Lettera mai spedita...

02 gennaio 2018 ore 23:42 segnala


Caro Papa Francesco (Le chiedo scusa per il tono semi confidenziale, ma sono sempre stato refrattario ai convenevoli, seppur ammetto essere dovuti in alcuni casi), chi le scrive è un uomo qualunque, come tanti ce ne sono, sparsi in questo mondo così caotico, a volte folle, eppure così affascinante.
Un uomo qualunque che, come tutti, porta sulle proprie spalle gli oneri e gli onori delle sue imperfezioni, delle sue contraddizioni, delle sue scelte che a volte sono state illuminate e a volte tragicamente scellerate.

Da sempre mi definisco un credente convinto e un praticante discutibile, almeno secondo i canoni definiti da Santa Madre Chiesa.
E proprio in merito a questo, Le scrivo questa breve lettera: basandosi sulle regole dettate dall’Istituzione che Lei rappresenta, io sono un uomo che vive nel peccato: ho alle spalle una separazione che è stata una mia scelta…scelta che tutt’oggi ritengo frutto di una profonda coerenza non con i dettami religiosi, ma con quello che il mio cuore sentiva, o meglio non sentiva più.
Scelta che aveva lo scopo di garantire a me stesso e alla donna che lasciavo, di avere ancora la possibilità di avere una vita da condividere con qualcuno da amare e soprattutto che ci amasse nel senso più profondo del termine.
E facendo un bilancio, almeno in questo avevo ragione: per entrambi si sta riaffacciando questa possibilità e, Le chiedo scusa per questo, credo sia una cosa non solo bella, ma anche giusta.

Non entro nel merito di quanto accade ad altri, ma desidero entrare nel merito di quanto sta succedendo a me: da più di due anni ho la fortuna, il privilegio e l’onore di avere accanto una donna che amo profondamente e che mi ama altrettanto: quella che molti chiamano “la seconda possibilità”, io la sto vivendo appieno, con una gioia così piena da risultare quasi incredibile.
E quanto Le sto scrivendo non è frutto di considerazioni personali, ma delle osservazioni che mi vengono mosse da coloro che mi circondano; persone che notano in me una nuova serenità, un avere cura di me maggiore di un tempo, una luce negli occhi che non brillava così da anni.

Io le chiedo, Padre, se davvero tutto questo sia peccato; se l’amore, seppur arrivato per vie inusuali e attraverso esperienze importanti e a volte dolorose, tutto sommato non sia sempre amore, vero centro del messaggio di Cristo e del suo sacrificio per noi.

Io Le chiedo se davvero, ogni volta che accarezzo il volto di questa donna e sento nel mio cuore che è lei la mia scelta quotidiana e per sempre, commetto un peccato agli occhi di Dio.

Io Le chiedo se davvero, vivendo una vita giusta, dimostrando nei fatti di essere una buona persona per quanto fallibile, Dio mi giudicherà negativamente per il mio essere “peccatore dell’amore”.

Gli stessi esponenti della Chiesa che Lei rappresenta (imperfetta perché fatta di uomini), mi hanno posto di fronte a opinioni diametralmente opposte, dove al “Dio non ci ha promesso la felicità in questo mondo” è stato ribattuto un “Dio non ci ha messo al mondo per essere infelici”.
Quindi, tirando le somme, ho dovuto per forza prendere una decisione in completa autonomia ascoltando quella che è l’unica vera voce che, ritengo, Dio ci abbia dato: quella del cuore.

La questione morale rispetto a tutto questo, me la sono posta e francamente non trovo altra risposta se non quella che l’amore non è mai una scelta sbagliata, sia quando si deve prendere atto che è finito, sia e soprattutto quando lo si accetta nel proprio cuore per lasciare che invada ogni singolo atomo del nostro essere, anima e corpo.

Non le chiedo un perdono, perché non sono pentito di tutto questo, ma anzi ne sono sempre più fermamente convinto.

Non le chiedo di “riconoscere” questo amore da capo della Chiesa, so che non potrebbe mai….

Le chiedo, come uomo, di riconoscerne il valore, che trattandosi di amore appunto, non può che essere un valore assoluto.

Le chiedo, Santo Padre, una benedizione: benedica me e la mia compagna, perché sappiamo ogni giorno rendere onore alla vita (il più grande dono mai ricevuto) con la nostra di vita…..quella vissuta come individui e quella vissuta come coppia.

E se proprio non fosse possibile, il che lo capisco, Le chiedo almeno, Padre, di benedire L’amore che ci unisce….quell’amore che non ha colpe, ma solo il merito di essere l’unico sentimento che dà sempre e solamente gioia…

Benedica almeno lui, anche se ai suoi occhi ne facciamo un cattivo uso…..perchè le garantisco che secondo i nostri, ne stiamo facendo l’uso migliore, l’unico possibile: quello di lasciarsi sopraffare da lui, unico vero senso di questa vita.

Con profondo rispetto

Paolo
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02/01/2018 23:42:21
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Commenti

  1. R.ocknRolla 23 aprile 2018 ore 21:59
    Bellissima lettera, toccante perché vera, profonda come il sentimento che descrive e difende... non condivido il concetto di peccato, ma io non sono credente.
  2. Ninette6 12 agosto 2018 ore 22:48
    Ha il suo perché.

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