†Il risveglio... Lestat de Lioncourt†

30 luglio 2013 ore 17:43 segnala


Tratto da i racconti di Anne Rice

SONO il vampiro Lestat. Sono immortale. Più o meno. La luce del sole,il calore continuativo d’un fuoco intenso...ecco, potrebbero annientarmi. O forse no. Sono alto 1,86, una statura piuttosto ragguardevole intorno al 1780, quando ero un giovane mortale. Adesso non sono tanto malaccio. Ho capelli biondi molto folti che arrivano fin quasi alle spalle, e piuttosto ricci, che sembrano bianchi sotto la luce fluorescente. Ho gli occhi grigi, ma assorbono facilmente l’azzurro e il viola dalle superfici che ho intorno. Ho un naso piuttosto corto e sottile, una bocca ben modellata anche se un pò troppo grande per il mio volto. Può sembrare maligna o estremamente generosa, la mia bocca. E appare sempre sensuale. Ma i sentimenti e le reazioni si rispecchiano davvero sempre in tutta la sua espressione. Il mio viso è animato. La mia natura di vampiro si rivela in una carnagione bianca e lucida, che è necessario rendere opaca con la cipria davanti alle telecamere e agli obiettivi in genere. E se ho sete di sangue divento orrendo...con la pelle incartapecorita e le vene che spiccano come corde sulle ossa. Ma ormai non permetto più che succeda. E l’unico indizio del fatto che non sono umano è costituito dalle mie unghie. E’ così per tutti i vampiri. Le nostre unghie sembrano di vetro. E certuni se ne accorgono anche quando non notano niente altro. Ora sono ciò che l’America chiama una superstar del rock. Il mio primo album ha venduto quattro milioni di copie. Sto per andare a San Francis per la prima tappa di una tourneé nazionale di concerti che porterà il mio complesso dalla costa del Pacifico a quella dell’Atlantico. La MTV, la televisione rock via cavo, da due settimane trasmette notte e giorno i miei videoclip, che vengono mandati in onda anche in Inghilterra nel programma "Top of the Pops", e sul continente, e con ogni probabilità anche in alcune parti dell’Asia e in Giappone. Anche le videocassette dell’intera serie dei clip si vedono in tutto il mondo. Sono perfino autore di un’autobiografia che è stata pubblicata la settimana scorsa. A proposito del mio inglese. Si il mio inglese, la lingua che uso nell’autobiografia, l’ho imparato grazie a un battelliere che scendeva il Mississippi fino a New Orleans circa 200 anni fa. Ho imparato di più in seguito, dagli scrittori di lingua inglese, da Shakespeare a Mark Twainw a H.Rider Haggard, che ho letto con il passare dei decenni. Poi non dimentichiamo il mio preferito, Bram Stoker che parla di Dracula, un mio avo, ma quella è un altra storia, si una storia che mi rattrista, perché sono i miei nemici...i vampiri del vecchio mondo, non mi va di ricordare le guerre tribali durante il mio viaggio in Europa con il mio caro fratello Louis. Ehm! L’ultima trasfusione l’ho ricevuta dai racconti polizieschi dell’inizio del ventesimo secolo, pubblicati dalla rivista "Black Mask". Le avventure di Sam Spade, l’investigatore creato da Dashiell Hammett, sono state le ultime che ho letto prima di darmi, per così dire, alla latitanza. E questo accadde a New Orleans nel 1929. Quando scrivo tendo a usare un vocabolario che per me sarebbe stato naturale nel secolo Decimo ottavo, in frasi ispirate dagli autori che ho letto. Ma, nonostante il mio accento francese, il mio modo di parlare è una via di mezzo, la lingua del battelliere e quella dell’investigatore Sam Spade. Però spero che mi perdonerete se il mio stile è incoerente. E così ogni tanto rovino l’atmosfera di una scena settecentesca. L’anno scorso sono riemerso nel ventesimo secolo. A portarmi sono state due cose. Innanzi tutto le informazioni ricevute dalle voci amplificate che avevano incominciato a diffondersi rumorosamente nell’aria più o meno all’epoca in cui mi ero steso a dormire. Mi riferisco alle voci della radio, ovviamente, e dei fonografi e dei televisori apparsi più tardi. Sentivo le radio delle macchine che passavano per le strade del vecchio Garden District, vicino al posto dove mi trovavo. Sentivo i fonografi e i televisori accesi nelle case intorno alla mia. Ora quando un vampiro si dà alla latitanza, come diciamo noi, quando smette di bere sangue e resta sepolto nella terra, presto diventa troppo debole per risuscitare, e piomba in uno stato onirico. In quello stato assorbivo torbidamente le voci, le circondavo di immagini nate per reazione, come fanno nel sonno i mortali. Ma a un certo punto, negli ultimi 55 anni, incominciai a ricordare ciò che ascoltavo, a seguire i programmi d’evasione, ad ascoltare i notiziari e le parole e le musiche delle canzoni. E a poco poco incominciai a comprendere la portata dei cambiamenti subiti dal mondo. Incominciai ad attendere informazioni specifiche su guerre e invenzioni e su certi nuovi modelli del linguaggio. Poi cominciai ad acquisire coscienza di me. Mi accorsi che non sognavo più. Pensavo a ciò avevo udito.
Ero sveglio. Giacevo sottoterra ed ero assetato di sangue vivo. Incominciai a dirmi che forse tutte le mie vecchie ferite si erano rimarginate. Che forse avevo ritrovato la forza. Che forse quella forza s’era addirittura accresciuta, come sarebbe accaduto con l’andar del tempo se non fossi mai stato ferito. E desideravo accertarlo. Cominciai a pensare incessantemente di bere sangue umano. La seconda cosa che ridestò completamente, anzi il fattore scatenante, fu la presenza vicino a me d’un complesso di giovani cantanti rock che chiamava Satan’s Night Out. Si erano stabiliti in una casa nella Sesta Strada, a meno di un isolato dal luogo dormivo sotto casa mia in Prytania, vicino al Cimitero Lafayette, e avevano cominciato a provare la loro musica rock in soffitta, intorno al 1984. Sentivo il piagnucolio delle chitarre elettriche e il loro canto convulso. Valeva quanto le canzoni che ascoltavo alla radio allo stereo, anzi era più melodico di tanti altri. Era carico di sentimento nonostante il martellare della sezione ritmica. la tastiera elettrica sembrava un clavicembalo. Coglievo immagini dai pensieri dei suonatori: mi dicevano che aspetto avevano e che cosa vedevano quando si guardavano tra loro o allo specchio. Dunque! Erano giovani mortali snelli, scattanti e adorabili, androgeni e un pò selvaggi nel modo di vestire e nei movimenti: due maschi e una femmina. Quando suonavano, soffocavano quasi tutte le altre voci amplificate che rintronavano intorno a me. Ma non mi dispiaceva. Volevo alzarmi e unirmi al complesso Satan’s Ligth Out. Volevo cantare e ballare. Ma non posso dire che all’inizio il mio desiderio fosse motivato da grandi pensieri. Era piuttosto un impulso,abbastanza per richiamarmi dalla sepoltura. Rimasi incantato dal mondo della musica rock,i cantanti parlavano del bene e del male, autoproclamarsi angeli e diavoli, e i mortali si alzavano a applaudivano. A volte sembravano incarnazioni della follia pura. Tuttavia era abbagliante, da un punto di vista tecnologico, la complessività della loro performance barbara e cerebrale in un modo che , pensavo, il mondo del passato non aveva mai visto. Naturalmente quel delirio era una metafora. Nessuno di loro credeva agli angeli e ai diavoli, anche se ne assumevano la parte alla perfezione. Solo gli interpreti dell’antica commedia italiana sapevano essere altrettanto sconvolgenti e invertiti e lugubri. Eppure erano incredibilmente nuovi gli estremi ai quali portavano
la brutalità e la sfida, e il modo in cui venivano abbracciati del mondo, tanto dai più ricchi come dai poveri. E poi, c’era qualcosa di vampiresco nella musica rock. Doveva apparire sovrannaturale anche a coloro che al sovrannaturale non credevano. Alludo al fatto che l’elettricità poteva protrarre un nota all’infinito, al modo in cui era possibile sovrapporre armonia ad armonia fino a quando ti sentivi dissolvere nel suono. Era eloquente, quella musica. Il modo non l’aveva mai posseduta in nessuna forma. Sì, volevo avvicinarmi a loro. Volevo suonarla anch’io, e magari rendere famoso il piccolo complesso sconosciuto Stan’s Night Out. Ero pronto a riemergere. Impiegai una settimana, più o meno. Mi munii del sangue fresco dei piccoli animali che vivevano sottoterra,quando riuscivo prenderli. Mi nutrii del sangue...Poi incominciai a risalire verso la superficie, dove potei chiamare i ratti. Quindi non fu troppo difficile catturare qualche felino e infine l’inevitabile vittima umana,anche se dovetti attendere a lungo per incontrare una del tipo particolare che cercavo...un uomo che avesse ucciso altri mortali e non ne provasse
rimorso. Finalmente ne arrivò uno; passò lungo la recensione, e un giovane maschio con la barba grigia che aveva assassinato un suo simile in una località lontana, dall’altra parte del mondo. Un vero assassino. E ...oh, che quel primo assaggio della lotta umana e del sangue umano! Non fu un problema rubare indumenti nelle case vicine e riprendere una parte dell’oro e dei gioielli che avevo nascosto nel Cimitero Lafayette. Naturalmente, ogni tanto mi spaventavo. Il puzzo delle sostanze chimiche e della benzina mi dava la nausea. Il ronzio dei condizionatori d’aria e il sibilo degli aerei a reazione mi ferivano le orecchie. Ma a partire dalla terza notte la mia resurrezione, cominciai a girare per New Orleans su una grossa, rombante... Harley-Devidson nera e a fare fracasso
anch’io. Cercavo altri assassini di cui nutrirmi. Portavo una splendida tuta di pelle nera che avevo sottratto a una delle mie vittime e avevo nella tasca un piccolo Walkman Sony che mi riversava nella testa" L’arte della Fuga" di Bach attraverso la minuscola cuffia mentre sfrecciavo di qua e di là. Ero ridiventato il vampiro Lestat. Ero tornato in azione. New Orleans era di nuovo il mio territorio di caccia. E la mia forza, ecco, era tre volte maggiore di quella d’un tempo. Potevo balzare dalla strada alla sommità di una casa a quattro piani. Potevo strappare le grate di ferro dalle finestre. Potevo piegare in due un moneta. Potevo sentire le voci e i pensieri
degli umani, quando volevo, a diversi isolati di distanza. Verso la fine settimana mi rivolsi a una avvocatessa molto carina, mi aiutò a procurarmi un certificato di nascita perfettamente legale,la Previdenza Sociale e la patente.
Dove ero rimasto...si! Christine, un avvocato carina e capace per avermi dato un’indentità umana..quasi! Una parte cospicua delle mie ricchezze stava arrivando a New Orleans dai conti numerati presso l’immortale Bank of London e la Rothschild Bank. E soprattutto, navigavo nelle rivelazioni. Sapevo che quanto mi avevano detto del ventesimo secolo le voci amplificate era vero. Mentre giravo per le vie di New Orleans nel 1984, ecco che cosa vedevo: Il mondo industriale buio e squallido nel quale mi ero addormentato aveva finito con l’esaurirsi da sé, e la vecchia "pruderie" e il conformismo borghese evevano perduto il suo potere sulla mentalità americana. La gente era di nuovo avventurosa ed erotica come lo era stata un tempo, prima delle grandi rivoluzioni del ceto medio verso la fine del Settecento. Aveva persino l’aspetto che aveva avuto allora. Gli uomini non portavano più l’uniforme alla Sam Spade, camicia, cravatta, abito grigio e cappello grigio. Si vestivano di velluto e di seta e di colori vivaci, se ne avevano voglia. Non erano più costretti a tagliarsi i capelli come soldati romani: li portavano lunghi quanto volevano. E le donne...ah, le donne erano splendide, nude nel tepore primaverile come lo erano state all’epoca dei
faraoni egizi, con le gonne succinte e le tunichette, oppure con calzoni maschili e le camicie incollate ai corpi tutti curve. Si truccavano e si ornavano d’oro e d’argento persino per andare al supermercato. Oppure andavano a zonzo con la faccia pulita e senza gioielli...non aveva importanza. Si arricciavano i capelli come Maria Antonietta o li lasciavano sciolti e spettinati. Forse la prima volta nella storia erano forti e interessanti quanto gli uomini. E quella gente comune americana. Non soltanto i ricchi, che hanno sempre raggiunto una certa androginia, una certa "joie de vivre" che in passato i rivoluzionari del ceto medio chiamavano decadimentismo. La vecchia sensualità aristocratica era patrimonio di tutti. Era indissolubile...e tutti avevano diritto all’amore e al lusso e alle cose belle.

Anne Rice


E' il plenilunio....notte per i Likan

Commenti

  1. flash2941wolf 03 agosto 2013 ore 19:53
    ciao fratello :many

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