Nulla lasciato al caso

14 dicembre 2017 ore 11:22 segnala

Tutto quello che faccio lo faccio per un motivo. Ogni piccola cosa, ogni particolare.

Quale parte del mio corpo coprire e velare, quale scoprire e lasciarti apprezzare, anche solo per un attimo.

Scelgo i tacchi, la gonna, le calze, la lingerie, i gioielli.

Mi guardo allo specchio e mi studio, mi preparo e ho occhi solo per me, ma in realtà è tutto un teatrino, solo tu non l'hai ancora capito.

Mi piacciono gli uomini che non si scompongono, affascinanti e seriosi. E mi piace provare a fargliela perdere io la testa.

Una ciocca di capelli ribelle, un movimento sbagliato. Una spalla, il collo scoperto, come una calamita. La tua bocca è subito lì, la sento, avida, col respiro affannato.

"Non so cosa mi stia succedendo, sono come un ragazzino" mi dici, un po' incredulo "e poi così, all'improvviso, come un lampo a ciel sereno, come un colpo di fulmine"

E io rido di nuovo, perché nulla accade per caso, anzi, era tutto preparato.
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Tutto quello che faccio lo faccio per un motivo. Ogni piccola cosa, ogni particolare. Quale parte del mio corpo coprire e velare, quale scoprire e lasciarti apprezzare, anche solo per un attimo. Scelgo i tacchi, la gonna, le calze, la lingerie, i gioielli. Mi guardo allo specchio e mi studio, mi...
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Louboutin

30 novembre 2017 ore 11:59 segnala

Mi piace fare shopping, non lo nego, ma non è una compulsione per me, posso stare settimane senza comprare nulla, come anche spendere stipendi interi in mezza giornata.

Probabilmente la cosa che mi piace di più è provare e comprare scarpe. Per me è come un rituale. Devo avere il tempo e lo spazio. Mi piace andare in un bel negozio quando è semivuoto, la mattina presto magari, così da sentire i miei passi riecheggiare nel silenzio, e avere l'attenzione del personale.

Ieri l'attenzione è stata fin troppo personale. Un ragazzo molto giovane, con la faccia affilata e un paio di baffi sottili che sembravano fuori dal tempo.

Mi aiuta a calzare un paio di stivali, e io non glielo rendo facile, non faccio nulla, allungo il piede, stendo la gamba e aspetto. Lui non fa una piega e porta a termine il suo compito con grande professionalità, ci sa fare con le mani.

Forse indugia un attimo di troppo con la mano sul mio polpaccio, ma forse me lo sono solo immaginato.

Faccio qualche passo, una mezza piroetta davanti allo specchio.

"Come vanno?" Mi chiede

"Non lo so..." Dico facendo una smorfia, in realtà vanno bene, ma continuo a rigirarmi, fare qualche passo e provare nuove pose, ho una gonna al ginocchio con uno spacco che mi piace mettere in mostra.

Sì, mi piace giocare.

E noto, con la coda dell'occhio, uno sguardo un po' più intenso. Per me. Il mio sguardo rubato.

"Piaceranno sicuramente... a suo marito" dice a bassa voce lui, una frase buttata lì tenera e goffa, ma che rivela comunque il suo interesse.

I ragazzi giovani danno troppo potere alle donne, penso io, troppo, e troppo presto.

Mi giro e lo fulmino con lo sguardo.

"Veramente io lo faccio soltanto per me. Mi devo piacere io, e questi stivali non mi piacciono"

Lui arrossisce, visibilmente intimidito. Io torno indietro sorridendo, mi siedo sulla panca davanti a lui e mi sfilo gli stivali, senza tante cerimonie. Con le gambe un po' più aperte di quanto sarebbe consono, con la gonna che risale un po' di più del giusto. Uno dei tanti momenti intimi che si condividono con gli sconosciuti in queste situazioni.

Ancora uno sguardo rubato.

"Mi fai provare quelle Louboutin lì?"

"Certo" Risponde lui sommessamente e si avvia a prendermi le scarpe che gli ho chiesto.

Torna quasi subito con la scatola immacolata, che apre con gesti lenti e precisi per non rovinarla.

Tacco 12, leggermente a punta, vernice nera e l'inconfondibile suola rosso fuoco. Una versione leggermente modificata del classico che fa impazzire noi donne da tanti anni.

Le provo facendo una lenta passeggiata per tutto il negozio. Sono nuove, un po' dure e scomode, mi fanno male, ma non mi interessa, mi fanno camminare in maniera diversa, non riesco a non ancheggiare, a non calcare ogni passo con sensualità. L'immagine che vedo nello specchio è quella di una donna sexy e sicura. Non quella che ero quando mi sono svegliata al mattino, ma mi riconosco comunque.

Sorrido.

Il commesso si avvicina.

"La pelle ha bisogno di un po' di tempo per adattarsi e ammorbidirsi. Le fanno male?"

Lo guardo dritto negli occhi.

"Sì"

Passa un lungo istante di silenzio assoluto.

"Le prendo."

Mi avvicino e gli metto una mano sulla spalla. Lo sorprendo un po', ma non si muove. Mi appoggio a lui per togliermi i tacchi. Sotto la stoffa della sua camicia sento la pelle tendersi, i muscoli della gioventù. Vacillo un attimo, faccio finta di scivolare.

E subito le sue mani sui miei fianchi. A rimettermi in equilibrio. Quelle mani leggere ma sicure, solide, professionali. Mani che ci sanno fare.

"Grazie"

Mi guarda negli occhi a lungo anche lui.

"Louboutin ha sempre fatto questi tacchi vertiginosi. Sostiene che alle donne piacciano perché calzandoli i piedi assumono la stessa posizione che assumono naturalmente durante l'orgasmo."

L'avrò sentita almeno venti volte questa storia, ma faccio finta di essere sopresa. Inarco un sopracciglio.

"Sa no... l'arco plantare così accentuato, inarcare il piede... come..."

"E tu che ne sai?"

"Beh... modestamente..."

Rido di cuore, e lui torna a lavorare per ricomporre la confezione. Sempre professionale.
Mi volta le spalle, e si china a prendere le scarpe, allora gli dò una pacca sul culo che risuona per tutto il negozio.
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« immagine » Mi piace fare shopping, non lo nego, ma non è una compulsione per me, posso stare settimane senza comprare nulla, come anche spendere stipendi interi in mezza giornata. Probabilmente la cosa che mi piace di più è provare e comprare scarpe. Per me è come un rituale. Devo avere il temp...
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Il nodo alla cravatta

27 novembre 2017 ore 12:14 segnala

Mi sono presentata a questa festa vestita da uomo. Completo nero, camicia bianca inamidata. Sì, la giacca è un po' più corta e stretta, ho le scarpe col tacco, e la cravatta è slacciata, solo appoggiata intorno al collo, ma è un look che concede poco ai canoni della femminilità classica.
Ci sono donne troppo belle, in abiti da sera stupendi, non potrei proprio competere. In generale è una di quelle feste che sono riuscite bene, in una casa grande ma non volgare, con le luci soffuse e dorate, la musica bassa e tenera, le chiacchiere e le risate appena accennate.

C'è un uomo che ho visto entrando e che incontro di nuovo ora, mentre ci prendiamo una flute di champagne nello stesso momento. Non saprei dargli un'età precisa, ha gli occhi azzurri curiosi di un bambino, i capelli folti ma bianchi sulle tempie, il vestito serio di suo padre ma il fisico asciutto di suo figlio.
In questo periodo storico di confusione in cui i ragazzini si mostrano più grandi per farsi prendere sul serio e gli adulti non vogliono invecchiare mai una non può mai essere sicura di nulla, e sapete, lo trovo interessante, risveglia la curiosità.

"Ti invidio la camicia" Mi fa "Non credo di averne mai viste di così belle"
"Grazie, l'ho pensato anche io quando l'ho comprata, lo prendo come un complimento"
"Posso vedere meglio la cravatta?" Mi chiede sorridendo.
"Sì certo" Non posso certo esimermi ora.

Lentamente lui appoggia la flute sul marmo del caminetto e mi sfila la cravatta con due dita affusolate. Ha un buon profumo, fresco, agrumato.
Rigira la seta tra le dita, la stende porgendola alla luce, la sfiora con i polpastrelli, sospirando.

"Questa sì che è roba di classe, dove l'hai presa?"

Sorrido, sorseggiando lo champagne.

"Non posso dirtelo, mi spiace, è un segreto."

Lui accenna una smorfia di dolore.

"Ah, beh, peccato, e peccato anche che non la porti annodata"

"Sai che non ho mai imparato a farlo, il nodo alla cravatta?" Gli rispondo.

I suoi occhi azzurri si fanno più stretti, e il sorriso più beffardo.

"Se vuoi te lo faccio io" mi dice, tendendo la cravatta tra le mani.

"Perchè no?" rispondo, e intanto mi sporgo in avanti per appoggiare anche io il bicchiere, il mio collo è a pochi millimetri dalla sua faccia, e lo faccio apposta perché voglio che senta anche lui il mio profumo.

Fa un altro passo e ora siamo pericolosamente vicini, noto che è decisamente più alto di me, e deve chinarsi un po' per tenere l'attenzione sul mio colletto. Inizia a farmi il nodo e poi si blocca, improvvisamente.

"Che c'è?" gli chiedo.

"Pensavo, non va bene così, tu non vedi cosa sto facendo, e non imparerai mai così. Ci vuole uno specchio"

"Già" rispondo, guardandolo fisso negli occhi "Hai perfettamente ragione".

Saliamo la scala per il primo piano senza dire una parola, il silenzio rotto solo dai miei tacchi sulla scala, scandiscono i secondi come il ticchettare di un orologio.

C'è una camera chiusa in fondo al corridoio, mobili di legno scuro, il copriletto rosso fuoco, e uno specchio da terra antico che occupa tutto l'angolo vicino alla finestra.

Nell'immagine riflessa mi vedo nervosa come una ragazzina, e vedo lui che si avvicina alle mie spalle, mi passa la cravatta intorno al collo e ricomincia a fare il nodo, lentamente, con gesti solenni.
Si china a sussussurarmi le istruzioni in un orecchio, e sento di nuovo il suo profumo, più intenso. La seta fruscia tra le sue dita e quando finalmente il nodo si chiude sotto la mia gola ho come un sussulto e mi scappa un gemito piccolissimo.

Lui non si muove.

"Grazie" gli dico a bassa voce.
"Vedi, ti sta benissimo, avevo ragione"
"Ora perché non me la togli invece?"

Le sue dita ritornano sul mio collo e iniziano a sciogliere lentamente la stoffa, mentre con la bocca mi bacia il collo e il lobo dell'orecchio.

"Come ti chiami?" mi chiede, in affanno, tra un bacio e l'altro.
"Chiamami Lola" gli rispondo io, e rido forte, a bocca aperta, sguaiata.
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Mi sono presentata a questa festa vestita da uomo. Completo nero, camicia bianca inamidata. Sì, la giacca è un po' più corta e stretta, ho le scarpe col tacco, e la cravatta è slacciata, solo appoggiata intorno al collo, ma è un look che concede poco ai canoni della femminilità classica. Ci sono...
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27/11/2017 12:14:45
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l'indipendenza è comprarsi un accendino

23 novembre 2017 ore 18:51 segnala

Ho iniziato a fumare da ragazzina per copiare una mia compagna di scuola che lo faceva, sembrava così adulta e irraggiungibile ferma all'angolo con la sua sigaretta.
Annamaria si chiamava, fu gentile con me, mi offrì, mi accese, mi fece tirare. All'inizio mi faceva schifo, ma come saprete tutti, non era certo quello il punto.
Poi lei mi spiegò il segreto che io nella mia ingenuità di quattordicenne non avrei neanche immaginato: "tanto non devi nemmeno comprare le sigarette, o l'accendino, qualcuno che te le offre lo trovi sempre, e magari è anche un tipo interessante".

Se ripenso a tutti gli uomini che mi hanno acceso una sigaretta mi viene da sorridere.

Da anni ormai però l'accendino ho deciso di comprarlo, ho pensato di prendere in mano questa situazione e non sottostare più al volere del fato. Fumo di più, certo, ma fumo quando mi va.
Il problema però è che quando una è una collezionista seriale di borse, che è un altro dei miei difetti, beh a volte l'accendino non se lo ritrova più quando gli serve, e sicuramente l'ha lasciato nella balenciaga di ieri sera.

Così oggi si torna alle buone vecchie abitudini. Ho bisogno del fuoco.
Lui, un ragazzo, non avrà nemmeno trent'anni. Non brutto, ma neanche bellissimo, e impacciato. Gli trema la mano mentre avvicina l'accendino, non sa bene come fare. Io mi sono rifatta il trucco da dieci minuti, ho le labbra rosse e lucide, tutto intorno alla sigaretta. Ci gioco un po', chiudo gli occhi e tiro lentamente, e a lungo.

Riapro gli occhi e lo becco a fissarmi, con la fiamma dell'accendino ancora aperta. Rischia di andare a fuoco, letteralmente. Mi viene da ridere mentre butto fuori il fumo.

"Grazie" gli dico "per il fuoco e... per il complimento"

Lui diventa rosso, che tenero. Io tiro ancora, avida, questa sigaretta sa di buono. E voglio andarmene via in fretta prima di fare una cazzata.

"Come ti chiami?" Mi chiede, dopo qualche secondo.

Io intanto ho finito di fumare, butto la cicca, la schiaccio sotto il tacco, piano piano, e a lui non lo guardo nemmeno.

"Chiamami Lola" gli rispondo ridendo, e me ne vado dandogli le spalle, pensando che in fondo potrei ancora permettermi di andare in giro senza accendino.
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Ho iniziato a fumare da ragazzina per copiare una mia compagna di scuola che lo faceva, sembrava così adulta e irraggiungibile ferma all'angolo con la sua sigaretta. Annamaria si chiamava, fu gentile con me, mi offrì, mi accese, mi fece tirare. All'inizio mi faceva schifo, ma come saprete tutti,...
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23/11/2017 18:51:07
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