POESIE D'AMORE

14 aprile 2017 ore 06:56 segnala


L’amore mio mi chiede:
“Qual’è la differenza tra me e il cielo?”
La differenza è che
se tu ridi, amore mio,
io mi dimentico il cielo.
Nizar Qabbani

Lascia il tuo cuore
scoppiare finalmente,
cedi, gemma, cedi.
Lo spirito della fioritura
s’è abbattuto su di te.
Puoi rimanere
ancora bocciolo?
Rabindranath Tagore

l più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.
Nazim Hikmet

Dammi la tua mano…
Vedi?
Adesso tutto pesa la metà…
Leo Delibes

Il sogno più vero
è quello più distante dalla realtà,
quello che vola via
senza bisogno di vele,
nè di vento.
Hugo Pratt
15ddfd9a-d060-441c-8594-f163af3024f9
« immagine » L’amore mio mi chiede: “Qual’è la differenza tra me e il cielo?” La differenza è che se tu ridi, amore mio, io mi dimentico il cielo. Nizar Qabbani Lascia il tuo cuore scoppiare finalmente, cedi, gemma, cedi. Lo spirito della fioritura s’è abbattuto su di te. Puoi rimanere ancora bo...
Post
14/04/2017 06:56:14
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    2

AFORISMA D'AUTORE

13 aprile 2017 ore 20:36 segnala
Ti auguro di ballare una danza,
quella della tua vita,
ti auguro di udire una musica
su cui dirigere i tuoi passi,
un ritmo che esplode da dentro
da cui trarre, forza energia, amore,
al di là delle sfide,
al di là delle battaglie di ogni giorno.
Stephen Littleword

SEGUI L'AMORE

12 aprile 2017 ore 20:22 segnala

L'amore non dà nulla fuorché sé stesso
e non coglie nulla se non da sé stesso.
L'amore non possiede,
né vorrebbe essere posseduto
poiché l'amore basta a all'amore.
Kahlil Gibran
885cfe8f-9cdb-4146-ab16-f63a1b230d22
« immagine » L'amore non dà nulla fuorché sé stesso e non coglie nulla se non da sé stesso. L'amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto poiché l'amore basta a all'amore. Kahlil Gibran
Post
12/04/2017 20:22:34
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment

L'AMORE PLATONICO

11 aprile 2017 ore 06:14 segnala


L’amore platonico deve essere puro da ogni voluttà terrena; è questa la sua grandezza, è questa l’acqua lustrale che lo battezza e lo santifica.
Paolo Mantegazza

Per l’amore platonico non può esservi dramma perché in un amore simile tutto è chiaro, puro.
Lev Tolstoj, Anna Karenina

L’amore abbraccia sempre qualche cosa, colle mani o colle braccia, colle labbra o col cuore; l’amore platonico non abbraccia, perché l’infinito non si stringe; l’amore platonico, contempla, ammira, adora.
Paolo Mantegazza

L’amore platonico è un vulcano inattivo.
André Prévot

Il corpo è un linguaggio amoroso di prima scelta mentre l’astinenza, l’amor platonico, è una specie di relazione virtuale, come quelle che si instaurano su internet, e a volte restano virtuali per sempre
Gustavo Pietropolli Charmet

Se esiste un amore puro ed esente dalle altre nostre passioni, è quello che sta nascosto in fondo al cuore e che noi stessi non conosciamo.
François de La Rochefoucauld
260f880e-4db7-49dd-a49a-98e99e944f60
« immagine » L’amore platonico deve essere puro da ogni voluttà terrena; è questa la sua grandezza, è questa l’acqua lustrale che lo battezza e lo santifica. Paolo Mantegazza Per l’amore platonico non può esservi dramma perché in un amore simile tutto è chiaro, puro. Lev Tolstoj, Anna Karenina ...
Post
11/04/2017 06:14:57
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    3
  • commenti
    comment
    Comment
    2

IL MIO NOME E' UMILTA'

10 aprile 2017 ore 05:46 segnala
La Superbia indossò il mantello dell’Umiltà, ed uscì per il mondo, a quell’ora ogni giorno si divertiva a prendere in giro l’umanità. Camminava ricurva e lenta, nei panni di una vecchia stracciona quando fu fermata da una bambina:

Prendi!

La bambina aveva tra le dita una monetina. La Superbia travestita di Umiltà, non accettò la monetina dicendo:

Tieni pure la tua monetina, generosa creaturina, anche quando i tempi erano oscuri io mai tolsi, mai sottrassi e soprattutto mai chiesi, io ho sempre e solo dato.

Qual’è il tuo nome signora?

Chiese la bambina.

Il mio nome è Umiltà!

E ciò dicendo andò via di la. Nel camminare si fece incontro ad un uomo dal far giocondo che voleva solo il sorriso del mondo, era seduto su un angolo di panchina, che di gente era piena:

Dolce vecchina vieni a sederti su questa panchina, di spazio non c’è ne ma io mi alzerò per far spazio a te.

Buon uomo resta pure seduto, mi è caro il tuo invito ma io mai tolsi, mai sottrassi e soprattutto mai chiesi, io ho sempre e solo dato.

E ciò dicendo fece per andare via:

Vecchina aspetta qual è il tuo nome?

Il mio nome è Umiltà!

La vecchina andò via col suo passo trascinato e stanco, e sotto quel falso manto si faceva vanto di aver ancora una volta raggirata l’umanità.

Anche oggi ho raggirato l’umanità che ha scambiato la Superbia per Umiltà.

Se la rideva la vecchina, quando si ritrovò letteralmente davanti ai piedi la bambina, modulò la sua voce acre e spigolosa, rendendola dolce come il miele su un petalo di rosa e poi disse:

Piccola creatura, tu di nuovo qua?

Si!

Disse la piccola impettita.

E cosa vuoi da una povera vecchina?

Chi non ha mai chiesto la carità, non può sapere cos’è l’umiltà. L’uomo umile è un seme tra le braccia del vento che vola portando nel cuore il suo tormento, lui bene sa, che quello che oggi dona, domani chiederà, e per questo il suo gesto ha il sapore dell’ umiltà. Tu sei la Superbia, il tuo freddo dono è offerto dall’alto di un trono, la tua superiorità è viva anche in un gesto di apparente umiltà.

Creatura insolente spostati davanti i miei piedi immediatamente!

Disse la Superbia sentendosi scoperta, ma improvvisamente il suo mantello le venne sfilato dalla testa, e il suo vero volto fu svelato in non molto. La Superbia si girò rabbiosa, e vide l’uomo giocondo che voleva solo il sorriso del mondo, trattenere tra le mani la sua mantella.

Maledetto che ti venga sempre a mancare sulla testa un tetto!

Superbia il tuo inganno è ormai alla luce, chi dona bene sa, che quello che oggi da, domani chiederà, e solo questa consapevolezza che rende al dono luce e bellezza, chi altresì offre dono dall’alto del suo trono, alla Superbia ha il cor prono.
CLEONICE PARISI

L'AQUILA E LO SCARABEO

09 aprile 2017 ore 06:32 segnala
Un´aquila inseguiva una lepre che, in mancanza di altri protettori, rivolse le sue suppliche al solo essere che il caso le aveva posto sott´occhio: uno scarabeo. Questo le fece animo e quando vide avvicinarsi l´aquila cominciò a pregarla di non portarle via la sua protetta. Ma l´aquila, piena di disprezzo per il minuscolo insetto, divorò la lepre sotto i suoi occhi.
Da allora lo scarabeo, tenace nel suo rancore, non perdette più di vista i nidi dell´aquila: appena essa deponeva le uova, saliva in volo, le faceva rotolare e le rompeva. Così l´aquila, che è l´uccello sacro a Zeus, si rifugiò presso di lui e lo scongiurò di trovarle un luogo sicuro per covare. Zeus le concedette di deporre le uova nel suo grembo. Quando lo scarabeo se ne accorse, fece una pallina di sterco, si levò in volo e giunto sopra il grembo del dio, ve la lasciò cadere. Zeus, per scuotersi di dosso lo sterco, si alzò e senza accorgersene, gettò a terra le uova. Da allora dicono che le aquile non covano nella stagione in cui compaiono gli scarabei.


Questa favola insegna a non disprezzare nessuno, perché nessuno è tanto debole che, offeso, non sia in grado un giorno di vendicarsi.

LA VOLPE E LA PANTERA

08 aprile 2017 ore 18:18 segnala
Al di là di un boschetto di frassini profumati vi era un bellissimo laghetto dalle acque limpide e cristalline davanti al quale, due giovani animali accarezzati da un lieve venticello primaverile, si stavano specchiando, rimirando ciascuno il proprio portamento fiero e il colore del pelo. Si trattava di una graziosa pantera e di una volpe ugualmente carina. “Vuoi mettere la mia figura con la tua?” Disse la pantera all’amica. “Tu sei goffa e piccola io invece sono snella, slanciata e flessuosa. Il mio portamento è tale che perfino gli uomini usano il mio nome per indicare certe donne dal fascino aggressivo!” La volpe, dopo avere ascoltato in silenzio rispose: “Io sarò forse meno bella e più piccola ma sono comunque più piacente e più simpatica. E poi il mio pelo è senza dubbio più folto e più caldo del tuo. A proposito di donne, se tu andassi in città vedresti quante signore si fanno belle indossando la mia pelliccia morbida, a volte rossa e altre volte argentata”. Sempre più altezzosa, la pantera ribatté: “In quanto al pelo, si, è vero, il mio è più corto ma è più lucido e splendente, inoltre nella mia famiglia c’è da sbizzarrirsi nella scelta dei colori. So di non peccare di vanità dicendo di essere molto più bella dite!”. Solo in quel momento la volpe si rese conto di essere stata al gioco di quella frivola compagna la quale badava solamente al proprio aspetto tisico, così concluse: “Cara amica, sicuramente tu sei ammirata da tutti per la tua bellezza esteriore. Io invece sono molto più apprezzata per la mia intelligenza e la mia furbizia. Ti assicuro che sono queste le doti più importanti e non le scambierei mai con qualità puramente estetiche!”
A quelle parole la pantera non fu in grado di ribattere e non le rimase altro che tacere di fronte all’evidenza dei fatti. L’intelligenza e la bontà sono doti interiori molto più apprezzabili della bellezza fisica.