Non dimenticare che ...

13 aprile 2020 ore 10:59 segnala
Quando la curva del contagio scenderà e i
governi annunceranno che ce l'abbiamo fatta.
Per favore,
non tornate all'immortalità,
non indossate più l'abito da invincibili,
intransigenti,insopportabili,non dimenticate
quello che avete provato.
Per favore siate vulnerabili per sempre.
Continuate a cantare sui balconi.
Continuate ad applaudire alle donne
delle pulizie,alle cassiere,alle vostre madri.
Non dimenticate che siete solo umani,
che siete fragili che siete finiti
e prendetevi cura della vita del pianeta
e di tutti gli esseri del mondo
fino al giorno della morte come se aveste
imparato qualcosa.(J.HEME)









E dopo le splendide parole di Heme ,
le mie misere e semplici considerazioni
sono nulla , ma vorrei dal profondo
del Cuore che tutto quello che stiamo
vivendo in questi mesi non venga mai
dimenticato ,non solo da chi ha avuto
purtroppo vittime nelle loro famiglie,
ma da noi tutti e da tutto il Mondo .
Non dimentichiamoci di loro , dei medici,
degli infermieri, dei volontari della
croce rossa , degli addetti alle pulizie
dei reparti , delle OSS, ed ancora ,
quando andiamo nei supermercati , doniamo
un sorriso alle cassiere , a tutte le
persone che sono state impegnate in questa
grandissima emergenza , rischiando la
propria vita per fare in modo che non
ci manchi nulla quando andiamo a fare
la spesa. Ed alla protezione civile , ai
militari , alle forze dell'ordine tutte,
ed a tutti Noi che ci stiamo prendendo
cura della nostra Italia perchè un
giorno quando tutto sarà finito , ci
possiamo considerare fieri di essere
Italiani .

Giulia :cuore


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Quando la curva del contagio scenderà e i governi annunceranno che ce l'abbiamo fatta. Per favore, non tornate all'immortalità, non indossate più l'abito da invincibili, intransigenti,insopportabili,non dimenticate quello che avete provato. Per favore siate vulnerabili per sempre. Continuate a...
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13/04/2020 10:59:08
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Un viaggio nel presente ...

31 marzo 2020 ore 16:15 segnala
...Ed un sogno nel futuro prima e dopo il coronavirus.
Un'emozionante racconto , reperito dal web e scritto
da "latartarugavolante" che anche se l'ho copiato dal
suo sito , ho ritenuto doveroso metterlo a conoscenza
anche in questo contesto di blog, questa storia su
cui riflettere. Buona Lettura e grazie per aver la
pazienza di leggerlo fino in fondo !

Giulia :cuore









Mamma perché devo uscire a giocare? Non posso rimanere
in camera a giocare a Candy Crash?

Lisa, prima che tu nascessi è successa una cosa strana
nel mondo, un virus che in pochi mesi ha cambiato la
nostra vita. Persone infette, tanti morti, decine e
decine di persone ricoverate in ospedale e chi non
era ammalato, stava chiuso in casa.

Sembra impossibile da credere, ma abbiamo passato
mesi sempre a casa. Ci si muoveva solo per andare a
fare la spesa. E non solo noi in Australia, ma anche
dalla nonna in Italia, così come in tutto il mondo.
Gli aerei non volavano, le frontiere erano chiuse.
Ogni paese proteggeva il suo popolo. Era diventato
un mondo chiuso in se stesso.

Fare la spesa ai tempi del Corona Virus

Per andare a fare la spesa si faceva a turno, così
da uscire il meno possibile.
Il giorno della spesa era un delirio:
cercavamo di fare una lista il più precisa
possibile, per rimanere al supermercato meno tempo.






Scendevamo in garage, muniti di Amuchina, guanti
usa e getta e mascherina. Ancora prima di arrivare
al supermercato si intravedeva la fila, gente
distante una dall’altra un metro e più, tutti
con mascherina e guanti. E non ci si parlava.
Ci si guardava e si faceva un mezzo sorriso,
sotto la maschera bianca, così poco convinto
che gli occhi rimanevano fermi. Poi arrivava
il tuo turno, prendevi il carrello, con la
bottiglietta d’alcol pulivi quanta più superficie
possibile, ed entravi nel supermercato.

Io ho sempre amato andare al supermercato,
perché pieno di colori, di gente indaffarata e
allegra, di vita raccolta in due scaffali.
Ma in quei momenti era una sofferenza.
Ognuno a distanza, mi fermavo davanti allo
scaffale della pasta, prendevo quella che mi
serviva e via, incurante della marca o del
prezzo. Prendevo quella che c’era, come se
fosse l’ultima pasta della vita.
E quando incrociavi qualcuno, il panico.
Oddio, mi devo spostare, ma non c’è abbastanza
posto. Allora prendevo un gran respiro e passavo
il più veloce possibile. O no, li c’erano i miei
biscotti preferiti. Ma che te ne frega, passi e
vai oltre. Dopo tre ore, finalmente rientravi a
casa, salva, il sana lo saprai solo dopo due
infinite settimane. Già, perché questo Corona Virus,
cara Lisa, non si manifestava subito, ma aveva
circa due settimane di incubazione. Avevamo appeso
al frigo un foglio bianco, con il nome mio e di
tuo papà e indicavamo l’ultima volta che eravamo
usciti, depennando mano a mano i giorni.







Le giornate a casa durante il CoronaVirus

“Ma cosa facevate tutto il giorno a casa? E la nonna?“.

A casa abbiamo iniziato ad organizzarci fin da subito, sai
come è fatto tuo papà. Mattino sveglia come al solito, poi
ognuno davanti al proprio computer andavamo avanti con i
nostri lavori. Avevamo deciso di indossare abiti da lavoro
anche se eravamo chiusi in casa, nonostante la tentazione
di stare tutto il giorno in pigiama era tanta.
A metà mattina facevamo pausa caffè, allora preparavo un
bel caffè, due biscotti e facevamo due passi in giardino.
Dopo pranzo, mezz’ora di libertà. Ci divertivamo a guardare
i messaggi su Whatsapp o su Instagram e Facebook dei
nostri amici o conoscenti.

In quei mesi abbiamo usato i “social” come non mai, tanto
che anche le linee telefoniche erano a pieno regime, ogni
tanto si bloccavano, erano superaffollate, super-usate,
erano ancora più stanche di noi. Io che non sopporto i
social, in quel periodo li ho rivalutati.


I social e il Corona Virus

Grazie a loro eravamo in contatto con tante persone,
sapevamo cosa succedeva in giro per il mondo, guardavamo
le conferenze stampe del Primo Ministro, avevamo
appuntamenti ginnici di ogni tipo e genere.
Mattino presto, mezz’ora di yoga. Poi un’ora di
ginnastica più impegnativa verso le cinque di sera.
E non parliamo dei corsi on line, mi ero iscritta a
corsi di inglese, di spagnolo, di analisi di bilancio,
di sartoria e disegno.

Le prime settimane eravamo tutti molto impegnati,
fra video conferenze di lavoro, video per aperitivi
virtuali, video fra amici e video con i nonni,
eravamo più impegnati di prima.

I social erano diventati la nostra quotidianità,
avevano sostituito le cene, le passeggiate, le
riunioni di lavoro e perfino le chiacchiere fra amiche.

Eravamo positivi, eravamo ancora allegri nelle prime
settimane.
Anche la nonna, sola in casa, si era attrezzata.
Ginnastica, aggiornamenti in tempo reale e varie messe,
tutto rigorosamente alla televisione. Si era inoltre
dedicata a fare mascherine, anche se non le usava visto
che io e la zia le impedivamo di uscire.
La sentivo ogni giorno via Skype e mi preoccupavo per
lei, così ogni giorno cercavo di raccontarle qualcosa
di nuovo, ma lei aveva due fisse, cosa fa Conte, e cosa
non fa Di Maio. Credo avesse paura, non usciva nemmeno
in giardino, secondo lei il virus era anche nell’aria,
anche se ogni giorno apriva le finestre per cambiare
aria in casa. Mi faceva sorridere la sua incoerenza.
Sai com’è, falle cambiare idea se ci riesci!

Ma dopo un mese di quarantena, iniziavamo a sentire
i primi effetti.


Leggevamo e ascoltavamo teorie di ogni genere, chi
diceva che era una semplice influenza, chi invece
una peste. Chi ancora parlava di complotto contro
la Cina e l’Italia, chi di un Corona Virus nato da
una zuppa di pipistrello. Ma i contagiati aumentavano
sempre più, così come i morti.
E noi iniziavamo a perdere il nostro ottimismo.
I giorni iniziavano a farsi lunghi, mi ero stancata
delle lezioni di yoga, dei corsi di sartoria e di
cucinare dolci di ogni tipo. Stavamo diventando tristi.






Ed ecco arrivare la Primavera!

Poi un giorno abbiamo iniziato ad ascoltare. Abbiamo
chiuso i social, abbiamo chiuso la televisione e
abbiamo aperto le finestre. La primavera era lì,
fuori, e non era mai stata così bella. Il cielo era
azzurro, limpido, sereno, di un colore azzurro che
vedevamo solo nelle belle giornate in alta montagna.
E abbiamo iniziato a sentire il cinguettio degli
uccellini. Loro, quegli uccellini che erano sempre
stati lì, ma che non avevamo mai sentito.
Il rumore del traffico, dei condizionatori, delle
ruspe a lavoro, la nostra quotidianità li aveva
nascosti ed ora, la nostra nuova quotidianità li
aveva svelati.
In quei giorni di primavera, con le finestre aperte,
abbiamo riscoperto anche i nostri vicini di casa.
Quelli che fino a pochi mesi fa conoscevamo solo
dalla nuca, ora avevano un sorriso e una voce.
Ad un tratto ciò che mi sembrava essere una condanna
era diventato qualcosa di buono. Stavamo ritornando
a pensare. Finalmente ci eravamo fermati, stop.
Stavamo iniziando a capire. A capire cosa ci mancava di più.
Il valore della libertà

Avevamo riscoperto la libertà, avevamo dato un senso a
questa parola. La libertà di muoverci, di camminare,
di abbracciarci e di parlare. Quella libertà che
avevamo sempre avuto e dato per scontato, ora aveva
un valore.
In quei giorni uno dei più grandi sogni era uscire a
bere un caffè al bar, pensa. Noi che il caffè lo avevamo
sempre bevuto, senza pensarci, oggi era un sogno.
Camminare in piazza, ridendo e abbracciandoci, ora aveva
un valore. Poter andare al parco, giocare con la
sabbia e andare in altalena, era un sogno.
Tutto ciò che oggi tu puoi fare senza chiedere il
permesso, senza aver paura, in quei mesi non era
ammesso, ma c'era un motivo fondamentale ,dovevamo stare
in casa per il nostro BENE .
La libertà, un dono immenso che abbiamo, ma che non
tutti al mondo hanno, quella libertà che non abbiamo
mai apprezzato perché ce l’hanno donata senza spiegarci
da dove arrivasse, proprio quella libertà che, rimanendo
tutti a casa, rispettosi delle norme, oggi abbiamo di
nuovo, e oggi hai anche tu. Spero tu possa capirne il
significato senza dover attraversare la paura, perché
credimi Lisa, di paura ce n’era davvero tanta.




E poi un giorno, dopo mesi e mesi di isolamento,
è suonata una sirena.


In tutto il mondo si è sentita e nessuno sa da dove arrivasse.
Erano le tre di mattina da noi, le otto di sera in Italia e il
Mondo in quei due secondi si è fermato ed ha alzato la testa.
Dal sogno alla realtà

Driiiiin Driiiin …Sono le sei, dobbiamo vestirci e andare a
fare la spesa, chissà che arrivando così presto troviamo la
carta igienica. Carta igienica? Ma non è finito tutto?
Non è suonata una sirena, non abbiamo sconfitto il Coronavirus?
E Lisa chi è?

Mio marito mi guarda preoccupato, “tutto bene?”,
hai sognato qualcosa di strano stanotte mi sa.
Eh già, era tutto un sogno.


Sono confusa, ma era un sogno il virus che aveva bloccato
il mondo? O era un sogno che fosse suonata la sirena e
tutto fosse finito?
Non so quale sia la verità sul CoronaVirus, su tutto ciò
che sta accadendo e non so quando finirà, ma ho capito una cosa.
Ho capito che nel Mondo non siamo tutti uguali, che una parte
di mondo, virus o no, non ha le stesse libertà che abbiamo
noi, ma non so nemmeno se le desiderano. Ho visto popoli in
Africa molto più felici di noi, anche senza il caffè con la
brioches o i fuoristrada iper-accessoriati. Non è detto che
il nostro modo di vita sia il migliore, credo solo che sia
giusta la libertà di vivere come si vuole, senza imposizioni,
senza obblighi, se non il rispetto altrui e della natura
attorno a noi.
Ho visto gente morire per malattie da noi sconfitte da anni,
e poi vedo noi occidentali morire perché vogliamo avere le
“cosce senza ciccia” o sconfiggere le rughe.
Tutti alla fine vogliamo vivere liberi, vogliamo la felicità,
sta solo a noi capire dove si trova. Perchè c’è, nascosta da
finti desideri, soffocata dall’invidia o dall’egoismo, ma
lei c’è.





Credo che in questo momento di isolamento, ognuno di noi
ha il tempo di riflettere.
Quante cose ci mancano e quante le abbiamo date per scontate.
Cose, oggetti, alla fine ci stiamo accorgendo che di cose ne
abbiamo troppe, non riusciamo nemmeno a utilizzarle tutte.
Ma loro, le persone, ci mancano, ci manca abbracciarli, ci
manca ridere con loro e ci manca anche litigare con loro.

Cosa farei appena suona la sirena? Prenderei un volo per
l’Italia, per abbracciare mia mamma, mia sorella, le mie
nipoti e tutti gli amici e le persone care che ho lì.
Perché oggi che sono in Australia, pur sentendoli,
leggendoli, vedendoli, mi mancano da morire. Oggi ancora
di più. Vorrei avere il tempo per coccolarli, per
raccontare la mia vita, per ascoltare la loro di vita.
Quel tempo che abbiamo avuto in eccesso a casa, ma
che “da solo” non serviva a nulla.

Forse in questi giorni stiamo capendo che è la libertà
di sceglierci il tempo, che ci manca di più. Scegliere
se stare stare da soli o in compagnia, scegliere con
chi stare. Se uscire a camminare o rimanere a casa a
leggere un libro.
Scegliere, la libertà di scegliere come vivere,
scegliere come essere felici…questo ci sta insegnando
questo periodo.

Abbiamo televisioni 55 pollici, divani che si trasformano
come Robokop, attrezzi da cucina che decidono cosa
preparare per cena, frigoriferi che ci rammentano che
siamo rimasti senza uova, eppure non ci bastano.
Ci annoiamo comunque, siamo infelici comunque.

Non esistono aggeggi che possano darci la libertà, se
non la nostra mente, libera, intelligente, quella che
non chiede oggetti, ma richiede istruzione, informazione,
la mente che trasforma una piccola scatola di cartone in
un automobile e ci fa divertire. La nostra mente che ha
bisogno della natura per sentirsi viva. La libertà di
scegliere, se essere felici o continuare a lamentarci
per ogni cosa che non abbiamo, invece di gioire per ciò
che abbiamo, fosse anche una patata e un fagiolo.


CoronaVirus, aspettando il suono della Sirena

E di nuovo suona la sirena.


In questo momento la voglia di uscire, saltare, ridere,
scherzare non hanno limiti. Ci sentiamo come
quell’elefante chiuso in gabbia a cui qualcuno ha
regalato la libertà.Una gioia senza paragoni.

Ma prima di tutto ciò, fermiamoci un attimo, prendiamoci
il tempo per capire cosa abbiamo imparato in questi mesi.
La natura attorno a noi si è rinvigorita, nonostante il
male che le abbiamo fatto, continua ad amarci. La natura
assieme a noi, solo così possiamo pensare ad un futuro di
libertà. E non è la natura dei prodotti biologici, il
business degli eco-prodotti, della “moda ecologica”, ma
la semplice natura che vive attorno a noi, quella che ci
chiede solo di rispettarla. Non inquinando, non usando
più di ciò che ci serve, mettendo la natura prima dei soldi.

Davvero, accontentiamoci di ciò che abbiamo, godiamoci
ogni minuscolo centimetro di pelle di chi amiamo.
Perchè alla fine questo periodo ci avrà insegnato che
sono le persone, le esperienze, la natura che incontriamo
nella nostra vita a renderci ciò che siamo. Sono loro a
farci sorridere, non il nuovo modello di i-phone.

Saremo disposti a cambiare la nostra vita dopo tutto questo?
Spero tanto che la risposta sia “si”, altrimenti non avremmo
capito nulla, altrimenti non sarà servito a nulla.
Una valigia leggera e un cuore grande, il mondo e lì che
ci aspetta, prendiamo la felicità e portiamola con noi.
Tutto il resto ce lo regala la natura.

E quando sarà ora Lisa, corri, va fuori,
respira l’aria, fatti scaldare dal sole, abbraccia
gli alberi e sorridi!


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...Ed un sogno nel futuro prima e dopo il coronavirus. Un'emozionante racconto , reperito dal web e scritto da "latartarugavolante" che anche se l'ho copiato dal suo sito , ho ritenuto doveroso metterlo a conoscenza anche in questo contesto di blog, questa storia su cui riflettere. Buona Lettura e...
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La voce della Terra

18 marzo 2020 ore 12:07 segnala
Da quando lo Stato ci ha comunicato che dobbiamo stare a casa ,

ogni giorno ed ogni sera resto fuori casa solo sul balcone

e rispetto il "divieto" per il mio bene e quello di tutti.

Ricorderò per sempre questi giorni , e scrivere in questo

foglio web è un pò come raccontarmi , le situazioni ,le

apprensioni che vivo per poi un giorno speriamo non

troppo lontano poter rileggere e con un bel respiro

potermi dire "ce la siamo vista brutta ma ne siamo

finalmente fuori".

In tutta la mia esistenza in vita non ho mai sentito

come ora la voce della Terra .

Sin da quando ho iniziato la mia infanzia e poi

adolescenza ed ancor di più nell'età

adulta , non ho mai avuto occasione di

ascoltarla , come in questi giorni di silenzio a

volte rotto soltanto dalle ambulanze , o dai mezzi

che passano a lavare le strade, o le macchine della

polizia che a gran voce ci dice "restate a casa" .

E durante il giorno qualcosa di dolce e positivo c'è ,

il suono melodioso degli uccellini che dal giardino del

condominio che ho sotto casa , ci rallegrano , loro

non sanno che c'è un pericoloso "coronavirus" e

cinguettano felici alla primavera che sta esplodendo

in tutta la sua bellezza .













Eravamo troppo rumorosi noi umani , non solo con la

nostra voce,con il suono dei clacson , con il

frastuono dei motori creando inquinamento oltre

il massimo consentito per fare in modo che i nostri

polmoni non respirino bene .

Non sentivo la voce della Terra .

Da sempre abituata ad avere come rumore di fondo

gli schiamazzi di gente che passa per la strada,

il riecheggiare del suono profondo dei copertoni

delle auto in corsa sull'autostrada in lontananza,

gli aerei che si alzano in decollo dall'aeroporto

poco distante da casa mia . In queste sere No,

sembra che l'umanità sia scomparsa dalla Terra ,

invece sta solo rinascendo per proteggersi .

A volte mi pervade una sensazione grave di solitudine ,

di isolamento , ma se ascolto meglio , sento la voce

della Terra
che viene interrotta da uno dei suoi

elementi , il vento che ogni tanto passa attraverso gli

alberi e si fa sentire con un suono penetrante e sottile...

e poi passa .

Ecco che il querulo di una poiana interrompe la voce della

Terra , essa passa in volo alla ricerca di cibo e si fa

sentire , come l'abbaiare di cani in lontananza .

Poi , silenzio...tutto passa e torna la sua voce , ovattata

e penetrante nelle mie orecchie .

Mentre una sirena dell'ambulanza in lontananza a ricordarmi

che l'umanità esiste e che tanti stanno lottando con una

crisi respiratoria e viene portato in ospedale ed i nostri

medici, infermieri ,assistenti fanno il tutto per tutto

per tentare di salvarlo , ma molto spesso questo miracolo

non avviene e tanti , troppi stanno morendo , da soli in

un letto , senza aver la possibilità di vedere i propri cari.

A volte mi prende quel senso terribile di paura per questa

emergenza che stiamo vivendo , temo per i miei cari , per

chi conosco , per i miei parenti lontani ....Ma

di nuovo ecco la pace e sento Lei , la voce della Terra ,

profonda con il suo silenzio assordante , ovattato che

mi riempie le orecchie .

Ascoltiamolo ora, e diamogli il tempo di raccontarci,

di farci capire e riflettere.

Perché se avremo occasione di ascoltarlo di nuovo in

questo modo in futuro, forse è perché sarà la nostra fine.

Ricordiamocelo quando tutto questo sarà finito .

Non permettiamo al rumore della vita di farcelo dimenticare.





Per tutti Noi e per il futuro dei nostri figli



Ascoltiamo questa nostra Terra .


Shela :batalettera
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Da quando lo Stato ci ha comunicato che dobbiamo stare a casa , ogni giorno ed ogni sera resto fuori casa solo sul balcone e rispetto il "divieto" per il mio bene e quello di tutti. Ricorderò per sempre questi giorni , e scrivere in questo foglio web è un pò come raccontarmi , le situazioni...
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Cardiologia

02 febbraio 2020 ore 08:57 segnala
Quando il titolo di una canzone

ci trasmette qualcosa ,potrebbe

essere interpretato con un

grande significato,che non è

dal lato della medicina "Cardiologia"

ma dal lato sentimentale , inteso

dal mio punto di vista come

"discorso sul Cuore" .

Sull'irrazionalità dell'amare ,

dove davvero non c'è niente da

capire , quando l'amore diventa

talmente importante e vero dal

dirsi " Ti Amo " .



Shela :cuore

















"Ma la notte è passata
E macina la sabbia
Dentro i mulini a vento.
E che non ha mai fretta
E che non ha mai tempo
E poi l'amore indecente
Che si lascia guardare
L'amore prepotente
Che si deve fare
E gli amori ormai passati
E ancora vivi nella mente
Che dell'amore non si butta niente"

(Dal testo di Cardiologia )








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Quando il titolo di una canzone ci trasmette qualcosa ,potrebbe essere interpretato con un grande significato,che non è dal lato della medicina "Cardiologia" ma dal lato sentimentale , inteso dal mio punto di vista come "discorso sul Cuore" . Sull'irrazionalità dell'amare , dove davvero...
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Le scelte

14 gennaio 2020 ore 21:44 segnala
Non ho mai avuto timore delle scelte,
la paura è sempre stata solo quella
di sbagliare e non poter ritornare indietro.
Avevo paura di scegliere l'alternativa
sbagliata e pagarla per il resto della
mia vita. Paura della parola sbagliata,
dell'azione sbagliata. Avevo paura dei
rimpianti, della colpa.
Avevo paura di perdere le mie possibilità,
avevo paura di lasciare il desiderio di
restare, avevo paura di sapere che dovevo
andare. E se?
E se non lo fosse mai?
E se le mie certezze per tutta la vita
fossero sbagliate? E se ...?
Per molto tempo ho desiderato che la vita
fosse una linea retta, senza curve, senza
percorsi distintivi, senza scelte da fare.
Avevo paura di trovare l'amore della mia
vita e vederlo andare, passare il lato
della felicità e non notare, lasciare
passare il tempo e non sapere, non sentire,
non percepire.
E poi ho capito, lo sapevo. C'era una ragione,
non importa quanto piccola, tutto aveva
portato solo in un modo, a modo mio.
"Doveva succedere, era scritto."
Mi piace credere che tutto ciò che è nostro
trovi un modo per trovarci,
che ogni cosa ha il suo tempo e il suo posto,
la tua preparazione.
Se lo sarà, lo sarà, se non lo è, forse
capirò più tardi le ragioni che non capisco oggi.
A tutto c'è un motivo , un disegno che forse
un giorno servirà per rendermi migliore !


Shela :rosa



















“Non sai mai cosa c’è dietro l’angolo.
Potrebbe essere tutto.
Oppure potrebbe essere nulla.
Continua a mettere un piede davanti
all’altro, e poi un giorno ti guarderai
indietro e scoprirai di aver scalato
una montagna”
– Tom Hiddleston -



“Lungo i bivi della tua strada incontri
le altre vite, conoscerle o non conoscerle,
viverle a fondo o lasciarle perdere dipende
soltanto dalla scelta che fai in un attimo;
anche se non lo sai, tra proseguire dritto
o deviare spesso si gioca la tua esistenza,
quella di chi ti sta vicino”

– Susanna Tamaro -
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Non ho mai avuto timore delle scelte, la paura è sempre stata solo quella di sbagliare e non poter ritornare indietro. Avevo paura di scegliere l'alternativa sbagliata e pagarla per il resto della mia vita. Paura della parola sbagliata, dell'azione sbagliata. Avevo paura dei rimpianti, della...
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L'attesa

04 gennaio 2020 ore 11:11 segnala
Ed in questo nuovo Anno
non mancano le Attese,
quelle che ci fanno
palpitare il Cuore per
un'Emozione senza fine.
















Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle.
Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra.
La strada arriva a un bivio.
Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un’altra strada.
Prendi quella e nessun’altra.
Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre.
C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi.
E’ quella appresso, subito dopo
una salita.
La casa dove gli alberi sono carichi di frutta.
Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose.
E’ quella la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna con il sole nei capelli.
Quella che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

Raymond Carver
















E ti aspetterò come il cielo
si incontra con l'orizzonte,
dove il brillio della luna
ci illuminerà ancora l'anima,
dove il lento ma ritmato
movimento delle onde saprà
ancora cullarci di passione
infinita .


Shela :cuore
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Ed in questo nuovo Anno non mancano le Attese, quelle che ci fanno palpitare il Cuore per un'Emozione senza fine. « immagine » Esci dalla statale a sinistra e scendi giù dal colle. Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra. Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un...
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04/01/2020 11:11:22
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Inverno , tra neve e ricordi

10 dicembre 2019 ore 09:20 segnala
La neve possiede cinque caratteristiche principali.
E' bianca . Dunque è una poesia. Una poesia di
grande purezza.
Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice.
La più delicata vernice dell'inverno.
Si trasforma continuamente . Dunque è una calligrafia.
Ci sono diecimila modi per scrivere la parola Neve.
E' sdrucciolevole. Dunque è una danza .Sulla neve
ogni uomo può credersi funambolo.
Si muta in acqua.Dunque è una musica. In primavera
trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.
(Maxence Fermine)





















Ho bisogno di stare con te !
Regalarti le ali di ogni mio pensiero..!
Oltre le vie chiuse in me ..
Voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero ..!

Dal testo (Quello che sento )











Volevo scrivere tante parole , tanti pensieri , desideri che
resteranno per sempre nella mia mente , addolcendomi
il Cuore ogni volta che mi ritroverò a pensarti , a sorridere
quando il mio pensiero corre e con le mani della fantasia
cerca di tracciare il tuo sguardo su di me , come fossi
l’unica Donna che vedi.
Desiderio ,
Sogno,
Luce,
Cuore .
Questo sei stato e sarai per sempre nell’Anima mia .
Grazie per ogni dono di parole che mi hai dedicato,
che non potranno mai cancellarsi dalla mente.

Questi pensieri dedico a te che mi leggerai, che mi
sei stato, stata vicina , che hai arricchito con i tuoi
pensieri questo mio blog , che sia dolce e sereno il
tuo Natale e l'Anno che verrà.


Giulia :cuore














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La neve possiede cinque caratteristiche principali. E' bianca . Dunque è una poesia. Una poesia di grande purezza. Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell'inverno. Si trasforma continuamente . Dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere...
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10/12/2019 09:20:34
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Il foglio di carta

30 novembre 2019 ore 14:54 segnala
A te che stai leggendo, chiunque tu sia non ha importanza,
dovresti ascoltarmi.
Un momento, mica chiedo di più.
Credi che io sia una scritta uguale a tante altre?
Lo sono, infatti.
Voglio dire la stessa cosa, ma in maniera diversa.
Sei triste, ora? Mi auguro di no.
Se non lo sei: chiudi questa pagina, spegni questo computer,
apri quella porta e vivi la tua vita.
Se lo sei: leggimi.
Mi guardi con occhi asciutti, o mi hai incontrato piangendo?
Non ti vergognare di piangere, se ne hai bisogno.
Non sai quanto mi piacerebbe esser fatto di carta, solo per
bagnarmi delle tue lacrime: piangere su un foglio bianco è
come scrivere delle emozioni più forti.
Invece, mi accontento di essere ciò che sono, sapendo che
foglio non sarò mai.
Spesso va così, non trovi?
Voglio dire: spesso bisogna accontentarsi di ciò che si è.
Quante volte ti sarà successo, io non posso neanche immaginarlo.
Troppo grassa, troppo bassa. Capelli in disordine.
Mai abbastanza veloce; mai abbastanza dolce; mai
abbastanza tranquilla; mai abbastanza innamorata.
Mai abbastanza.
Ma chi lo dice, poi, che tu non sia abbastanza?
Credi davvero che il tuo cuore
– mio dio, il cuore. è pieno, non è vero?
non ami abbastanza?
Non si misura l’amore.
O magari ama troppo.
Mannò, non c’è mai troppo amore.
E chi lo dice che tu non sia bella?
Il tuo specchio, magari.
Che poi, gli specchi mica parlano. O pensano.
Affidarsi ad un oggetto?
Non si può di certo.
Affidati piuttosto agli occhi di chi ti ama,
i quali ti vedranno sempre bella.
Ti vedranno come realmente sei.
Chiedi a tua madre, magari. O a tuo padre.
O a tuo fratello.
Al tuo compagno di banco, ecco. Forse ti ama anche lui.
In segreto.
Insomma, chiudi un attimo i tuoi occhi e apri quelle
delle persone che ti stanno accanto.
Provaci.
Ti vedi?
Mio dio, sei bellissima. Lo giuro, eh.
Scriverei per ore riguardo i tuoi occhi, o alle tue mani.
Sono dettagli. Ma bisogna pur sempre innamorarsi dei dettagli.
Sono quelli che rendono uniche le persone.
Anche tu sei unica.
Hai il colore di capelli della tua amica, la maglia uguale a
quella famosa cantante, le scarpe copiate al tuo ragazzo.
Ma il tuo dettaglio quel neo, quelle labbra, quel sorriso,
quelle mani, quel tatuaggio, quel pensiero, quella cicatrice,
quella ruga accanto agli occhi, quel modo di impugnare
la penna, quell’unghia morsicchiata, quel tuo gesticolare –
ti rende irripetibile.
Lo sai che cosa è successo a ciò che è stato irripetibile?
E’ stato ricordato.
E tramandato.
E amato terribilmente.
Ed è arrivato a te.
Come tu arriverai agli altri.
Davvero vorresti perdere questa occasione?
Certe volte vorresti solo farla finita, io lo so.
Un foglio non ha cuore ma ha orecchie.
Sento quel che dici,
sento quel che piangi.
Ma ora pensa, te ne prego:
il presente, che cos’è poi?
Un momento così flebile e breve da non esistere perlopiù.
Questa frase è già passata, nel momento in cui la scrivo.
E ciò che penso è già futuro.
Il presente dov’è?
Si trova in mezzo, questo è certo, fin dalle elementari te
lo hanno insegnato.
Ma pende tremendamente tra passato e futuro e ne è
pienamente influenzato; però non influenza.
Mi correggo: influenza, sì. Perché se nel presente ti metti
una coperta, nel futuro starai al caldo.
Ma ciò che voglio realmente dire è che, ciò che vivi nel tuo
presente, non per forza perdurerà nel tuo futuro.
Sei triste oggi, l’ho capito.
E domani?
Io non lo so. Nessuno lo sa.
Nessuno, tranne te; tu puoi decidere come essere domani.
E quel che, invece, posso fare io, ora, prima di essere, chissà,
dimenticato, condiviso, eliminato, disprezzato o terribilmente
amato, è dirti di decidere di essere come davvero vuoi essere.
Vuoi essere felice, domani? Ma certo che lo vuoi.
E allora tirati su.
No, non tutto in una volta.
Sarebbe impossibile per chiunque.
Ma domani fai un passo in più. Tira su una spalla, magari.
O una mano.
Così poi qualcuno te la stringe forte, e ti aiuta a tirarti su più velocemente.
E se questa mano mai arrivasse, dunque che dovrebbe importare?
Dovrai essere in grado di alzarti da sola.
E ce la farai:
gli umani sono nati per reggersi in piedi.
E se oggi non ti ami,
prova ad innamorarti domani.
Ma non pensare più che sia la fine, capito?
Non pensarlo più.
Perché la fine arriva solo per chi non ha possibilità.
E invece tu ne hai.
Non mi credi?
Dunque, vorresti davvero dirmi che, se il tuo amore
non ti ama, allora non può amarti nessun altro?
Datti tempo.
Dagli tempo.
L’amore è un po’ lento, sai. Non ha ancora trovato
benzina per la macchina, quindi si muove a piedi.
E bisogna aspettarlo.
Bisogna aspettarlo e un po’soffrirlo, ecco.
Perché tutte le cose belle nascono da cose brutte.
Che poi non sono brutte.
Sono solo meno belle di quelle che anticipano.
E il tuo sorriso, vorresti davvero tenerlo sempre al buio?
Eppure sei così bella quando sorridi. Succede una volta
al mese, magari. E forse per sbaglio.
Per poco.
Chi lo sa.
Però succede; ed è il giorno che aspetto con più gioia.
La cosa bella è che non sono l’unico a farlo.
Ad aspettare con gioia, voglio dire.
C’è qualcuno, lontano dai tuoi occhi ma così vicino al
tuo cuore, che aspetta insieme a me.
Perché l’amore sta arrivando, te l’ho detto.
Ti prego di guardare ciò che hai intorno, un giorno.
Domani sarebbe perfetto.
Abbiamo parlato così tanto del domani, tanto da renderlo
il giorno perfetto per iniziare.
Così magari stasera ti addormenti un po’ più serena,
sapendo che domani sarà meglio.
Ti affido un compito, prima di segnarmi con le ultime
parole: vivi.
E, quando ti sembra finita, usami.
Scrivimi.
Bagnami.
Rovinami.
Stropicciami.
Gettami.
Uccidimi,
piuttosto che uccidere te stessa.

- Il foglio di carta -
dal web













Leggimi , guardami , stracciami ,
strappami le pagine che pensi
siano di troppo o senza senso.
Ma se vorrai potrai usarmi ,
scrivendovi nuovi pensieri ,
dolci emozioni , o meglio
tenere sensazioni, che provi
o stai provando nel percorso
di questo tuo Vivere .
Ciao foglio bianco , da parte
mia ne ho sempre colorato la
pagina e da parte tua passante?


Shela :rosa












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A te che stai leggendo, chiunque tu sia non ha importanza, dovresti ascoltarmi. Un momento, mica chiedo di più. Credi che io sia una scritta uguale a tante altre? Lo sono, infatti. Voglio dire la stessa cosa, ma in maniera diversa. Sei triste, ora? Mi auguro di no. Se non lo sei: chiudi questa...
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30/11/2019 14:54:14
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En e Xanas o ( Anna e Marco )

11 novembre 2019 ore 10:50 segnala
Penso che una canzone, come tutta la musica sia arte.
E come tutta l'arte, dalla pittura, alla poesia ma e
soprattutto la musica può essere liberamente interpretata
a seconda delle emozioni di ognuno e del proprio vissuto.
Nelle parole di un testo di una canzone, si possono
rispecchiare personalità diverse, ma non per questo si
può avere torto o ragione.
Bersani la scrive intendendo una cosa. Che noi ascoltatori
possiamo ricucirla sulla nostra storia.
Liberamente, con la più classica delle "licenze poetiche".
La razionalità non sempre è vincente.



















Parole e brividi , sentimento e
dolore , forza ed entusiasmo .
Interpretazione di Eugenio pari
ed intensa a quella del grande
Samuele Bersani .
Follia e istinto nell'Amarsi , un
insieme di dolcissime Emozioni.

Non aggiungo oltre , me la ascolto
e riascolto all'infinito , chiudo gli
occhi e Li vedo ,spettatrice di un
Amore puro e vero .



Buon ascolto e lettura

Shela :cuore











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Penso che una canzone, come tutta la musica sia arte. E come tutta l'arte, dalla pittura, alla poesia ma e soprattutto la musica può essere liberamente interpretata a seconda delle emozioni di ognuno e del proprio vissuto. Nelle parole di un testo di una canzone, si possono rispecchiare...
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Concerto in La minore

15 ottobre 2019 ore 10:42 segnala







Lo osservava follemente innamorata, rapita dalla parsimonia
delle sue mani che danzavano sull'avorio di quel pianoforte
nero che lo rendeva speciale, così speciale che non riusciva
a separare gli occhi da lui ... Come smettere di godersi quel
momento così pieno di sfumature blu che sembravano vagare
nell'aria e nella luce? Non conosceva la risposta, non lo
sapeva mai; trovarsi di fronte all'uomo che suonava il piano,
ogni sera, in quel posto vicino al mare, era per lei un sogno
che diventava realtà. Adorava sedersi a pochi metri di distanza,
in un angolo, a un tavolo quasi attaccato alla terrazza.
Le piaceva essere lì, dato che era idilliaco sentire come le melodie
fossero intrecciate nelle sue orecchie mentre penetravano nelle
fibre più fini del suo cuore. Non voleva essere vista dagli altri
commensali, né voleva che le persone di servizio fossero
consapevoli delle sue condizioni, perché ogni volta che l'avrebbe
visto giocare, era inevitabile che le lacrime le arrivassero in faccia ...
Cos'aveva in mano quest'uomo che la faceva sentire così nuda?
Cosa aveva quell'essere umano che, quando le sue dita toccavano
l'avorio, sembrava che il mondo stesse diventando più bello?
Queste erano le domande che le venivano in mente mentre le sue
guance erano impregnate dell'umidità del suo pianto. Ed è che non
ricordava che quell'uomo l'aveva amata, che l'aveva amata così tanto,
anche giurandole che non avrebbe mai smesso di farlo ... Quell'uomo
le ha scritto un numero di canzoni, l'ha composta un numero infinito
di meravigliose melodie, la riempì di poesia e di un amore così mistico
da rasentare l'irreale. Tuttavia, lei ... era persa, non riusciva a trovare
una via di ritorno, perché non lo sapeva, non lo immaginava nemmeno;
nella sua testa c'erano solo lacrime e l'azzurro di un ricordo che non
era suo, che non si sentiva come il suo, perché qualcuno l'aveva
strappato dalla sua anima ... e lei non lo assimilava, così navigò sulle
onde di quelle melodie che il pianista le offrì con tutto il cuore; non
c'era alcun punto di ritorno, era un caso perduto che, a poco a poco,
aveva sminuito l'ispirazione di quel pianista che non sorrideva più e
che ripeteva, ogni notte, ciò che sentiva.

"Non puoi restituire la ragione a chi l'ha già persa ...", sussurrò il
pianista quando finì di suonare i suoi ricordi per quella donna che,
a un certo punto della sua storia, lo dimenticò.












Le persone non sono in grado di vedere tutto ciò che siamo
perché abbiamo solo una prospettiva, la nostra prospettiva,
non possiamo vederci con gli occhi di un'altra persona.
Quando qualcuno vede cose buone in noi, a volte è difficile
credere in ciò che vede perché conosciamo solo la nostra
prospettiva, una prospettiva che potrebbe non
essere sempre corretta, perché è offuscata dalle nostre
insicurezze, forse non è la prospettiva reale, forse c'è davvero
più bellezza in noi, solo che a volte non siamo in grado di
vederla, vediamo cose buone negli altri ma non in noi stessi,
perché non siamo in grado di vedere completamente chi siamo.
Ed allora , ostinatamente cerchiamo fin dentro le viscere
del nostro Io , di vedere quella Luminosa bellezza ,anche se
talvolta non riusciamo a vederla completamente perchè
come gli occhi così il cuore possono essere "ciechi".



Shela :rosa









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« immagine » Lo osservava follemente innamorata, rapita dalla parsimonia delle sue mani che danzavano sull'avorio di quel pianoforte nero che lo rendeva speciale, così speciale che non riusciva a separare gli occhi da lui ... Come smettere di godersi quel momento così pieno di sfumatur...
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15/10/2019 10:42:30
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