Dirty Deeds....

17 marzo 2019 ore 23:06 segnala



L'Australia moderna ,si sa, nasce da un insediamento di galeotti britannici,mandati al confino in quelle terre lontane così da non essere più dannosi per la compassata società inglese. Due famiglie scozzesi gli Young e gli Scott erano profondamente legate alla natìa Glasgow , ma le condizioni depresse dell'economia non gli permettevano di guadagnare abbastanza per potersi pagare i propri vizi etilici. La soluzione fu quella triste dell'emigrazione,in quella terra lontana, portandosi dietro rabbia ancestrale,profonde tradizioni e tanto alcol.
Le famiglie Young e Scott,che a loro insaputa il destino avrebbe fatto incontrare, si trasferiscono verso la fine degli anni 50 in Australia, terra che prometteva fortuna e prosperità. Gli Young, Sette figli tra cui Malcolm (classe 1953) e il piccolo Angus (del 1955). I due hanno una certa allergia verso la scuola, che abbandonano subito dopo gli anni obbligatori. Angus farà il disegnatore per una rivista mentre Malcolm andrà a guadagnarsi lo stipendio in una fabbrica di reggiseni. Malcolm aveva già messo in piedi il suo gruppo, i Velvet Underground, mentre Angus da qualche anno si dedicava al suo strumento preferito, la chitarra, e qualche volta suonava nel gruppo del fratello. Dopo aver suonato in vari complessi ,qualche anno più avanti i due presero la musica più seriamente e a sorpresa decisero di “collaborare”. Il nome della band AC/DC nacque da un’idea della sorella maggiore Margareth (la stessa si dice che suggerì al fratellino Angus di non abbandonare mai sul palco la tipica divisa da scolaretto) che lesse per caso la sigla su di una macchina da cucire: l’unico problema era che in Australia nello slang tipico del paese quelle quattro lettere stavano per “bisessuale”, e questo provocò non pochi problemi dal punto di vista dell’immaginario collettivo il gruppo! Oltre ai due fratelli Young, della formazione originale facevano parte anche il cantante Dave Evans, il bassista Larry Van Kriedt e il drummer Colin Burgess. Dopo appena un anno e una manciata di concerti, i fratelli Young si stancarono del carente apporto vocale di Evans e dei suoi atteggiamenti sin troppo glam e si misero in cerca di un nuovo cantante, che allo stesso tempo potesse anche forgiarsi del titolo di “frontman” del gruppo.
Il povero Evans fece in tempo a partecipare all’uscita del singolo “Can I Sit Next To You” (1974), ma ben presto si sarebbe fatta strada l’ipotesi dell’ingaggio dell’istrionico blues-screamer Bon Scott..
Originario della Scozia come gli Young, alle sue spalle aveva già numerose esperienze all’interno della nascente scena rock australiana (gruppi tra cui i Fraternity e i Valentines, già in contatto con i famosi Easybeats, band di George Young fratello maggiore e primo produttore degli AC/DC) e allo stesso tempo vere e proprie pericolose “esperienze di vita”: matrimoni falliti, liti furiose, risse, abuso di alcool, prigione e un drammatico incidente in moto dal quale ne uscì vivo per miracolo. Fiducia, rispetto reciproco, entusiasmo e illimitato talento contribuirono a consolidare il rapporto tra Bon e gli Young: dopo un interminabile tour australiano la band si decise a registrare l’album d’esordio.
Le grandi ambizioni della band stavano per compiersi ma prima vi furono altri importanti (e decisivi) cambi di line-up. Il bassista Rob Bailey e il batterista Pete Clack vennero sostituiti rispettivamente in pianta stabile da Mark Evans e Phil Rudd. Siamo nel 1975, si entra negli studi della Albert e si registra il primo album High Voltage destinato al commercio australiano, come il seguente TNT. Nel 1976 per il mercato europeo viene pubblicato di nuovo High Voltage che però racchiude solamente i brani dei due precedenti album australiani. Gli AC/DC vengono subito apprezzati nel loro paese, ma per conquistare gli americani ci vorrà ancora qualche anno. Successivamente vengono pubblicati Dirty deeds done dirt cheap (1976, in America sarà rilasciato solamente nel 1981), Let there be rock (1977) che danno prova dell’energica prova compositiva del gruppo: i ragazzi sfornano già piccoli-grandi classici e riescono ad aggiundicarsi il passaporto per gli States; per gli AC/DC non ci sono pause e nel 1978 viene pubblicato l’album Powerage, album in cui appare il nuovo bassista Cliff Williams al posto del defezionario Mark Evans (in rotta con gli Young). Il suono della band è già maturato: il classico rock sessantiano in stile Chuck Berry viene rivisitato in chiave blues ed estremizzato con l’uso dinamico e indiavolato della chitarra elettrica. A questo punto la band sembra davvero inarrestabile, come il loro crescente successo. Il live If you want blood (you’ve got it), anch’esso del 1978, è un’autentica furia che testimonia, finalmente, quanto i ragazzi ci sappiano fare sul palco.
E’ il periodo d’oro degli AC/DC, che raggiungono l’apice con Highway to hell (1979, prodotto dal “guru” John “Mutt” Lange”) e la title track sarà uno dei loro più conosciuti cavalli da battaglia. Definitivamente consacrate a stelle dell’hard-rock mondiale, guidati dalle carismatiche figure del frontman Bon Scott, inesauribile singer che interpreta ogni song sempre con quel magico tocco di autobiografismo (lo riscontriamo spesso dalle “piccanti” lyrics) e dallo scolaretto indiavolato Angus, axe-man dall’assolo catturante e dal chitarrismo sfrenato e mai banale, gli AC/DC si accingono ad entrare nell’Olimpo dei grandi della musica mondiale. Purtroppo, proprio quando avevano conquistato Europa, America e Australia con i loro lunghissimi tour che seguivano ogni album, l’ennesimo abuso di alcool uccide il carismatico cantante Bon Scott, la notte del 19 febbraio del 1980: il corpo esanime verrà ritrovato steso sui sedili della macchina di un amico; si dice che la causa della morte sia stato il soffocamento provocatogli dal suo stesso vomito. In un primo momento Angus e Malcolm vogliono buttare tutto, ma riescono a trovare la forza di andare in cerca di un nuovo cantante. La scelta cade su Brian Johnson, ex singer dei Geordie. Viene pubblicato appena 5 mesi dopo la morte di Bon l’album Back in black, che ha una copertina completamente nera, la opener track Hells Bells attacca con delle tristi campane da morto, e viene dedicata insieme all’intero album al precedente vocalist. Questo lavoro diventerà uno degli album più venduti nel mondo, con 19 milioni di copie vendute solo in America da 20 anni a questa parte, 5° disco più venduto nella storia degli States dietro a Beatles, Pink Floyd, Queen e Eagles. La voce di Johnson è in grado di arrivare a note più alte, col passare del tempo diventerà rauca e graffiante e segnerà il tipico stile della band, le canzoni del nuovo album come Back in black, You shook me all night long verranno piazzate in cima alle classifiche di mezzo mondo. Anche i concerti saranno costituiti da una scaletta che racchiude molti brani di questo capolavoro. In seguito gli AC/DC sarebbero diventati uno tra i gruppi di maggior successo nella storia del rock, e le oltre 200 milioni di copie vendute nel mondo, lo stanno a testimoniare.


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