Realtà Irreale (dall'autobus)

22 aprile 2018 ore 18:40 segnala
Mi manca il respiro. L'autobus è pieno di gente addossata ai pochi che vi hanno trovato posto e schivare gli zaini degli studenti, che ti schiaffeggiano in pieno volto, è una vera e
propria disciplina olimpica.

I controllori, saliti due fermate prima, sembrano ricercare aiuto e comprensione dai passeggeri apparentemente distratti ed intenti a fingere che non siano affari loro, ma
visibilmente eccitati.
La donna magrebina grida, mescolando insulti in italiano ed in madre lingua, alla volta dei due uomini che l'hanno sorpresa senza biglietto. La fanno scendere e lì, sul marciapiede tra passanti ed astanti curiosi, continuano quella che pare, sempre di più, un'assurda pièce
teatrale.
Lei fugge inveendo e loro la inseguono, quasi disperati, facendo ricorso al telefono aziendale per chiamare soccorsi.
Il mio bus svolta a destra così la scena sparisce ai miei occhi. Non so, non riesco a pensare,
ad emettere un giudizio in merito. Provo solo un grande senso di disagio.
Mi guardo intorno e davvero mi sembra di essere la comparsa di un film neo-iper-stra-realistico nonsense, di quelli che non piacciono a nessuno ma fa fico assistervi.
Osservo gli altri passeggeri: facce come maschere, chiassose mises come abiti di scena
ed i dialoghi... monologhi urlati al cellulare.
La nausea mi assale.

Sono seduta, finalmente, sì. Ho potuto farlo solo dopo aver viaggiato per almeno venti minuti in piedi, aggrappata alla sbarra vicino ad una delle porte, però sono in posizione
contraria al senso di marcia e la donna al mio fianco puzza terribilmente di profumo.
Non saprei se preferirle lo stagnante odore di sudore dei due uomini poco distanti.

Porta Nuova; scendo e respiro a pieni polmoni l'aria che mi giunge fresca, pura.
Il tabellone digitale mi informa che il 64 arriverà entro una decina di minuti.
La donna anziana, una zingara credo, è scalza ed è sporca. Le guardo con insistenza i piedi luridi, man mano che si avvicina percorrendo lentamente il marciapiede dove io e molti
altri attendiamo i nostri mezzi.
Mi sovvengono i piedi sporchi ritratti da Caravaggio, ma questi non li trovo altrettanto
gradevoli alla vista.

Ad un tratto si ferma e solleva la lunga veste quel tanto sufficiente ad allargar le gambe ed urina, lo sguardo assente, fissato su di un punto davanti a lei.
Penso immediatamente alla mia gatta; assume la stessa rigidità ed allo stesso modo guarda
lontano, quando va nella lettiera.

Terminata l'operazione, la donna riprende indisturbata il suo lento avanzare.
Superata la pensilina, si dirige verso una delle panchine alle mie spalle ed urla qualcosa al senzatetto che vi sta coricato, svegliandolo e riportandolo bruscamente dal suo mondo dei
sogni alla realtà e siede soddisfatta.

Intanto, il 64 è arrivato, salgo.

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Mi manca il respiro. L'autobus è pieno di gente addossata ai pochi che vi hanno trovato posto e schivare gli zaini degli studenti, che ti schiaffeggiano in pieno volto, è una vera e propria disciplina olimpica. I controllori, saliti due fermate prima, sembrano ricercare aiuto e comprensione dai...
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22/04/2018 18:40:21
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Commenti

  1. Fiore.diCampo2012 22 aprile 2018 ore 21:43
    Che tristezza attorno a noi...... questo mondo in cui non mi riconosco più ....
    Buona serata.
    Silvia
  2. R.ocknRolla 22 aprile 2018 ore 21:49
    Stiamo diventando indifferenti alla bellezza che, nonostante tutto, ci circonda, questo è molto triste. Buona serata anche a te. Claudia.

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