A scuola in bici e' toccasana per bimbi

01 maggio 2013 ore 18:08 segnala

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Migliora parametri rischio per malattie da trombosi.
MILANO, - In Italia 1 bambino su 3 e' in sovrappeso e solo 12 bambini su 100 fanno attivita' fisica tutti i giorni. Eppure, basterebbe andare a scuola camminando o in bici tutti i giorni per veder migliorare di molto i parametri cardiometabolici nei bambini, e ridurre i fattori di rischio per le malattie da trombosi. A ricordarlo e' l'Associazione per la lotta alla trombosi (Alt), nell'ambito della campagna 'Questa e' scienza. Questo e' buonsenso', per promuovere la bici come mezzo sostenibile.
ANSA

Virus ripara cuore con terapia genica

01 maggio 2013 ore 18:06 segnala

PROPOSTO DA MICHELE PAPPACODA ROMA, - Un virus per 'riparare' un cuore stanco e 'danneggiato' sara' testato sui pazienti che parteciperanno ad una sperimentazione nel Regno Unito. Per la precisione i ricercatori si serviranno di un virus 'ingegnerizzato' per introdurre del materiale genetico nel muscolo cardiaco, in modo da fermare e invertire il deterioramento del cuore. Spesso infatti dopo un infarto o un arresto il cuore rimane troppo debole, diventando cosi' troppo debole per pompare in modo efficace il sangue nel corpo.

ANSA

Nuovo ceppo malaria resistente a farmaci Scoperto in Cambogi

01 maggio 2013 ore 18:04 segnala

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA ROMA, - Un nuovo ceppo del parassita malaria resistente ai farmaci, in particolare all'artemisina, geneticamente diverso dagli altri ceppi presenti nel mondo, e' stato identificato in Cambogia. A lanciare l'allarme e' uno studio pubblicato sulla rivista 'Nature Genetics'. ''Tutti i farmaci piu' efficaci - spiega Olivo Miotto, coordinatore dello studio - che abbiamo avuto negli ultimi anni, uno a uno, sono stati resi inutili dall'abilita' del parassita di mutare e sviluppare resistenza''.
ANSA

Per le famiglie di persone con disabilità sensoriale

23 aprile 2013 ore 19:48 segnala
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Potenziare le risorse familiari, attraverso una reale condivisione di esperienze e competenze, affinché le famiglie di persone con disabilità sensoriale possano acquisire la consapevolezza non solo delle proprie criticità, ma soprattutto dei propri punti di forza, diventando così una realtà di mutuo aiuto sociale: è stato questo l’obiettivo di un ampio progetto coordinato in Lombardia dall’ANS (Associazione Nazionale Subvedenti)

Si è concluso nelle scorse settimane, in Lombardia, il progetto denominato Un percorso di mutuo aiuto per le famiglie di persone con disabilità sensoriale, promosso dall’ANS (Associazione Nazionale Subvedenti), in qualità di capofila, in partnership con Retina Italia, ALFA (Associazione Lombarda Famiglie Audiolesi), l’Associazione Aforisma e RP Italia Lombardia (Associazione Italiana per la Retinite Pigmentosa), con il cofinanziamento della Regione Lombardia.
«La disabilità sensoriale e tutto il vasto mondo di peculiarità che la contraddistinguono – spiega Rosa Garofalo dell’ANS – sono poco conosciuti e spesso anche i familiari di persone con disabilità visiva o uditiva hanno bisogno di un punto di incontro e di confronto. Obiettivo generale di questo ampio progetto, dunque, è stato proprio quello di potenziare le risorse familiari, attraverso una reale condivisione di esperienze e competenze, affinché le famiglie di persone con disabilità sensoriale possano acquisire la consapevolezza non solo delle proprie criticità, ma soprattutto dei propri punti di forza, diventando così una realtà di mutuo aiuto sociale».

Quattro le fasi del percorso in cui il progetto si è suddiviso. Nella prima di esse – una fase di testimonianza, denominata Le famiglie dei disabili sensoriali si raccontano, svoltasi nel maggio del 2012 – attraverso il racconto del vissuto di alcune famiglie “storiche” e sotto la guida di un Gruppo di Coordinamento, si sono potuti mettere in evidenza alcuni nodi critici, una serie di bisogni insoddisfatti, ma anche e soprattutto i problemi risolti.
Successivamente, nella fase di riflessione (giugno e luglio 2012), il Gruppo di Coordinamento si è dedicato all’elaborazione delle riflessioni emerse in precedenza, per trarne spunto e intercettare i bisogni che contraddistinguono le varie fasi della vita delle persone con disabilità sensoriale e dei loro familiari. Un’elaborazione che ha dato vita a un questionario anonimo, da distribuire a un campione significativo di famiglie, sia dentro che fuori le Associazioni.
Con la terza fase, quindi, definita di coinvolgimento (settembre-dicembre 2012), centrata sulla distribuzione e sulla compilazione del questionario, si è cercato di far partecipare nuove famiglie di persone con disabilità sensoriale di varie età, a un’indagine sulla rilevazione dei loro bisogni.
Infine, la fase conclusiva (Attivazione del gruppo di mutuo aiuto, gennaio-marzo 2013) ha visto il Gruppo di Coordinamento organizzare altri quattro incontri, cui hanno partecipato le famiglie che avevano compilato il questionario e manifestato l’interesse ad essere coinvolte insieme alle famiglie “storiche”.
«Il gruppo di mutuo aiuto così formato – sottolinea ancora Garofalo – sarà in primis un sostegno reciproco con modalità “alla pari” e insieme uno stimolo per l’attivazione di una presa in carico precoce e individualizzata della persona con disabilità sensoriale». (S.B.)

FONTE http://www.superando.it/2013/04/23/per-le-famiglie-di-persone-con-disabilita-sensoriale/

La solitudine e la voglia di condivisione dei “numeri due”

23 aprile 2013 ore 19:45 segnala

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «“Giocatori in panchina” – li definisce Simone Fanti – con la consapevolezza che in un futuro vicino o lontano dovranno scendere in campo accanto alla persona con disabilità, ma che al momento non possono quasi profferir parola sulla “gestione della squadra”»: sono i siblings, ovvero i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità, protagonisti di un convegno a Torino, organizzato nei giorni scorsi dalla Fondazione Paideia

In una Torino piovosa si è svolta la due giorni (20 e 21 aprile) di un convegno dedicato ai siblings – termine inglese che, senza far distinzione di genere, indica i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità -, incontro organizzato dalla Fondazione Paideia.
Un’altra buona occasione, quindi, per osservare l’“altra faccia della luna”, quella che rappresenta chi troppo spesso in famiglia è invisibile, perché bisognoso di meno cure e attenzioni: appunto il fratello o la sorella della persona con disabilità. Persone che vivono sulla loro pelle ciò che accade al congiunto, ma che spesso sono considerate troppo giovani per assumersi il peso e la responsabilità di determinate scelte, come la gestione del futuro della persona con disabilità grave. “Giocatori in panchina” che hanno la consapevolezza che in un futuro vicino o lontano dovranno scendere in campo accanto alla persona con disabilità, ma che al momento non possono quasi profferir parola sulla “gestione della squadra”.
Difficile forse trovare un fil rouge dell’evento in questa varietà di sensazioni. E così, senza la pretesa di essere esauriente, mi piacerebbe evidenziare le parole che con maggior forza sono scaturite dai pensieri dai protagonisti. Pensieri come quelli di Arianna di 18 anni, con fratello autistico; Cristina di 35 anni, con sorella con paralisi cerebrale; Niccolò, 24 anni, con sorella autistica, Deborah, 33 anni, sorella di Damiano con disabilità cognitiva… Eccone alcune.

Solitudine
«Quante volte avrei voluto avere insieme mamma e papà per me, anche solo per pochi minuti. Facevo le vacanze ora con l’uno ora con l’altro, loro si alternavano per non lasciar sola mia sorella», racconta Selene, 40 anni, riflettendo sui suoi ricordi da bambina. Ma non c’era tempo: la sorella Tiziana, 42 anni, con disabilità fisica e cognitiva, assorbiva le attenzioni e le energie dei familiari.
La “solitudine dei numeri due”, potrebbe essere il titolo che raccoglie in sé anche la sensazione di questi ragazzi e adulti di essere stati messi un po’ da parte durante la loro giovinezza, essere o essere stati i secondi – vengono prima le esigenze del fratello con disagio e poi le loro -, di essere cresciuti potendo disporre di meno attenzioni di quelle che si sarebbero aspettati e avrebbero voluto. Una sorta di carenza di affetto che poi li ha condizionati nella vita e ne ha formato il carattere, schivo e introverso per alcuni, ribelle o protettivo per altri.

Spiegazioni
«Abbastanza grandi per gestirsi da soli, per accettare le rinunce e le fatiche della situazione, ma troppo piccoli per ricevere spiegazioni» chiosa un altro dei protagonisti. «I genitori, anche per un senso di protezione, tendono a non ritenerti mai pronto per ricevere le spiegazioni del “male” di tuo fratello». Una difficile condivisione dei problemi, quasi che la gestione della disabilità pesasse in toto sulla coppia di genitori, come se fornire spiegazioni scaricasse le responsabilità sui fratelli o sulle sorelle. Crescere interrogandosi sul perché, senza la possibilità di confrontarsi con il mondo degli adulti o di coetanei con gli stessi problemi familiari ha acuito, secondo alcuni dei testimoni all’incontro di Torino, quella che è ben rappresentata dalla successiva parola clou: il senso di colpa.

Senso di colpa
Un concetto forse più difficile da comprendere rispetto ai precedenti per chi non vive una situazione di difficoltà. Perché chi ha un fratello o una sorella con disabilità dovrebbe avvertire un senso di colpa? Il sentirsi inadeguati, il vivere due vite, la propria e quella del caregiver, fa parte del bagaglio di ogni sibling. Il senso di colpa nasce dalla sensazione di non riuscire a vivere completamente nessuna delle due esistenze.
«Se porto avanti la mia famiglia, mi prendo cura di mio figlio – racconta Deborah – allora mi accorgo di non avere il tempo per mio fratello disabile. E viceversa, se dedico tempo a mio fratello, mi sento di avere rubato qualcosa a mio figlio». Perennemente tirati per la giacchetta dai doveri, non si trova il tempo per sé, per comprendere e realizzare se stessi. E si arriva a pensare come sarebbe stata bella la vita senza l’ingombrante presenza del fratello disabile. Per poi provare un profondo senso di vergogna per quel pensiero.

Risentimento
Risentimento, che fa il paio con rabbia. Altri due termini, di profonda umanità, che emergono dalla confessione di alcuni ragazzi: risentimento e rabbia verso la vita, ma anche verso quei genitori che li hanno “abbandonati” per curare il fratello o la sorella in difficoltà. Rabbia verso il fratello che – incolpevole – sta causando tante difficoltà, che è causa della tristezza dei genitori.

Amore
È l’amore profondo, che alcune donne e ragazze del gruppo hanno espresso incondizionatamente per quel “cucciolo indifeso” che è il loro fratellino o sorellina. Come Arianna (che vive in famiglia con il fratello autistico, autrice di una mostra fotografica sull’autismo), che con dolcezza dice: «Ora che devo andar via da casa per studiare all’università, non so come farò senza mio fratello. Abbiamo pochi anni di differenza e siamo cresciuti in simbiosi. Non abbiamo mai vissuto lontani per più di qualche giorno. Ma devo costruirmi un futuro per poi poter prendermi in carico anche lui».
O come Paola, sorella di una ragazza con sindrome di Down, che afferma: «Quando nacque Elisa pensammo: la satureremo d’amore, così se non lo riceverà dall’esterno ne avrà abbastanza. In realtà ne abbiamo ricevuto da lei più di quanto ne abbiamo donato».

Condivisione
Più che una parola è un consiglio e una richiesta che i siblings hanno lanciato da Torino. Una sfida per i genitori che stanno vivendo situazioni di difficoltà. Una parola ricca di significato. Condivisione di informazioni e quindi spiegazioni anche in tenera età, condivisione nel senso di socializzazione, ovvero la necessità dei ragazzi di vivere magari anche solo una vacanza, con coetanei che hanno le stesse problematiche. Ma soprattutto condivisione delle responsabilità, per costruire insieme il futuro di entrambi i ragazzi, con o senza disabilità.

di Simone Fanti
FONTE http://www.superando.it/2013/04/22/la-solitudine-e-la-voglia-di-condivisione-dei-numeri-due/

Una nuova Cooperativa dedicata alle persone con autismo

23 aprile 2013 ore 19:42 segnala
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si chiama Opera della Marca, è un’innovativa Cooperativa Sociale di tipo B – nata recentemente a Treviso dall’Unione tra Banca della Marca, Cooperativa Il Girasole e Fondazione Oltre il Labirinto – e intende porre al centro della propria attenzione le persone con autismo e la loro integrazione mediante il lavoro, guardando soprattutto al diritto di ogni persona con disabilità a una vita dignitosa


A destra Mario Paganessi, a sinistra Luigino Manfrin, rispettivamemnte Presidente e Vicepresidente della Cooperativa Opera della Marca
Da un progetto che ha visto unirsi a Treviso la Banca della Marca, la Cooperativa Il Girasole e la Fondazione Oltre il Labirinto, è nato recentemente un innovativo soggetto, che intende porre al centro dell’attenzione le persone con autismo e la loro integrazione mediante il lavoro.
Si tratta della Cooperativa Sociale di tipo B Opera della Marca, il cui obiettivo è appunto mirato alla tutela delle persone con disabilità, della loro dignità e del diritto di integrarsi nella comunità, a contatto con la propria rete familiare e sociale, attraverso l’occupazione lavorativa. In tal senso, e sulla base delle loro possibilità, i ragazzi e gli adulti con autismo lavoreranno anche in presenza di gravità del quadro clinico o comportamentale.
Opera della Marca intende inoltre “fare impresa sociale”, creando cioè valore economico sostenibile, tramite l’interazione delle attività lavorative svolte dalla persone autistiche, con le realtà produttive del territorio. Il tutto sì è già messo in moto – per ora all’interno del Villaggio Cohousing 4Autism di Godega di Sant’Urbano (Treviso) – ove un gruppo di ragazzi affetti da autismo ha iniziato a dedicarsi ad attività in ambito agricolo, artigianale e della ristorazione.
Presidente della nuova Cooperativa è Mario Paganessi, direttore della Fondazione Oltre il Labirinto, mentre la vicepresidenza è stata affidata a Luigino Manfrin, direttore generale di Banca della Marca. Fanno poi parte del Consiglio di Amministrazione anche Gianpiero Michielin, presidente di Banca della Marca, Adriano Ceolin, presidente di Marca Solidale, Liviana Da Re, presidente del Centro Territoriale per l’Integrazione dei Minori di Conegliano, Monica Bidoggia, presidente della Cooperativa Il Girasole e Stefano Castiglione, psicologo esperto di autismo.

«Stiamo assistendo a un vero cambiamento nel sociale – dichiara Mario Paganessi -, ove gli approcci obsoleti sono sostituiti da una nuova era dell’intelligenza di relazione, con la creazione di valore sociale ed economico. I partner di questa nuova Cooperativa rappresentano la vera progettualità di rete che ci porta ad essere ottimisti e, finalmente, a intravedere un futuro in linea con il diritto che ha ogni persona con disabilità a una vita dignitosa».
Dal canto suo Luigino Manfrin afferma: «Opera della Marca nasce per mettere a fattore comune le esperienze di diverse professionalità del nostro territorio – della finanza, della scuola, dell’imprenditoria e del volontariato – allo scopo di dare voce a chi dimostra apparentemente una diversa abilità. L’insieme di queste competenze aiuterà a restituire dignità all’esistenza di tutte quelle persone che, per motivi diversi, non riescono a competere alla pari in un mondo complesso come quello attuale. È un dovere, ma anche una grande soddisfazione». (L.T.)
FONTE http://www.superando.it/2013/04/23/una-nuova-cooperativa-dedicata-alle-persone-con-autismo/

Assegni di cura e contributo badante tolti

02 gennaio 2012 ore 11:01 segnala
inserito da MICHELE PAPPACODA Assegni di cura e contributo badante tolti a chi ne ha i requisiti: mancanza di fondi

BOLOGNA – Non ci sono soldi per garantire assistenza ad anziani e invalidi, neppure per chi rientra, in base ai requisiti previsti, nelle categorie degli aventi diritto ad assegni di cura e contibuti badanti.

E’ il caso, esemplificativo, di due nonnini malati residenti nel bolognese. A lanciare l’S.o.S. è l’Associazione “Insieme per Bologna” che racconta come qualche mese fa, un 78enne residente nel Quartiere Borgo Panigale “si è visto revocare all’improvviso il sussidio del Comune per ‘mancanza di fondi’ senza nemmeno ricevere una visita geriatrica”. L’uomo, malato di tumore, vive attaccato alla bombola dell’ossigeno, ha difficoltà a deambulare e per questo costretto ad aiutarsi con sedia a rotelle. Eppure, con un ISEE non superiore ai 22.300 Euro ed un invalidità del 100%, il pensionato possiede i requisiti per aggiudicarsi il sussidio.
Sorte analoga è capitata ad un’anziana di 74 anni, residente a San Lazzaro, invalida al 100%, malata di sclerosi multipla, con paraplegia degli arti inferiori, incontinente (dal 1996), con un ISEE di 10.214 Euro. Pure la pensionata in questione – denuncia “Insieme per Bologna” – “senza avvisi e visita geriatrica, si è vista togliere, anche in questo caso per “mancanza di fondi”, i contributi economici “assegno di cura” e contributo badante” dal proprio Comune”.

Entrambi gli invalidi erano in possesso dei requisiti richiesti. Come si legge, infatti, sul sito del Comune di Bologna, “l’assegno di cura è un contributo economico che si configura come indispensabile ai fini del mantenimento dell’anziano non autosufficiente al proprio domicilio. Si colloca fra gli interventi volti a promuovere la domiciliarità e a ridurre il ricorso a ricoveri in strutture residenziali. I requisiti per l’assegnazione sono: essere residenti e domiciliati nel Comune di Bologna; età superiore ai 65 anni o oltre i 50 per adulti affetti da patologie di tipo geriatrico; ISEE della sola persona anziana beneficiaria delle cure non superiore ad euro 22.300,00 (per l’anno 2011).”

A monte della vicenda si leva la delazione di “Insieme per Bologna”, che interroga “A chi vengono assegnati questi contributi se mancano fondi per casi al limite come questi? Quanti invalidi sono stati privati nel 2011 di questi contributi fondamentali per sostenere il costo dell’assistenza domiciliare, al fine di favorire la permanenza nel proprio ambiente di vita?” . Le risposte ai quesiti rimesse a chi di dovere…

La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo: www.bolognatoday.it

Il perito giudica la causa per l’invalidità

02 gennaio 2012 ore 10:58 segnala
inserito da Michele Pappacoda Dal, 1° gennaio, è entrata in vigore la nuova disciplina dell’accertamento tecnico preventivo in materia invalidità civile, introdotta con la legge 111/2011 con lo scopo di deflazionare il processo previdenziale. Con la circolare 168 di ieri l’Inps ha dettato le disposizioni organizzative necessarie ad attuare la nuova normativa.
Nel nuovo sistema, l’istituto di previdenza è sollecitato a partecipare attivamente e tempestivamente alla procedura, senza che la sua eventuale inerzia possa bloccarla.
La procedura, ricorda la circolare, è obbligatoria per chiunque intenda chiedere il riconoscimento dei propri diritti in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap, disabilità, pensione di inabilità e assegno di invalidità.
In questi casi, l’interessato deve depositare presso la cancelleria del Tribunale un’istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie che legittimano la sua pretesa. L’istanza – ricorda la circolare – «rappresenta atto interruttivo della prescrizione e vale anche ai fini del rispetto dei termini decadenziali previsti dalle disposizioni vigenti».
Dopo la presentazione del l’istanza e la sua notifica, l’ente di previdenza si costituisce in giudizio tramite una memoria che – ricorda l’Inps – può essere redatta e sottoscritta dai funzionari amministrativi solo nei procedimenti di invalidità civile. È invece di competenza degli avvocati dell’ufficio legale nei giudizi relativi all’invalidità pensionabile e nei giudizi di merito relativi all’invalidità civile.
La circolare stabilisce anche l’obbligo per i funzionari e gli avvocati dell’ente di costituirsi dieci giorni prima della data di udienza. Si tratta di una cautela volta a prevenire eventuali contestazioni procedurali, ma la natura sommaria della procedura non richiederebbe il rispetto di termine, previsto dal Codice solo per le cause di lavoro.
Dopo che sono comparse le parti, il giudice nomina il perito e, una volta terminate le operazioni peritali, con decreto comunicato alle parti, fissa un termine perentorio non superiore a 30 giorni, entro il quale le stesse devono dichiarare se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.
In caso di contestazione, la parte deve depositare entro altri 30 giorni il ricorso introduttivo del giudizio di merito, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione. In assenza di contestazioni il giudice omologa l’accertamento sanitario, e il decreto è notificato all’ente di previdenza, tenuto ad applicarlo. Il decreto – in base al decreto legge 98, legge 111/2011 – non è impugnabile né modificabile.
Considerata la delicatezza della procedura, la circolare Inps sottolinea la necessità che il direttore della sede competente per territorio curi la regia dell’intero sistema organizzativo interessato dall’accertamento tecnico, e assicuri fluidità delle comunicazioni tra i vari attori coinvolti nel procedimento.

Giampiero Falasca
La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo: www.ilsole24ore.com

La persecuzione dell'Inps nei confronti del presidente dell'

28 dicembre 2011 ore 10:29 segnala
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Colpirne uno per educarne cento. Questo deve essere il motto del Presidente dell’INPS, Mastropasqua e dei suoi dirigenti, puntigliosi esecutori delle delibere dell’Ente, assunte in contraddizione palese alle leggi vigenti. Lo sanno bene tutti coloro che sono stati costretti ad umilianti visite di controllo nelle sedi dell’INPS, in virtù della lotta contro i cosiddetti “falsi invalidi”, che si è trasformata in una vera e propria campagna vessatoria nei confronti dei disabili italiani, costretti a subire riduzioni delle percentuali di invalidità, perdita di pensioni ed indennità di accompagnamento, con il rischio di dover restituire i soldi fino ad allora percepiti. Decisioni,immediatamente esecutive, che sono state in grandissima maggioranza, oltre il 70%, respinte dalla Magistratura.
Il caso di Giuseppe Sannino, però, risponde appieno alla tecnica della repressione individuale per affermare una posizione generale, che non trova nessuna conferma nella legge. Ci troviamo di fronte al tentativo serio da parte dell’INPS, di scriversi da solo le leggi con le quali erogare le prestazioni di pensione o di invalidità previste per i disabili. Sannino è Presidente della Associazione nazionale Italiana diversamente abili: ANIDA, da anni si batte per il lavoro ai disabili e per la loro piena integrazione nella società. Come tanti è egli stesso disabile, affetto da poliomielite dalla più tenera età, ha oggi 62 anni e continua la sua battaglia quotidiana contro le sue difficoltà personali e contro le ingiustizie della società. E’ una voce scomoda quindi, capace di farsi sentire anche in televisione e dai mass media. Una voce da colpire e zittire. I fatti parlano chiaro e sono sotto agli occhi di tutti: nell’anno 2002: la sua patologia si aggrava e gli viene riconosciuto il 100% di invalidità con l’indennità di accompagnamento.Nell’anno 2003 viene chiamato a verifica e gli viene confermato il giudizio e le prestazioni assegnate. Nell’anno 2004: nuova visita di verifica ed ancora tutto confermato. Dopo 4 anni nel 2008, Sannino è tra i primi ad essere chiamato a verifica prevista per contrastare le false invalidità, gli viene revocata la precedente percentuale e l’ l’indennità di accompagnamento e gli viene assegnata una percentuale di invalidità dell’80%. Sannino ricorre al giudice e dopo una attesa di due anni senza percepire prestazioni dall’INPS, il Magistrato, nel mese di Ottobre del 2010, con sentenza di primo grado gli restituisce il 100% con accompagno dalla data della revoca, confermando le stesse patologie riconosciutegli nel 2002 aggravate dall’avanzare dell’età. Potrebbe finire tutto qui, ma l’INPS presenta appello e chiede la sospensione della erogazione degli emolumenti previsti. Questa richiesta viene rigettata dalla Corte di Appello di Napoli, che fissa la prima udienza del processo di appello nel giugno 2015. Ma l’INPS non si ferma, il15-07-2011 chiede a Sannino documentazione relativa al suo stato invalidante. Il 28-07-2011, Sannino invia all’INPS la sentenza ed una documentazione aggiornata della sua disabilità. Ma non tenendo conto di questa nuova certificazione,l’’INPS il 30-09-2011 convoca a ad una nuova visita medica Sannino per il giorno
18-1-2011. Le intenzioni dell’Ente sono evidenti: aprire una nuova pratica di verifica che avrebbe portato alla revoca dei benefici goduti dal Sannino,in disprezzo di qualsiasi sentenza del Tribunale. A nulla sono valse le proteste e le prese di posizione del Presidente dell’ANIDA, che in Ottobre si è visto costretto a ricorrere ancora al Magistrato in difesa delle sue prerogative e dei suoi diritti. Ma la procedura è andata avanti senza nessuna interruzione e siamo convinti che se Sannino non si fosse presentato alla visita medica prevista, gli sarebbe stato sospeso da subito l’erogazione degli emolumenti stabiliti. La visita di Sannino si tiene nel giorno previsto, in un clima particolare, in cui funzionari ed infermieri erano stati messi a sua disposizione, compreso il parcheggio interno dell’Ente, mentre due medici provvedevano alla visita di controllo che durerà ben due ore. Un trattamento diverso dalle decine di poveri disabili che aspettavano nei corridoi inospitali dell’INPS. E’ inutile dire che il giorno 23 Dicembre, proprio alla vigilia di Natale è arrivata una nuova lettera dell’INPS che a seguito di quella visita, immotivata, riduce di nuovo la invalidità di Sannino all’80%, togliendogli ancora una volta le indennità previste. L’accanimento con cui l’Ente ha perseguitato il Presidente dell’ANIDA, appare sinceramente sproporzionato ed esagerato, con un utilizzo dei soldi pubblici che avrebbe meritato ben altro impiego. Questo comportamento dell’INPS non si può spiegare altrimenti se non con un intento persecutorio nei confronti del Sannino,volto ad affermare un principio: che in materia di invalidità i giudizi dell’INPS sono senza appello, una verità assoluta che nessuno deve mettere in discussione. Continua la politica dell’odio che il Governo Berlusconi ha inaugurato a partire dal 2008, contro i disabili italiani e che Tremonti ed il gruppo dirigente dell’INPS ha portato avanti con una dedizione degna di miglior causa. Occorre una mobilitazione generale in difesa dei diritti dei disabili italiani, nella speranza che il nuovo Governo Monti sia in grado di dare risposte oneste alle giuste aspettative di coloro che sono tra i più deboli nella società. In tempi di crisi, anche noi disabili vorremmo essere protagonisti della ripresa del nostro paese, non con la repressione, ma con il riconoscimento della nostra cittadinanza, diversa ma eguale a quella di tutti. Il caso di Giuseppe Sannino deve essere denunciato e portato a conoscenza della opinione pubblica, perché si sta consumando una ingiustizia contro un disabile che ha l’unica colpa di battersi per i suoi diritti e per quelli di tutti i disabili italiani.


di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


http://www.julienews.it

Roma. A Caracalla continua la protesta degli indignati

28 dicembre 2011 ore 10:26 segnala
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il freddo e le festività non fermano gli indignati capitolini. A due passi dalle Terme di Caracalla resistono ancora una ventina di tende, allestite da ormai oltre un mese accanto a una strada di grande scorrimento, tra alberi e spezzoni di colonne antiche. Con la violenza dei black loro non c’entrano nulla.

Qui ci sono ragazzi, persone di mezza età, immigrati, disabili e senzatetto. Un centinaio di militanti in tutto, ma solo una ventina dormono fissi negli igloo e nelle canadesi, raccontano. Il freddo arrivato alla fine anche a Roma ha fatto la selezione. Ma oggi c’è un sole caldo e si mangia all’aperto, lungo una tavolata che incuriosisce chi passa. Pizzoccheri con i broccoli e salsicce nel menù. I broccoli vengono dall’orto impiantato ai margini del campo. Molti erano davanti alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove gli Indignati si attendarono dopo il 15 ottobre, giorno della manifestazione sfociata negli scontri innescati dai black bloc. Come Irene, 21 anni, romana, iscritta a Giurisprudenza. “Prima studiavo in tenda, poi ho iniziato a tornare per la notte a casa, qui vicino – racconta -. Vengo qui quando ci sono delle riunioni”. Gli abitanti della tendopoli si sono divisi in commissioni: sull’ecologia, sull’economia e il debito, sui rom ed altre. La notte l’area è sorvegliata dal ‘servizio serenita”, ma grandi problemi non ce ne sono stati finora. “Stiamo simpatici a tutti – assicura Giulio, 19 anni, studente, figlio di un giornalista -.

La gente viene a portarci generi di conforto, abbiamo una rete di case a supporto. Anche con la polizia c’è dialogo. Il Comune ha fatto chiudere i bagni alle 17 e non possiamo più fare le docce allo Stadio di Caracalla del Coni, ma vabbè”. “Stiamo tutti insieme – aggiunge -, giovani e meno giovani, italiani e stranieri, poveri e benestanti perchè vogliamo dimostrare che il mondo si può cambiare anche tra categorie diverse”. “I diritti sociali sono uguali per tutti – dice Lorenzo, 46 anni, architetto con l’aria di chi movimenti ne ha visti tanti -. Noi pratichiamo la non violenza, ma c’è molta rabbia sociale in giro ed è difficile ricondurla nell’alveo del dialogo. Questa è una realtà aperta, cerca di essere sostenibile e democratica. Nessuno comanda”. Francesco, 33 anni, disabile con le stampelle, sta un pò qui e un pò a casa. Ha incrociato gli indignati durante una manifestazione sull’handicap il 17 novembre al Colosseo, racconta. “Sto qui fino a Capodanno, poi tornerò per la marcia”, dice. Una marcia degli Indignati prevista per metà gennaio a Roma. Jerome invece è francese, sulla ventina: “Qua vengono anche solo perchè c’è da mangiare e da dormire, non tutti sono interessati a quel che facciamo”. ‘Indignati dalla violenza!’: grida il cartello al limitare dell’accampamento. Il movimento fa i conti con l’effetto 15 ottobre. Per poter esistere, non si muovono.

http://www.online-news.it/