Condannati a soffrire...

22 gennaio 2018 ore 22:58 segnala


Un po' di anni fa, e con quel "un po'" intendo un lasso di tempo sufficiente a ricordarmi che sono invecchiato parecchio, alcuni amici Juventini del gruppo di volontariato che frequentavo, ebbero l'idea digiocare un derby interno Juve-Toro.

L'idea era quella di sfidarci in una partita regolare e cogliere l'occasione per una serata diversa, che terminasse, come sempre in questi casi, a tarallucci e vino.

Gli incauti sfidanti non considerarono però alcuni fattori fondamentali che giocavano a loro sfavore, primo fra tutti il fatto che il sacerdote responsabile del gruppo era il cappellano del Torino Calcio.

Ad ogni modo la sfida venne ovviamente accettata e, definiti data e luogo, si provvedette a organizzare l'evento.

La sera della partita, negli spogliatoi, ci vennero consegnate le divise e con grande meraviglia socoprimmo che quelle di noi granata erano una riproduzione di quelle del grande Torino, quello di Superga.

Ecco quindi il secondo fattore fondamentale che giocava contro i cugini a strisce: sì perchè quando un tifoso del Toro indossa quella maglia non è più un tifoso: lui E' il Toro.

Se poi la maglia è quella del grande Toro, beh ragazzi, c'è poco da fare.

Come da copione in campo fu un massacro (sportivamente parlando); con un perentorio 6-0 facemmo passare la voglia della rivincita ai poveri amici senza colori e, per essere sinceri, nell'ultimo quarto d'ora tirammo i remi in barca per non infierire.

Al termine ci furono i già citati tarallucci e vino, qualche sfottò e il bel ricordo di una serata di bello sport e di amicizia.

Ma per me fu anche la prima e l'ultima occasione di indossare quella maglia che, per quanto possa sembrare stupido e infantile, per 90 minuti mi regalò una serie di emozioni e di pensieri che andavano ben al di là del semplice evento.

Quella partita, per me, fu un omaggio verso una squadra, quella dei tragici momenti del '49, che travalicò il significato sportivo e divenne simbolo di un'Italia che doveva e poteva uscire dagli orrori della guerra con l'orgoglio, il lavoro duro, la passione...

Quella squadra era tutto questo e forse anche qualcosa di più: era un patrimonio nazionale, anzi lo è ancora.

Quella squadra non perse mai nel campo di casa e si rese protagonista di rimonte storiche al suono di tromba che intonava "la carica" dagli spalti.

Essere tifosi del Toro è qualcosa di particolare che solo chi lo è può capire...citando una mia cara amica juventina (nessuno è perfetto): "Riconosco in loro uno spirito che esula dal calcio. Nei loro occhi c'è la passione, c'è l'orgoglio, c'è la dedizione...roba che oggigiorno difficilmente si trova in giro.". Questo è il riassunto perfetto di noi poveri tifosi granata, destinati a guardare la classifica dal basso verso l'alto, destinati a essere la squadra "provinciale" di Torino, destinati alla sofferenza continua...e va bene così, perchè solo attraverso la sofferenza si diventa migliori.

Quindi un grazie a quella fantastica squadra, una squadra battuta solo dal destino, una squadra che ha cementato per sempre un senso di appartenenza che non può essere messo in discussione mai....una squadra che rappresenta quello che vorrei fosse oggi il calcio, anzichè dover assistere sempre più spesso a incontri tra 22 mercenari plurimilionari pronti a vendersi al migliore offerente...

C'era una volta lo sport, Il Grande Torino ne era una delle massime espressioni e su questo non c'è discussione.
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« immagine » Un po' di anni fa, e con quel "un po'" intendo un lasso di tempo sufficiente a ricordarmi che sono invecchiato parecchio, alcuni amici Juventini del gruppo di volontariato che frequentavo, ebbero l'idea digiocare un derby interno Juve-Toro. L'idea era quella di sfidarci in una parti...
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