S.GREGORIO ARMENO,STORIA E TRADIZIONE DEL PRESEPE NAPOLETANO

04 dicembre 2019 ore 19:55 segnala

Un bellissimo presepe bianco
La storia

Il presepe napoletano rappresenta una tradizione dalle origini molto antiche. La prima installazione presepiale nella città partenopea fu allestita dall’ordine francescano nel Trecento. Inizialmente il presepe era concepito come mera rappresentazione della Natività, atta a sottolineare l’assoluta povertà in cui nacque Gesù. La sua diffusione fu capillare. Nel Cinquecento, ad opera di Gaetano da Thiene, le classiche figure sacre vennero affiancate da personaggi del popolo. La novità stava nell’accostamento tra il sacro e il profano.

Ma è solo nel Settecento che l’arte presepiale raggiunge il suo momento di massimo splendore grazie alla passione di re Carlo III di Borbone per l’artigianato. Tutti iniziarono ad avere un presepe nelle proprie abitazioni: dal nobile che ostentava la propria ricchezza al più umile dei cittadini napoletani. La tradizione del presepe andò avanti fino a che non iniziò un lento declino intorno all’Ottocento. Nonostante ciò è arrivato ai giorni nostri sempre affascinante e carico dell’impegno e della passione dei maestri presepiai come testimonia l’antico quartiere di San Gregorio Armeno.
San Gregorio Armeno

Sede di una delle più antiche tradizioni napoletane, San Gregorio Armeno deve la sua fama mondiale proprio al presepe. Il quartiere è un tripudio di colori per 365 giorni all’anno. Passeggiando tra i vicoli del centro storico non è difficile perdersi tra le numerose botteghe artigiane, ammirando il lungo e minuzioso lavoro che c’è dietro ad ogni statua e struttura. L’odore delle caldarroste invade ogni angolo, anche quello più nascosto. Venditori e ristoratori regalano enormi sorrisi.
La magia del Natale avvolge ogni cosa, creando uno scenario unico e coinvolgente. San Gregorio Armeno è felicità. La felicità di un bambino che scorrazza nelle botteghe dei maestri presepiai e scopre un mondo nuovo fatto di arte e tradizione secolari. La felicità di una famiglia che, unita, si appresta a festeggiare il Natale. La felicità nel volto e nello sguardo di una persona incontrata in quell’istante e mai più rivista. Perché – diciamoci la verità – Napoli avrà una marea di difetti, ma la cordialità e il calore delle persone è difficile da imitare.

Simbolismo

Nel passaggio che ci fu dalla semplice rappresentazione della Natività al presepe come lo concepiamo oggi, sono molti i simboli che ci riconducono alla ben più arcaica cultura pagana.

Ecco alcuni esempi:

Benino, il pastore dormiente. Rappresenta colui che sogna il presepe e come tale non deve essere svegliato altrimenti si rischierebbe di far sparire l’intera rappresentazione;

i compari Zi’ Vicienzo e Zi’ Pascale, personificazione, rispettivamente, del Carnevale e della Morte;

la zingara, simbolo di colei che è in grado di predire il futuro;

il monaco, simbolo di unione tra sacro e profano;

il pescatore e il cacciatore, simboli della contrapposizione tra il mondo celeste e quello infernale. Il primo rappresentato dal cacciatore posto in alto e il secondo dal pescatore posto in basso;

il mulino, che con il suo lento movimento delle pale rappresenta il simbolo del tempo che scorre, l’imminente passaggio al nuovo anno;

i commercianti, che rappresentano i singoli mesi dell’anno. Il macellaio è associato a gennaio, il venditore di formaggio a febbraio, il venditore di polli a marzo, il venditore di uova ad aprile, il venditore di ciliegie a maggio, il panettiere a giugno, il venditore di pomodori a luglio, il venditore di cocomeri ad agosto, il venditore di fichi a settembre, l’oste ad ottobre, il venditore di castagne a novembre e il pescivendolo a dicembre.
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04/12/2019 19:55:25
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Commenti

  1. LYsander48 04 dicembre 2019 ore 23:10
    Interessante il tuo post complimenti .
    Buona serata :rosa
  2. Alisia4ever 05 dicembre 2019 ore 08:44
    ecco perché noi abbiamo l'abitudine di conservare anche i pastori mezzi rotti o non più perfetti. anche solo una testa può essere posizionata dietro la finestra di una casetta

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