La razzista

29 marzo 2010 ore 21:44 segnala

Lo aveva notato entrando nel locale. Tra le luci basse, vicino al suo amico tutto di un pezzo, vestito con una camicia azzurrina e un maglioncino beige.

"Guarda che tipo"- aveva detto alla sua amica." Mi sembra un ragioniere, e guarda come balla scatenato".Insieme avevano riso, un po' dei preconcetti, un po' delle apparenze, un po' di loro due.

E si, perchè Rossana lo sapeva benissimo che anche lei, in mezzo a quella folla inferocita di donne che agitavano il culo, sembrava una scolaretta in divisa col suo vestitino marrone da collegiale. Non è che le mancasse il senso critico, semplicemente, se ne fotteva.

Si buttò tra la mischia: un drink, le mani di Sandra sulle spalle, sorrisi e balletti sciocchi, come quelli che si fanno alle medie. Si divertivano così, con poco, bastava un po' di house di quella buona a scatenare il buonumore.Si guardavano e si dicevano: " qui  siamo lontane da tutto e da tutti".

Mentre erano in fila al bagno si erano date un bacio. Uno di quei baci innocenti che si danno le amiche, un di quei baci alla Fromm. Di quelli sulla bocca. Rossana si era ricordata del Prof. di Religione al liceo. Dall'alto della sua cattedra cattolica, l'aveva ammonita:

"Baciare sulla bocca è un gesto intimo e unico. Dalla bocca ci nutriamo, e quindi, baciare sulla bocca equivale a dirsi: tu sei di importanza vitale per me". Sandra era di importanza vitale per lei.

Dopo il bacio l'aveva guardata, si erano dette che si volevano bene ed erano tornate in pista.

Rossana aveva sentito qualcuno commentare: " Aò le hai viste ste du lesbiche?" e aveva riso di loro e della loro piccolezza.

Dopo qualche ora si era trovata faccia a faccia col ragioniere. Le aveva offerto da accendere, e avevano cominiciato a parlare. Era simpatico, aveva un buonissimo odore ed era gentile.

Quando sorrideva si metteva la mano sulla guancia, e lei aveva trovato questo gesto tenerissimo. Aveva ripensato all'importanza della comunicazione non verbale, alle mani che si usano come schermo e si era sentita stranamente a suo agio. Erano entrambi pronti ad abbassare le difese, seppure solo per qualche ora.

E così accettò di uscirci una seconda volta. Lui si era affidato a lei per tutto: le aveva solo detto dove vedersi.

Lei aveva optato per un ristorantino cinese in centro, che frequentava spesso con i suoi amici gay.

Entrò e la proprietaria la salutò, chiamandola per nome.

Alcuni suoi amici erano seduti al tavolo.Sorrisi baci e abbracci e smancerie, aveva finalmente potuto gustare il suo involtino primavera in santa pace.

L'accompagnatore era discreto e aveva un nome impronunciabile. Nei pochi giorni intercorsi tra il primo incontro e la cena l'aveva tempestata di chiamate e sms in cui, con varie parafrasi, sostanzialmente le diceva sempre la stessa cosa: "Spero proprio che tu sia una brava ragazza".

Ora , lei si era domandata spesso perchè lui ne fosse così preoccupato, del suo spirito.

Aveva pensato che le differenze culturali ( lui era albanese) potevano aver giocato un ruolo fondamentale in questo.

"Magari crede che in discoteca ci vanno solo le poco di buono" si era detta. Che poi, perchè mai se una ama danzare dev'esser poco di buono?

Non lo diceva forse anche la Bibbia, di danzare per lodare Dio e il creato?

Era preoccupatissimo che lei sarebbe sparita dopo il secondo appuntamento. Così le aveva fottuto un orecchino celandosi dietro una patetica romanticheria. Le aveva detto:

"Lo terrò sotto il cuscino, dormirò con il tuo orecchino vicino al cuore.." E lei aveva risposto: "Basta che non me lo metti incinto."

 Si era ripromessa di scoprirlo piano piano, del perchè quell'uomo dal nome impronunciabile fosse così diverso da lei...ovviamente ammonita da tutti i suoi conoscenti.

Lei non voleva sapere perchè fosse diverso, voleva vedere la sua diversità. Voleva annusarla, tenerla un po' per sè.

Così, quasi soffocò quando lui, con aria candida, propio mentre arrivava il manzo, le disse:

"Mi dici perchè hai baciato la tua amica in discoteca? Sei lesbica?"

Trasalì...ehm ehm...cough cough...

"Quando?" Risatina nervosa di lei...

"Sabato, vi ho viste".

Ora tutto le era chiaro in mente. Rivide esattamente la scena: si erano accarezzate sul viso, poi si erano baciate. Si erano sorrise, e lei lo ricordò: c'era un tipo con la faccia da ragioniere che le fissava con uno sguardo beota.

Poi si guardò attorno: il ristorante era pieno di uomini. Uno, al cellulare, diceva: " MA si si veniamo anche noi!Ci sono anche il MArio e il Piero, ci si vede tutti a casa di Lollo!". Erano vestiti tutti alla moda, alcuni si atteggiavano come Valeria MArini. Erano gay.

L'unico tavolo di donne era costituito da quattro amiche, due coppie. E così capì di non avere scampo.

Cosa poteva fare? Come uscire dall'imbarazzo di spiegare a quell'uomo dal nome impronunciabile?

"Senti..ehm..coso...credo chetu abbia capito male..cioè noi si giocava.. "

Come avrebbe iniziato? L'equivoco era partito. si trovava nel ristorante gay più famoso di Roma, dove tra l'altro era conosciutissima, con la domanda che volava lì, tra il vino e il manzo che oramai si era freddato.

Così, piuttosto che spiegare l'equivoco, e mangiare il manzo freddo, decise per il male minore:

Lo baciò e gli disse: "Andiamocene a casa, mi è venuto mal di testa. Ah, e ridammi l'orecchino. "

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Lo aveva notato entrando nel locale. Tra le luci basse, vicino al suo amico tutto di un pezzo, vestito con una camicia azzurrina e un maglioncino beige. "Guarda che tipo"- aveva detto alla sua amica." Mi sembra un ragioniere, e guarda come balla scatenato".Insieme avevano riso, un po' dei...
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29/03/2010 21:44:59
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Commenti

  1. Ack13 30 marzo 2010 ore 09:25
    Vedo che cominci a cimentarti raccontando anche la vita di altri, oltre che le tua.
    Interessante...
  2. PeSSima.DiSpeTTosa76 30 marzo 2010 ore 14:49

    :-)))

    simpaticone

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