LO SCRIGNO DELLA SPERANZA

11 settembre 2017 ore 13:41 segnala
Erik sedeva ai piedi di una grande quercia ammirando il cielo azzurro sopra di lui quando udì una voce in lontananza.
Cercò di restare immobile e di concentrarsi per capire da quale direzione provenisse il suono ma l’unica cosa che riuscì a sentire fu il cinguettio di due uccellini che discutevano concitatamente.
Dopo alcuni istanti Erik tornò alla sua occupazione preferita: contemplare il cielo e le nuvole che lo attraversavano immaginando disegni di draghi, fate e creature leggendarie, pronto ad inventare nuove fantastiche avventure.

Improvvisamente vicino a lui apparve una piccola luce verde smeraldo che sembrava voler attirare la sua attenzione e, subito dopo, si udì un flebile “Ciao!”.
Erik si girò ma non vide nessuno. E nuovamente sentì la voce dirgli “Ciao Erik!”.
“Ciao” rispose Erik, che, come ultimo figlio di una famiglia di elfi norvegesi, non si spaventava facilmente, neanche nel sentire una voce senza vederne la forma.
Dopo qualche istante di titubanza Erik chiese “Chi sei?” e la voce gli rispose “Non importa chi io sia, l’importante è che tu mi senta”.
Erik rimase in silenzio non capendo il significato di quelle parole e poi, scrollando le spalle, si diresse verso casa dove il pranzo doveva ormai essere pronto.

Gli anni passarono ed Erik, crescendo allegro e spensierato, trascorreva le giornate tra la scuola di magia, i giochi con gli amici e i piccoli aiuti in casa.
Al compimento del suo sedicesimo compleanno Erik ricevette in dono dai genitori un piccolo cofanetto. Si trattava di un oggetto molto prezioso, non solo per il valore dei materiali di cui era fatto, ma soprattutto per il significato che portava con se, significato che Erik avrebbe dovuto scoprire nel corso della propria vita.
Il giorno del sedicesimo compleanno era per gli elfi un giorno molto importante in quanto ad ognuno di loro veniva assegnato un compito la cui esecuzione avrebbe consentito loro di entrare nel mondo degli adulti.

Erik era molto contento ma anche un po’ preoccupato, si chiedeva infatti se sarebbe stato all’altezza del compito che gli sarebbe stato assegnato e se fosse stato in grado di rendere orgogliosi di lui i suoi genitori.
Con questi pensieri la sera stessa Erik si presentò dal grande elfo della foresta che lo fece accomodare nella sala azzurra del palazzo dicendogli di aspettarlo lì. Erik si guardò intorno e rimase stupito nel vedere quanto fosse semplice e spoglia la sala dove si trovava. Si trattava di una sala molto grande, con pareti colorate di un azzurro tenue, con un mobilio essenziale e una grande finestra tonda posta sul soffitto, da cui era possibile ammirare il cielo e le stelle che brillavano ormai di un intenso giallo oro.
Dopo alcuni istanti il grande elfo torno da Erik e gli comunicò che la sua missione sarebbe stata il partire per un viaggio alla ricerca di quattro fiori: un glicine, una margherita, un non ti scordar di me e una zinnia.
Erik, che si era sempre immaginato che per entrare nel modo degli adulti fosse necessario affrontare delle prove molto difficili di forza e valore, rimase molto stupito, e anche un po’ deluso, nel sentire che il suo compito consisteva semplicemente nel cercare dei fiori. Sconsolato tornò a casa e la mattina seguente partì.

I fiori che Erik doveva cercare erano fiori piuttosto comuni che di solito si trovavano facilmente nei boschi e nei prati dei paesi vicini ma stranamente nei giorni che seguirono Erik non riuscì a trovarne nemmeno uno.
Durante il viaggio Erik incontrò molte creature del bosco con cui fece amicizia e con cui condivise avventure emozionanti e, a volte, anche pericolose. In alcuni momenti, soprattutto quelli più difficili, Erik sentì nuovamente la voce che anni prima aveva udito ai piedi della grande quercia. Ad esempio quando la figlia del folletto Marvin si era ammalata ad Erik parve di sentire la voce dirgli di raccogliere alcune bacche particolari, di farne un infuso e di darlo alla ragazza che sarebbe così guarita. Oppure quando si era trovato di fronte ad un pericoloso drago la voce gli disse dove nascondersi e dove trovare un passaggio segreto per arrivare al paese vicino. O come quella volta in cui era intento a cercare qualche cosa da mangiare e la voce lo guidò fino a portarlo in una parte del bosco dove si trovavano degli alberi ricchi di numerosi frutti con cui potersi sfamare.
Ci vollero alcuni mesi ma alla fine Erik riuscì a recuperare tutti e quattro i fiori: un glicine, che ricevette in dono da un folletto come ringraziamento per l’aiuto dato nel costruire un riparo per la notte; una margherita, che trovò al termine di una faticosa arrampicata su di una roccia talmente impervia che sembrava impossibile da scalare; un non ti scordar di me, che trovò nel proprio zaino quando, per farsi forza in un momento di grande nostalgia di casa, ripensò ai giorni felici trascorsi con i propri fratelli; una zinnia, che intravide dopo una difficile giornata passata a perlustrare distese di enormi prati senza esito, quando, semplicemente alzando lo sguardo, la vide sbucare tra due ciuffi d’erba su una piccola collina.

Finalmente era giunto il momento di tornare a casa. Stanco ma felice Erik si presentò, come previsto, dal grande elfo della foresta che lo stava aspettando nella grande sala azzurra. Qui Erik gli consegnò i quattro fiori che, appena toccarono le mani del grande elfo, si dissolsero nel nulla.
Erik era sbigottito, non capiva cosa stesse succedendo, finché il grande elfo gli spiego che i fiori altro non erano che il simbolo delle virtù che lui stesso aveva conquistato nel corso del viaggio: l’amicizia nei confronti degli altri, anche di chi non si conosce; la forza per affrontare le avversità; la memoria per non dimenticare le esperienze fatte e le difficoltà superate; la semplicità che da sola rende enorme le piccole cose che si hanno.

Tornato a casa, la sera, prima di addormentarsi, Erik prese il cofanetto che aveva ricevuto in dono dai genitori prima di partire e rimase senza parole quando, aprendolo, vide al suo interno un’intensa luce verde smeraldo che gli disse: “Ciao!”. Erik riconobbe subito la voce che lo aveva accompagnato nel lungo viaggio e quando le chiese “Chi sei?”, lei rispose:
“Sono la speranza. Sono sempre stata vicino a te e ti ho accompagnata nel tuo cammino. Spesso non ti sei accorto di me perché credevi di potercela fare da solo ma quando mi hai cercata sono sempre accorsa in tuo aiuto: ti ho indicato dove trovare le piante medicinali, ti ho guidato lungo la strada della salvezza, ti ho detto dove trovare il cibo con cui sfamarti.”.
E così Erik capì appieno il significato del viaggio che aveva appena concluso. Era un viaggio alla scoperta di se stesso, dei sentimenti più profondi che ci accompagnano durante la vita, dell’importanza del continuare a lottare e a sperare, anche, e soprattutto, quando le cose diventano più difficili.
Anonimo
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Erik sedeva ai piedi di una grande quercia ammirando il cielo azzurro sopra di lui quando udì una voce in lontananza. Cercò di restare immobile e di concentrarsi per capire da quale direzione provenisse il suono ma l’unica cosa che riuscì a sentire fu il cinguettio di due uccellini che discutevano...
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11/09/2017 13:41:08
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