Un viaggio nel presente ...

31 marzo 2020 ore 16:15 segnala
...Ed un sogno nel futuro prima e dopo il coronavirus.
Un'emozionante racconto , reperito dal web e scritto
da "latartarugavolante" che anche se l'ho copiato dal
suo sito , ho ritenuto doveroso metterlo a conoscenza
anche in questo contesto di blog, questa storia su
cui riflettere. Buona Lettura e grazie per aver la
pazienza di leggerlo fino in fondo !

Giulia :cuore









Mamma perché devo uscire a giocare? Non posso rimanere
in camera a giocare a Candy Crash?

Lisa, prima che tu nascessi è successa una cosa strana
nel mondo, un virus che in pochi mesi ha cambiato la
nostra vita. Persone infette, tanti morti, decine e
decine di persone ricoverate in ospedale e chi non
era ammalato, stava chiuso in casa.

Sembra impossibile da credere, ma abbiamo passato
mesi sempre a casa. Ci si muoveva solo per andare a
fare la spesa. E non solo noi in Australia, ma anche
dalla nonna in Italia, così come in tutto il mondo.
Gli aerei non volavano, le frontiere erano chiuse.
Ogni paese proteggeva il suo popolo. Era diventato
un mondo chiuso in se stesso.

Fare la spesa ai tempi del Corona Virus

Per andare a fare la spesa si faceva a turno, così
da uscire il meno possibile.
Il giorno della spesa era un delirio:
cercavamo di fare una lista il più precisa
possibile, per rimanere al supermercato meno tempo.






Scendevamo in garage, muniti di Amuchina, guanti
usa e getta e mascherina. Ancora prima di arrivare
al supermercato si intravedeva la fila, gente
distante una dall’altra un metro e più, tutti
con mascherina e guanti. E non ci si parlava.
Ci si guardava e si faceva un mezzo sorriso,
sotto la maschera bianca, così poco convinto
che gli occhi rimanevano fermi. Poi arrivava
il tuo turno, prendevi il carrello, con la
bottiglietta d’alcol pulivi quanta più superficie
possibile, ed entravi nel supermercato.

Io ho sempre amato andare al supermercato,
perché pieno di colori, di gente indaffarata e
allegra, di vita raccolta in due scaffali.
Ma in quei momenti era una sofferenza.
Ognuno a distanza, mi fermavo davanti allo
scaffale della pasta, prendevo quella che mi
serviva e via, incurante della marca o del
prezzo. Prendevo quella che c’era, come se
fosse l’ultima pasta della vita.
E quando incrociavi qualcuno, il panico.
Oddio, mi devo spostare, ma non c’è abbastanza
posto. Allora prendevo un gran respiro e passavo
il più veloce possibile. O no, li c’erano i miei
biscotti preferiti. Ma che te ne frega, passi e
vai oltre. Dopo tre ore, finalmente rientravi a
casa, salva, il sana lo saprai solo dopo due
infinite settimane. Già, perché questo Corona Virus,
cara Lisa, non si manifestava subito, ma aveva
circa due settimane di incubazione. Avevamo appeso
al frigo un foglio bianco, con il nome mio e di
tuo papà e indicavamo l’ultima volta che eravamo
usciti, depennando mano a mano i giorni.







Le giornate a casa durante il CoronaVirus

“Ma cosa facevate tutto il giorno a casa? E la nonna?“.

A casa abbiamo iniziato ad organizzarci fin da subito, sai
come è fatto tuo papà. Mattino sveglia come al solito, poi
ognuno davanti al proprio computer andavamo avanti con i
nostri lavori. Avevamo deciso di indossare abiti da lavoro
anche se eravamo chiusi in casa, nonostante la tentazione
di stare tutto il giorno in pigiama era tanta.
A metà mattina facevamo pausa caffè, allora preparavo un
bel caffè, due biscotti e facevamo due passi in giardino.
Dopo pranzo, mezz’ora di libertà. Ci divertivamo a guardare
i messaggi su Whatsapp o su Instagram e Facebook dei
nostri amici o conoscenti.

In quei mesi abbiamo usato i “social” come non mai, tanto
che anche le linee telefoniche erano a pieno regime, ogni
tanto si bloccavano, erano superaffollate, super-usate,
erano ancora più stanche di noi. Io che non sopporto i
social, in quel periodo li ho rivalutati.


I social e il Corona Virus

Grazie a loro eravamo in contatto con tante persone,
sapevamo cosa succedeva in giro per il mondo, guardavamo
le conferenze stampe del Primo Ministro, avevamo
appuntamenti ginnici di ogni tipo e genere.
Mattino presto, mezz’ora di yoga. Poi un’ora di
ginnastica più impegnativa verso le cinque di sera.
E non parliamo dei corsi on line, mi ero iscritta a
corsi di inglese, di spagnolo, di analisi di bilancio,
di sartoria e disegno.

Le prime settimane eravamo tutti molto impegnati,
fra video conferenze di lavoro, video per aperitivi
virtuali, video fra amici e video con i nonni,
eravamo più impegnati di prima.

I social erano diventati la nostra quotidianità,
avevano sostituito le cene, le passeggiate, le
riunioni di lavoro e perfino le chiacchiere fra amiche.

Eravamo positivi, eravamo ancora allegri nelle prime
settimane.
Anche la nonna, sola in casa, si era attrezzata.
Ginnastica, aggiornamenti in tempo reale e varie messe,
tutto rigorosamente alla televisione. Si era inoltre
dedicata a fare mascherine, anche se non le usava visto
che io e la zia le impedivamo di uscire.
La sentivo ogni giorno via Skype e mi preoccupavo per
lei, così ogni giorno cercavo di raccontarle qualcosa
di nuovo, ma lei aveva due fisse, cosa fa Conte, e cosa
non fa Di Maio. Credo avesse paura, non usciva nemmeno
in giardino, secondo lei il virus era anche nell’aria,
anche se ogni giorno apriva le finestre per cambiare
aria in casa. Mi faceva sorridere la sua incoerenza.
Sai com’è, falle cambiare idea se ci riesci!

Ma dopo un mese di quarantena, iniziavamo a sentire
i primi effetti.


Leggevamo e ascoltavamo teorie di ogni genere, chi
diceva che era una semplice influenza, chi invece
una peste. Chi ancora parlava di complotto contro
la Cina e l’Italia, chi di un Corona Virus nato da
una zuppa di pipistrello. Ma i contagiati aumentavano
sempre più, così come i morti.
E noi iniziavamo a perdere il nostro ottimismo.
I giorni iniziavano a farsi lunghi, mi ero stancata
delle lezioni di yoga, dei corsi di sartoria e di
cucinare dolci di ogni tipo. Stavamo diventando tristi.






Ed ecco arrivare la Primavera!

Poi un giorno abbiamo iniziato ad ascoltare. Abbiamo
chiuso i social, abbiamo chiuso la televisione e
abbiamo aperto le finestre. La primavera era lì,
fuori, e non era mai stata così bella. Il cielo era
azzurro, limpido, sereno, di un colore azzurro che
vedevamo solo nelle belle giornate in alta montagna.
E abbiamo iniziato a sentire il cinguettio degli
uccellini. Loro, quegli uccellini che erano sempre
stati lì, ma che non avevamo mai sentito.
Il rumore del traffico, dei condizionatori, delle
ruspe a lavoro, la nostra quotidianità li aveva
nascosti ed ora, la nostra nuova quotidianità li
aveva svelati.
In quei giorni di primavera, con le finestre aperte,
abbiamo riscoperto anche i nostri vicini di casa.
Quelli che fino a pochi mesi fa conoscevamo solo
dalla nuca, ora avevano un sorriso e una voce.
Ad un tratto ciò che mi sembrava essere una condanna
era diventato qualcosa di buono. Stavamo ritornando
a pensare. Finalmente ci eravamo fermati, stop.
Stavamo iniziando a capire. A capire cosa ci mancava di più.
Il valore della libertà

Avevamo riscoperto la libertà, avevamo dato un senso a
questa parola. La libertà di muoverci, di camminare,
di abbracciarci e di parlare. Quella libertà che
avevamo sempre avuto e dato per scontato, ora aveva
un valore.
In quei giorni uno dei più grandi sogni era uscire a
bere un caffè al bar, pensa. Noi che il caffè lo avevamo
sempre bevuto, senza pensarci, oggi era un sogno.
Camminare in piazza, ridendo e abbracciandoci, ora aveva
un valore. Poter andare al parco, giocare con la
sabbia e andare in altalena, era un sogno.
Tutto ciò che oggi tu puoi fare senza chiedere il
permesso, senza aver paura, in quei mesi non era
ammesso, ma c'era un motivo fondamentale ,dovevamo stare
in casa per il nostro BENE .
La libertà, un dono immenso che abbiamo, ma che non
tutti al mondo hanno, quella libertà che non abbiamo
mai apprezzato perché ce l’hanno donata senza spiegarci
da dove arrivasse, proprio quella libertà che, rimanendo
tutti a casa, rispettosi delle norme, oggi abbiamo di
nuovo, e oggi hai anche tu. Spero tu possa capirne il
significato senza dover attraversare la paura, perché
credimi Lisa, di paura ce n’era davvero tanta.




E poi un giorno, dopo mesi e mesi di isolamento,
è suonata una sirena.


In tutto il mondo si è sentita e nessuno sa da dove arrivasse.
Erano le tre di mattina da noi, le otto di sera in Italia e il
Mondo in quei due secondi si è fermato ed ha alzato la testa.
Dal sogno alla realtà

Driiiiin Driiiin …Sono le sei, dobbiamo vestirci e andare a
fare la spesa, chissà che arrivando così presto troviamo la
carta igienica. Carta igienica? Ma non è finito tutto?
Non è suonata una sirena, non abbiamo sconfitto il Coronavirus?
E Lisa chi è?

Mio marito mi guarda preoccupato, “tutto bene?”,
hai sognato qualcosa di strano stanotte mi sa.
Eh già, era tutto un sogno.


Sono confusa, ma era un sogno il virus che aveva bloccato
il mondo? O era un sogno che fosse suonata la sirena e
tutto fosse finito?
Non so quale sia la verità sul CoronaVirus, su tutto ciò
che sta accadendo e non so quando finirà, ma ho capito una cosa.
Ho capito che nel Mondo non siamo tutti uguali, che una parte
di mondo, virus o no, non ha le stesse libertà che abbiamo
noi, ma non so nemmeno se le desiderano. Ho visto popoli in
Africa molto più felici di noi, anche senza il caffè con la
brioches o i fuoristrada iper-accessoriati. Non è detto che
il nostro modo di vita sia il migliore, credo solo che sia
giusta la libertà di vivere come si vuole, senza imposizioni,
senza obblighi, se non il rispetto altrui e della natura
attorno a noi.
Ho visto gente morire per malattie da noi sconfitte da anni,
e poi vedo noi occidentali morire perché vogliamo avere le
“cosce senza ciccia” o sconfiggere le rughe.
Tutti alla fine vogliamo vivere liberi, vogliamo la felicità,
sta solo a noi capire dove si trova. Perchè c’è, nascosta da
finti desideri, soffocata dall’invidia o dall’egoismo, ma
lei c’è.





Credo che in questo momento di isolamento, ognuno di noi
ha il tempo di riflettere.
Quante cose ci mancano e quante le abbiamo date per scontate.
Cose, oggetti, alla fine ci stiamo accorgendo che di cose ne
abbiamo troppe, non riusciamo nemmeno a utilizzarle tutte.
Ma loro, le persone, ci mancano, ci manca abbracciarli, ci
manca ridere con loro e ci manca anche litigare con loro.

Cosa farei appena suona la sirena? Prenderei un volo per
l’Italia, per abbracciare mia mamma, mia sorella, le mie
nipoti e tutti gli amici e le persone care che ho lì.
Perché oggi che sono in Australia, pur sentendoli,
leggendoli, vedendoli, mi mancano da morire. Oggi ancora
di più. Vorrei avere il tempo per coccolarli, per
raccontare la mia vita, per ascoltare la loro di vita.
Quel tempo che abbiamo avuto in eccesso a casa, ma
che “da solo” non serviva a nulla.

Forse in questi giorni stiamo capendo che è la libertà
di sceglierci il tempo, che ci manca di più. Scegliere
se stare stare da soli o in compagnia, scegliere con
chi stare. Se uscire a camminare o rimanere a casa a
leggere un libro.
Scegliere, la libertà di scegliere come vivere,
scegliere come essere felici…questo ci sta insegnando
questo periodo.

Abbiamo televisioni 55 pollici, divani che si trasformano
come Robokop, attrezzi da cucina che decidono cosa
preparare per cena, frigoriferi che ci rammentano che
siamo rimasti senza uova, eppure non ci bastano.
Ci annoiamo comunque, siamo infelici comunque.

Non esistono aggeggi che possano darci la libertà, se
non la nostra mente, libera, intelligente, quella che
non chiede oggetti, ma richiede istruzione, informazione,
la mente che trasforma una piccola scatola di cartone in
un automobile e ci fa divertire. La nostra mente che ha
bisogno della natura per sentirsi viva. La libertà di
scegliere, se essere felici o continuare a lamentarci
per ogni cosa che non abbiamo, invece di gioire per ciò
che abbiamo, fosse anche una patata e un fagiolo.


CoronaVirus, aspettando il suono della Sirena

E di nuovo suona la sirena.


In questo momento la voglia di uscire, saltare, ridere,
scherzare non hanno limiti. Ci sentiamo come
quell’elefante chiuso in gabbia a cui qualcuno ha
regalato la libertà.Una gioia senza paragoni.

Ma prima di tutto ciò, fermiamoci un attimo, prendiamoci
il tempo per capire cosa abbiamo imparato in questi mesi.
La natura attorno a noi si è rinvigorita, nonostante il
male che le abbiamo fatto, continua ad amarci. La natura
assieme a noi, solo così possiamo pensare ad un futuro di
libertà. E non è la natura dei prodotti biologici, il
business degli eco-prodotti, della “moda ecologica”, ma
la semplice natura che vive attorno a noi, quella che ci
chiede solo di rispettarla. Non inquinando, non usando
più di ciò che ci serve, mettendo la natura prima dei soldi.

Davvero, accontentiamoci di ciò che abbiamo, godiamoci
ogni minuscolo centimetro di pelle di chi amiamo.
Perchè alla fine questo periodo ci avrà insegnato che
sono le persone, le esperienze, la natura che incontriamo
nella nostra vita a renderci ciò che siamo. Sono loro a
farci sorridere, non il nuovo modello di i-phone.

Saremo disposti a cambiare la nostra vita dopo tutto questo?
Spero tanto che la risposta sia “si”, altrimenti non avremmo
capito nulla, altrimenti non sarà servito a nulla.
Una valigia leggera e un cuore grande, il mondo e lì che
ci aspetta, prendiamo la felicità e portiamola con noi.
Tutto il resto ce lo regala la natura.

E quando sarà ora Lisa, corri, va fuori,
respira l’aria, fatti scaldare dal sole, abbraccia
gli alberi e sorridi!


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...Ed un sogno nel futuro prima e dopo il coronavirus. Un'emozionante racconto , reperito dal web e scritto da "latartarugavolante" che anche se l'ho copiato dal suo sito , ho ritenuto doveroso metterlo a conoscenza anche in questo contesto di blog, questa storia su cui riflettere. Buona Lettura e...
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31/03/2020 16:15:46
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Commenti

  1. leggendolamano 31 marzo 2020 ore 17:00
    dire che sia bello è riduttivo. emozionante
    grazie per averlo condiviso
  2. Brella28 31 marzo 2020 ore 17:09
    Qualche giorno fa mio marito ha detto: quando tutto questo sarà finito, andremo a farci una bella vacanza. Come se non fossimo già qui tutti insieme. Pero proprio in queste situaz ci si ren
  3. Brella28 31 marzo 2020 ore 17:10
    Ci si rende conto che la vera felicità è goderti la vita con la tua famiglia in libertà. Vederli felici all aria aperta.
    Vederli vivere
  4. Cocisxx 01 aprile 2020 ore 08:55
    Mi hai emozionato...e per un attimo rivissuto i momenti al centro commerciale, ci si schiva come se si ha la peste...pesante situazione che limita l'essere umani.
    Un abbraccio :rosa
    Davide.
  5. max.boss 01 aprile 2020 ore 17:52
    Molto bello e vero. Chissà quanti di noi riusciranno veramente a cambiare dopo questa esperienza e a vivere apprezzando di più tutte le cose che fino ad ora abbiamo dato per scontate.

    Grazie :rosa
  6. s.hela 02 aprile 2020 ore 15:16
    @leggendolamano
    Grazie per aver letto questo splendido articolo e scritto un pensiero .
    Buona giornata
    Giulia
  7. s.hela 02 aprile 2020 ore 15:17
    @Brella28
    Ne hai scritto un pensiero bellissimo ,grazie di :cuore per le tue parole .
    Una buona giornata

    Giulia
  8. s.hela 02 aprile 2020 ore 15:20
    @Cocisxx
    Ciao caro Davide, eh si è proprio questa la realtà dei giorni nostri, ma dobbiamo cercare di superarla con forza e senza mai abbassare la guardia.

    Una buona giornata
    Giulia
  9. s.hela 02 aprile 2020 ore 15:21
    @max.boss
    Ottimo pensiero , dal cuor mio spero moltissimi , ce lo auguriamo di :cuore

    Una buona giornata e grazie di esserci.

    Giulia
  10. 57.klimo 18 aprile 2020 ore 01:57
    Ottimo post,come al solito,cara Giulia
    Enrico :rosa
  11. s.hela 18 aprile 2020 ore 11:21
    @57.klimo
    Bentornato caro Enrico , grazie per il tuo pensiero.
    Un :bacio per una buona giornata.
    Giulia
  12. 57.klimo 18 aprile 2020 ore 12:42
    Sei sempre molto gentile,Giulia,sonopssato solo per salutare le persone care
    e tu sei una di queste,buon proseguimento...
  13. s.hela 03 maggio 2020 ore 10:27
    @57.klimo
    Grazie spero di ritrovarti presto caro Enrico.
    :bacio
    Buona Domenica
    Giulia

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