Inadeguatezza del sistema politico italiano
09 gennaio 2011 ore 22:03
Nella storia
italiana, le fasi di crisi politica sono sempre state determinate da fattori
esterni: dai contraccolpi dell’inserimento della società italiana nel mercato
mondiale o dalle vicende della politica internazionale. Dagli anni ’90, il
fattore determinante è il vincolo europeo. Di fronte all’ascesa delle potenze
asiatiche e ai problemi posti dal ciclo del debito, la borghesia imperialistica
europea è costretta a prendere decisioni senza precedenti, dai tagli
consistenti alla spesa pubblica, ad un coordinamento più stringente delle
politiche economiche, alla creazione di una scudo dell’ordine di grandezza di
un migliaio di miliardi di euro per difendere la moneta unica dalla
speculazione internazionale. Dal punto di vista sociale, ciò comporta un
attacco al Welfare e ai salari. Il ciclo ascendente del riformismo, della
socialdemocratizzazione e del Welfare, che le stratificazioni sociali hanno
vissuto nei trenta anni di sviluppo irripetibile del dopoguerra e nei successivi trent’anni di liberismo
imperialista, si è definitivamente chiuso. E’ iniziato il ciclo discendente, e
ciò pone problemi di tenuta politica in tutti i Paesi europei. Dal punto di
vista politico e istituzionale, le decisioni che si stanno prendendo in sede
europea comportano una ridefinizione dagli equilibri tra i poteri a livello
continentale, tra la
Commissione europea, la Banca Centrale, il Consiglio
europeo che raggruppa i governi e, ulteriori trasferimenti di sovranità dai
singoli governi nazionali alle istituzioni europee. Ciò comporta una lotta tra
le istituzioni e tra i vari Stati nazionali. Un appuntamento al quale l’Italia
arriva azzoppata dallo squilibrio politico interno. Il vincolo europeo diventa
più stringente e mette in discussione il compromesso politico tra il Nord e il
Sud, un compromesso che nella nuova situazione si rivela troppo costoso e
inefficiente. Anche questo è un fattore che contribuisce alle fibrillazioni politiche.
Il sistema politico italiano uscito dalla crisi di internazionalizzazione degli
anni ’90 si rivela inadatto ad affrontare questa situazione mutata. Per questo
si parla dell’epilogo di una stagione politica, indipendentemente dai tempi di
uscita di Berlusconi dalla scena, che come si è visto possono essere più lunghi
di quanto molti prevedessero. La polemica sui “tradimenti” oscura il dato
politico reale: LA SOPRAVVIVENZA
POLITICA DI BERLUSCONI VIENE PROLUNGATA DALLA MANCANZA DI UNA
SOLUZIONE POLITICA DI RICAMBIO. L’OPPOSIZIONE DI SINISTRA NON E’ STATA CAPACE
DI COSTRUIRLA PERCHE’, ANNEBBIATA DA ILLUSIONI E PREGIUDIZI, NEL QUINDICENNIO
BERLUSCONIANO NON E’ STATA CAPACE DI UN LAVORO POLITICO SERIO CHE LE
PERMETTESSE DI RISALIRE LA CHINA. IL
PD SI E’ FATTO TRAVOLGERE DALLA PERSONALIZZAZIONE DELLA LOTTA POLITICA, HA
PUNTATO SULLE SCORCIATOIE, FINO A RESTARE APPESO ALLA STRATEGIA FALLIMENTARE
DEL “COMPAGNO” FINI. Il bello è che si tratta degli stessi che hanno sempre
accusato noi internazionalisti di inseguire utopie, mentre loro erano i
realisti, i concreti, quelli che risolvevano i problemi. Si chiude così una
stagione politica, ed è interessante stare a vedere quale dei blocchi politici
franerà per primo, considerando che la tendenza al trasformismo e al cambio di
casacca è un carattere regolare delle transizioni politiche italiane, fatte di
piazzate, sceneggiate, ribaltoni e spallate.
La conoscenza della storia italiana ci fa prevedere una transizione
lunga, imprevedibile e potenzialmente torbida. Invitiamo perciò i lavoratori a
non farsi coinvolgere nelle loro rese dei conti, poiché altre sono le questioni
urgenti per la nostra classe. La nuova fase nei rapporti tra le potenze ,
gravida di tensioni, scontri, contraddizioni potenzialmente catastrofiche, richiede
un nuovo vigoroso impegno per la diffusione delle posizioni internazionaliste.
La classe dei salariati è l’unica forza che può cambiare il mondo, mettendo
fine alle crisi e alle guerre che sono il prodotto di un sistema di produzione
logoro e imputridito. Non perché sia composta da uomini con caratteristiche
particolari, ma perché in tutti i Paesi la sua collocazione nei rapporti di
produzione la spinge inevitabilmente a contrapporsi al capitale (gli scioperi
in Cina di quest’estate ne sono stati una dimostrazione). Nel mondo la classe
dei lavoratori salariati sta crescendo, lo sviluppo stesso del capitalismo
alimenta questa crescita. La sua forza è nel numero, la sua debolezza è la
mancanza di coscienza di essere classe e la sua organizzazione purtroppo ancora
da realizzare. Sarà l’enorme contraddizione del modo di produzione
capitalistico-borghese, unita alle complicazioni della situazione politica
mondiale a ingenerare nelle masse il bisogno di chiarezza e a rivelare loro la
vera identità del nemico da combattere.
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Nella storia italiana, le fasi di crisi politica sono sempre state determinate da fattori esterni: dai contraccolpi dell’inserimento della società italiana nel mercato mondiale o dalle vicende della politica internazionale. Dagli anni ’90, il fattore determinante è il vincolo europeo. Di fronte all... (continua)

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09/01/2011 22:03:59
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Commenti
-
stellamarina.rm 13 gennaio 2011 ore 12:30
-
acidomuriatico 20 gennaio 2011 ore 01:57
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