Noi donne

28 settembre 2013 ore 21:55 segnala
Certe volte le donne cercano l'amore per non sentirsi sole.
Certe volte le donne si adattano per amore nel timore di rimanere isolate.
Certe volte le donne sono disposte a farsi usare per amore.
Certe volte le donne pensano
di amare ma in realtà stanno scappando da se stesse.
Certe volte le donne in nome dell'amore dimenticano la loro dignità.
Certe volte le donne cercano l'amore con una tale disperazione da non ricordarsi più che anche loro stesse meritano amore...
....e poi ci sono altre volte in cui le donne capiscono è giunto il momento di amare in modo diverso, che è giunto il momento di amare per davvero…partendo prima da sé stesse… allora tutto cambia...

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Certe volte le donne cercano l'amore per non sentirsi sole. Certe volte le donne si adattano per amore nel timore di rimanere isolate. Certe volte le donne sono disposte a farsi usare per amore. Certe volte le donne pensano di amare ma in realtà stanno scappando da se stesse. Certe volte le donne...
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Scrivere

21 aprile 2013 ore 18:55 segnala
Quando inizio a scrivere un racconto o una poesia, di solito parto da una emozione o da una sensazione.
Scrivere diventa una valvola di sfogo e guardando il foglio bianco che mi osserva è come se mi invitasse a parlare delle mie verità. Oh, mi guardo bene dal farvi partecipi delle mie verità, non vorrei risvegliare in voi il gusto amaro della solitudine e, ne ho trovata tanta su questi spazi che potrei scriverne un libro.
“Verità” … possono essere sogni smarriti sul fondo di quel cassettino che noi chiamiamo memoria, da questa follia che è la mia memoria vi racconto, vi parlo, alle volte vi faccio sognare. Ma sicuramente non immaginate l’oceano che si cela guardando questo foglio bianco che mi sfida in un duello di parole …
Provate ad immaginare un mare in tempesta, l’onda che frange sugli scogli, con rabbia e cattiveria portando a se tutto quello che trova … ecco, io, ora, in questo momento, mi sento trascinata in balia delle onde.
Magari non ve ne importa nulla ma quando scrivo una parte di me passa a voi lettori, a voi che date un giudizio silenzioso e che invece vorrei fosse reale; una critica seppur antipatica, aiuta a far crescere il pensiero di chi la riceve.
Qualcuno finalmente aggiunge un “mi piace” … mi sfugge un sorriso di compiacimento ma perdonatemi se vi dico che vi “odio” quando lo fate senza scrivere quello che avete provato nel vostro cuore leggendo.
Desidero solo risvegliare il vostro interesse, lasciare un segno nel vostro cuore graffiando la carrozzeria della vostra anima … Mi odierete? … Forse, ma in quel forse è racchiusa la vostra essenza !


Vostra Reginadelnilo

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Quando inizio a scrivere un racconto o una poesia, di solito parto da una emozione o da una sensazione. Scrivere diventa una valvola di sfogo e guardando il foglio bianco che mi osserva è come se mi invitasse a parlare delle mie verità. Oh, mi guardo bene dal farvi partecipi delle mie verità, non...
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21/04/2013 18:55:50
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Penso....

20 aprile 2013 ore 17:01 segnala
“Io penso che le persone non si dimenticano, non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva versare anche qualche lacrima..Le persone non si dimenticano..Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita! Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi e ne sono uscite esattamente nello stesso modo..Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee..Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita..Io non dimentico nessuno. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta la mia vita. Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti.”

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“Io penso che le persone non si dimenticano, non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva versare anche qualche lacrima..Le persone non si dimenticano..Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che...
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Oggi sì.... Oggi è primavera!

13 aprile 2013 ore 18:43 segnala
Più lungo è il giorno, più dolce la sera.
Domani forse tra l'erbetta spunterà qualche violetta:
Oh prima viola fresca e nuova
Beato il primo che ti trova
Il suo profumo gli darà
La primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
E ancora in inverno si crederanno,
Magari persone di riguardo
Ma il loro calendario va in ritardo.


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Più lungo è il giorno, più dolce la sera. Domani forse tra l'erbetta spunterà qualche violetta: Oh prima viola fresca e nuova Beato il primo che ti trova Il suo profumo gli darà La primavera è giunta, è qua. Gli altri signori non lo sanno E ancora in inverno si crederanno, Magari persone di...
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Don Raffaè

24 marzo 2013 ore 14:03 segnala


Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiere del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggio Reale dal '53

e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c'è un uomo geniale che parla co' me

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l'ore cò 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s'à piglia cò me

ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o giornale
mi consiglio con don Raffae'
mi spiega che penso e bevimm'ò cafè

A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c'è chi mi risponde
a quell'uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre 'o assessore che Dio lo perdoni
'ndrento a 'e roullotte ci tiene i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c'ha 'sto Cristo ci levano 'a croce
con rispetto s'è fatto le tre
volite 'a spremuta o volite 'o cafè

A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Qui ci stà l'inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l'ha chi ce l'ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno 'a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo' marito non tiene pazienza
non chiedo la grazia pe' me
vi faccio la barba o la fate da sé

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi processo eravate 'o chiù bello
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe' 'ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pe' fare presenza
io già tengo le scarpe e 'o gillè
gradite 'o Campari o volite 'o cafè

A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Qui non c'è più decoro le carceri d'oro
ma chi l'ha mi viste chissà
chiste so' fatiscienti pe' chisto i fetienti
se tengono l'immunità

don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe 'no santo
ma 'ca dinto voi state a pagà
e fora chiss'atre se stanno a spassà

A proposito tengo 'no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill'ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
Eminenza vi bacio v'imploro
chillo duorme co' mamma e co' me
che crema d'Arabia ch'è chisto cafè


Testo di Fabrizio De Andrè

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Io mi chiamo Pasquale Cafiero e son brigadiere del carcere oinè io mi chiamo Cafiero Pasquale sto a Poggio Reale dal '53 e al centesimo catenaccio alla sera mi sento uno straccio per fortuna che al braccio speciale c'è un uomo geniale che parla co' me Tutto il giorno con quattro...
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BUON CARNEVALE

15 febbraio 2013 ore 22:05 segnala
MASCHERE DI BUSTO ARSIZIO



Tarlisu (traliccio), tipo di tessuto inventato dai bustocchi, presumibilmente nei primi dell'800, usato come fodera dei materassi. Il tessuto ebbe un notevole successo e venne esportato in tutto il mondo insieme alla bumbasina (tela per fare lenzuola), grazie soprattutto all'opera dal pioniere bustese dell'esportazione cotoniera, Enrico,Dell'Acqua. L'abilità di questo pioniere nel vendere ispirò Luigi Einaudi a definirlo "il Principe Mercante". Il successo dette un forte impulso allo sviluppo dell'industria tessile a Busto Arsizio tanto che la Città si meritò, in quei tempi gloriosi, l'appellativo di Manchester d'Italia. La Famiglia Sinaghina, che da anni organizza il carnevale per la città, ripropose il Tarlisu come personaggio emblematico a Maschera della Città.
Nel febbraio del 1983 l'Aministrazione Comunale con apposita delibera votata all'unanimità,proclamò il Tarlisu maschera ufficiale della città, ritenendo di ricordare e celebrare così il seme che diede origine allo sviluppo industriale ed economico di Busto Arsizio.
Al Tarlisu si è unita la maschera femminile, la Bumbasina, formando la coppia ideale della realtà tessile della città. La "Bombasina" era una tela grezza di cotone usata prevalentemente come lenzuola, ma anche per farne asciugatoi e grembiuli per lavori domestici. Il grezzo veniva tinto e così era idoneo a molteplici usi. Una delle caratteristiche di questo tessuto era che tutta la preparazione del filato era eseguita manualmente e perciò in maniera artigianale; di conseguenza la "bumbasina" presentava nella pezza ciò che a Busto veniva chiamata "a guseta" (residuo del guscio del cotone).


BUON CARNEVALE A TUTTI :kissy
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MASCHERE DI BUSTO ARSIZIO « immagine » Tarlisu (traliccio), tipo di tessuto inventato dai bustocchi, presumibilmente nei primi dell'800, usato come fodera dei materassi. Il tessuto ebbe un notevole successo e venne esportato in tutto il mondo insieme alla bumbasina (tela per fare lenzuola),...
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San Valentino

13 febbraio 2013 ore 18:07 segnala
Nozioni storiche:

Il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità, è all'origine di questa festa degli innamorati.

Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie.

Determinati a metter fine a questa primordiale vecchia pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo "degli innamorati per sostituire il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima.


La leggenda

A Roma, nel 270 D. C il vescovo Valentino di Interamna, (oggi è la città di Terni), amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato.

La storia inoltre sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione, sia "caduto" nell'amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato il seguente messaggio d'addio: "dal vostro Valentino," una frase che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore.


(Dal Web)

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Nozioni storiche: Il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità, è all'origine di questa festa degli innamorati. Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. I nomi delle donne e...
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I Bruscitti

01 febbraio 2013 ore 21:11 segnala
I bruscitti sono un piatto tipico della cucina bustocca. Taluni lo attribuiscono alla tradizione culinaria tipica dell’altomilanese o varesotta ma in realtà, al di fuori del circondario di Busto Arsizio, non è un piatto conosciuto. O per lo meno la ricetta non è quella della tradizione bustocca. Come lascia del resto supporre l’uso improprio del vocabolo bruscitt del dialetto varesino al posto del bustocco bruscitti.

La Ricetta originale:

Il testo che segue è la trascrizione integrale dell'atto con cui è stata depositata la ricetta originale dei Bruscitti presso il notaio Franco Rossi di Parabiago.
i rappresentanti dell'Accademia Italiana della Cucina e quelli del Magistero dei Bruscitti, facendo risultare i risultati degli studi e ricerche condotti, con il presente atto dichiarano e codificano:
gli ingredienti, il modo, i tempi e la esecuzione della ricetta per la preparazione dei "Bruscitti" perchè in ogni opportuna sede ne sia data la giusta divulgazione.

Si riporta di seguito la ricetta calcolata per sei persone:
CARNE: 2 (due) chilogrammi di carne di bovino adulto fra polpa reale - tampetto o diaframma - fustello o lombatello - cappello del prete.
ALTRI INGREDIENTI: burro grammi 100 (cento); pancetta o battuto di lardo grammi 30 (trenta); "erba bona" (semi di finocchio selvatico) due cucchiaini da caffè; aglio (uno spicchio); vino rosso (Barbera o Barolo o Barbaresco o Gattinara) un bicchiere da tavola; sale e pepe quanto basta.
PREPARAZIONE: con un coltello ben affilato (onde non farne perdere il sugo) tagliare la carne a pezzetti grossi come una mandorla (la carne non va tritata). E' elemento indispensabile mantenere integro il sugo della carne che verrà rilasciato con la cottura e si mescolerà al burro. In una pentola di grosso spessore mettere la carne a freddo con il burro, la pancetta (non affumicata) a pezzetti o il battuto di lardo, sale e pepe. Aggiungere in mezzo alla carne un sacchetto di garza ben chiuso contente la "erba bona" e l'aglio.
COTTURA: porre la pentola sul fuoco a fiamma molto bassa, coperchiata e con due pesi sul coperchio.
Cuocere per due o tre ore secondo la qualità della carne tenendo sempre il fuoco molto basso.
FINITURA: ogni quindici minuti di cottura è necessario rimestare con un cucchiaio di legno prestando attenzione a non rompere il sacchetto di garza. Periodicamente provvedere a qualche assaggio e se vi fosse troppo liquido scoprire la pentola o, nel caso vi fosse carenza di liquido aggiungere solo burro. Evitare l'aggiunta, durante la cottura, di altri odori o brodo.
Quando si è prossimi alla ultimazione della cottura togliere il sacchetto dei profumi, alzare la fiamma e aggiungere il vino rosso; dopo alcuni minuti di cottura a fiamma vivace ed a pentola scoperta continuare la cottura a fuoco bassissimo sino a che, annusando, sia scomparsa l'asprezza iniziale del vino, situazione che denota l'avvenuto amalgama del vino con il burro.
A questo punto togliere dal fuoco e servire ben caldo accompagnando questo piatto con polenta di farina macinata grossa o con fette di "pane misto" di Busto Arsizio.

BUON APPETITO!!!!!!
(dal web)

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I bruscitti sono un piatto tipico della cucina bustocca. Taluni lo attribuiscono alla tradizione culinaria tipica dell’altomilanese o varesotta ma in realtà, al di fuori del circondario di Busto Arsizio, non è un piatto conosciuto. O per lo meno la ricetta non è quella della tradizione bustocca....
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La Giobia....

01 febbraio 2013 ore 18:01 segnala
Nessuno sa quando esattamente sia iniziata la tradizione, ma da secoli nell’ultimo giovedì di gennaio le piazze e i cortili di Busto si riempiono di fantocci consumati dalle fiamme. E’ la Giobia, la tradizione (forse) più sentita dall’intera città. Anche se ormai sono lontani i tempi in cui i giovani bustocchi correvano per le vie della città chiamando con pentole e coperchi tutti ad assistere al falò, la tradizione non è certo scomparsa con il passare degli anni. Proprio in questi giorni, infatti, i loro “moderni successori” stanno preparano i loro pupazzi, riempiendo di carta e cartone vecchi indumenti da lasciar poi consumare dalle fiamme nel cortile di casa, a scuola, all’oratorio o in piazza. Un tempo, però, i pupazzi si limitavano semplicemente ad un uomo con camicione e pantaloni e ad una donna con voluminosi mutandoni e grembiule mentre oggi, queste tradizionali giobie, non esistono quasi più. Con l’andare del tempo hanno lasciato il posto a pupazzi ispirati ai temi di più pressante attualità. Il tema che ha sollecitato la fantasia dei comitati che preparano le giobie resta fino alle ultime ore il più possibile segreto

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Nessuno sa quando esattamente sia iniziata la tradizione, ma da secoli nell’ultimo giovedì di gennaio le piazze e i cortili di Busto si riempiono di fantocci consumati dalle fiamme. E’ la Giobia, la tradizione (forse) più sentita dall’intera città. Anche se ormai sono lontani i tempi in cui i...
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RISOTTO ALLA MILANESE

29 gennaio 2013 ore 18:07 segnala
La nascita del risotto alla milanese risale al 1574, quando la vita della città era polarizzata intorno alla fabbrica del Duomo, allora in costruzione. Fra i maestri vetrai c'era un certo Valerio di Fiandra, incaricato di terminare la vetrata con gli episodi della vita di Sant'Elena. Quest'artista era molto sapiente nel dosare e mescolare i colori; il suo segreto consisteva in un pizzico di zafferano che egli dosava con oculatezza in ogni combinazione, ottenendo effetti smaglianti. Maestro Valerio era anche un conosciuto mangiatore e bevitore; come tale, frequentava assiduamente il Bettolino de Preti, dove si smerciava il buon vino. Nel Bettolino veniva spesso la sua bellissima figliola a cercarlo. La giovane, un giorno, incontrò qui il figlio del trattore e se ne innamorò. I due si sposarono nel settembre del 1574. In occasione del pranzo di nozze, l'aiutante di Maestro Valerio lasciò cadere nel risotto una presa di zafferano. Si dice che il suo fu un gesto di gelosia per boicottare le nozze dei giovani sposi perché anche il garzone era innamorato della ragazza. Ma ottenne un risultato contrario. Tutti i commensali, con un po' di stupore e diffidenza di fronte alla nuova portata, cominciarono a servirsi e alla fine si levò un coro di lodi entusiastiche che consacrò la trovata del garzone. Il gesto di ripicca si tramutò così in un successo di gusto e bontà. Era nato il classico risotto giallo.

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La nascita del risotto alla milanese risale al 1574, quando la vita della città era polarizzata intorno alla fabbrica del Duomo, allora in costruzione. Fra i maestri vetrai c'era un certo Valerio di Fiandra, incaricato di terminare la vetrata con gli episodi della vita di Sant'Elena. Quest'artista...
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