Voglie...

19 agosto 2018 ore 21:27 segnala


Ci sono persone che ti fanno venire voglia di starci insieme.

Ci sono persone che ti fanno venire voglia di trombarle.

Ci sono persone che ti fanno venire entrambe le voglie...

Alla fine è tutto lì
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Basta poco, che ci vuole...

12 agosto 2018 ore 22:37 segnala


Il cane va portato fuori a passeggiare, è un sacrosanto dovere dell'umanoide bipede ed un altrettanto sacrosanto diritto della creatura quadrupede...quindi collare, guinzaglio e via verso prati verdi, con l'implicita promessa di corse felici e spensierate, prima del tanto desiderato pasto serale...la serata non è caldissima e un fresco venticello rende la passeggiata gradevole per entrambi...ma come spesso accade, il cielo ti fa intuire di aver fatto una lievissima caz...ehm...cavolata ad uscire a quell'ora e si presenta nella sua versione più inquietante, ricordandoti che forse la prossima volta è meglio se leggi il meteo...
Con un gesto improvviso di saggezza e lungimiranza, chiamo l'essere cinofilo a me e mi avvio verso casa per evitare il disastro idrico, ma il tempo lo sa e siccome è un sadico (e anche maledettamente puntuale), decide che è ora di scaricarci addosso tutto quello che ha.
In pochi secondi la stradina sterrata si trasforma in un cammino di fango; attraverso le lenti degli occhiali ormai la visuale è azzerata e decido di toglierli godendomi così la pioggia di stravento direttamente nei bulbi oculari...e son soddisfazioni...il migliore amico dell'uomo che è con me, decide di revocare tale nomea e mi guarda come per dirmi "sei un deficiente, io con te non ci esco più" (e come dargli torto)
Ritornati sulla strada principale ci avviamo verso casa, ormai rassegnati al triste destino di naufraghi, consolati da alcune auto che passano e impietosamente ci schizzano con l'acqua delle pozzanghere.
L'ultima a passare però, dopo pochi metri rallenta e accosta...le passiamo accanto e un signore dai capelli bianchi come la neve abbassa il finestrino e in un piemontese quasi d'altri tempi mi chiede se ho bisogno di un "paracqua"... Mi viene da sorridere pensando a quanto ormai sarebbe inutile visto che sia io, sia il mio ex amico, siamo così zuppi da poter essere strizzati e considerando che con una pioggia così forte e col vento che la fa cadere in diagonale, non basterebbe un ombrellone da spiaggia per ripararsi...
Sorrido al gentile signore che prosegue per la sua strada salutandoci, quasi ad augurarci buona fortuna.
Ringraziando il cielo mancano pochi metri al cancello di casa e di regola sarei incaz...ehm...arrabbiato come un calciatore a cui hanno negato un rigore inesistente al 48° del secondo tempo, con la partita ferma sull'1 a 1, ma il gesto tanto inutile quanto gentile di quel signore, mi impedisce di scomodare i santi del paradiso e, anzi, mi fa affrontare le ultime bracciate verso casa con il sorriso sulle labbra (io sorridevo, l'essere scodinzolante era piuttosto contrariato)...
Arrivati a casa, dopo esserci rimessi in forma più o meno dignitosa, la creatura abbaiante ha avuto la meritata cena e io, con una certa soddisfazione, ho aggiunto un punto simpatia al genere umano o, forse, ho solo tolto un punto antipatia al genere disumano...dipende da che parte la si vuole guardare...

A volte basta così poco e non si riesce più a fare nemmeno quello...che peccato.

Buona serata
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« immagine » Il cane va portato fuori a passeggiare, è un sacrosanto dovere dell'umanoide bipede ed un altrettanto sacrosanto diritto della creatura quadrupede...quindi collare, guinzaglio e via verso prati verdi, con l'implicita promessa di corse felici e spensierate, prima del tanto desiderato ...
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Campetti di vita...

18 luglio 2018 ore 09:45 segnala



Gli zaini a bordo campo contengono lo stretto necessario per giocare.
Il sole lentamente cala lasciandosi alle spalle il caldo opprimente e disegnando lunghe ombre sul terreno.
Sul campetto in cemento che solco dopo più di 20 anni di assenza, vivo un ritorno alle radici dello sport, dove non c'è una società, non ci sono palazzetti, allenatori, tifosi, divise...ci sono solo ragazzi con il loro sudore e la loro passione, con la voglia di vivere insieme un momento di aggregazione fatto di sport e di totale assenza di qualsiasi etichetta sociale...c'è solo una palla da giocare, due canestri un po' sgangherati in cui farla entrare, canotte di mille colori diversi e quell'aria di condivisione, lealtà e amicizia che appartiene allo sport "on the road"

Due ore in cui dimenticarsi del mondo, o forse semplicemente due ore in cui viverlo nel modo migliore...e alla fine, il corpo ti ricorda che inizi a essere in po' vecchio per questa roba, ma il cuore ti ricorda che sei ancora vivo...

Dio benedica la pallacanestro
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« immagine » Gli zaini a bordo campo contengono lo stretto necessario per giocare. Il sole lentamente cala lasciandosi alle spalle il caldo opprimente e disegnando lunghe ombre sul terreno. Sul campetto in cemento che solco dopo più di 20 anni di assenza, vivo un ritorno alle radici dello sport...
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Dare e ricevere...

17 luglio 2018 ore 02:08 segnala


Durante una partita di basket avevo in marcatura un ragazzo originario del sudamerica...entrambi con carattere molto competitivo, ce le siamo date per tutta la partita, anche andando oltre i limiti...dopo l'ennesimo scontro sotto canestro, dove obiettivamente ho esagerato, gli ho dato una mano ad alzarsi da terra chiedendogli scusa e lui mi ha risposto "no problema, io gioco come vengo giocato" e abbiamo ricominciato a darcele serenamente...ma quella frase è stata una grande verità...le persone danno ciò che ricevono, ma allo stesso tempo devono anche dare ciò che vorrebbero ricevere...nel bene e nel male, l'unica vera regola è la reciprocità...che sia per amarsi o che sia per massacrarsi sotto un canestro, come nella vita.

P.S. che Dio benedica il basket
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« immagine » Durante una partita di basket avevo in marcatura un ragazzo originario del sudamerica...entrambi con carattere molto competitivo, ce le siamo date per tutta la partita, anche andando oltre i limiti...dopo l'ennesimo scontro sotto canestro, dove obiettivamente ho esagerato, gli ho dat...
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The miracle

14 giugno 2018 ore 12:04 segnala



Miracle, il bambino nato sulla nave aquarius e che inizia la sua vita da rifugiato e rigettato, navigando nell'immenso mare dei giochetti politici di una Europa moralmente e politicamente alla frutta, non è solo una creatura appena venuta al mondo, ma è la tangibile meraviglia della vita che va avanti sempre e comunque, nonostante la lucida follia degli esseri umani; la vita che, attraverso la faccia furbetta e innocente di un neonato, alza il dito medio in faccia a tutti, ricordando che, per quanto si faccia per denigrarla, è lei la vera vincitrice...inesorabile e inarrestabile, splendida e spietata, padrona assoluta di tutto...un piccolo grande miracolo che ci ricorda il nostro essere insignificanti al suo cospetto...la vittoria di Dio su chi un Dio pensa di esserlo
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« immagine » Miracle, il bambino nato sulla nave aquarius e che inizia la sua vita da rifugiato e rigettato, navigando nell'immenso mare dei giochetti politici di una Europa moralmente e politicamente alla frutta, non è solo una creatura appena venuta al mondo, ma è la tangibile meraviglia della...
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...and the winner is...

03 giugno 2018 ore 23:14 segnala


In una festa di paese, gironzolando tra stand gastronomici e giostre, mi imbatto nell'area dedicata al ballo liscio...l'orchestrina suona davanti ad un nutrito gruppo di ballerini attempati...tra di loro, spicca la dignità e l'orgoglio di un anziano ballerino che, per l'occasione da condividere con la compagna di una vita, sfoggia un abito perfetto col quale, fiero della sua eleganza, guida la partner muovendosi con quella gentilezza e con quella fierezza propria di chi ha alle spalle una vita buona...

Se proprio devo invidiare qualcuno, allora invidio lui...loro...perché hanno vinto, senza ammissione di replica, senza possibilità di scalzarli dalla loro serenità tangibile e straordinariamente contagiosa... Applausi!
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« immagine » In una festa di paese, gironzolando tra stand gastronomici e giostre, mi imbatto nell'area dedicata al ballo liscio...l'orchestrina suona davanti ad un nutrito gruppo di ballerini attempati...tra di loro, spicca la dignità e l'orgoglio di un anziano ballerino che, per l'occasione da ...
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Viva l'Italia...

30 maggio 2018 ore 07:54 segnala


Questo è un paese assopito dalle stronzate dei media, dei social, di una società che vuole produrre cittadini mediocri... Abbiamo perso la capacità di analisi, il senso del dibattito, il rispetto dell'autorità arrogandoci il diritto di essere sempre dalla parte della ragione... Abbiamo perso la capacità di concederci il beneficio del dubbio, il rispetto per l'avversario, la facoltà di cambiare idea seguendo il buon senso e non l'orgoglio o l'interesse personale... Siamo un paese che ha perso la capacità e la volontà di scendere in piazza davvero, con civiltà e fermezza allo stesso tempo... Siamo un paese a cui sta bene quello che ha, che si merita quello che c'è... Siamo un paese di parolai sgrammaticati, di pappagalli incapaci di esprimere un'idea con idee proprie e appropriate... Siamo un paese ignorante e che nella sua ignoranza ci nuota felice, orgoglioso di possedere uno smartphone di ultima generazione, di postare selfie al mare, di raccattare quattro like di merda sotto un post... Siamo un paese che si è arreso a se stesso... Siamo tutti colpevoli, ma cerchiamo un capro espiatorio per la nostra iniquità... Non dovremmo uscire dall'Europa, l'Europa dovrebbe cacciarci... Meritiamo l'estinzione.
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« immagine » Questo è un paese assopito dalle stronzate dei media, dei social, di una società che vuole produrre cittadini mediocri... Abbiamo perso la capacità di analisi, il senso del dibattito, il rispetto dell'autorità arrogandoci il diritto di essere sempre dalla parte della ragione... Abbia...
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amore da favola un cazzo...

27 aprile 2018 ore 23:49 segnala


…e mi sono rotto di queste filosofie patetiche e puerili

di questi amori sognati

Mi sono rotto delle favole

delle persone “giuste”

Mi sono rotto della poesia

dei tramonti

delle canzoni d’amore

dei fiori

dei cuoricini

Io voglio sentire che lei non è mia

per costringermi a conquistarla ogni giorno

Voglio svegliarmi la mattina e vederla al suo peggio

e quel peggio amarlo

Voglio che mi rompa i coglioni

perché sono disordinato

trasandato

pigro

Voglio che parli in continuazione

per abbracciarla e tenerla stretta al petto

nel tentativo (vano) di farla tacere

Voglio eccitarmi quando è in tuta e ciabatte

Voglio il romanticismo da divano e coppetta gelato



Voglio farle sentire che non sono suo

per costringerla a conquistarmi ogni giorno

Voglio che si svegli la mattina e mi veda al mio peggio

e quel peggio lo ami

Voglio romperle i coglioni perché non usa l’auricolare in macchina

perché non mette le cinture

perché non sta mai ferma anche quando potrebbe

Voglio farla incazzare perché continuo a fare il ragazzino nei campi sportivi

e torno a casa spaccato

Voglio che si ecciti mentre cucino in canotta e pantaloncini



Voglio dover faticare per gestire quel suo essere impegnativa

Voglio che debba faticare per gestire il mio essere impegnativo

Voglio le liti furiose

la sincerità spietata

gli sguardi che non hanno bisogno di parole

gli abbracci che dicono tutto

le parole inutili

i silenzi



Voglio che mi deluda ogni tanto

per poterla perdonare

Voglio deluderla ogni tanto

per farmi perdonare



Voglio una donna libera

che si doni a me spontaneamente

Voglio essere libero

per donarmi a lei spontaneamente



Non me ne faccio un cazzo di una principessa

Non mi interessa un cazzo essere un principe

Gli amori da favola sognateli voi

Così noiosi e banali…



Io mi godo lei

semplicemente una donna

di quelle che al solo pensarle

sai di essere a casa.
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« immagine » …e mi sono rotto di queste filosofie patetiche e puerili di questi amori sognati Mi sono rotto delle favole delle persone “giuste” Mi sono rotto della poesia dei tramonti delle canzoni d’amore dei fiori dei cuoricini Io voglio sentire che lei non è mia per costringermi a co...
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Diario di viaggio...

20 febbraio 2018 ore 14:29 segnala


C’è un sottile piacere nello spostarsi a piedi lungo le vie e i vicoli del paese, di prima mattina.
L’aria fresca (a dire il vero fredda) colpisce come uno schiaffo la faccia e i polmoni, con l’innocenza e la freschezza che a breve perderà, caricandosi di gas di scarico.
Il sole ancora non ha intenzione di farsi vedere e tutto sembra avvolto nel dolce manto del sonno, salvo qualche sporadico passaggio di auto e qualche finestra da cui si spande una luce che porta con sé la promessa di un buon aroma di caffè.
I tratti di corso Matteotti, via Albussano e parte di vicolo Albussano sono privi di marciapiede, il che mi costringe a camminare rasentando così tanto il muro, che mi sento un po’ uomo ragno, ma lo scarso traffico rende il cammino comunque agevole.
Come ogni mattina, noto le stesse auto, parcheggiate nello stesso posto, quasi a rassicurarmi che tutto è come deve essere.
Non incontro anima viva il che per un uomo (inteso come maschio), che per definizione è in grado di interagire con un altro essere umano non prima delle 10:00 – 10:30, è la condizione ideale.
Arrivo alla rotonda del Mercatò e imbocco piazza Europa, dove alcuni banchi del mercato sono già quasi completamente allestiti; ambulanti in piena attività si prodigano a montare strutture e scaricare merce che da lì a poco sarà contesa da un fiume di persone che invaderà la piazza e le vie circostanti. Sento il freddo nelle ossa e non invidio certo quei lavoratori che quel freddo lo sentiranno per gran parte della mattinata, mentre io sarò comodamente seduto alla mia scrivania godendo di una temperatura decisamente più confortevole.
Al fondo di piazza Europa, punto dritto verso la stazione per unirmi ai già presenti capannelli di viaggiatori che si incamminano verso il binario 1.
Salgo e mi accomodo, preferibilmente accanto ad un finestrino per poter godere della vista del mondo che scorre dietro quella lastra di vetro.
Metto le cuffiette e sintonizzo la radio sul 90.9 di Radio Freccia, perché non c’è inizio migliore di quello regalato da un po’ di sano rock: se sono fortunato, magari passano qualche pezzone di quelli che mi fanno venire la pelle d’oca anche se hanno quasi i miei anni.
Poi apro whatsapp e, come ogni mattina, mando il buongiorno alla persona che ha preso la residenza nel mio cuore…quella persona che cercavo da sempre e che la vita mi ha fatto incontrare non senza avermela fatta sudare…e proprio per questo il suo valore è assoluto. Scrivo e sorrido sapendo che quel messaggio sarà un po’ la sua sveglia.
Il ragazzo seduto di fronte dorme come se non lo facesse da giorni; dal suo cappuccio nero sbucano ciuffi di capelli biondissimi e la sua mano destra, con un anello al pollice, tiene in mano lo smartphone dotato una cover dal color verde fluo (i gusti son gusti)...chissà quale musica passa dalle cuffiette che porta nelle orecchie, ammesso che lui la senta…resta immobile per due fermate, il che inizia a preoccuparmi, fino a rendermi conto che è vivo perchè noto leggeri movimenti volontari della testa.
Il suo vicino gioca in modo accanito sullo schermo crepato del suo telefono senza mai alzare gli occhi.
Su un sedile della fila di fronte, un ragazzino sui 14 anni, giacca a vento turchese e occhiali un po’ da nerd, sfoglia appunti, probabilmente per fissare gli ultimi concetti prima di una interrogazione o di una verifica, riportandomi alla mente cose che facevo tanti, troppi anni fa…certe cose non cambiano mai.
Dal finestrino osservo le prime luci che restituiscono alla vista filari di alberi spogli, ma che esibiranno uno spettacolo ben più colorato tra poco più di un mese testimoniando, in perfetta coerenza, il ciclo della vita.
Si susseguono centri abitati che mi sono familiari: lì ci ho lavorato qualche mese, lì ho fatto un colloquio, in quel concessionario sono andato a vedere una vettura…
La ragazza col Piercing al labbro salita a Trofarello non trova posto a sedere, ma la cosa non sembra seccarla; ha trovato amici con cui parla sorridendo, scandendo con le parole il tempo del viaggio che la separa dalla sua meta.
Si scende al Lingotto e si sale sul bus, che grazie alla colorata e vivace presenza di tanti studenti, è piuttosto intasato, tanto che non riesco ad arrivare alla bollatrice.
Il ragazzo che sul treno giocava con lo smartphone scheggiato, è salito sullo stesso bus e mi prende l’abbonamento dalle mani per timbrarmelo, gesto che mi conferma come i ragazzi siano molto meglio di come di solito li dipingiamo (per inciso, gli “adulti” vicino a lui se ne sono altamente sbattuti i gabbasisi del mio abbonamento da bippare).
Fermata dopo fermata i ragazzi scendono e si avviano con scarso entusiasmo verso la giornata di scuola che li attende.
Con altrettanto scarso entusiasmo, anche noi adulti scendiamo per recarci al posto di lavoro.
Lungo il tragitto che mi separa dal cancello di ingresso, mi godo ancora un po’ di musica; l’aria non è la stessa di un’ora prima, ma conserva ancora una parvenza di respirabilità.
All’ultimo semaforo prima dell’ingresso in azienda un gentile automobilista, in barba ai suoi colleghi fermi al semaforo che ricorda di stare fermi sfoggiando un bel rosso fuoco, decide di diventare improvvisamente daltonico e tira dritto verso nuove e incredibili avventure; lo noto, ma non rallento il passo e lo costringo a lasciare 15 euro di pneumatici sull’asfalto…comprendendo la sua frustrazione, gli lascio sul parabrezza il biglietto da visita di un gommista mio amico…prezzi modici, servizio impeccabile.
Finalmente arrivo in ufficio; il consueto “buongiorno” dà inizio alle 8 ore di lavoro terminate le quali farò il tragitto a ritroso, con panorami simili, aria un po’ più pesante, volti diversi…e ogni aspetto di questo viaggio quotidiano in qualche modo inciderà, anche solo temporaneamente, sul mio umore, sul mio modo di osservare la vita, sulla vita stessa.
Sì, c’è un sottile piacere nello spostarsi a piedi lungo le vie e i vicoli del paese, di prima mattina…nell’osservare le persone intorno a me, nell’assaporare lo scorrere del tempo e di come questo scorrere muti continuamente la realtà che mi circonda…
È il piacere di sentirmi parte di quella cosa che chiamiamo vita.
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« immagine » C’è un sottile piacere nello spostarsi a piedi lungo le vie e i vicoli del paese, di prima mattina. L’aria fresca (a dire il vero fredda) colpisce come uno schiaffo la faccia e i polmoni, con l’innocenza e la freschezza che a breve perderà, caricandosi di gas di scarico. Il sole anco...
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L'importanza di due vocali...

20 febbraio 2018 ore 01:57 segnala


Gli esseri umani (a volte disumani) hanno una gran capacità di stupirmi; a volte per l'altezza delle vette che riescono a raggiungere, più spesso, ahimè, per la bassezza morale che lasciano trasparire senza nemmeno troppa vergogna.

Capita così che che ti soffermi quasi incantato ad ascoltare o a leggere le parole di gente come Gino Strada che porta avanti progetti tanto ambiziosi quanto drammaticamente seri e pericolosi e magari prendi spunto per tentare di essere un po' migliore.

Capita altre volte, al contrario, di restare senza parole di fronte alla pochezza e alla bassezza di alcuni personaggi che si permettono di esternare concetti tanto volgari da poter essere considerati pura pornografia intellettuale (con mille scuse per chi fa la pornostar di professione).

Oggi mi sono soffermato particolarmente sulla rilettura degli eventi legati al processo di appello per il caso Eternit: sarà che il processo si svolgeva nella mia città (ormai tristemente nota anche per i fatti della ThyssenKrupp), ma vedere una condanna a 18 anni per disastro ambientale doloso (sottolineo disastro e sottolineo doloso), non nascondo che mi abbia dato un senso di giustizia che raramente riesco a provare.

Ma come tutte le cose belle, la gioia è durata poco: a rovinarla quel genio dell'avvocato difensore che, sicuramente a causa dello sconforto dovuto alla bruciante sconfitta, ha fatto una di quelle affermazioni che, prese da sole non vogliono dire molto, ma inserite in un contesto come quello del processo Eternit, pesano come un elefante sovrappeso e anche zavorrato, tanto per gradire.

Il fenomeno in questione, tale Astolfo Di Amato, a seguito della sentenza di colpevolezza (18 anni contro i 16 del primo grado), non ha avuto niene di meglio da dire che: "Ora nessuno investirà più in Italia".

I miei già provati attributi sono crollati all'istante creandomi anche alcuni momenti di imbarazzo nell'atto di cercarli e raccoglierli da terra, ormai privi della benchè minima capacità di sopportare oltre.

Ma come, caro avvocato (e le assicuro che è un atto di cortesia chiamarla tale e comunque la minuscola è voluta), il suo cliente è stato ritenuto colpevole di una delle stragi bianche più clamorose degli ultimi decenni che potrebbe anche tramutarsi in una imputazione per omicidio volontario nel procedimento Eternit bis e lei dice che questo sarà causa di mancati investimenti in Italia?

Si rende conto caro avvocato (proseguo nella cortesia e nelle minuscole) che lei sta affermando che un'azienda, per investire nel nostro paese, dovrebbe vedersi garantire la possibiltà di eludere tutte le regole di tutela della salute e della sicurezza dei propri lavoratori e della popolazione?

Davvero lei auspica questo tipo di paese per sè e per i propri figli?

Davvero lei crede che un qualsiasi essere umano dotato di almeno due neuroni, avvallerebbe questa sua affermazione?

Quindi aziende come la l'Oreal, che sta per realizzare proprio alle porte di Torino il primo stabilimento in Europa ad emissioni zero di CO2, sono gestite, secondo la sua visione del mondo, da pazzi visionari, incapaci, sognatori, illusi e anche un po' pirla?

Caro avvocato (e daje), mi creda, questo paese non ha certo bisogno di altri imprenditori trafficoni, pronti a vendere la propria madre o la pelle della gente in nome del profitto, già ne abbiamo tanti.

Citando la frase di un vecchio film (ma nemmeno tanto vecchio): "questo paese ha problemi seri e ha bisogno di gente seria per risolverli"

Mi creda signor Astolfo, capisco la sua frustrazione di uomo (va beh) e di legale (va beh 2 la vendetta), ma per cortesia, glielo chiedo per favore, pensi a quello che ha detto e tenti, in perfetto italian style, una smentita riparatrice; almeno provi a dire che è stato frainteso e recuperi quel minimo sindacale di dignità che le consentirebbe di non doversi sputare in faccia ogni volta che si specchia (mi raccomando, prenda bene la mira).

Questo paese, ogni paese se mi permette di estendere il concetto, ha bisogno di RICETTE industriali non di RICATTI industriali...sono solo due vocali di differenza, ma creda, sono una discriminante fondamentale.
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