Se sei femmina.

18 maggio 2017 ore 13:16 segnala
Siamo ripartiti con gli sproloqui, chiedo venia.
Anzi, no, non chiedo venia a nessuno, questa volta.
Sono nata femmina e mi piace esserlo, mi ci sento.
Anche se da bambina volevo fare giochi da maschi e detestavo il rosa, le gonne e i capelli lunghi.
Forse li detestavo perché sono nata femmina e si aspettavano tutti qualcosa.
Anche dai maschi ci si aspetta delle cose, ma oggi parliamo di cosa vuol dire essere femmine.
I miei genitori non mi hanno mai obbligata a “fare la femmina” e di questo sono estremamente grata.
Ma gli altri?
Cominciarono a fare domande quando ero ancora molto piccola.
Domande e velate accuse.
Perché non metti un bel vestitino, come Francesca?
Perché ti tagliano i capelli così corti? Sembri un maschietto!
Solo i maschiacci si picchiano a quel modo, comportati bene!
Quindi ti dicono che devi essere “femminile” e cosa sia femminile l’hanno stabilito loro, non ci sono possibilità di replica.
Non ti dicono che da grande sarai troppo femminile, sarai una zoccola o una che se la tira.
Se non lo sarai abbastanza sarai una sciattona.
Non ti dicono che non andrà mai bene, perché sei nata femmina, questo non te lo dicono, ma ci arriverai.
Gli adulti si comportano in modo strano, con te, ma anche i bambini, che scimmiottano gli adulti.
Finché sei piccola è ancora tutto più che sopportabile, spesso sono solo piccole cose e se sei testarda come me, la gonna non la indossi e metti i pantaloni della tuta, alle Barbie continui a rasare i capelli e ti fai regalare il microscopio per Natale.
Non c’è niente di male ad amare il rosa, ma se sei come me, se odi le imposizioni, odiare il rosa è un obbligo morale, almeno finché sei bambina.
Poi arriva l’adolescenza, le scuole medie.
Ahhh, essere femmina alle scuole medie, che gioia!
Ho un ricordo così dolce di quel periodo!
Non so cosa mi manchi di più, se le fiamme roventi dei 3° girone o le code acuminate dei piccoli diavoli di cui ero circondata!
La prima cosa che impari sulle femmine è che sei circondata da troie.
Quella più carina di te? Troia!
Quella che ha già baciato un ragazzo? Troia!
Quella che ne ha baciato addirittura più di uno?? Troissima!
Le lesbiche? Dei mostri, oltre che troie.
Io le medie le ho fatte in un paesino del Canavese, dove le femmine sono tutte troie e i froci tutti schifosi.
Tutti, punto.
Alle medie le femmine imparano che devono essere più carine, altrimenti i ragazzi non le guarderanno mai e farsi guardare dai ragazzi è fondamentale.
Ovviamente se iniziano a guardarti diventi una troia, ma non ti preoccupare, per te tutte sono troie tranne te, è una stanza da cui non si esce e non devi porti il problema.
Poi impari, se e quando diventi abbastanza carina da essere guardata (a me capitò), che se un ragazzo ti tocca il culo, è un complimento.
L’ho imparato alle medie eh, non al liceo.
Se un ragazzo fa commenti volgari su di te, scambiandosi opinioni ad alta voce con i suoi amici, è un complimento.
Iniziano ad insegnartelo ALLE MEDIE, che “desiderata” e “apprezzata” sono la stessa cosa.
Quindi, quando approdi alle superiori hai le idee abbastanza chiare: se piaci ai ragazzi sei troia, ma piacere ai ragazzi è lo scopo della vita.
Trovare il principe azzurro, la relazione, il fidanzato, è la vita.
Ovviamente se perdi la verginità sei troia, ma se nessuno ti guarda sei cessa.
Le donne devono decidere da che parte stare: o sei quella che la dà o sei quella che vorrebbe darla, ma non può.
Se credi di avere scelta, sbagli e te lo insegnano alle superiori.
Te lo insegnano i ragazzi con cui esci, che dicono a tutti cosa hanno fatto (o non fatto, ma che differenza fa?) con te e fanno un elenco dei tuoi pregi e ti riempiono di complimenti.
Ma abbiamo già parlato dei complimenti.
Te lo insegnano le tue amiche, che ti consigliano di darla o di non darla, come se fosse una questione sociale.
Io l’ho data quando ho ritenuto fosse un buon momento e mi ritengo fortunata, ma non tutte sono fortunate.
Essere femmina e adolescente non fa ridere, per niente.
Io ero una delle troie, ovviamente!
Essere femmina e adolescente significa che quando hai un ragazzo geloso, sei tu a sbagliare quando ti guardano, non sbagliano loro a guardarti.
O a fischiarti in mezzo alla strada, anche se hanno 20 anni più di te.
Perché se sei femmina ricordati una cosa: è sempre colpa tua.
Se nessuno ti vuole è colpa tua, che non sei abbastanza bella o seducente o intraprendente.
Se ti urlano oscenità in strada è colpa tua, ti sei messa in mostra (e non nascondersi è una colpa, tutti lo sanno).
Se ti molestano, ti sei sicuramente vestita troppo poco.
Se ti molestano quando sei vestita più che a sufficienza, che ci vuoi fare, son ragazzi!
Queste cose le impari alle superiori, ma ci sono cose che ho imparato dopo.
Volete sapere cosa ho imparato?
Sono cazzi miei, ma se vi interessa, eccoli qui.
Ho passato tutta la mia adolescenza e i primi anni dell’età adulta a costruire un’immagine di me.
Ho scelto da che parte stare quando ero molto piccola e ho scelto di essere quella che definirei “la paladina delle troie”.
Ho deciso di difendere il mio diritto ad essere emancipata e sessualmente libera, come gli uomini.
Per farlo ho costruito una maschera da femme fatale, ho creato attorno a me un’aura di sensualità, gridando in faccia al mondo, sfidandolo a dirmi che sbagliavo.
In un mondo diverso, potrei dire di aver esagerato, ma in questo mondo?
Questo mondo non mi ha dato altra scelta.
Perché se nascevi femmina 30 anni fa (e sono quasi 30, ormai, accidenti), non potevi stare nel mezzo ed essere presa sul serio.
Adesso c’è internet, ci sono i social, c’è un modo tutto nuovo di diffondere le idee, ma all’epoca no, non esisteva.
Non esistevano video di femministi e femministe, che ti facevano aprire gli occhi su quanto ancora c’è di marcio, nel modo in cui la nostra società guarda una donna.
Nel modo in cui LA GUARDA, non solo nel modo in cui la tratta, la tocca e la ferisce.
Esistevi tu, piccola donna con una mente sempre in moto e cercavi di districarti tra tutti i “dovresti” e i “non dovresti”, confusa, spaventata e anche parecchio incazzata.
Dovevi scegliere se fare la femmina o fare il maschiaccio, a costo di andare contro i tuoi gusti, a volte, in tutti e due i casi.
Dovevi scegliere se essere popolare e troia, o sfigata e frigida.
Dovevi scegliere se usare il tuo sesso o il sesso, come scudo, se adattarti allo stereotipo che ti voleva indifesa o fingerti forte anche quando non ti ci sentivi affatto.
Parlo al passato perché per me è passato, ma è ancora tutto qui, presente, vivo, schifosamente vivo.
Là fuori è ancora pericoloso, se sei nata femmina.
Se ti palpano ad una festa o ti fischiano per strada è ancora un complimento e se piangi sei ancora tu ad essere troppo sensibile o esagerata.
Se essere isolata perché piaci troppo ai ragazzi ti fa soffrire, hai solo da tenere le gambe chiuse.
Se sei nervosa è perché hai bisogno di una bella scopata!
Se hai bisogno di una bella scopata sei una troia, perché le vere donne hanno bisogno di sentimento, non di sesso!
E’ ancora un mondo che insegna alle donne come vestire e non agli uomini a non stuprare, questo.
E’ ancora un mondo in cui quando le donne convivono con gli uomini, se questi fanno lavori di casa stanno “aiutando con le faccende”.
Non lasciatevi ingannare da chi dice che il femminismo non serve a nulla.
Il femminismo, quello vero, combatte per la parità, non per la supremazia femminile.
E non credete a chi dice che il femminismo fa male alle donne, perché si relegano da sole ad esseri bisognosi di un aiuto speciale.
Ero una di quelle persone, perché essere femmina e accorgersi di quanto è sbagliato ADESSO (non prima, proprio ORA) il modo in cui vieni guardata, fa male.
Fa paura, fa incazzare abbestia, ve lo dico io!
Non lasciatevi fregare.
Siate critici, siate cinici, siate arrabbiati, anche se fa male e sarebbe più facile dire che ce l’abbiamo fatta.
Va meglio? Certo!
Ma c’è ancora tanto da fare, troppo per smettere.
Non ascoltate la voce dei “benaltristi”, perché per chi non è nato femmina (o gay, o immigrato, o povero, o malato, o…) i problemi sono sempre “ben altri”.
Son tutti femmine, con la vagina degli altri.


L’uso della parola “troia” con tanta frequenza è volontario, è la parola (insieme a tutti i suoi svariati sinonimi) che accompagna la vita di tutte le donne da sempre.
Ancora una volta, facciamoci delle domande.

P.s. Questo è uno spaccato personalissimo di una che è cresciuta negli anni ’90 qui, in Italia, nel Canavese, non sto parlando a nome dell’universo intero e non potevo trattare tutti gli aspetti della questione.
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Siamo ripartiti con gli sproloqui, chiedo venia. Anzi, no, non chiedo venia a nessuno, questa volta. Sono nata femmina e mi piace esserlo, mi ci sento. Anche se da bambina volevo fare giochi da maschi e detestavo il rosa, le gonne e i capelli lunghi. Forse li detestavo perché sono nata femmina e si...
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18/05/2017 13:16:52
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Commenti

  1. Cattivome73 18 maggio 2017 ore 19:27
    Effettivamente ci sono logiche profonde e subdole che non è facile aggirare nemmeno per chi cerca di esserne cosciente e si impegna... Pure io essendo tuo fan apprezzo istintivamente di più le tue foto con capelli lunghi rispetto a quelle con capelli corti. E non posso dire quanto del mio preferire sia semplice gusto personale e quanto condizionamento mediato dal fatto che ho la mia età e ai "miei tempi" il maschietto aveva per lo più capelli corti e la femminuccia lunghi. Da rifletterci :)
  2. AllegroRagazzo.Morto 18 maggio 2017 ore 22:35
    @pennykella
    Credo che il luogo non sia importante e nemmeno gli anni trascorsi... per deformazione naturale ognuno di noi sviluppa automaticamente una prima impressione verso qalunque cosa o chiunque incroci, questa impressione che è basata solo su di una sensazione personalissima priva di alcun costrutto potrà, ed il più delle volte accade, essere modificata ma niente è più invalicabile delle apparenze.

    L'esperienza qui citata non riguarda solo l'essere femmina o maschio a parità di situazioni di disagio... è spesso la nascita di uno schema necessario, attenzione, non sempre uno schema è deleterio ma se resta il solo può alla fine mutarsi da difesa in vera e propria prigione.

    Ricordo gli anni settanta, nell'istituto scolastico c'erano anche allora i bulli, una banda per piano, c'erano i luoghi comuni, esisteva il disagio di chi senza far alcun ché di particolare si trovava ad essere etichettato o etichettata.

    La storia ha il non sempre ironico vizio di ripetersi e se una cosa la storia possa insegnare, se si voglia trovare un qualunque tipo di insegnamento in essa, è che non si impara mai nulla dagli errori "vissuti" e quindi non solo commessi.

    C'è chi voglia adeguarsi al resto per un semplice e puro fatto pratico, c'è chi lo necessita per emulazione e c'è chi fa solo tesoro dei fatti e degli eventi e dei comportamenti, propri ed altrui. Questo aaccade in bene e soprattutto in male.

    In tutta franchezza non vedo alcuna differenza a distanza di quasi 40 anni, chi subiva il disagio allora lo subisce ancora, la prepotenza permane come anche il giudizio perfidamente facile ed immediato. Le parole feriscono in modo molto efficace e se alle parole non si arriva basta anche un gesto o uno sguardo e se poi si superano el parole si arriva a qualcosa di ulteriormente squallido.

    C'è anche infine chi finisca con l'isolarsi, isolare ovvero tutto ciò che possa recargli danno, non è una strada ma spesso questa diventa una risorsa, lo schema difensivo si è congruamente costituito nel solo ed unico schema. Adattarsi al resto come apparenza per restare nel "proprio" circolo sicuro.

    Si può aver fiducia, si può avere speranza, spesso poi ci si confronta e a volte, quelle poche volte ci si scontra con problemi di altro tipo che segnano in maniera più profonda. Si possono sempre raccogliere i pezzi e ricominciare e però a volte ci si può anche stancare ed allora si diventa semplicemnete distanti a costo di divenire insensibili...

    Ho letto con molta attenzione ciò che hai scritto, e questo spaccato è simile a molti altri, ripeto, indipendentemenete dal proprio essere. Forse ti ho scritto un po' troppo ma accade quando i pensieri dello scrivente si fanno affini al pensiero di chi stia leggendo.

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