Ode al cesso...

09 ottobre 2018 ore 16:53 segnala


Il cesso è quella roba che associ alla mancanza di bellezza, alla puzza, allo schifo, ma è anche quella roba che cerchi disperatamente nel momento del bisogno...

Quindi quando vi danno dei cessi, non prendetevela: verrà il momento in cui vi cercheranno perché avranno bisogno di voi... E come da manuale, sarete occupati.
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« immagine » Il cesso è quella roba che associ alla mancanza di bellezza, alla puzza, allo schifo, ma è anche quella roba che cerchi disperatamente nel momento del bisogno... Quindi quando vi danno dei cessi, non prendetevela: verrà il momento in cui vi cercheranno perché avranno bisogno di voi....
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Madre...

09 ottobre 2018 ore 13:49 segnala


Quel vedo non vedo con cui la natura si nasconde agli occhi...
Signora affascinante, che sa come farsi desiderare e sa quando concedersi...
Splendida e sfuggente, triste e maltrattata, avrà la sua gloria...e la sua vendetta
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« immagine » Quel vedo non vedo con cui la natura si nasconde agli occhi... Signora affascinante, che sa come farsi desiderare e sa quando concedersi... Splendida e sfuggente, triste e maltrattata, avrà la sua gloria...e la sua vendetta
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chi il dolore lo conosce...

07 ottobre 2018 ore 00:53 segnala


Chi conosce il dolore, nell’accezione più estesa del termine, non lo sventola ai quattro venti, mai.
Chi conosce il dolore, testimonia solo gioia.
Chi conosce il dolore non si lamenta…lotta.
Chi conosce il dolore non chiede una mano…la offre.
Chi conosce il dolore non cerca consolazione…consola.
Chi conosce il dolore è una persona preziosa che merita ben più di una ipocrita faccina triste.
Chi conosce il dolore è una persona preziosa, perché lo nasconderà con dignità per trasmettere solo gioia di vivere a chi lo circonda.
Chi conosce il dolore, solo nell’intimità degli affetti lo esternerà, perché quegli affetti sono le uniche persone davvero in grado di capire, di apprezzare, di prendersi cura.

Ognuno di noi dovrebbe imparare o reimparare il valore della propria intimità; in un’epoca dove sempre più tendiamo a rendere pubblica la nostra vita e, cosa ancor più grave, i suoi momenti più importanti, sia nel bene e sia nel male, chi sa riconoscere quanto quei momenti siano preziosi e personali, quanto certi aspetti, certi affetti siano e debbano essere nostri e solo nostri, è una perla rara, un diamante grezzo…una persona dal valore inestimabile…o semplicemente una PERSONA…e le maiuscole non sono casuali.
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« immagine » Chi conosce il dolore, nell’accezione più estesa del termine, non lo sventola ai quattro venti, mai. Chi conosce il dolore, testimonia solo gioia. Chi conosce il dolore non si lamenta…lotta. Chi conosce il dolore non chiede una mano…la offre. Chi conosce il dolore non cerca consolazi...
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Tempo...

06 ottobre 2018 ore 16:37 segnala


Lei arrivata alla macchina trovò un biglietto attaccato al vetro laterale; lo prese, entrò e iniziò a leggere.
Man mano che andava avanti, portava le sue mani a coprire il viso, fino a piegarsi verso il volante, poggiandovi la fronte e tenendo stretto quel biglietto.
C’era scritto:

“Io non sono un uomo dalle grandi possibilità e lo sai.
Non potrò portarti a cena in ristoranti lussuosi
Non potrò regalarti gioielli
Non potrò portarti a fare vacanze da sogno
Quello che posso darti, però,
è la cosa più preziosa che posseggo
io posso darti il mio tempo.
Tempo per conoscerci
Tempo per capirci
Tempo per litigare
Tempo per fare l’amore
Tempo per amarci
Tempo per me
Tempo per te
Tempo per costruire
Tempo per NOI
So che è poco, ma per me è tutto
Ora se ti volti, avrei qualcosa da dirti…”

Da dentro la macchina, lei si voltò a destra e sinistra finchè non lo vide in piedi accanto alla portiera: scese, lo guardò sorridendo e con il respiro quasi rotto.
Restarono un attimo l’uno di fronte all’altra a guardarsi, finchè lui, fissandola negli occhi: “io ti amo”
L’abbraccio che seguì, che era più un diventare una cosa sola, fu il colpo di martello che fece cadere definitivamente ogni barriera, ogni dubbio, ogni remora…..dopo tanto tempo, per entrambi, era giunto il momento di amare ancora, di sentirsi amati ancora. E ogni volta che lei aveva qualche pensiero, riprendeva quel biglietto e lo rileggeva per spazzare via la polvere della paura, la paura di essere felici di nuovo.


Si narra che ancora oggi queste due persone si regalino quotidianamente del tempo, che si scelgano ogni giorno e che da tutto questo abbiano la cosa più importante: lei ha lui, lui ha lei…..il resto è solo contorno.
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« immagine » Lei arrivata alla macchina trovò un biglietto attaccato al vetro laterale; lo prese, entrò e iniziò a leggere. Man mano che andava avanti, portava le sue mani a coprire il viso, fino a piegarsi verso il volante, poggiandovi la fronte e tenendo stretto quel biglietto. C’era scritto: ...
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Balla con me...

30 settembre 2018 ore 23:36 segnala


29 settembre, sabato sera, lungo mare...c'è poca gente che passeggia e questo dà la possibilità a me e alla mia compagna di goderci il luogo con una pace inusuale in una serata piacevolmente fresca.
I locali sono praticamente vuoti e i pochi clienti sono turisti tedeschi o olandesi.
Incappiamo in un artista di strada che diffonde la musica del suo violino attraverso un piccolo amplificatore alimentato a batteria, che trasmette le basi su cui lui suona con una buona tecnica.
Si susseguono valzer, tanghi, mazurche e affini; ci sediamo sul muretto accanto a lui e seguiamo le note che di certo non sono ciò che abitualmente ascoltiamo, ma che in quel contesto risultano essere più che gradevoli.
Una coppia anziana accanto a noi commenta e rispolvera i propri ricordi di gioventù, portati alla luce da quelle melodie.
Ascoltano, sorridono e ricordano fino a quando lei gli dice "balli con me?"
Lui da buon maschio duro e orgoglioso, nega questa concessione, ma un attimo dopo la guarda, sapendo che lei aspetta solo un suo cenno e replica "Vuoi ballare?"
L'inizio è incerto, tradendo il fatto che da tanto tempo non lo fanno, ma man mano che la musica avanza, i passi e l'affiatamento ritornano ad essere quelli tipici di chi non solo si conosce da tanto tempo, ma che che da tutto quel tempo si ama.
In mezzo al lungo mare, incuranti della gente, ballavano, sorridevano, facevano l'amore...un passante li osserva e gli grida "bravi" subito seguito dalla figlioletta che tiene per mano.
Il musicista sembra rinvigorito da questo inaspettato fuori programma e si concede qualche virtuosismo, quasi a rompere una certa timidezza.
Non resisto e prendo in mano il cellulare per filmare la coppia; sembra di essere in un film, di quelli da lieto fine e lacrime assicurate.
E in effetti scopro, un passo di danza dopo l'altro, di avere gli occhi lucidi di emozione e di gratitudine per questo omaggio alla vita, all'amore e alla gioia.
Terminate le danze, la coppia si risiede accanto a noi, li guardo sorridendo e dico loro "eravate bellissimi"...e lo erano, forse non per la maggior parte delle persone che passavano distratte e assorbite dai loro discorsi, ma per me lo erano...e lo sono ancora. Auguro loro di saper assaporare il loro tempo insieme sempre con questo spirito, finchè il buon Dio glielo consentirà...e li ringrazio per questa lezione di amore, per la loro tenerezza, per aver dimostrato come il senso di tutto, alla fine, era tutto in quei passi di danza e in ciò che rappresentavano.

Sì, erano bellissimi...erano mio padre e mia madre.
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« immagine » 29 settembre, sabato sera, lungo mare...c'è poca gente che passeggia e questo dà la possibilità a me e alla mia compagna di goderci il luogo con una pace inusuale in una serata piacevolmente fresca. I locali sono praticamente vuoti e i pochi clienti sono turisti tedeschi o olandesi. ...
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Sogni...

28 agosto 2018 ore 18:03 segnala


"Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sarà ricordata come la più grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro paese.
Un secolo fa, un grande americano, che oggi getta su di noi la sua ombra simbolica, firmò il Proclama dell’emancipazione.
Si trattava di una legge epocale, che accese un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri, marchiati dal fuoco di una bruciante ingiustizia.
Il proclama giunse come un’aurora di gioia, che metteva fine alla lunga notte della loro cattività.
Ma oggi, e sono passati cento anni, i neri non sono ancora liberi.
Sono passati cento anni, e la vita dei neri é ancora paralizzata dalle pastoie della segregazione e dalle catene della discriminazione.
Sono passati cento anni, e i neri vivono in un’isola solitaria di povertà, in mezzo a un immenso oceano di benessere materiale.
Sono passati cento anni, e i neri ancora languiscono negli angoli della società americana, si ritrovano esuli nella propria terra.
Quindi oggi siamo venuti qui per tratteggiare a tinte forti una situazione vergognosa.
In un certo senso, siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno.
Quando gli architetti della nostra repubblica hanno scritto le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d’indipendenza, hanno firmato un “pagherò” di cui ciascun americano era destinato a ereditare la titolarità.
Il “pagherò” conteneva la promessa che a tutti gli uomini, sì, ai neri come ai bianchi, sarebbero stati garantiti questi diritti inalienabili: “vita, libertà e ricerca della felicità”.
Oggi appare evidente che per quanto riguarda i cittadini americani di colore, l’America ha mancato di onorare il suo impegno debitorio.
Invece di adempiere a questo sacro dovere, l’America ha dato al popolo nero un assegno a vuoto, un assegno che é tornato indietro, con la scritta “copertura insufficiente”.
Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento.
Ci rifiutiamo di credere che nei grandi caveau di opportunità di questo paese non vi siano fondi sufficienti.
E quindi siamo venuti a incassarlo, questo assegno, l’assegno che offre, a chi le richiede, la ricchezza della libertà e la garanzia della giustizia.
Siamo venuti in questo luogo consacrato anche per ricordare all’America l’infuocata urgenza dell’oggi.
Quest’ora non é fatta per abbandonarsi al lusso di prendersela calma o di assumere la droga tranquillante del gradualismo.
Adesso é il momento di tradurre in realtà le promesse della democrazia.
Adesso é il momento di risollevarci dalla valle buia e desolata della segregazione fino al sentiero soleggiato della giustizia razziale.
Adesso é il momento di sollevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale per collocarla sulla roccia compatta della fraternità.
Adesso é il momento di tradurre la giustizia in una realtà per tutti i figli di Dio.
Se la nazione non cogliesse l’urgenza del presente, le conseguenze sarebbero funeste.
L’afosa estate della legittima insoddisfazione dei negri non finirà finché non saremo entrati nel frizzante autunno della libertà e dell’uguaglianza.
Il 1963 non é una fine, é un principio.
Se la nazione tornerà all’ordinaria amministrazione come se niente fosse accaduto, chi sperava che i neri avessero solo bisogno di sfogarsi un pò e poi se ne sarebbero rimasti tranquilli rischia di avere una brutta sorpresa.
In America non ci sarà né riposo né pace finché i neri non vedranno garantiti i loro diritti di cittadinanza.
I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione finché non spunterà il giorno luminoso della giustizia.
Ma c’é qualcosa che devo dire al mio popolo, fermo su una soglia rischiosa, alle porte del palazzo della giustizia: durante il processo che ci porterà a ottenere il posto che ci spetta di diritto, non dobbiamo commettere torti.
Non cerchiamo di placare la sete di libertà bevendo alla coppa del rancore e dell’odio.
Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano elevato di dignità e disciplina.
Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica.
Sempre, e ancora e ancora, dobbiamo innalzarci fino alle vette maestose in cui la forza fisica s’incontra con la forza dell’anima.
Il nuovo e meraviglioso clima di combattività di cui oggi é impregnata l’intera comunità nera non deve indurci a diffidare di tutti i bianchi, perché molti nostri fratelli bianchi, come attesta oggi la loro presenza qui, hanno capito che il loro destino é legato al nostro.
Hanno capito che la loro libertà si lega con un nodo inestricabile alla nostra.
Non possiamo camminare da soli.
E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci con un giuramento: di proseguire sempre avanti.
Non possiamo voltarci indietro.
C’é chi domanda ai seguaci dei diritti civili: “Quando sarete soddisfatti?”.
Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri continueranno a subire gli indescrivibili orrori della brutalità poliziesca.
Non potremo mai essere soddisfatti, finché non riusciremo a trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle città, per dare riposo al nostro corpo affaticato dal viaggio.
Non potremo mai essere soddisfatti, finché tutta la facoltà di movimento dei neri resterà limitata alla possibilità di trasferirsi da un piccolo ghetto a uno più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti, finché i nostri figli continueranno a essere spogliati dell’identità e derubati della dignità dai cartelli su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”.
Non potremo mai essere soddisfatti, finché i neri del Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere niente per cui votare.
No, no, non siamo soddisfatti e non saremo mai soddisfatti, finché la giustizia non scorrerà come l’acqua, e la rettitudine come un fiume in piena.
Io non dimentico che alcuni fra voi sono venuti qui dopo grandi prove e tribolazioni.
Alcuni di voi hanno lasciato da poco anguste celle di prigione.
Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la libertà sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalità poliziesca.
Siete i reduci della sofferenza creativa.
Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione.
Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare e cambierà.
Non indugiamo nella valle della disperazione.
Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno.
E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.
Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e vivrà il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità.
Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e di giustizia.
Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, dove i razzisti sono più che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di annullamento delle leggi federali, un giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.
Questa é la nostra speranza.
Questa é la fede che porterò con me tornan­do nel Sud.
Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternità.
Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
Quel giorno verrà, quel giorno verrà quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, é di te, dolce terra di libertà, é di te che io canto.
Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi libertà”.
E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero.
E dunque, che la libertà riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire.
Che la libertà riecheggi dalle possenti montagne di New York.
Che la libertà riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania.
Che la libertà riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado.
Che la libertà riecheggi dai pendii sinuosi della California.
Ma non soltanto.
Che la libertà riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia.
Che la libertà riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Che la libertà riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la libertà.
E quando questo avverrà, quando faremo riecheggiare la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paese, da ogni stato e da ogni città, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente.
Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

(discorso di Martin Luther King - 28 agosto 1963)
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« immagine » "Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sarà ricordata come la più grande manifestazione per la libertà nella storia del nostro paese. Un secolo fa, un grande americano, che oggi getta su di noi la sua ombra simbolica, firmò il Proclama dell’emancipazione. Si t...
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Voglie...

19 agosto 2018 ore 21:27 segnala


Ci sono persone che ti fanno venire voglia di starci insieme.

Ci sono persone che ti fanno venire voglia di trombarle.

Ci sono persone che ti fanno venire entrambe le voglie...

Alla fine è tutto lì
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Basta poco, che ci vuole...

12 agosto 2018 ore 22:37 segnala


Il cane va portato fuori a passeggiare, è un sacrosanto dovere dell'umanoide bipede ed un altrettanto sacrosanto diritto della creatura quadrupede...quindi collare, guinzaglio e via verso prati verdi, con l'implicita promessa di corse felici e spensierate, prima del tanto desiderato pasto serale...la serata non è caldissima e un fresco venticello rende la passeggiata gradevole per entrambi...ma come spesso accade, il cielo ti fa intuire di aver fatto una lievissima caz...ehm...cavolata ad uscire a quell'ora e si presenta nella sua versione più inquietante, ricordandoti che forse la prossima volta è meglio se leggi il meteo...
Con un gesto improvviso di saggezza e lungimiranza, chiamo l'essere cinofilo a me e mi avvio verso casa per evitare il disastro idrico, ma il tempo lo sa e siccome è un sadico (e anche maledettamente puntuale), decide che è ora di scaricarci addosso tutto quello che ha.
In pochi secondi la stradina sterrata si trasforma in un cammino di fango; attraverso le lenti degli occhiali ormai la visuale è azzerata e decido di toglierli godendomi così la pioggia di stravento direttamente nei bulbi oculari...e son soddisfazioni...il migliore amico dell'uomo che è con me, decide di revocare tale nomea e mi guarda come per dirmi "sei un deficiente, io con te non ci esco più" (e come dargli torto)
Ritornati sulla strada principale ci avviamo verso casa, ormai rassegnati al triste destino di naufraghi, consolati da alcune auto che passano e impietosamente ci schizzano con l'acqua delle pozzanghere.
L'ultima a passare però, dopo pochi metri rallenta e accosta...le passiamo accanto e un signore dai capelli bianchi come la neve abbassa il finestrino e in un piemontese quasi d'altri tempi mi chiede se ho bisogno di un "paracqua"... Mi viene da sorridere pensando a quanto ormai sarebbe inutile visto che sia io, sia il mio ex amico, siamo così zuppi da poter essere strizzati e considerando che con una pioggia così forte e col vento che la fa cadere in diagonale, non basterebbe un ombrellone da spiaggia per ripararsi...
Sorrido al gentile signore che prosegue per la sua strada salutandoci, quasi ad augurarci buona fortuna.
Ringraziando il cielo mancano pochi metri al cancello di casa e di regola sarei incaz...ehm...arrabbiato come un calciatore a cui hanno negato un rigore inesistente al 48° del secondo tempo, con la partita ferma sull'1 a 1, ma il gesto tanto inutile quanto gentile di quel signore, mi impedisce di scomodare i santi del paradiso e, anzi, mi fa affrontare le ultime bracciate verso casa con il sorriso sulle labbra (io sorridevo, l'essere scodinzolante era piuttosto contrariato)...
Arrivati a casa, dopo esserci rimessi in forma più o meno dignitosa, la creatura abbaiante ha avuto la meritata cena e io, con una certa soddisfazione, ho aggiunto un punto simpatia al genere umano o, forse, ho solo tolto un punto antipatia al genere disumano...dipende da che parte la si vuole guardare...

A volte basta così poco e non si riesce più a fare nemmeno quello...che peccato.

Buona serata
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« immagine » Il cane va portato fuori a passeggiare, è un sacrosanto dovere dell'umanoide bipede ed un altrettanto sacrosanto diritto della creatura quadrupede...quindi collare, guinzaglio e via verso prati verdi, con l'implicita promessa di corse felici e spensierate, prima del tanto desiderato ...
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Campetti di vita...

18 luglio 2018 ore 09:45 segnala



Gli zaini a bordo campo contengono lo stretto necessario per giocare.
Il sole lentamente cala lasciandosi alle spalle il caldo opprimente e disegnando lunghe ombre sul terreno.
Sul campetto in cemento che solco dopo più di 20 anni di assenza, vivo un ritorno alle radici dello sport, dove non c'è una società, non ci sono palazzetti, allenatori, tifosi, divise...ci sono solo ragazzi con il loro sudore e la loro passione, con la voglia di vivere insieme un momento di aggregazione fatto di sport e di totale assenza di qualsiasi etichetta sociale...c'è solo una palla da giocare, due canestri un po' sgangherati in cui farla entrare, canotte di mille colori diversi e quell'aria di condivisione, lealtà e amicizia che appartiene allo sport "on the road"

Due ore in cui dimenticarsi del mondo, o forse semplicemente due ore in cui viverlo nel modo migliore...e alla fine, il corpo ti ricorda che inizi a essere in po' vecchio per questa roba, ma il cuore ti ricorda che sei ancora vivo...

Dio benedica la pallacanestro
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« immagine » Gli zaini a bordo campo contengono lo stretto necessario per giocare. Il sole lentamente cala lasciandosi alle spalle il caldo opprimente e disegnando lunghe ombre sul terreno. Sul campetto in cemento che solco dopo più di 20 anni di assenza, vivo un ritorno alle radici dello sport...
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Dare e ricevere...

17 luglio 2018 ore 02:08 segnala


Durante una partita di basket avevo in marcatura un ragazzo originario del sudamerica...entrambi con carattere molto competitivo, ce le siamo date per tutta la partita, anche andando oltre i limiti...dopo l'ennesimo scontro sotto canestro, dove obiettivamente ho esagerato, gli ho dato una mano ad alzarsi da terra chiedendogli scusa e lui mi ha risposto "no problema, io gioco come vengo giocato" e abbiamo ricominciato a darcele serenamente...ma quella frase è stata una grande verità...le persone danno ciò che ricevono, ma allo stesso tempo devono anche dare ciò che vorrebbero ricevere...nel bene e nel male, l'unica vera regola è la reciprocità...che sia per amarsi o che sia per massacrarsi sotto un canestro, come nella vita.

P.S. che Dio benedica il basket
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« immagine » Durante una partita di basket avevo in marcatura un ragazzo originario del sudamerica...entrambi con carattere molto competitivo, ce le siamo date per tutta la partita, anche andando oltre i limiti...dopo l'ennesimo scontro sotto canestro, dove obiettivamente ho esagerato, gli ho dat...
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