Lo stesso spero di te.

12 maggio 2010 ore 20:50 segnala
Si era messa in testa di scrivere un libro.

Un libro vero. Già quando aveva avuto questa malsana idea, a 14 anni, le era venuto in mente di scrivere di sé. D’altronde, di chi altri avrebbe potuto parlare? Di sé e dell’amore.

Perfetto.

Una storia intensa, strappalacrime e risate, un storia ironica con un gran finale. Se lo aveva fatto il tizio della radio, poteva farlo anche lei.

Aveva già pronto il finale: sulla falsariga della canzone degli Afterhours: “sai quando tornerai io sarò già via, riciclandomi, vendendo roba tua” … si insomma uno di quei finali in cui Lei, abbandonata, attendeva con pazienza il ritorno di Lui, l’abbandonante. E ,maestosamente e trionfante, non si faceva trovare. Si rendeva libera, una donna nuova e diversa.

A pensarci bene, era un finale del cazzo.

In primo luogo perché, diciamocelo, che senso ha attendere uno per il solo gusto di non farsi trovare?

Aspettarlo, riciclarsi in nuovi ruoli, sperimentandosi..se poi l’Abbandonante non avrebbe potuto godere di questo ex bruco oramai divenuto farfalla?

E, inoltre, questa storia era trita e ritrita. Si,cioè un classicone.

Vabbè allora avrebbe scritto di sesso. Della sua vita da single, un po’ come Bridget Jones, un po’ come Silvana Pampanini ne “ Il tassinaro”.

Ah il sesso sarebbe andato forte. Anche quella tizia…. Melina, Vanessa …c ome si chiamava?Beh lei ne era una prova vivente. Addirittura avevano fatto gli audiolibri! Gli audiolibri di una tizia che parlava come un venditore di arancini di Bagheria.

Che poi, lei che ne sapeva di Bagheria? Sapeva della Calabria, quello si.

Comunque, avrebbe parlato di sesso ,il libro.

Il sesso era l’arma vincente.

Fanculo l’abbandonante. Che, a dirla tutta, colcazzo che era tornato. Si sposava un’altra,una stronza con la faccia da giornalista sportivo.

Quello aveva pensato vedendoli insieme: “Questa mi pare donna di calcio.” Una di quelle che fanno di tutto per compiacere i maschi:fingere di amare lo sport ,fingere di avere orgasmi e   pettinarsi come Cicco Graziani.

E poi aveva sentito le gambe tremare.

Il libro si sarebbe sviluppato come un blog: avrebbe ricalcato canzoni, poesie e ambientazioni soft.

Ci avrebbe inserito anche qualcosina sulla sua famiglia: sesso e misteri legati ai soldi. Una Dallas calabro romana. Con un tocco noir, come nelle nuove storie sull’Opus Dei…

L’immagine di sua madre che intesseva trame oscure alla luce di candelabri seicenteschi, vestita con un saio scuro e sullo sfondo muri di pietra l’aveva fatta trasalire.

Via il noir medievale, no no.

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Si era messa in testa di scrivere un libro. Un libro vero. Già quando aveva avuto questa malsana idea, a 14 anni, le era venuto in mente di scrivere di sé. D’altronde, di chi altri avrebbe potuto parlare? Di sé e dell’amore. Perfetto. Una storia intensa, strappalacrime e risate, un storia ironica...
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12/05/2010 20:50:59
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Commenti

  1. carlinox65 12 maggio 2010 ore 23:31

    Ti aspetto in libreria con il bel noir calabro-romano, intriso di sesso... e si via, mettici anche qualche candelabro gotico. Funziona sempre!

    L'abbandonante/abbandonata nelle varie forme è sicuramente abusato.

    Anche se  la realtà, a volte,  è banale ed un pò opaca. Più somigliante al polpettone d'amore triste, che non al "codice Da Vinci".

    Bye bella.

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