un uomo chiamato cavallo...

05 febbraio 2018 ore 18:24 segnala


Una parlamentare irlandese, qualche anno fa, ha lanciato un grido di allarme per quello che tutti sappiamo, ma che per un certo senso di vergogna e anche di paura, ci rifiutiamo di ammettere: molte persone che hanno un lavoro stanno male quanto quelle che un lavoro non ce l'hanno, forse anche peggio.

Non stiamo parlando di malessere economico, ovviamente, ma di disagio psicologico che spesso sfocia nella depressione con costi annui per la comunità che toccano i 15 miliardi di euro nel solo Regno Unito e i 110 miliardi di euro nella comunità europea.

L'analisi va ad identificare la causa primaria del fenomeno nella sempre più crescente competitività tra ditte, ma anche all'interno della stessa azienda per la quale si lavora, con conseguente aumento dei carichi di lavoro, delle pressioni da parte dei superiori e della instabilità.

La politica della concorrenza con il mondo e con i propri colleghi, crea situazioni di forte stress (quello cattivo perchè esiste anche uno stress buono, ma è tutta un'altra cosa) che sfociano spesso in atteggiamenti paranoici o volutamente lesivi nei confronti dell'avversario di turno.

Marchionne poco tempo fa ha detto che la Fiat di oggi non è un'azienda per gente col cuore debole, ma forse intendeva dire che il sistema delle multinazionali di oggi non è fatto per gente col cuore e basta.

Tirando le somme, siamo un po' tutti come cavalli: ci sono i ronzini, buoni per tirare qualche carretto con su quattro turisti ebeti o per far fare due passi a qualche bambino, che comunque preferirà immaginare di essere su Furia cavallo del west (ma dai, i bambini di oggi manco sanno chi è).

Ci sono i cavalli da soma che devono sgobbare per fare la produzione, che qualcuno le mani...ops pardon, le zampe deve pur sporcarsele.

Ci sono i cavalli da macello, vittime sacrificali della categoria: li curi per bene per poi farli fuori.

Ci sono i cavalli indomabili, quelli che si ostinano a vivere liberi e alimentano i sogni di tutti gli altri, aprendo uno spiraglio verso una speranza sempre più annebbiata, ma che probabilmente sempre solo speranza resterà.

Ci sono i purosangue, quelli che rendono, che fanno soldi: sono belli, prestanti, hanno successo e seguaci almeno finchè riescono a correre e a vincere (perchè correre non basta se poi arrivi secondo).

Se le logiche che muovono le grandi imprese, ma non solo loro, non verranno riviste al ribasso, imponendo un rallentamento del mondo e portando in primo piano le esigenze primarie delle persone a discapito di quelle superflue, saremo tutti destinati a vivere o in modo precario (nella migliore delle ipotesi) o perennemente sull'orlo di una crisi di nervi.

Ad oggi resta il fatto che, prima o poi, tutti saremo cavalli in dismissione e probabilmente non avremo nemmeno la fortuna di finire la carriera come cavalli da monta, giusto per divertisi un po'.
974d61d0-9acd-441f-80b6-c4c336d1e1e1
« immagine » Una parlamentare irlandese, qualche anno fa, ha lanciato un grido di allarme per quello che tutti sappiamo, ma che per un certo senso di vergogna e anche di paura, ci rifiutiamo di ammettere: molte persone che hanno un lavoro stanno male quanto quelle che un lavoro non ce l'hanno, fo...
Post
05/02/2018 18:24:40
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.