutto cambia e si ha un po di brezza romana o quel che resta dell'antico ponentino.
P.zza Trilussa per me un paradiso, lo di sera d'estate perch a volte ci vanno a suonare complessi di ragazzi non noti e molte volte assai bravi, e tutti intorno si crea la calca della gente che rimane ad ascoltare e comincia anche a ballare, e poi c' la scalinata della fontana che funge da palchetto per gli spettatori, per cui volendo ci si pu anche sedere. Li , questa estate ho seguito un concerto dal vivo di uno di questi complessi di ragazzi romani che suona solo per passione, un concerto indimenticabile.
Bellissimo, una chicca dell'estate romana quella vera.
In piazza Trilussa c' il monumento del poeta, sul lato destro, dando le spalle Ponte Sisto , appena esce un po di sole e un po di calura romana, un posto da al Tevere e sotto alla statua c' un'iscrizione che una sua breve poesia, che ora ricordo bene, ma molto bella e molto rappresentativa. Il busto di Trilussa, cosi come stato raffigurato, mi piace, perch coglie la vera espressione del poeta dialettale, sofferta , drammatica, romana, quasi del popolo. E' un volto segnato espressivo. D'altra parte della piazza c' un bar, all'angolo, recentemente ristrutturato in maniera a mio avviso obbrobriosa e poco funzionale, con un sacco di ferro all'interno. Il suo proprietario una ragazzo che vedo da una vita. E che, dagli sguardi che ci scambiamo mi riconosce, ma col quale non ho mai parlato o scambiato 4 parole. Pero una delle mie presenze famigliari della mia vita. Quel bar per lo piu frequentato o da perdigiorno di trastevere, o da studenti universitari americani della vicina Universita John Cabot, molto stracara e molto americana.
A volte quando vado in quel bar mi sembro l'unica presenza umana tra tutte le sue frequentazioni. Forse per questo il proprietario mi nota sempre un po.
Da quella piazza poi parte una stradina che arriva fino all'Orto Botanico, a Villa Farnesina, al ristorante della banda della Magliana, di cui ora mi sfugge il nome, e all'universita Cabot, appunto, il tutto, tranne il ristorante, si trova su via della Lungara , dove sta appunto anche l'Accademia dei Lincei e dove nel 500, quando Roma era la roma dei papi, fu messo il quartier generale dei Lanzichenecchi , che vennero a roma entrando da ponte Sisto e fecero il famoso sacco.
Questo quanto, questo lo spaccato di quel piccolo pezzetto di roma, nel quale al terzo piano di un palazzo stinto vissuto per tanti anni anche Carlo Verdone, cosa che io fino ad oggi ignoravo, con la sua famiglia, li al terzo piano, con un fantastico terrazzo panoramico , di cui parla nel sul libro con tanto rimpianto.

Per un verso stato fortunato a vivere li, soprattutto nel periodo in cui lui ci ha vissuto: vi nato nel 1950, i suoi possedevano quella abitazione dal 1930, e l'ha restituita al vicariato nel 2010.

E' stato fortunato perch un posto pieno di storia, di arte , di cultura, e anche genuino , pieno di gente vera, soprattutto negli anni in cui lui deve averci vissuto, per questo un posto dotato di grande bellezza.
Pero tanta malinconia di Verdone e tanta comicit , e anche quella depressione di cui parla sempre, in parte come in sintonia con quel quartiere.
Io trovo ed ho sempre trovato quel palazzo, la casa sopra i portici, lugubre.
C'era una volta anche un enorme negozio di antiquariato e di tappeti pregiati, che prendeva tutti i portici e che mi metteva un senso di antico e di passato, e poi tutta quella cancellata che chiude il palazzo mette ancora piu tristezza, cosi come i tre portoni sotto i portici, cosi scuri, cosi stinti, cosi stretti.

Il libro di Verdone bello.

In fondo lui un sentimentale ed un libro poetico.

Ho letto poco fa sul web un consiglio che il padre Mario Verdone ha dato al figlio prima di morire: ogni cosa che tu farai, mettici la poesia.

Nel libro di verdone c' poesia, e tanta , mi sono commossa, ci ho pianto sopra,
Ora non so se tanta poesia stata studiata a tavolino oppure nata dal cuore di Verdone. Ma in fondo cosa importa, cio che conta il risultato no?
E' tutto commovente, soprattutto per una romana come me, che conosce molto bene quei posti e li ama e gli affezionata.
Capisco Verdone e la sua nostalgia.
E' un libro nostalgico, di una nostalgia e umanit pazzesca che ti viene quasi voglia di abbracciare Verdone, semmai dovessi incontrarlo.
Verdone in quel libro romano come non mai.
E credo che aver avuto quei genitori cosi intelligenti e sensibili, soprattutto la madre, lo abbia aiutato tantissimo ad essere quello che stato.
E scrivere quel libro , credo che sia stato per lui, quasi un atto di orgoglio e di generosit e di ringraziamento verso i suoi e verso Roma, che senza dubbio una citt stimolante. Che stimola i sensi, la mente ,l'intelligenza di ognuno.
Solo la storia di quel ponte, ponte Sisto, e le vicine opere e affreschi di tutti gli edifici circostanti, pensiamo a villa farnesina per es. non puo far altro che stimolare la mente l'intuizione, l'immaginazione e la testa di chiunque.

Verdone lo sa, sa quanto deve a quei posti e alla sua famiglia, per questo ha scritto quel libro, bello anche nell'aspetto oltre che nel contenuto. E' bella la copertina, le foto, le pagine, la carta usata per le pagine. Gli angoli stondati delle pagine.
E' bello tenerlo in mano e vederlo nell'insieme , cosi come stato bello verdone in quel libro, che appare un uomo cosi diverso dai suoi, da suo padre, ma cosi originale.
Verdone ha raggiunto una sua originalit, questa la verita, ha saputo avvicinarsi alla gente, al popolo, alle persone normali, ecco perch forse ha avuto anche una storia con la Gerini che non apparteneva affatto alla borghesia romana, e che poi si messa con Zampaione che solo il figlio del preside del Levi Civita,Liceo scientifico romano del Prenestino.
Io penso che Verdone sia riuscito a cogliere tanto della Roma popolare, della gente comune , normale, tantissimo e l'ha anche amata, lo si sente, per cosi come era.
E forse questo, perch aveva avuto un padre che stato un intellettuale con tanta intelligenza che gli ha cmq trasmesso quella sorta di onesta intellettuale, che magari altri del suo mondo o dei suoi tempi , non hanno avuto, ad es che so Cristian De Sica.
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Ho appena finito di leggere la casa sopra i portici, un libro di Verdone, sul suo passato, sulla sua famiglia e sulla casa nella quale viveva, che si trova su lungotevere dei Vallati al numero 2. Praticamente davanti a ponte Sisto , davanti a p.zza Trilussa, dietro a via dei Pettinari, confinante...
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27/04/2016 12:22:55
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