La promessa...

12 gennaio 2018 ore 00:18 segnala


Cosa sono le persone per noi...
qualcuno è un sogno,
qualcuno una speranza,
qualcuno un'idea,
qualcuno una disperazione,
qualcuno un dolore,
qualcuno un'illusione,
qualcuno un miraggio,
qualcuno un desiderio...

e passeranno tutti...

tutti tranne una persona...

quella che è una promessa di sè...mantenuta.
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Cronaca semiseria di un pellegrinaggio...

07 gennaio 2018 ore 23:44 segnala


Tra il 29 settembre e il 4 ottobre 2014, sono stato in pellegrinaggio a Medjugorie: questa la fredda cronaca dei fatti:



29 settembre:



Ore 4:50 in attesa del pullman per medjugorie. Età media 137 anni. Si fa interessante.

Ore 5:17 a Poirino sale gente con meno di 70 anni: forse stanno iniziando le prime visioni?

Ore 12:00 la fame aiuta nelle visioni: compaiono in sequenza spaghetti aglio e olio, filetto al pepe verde con patatine e macedonia. Caffè e grappino solo per i casi più gravi

Ore 13:30 autogrill per il pranzo. Cristianissima rissa per accaparrarsi gli ultimi Capri e Apollo: tre feriti e due dispersi il bilancio finale. In pullman si starà più larghi

Ore 17:15 autogrill in croazia. Mega partitone a football americano per aggiudicarsi un posto in fila per il bagno. Più agguerrite le signore che a suon di borsettate nel basso ventre si fanno largo tra la difesa. Nota positiva, ottimo il caffè anche se il prezzo ha suscitato alcuni commenti poco mariani: 2 espulsi e uno squalificato. Sul pullman si starà ancora più larghi.

Ore 20:00 arrivo in hotel a gospic. Cazzo, si sono ciulati il bidet. A proposito, match di rugby per prendere le valige: la gara a eliminazione prosegue, ma noi siamo ancora qui......hunger games, ci fate una pippa!!!

Ore 22:15 finita cena...momenti di panico di alcuni commensali che si sono visti passare davanti la pasta al ragù senza che venisse loro data: i camerieri hanno rischiato il linciaggio, salvati dal tempestivo intervento della polizia locale. Conosciuto tal remigio che è convinto che la fuga dall'Egitto del popolo ebreo sia successiva alla morte di Cristo: il parroco ha avuto un malore e lo ha rimandato a settembre di religione, con voto "N.C." Probabilmente qualcuno è convinto che domani vedremo apparire Madonna, la pop star. L'avventura continua.......



30 settembre:

Giorno 2, ore 7:00 colazione. A quanto pare i pellegrini non facevano la colazione da mesi, visto l'accanimento con cui si sono avventati sul buffet. Il personale dell'albergo, a scopo cautelativo, ha organizzato una linea di difesa per le cucine: alcuni tra i più intrepidi pellegrini ha addosso i segni del filo spinato durante la battaglia. Partenza per medjugorie prevista per le 7:30, esclusi i 5 feriti e i 2 ricoverati per ferite medio-gravi....

Ore 15:25 siamo a medjugorie da un po'. Fatto pranzo (solita rissa per i posti a sedere) e attendiamo di recarci presso i luoghi di meditazione. Durante la visita a una chiesa qui vicino, interessanti scene di pellegrini in posa, abbracciati a statue di maria o di gesù, in attesa di foto ricordo con tanto di espressione mistica del tipo "ho una visione". A stento trattengo la voglia di fargli avere una visione del mio gancio destro sull'arcata dentale superiore.

Ore 22:40, appena rientrati dall'adorazione dell'eucarestia dove canti e brani venivano eseguiti in svariate lingue: ti adoro in tutte le lingue del mondo. Buona notte.



1° ottobre

Ore 12:30. Pranzo dopo scalata al monte della via crucis e messa finalmente in italiano. Alcuni segni di cedimento fisico da parte di alcuni pellegrini, ma per ora nessun segno di possibili passaggi alla vita eterna. Con la scalata pomeridiana potrebbe accadere di tutto, si aprono le scommesse. Buon appetito.

Ore 20:15 a cena dopo due scalate con tanto di cani guida e bastoni antivipera. La mia vicina di tavolo si è autoproclamata mia nonna e tenta di farmi mangiare tonnellate di cibo. Considerando che ha più barba di me, non oso contraddirla, se non altro per puro spirito di sopravvivenza. Il resto della truppa se la cava anche se arrivano alcuni segni di cedimento psico-fisico. Domani il clou con l'apparizione di Maria: chiederó di cambiare vicina di posto a tavola, speriamo bene. Buona serata.

Ora vado a fare due passi per comprare elmetto e giubbotto antiproiettile: pare che domani, in occasione dell'apparizione di Maria, ci sarà lo scontro finale con pellegrini da tutto il mondo. Chi sopravvive potrà considerarsi miracolato.....per ora. Buona notte.



2 ottobreGiovedì 2 ottobre, giorno dell'apparizione.

Sveglia alle 5:30 con tentativo di smadonnamento subito trattenuto visto il tema della giornata. Colazione alle 6 e poi a piedi verso il luogo dell'evento. Giunti sul posto troviamo una folla che al confronto l'unica data italiana degli U2 è una festa dell'oratorio. Spazio vitale procapite circa 30 cm quadrati. Iniziano le prime liti per accaparrarsi un posto in prima fila anche con utilizzo di un linguaggio molto pio ("che il signore ti fulmini" un esempio eclatante). Una vecchietta, particolarmente assatanata, ha iniziato a inveire contro una giovane ragazza accusandola di occupare troppo spazio: capito che la malcapitata non era italiana, se ne esce con l'affermazione "you have problems". La ragazza si guarda intorno smarrita e quando incrocia i miei occhi sembra dirmi "gliela dai tu una testata, che io mi vergogno?". Pochi minuti dopo, molto coerentemente, la folla si apre come le acque del mar rosso, per permettere all'attore pippo franco di passare......potere della TV.

Arriva il momento dell'apparizione e un silenzio irreale avvolge tutta l'area: viene poi letto il messaggio che Maria ha lasciato per i fedeli e, in pochi istanti, riprendono le ostilità tra i pellegrini. Praticamente l'apparizione è stato l'intervallo tra il primo e il secondo tempo di questa lotta fratricida che ha esaltato la natura umana in tutto il suo splendore: in estrema sintesi "meritiamo l'estinzione"

A pranzo riesco ad evitare la mia nuova nonna, che peró ha fatto adepti e mi vedo costretto a mangiare 5 peperoni ripieni preceduti da due piatti di pasta formato obelix. Seguono svariate discussioni su cosa si è visto, con tanto di reportage fotografici dove si afferma di aver visto in sequenza: 2 soli, il volto di Maria, il cielo multicolore, 3 ufo, 5 asini volanti, la faccia di berlusconi che saluta la folla abbracciato a gesù, borghezio che fa il ditone a tutti mentre si scaccola col tricolore. La dialettica tra fermanente convinti e scettici si accende sempre più fino al tragico epilogo dove, a colpi di dessert tirato in faccia, la sala da pranzo si trasforma in un campo di battaglia con trincee improvvisate. Molti i caduti sul campo, soffocati da numerosi colpi di trancio alla banana. Ora ci si riposa per affrontare l'ultimo pomeriggio dove gli ultimi sopravvissuti tenteranno di raggiungere incolumi la nottata per poter ripartire verso casa, ammesso che ci si arrivi. Buon pomeriggio.

Nel pomeriggio viene organizzata la visita ad un orfanotrofio ed a una comunità di recupero per ragazzi. In entrambi i casi si portano diverse valigie di roba da donare: ovviamente mi viene chiesto di portare quella carica di piombo che trascino con sforzo disumano fino a destinazione chiedendomi quale cacchio di indumenti possa avere un peso così. Interessanti e toccanti le testimonianze in entrambe le strutture, come altrettanto interessante è stato constatare come si sia riusciti ad uscire vivi dai piccoli negozietti messi a disposizione dei fedeli, dove l'assalto all'arma bianca è proseguito per svariati minuti tra rosari, immaginette, scatoline, baccialetti, cd, dvd, aranciata, coca, birra, panini, gelati, cicles, gratta e vinci.

La sera, a cena, ulteriore testimonianza della proprietaria dell'hotel, una ragazza italiana con un passato discutibile e rinsavita a Medjugorie......i casi sono due, o la conversione ha funzionato, o la droga assunta era davvero tanta.

Durante la cena, la grazia di Maria è giunta e nè la neo nonna, nè il suo fans club si sono seduti accanto a me e finalmente sono riuscito a consumare un pasto normale, anche se in continua apprensione per svariate occhiate che mi arrivavano da nonnina, piazzata strategicamente due tavoli più in là, con piena visuale sul mio piatto.

Passeggiata serale con qualcuno che propone di andare in chiesa ad assistere ancora a un rosario, iniziativa questa prontamente bloccata: il povero malcapitato credo sia ancora legato al water, imbavagliato con la carta igienica...verrà recuperato il prossimo anno.

Al rientro si fanno le valige confermando che la roba, per qualche motivo, quando la togli si moltiplica e non ci sta più.....la moltiplicazione di mutande e calzini.

Nottata tranquilla in preparazione del primo tratto del viaggio di ritorno.



Venerdì 3 ottobre

Si parte alla volta di Zara, perla della Dalmazia. All'arrivo, una simpatica vecchietta dice alla vicina: qui siamo in dalmazia, non in croazia. Il parroco, ex insegnante di geografia, ha di nuovo un malore e la rimanda a settembre con voto "Mio Dio!". Lauto pasto in ristorante dove, ovviamente, gli unici che rimangono senza posto siamo io e mia moglie. Nonna però non accetta che io resti digiuno e in 3 secondi si procura 2 tavoli, sei sedie, piatti, posate, bicchieri, acqua, vino, birra, mi guarda e dice: "mancia, mancia, che ttti fa bbbene" ... i camerieri, terrorizzati, anzichè portarci le portate nei piatti, ce le mettevano dentro insalatiere e guai a non finire tutto.

Terminato il pasto, con una guida locale si passa alla visita del centro storico della città: "questo è il duomo, ma è chiuso" - "questa è una chiesa molto interessante, ma è chiusa" - "qui potete rilassarvi un po' e prendere un caffè, ma non accettano euro".....insomma, una gran bella organizzazione.

Alla fine però, ci si va a godere il tramonto in riva la mare, con tanto di musica ricavata dal movimento delle onde, davvero spettacolare.

Chiediamo di farci fare una foto e il gentile compagno di pellegrinaggio dice: "con flash o senza?" decide per il senza, visto che dietro di noi il tramonto è davvero uno spettacolo: risultato, si vede un tramonto da paura e noi due siamo due macchie nere in pieno controluce....no ma grazie neh.

Si risale sul pullman verso le 18:30 alla volta di Gospic, per cena e pernottamento.

Arrivati ci si sistema nelle camere e si va a cena dove le discussioni sono inevitabilmente molto mistiche.....al termine, per dare un tocco di vita reale, decido di rovesciare la sedia che, provvidenza, finisce in pieno sul carrello dove la cameriera aveva appena raccolto bicchieri e bottiglie.....il pagamento dei danni lo rateizzo in 5 anni a interessi zero.

Si va a nanna, pronti ad affrontare le 14 ore di viaggio che ancora ci aspettano il giorno dopo, prendendo tristemente atto che ormai il culo ha la forma del sedile...buona notte



Sabato 4 ottobre:

sveglia, colazione dove, per sfinimento, tutti alzano bandiera bianca e si arriva ad un trattato di pace sancito da pane burro e marmellata, cereali e caffellatte.

Si parte alle 8:00 per l'ultimo sforzo verso casa: ogni fermata ad un autogrill viene accolta da una ola e standing ovation dovute più alle vesciche piene che a reale convinzione.

Si giunge a Obrov, ridente località della Slovenia, dove ci si ferma per pranzo in un ristorante immerso nei boschi. Nonna ha provveduto affinchè avessimo un posto a sedere e 5 camerieri dedicati a riempire piatti e bicchieri appena fossero vuoti.

Durante una pausa, esco per prendere una boccata d'aria e noto alcune persone davanti a una piccola struttura, in adorazione: penso vi sia una immagine della Madonna e vado a vedere. In realtà trattavasi di sana porchetta in fase di cottura all'interno di un gigantesco barbecue: madonna o no, la porchetta è sempre la porchetta.

Al termine del pranzo i fumatori si accaniscono sui propri pacchetti di sigarette, consci che per ore la dose di nicotina non potrà essere assunta.

Durante il viaggio si scatena, ad un certo punto, la diatriba sul dove ci si trova: "siamo in Italia" - "siamo ancora in slovenia" - "siamo a verona" - "siamo a venezia" - io ho letto il cartello piacenza" ..... il parroco, ex compilatore di mappe per navigatori, ha un ictus e un infarto, dopodichè afferma: "basta, ci rinuncio, fate come cazzo vi pare".

Ultima fermata in autogrill per la cena, dove ormai ci si muove come automi nella più totale inconsapevolezza di luogo e data e forse anche di se stessi.

Il casello di Villanova d'Asti viene salutato come un'apparizione divina e ad ogni fermata per scaricare pellegrini ci si saluta con calore: "sì sì. ciao, sbrigati a scendere che qua si fa notte".

Finalmente arriva la nostra fermata: si scende con passo incerto e circolazione alle gambe praticamente azzerata, si recuperano le valige e si arriva finalmente a casa dalla quale si ha la sensazione di mancare da un mese.

Seguono saluti, baci, abbracci finchè la voglia di diventare un tutt'uno col materasso ha il sopravvento e ci si riappropria del proprio letto.



Qualcosa comunque resta dentro, qualcosa che, in questo tragicomico pellegrinare, ha comunque raggiunto la parte più intima di noi. C'è chi la chiama fede, chi la chiama pace, chi la chiama serenità.....ognuno la chiami come vuole, fatto sta che è lì e credo ci resterà a lungo finchè non decideremo cosa farne e come concretizzarla nella nostra vita. Una cosa è certa, ripensando a questa settimana, si è ritornati un po' più ricchi e non credo che sia una cosa che si possa dire di ogni viaggio che facciamo........

Grazie a tutti per l'attenzione e per aver condiviso con noi questo piccolo racconto a puntate, a volte dissacrante, a volte ridicolo, ma non credo che lassù se la prenderanno: suppongo che abbiano un grande senso dell'umorismo e una gran pazienza, altrimenti non si spiegherebbe perchè non ci sia ancora estinti.

Un saluto a tutti.

perchè l'ISIS non attaccherà mai l'Italia...

03 gennaio 2018 ore 00:00 segnala


Se l’ISIS volesse attaccare l’Italia, andrebbe così.

ore 01:00 - il gruppone ISIS tenta di partire dalla Libia con l’aiuto di scafisti scafati, ma i soldi non bastano, quindi organizzano una colletta e quelli che restano senza soldi vengono fatti esplodere sul posto come buon auspicio per la missione

ore 2:30 – drammatica virata per orientare lo scafo verso la Mecca per la preghiera dei fedeli: il mare mosso rende difficili le operazioni e i componenti del commando si ritrovano a pregare in sequenza:
la mecca
due templi buddisti in cina
san pietro
la statua della libertà
1 Mc Donald a madrid
I pochi che se ne rendono conto, si fanno esplodere sul posto, come buon auspicio per la missione

Ore 6:45 – sbarco a Lampedusa dove il commando viene ricevuto da uno stuolo di volontari che, con amore, li accoglie con coperte, cibo e acqua: segue trasferimento nel centro di accoglienza locale in cui, come benvenuto, vengono picchiati e sodomizzati dai residenti….i più deboli, non sopportando il disonore, si fanno esplodere sul posto, come buon auspicio per la missione

Ore 12:30 – approfittando della pausa pranzo delle guardie, il commando evade e parte alla volta di Napoli: giunti sul posto, si infilano nei quartieri spagnoli dove vengono costretti a barattare le armi con lettori CD, autoradio e iPAD, rigorosamente non funzionanti. I più temerari, pur di non cedere il proprio armamento, si fanno esplodere sul posto, come buon auspicio per la missione.

Ore 17:00 – il commando è alle porte di Roma dove viene bloccato da:

traffico sul raccordo anulare
manifestazione animalisti per la salvaguardia del cercopiteco afro-cubano chiazzato a strisce
sciopero generale dei sindacati uniti (esclusa CGiL che si dissocia e fa corteo a parte scioperando contro lo sciopero)
orda di turisti giapponesi che chiedono foto ricordo coi terroristi
centurioni incazzati perché credono che quelli dell’ISIS gli vogliano rubare il mestiere
15 Vu Cumprà che li seguono con centinaia di occhiali da sole, collanine e borse al seguito.
A questo punto, Berlusconi decide di scendere in campo, si avvicina e dice loro: “anche io sono stato un terrorista dell’ISIS, amici”

I pochi che comprendono l’italiano, a queste parole, si fanno esplodere sul posto, come buon auspicio per la missione.

Ore 20:30 – Il commando arriva a Firenze e punta verso Nord, ma in piazza Santa Maria Novella è costretto a sorbirsi Benigni che spiega la divina commedia, l’inno d’italia e i 10 comandamenti; al 194° “è bellissimo, è stupendo” alcune cinture di dinamite si fanno esplodere autonomamente sul posto, come buon auspicio per la missione.

Ore 23:30 – ingresso, di ciò che rimane del commando, a Milano: obiettivo le strutture di EXPO 2015. Giunti nella zona prevista per il grande botto, i terroristi si rendono conto che delle strutture, non ce n’è una finita nemmeno dopo due anni dall'esposizione e vengono presi dallo sconforto.

Ad alleviare il loro dolore compare Salvini che, guardandoli, esclama: "noi non abbiamo nulla contro queste persone, ma bisogna farle esplodere a casa loro."

Increduli, i terroristi lo guardano come si guarda un povero mentecatto e proseguono verso il nuovo obiettivo; prima però lo fanno esplodere sul posto, come buon auspicio per la missione

Ore 00:30 il commando entra a Torino pronto a far esplodere il parlamento italiano: l’unico del gruppo che ha studiato, fa presente che sono 150 anni che Torino non è capitale: il capo afferma che è il concetto che conta e costringe tutti a farsi esplodere sul posto, come buon auspicio per la missione.

Ore 6:00 – l’ultimo superstite raggiunge la cima del Monte Bianco, tetto d’europa e recita una preghiera di ringraziamento per il grande successo della spedizione.

A questo punto il gran consiglio degli Dei, capitanato dai due fuoriclasse Allah e Dio (detto Geova da alcuni affezionati del vecchio stile), gli compare di fronte dichiarando: “noi vi abbiamo creato a nostra immagine e somiglianza, vi abbiamo dato regole severe, ma giuste e vi abbiamo messi a vivere nel punto più bello di tutto l’universo perché poteste godere di un piccolo anticipo di quello che vi è stato riservato nel paradiso….e voi che fate? Vi ammazzate l’un l’altro pensando che sia il nostro volere. Una semplice domanda: quale padre metterebbe al mondo i suoi figli per farli massacrare tra di loro? Nessuno, ecco la risposta, nessuno….quindi, in estrema sintesi, non avete capito un cazzo, banda di coglioni”

A questo punto il capo commando osserva l’immenso intorno a sé, capisce quanto è piccola e fragile questa minuscola palla che chiamiamo casa, si sgancia la cintura di dinamite, scende dal Monte Bianco e va a dare ed a ricevere un segno di pace da tutti coloro che incontra: Cristiani, Ebrei, Musulmani, Buddisti, Induisti, Atei…..persino Juventini!

Dal tetto d’Europa, la cintura di dinamite esplode sul posto e, come su un braciere olimpico, regala alla vista di tutti il fuoco della fratellanza tra i popoli……e vaffanculo alla missione.
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« immagine » Se l’ISIS volesse attaccare l’Italia, andrebbe così. ore 01:00 - il gruppone ISIS tenta di partire dalla Libia con l’aiuto di scafisti scafati, ma i soldi non bastano, quindi organizzano una colletta e quelli che restano senza soldi vengono fatti esplodere sul posto come buon auspic...
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Lettera mai spedita...

02 gennaio 2018 ore 23:42 segnala


Caro Papa Francesco (Le chiedo scusa per il tono semi confidenziale, ma sono sempre stato refrattario ai convenevoli, seppur ammetto essere dovuti in alcuni casi), chi le scrive è un uomo qualunque, come tanti ce ne sono, sparsi in questo mondo così caotico, a volte folle, eppure così affascinante.
Un uomo qualunque che, come tutti, porta sulle proprie spalle gli oneri e gli onori delle sue imperfezioni, delle sue contraddizioni, delle sue scelte che a volte sono state illuminate e a volte tragicamente scellerate.

Da sempre mi definisco un credente convinto e un praticante discutibile, almeno secondo i canoni definiti da Santa Madre Chiesa.
E proprio in merito a questo, Le scrivo questa breve lettera: basandosi sulle regole dettate dall’Istituzione che Lei rappresenta, io sono un uomo che vive nel peccato: ho alle spalle una separazione che è stata una mia scelta…scelta che tutt’oggi ritengo frutto di una profonda coerenza non con i dettami religiosi, ma con quello che il mio cuore sentiva, o meglio non sentiva più.
Scelta che aveva lo scopo di garantire a me stesso e alla donna che lasciavo, di avere ancora la possibilità di avere una vita da condividere con qualcuno da amare e soprattutto che ci amasse nel senso più profondo del termine.
E facendo un bilancio, almeno in questo avevo ragione: per entrambi si sta riaffacciando questa possibilità e, Le chiedo scusa per questo, credo sia una cosa non solo bella, ma anche giusta.

Non entro nel merito di quanto accade ad altri, ma desidero entrare nel merito di quanto sta succedendo a me: da più di due anni ho la fortuna, il privilegio e l’onore di avere accanto una donna che amo profondamente e che mi ama altrettanto: quella che molti chiamano “la seconda possibilità”, io la sto vivendo appieno, con una gioia così piena da risultare quasi incredibile.
E quanto Le sto scrivendo non è frutto di considerazioni personali, ma delle osservazioni che mi vengono mosse da coloro che mi circondano; persone che notano in me una nuova serenità, un avere cura di me maggiore di un tempo, una luce negli occhi che non brillava così da anni.

Io le chiedo, Padre, se davvero tutto questo sia peccato; se l’amore, seppur arrivato per vie inusuali e attraverso esperienze importanti e a volte dolorose, tutto sommato non sia sempre amore, vero centro del messaggio di Cristo e del suo sacrificio per noi.

Io Le chiedo se davvero, ogni volta che accarezzo il volto di questa donna e sento nel mio cuore che è lei la mia scelta quotidiana e per sempre, commetto un peccato agli occhi di Dio.

Io Le chiedo se davvero, vivendo una vita giusta, dimostrando nei fatti di essere una buona persona per quanto fallibile, Dio mi giudicherà negativamente per il mio essere “peccatore dell’amore”.

Gli stessi esponenti della Chiesa che Lei rappresenta (imperfetta perché fatta di uomini), mi hanno posto di fronte a opinioni diametralmente opposte, dove al “Dio non ci ha promesso la felicità in questo mondo” è stato ribattuto un “Dio non ci ha messo al mondo per essere infelici”.
Quindi, tirando le somme, ho dovuto per forza prendere una decisione in completa autonomia ascoltando quella che è l’unica vera voce che, ritengo, Dio ci abbia dato: quella del cuore.

La questione morale rispetto a tutto questo, me la sono posta e francamente non trovo altra risposta se non quella che l’amore non è mai una scelta sbagliata, sia quando si deve prendere atto che è finito, sia e soprattutto quando lo si accetta nel proprio cuore per lasciare che invada ogni singolo atomo del nostro essere, anima e corpo.

Non le chiedo un perdono, perché non sono pentito di tutto questo, ma anzi ne sono sempre più fermamente convinto.

Non le chiedo di “riconoscere” questo amore da capo della Chiesa, so che non potrebbe mai….

Le chiedo, come uomo, di riconoscerne il valore, che trattandosi di amore appunto, non può che essere un valore assoluto.

Le chiedo, Santo Padre, una benedizione: benedica me e la mia compagna, perché sappiamo ogni giorno rendere onore alla vita (il più grande dono mai ricevuto) con la nostra di vita…..quella vissuta come individui e quella vissuta come coppia.

E se proprio non fosse possibile, il che lo capisco, Le chiedo almeno, Padre, di benedire L’amore che ci unisce….quell’amore che non ha colpe, ma solo il merito di essere l’unico sentimento che dà sempre e solamente gioia…

Benedica almeno lui, anche se ai suoi occhi ne facciamo un cattivo uso…..perchè le garantisco che secondo i nostri, ne stiamo facendo l’uso migliore, l’unico possibile: quello di lasciarsi sopraffare da lui, unico vero senso di questa vita.

Con profondo rispetto

Paolo

L'orgoglio di essere Befana

02 gennaio 2018 ore 18:44 segnala


Il mondo maschile è veramente fantasioso quando si tratta l'argomento "donne".

Si dice che una donna può simulare un orgasmo, ma un uomo sa simulare una relazione intera, il che la dice lunga su questi due universi paralleli, in continua ricerca di punti di incontro che sono sempre più rari, ma quando si trovano sono uno spettacolo.

Uomini capaci di uccidere donne in una fabbrica e uomini che scendono in piazza per ricordarle ogni 8 marzo (in realtà è una leggenda, l'origine della festa della donna è ben diversa, ma poco importa). Uomini che da sempre detengono potere e prestigio nella vita pubblica e anche in quella privata a tal punto da arrivare ad uccidere ciò che sentono di loro proprietà e che, in quanto tale, non possono tollerare che sia proprietà di altri; il concetto di proprietà si ripete in molti aspetti della vita e non ne ho mai capito il senso: mia moglie, i miei figli, i miei operai, i miei amici, ecc. l'utilizzo dell'aggettivo possessivo si rende necessario per indicare un certo tipo di rapporto personale, ma spesso travalica il suo significato contestualizzando l'oggetto della frase a "cosa" realmente posseduta senza rendersi conto che la moglie (come il marito e gli amici) è lì per sua volontà in un atto di dono spontaneo di se stessa, che i figli sono del mondo e noi dobbiamo prepararli ad esso lasciandoli poi andare, e via di questo passo.

In questi giorni di festa mi è venuto da riflettere persino sulle due figure che più frequentemente vengono utilizzate per simboleggiarne il senso materiale (quello spirituale ormai è ridotto ai minimi termini, ahimè), ovvero Babbo Natale e la Befana. Anche in questo caso, perdonatemi la forzatura, mi sembra che vi siano delle nette differenze tra i due personaggi: Babbo Natale è un simpatico vecchietto che tutti amano perchè dispensatore di doni. E' pacioccoso, allegro, viaggia di lusso con slitta super splendida e incredibili renne volanti che lo scarrozzano di tetto in tetto a scaricar regali dai camini (ma chi ce l'ha mai avuto un camino, ndr).

La Befana è una vecchietta bruttina, mal vestita e direi piuttosto inquietante in alcune rappresentazioni: viaggia su una scopa malandata e porta regalini (piccoli) o il famigerato carbone se si è stati cattivelli. Quindi la Befana discrimina, giudica, punisce e poi fa terminare tutte le feste per riportarci al tran tran quitidiano di lavoro e scuola.

Lungi da me sminuire il valore simbolico di questi personaggi, ma è fuori dubbio che vi siano, ancora una volta, delle diversità.

Babbo Natale è lo stereotipo perfetto dell'ego maschile: uomo di successo, benvoluto, ben vestito;, nella sua vita pubblica tutte le attenzioni sono per lui, ha "operai" che lavorano per garantirgli il successo (elfi), benefattore e idolo delle folle.

La Befana al contrario assume un carattere quasi insignificante, relegata a ruolo di gregario del Babbo...una valletta e per di più guastafeste.

Eppure la sua figura mi viene da paragonarla al concetto di donna, nel suo significato più ampio: è anziana ma arzilla a testimoniare la maggior resistenza delle donne alla fatica (babbino per fare il suo mestiere ha bisogno del macchinone, non se lo sogna neanche di cavalcare un aspirapolvere). E' vestita un po' così probabilmente perchè fino a 5 secondi prima di partire era lì a casa a riassettare, cucinare, lavare, stirare... Cavalca una scopa perchè così quando torna a casa è già pronta a riprendere le faccende lasciate in sospeso, che mica c'ha la servitù lei. Porta doni piccoli e carbone perchè sa che l'affetto passa dalle piccole cose e soprattutto passa anche dalla capacità di essere severi quando serve. Fa tutto in modo spontaneo, gratuitamente, senza che qualcuno glielo debba chiedere: niente lettere, telefonate, bigliettini appesi nei centri commerciali, disegni, email o sms. Nessuno la ringrazia, anzi qualcuno a fine festa la brucia in piazza; eppure lei torna sempre, silenziosa, anonima, ma anche forte e concreta.

La Befana, come la donna, ci riporta alla realtà dopo l'ubriachezza data dall'eterno infantilismo degli uomini che, anche a 70 anni, basta che vedano un pallone e ritornano all'età mentale di 5 anni, ammesso che mai abbiano avuto un'età più avanzata.

La Befana, come la donna, ci riporta alla vita vera dopo un attimo di sbandamento fisico e psicologico; il suo è un mestieraccio, mal pagato, non riconosciuto, ma qualcuno deve pur farlo e lei lo fa.

Quindi care donne, quando vi sentirete fare gli auguri per la vostra festa il 6 gennaio, dimostrate fierezza e orgoglio, perchè voi sarete pure delle befane, ma coloro che ve li hanno fatti sono proprio dei babbi.
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La storia che vive

02 gennaio 2018 ore 15:24 segnala


Contesto: puntata di Italan’s got talent di qualche anno fa (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv)

Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito elegante, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare.

Ci si aspetta la solita cantata nostalgica o qualcosa del genere.

Inquadrano il figlio dietro le quinte: un marcantonio di almeno 185 cm, grosso,barba lunga tipo biker cazzuto…insomma uno che se lo incontri per strada, gli dai il portafoglio sulla fiducia.

Il simpatico anziano si presenta, timidamente, come rumorista, confermando almeno in parte le sensazioni iniziali.

Porta il microfono alla bocca, la platea si ammutolisce e lui inizia a fare il rumore del treno a vapore: ciuff ciuff, ciuff ciuff.

Istintivamente chiudo gli occhi e se non sapessi che è un uomo a fare questo rumore, giurerei che in sala sta passando il regionale per Fossano.

Riapro gli occhi giusto per assistere alla standing ovation del pubblico e al sorriso compiaciuto, ma non presuntuoso, del concorrente geriatrico…..a seguire, su richiesta dei giudici, arrivano anche il treno alta velocità, il temporale che solo a sentirlo veniva voglia di prendere l’ombrello e il bombardamento durante il quale mi aspettavo di sentire le sirene di allarme per avvisare la popolazione ad andare nei rifugi: un delirio di applausi.

Il concorrente dice poi di aver fatto il rumorista di mestiere, soppiantato poi dalle moderne tecnologie, sorride, saluta, ringrazia tutti, incassa il passaggio del turno di gara (non credo fosse il suo primo obiettivo) e se ne va.

Dietro le quinte, l’uomo brutale e aspirante serial killer, osserva il genitore con occhi lucidi e commossi e poi lo abbraccia, un abbraccio che profuma di amore e gratitudine.



Un episodio banale, inserito in un talent show che non brilla certo nel firmamento della miglior tv, ma un episodio che offre anche spunti di riflessione e un pizzico di malinconia.

In quella esibizione, in quei rumori (anche se suoni mi sembrerebbe più appropriato), c’era una vita intera, una vita buona a giudicare da come gli occhi del figlio lo guardavano.

Noi siamo sempre attenti e a volte ipocritamente commossi nelle numerose giornate della memoria…ricordiamo la storia, le tragedie, almeno per 24 ore e poi si ricomincia a vivere come sempre.

Raramente ci accorgiamo che la storia, almeno quella più recente e che quindi ci tocca più da vicino, è ancora viva e risiede proprio nei nostri anziani.

Dovremmo avere la pazienza, la voglia ed il rispetto per fermarci ogni tanto ed ascoltarli; loro sono il recente passato che ci ha portati qui, hanno storie da raccontare, ma pochi disposti ad ascoltarle.

La loro vita è la loro eredità per noi, il loro dono alle generazioni che li seguono, ma rischia di essere un dono che non verrà mai dato.

L’essere ascoltato, per un anziano, è uno dei modi per sentirsi ancora parte viva e attiva nella società.

Ascoltare, per un giovane, è uno dei modi per imparare a vivere ed essere attivo nella società.

E’ uno scambio di opportunità, è una condivisione di pensieri, è un mescolare epoche e vite che solo apparentemente sono distanti, ma che in realtà sono strettamente in relazione tra loro.

Abbiamo una ricchezza umana immensa proprio alla porta accanto alla nostra, ma come si fa a trarne qualcosa di buono se continuiamo a non guardare oltre il nostro naso?

Grazie sig. Enrico, Ciuff Ciuff anche Lei.

La forza di un sussurro...

01 gennaio 2018 ore 23:30 segnala


Non me ne vogliano i fans di Vasco Rossi, di cui faccio parte da decenni, ma sarà l’età che avanza, o sarà che non sopporto molto le grandi folle…o forse sarà che penso che, oggi come oggi, non esista artista al mondo che valga uno sbattimento al limite del fanatismo…
Sarà un insieme di queste cose, ma da anni ormai apprezzo sempre di più gli eventi musicali “intimi”…sai quei concerti alla Concato, con 2000 persone e lui che scende dal palco e si mette a cantare in mezzo alla gente…o come i Jethro Tull che davanti a 5000 persone massimo, ti sbattono in faccia una buona fetta di storia del rock, giocando col pubblico…
Quei concerti che, dal punto più distante dal palco, puoi vedere il bianco degli occhi dei musicisti, puoi assaporarne le espressioni, gli sguardi…puoi vedere le dita del chitarrista sulla tastiera e godere di quei movimenti precisi ed emozionanti senza dover spostare lo sguardo su un maxi schermo…
Quei concerti dove non ci si dimena, non ci si accalca, non si urla, non si spinge…sei lì solo per la musica, per farci l’amore due ore e lasciare che ti entri dentro catapultandoti in mondi nuovi, dai quali ritornare con più voglia di stare in quello nel quale dobbiamo vivere ogni giorno…
Quei concerti che la gente definisce “di nicchia”, ma che forse sono la vera essenza dell’unica forma d’arte davvero universale…non lanciano slogan, non offrono modelli, non battono record…offrono solamente la bellezza delle note, raccontano la vita, fondono la poesia parlata con quella suonata, donandole ad un pubblico che ascolta silenzioso e che proprio con questo silenzio dimostra quanto in realtà sia più che mai presente, succhiando avidamente questa essenza per portarsela dentro per sempre…
In un mondo che urla sempre di più e lo fa anche nella musica, scopro nella tranquillità di un “sussurro” le meraviglie e tutto il potere di quelle piccole grandi sette note…e non c’è nulla, o quasi, di più appagante di questo.
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« immagine » Non me ne vogliano i fans di Vasco Rossi, di cui faccio parte da decenni, ma sarà l’età che avanza, o sarà che non sopporto molto le grandi folle…o forse sarà che penso che, oggi come oggi, non esista artista al mondo che valga uno sbattimento al limite del fanatismo… Sarà un insieme...
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uomini o numeri

28 dicembre 2017 ore 17:11 segnala


C'è qualcosa di poetico nei pensionati che rientrano in azienda per andare al gruppo anziani...persone di vecchio stampo, di quelle che all'azienda volevano bene, come se fosse quasi una seconda famiglia...lo vedi dai loro sguardi che osservano come sono cambiate le loro vecchie officine...lo senti dalle loro parole, che ricordano i momenti vissuti con i colleghi-amici...persone che si sentivano e si sentono parte di un qualcosa a cui sentono di aver dato il loro piccolo, ma fondamentale contributo...un amore che, purtroppo, non è più ricambiato, trasformati anche loro, come noi, in semplici, piccoli, insignificanti numeri...
Nessuno è o è stato indispensabile... Sarebbe bello, però, sapere almeno di essere o essere stati utili...e non solo al fatturato.

Musica antica

28 dicembre 2017 ore 15:55 segnala


Il buon caro vecchio vinile...c'era una gestualità nell'ascolto della musica...c'era un prendere un oggetto fisico e per certi versi delicato...c'era il poggiarlo delicatamente sul piatto per pulirlo dalla polvere e liberarlo dalle cariche elettrostatiche... C'era il muovere la testina del giradischi al punto giusto e vederla scendere piano verso quella promessa di buona musica che girava sotto i nostri occhi, fino a renderne illeggibile l'etichetta...c'era un'attesa...e poi c'era quel TAC che segnava l'inizio di un'esperienza sensoriale unica...non era solo ascoltare musica...era averne cura...era quasi un rito pagano...

Scampoli di umanità

28 dicembre 2017 ore 15:51 segnala


Nel pieno delirio del pronto soccorso (anche grazie a tanta gente che ci va solo per stronzate), entra un anziano che scopro avere una novantina d'anni...lamenta malessere, viene fatto accomodare, coccolato il giusto, qualche parola col personale...un bicchiere d'acqua e gli viene misurata la pressione con la stessa cura che si avrebbe con un proprio caro...lo si congeda con dolcezza, accompagnandolo fino all'uscita chiacchierando amabilmente e rassicurandolo su uno stato di salute pressoché perfetto...era evidente che fosse lì solo in cerca di un contatto umano e questo ha ricevuto...e forse è stata la prestazione migliore fornita quel giorno...accenni di una umanità che, in mezzo alla fretta e impazienza di tanti accompagnatori lamentosi, restituisce la dimensione giusta al termine "avere cura"... Chapeau
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