Difensori della Fede

22 maggio 2019 ore 23:09 segnala







I Judas Priest sono stati, tra la seconda metà degli anni '70 e la fine degli anni '90, il prototipo della H.M. band, sia a livello musicale che estetico, e profondissima è stata la loro influenza sia a livello compositivo, con un tipico modo di scrivere e di eseguire i riffs dei loro pezzi, sia sull’iconografia del metaller, specialmente nella prima metà degli '80.
I Judas Priest si formano nel 1969 con una prima line-up comprendente Al Atkins alla voce (personaggio già abbastanza noto), Bruno Stapenhill al basso, John Parridge alla batteria, e K.K. Downing alla chitarra, quest’ultimo però viene scartato perché inesperto (!) e sostituito da Ernie Cheataway: i 4 prendono il nome da un pezzo di Bob Dylan (The Ballad of Frankie Lee and Judas Priest) e iniziano l’attività , che però si interrompe presto. Atkinsdecide di formare una nuova band, richiama K.K. Downing, John Ellis alla batteria e Ian Hill al basso. Come nome viene confermato quello della band di Atkins, qui nasce il vero embrione dei Judas Priest. Dopo aver avviato una buona attività on stage, si verificano altri cambi di formazione: Alan Moore sostituisce Ellis e viene poi sostituito da Chris Campbell, finchè nel 1973 si verifica la svolta sostanziale: Atkins non regge più alle ristrettezze economiche e lascia per far posto all’ex vocalist degli Hiroshima, Rob Halford, nasce la leggenda. Con un altro batterista, Rob Inch, i Judas Priest incidono una demo che li porta ad un contratto con la Gull, che suggerisce loro (ed è la cosa migliore che abbia mai fatto) di aggiungere un altro chitarrista: viene reclutato Glenn Tipton.
Il risultato è l’album d’esordio, datato 1974 e non certo memorabile, sia perché lo stile Judas Priest non era sicuramente ancora definito, risentendo anche del periodo storico ancora più legato al blues che all’hard rock così come oggi lo intendiamo, sia perché i mezzi che la GULL mise a disposizione furono molto limitati, tanto che i Judas furono costretti a dividere lo studio con un'altra band, prassi consueta per la Gull, che così conteneva i costi di produzione. C’era comunque del buono in quel disco, importante come documento storico, e divertenti le foto contenute, con un Rob Halford con i capelli lunghi che non vedremo più. Circa un anno e mezzo dopo esce Sad Wings Of Destiny, un disco molto più maturo a livello compositivo e meglio prodotto, che vale loro un contratto con la CBS, per la quale, esce nel 1976 Sin After Sin, un buon platter, con il session-man Simon Phillips alla batteria, ma soprattutto con Roger Glover dei Deep Purple a curare la produzione.
Con SinAfterSin si conclude il primo periodo dei Judas Priest che, nel 1978, irrompono sulla scena con Stained Class, un disco esplosivo per l’epoca, che si apriva con Exiter, (diverrà poi un classico live), e che continuava per tutta la sua durata mantenendosi su livelli sempre elevati. Da citare almeno Saints in Hell e Beyond The Realms Of Death, oltre all’ennesimo batterista, Les Binks. Dello stesso anno Killing Machine, quasi dello stesso livello del precedente, tranne per un paio di episodi troppo commerciali riscattati da songs come Running wild, Delivering The Gods e la title-track. Il disco uscì sul mercato americano col titolo Hell Bent For Leather. I tempi sono maturi per un live, e nel 79 Unleashed In The East non tradisce le attese, e i JudasPriest sfornano uno dei più bei live degli anni '70. Pezzi come Exciter, The Ripper, Sinner, Rock forever acquistano una dimensione nuova.
Bisogna però aprire una parentesi sulle esibizioni live dei Judas Priest che, come già detto, hanno influenzato una miriade di gruppi degli anni '80, con il loro look inconfondibile, modello per tutti, e la mitica Harley con cui Rob entrava in scena e che seviziava sul palco. Un’altra svolta importantissima (per me la più importante) si ha nell’80, dopo l’entrata di Dave Holland alla batteria, con l’avvento di Tom Allom alla produzione. Il primo risultato è British Steel, quasi tutti i pezzi dell’album entreranno nel repertorio dal vivo,ed il suono è veramente moderno. Venne anche girato un video di Breaking The Law,
che ora è da collezione. Il successivo Point Of Entry dell’81 è una caduta di tono troppo commerciale. Nell’82 però esce Screaming For Vengeance, uno dei più bei dischi di sempre, inutile citare i pezzi, non c’era un solo episodio di tono minore, ed uno strepitoso Tom Allom in console che conferì a SFV una maestosità senza precedenti, Rob Halford con le corde vocali al massimo, Tipton e Downing autori di incroci incisivi ed eclettici. Tutti pensavano che fosse un album insuperabile, ma nell’84 Defenders Of The Faith spiazza tutti, si tratta dell’album più heavy metal di tutti i tempi, non c’è una sbavatura, un’imperfezione: sezione ritmica perfetta, Halford come forse non si sentirà più, i riff più belli della storia del metal, ed un suono “Allomiano” da infarto; anche qui non posso citare un pezzo, si tratta di un disco monolitico, tutto al massimo livello qualitativo.
Purtroppo il seguente Turbo sarà una delusione, look semi-glam (?) e pezzi commerciali ulteriormente rovinati dall’uso del guitar-synth (anche gli Iron Maiden in Somewhere In Time dello stesso anno, useranno il guitar-synth, ma con esiti molto diversi) da dimenticare. Ram It Down dell’88 riporta solo parzialmente i Juda Priest sulla retta via, ma i fans sono ancora delusi. Nel 1990, dopo una causa con il PMRC e con Scott Travis dai Racer-X alla batteria, esce Painkiller, l’ultimo capolavoro, con pezzi di forte impatto e ben scritti (Metal Meltdown, Night Crowler) avvicinabili all’epoca di DOTF, i Judas sono tornati, ma a questo punto il giocattolo si rompe. Halford vorrebbe avviare un progetto solista (Fight) parallelo ai JudasPriest, ma la CBS si oppose, ed alla fine Rob, segnato anche psicologicamente dalla causa, abbandona il gruppo. L’abbandono costa ai Judas 7 anni di stop, finchè viene reclutato Ripper Owens, che faceva parte di una cover band Priestiana, che passa così da emulatore a sostituto di Halford. I Judas però non sono più gli stessi, e non per colpa di Owen, che non se la cava male, anzi, ma incredibilmente per colpa di Tipton che, forse nel tentativo di proporsi ad un pubblico nuovo, snatura completamente il sound Priestiano, col risultato di perdere i vecchi fan e non acquisirne molti di nuovi, proponendo songs anonime e senza quei famosi incroci al vetriolo della ditta Tipton/Downing. Jugulator del 1997 e Demolition del 2001 sono cocenti delusioni, censura poi sui 2 doppi live del 1998 e del 2002, pure speculazioni commerciali. Poi all’improvviso la notizia del ritorno di Halford dopo una buona carriera solista “condita” dalla confessione coraggiosa della sua omosessualità. Si esaurisce la favola di Owens (che non ha demeritato) ma si riforma la line-up che ha sfornato capolavori, riaccendendo la speranza di rivedere i veri Judas. Speranza esaudita almeno in parte con Angel Of Retribution del 2005 a cui fanno seguito Nostradamus 2008 ottima come sempre la prestazione dell'intera band, pur risultando di difficile assimilazione ad un primo ascolto,e ancora nel 2014 con Reedemer of souls album in cui l'indimenticabile K.K. Dowing viene sostituito da Richie Faulkner ( Deeds, Voodoo Six, Lauren Harris, Ace Mafia…) i suoni sono come sempre ben curati e potenti,nell' insieme un album da Judas Priest niente da dire,la loro ultima pubblicazione risale al 2018 con l'album Firepower cosa dire di un album che dopo un primo ascolto mette in evidenza per la maggior parte ottimi pezzi ,il che è senza dubbio un buon segno, ed ora stiamo a vedere cosa combineranno i "Sacerdoti di Giuda"…
to be continued (maybe)




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22/05/2019 23:09:21
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Commenti

  1. crenabog 23 maggio 2019 ore 10:25
    gran bell'articolo, interessante
  2. Paolo.Indaro 23 maggio 2019 ore 10:29
    grazie, non sono un granchè a scrivere ma ho un sacco di biografie e mi diverto a fare dei riassunti per me.
  3. crenabog 23 maggio 2019 ore 10:35
    fai benissimo, c'è sempre qualcuno a cui può tornare utile come me, che di musica ne ho sentita a tonnellate ma la loro non mi è mai capitato di ascoltarla pur conoscendoli di nome.

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