QI alcolico

11 gennaio 2014 ore 01:26 segnala


Secondo uno studio pubblicato di recente sulla Review of General Psychology, le persone intelligenti tendono a bere più alcolici della media. A sostegno di questa singolare tesi ci sono i risultati di un'indagine condotta su un gruppo di 1.500 volontari (bevitori abituali e non) a cui sono stati somministrati dei test d’intelligenza, al fine di valutarne le performance intellettuali. A sorpresa, quelli più dotati intellettualmente sono risultati essere quelli con il vizio dell’alcol. Non vi posto alcun link perchè mi annoia, in rete ce ne stanno una marea e se non ci credete ve li potete cercate da soli.
Secondo lo psicologo John D. Mayer della Western Reserve University "le persone più intelligenti tenderebbero a fare maggiormente proprie le esperienze evolutive, ed il consumo di alcolici, unitamente a quello di sostanze stupefacenti e tabacco, sarebbe parte integrante di quest’ultime."
Ora, a parte che è ben lungi dall'essere stato individuato cos'altro possa evolvere in chi beve e fuma oltre al tumore ai polmoni e alla cirrosi epatica, e trascurando il riferimento alle sostanze stupefacenti il cui grado di serietà è talmente elevato da inibire ogni forma di sarcasmo in qualunque essere umano non affetto da cinismo cronico, andrebbe anche osservato che se da un lato la fredda logica matematica non ha uno scontato diritto di cittadinanza in quella mocciosa disciplina chiamata psicologia (basti pensare al "nella psiche 2 + 2 quasi mai fa 4" con cui solitamente uno psicoterapeuta si guarda il culo dal paziente che razionalizza anche le mutande che indossa), dall'altro non si può certo sfrattare così su due piedi da quel maestoso monumento che risponde al nome di metodo scientifico. E quindi, ammesso (e non concesso) che un test possa misurare l'intelligenza di un essere umano (o possa comunque misurare qualcosa), e che (nemmeno questo concesso) un solo esperimento possa partorire una qualsiasi conclusione degna di apparire su una rivista scientifica (ahimè), l'amico Giovanni al limite avrebbe dimostrato che, dati un bevitore e un astemio, le probabilità che il primo batta a scacchi il secondo (da sobrio si capisce) sono maggiori delle probabilità complementari. Ma non avrebbe affatto dimostrato che, date due anime candide inizialmente astemie e di cui una oggettivamente più intelligente (?) dell'altra, una volta entrambe liberate dalle gabbie la prima ha più probabilità della seconda di apprezzare vodka e zibibbo o di essere sedotta da una bionda fumantina subendo la cacciata dal paradiso terrestre (Ah a proposito... non è da escludere che per la sua ricerca quel genio di Giovanni sia stato ispirato, oltre che da qualche bicchierino di rabarbaro "zucca", anche dal riferimento biblico secondo cui Eva, innegabilmente più intelligente di Adamo, è stata in realtà la prima, ma che dico la prima, l'unica e vera estimatrice delle virtù nutrizionali del succo di mela, solo che poi ti ci voglio a scrivere su una rivista scientifica la conclusione che, in base a come è iniziata tutta la storia, l'essere più intelligente del regno animale è il serpente).
Insomma è spesso equivocando sul concetto di condizione necessaria ma non sufficiente che cercano di darcela a bere (anvèdi che metafora azzeccata), oltre che approfittando della generosa ospitalità di alcune riviste scientifiche a stelle e strisce tra i cui "pregi" ci sono anche sospetti vincoli editoriali con certe università, per di più private. Che poi lo sanno pure i criceti che in casi come questo l'obiettivo finale è una pubblicazione che ostenti prestigio non tanto agli occhi dello stesso mondo accademico, quanto a quelli del grande pubblico (quello per intenderci che se gli chiedi il nome di una rivista scientifica ti risponde cose tipo "focus"), in realtà estremamente vitali, economicamente parlando, per le proiezioni sul campo di "determinati" settori scientifici (Soffri perchè lui ti ha lasciata? Guarda, io dopo sì e no un mese di terapia...).
Nella fattispecie inoltre, se è facile che dal lettore distratto l'immagine del bevitore venga estremizzata e fatta collassare in quella dell'alcolista, ci penserà poi la sempre fascinosa associazione dannato-intelligente a rendere emotivamente più plausibile la tesi di Giovanni (per il fumatore però non funziona, è da tempo che escono più barzellette sui tabagisti che sui carabinieri, una per tutte quella del tizio che sul pacchetto di sigarette datogli dal tabaccaio legge "il fumo provoca l'impotenza" e spaventato glielo restituisce protestando "no scusi preferisco quello per il cancro").
Si sarà capito, credo, che nutro seri dubbi sul che sia "intelligente" dar credito a certe chicche tese a renderci consapevoli degli algoritmi che frullano nel processore più raffinato del pianeta terra. Non ho alcun dubbio invece sul che sia intelligente promettere, a quel simpaticone di Giovanni, di diventare molto meno intelligenti gettando via le sigarette. Molto meno certo, ma fino ad un certo punto. Perchè se se ne apprezza il gusto e li si regge senza problemi, ad una birretta o un grappino ogni tanto non si può certo rinunciare, ancorchè in compagnia di amici.
Meno, anzi molto meno intelligenti, ha detto Giovanni. Non cretini.
Prosit!
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« immagine » Secondo uno studio pubblicato di recente sulla Review of General Psychology, le persone intelligenti tendono a bere più alcolici della media. A sostegno di questa singolare tesi ci sono i risultati di un'indagine condotta su un gruppo di 1.500 volontari (bevitori abituali e non) a cu...
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11/01/2014 01:26:58
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Invertendo l'ordine dei fattori...

08 novembre 2013 ore 14:15 segnala
-"Sì certo, un amore finito è finito e basta. Ma sai quando ti accorgi che comunque una persona l'hai amata davvero? Quando ti ritrovi con gli occhi ancora pieni di ricordi."-

-"Ah... non è il mio caso allora. Io ho solo i ricordi ancora pieni dei suoi occhi."-
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-"Sì certo, un amore finito è finito e basta. Ma sai quando ti accorgi che comunque una persona l'hai amata davvero? Quando ti ritrovi con gli occhi ancora pieni di ricordi."- -"Ah... non è il mio caso allora. Io ho solo i ricordi ancora pieni dei suoi occhi."-
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L'avvertenza

11 giugno 2013 ore 14:51 segnala


"Il signor Alberto Heintz, di Buffalo negli Stati Uniti, al bivio tra l'amore della moglie e quello d'una signorina ventenne, pensa bene di invitar l'una e l'altra a un convegno per prendere insieme con lui una decisione. Le due donne e il signor Heintz si trovano puntuali al luogo convenuto; discutono a lungo, e alla fine si mettono d'accordo. Decidono di darsi la morte tutti e tre. La signora Heintz ritorna a casa; si tira una revolverata e muore. Il signor Heintz, allora, e la sua innamorata signorina ventenne, visto che con la morte della signora Heintz ogni ostacolo alla loro felice unione è rimosso, riconoscono di non aver più ragione d'uccidersi e risolvono di rimanere in vita e di sposarsi. Diversamente però risolve l'autorità giudiziaria, e li trae in arresto. Conclusione volgarissima. (Vedere i giornali di New York del 25 gennajo 1921, edizione del mattino.) (.....) Poniamo che un disgraziato scrittor di commedie abbia la cattiva ispirazione di portare sulla scena un caso simile. Si può esser sicuri che la sua fantasia si farà scrupolo prima di tutto di sanare con eroici rimedii l'assurdità di quel suicidio della signora Heintz, per renderlo in qualche modo verosimile. Ma si può essere ugualmente sicuri, che, pur con tutti i rimedii eroici escogitati dallo scrittor di commedie, novantanove critici drammatici su cento giudicheranno assurdo quel suicidio e inverosimile la commedia. Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l'inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l'arte crede suo dovere obbedire. Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere. All'opposto di quelle dell'arte che, per parer vere, hanno bisogno d'esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità. Un caso della vita può essere assurdo; un'opera d'arte, se è opera d'arte, no. Ne segue che tacciare d'assurdità e d'inverosimiglianza, in nome della vita, un'opera d'arte è balordaggine. In nome dell'arte, sì; in nome della vita, no. (.....) Ma una consolazione più grande m'è venuta dalla vita, o dalla cronaca quotidiana, a distanza di circa vent'anni dalla prima pubblicazione di questo mio romanzo Il fu Mattia Pascal, che ancora una volta oggi si ristampa. Neppure ad esso, quando apparve per la prima volta, mancò, pur tra il consenso quasi unanime, chi lo tacciasse d'inverosimiglianza. Ebbene, la vita ha voluto darmi la prova della verità di esso in una misura veramente eccezionale, fin nella minuzia di certi caratteristici particolari spontaneamente trovati dalla mia fantasia. Ecco quanto si leggeva nel Corriere della Sera del 27 marzo 1920: L'OMAGGIO DI UN VIVO ALLA PROPRIA TOMBA Un singolare caso di bigamia, dovuto all'affermata ma non sussistente morte di un marito, si è rivelato in questi giorni. Risaliamo brevemente all'antefatto. Nel reparto Calvairate il 26 dicembre 1916 alcuni contadini pescavano dalle acque del canale delle « Cinque chiuse » il cadavere di un uomo rivestito di maglia e pantaloni color marrone. Del rinvenimento fu dato avviso ai carabinieri che iniziarono le investigazioni. Poco dopo il cadavere veniva identificato da tale Maria Tedeschi, ancor piacente donna sulla quarantina, e da certi Luigi Longoni e Luigi Majoli, per quello dell'elettricista Ambrogio Casati di Luigi, nato nel 1869 marito della Tedeschi. In realtà l'annegato assomigliava molto al Casati. Quella testimonianza, a quanto ora è risultato, sarebbe stata alquanto interessata, specie per il Majoli e per la Tedeschi. Il vero Casati era vivo! Era, però, in carcere ancora dal 21 febbraio dell'anno precedente per un reato contro la proprietà e da tempo viveva diviso, sebbene non legalmente, dalla moglie. Dopo sette mesi di gramaglie, la Tedeschi passava a nuove nozze col Majoli, senza urtare contro nessuno scoglio burocratico. Il Casati finì di scontare la pena l'8 marzo del 1917 e solo in questi giorni egli apprese di essere... morto e che sua moglie si era rimaritata ed era scomparsa. Seppe tutto ciò quando si recò all'Ufficio di anagrafe in piazza Missori, avendo bisogno di un documento. L'impiegato, allo sportello, inesorabilmente gli osservò: - Ma voi siete morto! Il vostro domicilio legale è al cimitero di Musocco, campo comune 44, fossa n. 550... Ogni protesta di colui che voleva essere dichiarato vivo fu inutile. Il Casati si propone di far riconoscere i suoi diritti alla... resurrezione, e non appena rettificato, per quanto lo riguarda, lo stato civile, la presunta vedova rimaritata vedrà annullato il secondo matrimonio. Intanto la stranissima avventura non ha punto afflitto il Casati: anzi si direbbe che l'ha messo di buon umore, e, desideroso di nuove emozioni, ha voluto far una capatina alla... propria tomba e come atto di omaggio alla sua memoria, ha deposto sul tumulo un fragrante mazzo di fiori e vi ha acceso un lumino votivo! Il presunto suicidio in un canale; il cadavere estratto e riconosciuto dalla moglie e da chi poi sarà secondo marito di lei; il ritorno del finto morto e finanche l'omaggio alla propria tomba! Tutti i dati di fatto, naturalmente senza tutto quell'altro che doveva dare al fatto valore e senso, universalmente umano. Non posso supporre che il signor Ambrogio Casati elettricista, abbia letto il mio romanzo e recato i fiori alla sua tomba per imitazione del fu Mattia Pascal. La vita, intanto, col suo beatissimo dispregio d'ogni verosimiglianza, poté trovare un prete e un sindaco che unirono in matrimonio il signor Majoli e la signora Tedeschi senza curarsi di conoscere un dato di fatto, di cui pur forse era facilissimo aver notizia, che cioè il marito signor Casati si trovava in carcere e non sottoterra. La fantasia si sarebbe fatto scrupolo, certamente, di passar sopra a un tal dato di fatto; e ora gode, ripensando alla taccia di inverosimiglianza che anche allora le fu data, di far conoscere di quali reali inverosimiglianze sia capace la vita anche nei romanzi che, senza saperlo, essa copia dall'arte."

Avvertenza sugli scrupoli della fantasia - L. Pirandello
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« immagine » "Il signor Alberto Heintz, di Buffalo negli Stati Uniti, al bivio tra l'amore della moglie e quello d'una signorina ventenne, pensa bene di invitar l'una e l'altra a un convegno per prendere insieme con lui una decisione. Le due donne e il signor Heintz si trovano puntuali al luogo c...
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Quel fascino discreto...

24 aprile 2012 ore 22:00 segnala
Lui: "Non sei una ragazza egoista, sei l'egoismo personificato.
Tu credi di essere una persona vera, una persona unica, ma ti sbagli.
Sei una delle tante... non propriamente cattive, non proprio avventuriere,
nè puttane... dei parassiti.
Non siete nè donne nè ragazze, siete dei rifiuti,
quello che siete non ha un nome esatto. Siete delle sventate,
con la testa piena di idiozie o con la testa vuota.
Siete innamorate del vostro corpo..."

Lei: (sbadiglia)

F. Truffaut - La mia droga si chiama Julie
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Lui: "Non sei una ragazza egoista, sei l'egoismo personificato. Tu credi di essere una persona vera, una persona unica, ma ti sbagli. Sei una delle tante... non propriamente cattive, non proprio avventuriere, nè puttane... dei parassiti. Non siete nè donne nè ragazze, siete dei rifiuti, quello che...
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Il possesso impossibile

24 aprile 2012 ore 21:45 segnala



Hai viso di terra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l'alba è silenzio.


E sei come le voci
della terra - l'urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo - le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.


Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov'è entrato una volta
ch'era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s'apriva l'alba.


C. Pavese - La terra e la morte
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« immagine » Hai viso di terra scolpita, sangue di terra dura, sei venuta dal mare. Tutto accogli e scruti e respingi da te come il mare. Nel cuore hai silenzio, hai parole inghiottite. Sei buia. Per te l'alba è silenzio. E sei come le voci della terra - l'urto della secchia nel pozzo, ...
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La finestra

17 dicembre 2011 ore 22:16 segnala


Sono sempre alla finestra e vedo
gente che gira per strada,
gente bella, brutta, allegra,
immusonita ed arrabbiata.
Gente arricchita con le
ciglia alzate e la bocca stretta,
"Turi ho voglia di qualcosa,
un sorbetto, un lemonsoda...
"
Lui le risponde "Giusy,
quando ti chiamavi Giuseppina
eri golosa di brioche con la granita...
"
"Turi tu ne hai fatta di strada,
e ora che sei grosso imprenditore
devi 'insegnarti' la classe nel parlare...
"

Sono sempre alla finestra e vedo
gente sfaccendata, stravaccata
sulle panchine della piazza,
spegne e accende sigarette.
Gente che si incontra
e dice 'ciao' con uno sguardo,
gente che si evita, gente
che si abbraccia e poi si bacia.
Gente che va avanti stringendo la cinghia,
sgobba e non si dispera,
altrimenti quest'inverno non si canta messa.
Gente che rastrella ciò che avanza,
ma che fa trovar la tavola
imbandita a chi comanda.

"Cosa avete da guardare,
non avete altro a cui pensare
o almeno qualcosina da fare?
Se ne vada a lavorare...
"
sbraita un vecchio indispettito
"abbiamo il menagramo dietro il vetro..."
Io gli dico "mi dovete scusare,
questa è casa mia e sto dove mi pare!
"

La domenica mattina dagli
altoparlanti della chiesa
la voce di padre Coppola
ci scuote le case, penetra nelle ossa.
"Peccatori rinunciate
a quei peccati della carne.
Quando il diavolo s'affaccia
rinforzate le mutande...
"
Quando a lato della chiesa
si posteggia un macchinone
scende Saro Branchia detto Re Leone.
Padre Coppola balbetta
e chiude l'omelia con tre parole
perchè sua maestà deve far la Comunione.

"Cosa avete da guardare,
non avete altro a cui pensare
o almeno qualcosina da fare?
Se ne vada un poco al mare...
"
sbraita una vecchia canaglia
"così bianca mi sembrate un fantasma..."
Io gli dico "mi dovete scusare,
perchè dovete star qui sotto casa mia...
per insultare?
"

Sono sempre alla finestra e vedo
la grande civiltà che è stata,
dove Turchi, Ebrei e Cristiani
si stringevano la mano.
Allora si pensava
che la diversità è ricchezza,
tempi di bellezza e di poesia,
d'amore e di saggezza.

Ciò che è stato ieri, oggi
forse che potrebbe ritornare
se troviamo semi buoni da piantare.
In questa terra di fuoco e mare
oggi sento che mi parla il cuore
e dice che le cose stanno per cambiare.

"Cosa avete da guardare,
non avete altro a cui pensare
o almeno qualcosina da fare?
Se ne vada a ballare,
buttate quattro salti ed uscite giusto per svagarvi!
"
Io gli dico "con piacere,
c'è qualche ballo strano che volete consigliarmi?
"
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« video » Sono sempre alla finestra e vedo gente che gira per strada, gente bella, brutta, allegra, immusonita ed arrabbiata. Gente arricchita con le ciglia alzate e la bocca stretta, "Turi ho voglia di qualcosa, un sorbetto, un lemonsoda..." Lui le risponde "Giusy, quando ti chiamavi Giuseppina ...
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Il primo della classe

09 dicembre 2011 ore 15:48 segnala



Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che sapeva. --L. Longanesi--
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« immagine » Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che sapeva. --L. Longanesi--
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La pretesa

25 marzo 2011 ore 18:47 segnala


Accettare la realtà non vuol dire necessariamente doverla subire. Anzi al contrario, è proprio quando lucidamente si rinuncia ad interpretarla coi filtri dei propri desideri che, liberi e consapevoli, si è in grado di scegliere se e come rimanerne coinvolti.
Ciò non vuol dire evitare la sofferenza. Affatto. Significa semplicemente abbandonare la cieca ostinazione con cui si mantengono in vita aspettative alle quali l'evidenza, sistematicamente, non si conforma. Aspettative che altrimenti diventano sbarre di una gabbia in cui da soli ci si rinchiude, carnefici e vittime al contempo.
E' bello, oltre che facile, costruirsi un mondo immaginario ad uso e consumo dei propri bisogni. Molto meno piacevole il prezzo che prima o poi si paga, quando la delusione appare come un abisso spaventoso da evitare a tutti i costi e si sfugge alla sua morsa, che pur il tempo allenterebbe, inconsapevolmente offrendosi alle catene della rabbia, che tanto più vincolano quanto più ci si dimena per liberarsene.
Soltanto se accompagnato dalla rabbia, il dolore consuma.
Rifiuto dei fatti, speranza oltremodo protratta... nient'altro che coazione a ripetere, assoluta incapacità di accettare "ciò che è", la diversità, o anche la sola idea dell'incertezza.
E a pensarci bene, è senz'altro (im)meritato il tormento che ne deriva.
Perchè qualsiasi incapacità, fino a prova contraria, non è voluta.
Perchè non sapere accettare, fino a prova contraria, equivale a pretendere...
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« immagine » Accettare la realtà non vuol dire necessariamente doverla subire. Anzi al contrario, è proprio quando lucidamente si rinuncia ad interpretarla coi filtri dei propri desideri che, liberi e consapevoli, si è in grado di scegliere se e come rimanerne coinvolti. Ciò non vuol dire evitare...
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Il bacio strappato

14 novembre 2010 ore 00:46 segnala


E' come se la notte svestisse l'amore, quando ti regala un sogno. Ti fa viaggiare sulle ali di un cuore risanato, e ti conduce al giaciglio in cui lei, assopita, ha lasciato i suoi pensieri svegli ad aspettarti.
Una volta ancora ti offre il tepore di quel corpo, e il profumo di un respiro che non vuol sentirne di rimanere chiuso nell'umida prigione dei ricordi. Spezza per te quella linea sottile eletta a confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Dissolve l'amara presunzione che enumera i torti fatti o subìti, ricompone una dolcezza che sembrava ormai dispersa nei veleni dell'orgoglio, e ti accarezza col fremito di un bacio strappato agli artigli del passato. Quel bacio strappato al tempo in cui l'amore non aveva ancora indossato i ruvidi panni dell'odio, scatenando il peggiore degli inferni.
Non ti chiedi com'è che i suoi capelli scuri possano risaltare in quel buio, trafitto solo dalla luce dei tuoi occhi. Nè come tu possa trovarti lì a guardarla mentre dorme, seduto su quel letto in cui lei sembra ancora voler farti posto, e nemmeno cosa, tra la tua memoria e quelle pareti, sia riuscito a trattenere gli echi di voci sussurrate che adesso, aleggiando libere nel silenzio della stanza, accompagnano le tue mani mentre sfiorano le sue languide forme di calda trapunta. Mani aperte al sorriso di una passione che lascia oltre sè le proprie ceneri.
Trattieni il fiato, come se per non svegliarla volessi fuggire dal tuo stesso apparire, e al contempo quel sonno la fa troppo bella per non sentire il bisogno di restare lì a rubare ancora qualcosa di lei, conchiglia abbandonata sul color sabbia di quelle lenzuola, porta appena dischiusa sulla fragranza di un'estate vissuta al contrario, su sentieri che percorri a ritroso pronunciando il suo nome, esotica melodia di una favola in cui è l'oceano a rischiarare il cielo.
No, non c'è posto per il dolore in un sogno. Solo l'amore nudo, ogni volta che guarda una donna che dorme, vede una stella che nasconde al mondo le proprie lacrime.

"Lo sai che per te ho scambiato l'inizio e la fine?

Una sera bagnata d'autunno
io di te che dormivi ho sognato
e alle porte dischiuse del tempo
un dolcissimo bacio ho strappato

Compagnia mi faceva un amore
che indossava indumenti sgualciti
ed ho usato quel bacio strappato
per strappargli di dosso i vestiti

L'ho spogliato graffiandogli gli occhi
l'ho spogliato di troppe parole
e ora quando ti chiama per nome
vede il mare che illumina il sole

Guarda, ha smesso di piovere..."


Semplicemente lo adagi lì quel bacio strappato, sul suo viso dalla pelle ancora intrisa di sonno, perchè al suo risveglio sia lui a raccontarle di un sogno strappato alla notte. E a strapparle quel bacio con cui, una notte, anche lei ti ha sognato.

(per M.)
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« immagine » E' come se la notte svestisse l'amore, quando ti regala un sogno. Ti fa viaggiare sulle ali di un cuore risanato, e ti conduce al giaciglio in cui lei, assopita, ha lasciato i suoi pensieri svegli ad aspettarti. Una volta ancora ti offre il tepore di quel corpo, e il profumo di un re...
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Piece by piece...

26 ottobre 2010 ore 20:54 segnala

Prima di tutto svanirà
il tuo profumo sul mio cuscino
poi dirò addio ai tuoi sussurri nei miei sogni

quindi le nostre labbra si staccheranno
nella mia mente e nel mio cuore
perchè i tuoi baci
scendevano più profondamente della mia pelle

Pezzo dopo pezzo
ecco come ti lascerò andare
bacio dopo bacio
lascerai la mia mente un po' alla volta
un po' alla volta...

Prima di tutto voleranno via
i miei sogni di te e di me
non ha senso
aggrapparsi a queste cose

e quindi i nostri legami si spezzeranno
nel tuo e nel mio interesse
ricorda soltanto
che questo è ciò che tu hai scelto

Pezzo dopo pezzo
ecco come ti lascerò andare
bacio dopo bacio
lascerai la mia mente un po' alla volta
un po' alla volta...

Mi sbarazzerò
come una vecchia pelle
dei ricordi dei nostri giorni oziosi
e si dissolverà l'ombra del tuo volto

Pezzo dopo pezzo
ecco come ti lascerò andare
bacio dopo bacio
lascerai la mia mente un po' alla volta
un po' alla volta...
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« video » Prima di tutto svanirà il tuo profumo sul mio cuscino poi dirò addio ai tuoi sussurri nei miei sogni quindi le nostre labbra si staccheranno nella mia mente e nel mio cuore perchè i tuoi baci scendevano più profondamente della mia pelle Pezzo dopo pezzo ecco come ti lascerò andare ba...
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26/10/2010 20:54:59
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