Tramonti all'Alba

18 marzo 2017 ore 18:59 segnala


"…mio caro, il desiderio di un essere pensante è riuscire a pensare il meno possibile, per rispondere alla tua domanda. Un paradosso, in un certo senso, se ti accorgi che è impossibile. Un paradosso che sta ai limiti della schizofrenia, considerando che si tratta di una spremitura dalla quale dipende sia la felicità che l’infelicità di un individuo. Io mi sento male quando penso troppo, ma nessun rilassamento mi fa sentire così bene come quando sciolgo il nodo scorsoio che stava per strozzarmi. Un evento raro, per la verità, perché il nodo da sciogliere è sempre uno, quello del significato della tua esistenza, e nessuno riesce mai a scioglierlo completamente. Io poi, non so neanche cosa faccio di mestiere, tanto per dirne una… ecco l’interrogativo che porrei come tema in un ipotetico concorso che avesse come oggetto la scoperta di un talento burocratico, Che mestiere fa Alba Parietti?, anche se pubblicamente vengo considerata una show-woman, un termine, fra l’altro, che più vago di così non può essere. Senza considerare che da tempo immemorabile non solo non presento uno spettacolo, ma non me lo propongono neanche. Non è un lamento il mio, ma solo la dimostrazione che non faccio una vita facile. Pensa: non solo in televisione mi vedo costretta quasi ogni giorno a difendere un ruolo per me inesistente. Come rimedio, allora? Mi arrangio. Ecco cosa sono, una donna che per sbarcare il lunario si arrangia da più di trent’anni. E arrangiarsi vuol dire anche mentire soprattutto con se stessi… Mi fa ridere Selvaggia quando parla del mio Super Ego... Mi fa ridere al punto che non so più se è meglio respingere un’accusa così indifendibile o se è meglio richiamarla alla scoperta dell’acqua calda. In fondo lei è una giornalista, e non sarebbe male tacciarla di banalità… Che poi è sempre quello il punto, che nessuno afferra almeno un pizzico della verità che mi appartiene: il Super Ego è l’unica vera arma di difesa che ho. Se dico sempre “Io”, se parlo sempre di me stessa, lo faccio solo per nascondere il mio tallone d’Achille, e cioè la mia debolezza. Questo, infatti, è il mio grave errore, che il mestiere che ho scelto da giovane è stato quello di fare la "donna bella". Potevo che so, iscrivermi all'Accademia di arte drammatica o a un partito per aspirare persino alla Presidenza della Repubblica, potevo fare la giornalista e invece ho puntato tutto sulla bellezza. La scoperta dell'intelligenza è venuta dopo, e il resto è solo una conseguenza, comprese le labbra a canotto, che l'intelligenza o comunque la sua fama, secondo alcuni, l'hanno messa a rischio.
Ma adesso il mio maestro di ballo mi chiama, e io devo lasciarti, mio caro blogger. Perché a questo mi sono ridotta per mantenermi da sola, a partecipare a Ballando con le stampelle. Tu però non dire che queste cose te le ho dette io."
Io le ho risposto che tanto valeva inventarsele di sana pianta, e così ho fatto.
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Io esisto

14 marzo 2017 ore 09:48 segnala




Ehi tu, lui, lei, voi che non mi leggete mai: alla faccia vostra, io esisto! Esisto, sono sempre esistita ed esisterò sempre! Lo so, voi mi vorreste morta o, peggio ancora, non sapere nulla dei cazzi miei, e invece io ve li dico lo stesso, che mi leggiate o no!... Che poi, come se ci credessi che non mi leggete! Voi mi leggete di nascosto, lo vedo dal numeratore! Ma poi dico: come si fa a ignorare una presenza umana? Potete dimenticarvi di una morta, cioè di un corpo sepolto, ma non di una che respira e parla, perché questo è un blog attivo, soprattutto, la testimonianza di un'esistenza viva, e io vivo fra voi! E poi ricordatevi di una cosa: quando nella strada vi girate dall’altra parte per non guardare una persona che avete visto da lontano e che vi sta passando davanti, la state guardando due, tre, cento volte, perché state pensando alla sua presenza, ergo alla sua esistenza! Quando, a casa, spegnete il televisore per non vedere un personaggio che non vi piace, state moltiplicando per cento il vostro disgusto, perché quel personaggio vi perseguiterà sempre, finché a casa avrete un televisore! Ebbene io sono quel personaggio, e facendo le debite proporzioni fra un blog e un programma televisivo, vi perseguiterò finché sarete presenti in questo blog! Parlerò e riparlerò di me stessa fino alla nausea e vi mostrerò anche come sono fatta fisicamente. Bella o brutta, giovane o vecchia, non ha importanza… be’, qui non esageriamo, io sono bella e le mie rughe mi rendono ancora più affascinante, anche se per evitare il cattivo gusto non posso esimermi dalla solita stupida e falsa modestia. L’importante è che io vi sappia interessati alla mia persona in qualsiasi modo, una convinzione che nessuno di voi avrà le palle di smentire. Quanto all’eleganza, vi aprirò il mio armadio e vi mostrerò tutti i miei vestiti: con voluttà immagino che ne sarete invidiosi, quando vedrete che non sono comprati nei mercatini. Che mi resta altro da fare, se non augurarmi che mi ignorerete ancora? Anche se, ahimè, non dovrei esserne affatto sicura: un amico che ne capisce più di me mi ha spiegato che un blog, così come un qualsiasi programma televisivo, gira gira altro non è che uno spettacolo da circo. E cosa suscitano maggiore curiosità in un circo, se non le bestie rare? sembrava volesse dirmi. Quando gli ho chiesto di essere più chiaro, è stato zitto, neanche lui ha avuto le palle di dirmi esattamente quello che voleva dire. Il che mi ha dato la seguente conferma: in un mondo in cui nessuno dice quello che pensa veramente, la verità una se la può costruire a suo piacimento. E cosa c’è di più bello di una verità come questa? A patto però di poterla vendere agli altri, una possibilità che più di ogni altra cosa rende desiderabile la propria esistenza.


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Un commento ritirato all'ultimo momento

11 marzo 2017 ore 19:12 segnala



Il lungo corsivo che segue è un commento che ho preferito rimangiarmi prima ancora di darlo in pasto a una conosciutissima bachecaria di lungo corso e al suo numeroso seguito. Non mi andava però che finisse nel cestino: prima di completarlo, ho dovuto ingrassarlo come un porcellino, per renderlo appetibile, e come si sa, del maiale non si butta via niente. Quanto alla ratio della decisione, chi vuole può trovarla alla fine del commento stesso. Liberi ovviamente di dubitare della sua veridicità, i quattro lettori che mi leggerete: per me anzi sarebbe meglio se fosse scambiato per una fiction. Più della credibilità del suo contenuto, infatti, mi premeva non offendere nessuno, L’iniziale del nick è fittizio per motivi altrettanto ovvi; quanto al sesso femminile della destinataria, fate voi: volete mettere l’effetto peperoncino che dà un post sospetto di misoginia?

Carissima D***
trattandosi di una comunicazione della quale avrei voluto fare a meno – praticamente vengo a rovinarti la festa, considerata la tua ultra pluriennale presenza in questo sito e lo spettacolare seguito che ti sei guadagnata negli anni, grazie anche all’indiscutibile fascino della foto che illumina il tuo profilo – , di proposito arrivo fuori tempo massimo e in coda ai tantissimi commenti. So che potrei passare inosservato in un social che proprio letterario non è che alla parola scritta dà la stessa dignità che merita uno sbadiglio, ma è meglio dirti subito che l’ho fatto perché non avevo altra scelta: non sono fra i tuoi preferiti, e mi era impossibile scriverti in privato. La conseguenza è che, insieme alla speranza di non offendere nessuno, nutro il timore di essere frainteso, e non solo dalla destinataria di questa bacheca. L’eventualità, cioè, che un piccolo scrupolo morale venga scambiato per qualcos’altro. In questo senso diciamo pure che ne ho la certezza: non ho mai visitato ufficialmente i tuoi scritti (o almeno negli ultimi tempi, credo), e il fatto che non si tratti neanche adesso di un commento non autorizza certo un giudizio lusinghiero nei miei confronti o, comunque, che non sia privo di sospetti. Vedrò di fugare almeno quelli, ma sappi che non me la prenderò più di tanto se non mi risponderai o – eventualità più probabile - farai finta di snobbarne il contenuto, pur per certi versi clamoroso. Quanto ai benefici che ne trarrai a dispetto della perfidia eventuale che mi attribuirà qualche simpatico lettore, ho messo nel conto del compenso i ringraziamenti silenziosi che mi rivolgerai in futuro.
Prima che ti dica esattamente di cosa si tratta – solo un piccolo bisticcio con il “corretto impiego di un segno grafico ” della lingua italiana, tutto sommato, se l’imperscrutabilità dell’animo umano non ci costringesse a diffidare di quello altrui (specialmente degli “amici”) fino a scandagliarlo con la stessa profondità prevista per una fogna –, non sarà inutile ricordare che la mia iniziativa nasce dalla simpatia per la tua persona. La simpatia e quel minimo di piacere che presuppone la lettura di qualsiasi cosa che non somigli a una bolletta di pagamento. Solo che al tuo millesimo o tremillesimo brano che hai postato in bacheca, ancora una volta mi è capitato di vedere un errore che mi ha fatto perdere il filo: l’avverbio (..) tu lo scrivi (..) come se si trattasse di una preposizione. Per essere sincero, leggendoti, mai ho mai pensato che si trattasse di un refuso, considerata anche la relativa importanza di ciò che si scrive in una bacheca: è uno degli errori d’italiano più diffusi che si vedono in giro (perfino nei sottotitoli dei film che passano in televisione, si vedono, il che è la dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che anche alla RAI assumono per raccomandazione). Confesso anzi che per scrupolo le prime volte sono andato a scorrermi il tuo altrettanto corposo blog, per averne la conferma e, via via che pubblicavi i tuoi post, ci ho fatto pure una scommessa: vuoi vedere, mi son detto, che questa affascinante creatura è anche una signora “Perfetti”, riguardo alla lingua italiana? Ma non era solo quella la curiosità che mi spingeva a cercare il tuo nick, il che però non era poco, perché nasceva pur sempre da una capacità di scrittura senza la quale per me tu non saresti nemmeno esistita.
Una volta maturata l’idea della segnalazione – e pazienza se te la faccio en passant , dietro la maschera di un commento –, anche adesso la mia curiosità si è spostata sui tuoi estimatori fissi (in velocità ne ho contati più di una ventina, e tutto si può dire almeno di alcuni di loro, tranne che siano dei lettori distratti o superficiali: stranamente, i post da te pubblicati superano abbondantemente il migliaio, ma nessuno di loro, dopo tanti anni,mostra di inciampare su quell’intoppo che continua a costellare le tue pagine. Un intoppo non dichiarato che fa riflettere. Fa pensare a dei “non vedenti”, piuttosto che a quegli studenti eternamente in lotta con la grammatica e l’ortografia. Perché, esclusa la coazione a ripetersi dell’assassino seriale, che è tipica di questo genere di errori, è arcisicuro che ognuno di loro, a parte le eccezioni, come tutti va a votare nei REFERENDUM ABROGATIVI E CONFERMATIVI, E dentro la cabina elettorale, una volta aperta la scheda, qual è il monosillabo che il cittadino elettore si trova a dover sbarrare in alternativa all’altro, se non esattamente quello di cui stiamo parlando? No che non è normale non accorgersi dell’errore, diciamo anzi che è DIABOLICO. E se l’errore lo si vede, perché non informartene? In pubblico o in privato, ha avuto mille modi e occasioni per farlo, il tuo ammiratore! Né può temere di urtare la tua sensibilità o ricevere una reazione che con sia un doveroso ringraziamento: a leggerti, si capisce subito la persona soave che sei. A parte il fatto che non difetti neanche di autoironia. O forse vuole farti credere che è roba da maestrine? Ma perché allora in quegli scontri che seguono a un commento offensivo si tirano fuori sempre le “qualità grammaticali” dell’altro come ragionamento? Ma a questo punto mi tocca sperare solo che tu non te la prenda troppo.


Non so se mi leggerai qui e/o ti identificherai o meno nella destinataria di questo mio “non commento”, ma una volta presa la decisione di annullarlo o di spostarlo altrove, ugualmente mi corre l’obbligo di spiegartene i motivi. Come prima cosa devo dirti che non è stato un semplice ripensamento: un istante prima di premere l’”invia”, mi sono ricordato che anche F*** - il tuo lettore fisso F*** - “personalizza” i suoi lavori con un'offesa all’ortografia non meno clamorosa della tua – anche questa, ahimè, fa parte dei “18 ERRORI PIU’DIFFUSI DELLA LINGUA ITALIANA”. Lui scrive (..) anziché (..), cioè esagera nel farci capire che sa distinguere fra un avverbio e il fiume più lungo d’Italia. A quel punto, però, mi sono ricordato pure che così come lui legge la tua roba, tu leggi la sua roba, che come lettrice non sei diversa da lui e che quindi anche tu, come gli altri, hai preferito farti i cazzi tuoi! Ho sudato freddo: considerando che questo è un sito chattarolo e non un società di mutuo soccorso, ho pensato che se avessi dato il via al mio commento, nessuno avrebbe garantito la salvezza delle mie pagine. Alla fine, insomma, ho preferito anche io farmi i cazzi miei.
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« immagine » Il lungo corsivo che segue è un commento che ho preferito rimangiarmi prima ancora di darlo in pasto a una conosciutissima bachecaria di lungo corso e al suo numeroso seguito. Non mi andava però che finisse nel cestino: prima di completarlo, ho dovuto ingrassarlo come un porcellino,...
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Alla faccia del sapere maschile

24 ottobre 2016 ore 16:38 segnala


Uno degli aspetti peggiori dell'assolutezza dittatoriale di Matteo Renzi è la sua indifferenza ai significati che ogni comportamento assume per gli esseri umani. La cosiddetta «riforma della scuola» ne rappresenta forse la prova più evidente. «Via i precari» è la parola d'ordine; «tutti saranno assunti per concorso»; «deve essere garantita la qualità culturale della scuola». Benissimo. Ma Renzi sa che l'85% per cento del personale di ruolo nelle scuole è di sesso femminile? Sa cosa comporta questo dato di fatto? I maschi non possiedono più nessun sapere da trasmettere ai figli? Non hanno più nessun interesse al futuro della Nazione? Una (...)(...) riflessione sull'allontanamento quasi totale dei maschi dall'educazione e dal sapere dei figli permetterebbe di capire che fa parte di quello stesso allontanamento testimoniato dall'omosessualità maschile, dal coito sterile, della quasi assoluta incapacità creativa della società italiana di oggi. In un certo senso testimonia la ribellione dei maschi al predominio e all'obbedienza verso le donne imposto loro dalla nascita fino alla fine della scuola secondaria superiore.

Dall'età neonatale a tutta la prima infanzia i bambini vengono lasciati nei nidi e negli asili per la maggior parte del giorno dove il personale che li assiste è tutto femminile ed esercita un'assoluta autorità. Per tutto il ciclo scolastico poi il predominio del personale insegnante femminile impedisce ai maschi il contatto con una personalità maschile con la quale identificarsi, nella quale credere; ma soprattutto impedisce lo sviluppo del tipo di pensiero maschile, rivolto alla profondità e all'analisi in modo molto diverso da quello femminile. Infine c'è l'aspetto più grave di una scuola affidata quasi del tutto alle donne: gli allievi, maschi o femmine che siano, non possono apprezzare, stimare, credere nel «sapere». Tutto quello che le donne insegnano non è stato né creato né scoperto da loro. Socrate era maschio, Omero era maschio, Virgilio era maschio, Galileo era maschio, Leonardo era maschio, Mozart era maschio, Einstein era maschio... Non si può insegnare bene nulla di ciò che non si è in grado di «pensare», di «creare». (Spero che le donne capiscano lo spirito con il quale faccio questa affermazione e non se ne offendano). Si afferma di solito - e le statistiche lo provano - che le studentesse sono più brave degli studenti. Non ci potrebbe essere una dimostrazione migliore che viene fornito un insegnamento più adatto alle menti femminili che a quelle maschili in quanto è diverso il modo con il quale i maschi guardano ai problemi, li «penetrano» (termine significativo con il quale abbiamo sempre qualificato l'intelligenza).

Ma poi, che cos'è questa tanto vantata riforma della scuola? L'idea più vecchia e più stantia di scuola che si possa avere nel 2000. La novità sarebbe invece quella di proiettare cicli di lezioni televisive preparate da una società ad hoc con i maggiori specialisti del mondo nelle singole discipline. Non ci sarebbero più le logore ripetizioni di insegnanti che per trenta o quarant'anni parlano sempre delle stesse cose, ma i più grandi storici, i più grandi matematici, i più grandi architetti, i più grandi musicisti d'Italia e del mondo esporrebbero con la semplicità e la chiarezza che contraddistinguono coloro che sono assolutamente padroni di ciò che dicono, i diversi cicli di lezioni, di cui la Società di edizione curerebbe la traduzione nella lingua italiana per quanto riguarda gli specialisti stranieri. Questo permetterebbe di accompagnare con le immagini adatte ogni argomento e non ci sarebbe studente che non ricordi, anche senza studiarlo, ciò che ha visto: che si tratti di un castello sulla Loira o di un carme di Catullo.

Il ruolo degli insegnanti potrebbe essere quindi quello di assistere insieme agli studenti alle lezioni televisive e poi discuterle e, se necessario, spiegarle nelle ore a ciò predisposte. La scuola sarebbe così, finalmente, ricca di figure maschili, non soltanto nelle lezioni televisive, ma anche nelle aule perché dove il sapere è «sapere», vivo e profondo, i maschi non mancano mai.

IDA MAGLI. Il giornale.it
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« immagine » Uno degli aspetti peggiori dell'assolutezza dittatoriale di Matteo Renzi è la sua indifferenza ai significati che ogni comportamento assume per gli esseri umani. La cosiddetta «riforma della scuola» ne rappresenta forse la prova più evidente. «Via i precari» è la parola d'ordine; «tu...
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Padre e figlia

31 marzo 2014 ore 21:38 segnala


"Io amo tutto ciò che di umano si muove intorno a me o occupa in qualche modo la mia visuale o la mia mente. In treno, per esempio, non riesco mai leggere perché mi sento obbligato a osservare le persone che stanno nel mio scompartimento. Alla vita morta o immaginaria del libro preferisco quella vera che palpita vicino alla mia. "
"Io invece mi annoio a guardarla, la gente…Specialmente quando non la trovo interessante."
"Ho capito, tu sei quel tipo di ragazza alla quale piace solo essere guardata. Sei in ottima compagnia. La stragrande maggioranza della gente si comporta come te: pensa che l’interesse di una persona per un’altra debba essere limitata a ciò che sollecita la curiosità secondo i canoni tradizionali. E’ troppo povera dentro per immaginare le ricchezze che ogni essere umano può nascondere."
"Se le tiene nascoste, non deve essere granché quell'essere umano, "dentro".
"A meno che non sia alto e bello … In quel caso le ricchezze sono garantite dall’aspetto fisico. Come nelle favole."
"Non ho niente contro le favole. Appartengono ai sogni dell’uomo, sono all’origine della sua crescita."
"E anche a quello della sua prossima disfatta: il mondo è pieno di persone che la pensano come te."
"Pensa a quelli che stanno facendo di tutto per eliminarli, i sogni.
"A chi ti riferisci?
"Papà, finiamola con questa sceneggiata sui massimi sistemi: secondo te io dovrei rovinarmi la vita prendendo per marito quello stronzetto... quel mezzo uomo che porta lo stesso cognome del tuo principale?!"

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« immagine » "Io amo tutto ciò che di umano si muove intorno a me o occupa in qualche modo la mia visuale o la mia mente. In treno, per esempio, non riesco mai leggere perché mi sento obbligato a osservare le persone che stanno nel mio scompartimento. Alla vita morta o immaginaria del libro prefe...
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Wow!... Quanno ce vo' ce vo' !

22 marzo 2014 ore 13:16 segnala


"Attenzione, oggi, a uscire di casa: è il primo o il secondo giorno di primavera, e fuori può succedere di tutto… Esplodono i colori, esplodono gli amori, esplode la vita, e le esplosioni sono pericolose... C’è perfino un certo tepore nell’aria che non la racconta giusta… E certi profumi? Siamo sicuri che siano profumi?"
"Insomma, è l’esplosione dei luoghi comuni... Questo, vuoi dire?
"Quanno ce vo’ ce vo’!"
"Wow!"
"Quanno ce vo’ ce vo’!"
"Wow! Wow!"
"Quanno ce vo’ ce vo’!"
"Wow! Wow! Wow!"
"Ammettilo: a te fa schifo una donna che dice “quanno ce vo’ ce vo’. Ma anche 'wow'!..."
"Schifo... E' tutto quel birignao trito e ritrfgito col quale tante credono di rendersi simpatiche. E comunque, dipende. Se la donna mi piace... se è una bella donna, possono piacermi persino i suoi birignao. Diversamente sarei capace di commettere un omicidio. Anzi, un 'femminicidio'."
"Mi stai dicendo che a una donna bella si può perdonare tutto?
"Di più."
"Che la bellezza di una donna giustifica tutto?"
"Più o meno."
"Cazzo. La prova provata che un uomo non giudica mai secondo giustizia."
"Ancora di più."
"La prova provata che mondo non esiste giustizia?"
"Esattamente."
"Insomma, la giustizia non è nell’uomo."
"E neanche in voi donne... Una prova potrebbe essere la differenza fra la considerazione che dite di avere di voi ( alta) e quella che avete effettivamente, cioè nessuna."
"Nessuna? Stai parlando di autostima?"
"Sto parlando di valore umano in senso stretto e in termini puramente quantitativi ... Bellezza, intelligenza e varie ne sono escluse."
"E la donna ha una scarsa considerazione di sé, secondo te…"
"Zero assoluto. Lo capisci quando è madre di una femmina e di un maschio: accomodante e possibilista con i pretendenti della figlia, selezionatrice inflessibile e rigorosa con le aspiranti nuore. Ma questo è niente. Prova a trovare una mamma capace di confessare questo doppiopesismo che tiene incorporato nella sua natura: una disonestà intellettuale gigantesca."
"Di luogo comune in luogo comune chissà dove andremo a finire…
"Il luogo comune è una verità. Solo che è troppo diffusa per essere creduta."
"Una verità consumata dall'uso..."
"Già. Guai però se ognuno di noi non ne avesse una."
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« immagine » Attenzione, oggi, a uscire di casa: è il primo o il secondo giorno di primavera, e fuori può succedere di tutto… Esplodono i colori, esplodono gli amori, esplode la vita! E le esplosioni sono pericolose . C’è perfino un certo tepore nell’aria che non la racconta giusta… E certi profu...
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La grande bellezza di un abbaglio

31 gennaio 2014 ore 16:14 segnala


Un giapponese cade a terra mentre sta fotografando il panorama di Roma; qualcuno cerca di soccorrerlo, ma l’uomo non dà segni di vita. E’ una delle scene iniziali dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza.
Per coglierne il significato, inutilmente a mia volta ho cercato soccorso nel mio comprendonio. Non lo trovo neanche quando, a distanza di mesi, per circostanze puramente fortuite, vedo in televisione il film per la seconda volta, e sì che ho intorno a me delle persone dalle quali potrei avere un aiuto: i loro volti sono ancora fermi alla perplessità iniziale, tipica di chi non sa ancora che genere di film sta vedendo.
La risposta l’avrò solo molto tempo dopo, quando il film è entrato completamente nel dimenticatoio: sto navigando su Youtube, ed è Carlo Verdone a darmela. Lui è ospite nel salotto di Fabio Fazio insieme al regista del film medesimo. Il giapponese è caduto a terra proprio a causa di quello che stava fotografando, vale a dire il panorama di Roma visto dal Gianicolo, il quale è talmente bello da folgorarlo.
Insomma, una di quelle scene di umorismo nero che Raimondo Vianello si scriveva da sé per recitarla in televisione.
Ecco, mi dico, perché sono stato spiazzato: non ero sicuro di aver capito bene la scena ( mi era parso che il malore fosse stato causato dal caldo) non solo perché non potevo sospettare di trovare quel genere di umorismo all’interno di un film che si sapeva in partenza non umoristico, na anche per il fatto che essa non lega perfettamente col significato delle scene precedenti; niente e nessuno, infatti - né la guida turistica, né i turisti, né i palazzi o il panorama che essi stanno guardando -, ci fanno capire che essi "sono la bellezza".
Per farla breve, quella scena, che vorrebbe essere fortemente simbolica, è girata con poca maestria, piove dall'alto come qualcosa di arbitrario; anche col senno la trovo del tutto gratuita.
Per quanto casuale, l’aneddoto può fare da paradigma al giudizio complessivo sul film. La sua qualità (modesta), infatti, si riassume nell’uso eccessivamente disinvolto dei vari registri espressivi, che spaziano dall’umoristico al drammatico senza mai fondersi e che anzi trasformano le scene in gag e i personaggi in vere e proprie macchiette. Una macchietta e perfino patetica è il personaggio affidato a Verdone, con quella fidanzata che lo prende in giro con un linguaggio e uno stile che sembrano usciti dalla fantasia dei fratelli Vanzina (altro che omaggio a Fellini), così come somigliano un po' a delle pantomime le scene che deridono la Performance Art mediante una Marina Abramovich dipinta come una semi-deficiente, la Chiesa cattolica osservata attraverso la didascalica volgarità di un cardinale che parla sempre di cibo e financo la vocazione missionaria vista attraverso la caricatura di Maria Teresa di Calcutta. Figure umane tutte ridotte più o meno a mere interpreti dell’Imbroglio Umano, senza il beneficio, non certo del mistero ma neanche del dubbio.
Poco significativo il personaggio “serio” di Sabrina Ferilli, né riscattano l’evidente grossolanità di tutta la fauna da circo che popola il film i contenuti qua e là ironico-intellettual-filosofici o comunque meno umoristici che fanno capo al personaggio principale ( pur nella bravura di Toni Servillo), tutto sommato – specie i dialoghi – convenzionali (si pensi a quella lunga chiacchierata in terrazza fra lui e i suoi amici che si pretenderebbe ironicamente brillante e originale ma che chissà quante volte abbiamo ascoltato in un film di serie B).
E allora il Golden Globe che ha vinto? O il recente endorsement sull’Oscar datogli da un uomo di cinema del calibro di Martin Scorsese? Ce ne faremo una ragione pensando all’idea tutta sbagliata che dell’Italia hanno personaggi perfino del livello di Woody Allen. Errori di punti vista capaci di produrre capolavori di bruttezza come To Rome with love.
Gli americani, inoltre, stravedono per l’Italia artistica e, se parliamo di cinema, hanno una vera e propria venerazione per Fellini. Una venerazione che li porta a guardare poco realisticamente a un mondo che li ha fatti sognare e del quale verosimilmente il film di Sorrentino ha sprigionato un po' di quel genere di profumo che si aspettavano di sentire.
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« immagine » Un giapponese cade a terra mentre sta fotografando il panorama di Roma; qualcuno cerca di soccorrerlo, ma l’uomo non dà segni di vita. E’ una delle scene iniziali dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza. Per coglierne il significato, inutilmente a mia volta ho cerca...
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Ve la do io l'amicizia uomo-donna

20 settembre 2013 ore 16:24 segnala


Tutto si può dire delle donne, tranne che siano delle miscredenti: possono non credere in Dio, possono non credere nella Madonna, possono non credere all’esistenza del diavolo, ma non ce n’è una che dica di non credere alla cosiddetta “amicizia uomo-donna”. Una convinzione così forte e diffusa da fare impallidire qualsiasi devozione religiosa. D’altra parte entrambe danno una speranza, la prima di essere felici nell’aldilà, la seconda di vivere più comodamente nell’aldiqua.
C’è da dire, però, che mentre la fede è dovuta all’innato senso del soprannaturale che c’è in ognuno di noi, quella convinzione va ricondotta al senso dell’umorismo delle donne soltanto, alle quali non viene mai in mente di chiedersi perché a quel genere di amicizia credano solo loro e di non capire quindi che l’unica risposta sensata all’interrogativo è la loro personale e quasi esclusiva convenienza.
Vediamolo, intanto, se può esistere un rapporto così stravagante. Tanto per cominciare, è assai poco credibile che l’amico possa instaurare con lei lo stesso genere di amicizia che si instaura fra uomo e uomo. Certo un uomo e una donna possono uscire insieme la sera, possono andare al cinema o al ristorante, possono anche viaggiare se vogliono, ma è imbarazzante che lo facciano da soli se a legarli c’è solo un’amichevole confidenza, c’è da scommettere che almeno uno dei due finirà per stancarsene e che la prossima volta ci penserà due volte, prima di riprovarci. Se poi lui o lei sono sposati, non se ne parla nemmeno di uscire insieme soli, saranno amici solo in mezzo alla folla e in proporzione alla quantità di gente della quale si trovano in compagnia.
Qualche anima candida dirà: "Ma cosa impedisce a entrambi di andare anche a letto insieme?" E io rispondo che quella non si chiama amicizia, ma normale rapporto di coppia che è nato e cresciuto attraverso un’anticamera alla quale, magari in buonafede, si dava erroneamente quel nome. Una nascita e una crescita eticamente impensabile fra due che si dichiarano "amici", se vogliamo accettare le regole base che disciplinano la vita sociale di questo mondo.
"Ma - lasciamo perdere la moralità - perché sostieni che questo rapporto chiamalocometipare conviene solo alle donne, se anche l’uomo, come s’è visto, potrà avvantaggiarsene?" dirà un’altra anima questa volta assai meno candida, puntando il dito sulla mia (presunta) misoginia.
E io rispondo: perché quel genere di anticamera – una sorta di zona franca - è infinitamente più nella natura della donna che nell’uomo, del quale una certa urgenza fisiologica (che nella donna non c'è) non tollera le anticamere, chiede anzi che più porte possibili restino immediatamente varcabili. .




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« immagine » Tutto si può dire delle donne, tranne che siano delle miscredenti: possono non credere in Dio, possono non credere nella Madonna, possono non credere all’esistenza del diavolo, ma non ce n’è una che dica di non credere alla cosiddetta “amicizia uomo-donna”. Una convinzione così forte...
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20/09/2013 16:24:41
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L'insostenibile leggerezza dell'essere stronzi

31 agosto 2013 ore 12:21 segnala


Nessuna idea, nessun riferimento a fatti o persone che possano avermi suggerito il titolo. Almeno a livello di consapevolezza, per quanto ne so, perché inconsciamente un riferimento devo averlo avuto – sapete, scorrendo i notiziari politici di questi ultimi giorni…
E’ così che funziona la mente, prende la prima immagine che le scorre davanti con insistenza e ci lavora sopra a suo capriccio e piacimento, con i risultati più inimmaginabili. E’ il suo “gioco di scrittura” preferito e. se ne hai voglia, puoi trasferirlo nel luogo dove ormai giochi sempre tu. Tra l’altro hai l’assoluta necessità di ovviare a un post precedente, la cui inevitabile quanto schifata rilettura lo ha reso talmente illeggibile che ti ha fatto pentire di averlo scritto. Se ti limiti a coprirlo pietosamente con un altro, è solo perché distruggerlo significa avere poco rispetto per la fatica umana.
Questo, in definitiva, l’andazzo che rende possibile il mantenimento di un blog: una sensazione di fastidio seguita dalla piacevolezza del suo superamento. Una situazione che non ha soluzione di continuità e che costituisce il presupposto classico del perdurare di un vizio…
Una sconfitta, insomma.
Va da sé che la sensazione di fastidio che ti dà la rilettura del tuo post è il riflesso di un fastidio più generale, perché altro che un post vorresti distruggere…
Un senso di fastidio che in questo caso è anche un segno di impotenza. Al punto che il pezzo avresti potuto intitolarlo “L’insostenibile leggerezza dell’essere blogger" , che se il blog è quello di una chat è ancora più leggera dell'aria: avresti fatto capire quello che nemmeno sei riuscito a dire.
Bene, anche stavolta è andata.

Ma a proposito di “politici” e di “stronzi” , bisogna che anche io dia il mio contributo di "blogger di una chat": il problema dell’Italia in questo momento non è Lui, ma LUI.

Cioè. un'altra persona.
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« immagine » Nessuna idea, nessun riferimento a fatti o persone che possano avermi suggerito il titolo. Almeno a livello di consapevolezza, per quanto ne so, perché inconsciamente un riferimento devo averlo avuto – sapete, scorrendo i notiziari politici di questi ultimi giorni… E’ così che funzi...
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31/08/2013 12:21:25
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Quello che le donne (virtuali) non dicono

27 agosto 2013 ore 20:56 segnala


Quello che le donne virtuali non dicono è che, virtualmente parlando, possono agire liberamente più di quanto la società, i costumi e la loro stessa educazione gli possa permettere.

Finalmente possono relazionarsi col primo che capita senza recriminare troppo se poi quello risulta un cretino.

Finalmente possono parlare delle conseguenze morali e psicofisiche senza alcuna sofferenza.

Possono perfino scriverne e dilungarsi a loro piacimento, nessun altro argomento è così affascinante.

Nonostante tutte le premesse e gli ammiccamenti, non hanno bisogno di giustificare la loro reticenza, la loro più o meno sistematica predilezione per il rifiuto.

La cosa più fantastica è che non devono inventarsi nessun mal di testa.

Addirittura non sono costrette a consultare il calendario e neanche a prendere la pillola!

Essere virtuale, anziché una creatura in carne e ossa, per una donna è il massimo. .
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« immagine » Quello che le donne virtuali non dicono è che, virtualmente parlando, possono agire liberamente più di quanto la società, i costumi e la loro stessa educazione gli possa permettere. Finalmente possono relazionarsi col primo che capita senza recriminare troppo se poi quello risulta ...
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27/08/2013 20:56:43
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