Un commento ritirato all'ultimo momento

11 marzo 2017 ore 19:12 segnala



Il lungo corsivo che segue è un commento che ho preferito rimangiarmi prima ancora di darlo in pasto a una conosciutissima bachecaria di lungo corso e al suo numeroso seguito. Non mi andava però che finisse nel cestino: prima di completarlo, ho dovuto ingrassarlo come un porcellino, per renderlo appetibile, e come si sa, del maiale non si butta via niente. Quanto alla ratio della decisione, chi vuole può trovarla alla fine del commento stesso. Liberi ovviamente di dubitare della sua veridicità, i quattro lettori che mi leggerete: per me anzi sarebbe meglio se fosse scambiato per una fiction. Più della credibilità del suo contenuto, infatti, mi premeva non offendere nessuno, L’iniziale del nick è fittizio per motivi altrettanto ovvi; quanto al sesso femminile della destinataria, fate voi: volete mettere l’effetto peperoncino che dà un post sospetto di misoginia?

Carissima D***
trattandosi di una comunicazione della quale avrei voluto fare a meno – praticamente vengo a rovinarti la festa, considerata la tua ultra pluriennale presenza in questo sito e lo spettacolare seguito che ti sei guadagnata negli anni, grazie anche all’indiscutibile fascino della foto che illumina il tuo profilo – , di proposito arrivo fuori tempo massimo e in coda ai tantissimi commenti. So che potrei passare inosservato in un social che proprio letterario non è che alla parola scritta dà la stessa dignità che merita uno sbadiglio, ma è meglio dirti subito che l’ho fatto perché non avevo altra scelta: non sono fra i tuoi preferiti, e mi era impossibile scriverti in privato. La conseguenza è che, insieme alla speranza di non offendere nessuno, nutro il timore di essere frainteso, e non solo dalla destinataria di questa bacheca. L’eventualità, cioè, che un piccolo scrupolo morale venga scambiato per qualcos’altro. In questo senso diciamo pure che ne ho la certezza: non ho mai visitato ufficialmente i tuoi scritti (o almeno negli ultimi tempi, credo), e il fatto che non si tratti neanche adesso di un commento non autorizza certo un giudizio lusinghiero nei miei confronti o, comunque, che non sia privo di sospetti. Vedrò di fugare almeno quelli, ma sappi che non me la prenderò più di tanto se non mi risponderai o – eventualità più probabile - farai finta di snobbarne il contenuto, pur per certi versi clamoroso. Quanto ai benefici che ne trarrai a dispetto della perfidia eventuale che mi attribuirà qualche simpatico lettore, ho messo nel conto del compenso i ringraziamenti silenziosi che mi rivolgerai in futuro.
Prima che ti dica esattamente di cosa si tratta – solo un piccolo bisticcio con il “corretto impiego di un segno grafico ” della lingua italiana, tutto sommato, se l’imperscrutabilità dell’animo umano non ci costringesse a diffidare di quello altrui (specialmente degli “amici”) fino a scandagliarlo con la stessa profondità prevista per una fogna –, non sarà inutile ricordare che la mia iniziativa nasce dalla simpatia per la tua persona. La simpatia e quel minimo di piacere che presuppone la lettura di qualsiasi cosa che non somigli a una bolletta di pagamento. Solo che al tuo millesimo o tremillesimo brano che hai postato in bacheca, ancora una volta mi è capitato di vedere un errore che mi ha fatto perdere il filo: l’avverbio (..) tu lo scrivi (..) come se si trattasse di una preposizione. Per essere sincero, leggendoti, mai ho mai pensato che si trattasse di un refuso, considerata anche la relativa importanza di ciò che si scrive in una bacheca: è uno degli errori d’italiano più diffusi che si vedono in giro (perfino nei sottotitoli dei film che passano in televisione, si vedono, il che è la dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, che anche alla RAI assumono per raccomandazione). Confesso anzi che per scrupolo le prime volte sono andato a scorrermi il tuo altrettanto corposo blog, per averne la conferma e, via via che pubblicavi i tuoi post, ci ho fatto pure una scommessa: vuoi vedere, mi son detto, che questa affascinante creatura è anche una signora “Perfetti”, riguardo alla lingua italiana? Ma non era solo quella la curiosità che mi spingeva a cercare il tuo nick, il che però non era poco, perché nasceva pur sempre da una capacità di scrittura senza la quale per me tu non saresti nemmeno esistita.
Una volta maturata l’idea della segnalazione – e pazienza se te la faccio en passant , dietro la maschera di un commento –, anche adesso la mia curiosità si è spostata sui tuoi estimatori fissi (in velocità ne ho contati più di una ventina, e tutto si può dire almeno di alcuni di loro, tranne che siano dei lettori distratti o superficiali: stranamente, i post da te pubblicati superano abbondantemente il migliaio, ma nessuno di loro, dopo tanti anni,mostra di inciampare su quell’intoppo che continua a costellare le tue pagine. Un intoppo non dichiarato che fa riflettere. Fa pensare a dei “non vedenti”, piuttosto che a quegli studenti eternamente in lotta con la grammatica e l’ortografia. Perché, esclusa la coazione a ripetersi dell’assassino seriale, che è tipica di questo genere di errori, è arcisicuro che ognuno di loro, a parte le eccezioni, come tutti va a votare nei REFERENDUM ABROGATIVI E CONFERMATIVI, E dentro la cabina elettorale, una volta aperta la scheda, qual è il monosillabo che il cittadino elettore si trova a dover sbarrare in alternativa all’altro, se non esattamente quello di cui stiamo parlando? No che non è normale non accorgersi dell’errore, diciamo anzi che è DIABOLICO. E se l’errore lo si vede, perché non informartene? In pubblico o in privato, ha avuto mille modi e occasioni per farlo, il tuo ammiratore! Né può temere di urtare la tua sensibilità o ricevere una reazione che con sia un doveroso ringraziamento: a leggerti, si capisce subito la persona soave che sei. A parte il fatto che non difetti neanche di autoironia. O forse vuole farti credere che è roba da maestrine? Ma perché allora in quegli scontri che seguono a un commento offensivo si tirano fuori sempre le “qualità grammaticali” dell’altro come ragionamento? Ma a questo punto mi tocca sperare solo che tu non te la prenda troppo.


Non so se mi leggerai qui e/o ti identificherai o meno nella destinataria di questo mio “non commento”, ma una volta presa la decisione di annullarlo o di spostarlo altrove, ugualmente mi corre l’obbligo di spiegartene i motivi. Come prima cosa devo dirti che non è stato un semplice ripensamento: un istante prima di premere l’”invia”, mi sono ricordato che anche F*** - il tuo lettore fisso F*** - “personalizza” i suoi lavori con un'offesa all’ortografia non meno clamorosa della tua – anche questa, ahimè, fa parte dei “18 ERRORI PIU’DIFFUSI DELLA LINGUA ITALIANA”. Lui scrive (..) anziché (..), cioè esagera nel farci capire che sa distinguere fra un avverbio e il fiume più lungo d’Italia. A quel punto, però, mi sono ricordato pure che così come lui legge la tua roba, tu leggi la sua roba, che come lettrice non sei diversa da lui e che quindi anche tu, come gli altri, hai preferito farti i cazzi tuoi! Ho sudato freddo: considerando che questo è un sito chattarolo e non un società di mutuo soccorso, ho pensato che se avessi dato il via al mio commento, nessuno avrebbe garantito la salvezza delle mie pagine. Alla fine, insomma, ho preferito anche io farmi i cazzi miei.
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11/03/2017 19:12:16
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Commenti

  1. luc.ariello 11 marzo 2017 ore 20:54
    Mi piace il leggere qualcosa che non sia uno sperticato elogio di qualsiasi castroneria partorita da un rappresentante del genere femminile.
    Raro, ma non unico.
  2. s.hakespeare 11 marzo 2017 ore 21:03
    Sono lieto dell'apprezzamento, ma non posso non evidenziare che nel caso di questo post, e cioè relativamente a cattive abitudini grammaticali dure a morire, uomini e donne sono sullo stesso piano.
  3. luc.ariello 11 marzo 2017 ore 21:12
    Ne sono convinto: ma in una donna sono....vezzi, licenze poetiche.
    Cerco di immaginare, che so, Leopardi che posta qualcosa su chatta.
    Quanti "mi piace" pensi raccatterebbe?
  4. s.hakespeare 11 marzo 2017 ore 21:25
    Ah, ne sono sicuro, in omaggio a Renzi direbbero che è un gufo, e, in quanto tale, non solo non lo commenterebbero perché si è sparsa la voce, ma non lo leggerebbero neanche.
  5. luc.ariello 11 marzo 2017 ore 21:33
    Ma sopratutto perché è uomo, anzi,....perché non è donna.
  6. leggendolamano 12 marzo 2017 ore 08:27
    Ho letto con interesse E non posso esimermi dal fare due brevissimi commenti:
    Eviterei l'autocompiacimento letteraria, ammiro chi pur senza capacità inadeguata cultura tenta di esprimere se stesso. Il coraggio di farlo fa Passare in secondo piano eventuali difformità sintattiche lessicali formali o grammaticali. La letteratura la cerco altrove qui cerco umanità e la trovo... campionario inesauribile di pregi e difetti.
  7. s.hakespeare 12 marzo 2017 ore 08:59
    Uno cerca cosa vuole e dove vuole, qui e altrove, ma una cosa non esclude l'altra. In ogni caso, se leggi il post con attenzione, non mi sognavo neanche di segnalare l'imperfezione lessicale dei blogger (che il soggetto narrante fra l'altro si attribuisce, sia pure col beneficio del dubbio) ma l'ipocrisia diffusa è reciproca che impedisce di migliorarsi a vicenda. Ognuno, insomma, leggendo un post, si fa i cazzi propri quando vede l'errore dell'altro e magari ne gode.
  8. Semplicemente.ANNA 15 marzo 2017 ore 14:44
    Demenza senile, la mia naturalmente, a dire il vero avevo letto questo post e presumibilmente ero arrivata anche a colei o coloro ai quali è rivolto ma:
    Prima cosa, non ho afferrato subito che questo nick portasse a te, ciò che mi ha convinta è stato il fatto di essere andata a ritroso nel tuo blog e solo allora ho constatato chi sei.
    Seconda cosa credo di aver capito a chi ti riferisci e...visti certi precedenti non avrei comunque fatto commenti. Certo chi vanta così tanti adepti nelle bacheche o nei blog non sono poi molti.
    Mi sono subito auto-esclusa nonostante i miei parecchi errori quando hai descritto il soggetto definendola "soave".

    Del resto è logico che tu, quale scrittore di libri e critico letterario riesci a individuare all'istante anche il più impercettibile errore di uno scritto. Personalmente ritengo giusto anzi opportuno far notare un errore ma parlo per me. Altre/i potrebbero offendersi.
  9. s.hakespeare 15 marzo 2017 ore 18:21
    Non esageriamo con l'autoflagellazione. Quello,comunque, che mi sembra interessante rilevare è la prevalenza della personificazione che per lo più caratterizza la lettura di uno scritto: la prima cosa che conta è intanto identificarne l'autore e poi indovinare il presunto destinatario del suo messaggio ( giudicando il tutto di conseguenza: se lo ha scritto tizio è un capolavoro, se lo ha scritto Caio è una schifezza). Il suo contenuto diventa secondario, quando invece rappresenta il motivo principale per il quale è stato scritto. Le identificazioni (del destinatatario: ma ci sono due destinatari e non uno) di cui parli potrebbero essere giuste, ma anche casuali, perché il pezzo è stato scritto originariamente per un altro sito (letterario), dove era stato accolto... be' la sua vicenda potrebbe essere oggetto di un altro racconto. Ho detto proprio "racconto", e non devo dirti altro riguardo alle tue congetture e alle tue personificazioni dure a morire. Ma perché non imparate tutti a "raccontare" di, anche di noi stessi e non a "parlare" di noi stessi. C'è una bella differenza: entra in gioco l'invenzione e la fantasia, lo scritto ne guadagna e si gioca a fare della letteratura. Ne consegue, insomma, un'ovvietà: prima di imparare a scrivere, bisogna imparare a leggere, che è molto molto più difficile. Solo dopo avere imparato a leggere, si può provare a fare qualche scarabocchio. La regola vale anche per i principianti.

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