POLIPI AFFOGATI o Polipo alla “Luciana”

03 gennaio 2012 ore 18:55 segnala


In dialetto napoletano: “purpetielli affugati”.

Sono un piatto tipico della cucina Campana, napoletana in particolare, dove sembra sia nata la ricetta.

Nei pressi della Stazione centrale, nel popolare quartiere di “Porta Capuana”, non troppo lontano nel tempo, si trovavano addirittura dei venditori che vendevano alla plebe per placare il loro appetito il brodo di polpo.

Qualcuno chiama il polpo il “chewingum” dei poveri, a causa dei lunghi tempi di masticazione perché un po’ coriaceo. E a furia di masticare, si sà... passa la fame!

I cosiddetti "Luciani" a due passi dal mare, abitanti del quartiere di Santa Lucia, il più antico Borgo marinaro di Napoli, oltre ad essere esperti nella pesca dei polpi, hanno la prerogativa di cucinarli in un modo singolare e, con la salsa che ne ricavano, di preparare uno tra i più elogiati piatti della gastronomia napoletana.

Lessate al dente i “vermicelli” (da non confondere con gli spaghetti), scolateli e conditeli con la salsa di polipo; una vera leccornia!

Gli ingredienti per quattro persone:
1 spicchio d’aglio, 8 polipetti da circa 100 gr. l’uno (veraci, con due file di ventose per ogni “ranfa”), 7 cucchiai d’olio extra vergine d’oliva, una spolverata di pepe appena macinato, un po’ di peperoncino (facoltativo), 400 gr. di pomodori pelati, abbondante prezzemolo, sale.

Per prima cosa pulire i polipetti rovesciandone la sacca e svoltandola, privateli degli occhi e del becco. Lavateli per bene e metteteli in un tegame (preferibilmente di terracotta) con i pomodori, l'olio, il sale e il pepe; a questo punto coprite il tegame con un foglio di carta oleata (la ricetta antica) o con un foglio di carta stagnola e metteteci sopra il coperchio con un peso (questo per non far disperdere il vapore).

Cuocere a fuoco basso per circa trenta minuti senza mai togliere il coperchio ma scuotendo di tanto in tanto il tegame.

Passato il tempo togliere il coperchio, la carta e inebriatevi del profumo che ne scaturisce, aggiungere l'aglio e il prezzemolo tritato e far cuocere ancora per un quarto d'ora fino a che il sugo sia ben denso e di un bel colore scuro.

Servite nel recipiente di cottura con pane “cafone” abbrustolito, oppure utilizzare questo gustosissimo sugo per condire i famosi vermicelli... da leccarsi i baffi!
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« IMMAGINE: http://2.bp.blogspot.com/-pawmaY_LJKA/Tsz4rHEmOQI/AAAAAAAAA28/4WGPeiRwlX8/s1600/SDC14857.JPG » Preparazione: Far ammollare il grano in acqua per quattro giorni, quindi scolarlo in una...
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SPAGHETTI CACIO E PEPE

24 dicembre 2011 ore 19:21 segnala



Ingredienti per 4 persone:

3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
200 gr. di pecorino romano grattuggiato... e solo quello! (altri tipi di formaggio come parmigiano, grana, sardo ecc., sono sempre una VARIAZIONE sul tema.)
Pepe nero macinato
400 gr. di spaghetti
sale

Lessare gli spaghetti in abbondante acqua salata.

Nel frattempo porre in una capiente insalatiera atta a contenere anche gli spaghetti, il cacio grattugiato, l’olio e un po' d' acqua di cottura della pasta: amalgamare il tutto fino ad ottenere una crema liscia.

Un paio di minuti prima della cottura degli spaghetti prendere un forchettone e levarli dall’acqua (scolarli non è cosa buona, perderebbero quel poco di acqua di cottura che è essenziale per la riuscita del piatto) e, lasciandoli ancora gocciolanti, tuffarli nell’insalatiera; mantecare bene gli spaghetti nel condimento, aggiungendo, se necessario, altra acqua di cottura bollente.

Servire gli spaghetti immediatamente, aggiungendo, se necessario altro pepe nero macinato al momento.

La ricetta, si suppone, nasce come piatto povero dei pastori che migravano da una zona all’altra e si portavano dietro provviste semplici da cucinare e che si mantenevano a lungo, pasta, pecorino e pepe nero, ai quali aggiungevano, quando erano fortunati, del guanciale, dando vita alla gricia... ma questa è un’altra storia, nonché ricetta...
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« IMMAGINE: http://www.lucianopignataro.it/wp-content/uploads/2011/09/piatto-pronto.jpg » Ingredienti per 4 persone: 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva 200 gr. di pecorino romano grattuggiato...
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24/12/2011 19:21:38
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FAGIOLI COTTI NEL FIASCO

22 dicembre 2011 ore 13:25 segnala



Per gustare al massimo questo piatto tipico della cucina tradizionale tostana è bene procurarsi... un camino con braci ardenti, e, immancabilmente, un fiasco (quelli per il vino o l’olio) spagliato.

Ingredienti per 4/6 persone.

50/70 gr. di olio extravergine di oliva ( meglio toscano).
600 gr. di fagioli di Sorana (oppure Toscanelli) (bianchi)
2/3 spicchi d'aglio
foglie di salvia sale e pepe

Mettere la sera prima a bagno i fagioli.

Passato il tempo dell’ammollo, introducete i fagioli sgocciolati nel fiasco, gli spicchi d'aglio, le foglie di salvia, l'olio extravergine di oliva e acqua fino a coprire i fagioli e un po’ in più.

Tappate il fiasco con della stoppa (per interderci, quella dell’idraulico), in mancanza di questa... procuratevi della STOPPA! – Perché dico questo? Per il semplice fatto che la stoppa trattiene il vapore che si formerà nel fiasco ma senza chiuderlo ermeticamente. -

La ricetta tipica toscana prevede di deporre il fiasco nel camino vicino alla brace. Tutte le modifiche a questo piatto sono VARIAZIONI sul tema, e quindi non più ricetta tipica!

A questo punto poggiate il fiasco sulle ceneri del camino vicino alla braci ardenti e lasciate cuocere per non meno di tre ore.

A cottura ultimata, travasare il tutto in una pirofila e condire con sale e pepe macinato al momento e irrorare il tutto con ottimo olio extravergine d’oliva toscano.
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« IMMAGINE: http://www.donnamoderna.com/var/ezflow_site/storage/images/media/images/ricette-importate/contorno/legumi/cannellini-nel-fiasco/preparazione-fiasco/60079751-1-ita-IT/Preparazione-fiasco_d...
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RIGATONI CON LA “ PAJATA “

28 novembre 2011 ore 13:27 segnala


Pajata (in Romanesco) o Pagliata (in Italiano) è il termine con il quale si identifica l'intestino tenue del vitellino da latte o del bue. Nella ricetta l'intestino viene lavato, ma non privato del “chimo”, in modo tale che, una volta cucinato, possa dar forma ad una salsa di sapore acre e forte.

La “Pajata” è senza dubbio il piatto che più rappresenta la cucina tradizionale romana, in particolare del Testaccio che è il nome del ventesimo rione di Roma.
Il nome Testaccio deriva dal cosiddetto "monte" (mons Testaceus): trentacinque metri di cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al porto di Ripa grande.

La ricetta originale usa come ingrediente fondamentale il vitello.

I rigatoni con la pajata nascono come pietanza apprezzata dagli “scortichini”, i lavoratori dell’antico Mattatoio del Testaccio che ricevevano a fine giornata, assieme alla poca paga, il cosiddetto “quinto quarto” , ovvero gli scarti delle carni macellate (interiora, zampe e lingua). Questi si recavano nelle vicine osterie e chiedevano che gli scarti degli animali venissero utilizzati per preparare piatti sostanziosi per sfamare le proprie famiglie.

Ingredienti per 6 persone:

2 kg. di "pajata" (intestino di vitello da latte), 600 gr. di rigatoni, 3 cucchiai di olio extravergine d'oliva, 50 gr. in battuto di lardo (maiale), una cipolla media, uno spicchio d'aglio, tre chiodi di garofano, mezzo bicchiere di vino bianco secco (dei “Castelli”), 2 Kg. di pomodori pelati, 1 cucchiaio di conserva di pomodoro, sale e pepe.

Pulitura della Pajata (cosa non molto facile a dire la verità):

Per prima cosa prima della cottura la pajata va precedentemente "spogliata" interamente dalla pellicina che la circonda.

L'operazione di spellatura si effettua incidendo con un coltellino, ad uno dei capi del budello, un po’ di pelle, separandola dal sottostante intestino carnoso e, quando se ne è tirata giù tanta da poterla afferrare con le dita, si rovescia come un guanto, tirandola giù fino alla completa spellatura, che avviene con facilità.

Preparazione della Pajata:

Fatta questa operazione si taglia in pezzi di circa 20 cm. di lunghezza, quindi si ripiega a ciambella ciascun pezzo, fissando le due estremità con un giro di spaghino bianco da cucina (questa legatura evita che dalla parte interna del budello, dove c’è il latte (chimo), non vada disperso durante la cottura. Le ciambelle appariranno piuttosto larghe, ma va tenuto presente che esse si ridurranno sensibilmente in cottura.

Procedimento per la cottuta:

Far soffriggere a fuoco alto in un tegame pesante (meglio di terracotta) i tre cucchiai di olio con il battuto di lardo; abbassare di poco fuoco e aggiungere i pezzi di pajata, aumentare il fuoco e far rosolare girandoli delicatamente in continuazione con un cucchiaio di legno (fare attenzione che la pajata non faccia la crosta!).

Qualche attimo prima del completamento della rosolatura, aggiungere la cipolla tritata, lo spicchio d'aglio sbucciato, c’è chi lo mette in “camicia” (con tutta la buccia e inciso per la lunghezza), sale, pepe, i chiodi di garofano e infine il vino.

Sempre a fuoco alto far sfumare il vino e appena evaporato versare nel tegame i pomodori pelati scolati del loro succo, abbassare il fuoco, coprire il tegame e lasciare cuocere dolcemente.
Dopo circa mezz'ora aggiungere un cucchiaio da tavola di concentrato di pomodoro e lasciar cuocere. Deve cuocere per due ore e più. Il sugo dovrà risultare denso e saporito.

A cottura, con la metà del sugo, condire i rigatoni cotti a parte e scolati al dente.
Servire nei piatti disponendovi sopra almeno due ciambelle a testa di “pajata” ed altro sugo. Finire con una buona cucchiaiata di “pecorino romano” grattugiato.
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« immagine » Pajata (in Romanesco) o Pagliata (in Italiano) è il termine con il quale si identifica l'intestino tenue del vitellino da latte o del bue. Nella ricetta l'intestino viene lavato, ma non privato del “chimo”, in modo tale che, una volta cucinato, possa dar forma ad una salsa di sapore ...
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Triglie alla Livornese

20 novembre 2011 ore 11:55 segnala



Per 4/6 persone:
12 triglie media grandezza, 500 gr. di pomodori pelati, ½ cipolla, uno spicchio d'aglio, prezzemolo tritato, una foglia di alloro, farina, un bicchiere di vino bianco secco, 50 gr. di olio extravergine d'oliva, sale e pepe.

Pulire le triglie lavarle e asciugarle, infarinarle e metterle in una padella larga con l'olio già caldo.

Farle dorare rigirandole con delicatezza.

Salare e pepare; aggiungere il vino e farlo sfumare.

A cottura levarle dalla padella con delicatezza e metterle da parte.

Nella stessa padella aggiungete la cipolla tritata, l'aglio sbucciato e tritato, l'alloro spezzettato grossolanamente.

Lasciar restringere un po' il fondo e aggiungere i pomodori pelati tagliati a ”pezzettoni”.

Far cuocere a fuoco lento ancora per qualche minuto coprendo con un coperchio.

Trascorso il tempo, adagiate le triglie di nuovo nella padella e fate insaporire ancora per pochi minuti cercando di coprirle con il sugo.

Servire nei piatti di portata con una pioggia di prezzemolo tritato e con una fettina di pane raffermo abbrustolito.

SALTIMBOCCA ALLA ROMANA

20 novembre 2011 ore 11:23 segnala


Ingredienti:

Fettine di vitello, foglie di salvia, prosciutto crudo tagliato in fette, olio, burro, vino bianco secco, sale, farina.

Appiattire con il batticarne le fette di vitello. Farle sottili cencando di non bucare la carne.

Mettere al centro di ogni pezzo di carne una fetta di prosciutto e una foglia di salvia.

Fissare il prosciutto e la salvia con uno stecchino infilzandolo nella carne.

Mettere l’olio e il burro in un largo tegame, una volta sciolto il burro (senza farlo annerire!) mettere la carne prima dalla parte del prosciutto quindi farla rosolare poi girarla, aggiungere il vino e farlo sfumare; Pepare. Salare con moderazione per via del prosciutto.

Continuare la cottura a fiamma viva per cinque dieci minuti.

Trascorso il tempo togliere le fettine dalla padella e scolarle dall’olio.

Servire nei piatti di portata con l’aggiunta dell’intingolo.

Consiglio:
Per non far annerire il burro vedi ricetta - Burro Chiarificato - Clicca sul link.

http://blog.chatta.it/pastacoefasule/post/preparazione-del-burro-chiarificato-.aspx

RAGU’ DI CARNE ALLA GENOVESE (Ricetta napoletana)

16 ottobre 2011 ore 17:42 segnala



Bisogna premettere, ovviamente, il Ragù alla genovese in campania, ha alcune sue varianti di non poco conto in ciascuna casa. E, chiaramente, quando si parla di genovese, s’intende “Pasta alla genovese”.

Non si sa perché questo sugo è chiamato “alla genovese”, ci sono pareri discordanti in proposito; si dice che per la prima volta sia stato preparato, nel lontano 1400, in un’osteria gestita da un genovese, oppure altri raccontano che osti genovesi, nel 1600 stabilitisi a Napoli, avevano l’abitudine di cucinare così la carne, altri ancora affermano che chi inventò questo piatto fu un cuoco di nome Genovese. Mah! Hai posteri l’ardua sentenza...


Ingredienti:
Carne di manzo, io preferisco carne adatta ad una lungha cottura: annecchia (in napoletano), oppure muscolo, girello o lacerto, e tagliata in tocchi come se fosse uno spezzatino.
La maggioranza, però, è incline a lasciare il pezzo di carne tutto intero, e alla fine tagliarla a fette... questione di gusti. **(vedi nota a piè di pagina)

Le cipolle (dorate) devono essere almeno lo stesso peso della carne o ancor meglio una volta e mezzo.

Un soffritto di carota, sedano, e cinque sei pomodorini tagliati in quattro. Poco vino rosso, del pepe nero macinato al momento, sale e “dulcis in fundo”, un cucchiaio di concentrato di pomodoro.
All’occorenza del brodino vegetale se la crema di cipolla dovesse risultare troppo densa.

Che pasta? Non altro che lo zito (candele) rigorosamente spezzato a mano.

Procedimento:
Incominciate a pulire le cipolle e tagliatele molto sottili, attenzione a non far cadere le lacrime negli ortaggi... dopo potrebbe risultare il tutto un po’salato.

Un consiglio: non lasciate le cipolle intere, non è la stessa cosa!

Preparate il battutto e soffriggetelo un paio di minuti in una “tiana”, ovvero un tegame di terracotta a bordi alti, con olio extravergine d’oliva.
A cottura del soffritto aggiungete la carne. Fatela un po’ rosolare da tutte le parti, sfumate con il vino e infine aggiungete la cipolla tagliata precedentemente. Versate anche il concentrato di pomodoro sciolto in un po' d’acqua o brodo. Salate e pepate.

Fate “peppia’ chian chian” (cuocere a fuoco lento) mescolando spesso e aggiungendo, se necessario, il brodo o acqua.

Il tempo della cottura dipende molto dalla carne (di solito non meno di tre ore).

Per una buona riuscita dell’intingolo, la cottura è tutto; in primis la carne deve risultare morbidissima e la cipolla deve diventare una crema vellutata di color nocciola dorata. Attenzione a non far attaccare sia le cipolle che la carne al fondo del tegame.

Chiaramente, inutile dirlo, è assolutamente vietato usare mezzi meccanici per frullare la cipolla!

E’ d’obbligo condire gli “ziti”, rigorosamente spezzati a mano, con questa deliziosa crema di cipolla.

Porzionate in tavola dove ognuno potrà aggiungerci del formaggio parmiggiano sopra.

** Da tener presente un’altra cosa importane: è la cipolla che deve assorbire il sapore e gli umori della carne e non il contrario! Ecco la spiegazione del taglio (in pezzi o intero).
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« IMMAGINE: http://www.ideericette.it/wp-content/uploads/2009/03/ziti.jpg » Bisogna premettere, ovviamente, il Ragù alla genovese in campania, ha alcune sue varianti di non poco conto in ciascuna ...
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Gnocchi alla romana

27 settembre 2011 ore 12:54 segnala


Ingredienti per 4/5 persone:

Un litro di latte, 250 gr. di semolino, 100 gr. di burro, groviera grattugiato, parmigiano grattugiato, sale e pepe. A piacere 2 tuorli d’uovo.

Scaldare il latte con un po’ di sale e un pezzetto di burro.
Quando bolle lievemente, versare il semolino a pioggia, abbassare il fuoco, e mescolando continuamente far cuocere pochi minuti cercando di non fare grumi (si deve addensare).

Togliere dal fuoco e unire una cucchiaiata di parmigiano grattugiato (e i due tuorli d’uovo se piace).

Bagnare una superficie piana (marmo o simile) o in alternativa una teglia, stendervi il semolino per un altezza di un centimetro circa e livellarne la superficie con un coltello bagnato, oppure, bagnando le mani, livellare con il proprio palmo(attenzione, scotta!).

Quando il semolino si sarà raffreddato, prendere un bicchiere o tagliapasta di forma tonda e ricavarne tanti dischi dal diametro di circa cinque cm.

Fatta questa operazione, imburrare una teglia da forno (non deve essere troppo grande; i dischi di semolino dovranno essere sovrapposti per la metà uno sull’altro).

Disporre i dischi nella teglia (volendo si può fare la base con i ritagli avanzati), spolverizzare con il parmigiano e il groviera grattugiato.
Bagnarli a cucchiaiate col burro fuso (precedentemente fatto fondere lievemente in un tegamino).

A questo punto, mettere tutto nel forno, il quale avrà sicuramente raggiunto la giusta temperatura e far cuocere per circa venti venticinque minuti, finché si sarà formata sugli gnocchi, una bella crosticina dorata.

Servire nella stessa pirofila.
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« IMMAGINE: http://ricette.pourfemme.it/img/gnocchi-alla-romana.jpg » Ingredienti per 4/5 persone: Un litro di latte, 250 gr. di semolino, 100 gr. di burro, groviera grattugiato, parmigiano grattu...
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Zuppa di soffritto (zuppa forte)

30 agosto 2011 ore 10:14 segnala


Anche in questa ricetta prettamente povera, in alcuni paesi dell’entroterra campano, la “zuppa forte” ha vari nomi: cioffritto, zuffritto, la sfrionzola, ecc. Quindi è d’obbligo che la ricetta, da paese a paese, può variare e non di poco, ma la base del maiale è sempre la stessa.

Il soffritto è una zuppa piccante a base di interiora di maiale. In pratica tutto quello che compone la coratella a parte il fegato che si utilizza in altre ricette.

Quindi si prepara con: polmoni, il cuore, la milza, la trachea, il diaframma, i reni, e talvolta, sempre per lo stesso discorso su detto, anche lo stomaco sbollentato in precedenza; del resto come si fa per i polmoni ed i reni.

Ingredienti per 8-10 persone:
1 coratella di maiale pesante (da 1500- 2000 gr.)
1 stomaco
2 rognoni
2 cipolle medie
6 pepaccelle (peperoni tondi sott’aceti tradizionali della Campania)
2 kg. passata di pomodoro
200 gr. concentrato di pomodoro
10-15 foglie d’alloro
2 peperoncini rossi piccanti
acqua, sale e sugna (strutto) q.b.

PREPARAZIONE:
Tagliare a tocchi non troppo piccoli la coratella, lo stomaco e i reni.

Soffriggerli in una pentola capiente, preferibilmente di terracotta, unta con un po’ di sugna, insieme alla cipolla, l’alloro e al peperoncino.

Girare frequentemente il tutto e quando la carne sarà rosolata aggiungere le pepaccelle spezzettate grossolanamente; far cuocere a fuoco vivo per altri cinque sei minuti; aggiungere la passata e il concentrato di pomodoro.

Far cuocere per circa un’ora a fuoco medio, e per circa un’altra ora a fuoco basso. Se il sugo si rapprende troppo aggiungere, nel caso, dell'acqua calda.

A cottura ultimanta disporre delle fette di pane tostato sul fondo dei piatti (è preferibile dei coccetti di terracotta; conservano il calore), impiattare e servire con un peperoncino piccante al centro per decorazione.
Si mangia bollentissima.

Volendo si possono condire anche degli spaghetti levati al dente e ripassati nel sugo.
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« IMMAGINE: http://m2.paperblog.com/i/48/488442/o-suffritto-L-cF7vT9.jpeg » Anche in questa ricetta prettamente povera, in alcuni paesi dell’entroterra campano, la “zuppa forte” ha vari nomi: cioffri...
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La Lasagna napoletana

22 agosto 2011 ore 11:37 segnala


Gli ingredienti per la lasagna: (mie preferenze) e premesso che come tutti i piatti della tradizione ci sono le varianti e i segreti di famiglia; sono costituiti dalla pasta, dal ragù, dalle polpettine, dalla ricotta.

La pasta
Vanno usate le sfoglie di pasta di semola di grano duro industriali: reggono in modo assolutamente superiore (preferibilmente i “Manfredoni” pasta liscia larga tre dita e ondulata ai lati).

ll pomodoro
Per quanto riguarda il sugo cercate di evitare il San Marzano che va meglio per sughi freschi dove deve esaltarne il sapore. Vanno benissimo le conserve di pelati tipo Roma.

La ricotta
Quella di pecora, dove sentirete dominante il dolce del latte.

La carne
Nella Lasagna si usa quasi esclusivamente il maiale. Se volete riequilibrare l’eccessiva dolcezza potete usare la carne di vitello per le polpettine. Fondamentali sono le Cervellatine, sottilissime salsicce napoletane tagliate a punta di coltello.

Salame, uova
Vanno bene, ma sempre in maniera moderata. Non c’è nulla di peggio di pasta e salame.

Mozzarella, fiordilatte formaggi
A seconda dei gusti ci va e non ci va! Comunque sempre meglio Fiordilatte. Per i formaggi vale quanto detto sopra su uova e salame, se ci tenete, negli strati vi consiglio fette molto sottili di caciocavallo sorrentino.

La ricetta per 10 persone:
1 kg. di sfoglie di lasagna
500 gr. ricotta
300 gr. caciocavallo
500 gr. carne di vitello e/o di maiale macinata
500 gr. tra tracchiole e cervellatine assortito
formaggio grattugiato
pane raffermo
4 uova
1 kg. conserva di pomodoro
2 cipolle medie
sedano
carote
sale
olio extravergine
1 cucchiaio di sugna

a piacere:
5 uova sode tagliate a fette
una ventina di fette di salame napoletano.

Preparate il ragù con un soffritto di olio e una piccola noce di sugna, cipolle, mezza carota, un piccolo gambo di sedano finementi tritati. Una volta appassite le verdure a fuoco lento (la cipolla deve disfarsi) aggiungete tracchiole e cervellatine che farete rosolare.

A questo punto versate il pomodoro e lasciate ”pippiare” per non meno di tre ore; dovendo la cottura essere completata in forno, conviene fermarsi un po’ prima del tempo, lasciando alla salsa la possibilità di conservare il colore rosso vivo.

Preparate le polpettine mescolando la carne macinata, uova, pane raffermo precedentemente ammorbidito nel latte e pressato, formaggio grattugiato, sale. Fatene palline piccole e friggetele in olio extravergine d’oliva, volendo potete, dopo fritte, tuffarle nel sugo dove si insaporiranno ancor più.

Lessate le lasagne avendo cura di lasciarle al dente perché avranno bisogno di una ulteriore passata in forno. A cottura della pasta mettete le sfoglie su un canovaccio pulito e cercate di asciugarle delicatamente.

Potete a questo punto passare alla preparazione della Lasagna.

Preparazione in teglia a pasta cotta:
Spalmare il fondo della teglia con un cucchiaio di sugo, uno strato di sfoglia, ragù, ricotta, una spolverata di pecorino.

Poi iniziate con il secondo strato: polpettine, eventualmente la carne sfilacciata a piccoli pezzi delle “tracchiulelle”, il salame, le fette di caciocavallo, le uova, ricotta, cervellatine, ragù, pecorino. Salite fino alla fine in questo modo (più è alta meglio è).

Alla fine, a strati completati, mettete molto ragù e lasciate in forno per una mezzoretta a 200 gradi.

Il consiglio è mangiarla almeno due o tre ore dopo la cottura, quando il tutto si è assestato, magari riscaldando dolcemente a bagnomaria o al vapore, oppure lasciandola riposare nel forno ermeticamente chiuso.

La Lasagna non va mangiata troppo calda,e chiaramente il tutto accompagnato con un buon bicchiere di vino rosso di Gragnano.
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