l'indipendenza è comprarsi un accendino

23 novembre 2017 ore 18:51 segnala

Ho iniziato a fumare da ragazzina per copiare una mia compagna di scuola che lo faceva, sembrava così adulta e irraggiungibile ferma all'angolo con la sua sigaretta.
Annamaria si chiamava, fu gentile con me, mi offrì, mi accese, mi fece tirare. All'inizio mi faceva schifo, ma come saprete tutti, non era certo quello il punto.
Poi lei mi spiegò il segreto che io nella mia ingenuità di quattordicenne non avrei neanche immaginato: "tanto non devi nemmeno comprare le sigarette, o l'accendino, qualcuno che te le offre lo trovi sempre, e magari è anche un tipo interessante".

Se ripenso a tutti gli uomini che mi hanno acceso una sigaretta mi viene da sorridere.

Da anni ormai però l'accendino ho deciso di comprarlo, ho pensato di prendere in mano questa situazione e non sottostare più al volere del fato. Fumo di più, certo, ma fumo quando mi va.
Il problema però è che quando una è una collezionista seriale di borse, che è un altro dei miei difetti, beh a volte l'accendino non se lo ritrova più quando gli serve, e sicuramente l'ha lasciato nella balenciaga di ieri sera.

Così oggi si torna alle buone vecchie abitudini. Ho bisogno del fuoco.
Lui, un ragazzo, non avrà nemmeno trent'anni. Non brutto, ma neanche bellissimo, e impacciato. Gli trema la mano mentre avvicina l'accendino, non sa bene come fare. Io mi sono rifatta il trucco da dieci minuti, ho le labbra rosse e lucide, tutto intorno alla sigaretta. Ci gioco un po', chiudo gli occhi e tiro lentamente, e a lungo.

Riapro gli occhi e lo becco a fissarmi, con la fiamma dell'accendino ancora aperta. Rischia di andare a fuoco, letteralmente. Mi viene da ridere mentre butto fuori il fumo.

"Grazie" gli dico "per il fuoco e... per il complimento"

Lui diventa rosso, che tenero. Io tiro ancora, avida, questa sigaretta sa di buono. E voglio andarmene via in fretta prima di fare una cazzata.

"Come ti chiami?" Mi chiede, dopo qualche secondo.

Io intanto ho finito di fumare, butto la cicca, la schiaccio sotto il tacco, piano piano, e a lui non lo guardo nemmeno.

"Chiamami Lola" gli rispondo ridendo, e me ne vado dandogli le spalle, pensando che in fondo potrei ancora permettermi di andare in giro senza accendino.
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23/11/2017 18:51:07
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Commenti

  1. luc.ariello 24 novembre 2017 ore 15:26
    L'indipendenza è non avere bisogni.
    Sedersi e sentire il tempo che scivola come una fatalità.
    Veder raggrinzire la pelle e non sentire nulla.
    Non amare, non odiare, non sentire, non parlare.
    Come un digiuno, un'astinenza, un "non piacere", un saper di dover morire e farlo tutte le sere.
    L'indipendenza è un non aver bisogno nemmeno di se stessi, e non si impara: o ce l'hai o no.
  2. rougecarmen 27 novembre 2017 ore 15:04
    penso che tu abbia ragione :-)
    grazie per il commento
  3. nicky1961 27 novembre 2017 ore 16:58
    sei una donna eccezionale...

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