Capitolo 21 (John Belushi)

17 novembre 2011 ore 09:35 segnala
John Adam Belushi nasce a Chicago, figlio di immigrati Albanesi, John Belushi è un attore simbolo dell'eccesso. La sua breve vita è stata spericolata, all'insegna di notti vagabonde, passata attraverso crisi depressive e fasi di esaltazione; passando poi per l'utilizzo di pesanti droghe per cercare sempre il massimo della condizione. Anche il fratello James Belushi intraprenderà la carriera di attore divenendo uno dei volti noti di Hollywood, tuttavia rimarrà sempre in ombra rispetto a John.
Fin da ragazzo John Belushi coltiva tre passioni: il baseball, il teatro e il rock 'n' roll. Ai tempi della scuola John Belushi è uno studente modello; si diploma nel 1967 presso la Wheaton Central High School, della cui squadra di football è capitano. E' questo il periodo in cui conosce e si innamora di Judith Jacklin, sua futura sposa. Frequenta per un anno l'università del Wisconsin, poi abbandona. Passa al College di Dupage dove consegue una sorta di laurea breve in discipline artistiche.
La sua carriera inizia a soli 22 anni quando dopo un provino viene reclutato dalla "Second City Comedy", storica compagnia di Chicago dedita agli sketch improvvisati. In questi anni John Belushi conosce a Toronto Dan Aykroyd, con il quale instaura un solido rapporto lavorativo, oltre a una profonda amicizia. Nel 1975 la NBC dà vita ad una delle trasmissioni destinate a rivoluzionare la televisione americana: "Saturday Night Live". Dopo essersi fatto conoscere per la sua comicità demenziale in spettacoli teatrali prima, e alla radio poi, John Belushi viene reclutato nel cast di "Saturday Night Live", e la sua popolarità si impenna. Sullo stesso palco si alternano rockstar, attori e comici in un clima informale. Belushi aggiorna di puntata in puntata il suo repertorio di personaggi. La sera del 22 aprile 1978 John Belushi e Dan Aykroyd si presentano davanti alla telecamera nei panni di Joliet Jake ed Elwood, con abito e cravatta neri, occhiali da sole e cappello modello "fedora": cantano un pezzo blues accompagnandolo con frenetici balletti e capriole. Sarebbe stato il preludio del fenomeno mondiale "Blues Brothers".
Nella sua carriera cinematografica sono cinque i film a cui il suo nome è rimasto legato da un doppio filo; due di questi sono divenuti vero e proprio culto: "Animal House" (1978) e "The Blues Brothers" (1980), entrambi diretti da John Landis. Nel primo John Belushi interpreta la parte del repellente Bluto Blutarski, capo di una banda di goliardi, nel secondo è Jake, ex galeotto, con il cui fratello Elwood (Dan Aykroyd) si dedica al blues e alla beneficenza ("in missione per conto di Dio"); a contibuire a rendere leggenda quest'ultimo film sono le partecipazioni di mostri sacri del genere musicale quali James Brown, Ray Charles, Aretha Franklin e John Lee Hooker.
Negli altri tre film John Belushi non veste quelle sue maschere-icona per le quali è ricordato. In questi film interpreta ruoli più terreni: in "1941: allarme a Hollywood" (1979) di Steven Spielberg è un pilota, in "Chiamami aquila" (1981) di Michael Apted, veste i panni di un giornalista di Chicago innamorato di una ornitologa, e infine in "I vicini di casa" (1981) di John Avildsen, interpreta un paranoico teso alla difesa della sua privacy.
L'attore muore a soli 33 anni. La mattina del 5 marzo 1982 John Belushi viene ritrovato in un bungalow di un complesso alberghiero. Già in cattive condizioni fisiche dovute all'obesità e all'eccesso di alcool, la morte è sopraggiunta a causa di un'iniezione letale di cocaina ed eroina.
La sua salma riposa all'"Abel's Hill Cemetery" a Martha's Vineyard, nel Massachusetts.

Capitolo 20 (Sunday Bloody Sunday)

15 novembre 2011 ore 08:30 segnala
Derry, Irlanda del Nord.
Per chi arriva oggi per la prima volta, Derry è sinonimo di una città in grande espansione, facilmente raggiungibile con i voli low cost, circondata da colline e attraversata da un fiume azzurro. Ma chi conosce un po’ la storia irlandese sa dove andare subito a colpo sicuro: nel quartiere di Bogside, a due passi dal centro.
Lì il piccolo monumento a memoria delle vittime, un grande muro bianco, con la sua scritta che dice “You Are Entering Free Derry” e i murales che lo circondano, ricordano quel che accadde 26 anni fa, quel terribile 30 gennaio 1972: un giorno che cambiò la storia dell’Irlanda del Nord. In quella data, nella città di Derry, il NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) organizzò una manifestazione per i diritti civili a cui parteciparono migliaia di persone e che finì nel sangue.
Erano anni di estrema tensione e violenza. Dopo la divisione dell’Isola nel 1921, il potere politico ed economico era rimasto per cinquant’anni nelle mani degli unionisti. I cattolici nazionalisti erano cittadini di serie B all’interno di uno Stato che garantiva solo ai primi casa e lavoro. Per loro l’unica alternativa era prendere il treno per Dublino o emigrare. La legge d’emergenza, in vigore fin dal 1921, dava a soldati e polizia poteri eccezionali di arresto e perquisizione.
Il NICRA, come anche altre organizzazioni quali People’s Democracy, fu creata per chiedere, tramite pacifiche dimostrazioni per le strade, che in Irlanda del Nord venissero attuate le riforme più elementari: il diritto al voto per ogni persona, l’abolizione della legge d’emergenza e del gerrymandering (lo stratagemma elettorale che garantiva i seggi agli unionisti anche nelle circoscrizioni in cui non avevano la maggioranza) e una legislazione che ponesse fine alla discriminazione nel lavoro.
Brutale fu la reazione dello Stato nord-irlandese alle manifestazioni organizzate dal NICRA: in quegli anni le telecamere di tutto il mondo, puntate su Belfast e Derry, ripresero la polizia e i soldati mentre attaccavano i dimostranti, appoggiati da provocatori unionisti.
Il 5 ottobre 1968 una pacifica dimostrazione del NICRA a Derry fu attaccata dalle forze dell’ordine con il placet di William Craig, Ministro degli Interni al Parlamento nord-irlandese di Stormont. Il 4 gennaio 1969 duecento unionisti, armati di spranghe, bastoni e pietre, attaccarono un’altra pacifica marcia che si stava svolgendo da Belfast a Derry, mentre la polizia stava a guardare. Tre giorni dopo estremisti unionisti e le forze dell’ordine lanciarono un attacco al quartiere nazionalista di Bogside.
Una forte reazione a questa situazione esplosiva si venne a creare tra la gente dei ghetti nazionalisti, che cercarono di tenere lontani soldati e polizia erigendo barricate a difesa dei loro quartieri. A Derry crearono le no-go areas, zone in cui militari e forze dell’ordine non riuscivano a entrare.
La spirale di violenza raggiunse il culmine con un nuovo brutale attacco a Bogside, che provocò una forte reazione da parte degli abitanti (The Battle of Bogside, la “Battaglia di Bogside”, 12-14 agosto 1969). Dal 13 al 15 agosto 1969 vi fu l’assalto a interi quartieri nazionalisti, a Belfast e in altri centri. Il bilancio fu di 500 case incendiate, 1.500 persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni e nove morti.
Fu proprio allora, dopo i pogrom scatenati contro i quartieri nazionalisti da gruppi orangisti, che i soldati britannici furono inviati sul suolo irlandese a proteggere la popolazione nazionalista (15 agosto 1969). Nel giro di breve tempo, tuttavia, da portatori di pace si trasformarono in coloro che appoggiavano la “mano forte” della polizia. Nell’agosto 1971, pochi mesi prima del Bloody Sunday, fu introdotto l’internamento senza processo. Nel giro di pochi anni migliaia di persone finirono in carcere, senza essere state processate.
Quel tragico 30 gennaio 1972 il governo britannico aveva deciso che bisognava dare una severa lezione a Derry al Movimento per i Diritti Civili e usare il pugno di ferro nel caso l’IRA fosse intervenuto. Poche ore prima della manifestazione un reggimento speciale, i parà, fu portato a Derry. Furono costoro ad aprire il fuoco sulla folla: 13 civili innocenti, di cui otto tra i 17 e i 20 anni, rimasero uccisi. Una quattordicesima vittima morì nel giugno 1972 per le ferite riportate.
Il Bloody Sunday fu un punto di non ritorno nella storia dell’Irlanda del Nord. Quella stessa sera moltissimi uomini e ragazzi, anche giovanissimi, si arruolarono nelle file dell’IRA: il Bloody Sunday aveva dimostrato che nessuno strumento democratico sarebbe servito a cambiare quello stato di apartheid che Londra aveva creato in Irlanda del Nord.
All’indomani del massacro il governo britannico aprì un’inchiesta, presieduta da Lord Widgery. Nell’aprile 1972 fu reso pubblico il “Rapporto Widgery”, nel quale i soldati responsabili del massacro furono assolti dall’accusa di omicidio. Alcuni dei militari di alto grado furono premiati dalla Regina d’Inghilterra.
Negli anni seguenti un giornalista di Derry, Don Mullan, raccolse prove e centinaia di testimonianze schiaccianti nei confronti dei soldati. Fu il suo libro, Eyewitness Bloody Sunday, a costringere nel 1998 il primo ministro britannico Tony Blair a far riaprire l’inchiesta.
Iniziata nel 2000, l’inchiesta Saville (dal nome di Lord Saville, che l’ha presieduta, affiancato da altri due giudici internazionali) rappresenta la più importante e lunga indagine che sia mai stata svolta nel Regno Unito. Ha coinvolto centinaia di persone. Interrogati 505 civili, 49 tra giornalisti e fotografi, 245 militari, 35 membri di gruppi paramilitari, 7 preti, 39 tra politici e membri dell’intelligence, 33 membri del RUC, la polizia nord-irlandese di allora.
Dalla fine del settembre 2002 gli oltre 200 soldati britannici che dovevano essere ascoltati nel corso dell’indagine hanno ottenuto dall’Alta Corte di dare la propria testimonianza (alcuni di essi da dietro uno schermo) a Londra anziché a Derry. Così l’aula bunker dell’inchiesta è stata trasferita nella Methodist Hall, nel cuore della capitale britannica, a fianco dell’abbazia di Westminster. Nell’ottobre 2003 l’aula del tribunale è stata nuovamente trasferita a Derry, dove l’ultimo testimone è stato interrogato nel febbraio 2005.
Tra i soldati ascoltati da Lord Saville vi è stato anche il parà 027, la cui testimonianza non fu presa in considerazione al tempo dell’inchiesta Widgery. Questo soldato ha sempre sostenuto che i suoi colleghi aprirono il fuoco su civili innocenti. Interrogato anche il generale Ford, che al tempo del massacro era il capo delle forze di terra dell’esercito britannico di stanza in Irlanda del Nord. E, infine, testimoni eccellenti, quali l’allora Ministro della Difesa Lord Carrington e lo stesso Edward Heath, a quel tempo primo ministro britannico.
La verità che è emersa nel corso delle udienze è agghiacciante: la responsabilità del massacro non sarebbe infatti imputabile solo a qualche “mela marcia” all’interno dell’esercito britannico, ma la decisione di aprire il fuoco contro civili innocenti sarebbe stata presa ad alto livello. La sentenza del Tribunale Saville, attesa per la fine del 2004, dovrebbe giungere quest’anno: un rapporto verrà inviato al Governo britannico, ma nessuno sa cosa accadrà poi. Per i parenti delle 14 vittime, marchiate per lungo tempo da Londra come “terroristi”, non rimane che attendere ancora.
Negli ultimi anni il cinema ha dato un contributo fondamentale a mantenere viva la memoria di questa sconvolgente pagina di storia irlandese. Oltre all’indimenticabile Bloody Sunday (che ha vinto il Festival del Cinema di Berlino e il Sundance Festival negli USA), nel 2002 è stato prodotto un altro eccellente film: Sunday (del regista Jimmy McGovern), prodotto dalla televisione inglese Channel 4, che nel 2002 ha vinto il Prix Italia. Nella pellicola, forse più forte e sconvolgente dello stesso Bloody Sunday, vengono riproposte in tutta la loro drammaticità anche le diverse fasi dell’inchiesta Widgery, conclusasi, come già si è detto, con un totale oscuramento della verità sul massacro del 1972.
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Derry, Irlanda del Nord. Per chi arriva oggi per la prima volta, Derry è sinonimo di una città in grande espansione, facilmente raggiungibile con i voli low cost, circondata da colline e attraversata...
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15/11/2011 08:30:03
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Capitolo 19 (Antonio Russo Il Giornaslista)

14 novembre 2011 ore 17:18 segnala
Antonio Russo era un free-lance, abituato a vivere in prima persona gli eventi più scottanti. Non aveva voluto iscriversi all'Ordine dei giornalisti e aveva rifiutato offerte di testate blasonate, poiché così si sentiva libero di raccontare senza veti le realtà della guerra e – diceva – le atrocità che le popolazioni civili erano costrette a subire.
Russo è stato per molti anni free lance e reporter internazionale di Radio Radicale. Tra le sue corrispondenze più note quelle dall'Algeria, durante gli anni sanguinosi della repressione, dal Burundi e dal Rwanda, che hanno documentato la guerra nella regione dei grandi laghi, e poi dall'Ucraina, dalla Colombia e da Sarajevo.
Russo fu inoltre inviato di Radio Radicale in Kosovo, dove rimase – unico giornalista occidentale presente nella regione durante i bombardamenti NATO – fino al 31 marzo 1999 per documentare la pulizia etnica contro gli albanesi kosovari. Nel corso di quelle settimane collaborò anche con altri media italiani e con agenzie internazionali.
In quell'occasione fu anche protagonista di una rocambolesca fuga dai rastrellamenti serbi, unendosi ad un convoglio di rifugiati kosovari diretto in treno verso la Macedonia. Il convoglio si fermò durante il percorso e Antonio Russo raggiunse Skopje a piedi. Di lui non si ebbero notizie per due giornate intere, in cui lo si diede già per disperso.
Antonio Russo è deceduto nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2000 in Georgia, dove si trovava in qualità di inviato di Radio Radicale per documentare la guerra in Cecenia. Il suo corpo fu ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 km da Tbilisi, torturato e livido, con tecniche riconducibili a reparti specializzati militari. Il materiale che aveva con sé - videocassette, articoli, appunti - non fu ritrovato, anche il suo alloggio fu ritrovato svaligiato da appunti e video (pur senza toccare oggetti di valore).
Le circostanze della morte non sono mai state chiarite, ma molti hanno avanzato pesanti accuse al governo di Vladimir Putin a Mosca: Antonio Russo aveva infatti cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti circa la guerra, e aveva parlato alla madre, solo due giorni prima della morte, di una videocassetta scioccante contenente torture e violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena. Secondo i suoi amici, Russo aveva raccolto prove dell'utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni [. Nel maggio 2009, Daniele Biacchessi scrive la storia di Antonio Russo nel suo libro Passione reporter.

Capitolo 18 (Tanta Nosatalgia della Vecchia MTV)

12 novembre 2011 ore 17:34 segnala
Mtv Oggi è un canale musicale, si ma di musicale c'è ben poco, Sè non il sottofondo dei programmi è dei telefilm che manda in onda, a parte ovviamente GLi EMA Awards tenutesi a Belfast, la Mtv con la quale io ho fatto conoscenza o per lo meno quelli della mia generazione e chè andava in onda solo il pomeriggio dalle 15 alle 23 una Mtv molto British solo videoclip intervallati da Vj Come Enrico Silvestrin o Camila Raznovich o l'Andrea Pezzi che si conduceva un programma molto bello che però aveva come tema oltra che la cucina la musica è i video,bene se qualcuno 15 anni fà mi avrebbe detto che MTV la tv dei giovani avrebbe distrutto l'idea di VIDEOCLIP, Chè la tv Liberale Musicale che aveva preso tante iniziative benefiche è contro la Censura avrebbe Censurato videoclip (Come ad esempio quello dei Negrita "Un Libro in Una Mano La Bomaba nell'altra")è che avrebbe prediletto alla Musica Programmi è reality in stile Grande Fratello, bè non c'avrei mai è poi mai creduto,mà la realtà purtroppo è questa è quella MTV per mè rimane è rimarrà un ricordo indelebile dei miei pomeriggi di adolescente inquieto....

Capitolo 17 (DAVE GAHAN L'OBBLIGO DI SOPRAVVIVERE)

11 novembre 2011 ore 12:44 segnala
Oggi voglio parlarvi della storia del FrontMan del mio gruppo preferito I DEPECHE MODE,è parliamo di Dave Gahan.
proviene da una famiglia modesta e ha tre fratelli (Susan Christine, Peter Eric, e Philip Michael). Il padre biologico, Len, lasciò presto la famiglia e la madre Sylvia Ruth si trasferì con i figli a Basildon nell'Essex, una cittadina industriale sorta negli anni '60. Qui la madre si risposò con John Gahan e i suoi figli presero il cognome del patrigno, che sfortunatamente morì quando David aveva solo nove anni. Non molto tempo dopo il suo padre biologico fece visita alla famiglia, e David, che pensava al patrigno che aveva appena perso come al suo vero padre, ne restò sconvolto. Il padre fece brevi visite alla famiglia, per poi scomparire nel nulla dopo un anno.
Nell'adolescenza fu ribelle e trasgressivo, fino ad essere convocato per ben tre volte davanti alla corte giovanile per furto d'auto, vandalismo e graffiti. Lasciò la scuola superiore (St. Nicholas) e si dedicò a lavoretti di vario genere, tra cui la vendita di bevande non alcoliche e la costruzione di edifici.
Fu coinvolto nel movimento punk, allora ai suoi esordi e nel 1977 si iscrisse al Southend Art College di Londra, dove studiò per un breve periodo da stilista e da vetrinista.
Al liceo aveva conosciuto due altri futuri membri dei Depeche Mode, ovvero Martin L. Gore e Andrew Fletcher, assieme ad Alison Moyet, cantante, mentre a Londra conobbe John Lydon (che farà parte del gruppo dei Sex Pistols) e George O'Dowd (che sarà in seguito conosciuto come Boy George del gruppo dei Culture Club).
Nel 1980 incontrò Vince Clarke che all'epoca faceva parte di una band chiamata French look, e che in seguito avrebbe formato i Composition of sound con Martin Gore e Andrew Fletcher. Vince assistette ad una performance di David in un club, (aveva cantato in quell'occasione Heroes, di David Bowie), e lo arruolò nella band, che David in seguito rinominò in Depeche mode, ispirato da una rivista. Da allora, salvo che per la realizzazione di un suo album solista (Paper Monsters) nel 2003, David è la voce dei Depeche Mode.
Il successo arrise al gruppo fin dal 1981 e nel 1985 si sposò con Joanne Fox, da cui ebbe un figlio (Jack) nel 1987. In quell'anno il gruppo raggiunse l'apice del successo con un tour ("Tour for the masses") negli Stati Uniti nel 1987-88.
Nel 1991 lasciò la famiglia per sposare la sua press-agent, Theresa Conway, e si trasferì a Los Angeles. La sua immagine era quella tipica del rocker dannato con capelli lunghi, tatuaggi e piercing. Dal punto di vista artistico impresse alla propria voce tonalità più graffianti e imparò a suonare l'armonica a bocca. Nell'album Songs of faith and devotion, inciso dai Depeche Mode nel 1993, la svolta rock è testimoniata anche dall'uso, per la prima volta nella loro storia, di veri strumenti (batteria, orchestra da camera, coriste).
Fece anche pesantemente uso di droghe e il 28 maggio del 1996 fu vittima di un'overdose da speedball in un hotel di Los Angeles in cui si era trasferito dopo la fine del suo matrimonio. Era preda, quasi costantemente, di visi