ELISA

21 maggio 2019 ore 06:43 segnala
Elisa
Elisa, ti ricordi di quando avevi solo due paia di scarpe? Uno per l’estate e uno per l’inverno. Ne avevi anche un terzo paio di riserva, ma con un buco nella destra. Ogni tanto la tiravi fuori e passavi un dito nel buco, come per provare che non si fosse allargato. Ti dicevo di portarla dal calzolaio per una toppa, ma tu non ci volevi spendere. Dicevi che se mai ci avresti messo una soletta di cartone per andare a comprarne un paio nuove.
La cerimonia di acquisto delle scarpe nuove seguiva un rigido rituale. Costringevi la commessa a fartene provare una mezza dozzina prima di decidere. E cominciava la trattativa. I prezzi erano in lire, lire buone.
“Prenderei queste, quanto vengono?”
“Glie le lascio per cinquemila.”
“Non posso. Me le deve lasciare per quattromila.”
“Posso arrivare a quattromilaottocento. Proprio per favorirla. A meno non posso.”
“Facciamo quattromiladuecento e le prendo.”
Alla fine vi convincevo a chiudere per quattromilacinquecento.”
Elisa, oggi hai un grande armadio a muro, in basso ci sono cinquanta paia di scarpe, che non riesci a regalare. In questi tempi nessuna donna vuole portare scarpe che sono state scelte da un’altra donna.
Ti ricordi quando non avevamo molti soldi, ma stavamo senza ansie? Portavi per anni gli stessi vestiti e le stesse gonne. Andavi da una sartina a far allungare e accorciare per seguire la moda.
Ti ricordi quando dovevi comperarti una camicetta o una gonna? Dovevamo mettere insieme i soldi. Il pagamento delle bollette veniva rinviato all’ultimo giorno. L’affitto sarebbe stato pagato con gli stipendi del mese successivo. E niente dolci o primizie, piuttosto dieta di ceci e fagioli.

Una volta fatta la scelta di cosa comprare e risparmiati i soldi, aspettavi il sabato con impazienza. Un pranzo veloce quindi di corsa al negozio. Sei sicuro di avere i soldi con te ? Mi chiedevi. E io che mi mettevo una mano in tasca e facevo finta di averli dimenticati o persi. Per almeno un mese guardavi la vetrina del negozio,alla fermata del tram che ti portava a casa dall' ufficio. Niente di firmato. Ti dicevo che alle boutique in centro ci vanno le zoccole mantenute, quelle sanno fare le smorfiose, a te starebbe bene anche uno straccio da cucina. Mi dicevi di smetterla di guardarti il sedere per strada. La commessa ti riconosceva e ti favoriva subito col prezzo migliore possibile. Ma poi come si lava, come si stira, come fare le modifiche. Finalmente mi chiamavi per pagare, ti sentivi in colpa per i soldi che svanivano nella cassa. In tram al ritorno ti mettevi il sacchetto tra le gambe e ci infilavi di continuo la mano dentro per controllare A casa cominciavi la tua personale sfilata di moda davanti allo specchio. Accorciavi l’orlo della gonna con gli spilli, no meglio lunga. Ti giravi e rigiravi, facevi un passettino. Non trovi che starei meglio con un filo di rossetto? Alle donne non viene mai fame, quando sono davanti a uno specchio.
Adeso abbiamo una automobile e un conto in banca. Abbiamo paura dei ladri, degli immigrati e degli zingari. Abbiamo discusso se tenere una pistola in casa. Sabato passato siamo andati in una boutique, hai riempito di vestiti un cestello, mentre pagavo con la carta di credito tu eri già fuori e guardavi annoiata una vetrina. Siamo tornati a casa e abbiamo messo l’automobile in garage, adesso abbiamo un garage. Hai detto di lasciare tutto nel portabagagli, ci avremmo pensato domani. Hai paura delle prove davanti allo specchio spietato, sei una signora grassoccia. I ricchi, che non sono mai stati poveri, non conoscono la dolcezza di vivere.

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Elisa Elisa, ti ricordi di quando avevi solo due paia di scarpe? Uno per l’estate e uno per l’inverno. Ne avevi anche un terzo paio di riserva, ma con un buco nella destra. Ogni tanto la tiravi fuori e passavi un dito nel buco, come per provare che non si fosse allargato. Ti dicevo di portarla dal...
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La filastrocca dell’educanda

14 maggio 2019 ore 19:03 segnala
E siamo alla fine con la contessa e il conte consorte Armand
Finito il racconto, Margherite punta un dito indice verso Armand.
“Dunque, signor vinaio del tappo bucato, due sposi molto diversi possono avere insieme giorni felici. Ma noi non siamo poi tanto diversi come credi.”
“Infatti alle Cantine mi chiamano signor Mezzoconte.
“Oooofff, mio tenero Armand, non pensavo il tuo animo di avido tappabottiglie fosse tanto sensibile. Daltronde neanche tu avresti potuto mai immaginare che la vereconda Margherite, la tortorella dei nostri primi giorni insieme, scrivesse versi audaci quando era educanda al Collegio.”
Armand sghignazza senzi freni.
“Versi audaci, Tortorella? Qualcosa come ‘San Cirillo mi bucò con lo spillo?”
“Qualcosina di più torbido. Mi ricordo una filastrocca che scrivemmo per una di noi che voleva diventare una scrittrice di romanci erotici. ‘Farò arrossire i marinai nelle taverne’ ripeteva.”

La filastrocca dell’educanda scrittrice

Babbo mio, babbo mio
Me ne muoio dal desio.
Che succede cara Alice?
Voglio fare la scrittrice.
Or mi viene una gran pena
Cosa mangi a pranzo e cena?
Scriverò storie lascive.
Mangerai col pan le olive.
Scriverò del prode mulo
Che lo prese ahimè nel culo
Poi con fini sozzi e loschi
Con la capra andò nei boschi.
Sono in giro le educande
Hanno perso le mutande
E ai fratocchi pellegrini
Fanno dono di pompini.
Ma non vedo Biancaneve.
E’ col prete giù alla Pieve
Lui con mani sante e oneste
Le solleva su la veste.

messaggio alle zoccole

07 aprile 2019 ore 20:12 segnala
messaggio alle zoccole che mi invitano a visitare il loro sito.
Internet è pieno di culi gratis
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messaggio alle zoccole che mi invitano a visitare il loro sito. Internet è pieno di culi gratis
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Lei si era girata a pancia in giù

31 marzo 2019 ore 05:02 segnala
Dove comprare i racconti di Sapodilla

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Nella villa La Chastre Henriette aveva svestito, rivestito e svestito Julien.
“Julien, il vento dell’Oceano deve avermi procurato un reumatismo. Non vorresti massaggiarmi la schiena?”
Si era tolta la camicetta.
“Julien, le tue mani sono calde e lievi. Non vorresti massaggiarmi anche le cosce?”
Aveva lasciato cadere le sottane.
“Julien, ti piace il mio sedere?”
Lui si era chinato a baciarglielo e lei aveva presso a sculettare. Poi con gli occhi pieni di malizia si era distesa sul letto, Julien guardava ammaliato e sorpreso il triangolo biondo come le trecce.
“Ti sta aspettando, Julien. Vieni a baciarla.”
Le labbra di Julien avevano sentito gocce di rugiada. Lei aveva gridato di piacere e Julien si era ritratto spaventato come si semtisse in colpa.
Lei si era girata a pancia in giù e scalcettava divertita.
Julien aveva ripreso coraggio. La baciava sul sedere e le cosce. Poi si era fermato.
“Henriette, si è fatto tardi. Devo rientrare altrimenti mi saranno fatte domande.”
Lei gli aveva piantato le unghie tra i riccioli.

Now, please, take the brush

23 febbraio 2019 ore 16:56 segnala
Now, please, take the brush on the shelf next to the mirror.” She turned around, like a dog on all fours in the bathtub, raised her noble ass and stuck it out of the water.
“My bum is freezing, my Lord. You do not remember how to use a brush? Do I have to beg you to spank me, as usual?”
These noble aristocratic women have something special, they know how to be perverse, Armand thought. Come on, Armand, this is your woman, your trusted friend. As for Napoleon, well, you cannot always win. The colour of the countess’s bum changed from white to red. She dissolved into tears of pleasure. Armand prepared to leave, but he forgot something.
“Armand, you forgot to kiss my ass.”
Unforgivable.

Una supplica Armand?

16 febbraio 2019 ore 16:50 segnala
Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
John Gerard Sapodilla
ISBN 9781310697784

Una supplica Armand?
La Nuova Badessa
La Vedova Nera
Il Sindaco Delacaramel
Ritorno dei Nobili a Narcassonne
E siamo alla Fine con la Contessa e il Conte Consorte
Oliver Pimps


Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

Armand e Margherite
Una supplica, Armand?
Questa volta Armand Lucas si era presentato senza botti di vino, ma con un foglio di carta pieno di numeri. Il conte Richard Dupont Soleil aveva dissimulato la sua intuizione dietro una domanda distratta.
“Una supplica, Armand?”
Armand aveva fatto un inchino, il più profondo possibile.
“Vostra eccellenza, il debito ammonta a duecentomila franchi.”
Il conte gli aveva strappato di mano il foglio e lo aveva gettato nel camino. Acceso di sdegno. Il camino furioso per l’oltraggio si era affrettato a bruciare il foglio. Il conte era stato un tempo inviato ambasciatore di Francia a Madrid e conosceva l’arte della diplomazia e del possibile. Richard de Sans Soucre era consapevole che nella sua situazione finanziaria l’arroganza con i fornitori non era più possibile.
“Ebbene, Armand, che ne diresti di sposare mia figlia Margherite?”
Armand sente una brezza che lo porta in alto su una nuvola. Nessun Lucas avrebbe mai sognato di avere per moglie una Dupont Soleil.
Una trappola?
“Signor conte, lasciate che mi proponga alla contessina Margherite. Come potrei mai osare di forzare la sua volontà? E poi, come Vostra Eccellenza sa, i Lucas non sono nobili.”
Dupont Soleil aveva frenato la sua ira con un profondo diplomatico sospiro.
“Lucas, i miei amici a Corte ti faranno duca. Quanto a Margherite, la sua volontà conta nulla. Ma vieni pure domattina a conoscerla, prima di firmare il contratto di matrimonio.”
Preso commiato, Armand aveva subito corrotto la cameriera personale di Margherite. Con sollievo aveva appreso che la futura sposina, oltre a un viso fiero di angelo biondo, poteva offrire anche due splendide cosce normanne.
Al mattino seguente lui si era presentato con un carretto carico di vini e un anello di diamante. Era stato annunciato alla contessina, mentre lei ammirava il giardino fiorito di orchidee da una sua finestra.
“Margherite, accettate questo pegno della mia devozione.”
E si era messo in ginocchio, non sapendo che altro fare.
Lei non si era girata.
“Lucas, il conte Richard ti attende per la firma del contratto di matrimonio. Ci rivedremo in chiesa, dunque.”
La cameriera gli aveva tolto di mano l’astuccio con l’anello e aveva portato dal conte un Armand Lucas stordito dagli usi dei nobili.
Il contratto era degno di un feroce strozzino. Lo sposo veniva spolpato e spennato. Il conte gli aveva messo una mano sulla spalla.
“Firma, Armand. Pensavi di avere il titolo di duca per dieci franchi?”
Nell’apporre a sua volta la nobile firma, il conte aveva pensato che presto un imprevisto incidente avrebbe troncato la breve vita felice del novello duca Lucas. Sua figlia Margherite, vedova disperata, avrebbe ereditato tutti i possedimenti dello sposo.
Nel lasciare il palazzo, Armand aveva pensato alla prima notte di nozze. Margherite si sarebbe presentata di sicuro gelida nella camera nuziale, ma lui avrebbe saputo come prenderla una volta soli:
“Madame, non vorreste togliervi le mutande, prima di stendervi sulle mie ginocchia? La tradizione di casa Lucas vuole che il culetto della sposa sia rosso acceso la prima volta a letto, in segno di sottomissione.”
Ripete a se stesso che la costringerà a mettersi faccia a terra, a quattro zampe, la gonna rovesciata. Sorride soddisfatto di questa sua decisione, le farà vedere chi è il padrone, quando le abbasserà le mutande con lo stemma, per godersi la visione dell’aristocratico orgoglioso sedere.
Qualcun altro ha seguito di nascosto le visite di Armand Lucas e si propone di sfruttare a suo vantaggio le ambizioni del vignaiolo arricchito. Vi presentiamo il giovane conte Julien Dupont Soleil.

Ove si parla del derriere di una lady inglese

31 gennaio 2019 ore 14:41 segnala
Oliver Pimps e Margherite in giardino. Ove si parla del derriere di una lady inglese
Che sorpresa! Margherite e Oliver Pimps conversano amabilmente in giardino.
“Ti piacciono le mie orchidee, Oliver Pimps?”
“Sono fiori sensibili e capricciosi, madame.”
“Vorrei farti qualche domanda sulle abitudini del popolo inglese, se non ti spiace.”
“Certamente no, madame.”
Cosa ha in mente ls subdola contessa?
“Allora dimmi, le sognore inglesi amano essere prese per didietro?”
“Suppongo che madame la contessa si riferisca a quello che nel mio club chiamiamo il fiore proibito della lady.”
“Sei sulla buona strada, continua.”
“Ebbene, tempo addietro mi trovavo nella casa di Lord Abelardo Pinkbottom, un gentiluomo che passava il tempo parlando con i suoi cavalli, leggendo il giornale, bevendo Porto col quale si bagnava di continuo il beccuccio. Il brav’uomo Abelardo era assediato da ogni risma di gente malvagia, che insisteva per fargli prendere moglie. Dicevano che una donna in casa è indispensabile. Sir Abelardo si difendeva, facendo osservare che aveva già alcune cameriere e una cuoca. A proposito della cuoca, quando le giunsero voci di un’altra donna in arrivo, prese a maledire la sua sorte ingrata e non ftriggeva un uovo al modo giusto che fosse uno. Sir Abelardo le promise che lei sarebbe la favorita, ma quella dannata cuoca rispose che aveva già sentito di promesse mancate da un gentiluomo. Il mio Abelardo comprese che doveva raddoppiarle lo stipendio, quella giurò che non le importava del denaro e smise la lagna.”
Margherite ha mostrato cortese interesse al racconto.
“Vogliamo venire al punto, Oliver Pimps?”
“Una mattina di pioggia, la famiglia e gli amici spinsero in Sir Abelardo in una chiesa col pretesto di metterlo al riparo e in questo modo lui si ritrovò ad avere Lady Florence per moglie.”
Lady Florence si era sposata per avere qualcosa di nuovo da raccontare alle amiche all’ora del thè, ma la notte adempiva al dovere coniugale con diligenza, guardando il soffitto a occhi aperti. Sir Abelardo era un gentiluomo di buon cuore e durante la giostra chiese alla sua sposa Florence se per caso si annoiasse, nel qual caso lui avrebbe fatto dipeingee sul soffitto qualcosa di interessante, come una barca tra le onde del mare. Lady Florence lo rassicurò che andava bene così e lui andasse pure avanti. Al mattino seguente Lord Pinkbottom scese a raccontare ogni cosa alla cuoca. Quella brava donna gli disse che mai avrebbe dovuto portarsi in casa quella salsiccia insaccata e che se non voleva vedere la faccia annoiata della sposa le chiedesse di girarsi, in modo da offrirgli il fiore proibito. Questa richiesta sorprese non poco Lady Florence, che naturalmente chiese spiegazione e consiglio alle sue amiche all’ora del thè-.Saputa ogni cosa al riguardo, Lady Florence disse allo sposo Abelardo che si andasse a cogliere il fiore proibito nei prati. Sir Abelardo le promise che le avrebbe fatto mettere un pagliericcio nelle cantine, dove lei avrebbe potuto riposare serena. Lady Florence temeva che l’umidità delle cantine potesse nuocerle e chiese a Sir Abelardo se la preferiva a pancia sotto o a quattro zampe. Le notti seguenti si udivano i lamenti pietosi di Lady Florence dalla stanza nuziale. I lamenti diminuirono di intensità quando la cuoca prese a lamentarsi che le spariva il burro dalla dispensa. Passa qualche giorno e Lady Florence mi affronta e mi chiede se può contare sulla mia discrezione. Quale la mia sorprese quando mi supplica di andare a lavaare nel fiume le sue mutande unte di burro. Lei non vuole che le cameriere si mettano a raccontarlo al mercato e che la mia devozione non sarà dimenticata. Approfitto del suo turbamento, per chiederle come vanno le cose. Lei, Lady Florence, prende un’aria disperata, dice che il porco godo della sua umiliazione e dello starsene disteso sulle sue morbide rotondità. E’ tutto, spero che il mio racconto abbia soddisfatto la curiosità dellla signora contessa Margherite.”
Margherite sorride con simpatia.
“Mio povero Oliver Pimps, fu questa dunque l’origine della tua perversione, della tua inclinazione a giocare alla lavandaia? Peraltro non contare sulle mie mutande, il conte Armand detesta il sapore e l’odore del burro. Non mi hai detto come finì la storia di Lady Florence e del burro di Sir Abelardo.”
“Un finale tipicamente inglese.Ho ritenuto che non fosse di qualche interesse per la signora contessa. Col tempo la strada si aprì e non fu più necessario il burro. Lady Florence si stendeva a pancia sotto in modo da poter continuare la lettura di un romanzo durante l’azione di Sir Abelardo, il quale una notte le chiese di leggere a alta voce in modo da usare al meglio il tempo.”
“Noi signore fraancesi siamo diverse, Oliver Pimps. Ci piace leggere i romanzi in una posizione comoda.”
“Le cameriere non hanno mai sentito la signora contessa lamentarsi o soffrire durante la notte. Oso dedurre che il conte Armand non coglie il fiore proibito.”
“Ebbene, Oliver Pimps, la tua discrezione merita la mia confidenza. Una volta al mese il conte Armand entra nella stanza nuziale con una meluccia cotta allo zucchero e rum. Mi si avvicina e comincia a miagolare che sono la sua gattina e tutto il resto. Io mi metto la meluccia in bocca e assumo la posizione a quattro zampe.”
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Oliver Pimps e Margherite in giardino. Ove si parla del derriere di una lady inglese Che sorpresa! Margherite e Oliver Pimps conversano amabilmente in giardino. “Ti piacciono le mie orchidee, Oliver Pimps?” “Sono fiori sensibili e capricciosi, madame.” “Vorrei farti qualche domanda sulle abitudini...
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Le Memorie di Margherite Dupont Soleil

25 gennaio 2019 ore 19:23 segnala
Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
John Gerard Sapodilla
ISBN 9781310697784

Una supplica Armand?
La Nuova Badessa
La Vedova Nera
Il Sindaco Delacaramel
Ritorno dei Nobili a Narcassonne
E siamo alla Fine con la Contessa e il Conte Consorte

Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

La confessione

20 gennaio 2019 ore 17:49 segnala
La confessione
In chiesa Frà Rosmarino se ne stava nel confessionale a riflettere sui casi della sua vita, quando la contessa ansiosa picchietta alla graticella.
Esauriti i preliminari si viene al punto.
“Frà Rosmarino, sono posseduta dal demonio. La notte mi prende, mi stringe, mi costringe. Alla fine si impadronisce della mia anima.
Il fratocchio si annoia, mai una penitente che venisse a confessare di ave ammazzato la vicina. Tutte possedute dal demonio. Mentre la contessa si spiega in ogni dettaglio, che lei suppone diabolico, il frate si assopisce lieve. Il ronzio che proviene dalla graticella sorprende Matgherite, che interrompe il suo raccontino:
“Frà Rosmarino, forse il demonio è con voi?“ E picchietta ancora la graticella e risveglia il brav’uomo.
“No, contessa. Niente demoni qua dentro. Ci mancherebbe.”
“Dunque assegnatemi la penitenza che merito, ormai vi ho detto abbastanza.”
Lei si aspetta un qualcosina di adeguato. Pregare con i ceci sotto le ginocchia. Camminare sulle spine, mentre legge la vita di santa Anacleta. La risposta del frate la delude, ma la conforta.
“Contessa, mettete qualche banconota da cento franchi nella cassetta delle offerte per i poveri. Il diavolo è terrorizzato dalle anime caritatevoli.”
Naturalmente Armand scopre, minaccia e tempesta. Di come lui non guadagna il denaro mettendo acqua nel vino. Di come lei sciagurata va a farsi chiamare contessa da un prete refrattario a tutto meno che ai suoi soldi. Infine lei si risolve a scrivere alla sua famiglia. I Dupont Soleil non accolgono i lagnosi lamenti di Margherite con l’affettuosa benevolenza da lei attesa. Non sono forse state le loro insistenze la causa del suo matrimonio con Armand? Invece quelli rispondono subito e le raccomandano di lasciar fare al suo sposo, perché Armand non è nobile ma è un brav’uomo; piuttosto lei gli ricordi spedire al più presto una botte di vino novello.

Armand e Margherite

15 gennaio 2019 ore 12:50 segnala
Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

Armand e Margherite




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