Alla faccia del sapere maschile

24 ottobre 2016 ore 16:38 segnala


Uno degli aspetti peggiori dell'assolutezza dittatoriale di Matteo Renzi è la sua indifferenza ai significati che ogni comportamento assume per gli esseri umani. La cosiddetta «riforma della scuola» ne rappresenta forse la prova più evidente. «Via i precari» è la parola d'ordine; «tutti saranno assunti per concorso»; «deve essere garantita la qualità culturale della scuola». Benissimo. Ma Renzi sa che l'85% per cento del personale di ruolo nelle scuole è di sesso femminile? Sa cosa comporta questo dato di fatto? I maschi non possiedono più nessun sapere da trasmettere ai figli? Non hanno più nessun interesse al futuro della Nazione? Una (...)(...) riflessione sull'allontanamento quasi totale dei maschi dall'educazione e dal sapere dei figli permetterebbe di capire che fa parte di quello stesso allontanamento testimoniato dall'omosessualità maschile, dal coito sterile, della quasi assoluta incapacità creativa della società italiana di oggi. In un certo senso testimonia la ribellione dei maschi al predominio e all'obbedienza verso le donne imposto loro dalla nascita fino alla fine della scuola secondaria superiore.

Dall'età neonatale a tutta la prima infanzia i bambini vengono lasciati nei nidi e negli asili per la maggior parte del giorno dove il personale che li assiste è tutto femminile ed esercita un'assoluta autorità. Per tutto il ciclo scolastico poi il predominio del personale insegnante femminile impedisce ai maschi il contatto con una personalità maschile con la quale identificarsi, nella quale credere; ma soprattutto impedisce lo sviluppo del tipo di pensiero maschile, rivolto alla profondità e all'analisi in modo molto diverso da quello femminile. Infine c'è l'aspetto più grave di una scuola affidata quasi del tutto alle donne: gli allievi, maschi o femmine che siano, non possono apprezzare, stimare, credere nel «sapere». Tutto quello che le donne insegnano non è stato né creato né scoperto da loro. Socrate era maschio, Omero era maschio, Virgilio era maschio, Galileo era maschio, Leonardo era maschio, Mozart era maschio, Einstein era maschio... Non si può insegnare bene nulla di ciò che non si è in grado di «pensare», di «creare». (Spero che le donne capiscano lo spirito con il quale faccio questa affermazione e non se ne offendano). Si afferma di solito - e le statistiche lo provano - che le studentesse sono più brave degli studenti. Non ci potrebbe essere una dimostrazione migliore che viene fornito un insegnamento più adatto alle menti femminili che a quelle maschili in quanto è diverso il modo con il quale i maschi guardano ai problemi, li «penetrano» (termine significativo con il quale abbiamo sempre qualificato l'intelligenza).

Ma poi, che cos'è questa tanto vantata riforma della scuola? L'idea più vecchia e più stantia di scuola che si possa avere nel 2000. La novità sarebbe invece quella di proiettare cicli di lezioni televisive preparate da una società ad hoc con i maggiori specialisti del mondo nelle singole discipline. Non ci sarebbero più le logore ripetizioni di insegnanti che per trenta o quarant'anni parlano sempre delle stesse cose, ma i più grandi storici, i più grandi matematici, i più grandi architetti, i più grandi musicisti d'Italia e del mondo esporrebbero con la semplicità e la chiarezza che contraddistinguono coloro che sono assolutamente padroni di ciò che dicono, i diversi cicli di lezioni, di cui la Società di edizione curerebbe la traduzione nella lingua italiana per quanto riguarda gli specialisti stranieri. Questo permetterebbe di accompagnare con le immagini adatte ogni argomento e non ci sarebbe studente che non ricordi, anche senza studiarlo, ciò che ha visto: che si tratti di un castello sulla Loira o di un carme di Catullo.

Il ruolo degli insegnanti potrebbe essere quindi quello di assistere insieme agli studenti alle lezioni televisive e poi discuterle e, se necessario, spiegarle nelle ore a ciò predisposte. La scuola sarebbe così, finalmente, ricca di figure maschili, non soltanto nelle lezioni televisive, ma anche nelle aule perché dove il sapere è «sapere», vivo e profondo, i maschi non mancano mai.

IDA MAGLI. Il giornale.it
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« immagine » Uno degli aspetti peggiori dell'assolutezza dittatoriale di Matteo Renzi è la sua indifferenza ai significati che ogni comportamento assume per gli esseri umani. La cosiddetta «riforma della scuola» ne rappresenta forse la prova più evidente. «Via i precari» è la parola d'ordine; «tu...
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Padre e figlia

31 marzo 2014 ore 21:38 segnala


"Io amo tutto ciò che di umano si muove intorno a me o occupa in qualche modo la mia visuale o la mia mente. In treno, per esempio, non riesco mai leggere perché mi sento obbligato a osservare le persone che stanno nel mio scompartimento. Alla vita morta o immaginaria del libro preferisco quella vera che palpita vicino alla mia. "
"Io invece mi annoio a guardarla, la gente…Specialmente quando non la trovo interessante."
"Ho capito, tu sei quel tipo di ragazza alla quale piace solo essere guardata. Sei in ottima compagnia. La stragrande maggioranza della gente si comporta come te: pensa che l’interesse di una persona per un’altra debba essere limitata a ciò che sollecita la curiosità secondo i canoni tradizionali. E’ troppo povera dentro per immaginare le ricchezze che ogni essere umano può nascondere."
"Se le tiene nascoste, non deve essere granché quell'essere umano, "dentro".
"A meno che non sia alto e bello … In quel caso le ricchezze sono garantite dall’aspetto fisico. Come nelle favole."
"Non ho niente contro le favole. Appartengono ai sogni dell’uomo, sono all’origine della sua crescita."
"E anche a quello della sua prossima disfatta: il mondo è pieno di persone che la pensano come te."
"Pensa a quelli che stanno facendo di tutto per eliminarli, i sogni.
"A chi ti riferisci?
"Papà, finiamola con questa sceneggiata sui massimi sistemi: secondo te io dovrei rovinarmi la vita prendendo per marito quello stronzetto... quel mezzo uomo che porta lo stesso cognome del tuo principale?!"

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« immagine » "Io amo tutto ciò che di umano si muove intorno a me o occupa in qualche modo la mia visuale o la mia mente. In treno, per esempio, non riesco mai leggere perché mi sento obbligato a osservare le persone che stanno nel mio scompartimento. Alla vita morta o immaginaria del libro prefe...
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Wow!... Quanno ce vo' ce vo' !

22 marzo 2014 ore 13:16 segnala


"Attenzione, oggi, a uscire di casa: è il primo o il secondo giorno di primavera, e fuori può succedere di tutto… Esplodono i colori, esplodono gli amori, esplode la vita, e le esplosioni sono pericolose... C’è perfino un certo tepore nell’aria che non la racconta giusta… E certi profumi? Siamo sicuri che siano profumi?"
"Insomma, è l’esplosione dei luoghi comuni... Questo, vuoi dire?
"Quanno ce vo’ ce vo’!"
"Wow!"
"Quanno ce vo’ ce vo’!"
"Wow! Wow!"
"Quanno ce vo’ ce vo’!"
"Wow! Wow! Wow!"
"Ammettilo: a te fa schifo una donna che dice “quanno ce vo’ ce vo’. Ma anche 'wow'!..."
"Schifo... E' tutto quel birignao trito e ritrfgito col quale tante credono di rendersi simpatiche. E comunque, dipende. Se la donna mi piace... se è una bella donna, possono piacermi persino i suoi birignao. Diversamente sarei capace di commettere un omicidio. Anzi, un 'femminicidio'."
"Mi stai dicendo che a una donna bella si può perdonare tutto?
"Di più."
"Che la bellezza di una donna giustifica tutto?"
"Più o meno."
"Cazzo. La prova provata che un uomo non giudica mai secondo giustizia."
"Ancora di più."
"La prova provata che mondo non esiste giustizia?"
"Esattamente."
"Insomma, la giustizia non è nell’uomo."
"E neanche in voi donne... Una prova potrebbe essere la differenza fra la considerazione che dite di avere di voi ( alta) e quella che avete effettivamente, cioè nessuna."
"Nessuna? Stai parlando di autostima?"
"Sto parlando di valore umano in senso stretto e in termini puramente quantitativi ... Bellezza, intelligenza e varie ne sono escluse."
"E la donna ha una scarsa considerazione di sé, secondo te…"
"Zero assoluto. Lo capisci quando è madre di una femmina e di un maschio: accomodante e possibilista con i pretendenti della figlia, selezionatrice inflessibile e rigorosa con le aspiranti nuore. Ma questo è niente. Prova a trovare una mamma capace di confessare questo doppiopesismo che tiene incorporato nella sua natura: una disonestà intellettuale gigantesca."
"Di luogo comune in luogo comune chissà dove andremo a finire…
"Il luogo comune è una verità. Solo che è troppo diffusa per essere creduta."
"Una verità consumata dall'uso..."
"Già. Guai però se ognuno di noi non ne avesse una."
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« immagine » Attenzione, oggi, a uscire di casa: è il primo o il secondo giorno di primavera, e fuori può succedere di tutto… Esplodono i colori, esplodono gli amori, esplode la vita! E le esplosioni sono pericolose . C’è perfino un certo tepore nell’aria che non la racconta giusta… E certi profu...
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La grande bellezza di un abbaglio

31 gennaio 2014 ore 16:14 segnala


Un giapponese cade a terra mentre sta fotografando il panorama di Roma; qualcuno cerca di soccorrerlo, ma l’uomo non dà segni di vita. E’ una delle scene iniziali dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza.
Per coglierne il significato, inutilmente a mia volta ho cercato soccorso nel mio comprendonio. Non lo trovo neanche quando, a distanza di mesi, per circostanze puramente fortuite, vedo in televisione il film per la seconda volta, e sì che ho intorno a me delle persone dalle quali potrei avere un aiuto: i loro volti sono ancora fermi alla perplessità iniziale, tipica di chi non sa ancora che genere di film sta vedendo.
La risposta l’avrò solo molto tempo dopo, quando il film è entrato completamente nel dimenticatoio: sto navigando su Youtube, ed è Carlo Verdone a darmela. Lui è ospite nel salotto di Fabio Fazio insieme al regista del film medesimo. Il giapponese è caduto a terra proprio a causa di quello che stava fotografando, vale a dire il panorama di Roma visto dal Gianicolo, il quale è talmente bello da folgorarlo.
Insomma, una di quelle scene di umorismo nero che Raimondo Vianello si scriveva da sé per recitarla in televisione.
Ecco, mi dico, perché sono stato spiazzato: non ero sicuro di aver capito bene la scena ( mi era parso che il malore fosse stato causato dal caldo) non solo perché non potevo sospettare di trovare quel genere di umorismo all’interno di un film che si sapeva in partenza non umoristico, na anche per il fatto che essa non lega perfettamente col significato delle scene precedenti; niente e nessuno, infatti - né la guida turistica, né i turisti, né i palazzi o il panorama che essi stanno guardando -, ci fanno capire che essi "sono la bellezza".
Per farla breve, quella scena, che vorrebbe essere fortemente simbolica, è girata con poca maestria, piove dall'alto come qualcosa di arbitrario; anche col senno la trovo del tutto gratuita.
Per quanto casuale, l’aneddoto può fare da paradigma al giudizio complessivo sul film. La sua qualità (modesta), infatti, si riassume nell’uso eccessivamente disinvolto dei vari registri espressivi, che spaziano dall’umoristico al drammatico senza mai fondersi e che anzi trasformano le scene in gag e i personaggi in vere e proprie macchiette. Una macchietta e perfino patetica è il personaggio affidato a Verdone, con quella fidanzata che lo prende in giro con un linguaggio e uno stile che sembrano usciti dalla fantasia dei fratelli Vanzina (altro che omaggio a Fellini), così come somigliano un po' a delle pantomime le scene che deridono la Performance Art mediante una Marina Abramovich dipinta come una semi-deficiente, la Chiesa cattolica osservata attraverso la didascalica volgarità di un cardinale che parla sempre di cibo e financo la vocazione missionaria vista attraverso la caricatura di Maria Teresa di Calcutta. Figure umane tutte ridotte più o meno a mere interpreti dell’Imbroglio Umano, senza il beneficio, non certo del mistero ma neanche del dubbio.
Poco significativo il personaggio “serio” di Sabrina Ferilli, né riscattano l’evidente grossolanità di tutta la fauna da circo che popola il film i contenuti qua e là ironico-intellettual-filosofici o comunque meno umoristici che fanno capo al personaggio principale ( pur nella bravura di Toni Servillo), tutto sommato – specie i dialoghi – convenzionali (si pensi a quella lunga chiacchierata in terrazza fra lui e i suoi amici che si pretenderebbe ironicamente brillante e originale ma che chissà quante volte abbiamo ascoltato in un film di serie B).
E allora il Golden Globe che ha vinto? O il recente endorsement sull’Oscar datogli da un uomo di cinema del calibro di Martin Scorsese? Ce ne faremo una ragione pensando all’idea tutta sbagliata che dell’Italia hanno personaggi perfino del livello di Woody Allen. Errori di punti vista capaci di produrre capolavori di bruttezza come To Rome with love.
Gli americani, inoltre, stravedono per l’Italia artistica e, se parliamo di cinema, hanno una vera e propria venerazione per Fellini. Una venerazione che li porta a guardare poco realisticamente a un mondo che li ha fatti sognare e del quale verosimilmente il film di Sorrentino ha sprigionato un po' di quel genere di profumo che si aspettavano di sentire.
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« immagine » Un giapponese cade a terra mentre sta fotografando il panorama di Roma; qualcuno cerca di soccorrerlo, ma l’uomo non dà segni di vita. E’ una delle scene iniziali dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza. Per coglierne il significato, inutilmente a mia volta ho cerca...
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Ve la do io l'amicizia uomo-donna

20 settembre 2013 ore 16:24 segnala


Tutto si può dire delle donne, tranne che siano delle miscredenti: possono non credere in Dio, possono non credere nella Madonna, possono non credere all’esistenza del diavolo, ma non ce n’è una che dica di non credere alla cosiddetta “amicizia uomo-donna”. Una convinzione così forte e diffusa da fare impallidire qualsiasi devozione religiosa. D’altra parte entrambe danno una speranza, la prima di essere felici nell’aldilà, la seconda di vivere più comodamente nell’aldiqua.
C’è da dire, però, che mentre la fede è dovuta all’innato senso del soprannaturale che c’è in ognuno di noi, quella convinzione va ricondotta al senso dell’umorismo delle donne soltanto, alle quali non viene mai in mente di chiedersi perché a quel genere di amicizia credano solo loro e di non capire quindi che l’unica risposta sensata all’interrogativo è la loro personale e quasi esclusiva convenienza.
Vediamolo, intanto, se può esistere un rapporto così stravagante. Tanto per cominciare, è assai poco credibile che l’amico possa instaurare con lei lo stesso genere di amicizia che si instaura fra uomo e uomo. Certo un uomo e una donna possono uscire insieme la sera, possono andare al cinema o al ristorante, possono anche viaggiare se vogliono, ma è imbarazzante che lo facciano da soli se a legarli c’è solo un’amichevole confidenza, c’è da scommettere che almeno uno dei due finirà per stancarsene e che la prossima volta ci penserà due volte, prima di riprovarci. Se poi lui o lei sono sposati, non se ne parla nemmeno di uscire insieme soli, saranno amici solo in mezzo alla folla e in proporzione alla quantità di gente della quale si trovano in compagnia.
Qualche anima candida dirà: "Ma cosa impedisce a entrambi di andare anche a letto insieme?" E io rispondo che quella non si chiama amicizia, ma normale rapporto di coppia che è nato e cresciuto attraverso un’anticamera alla quale, magari in buonafede, si dava erroneamente quel nome. Una nascita e una crescita eticamente impensabile fra due che si dichiarano "amici", se vogliamo accettare le regole base che disciplinano la vita sociale di questo mondo.
"Ma - lasciamo perdere la moralità - perché sostieni che questo rapporto chiamalocometipare conviene solo alle donne, se anche l’uomo, come s’è visto, potrà avvantaggiarsene?" dirà un’altra anima questa volta assai meno candida, puntando il dito sulla mia (presunta) misoginia.
E io rispondo: perché quel genere di anticamera – una sorta di zona franca - è infinitamente più nella natura della donna che nell’uomo, del quale una certa urgenza fisiologica (che nella donna non c'è) non tollera le anticamere, chiede anzi che più porte possibili restino immediatamente varcabili. .




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« immagine » Tutto si può dire delle donne, tranne che siano delle miscredenti: possono non credere in Dio, possono non credere nella Madonna, possono non credere all’esistenza del diavolo, ma non ce n’è una che dica di non credere alla cosiddetta “amicizia uomo-donna”. Una convinzione così forte...
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L'insostenibile leggerezza dell'essere stronzi

31 agosto 2013 ore 12:21 segnala


Nessuna idea, nessun riferimento a fatti o persone che possano avermi suggerito il titolo. Almeno a livello di consapevolezza, per quanto ne so, perché inconsciamente un riferimento devo averlo avuto – sapete, scorrendo i notiziari politici di questi ultimi giorni…
E’ così che funziona la mente, prende la prima immagine che le scorre davanti con insistenza e ci lavora sopra a suo capriccio e piacimento, con i risultati più inimmaginabili. E’ il suo “gioco di scrittura” preferito e. se ne hai voglia, puoi trasferirlo nel luogo dove ormai giochi sempre tu. Tra l’altro hai l’assoluta necessità di ovviare a un post precedente, la cui inevitabile quanto schifata rilettura lo ha reso talmente illeggibile che ti ha fatto pentire di averlo scritto. Se ti limiti a coprirlo pietosamente con un altro, è solo perché distruggerlo significa avere poco rispetto per la fatica umana.
Questo, in definitiva, l’andazzo che rende possibile il mantenimento di un blog: una sensazione di fastidio seguita dalla piacevolezza del suo superamento. Una situazione che non ha soluzione di continuità e che costituisce il presupposto classico del perdurare di un vizio…
Una sconfitta, insomma.
Va da sé che la sensazione di fastidio che ti dà la rilettura del tuo post è il riflesso di un fastidio più generale, perché altro che un post vorresti distruggere…
Un senso di fastidio che in questo caso è anche un segno di impotenza. Al punto che il pezzo avresti potuto intitolarlo “L’insostenibile leggerezza dell’essere blogger" , che se il blog è quello di una chat è ancora più leggera dell'aria: avresti fatto capire quello che nemmeno sei riuscito a dire.
Bene, anche stavolta è andata.

Ma a proposito di “politici” e di “stronzi” , bisogna che anche io dia il mio contributo di "blogger di una chat": il problema dell’Italia in questo momento non è Lui, ma LUI.

Cioè. un'altra persona.
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« immagine » Nessuna idea, nessun riferimento a fatti o persone che possano avermi suggerito il titolo. Almeno a livello di consapevolezza, per quanto ne so, perché inconsciamente un riferimento devo averlo avuto – sapete, scorrendo i notiziari politici di questi ultimi giorni… E’ così che funzi...
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Quello che le donne (virtuali) non dicono

27 agosto 2013 ore 20:56 segnala


Quello che le donne virtuali non dicono è che, virtualmente parlando, possono agire liberamente più di quanto la società, i costumi e la loro stessa educazione gli possa permettere.

Finalmente possono relazionarsi col primo che capita senza recriminare troppo se poi quello risulta un cretino.

Finalmente possono parlare delle conseguenze morali e psicofisiche senza alcuna sofferenza.

Possono perfino scriverne e dilungarsi a loro piacimento, nessun altro argomento è così affascinante.

Nonostante tutte le premesse e gli ammiccamenti, non hanno bisogno di giustificare la loro reticenza, la loro più o meno sistematica predilezione per il rifiuto.

La cosa più fantastica è che non devono inventarsi nessun mal di testa.

Addirittura non sono costrette a consultare il calendario e neanche a prendere la pillola!

Essere virtuale, anziché una creatura in carne e ossa, per una donna è il massimo. .
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« immagine » Quello che le donne virtuali non dicono è che, virtualmente parlando, possono agire liberamente più di quanto la società, i costumi e la loro stessa educazione gli possa permettere. Finalmente possono relazionarsi col primo che capita senza recriminare troppo se poi quello risulta ...
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Un saluto come piace a un terzo degli Italiani...

27 agosto 2013 ore 18:41 segnala



...e quindi anche a un terzo di quelli che stanno qui.

Gli altri due terzi pazientino.[/size



.

Abitare al 3 piano e sentirsi migliore di chi abita al primo

24 agosto 2013 ore 12:30 segnala


Per come lo vedo io, il razzismo è connaturato in ognuno di noi. Basta avere in sé un qualche elemento che faccia sentire migliore dell’altro. Una cosa diversa, quindi, dal complesso di superiorità, dove non ci sono termini di paragone specifici e il senso di superiorità è verso tutti.
Il razzismo classico ha solo una motivazione più evidente, basato com’è anche sul colore della pelle, ma nella sostanza non è diverso da un senso di superiorità qualsiasi che trovi la sua spiegazione, sia pure inconfessata, nella presunta miniera di risorse fisiche, intellettuali o di altro genere che l'altro non ha. In questo caso la razza non c’entra ma la natura sì, il che più o meno è la stessa cosa.
L’uomo ricco che abbia ereditato la sua fortuna non ammetterà mai di essere migliore dell’uomo povero solo perché è stato fortunato, intimamente è portato a pensare che la ricchezza sua e della sua famiglia sia dipesa da abilità e attitudini congenite nella famiglia stessa, da qualità speciali che la stirpe del povero non ha mai avuto. Così è per tutti i campi dell’attività umana, ma anche per le semplici situazioni che creano una qualsiasi differenza tra gli individui.
In una palazzina, l’abitante del terzo piano guarderà sempre dall’alto in basso non solo il portinaio ma anche chi abita al primo, vuoi perché la civiltà ci ha fatto questi regali, vuoi perché la natura dell’uomo arriva a simili meschinità.
Niente però è paragonabile al razzismo che ha come causa scatenante la bellezza (o la bruttezza) fisica, sembra anzi che la natura si diverta a rimescolare le carte e a pareggiare i conti quando si accorge che su altri fronti il destino ha favorito l’uno e infierito sull’altro, tanto è vero che le Cenerentole ci commuovono sempre. Allo stesso modo di come ci consola sapere che il figlio di quel famoso personaggio è un'altrettanto famosa testa di cazzo.
Come si rimedia al razzismo? Con la cultura. Con la cultura e con l’autocompassione. Dobbiamo avere compassione di noi stessi, ma anche molta pazienza: alle tante domande che la realtà ci pone su una delle tante meschinità della natura umana, dobbiamo essere capaci di rispondere solo dopo aver contato fino a cento.
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« immagine » Per come lo vedo io, il razzismo è connaturato in ognuno di noi. Basta avere in sé un qualche elemento che faccia sentire migliore dell’altro. Una cosa diversa, quindi, dal complesso di superiorità, dove non ci sono termini di paragone specifici e il senso di superiorità è verso tutt...
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Miss Universo è qui fra noi.

20 agosto 2013 ore 09:46 segnala


Miss Universo è qui fra noi. Sì, proprio qui, sul nostro sito. Non è uno scherzo e neanche una battuta. E’ una convinzione sincera, a meno che non si voglia credere all’infallibilità dei concorsi di bellezza, i cui metri di giudizio lasciano il tempo che trovano. Al massimo posso concedere che questa è l’ennesima folgorazione estetica che mi capita periodicamente ogni tre-quattro anni, il che non inficia minimamente il giudizio, semmai denuncia l’assurda regolarità temporale della “Miss dell’anno”, l’arbitrarietà di un sistema che sulla bellezza si attribuisce scadenze e competenze esclusive...
Come se una bellezza così’ rara la si potesse individuare a comando… come se nel Pianeta non ci fossero miliardi di uomini come me in grado di smentirli. Ma poi come si permettono?! Come si permettono di dire che la donna più bella del mondo è quella che hanno trovato loro e non quella che ho individuato io?
E’ incontrovertibile comunque che, allo stesso modo in cui si pretende l’insindacabilità del loro giudizio, nessuno può smentire il mio. L’unica differenza è la mancanza di un verdetto ufficiale, dal momento che la decisione di mettere una corona in testa questa volta è mia soltanto e l’ho presa in assoluto silenzio. Una corona virtuale, ma validissima.
Quanto al resto, la nutrita rassegna fotografica di un sito come questo vale bene le sfilate viste al video all’interno di un monopolio televisivo ormai mondiale dei quali ormai si conoscono tutti i guasti. Senza contare i sospetti d’irregolarità di qualsiasi televoto.
Adesso, cari amici, scommetto che siete ansiosi di sapere chi è questa ragazza, così come io sono ansioso di comunicarvelo. A essere sincero, sono anzi trepidante perché non vorrei deludervi, perché mi piacerebbe tanto che condivideste in pieno il mio verdetto, il quale, a quel punto – cazzo! –, avrà anch’esso la sua ufficialità.
Una sola cosa vi chiedo, cari amici, prima di rivelarvi il suo nick e consentirvi di passare in rassegna il suo album fotografico: non badate alla rassomiglianza che questa ragazza potrebbe avere con me e che sicuramente sarebbe casuale. Ricordatevi anzi, come recentemente scrissi in un post, che nella mia foto, in quell’unica foto attraverso la quale voi tutti mi conoscete, io non mi riconosco più.
D’altra parte, se leggete Il diavolo in corpo di Radiguet troverete una migliore spiegazione di quello che voglio dire, e cioè che l’attrazione fisica fra uomo e donna è regolata da precise leggi naturali basate sulla rassomiglianza dei caratteri somatici… insomma, non fatemi dire altro, tutti sanno che “chi si somiglia si piglia”…
Adesso tenetevi forte: il nick è “belladinapoli”

P.S. Cari amici, prima di rispondere ai vostri commenti, permettetemi di scrivere un altro post indirizzato alla stessa “belladinapoli”, che è mia figlia, e a “deapartenopea” che è sua madre, le due splendide creature che tengo a carico e che in questi ultimi mesi mi hanno scassato i santissimi per “non avere mosso un dito in suo favore” durante le selezioni per Miss Italia di nonsopiù quale paesino alle quali lei ha partecipato ... Mi raccomando, però, dateci sotto con i il "mi piace" sulle foto, tanto so che nessuna dei due legge mai un cazzo di niente e tanto meno del mio blog...
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« immagine » Miss Universo è qui fra noi. Sì, proprio qui, sul nostro sito. Non è uno scherzo e neanche una battuta. E’ una convinzione sincera, a meno che non si voglia credere all’infallibilità dei concorsi di bellezza, i cui metri di giudizio lasciano il tempo che trovano. Al massimo posso con...
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