Speciale...

31 ottobre 2018 ore 12:45 segnala


Tu sei una persona di quelle che si incontrano quando la vita decide di farti un regalo.

Reato..

31 ottobre 2018 ore 12:34 segnala

Il falso in amore, quello sì che è un reato
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Mai

31 ottobre 2018 ore 12:23 segnala

Mai iniziare una frase con le parole “Senza offesa”.

Cosa.....

31 ottobre 2018 ore 12:19 segnala


I vizi, le virtù, la verità, la falsità, l’amore, l’odio… tutto è dentro di noi. Tocca a noi scegliere cosa mettere fuori

Un amico...

31 ottobre 2018 ore 12:10 segnala


Purtroppo ci sono tanti falsi amici disposti a prestarci l’ombrello soltanto quando il tempo è bello.
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Se....

29 ottobre 2018 ore 19:00 segnala


Se aiuti gli altri, verrai aiutato. Forse domani, forse tra un centinaio d’anni, ma verrai aiutato. La natura deve pagare il debito. È una legge matematica e tutta la vita è matematica.
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« immagine » Se aiuti gli altri, verrai aiutato. Forse domani, forse tra un centinaio d’anni, ma verrai aiutato. La natura deve pagare il debito. È una legge matematica e tutta la vita è matematica.
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Se io potrò

29 ottobre 2018 ore 18:55 segnala
Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.
Diciamolo gridando
Dopo il verbo “amare” il verbo “aiutare” è il più bello del mondo.
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Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano. Diciamolo gridando Dopo il verbo “amare” il verbo “aiutare” è il più bello del mondo. « immagine »
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Napoli

28 ottobre 2018 ore 16:57 segnala

‘O scugnizzo è un monumento:

è na parte ‘e sta città.

E’ ‘na foglia dint’o viento:

addò sta? Mò steva ccà…

Nunn’e penza, ‘o pate e ‘a mamma:

se ne scappa ‘a dint’o basso,

ca si no se puzz’ e famma.

Va p’a via, pe truvà spasso,

‘nzieme a tanta cumpagnielle:

Giro, Carmine, Aitano.

Tra resate e guainelle

stanno fore ‘o juorno sano.

‘O scugnizzo scherza, sfotte,

sempe pronto a s’arrangià:

certi vote acchiapp’e botte,

certi vvote invece ‘e ddà.

Dint’a scola, c’o vedite,

‘o scugnizzo? Arrassusia!

‘A lezione della vita

va ‘mparata miez’ a via!

Lo scugnizzo è il ragazzino napoletano della tradizione. Lacero, vestito di stracci, è cresciuto praticamente in strada: dal “basso” in cui abita alla pubblica via, è un passo. Insieme alla pizza e al mandolino, lo scugnizzo appartiene all’archetipo napoletano, nonché allo stereotipo. Lo scugnizzo è un impunito: di punizioni non gliene danno i genitori (che di fatto non se ne occupano), né gli insegnanti (a scuola non ci va). La sua maestra (di vita) è la strada: con le sue durezze, ma pure con le sue grandi opportunità. Sempre in giro, dalla mattina alla sera, lo scugnizzo diverte, e si diverte: sa usare la mano e la lingua, e si serve di entrambe con generosità.
Lo scugnizzo dei tempi di guerra, rappresentato nei film del neorealismo (si pensi a “Sciuscià”) era superlativo: piccolissimo, magrissimo, furbissimo. E prontissimo a vendere agli altri scugnizzi i militari americani arrivati a Napoli: quei bambin(on)i che gli scugnizzi napoletani non sarebbero stati mai. Se la vita dello scugnizzo, tra fame e miseria, era piuttosto complicata, la nascita della parola “scugnizzo” è altrettanto complessa. Scugnizzo deriva dal verbo “scugnare”; scalfire. Quello che andava scalfito era lo strummolo: una rudimentale trottola di legno dotata di una punta di ferro, il perno sul quale la trottola, abilmente manovrata, girava. Lo sfizio dei ragazzini “ ‘e miez’a via” (di strada) era quello di “scugnare”: di scheggiare lo strummolo degli altri con la punta di ferro del proprio. Da qui, “scugnizzi.” Oggi lo strummolo è scomparso, e insieme a lui lo scugnizzo. I ragazzini napoletani, come quelli delle altre parti d’Italia, sono passati dalla magrezza patologica del periodo bellico all’obesità. Ai giochi di strada si sono sostituiti i giochi al computer. Che non sono certo quell’addestramento alla socialità e alla vita che erano i giochi (non tutti tranquilli) che gli scugnizzi facevano per la strada: che ha fatto da scuola, e da accademia, per generazioni di napoletani
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« immagine » ‘O scugnizzo è un monumento: è na parte ‘e sta città. E’ ‘na foglia dint’o viento: addò sta? Mò steva ccà… Nunn’e penza, ‘o pate e ‘a mamma: se ne scappa ‘a dint’o basso, ca si no se puzz’ e famma. Va p’a via, pe truvà spasso, ‘nzieme a tanta cumpagnielle: Giro, Carmine, Aita...
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Buongiorno

27 ottobre 2018 ore 08:17 segnala

Qualcuno dovrebbe dire a tante persone che non vi è alcuna tassa sul sorriso, né tanto meno sulle parole “grazie”, “buongiorno” e “buona giornata”. Il sorriso, permette all’anima di respirare.
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Sesso

26 ottobre 2018 ore 15:45 segnala

Le donne recriminano sul sesso più degli uomini. Le loro lamentele si dividono in due grandi categorie:
1) Non abbastanza
2) Troppo.