La confessione

20 gennaio 2019 ore 17:49 segnala
La confessione
In chiesa Frà Rosmarino se ne stava nel confessionale a riflettere sui casi della sua vita, quando la contessa ansiosa picchietta alla graticella.
Esauriti i preliminari si viene al punto.
“Frà Rosmarino, sono posseduta dal demonio. La notte mi prende, mi stringe, mi costringe. Alla fine si impadronisce della mia anima.
Il fratocchio si annoia, mai una penitente che venisse a confessare di ave ammazzato la vicina. Tutte possedute dal demonio. Mentre la contessa si spiega in ogni dettaglio, che lei suppone diabolico, il frate si assopisce lieve. Il ronzio che proviene dalla graticella sorprende Matgherite, che interrompe il suo raccontino:
“Frà Rosmarino, forse il demonio è con voi?“ E picchietta ancora la graticella e risveglia il brav’uomo.
“No, contessa. Niente demoni qua dentro. Ci mancherebbe.”
“Dunque assegnatemi la penitenza che merito, ormai vi ho detto abbastanza.”
Lei si aspetta un qualcosina di adeguato. Pregare con i ceci sotto le ginocchia. Camminare sulle spine, mentre legge la vita di santa Anacleta. La risposta del frate la delude, ma la conforta.
“Contessa, mettete qualche banconota da cento franchi nella cassetta delle offerte per i poveri. Il diavolo è terrorizzato dalle anime caritatevoli.”
Naturalmente Armand scopre, minaccia e tempesta. Di come lui non guadagna il denaro mettendo acqua nel vino. Di come lei sciagurata va a farsi chiamare contessa da un prete refrattario a tutto meno che ai suoi soldi. Infine lei si risolve a scrivere alla sua famiglia. I Dupont Soleil non accolgono i lagnosi lamenti di Margherite con l’affettuosa benevolenza da lei attesa. Non sono forse state le loro insistenze la causa del suo matrimonio con Armand? Invece quelli rispondono subito e le raccomandano di lasciar fare al suo sposo, perché Armand non è nobile ma è un brav’uomo; piuttosto lei gli ricordi spedire al più presto una botte di vino novello.

Armand e Margherite

15 gennaio 2019 ore 12:50 segnala
Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

Armand e Margherite




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E finalmente il giorno arrivò

12 gennaio 2019 ore 17:44 segnala
E finalmente il giorno arrivò. Armand era alle Cantine e fu la cuoca Josephine che accolse lo straniero sceso dalla carrozza. Un tipo allampanato e con grandi orecchie a cartoccio mai viste da queste parti.
“Brava donna, sono Oliver Pimps dei Pimps di Cricklewood. Avvisate il vostro padrone e conducetemi al mio alloggio.”
“Benvenuto nella casa dei conti Dupont Soleil. Sono Josephine duchessa di Normandia.”
Nella precipitazione Josephine si era portato dietro il mestolo fumante di zuppa e si rese ora conto che Pimps la guardava con disapprovazione.
“Pimps, dubitate forse che io sia la duchessa di Normandia? Osservate lo stemma sulle mie mutande.“
Per una qualche ragione le mutande non incontrarono l’approvazione di Pimps.
“Chi vi stira le mutande, duchessa Josephine?”
“Oliver Pimps, non mi piace che facciate tante domande. Pensate a stirarvi le vostre orecchie.”
Molte donne aveva rifiutato un ballo a Oliver Pimps per via delle sue orecchie.
“Le mutande hanno qualche piccola piega di troppo. D’ora in avanti provvederò io stesso a stirarle. Sempre che non si tratti di pelle raggrinzita.”
A Narcassonne si mormorava che il sedere di Josephine ne rivelasse le origini plebee, altro che duchessa. Josephine lo sapeva.
L’idillio fu interrotto dall’arrivo trafelato di Armand .
“Sei Oliver Pimps, non è vero? Fatto buon viaggio? Un goccio di vino ti rimetterà vispo e arzillo.”
Oliver Pimps osservava Armand in uno strano silenzio.
“Cosa ti succede, Oliver Pimps? Forse dovresti assaggiare la zuppa calda di Josephine.”
“Col vostro permesso, signore, portate scarpe nere con cappello marrone.”
“Mio caro ragazzo, qui in Francia usiamo scarpe nere. Ma non voglio rattristarti- Cambierò cappello.”
“Col vostro permesso, signore, non metterei una cravatta verde su una camicia blu.”
Cravatte al rogo
Bruciavano nel fuoco, rosse di vergogna, le cravatte di Armand condannate da Oliver Pimps come inappropriate. Nello studio Armand attizzava il fuoco del caminetto. Oliver Pimps eseguiva la sentenza, prelevando la colpevole da un cestinello. Attenti al loro lavoro e con le spalle alla porta, i due birbantelli non si accorsero che la porta si apriva per lasciar entrare Margherite.
“Armand, posso chiederti cosa stai facendo con le cravatte che ti ho regalato?”
Armand farfuglia e lascia la parola a Oliver Pimps.
“Con il permesso della signora contessa posso spiegare ogni cosa. La scelta delle cravatte per il conte Armand fa parte del mio incarico. Ho ritenuto che i pallini gialli in campo blu, per fare un esempio, non fossero appropriati. Lo stesso potrei dire per le paperelle rosse in campo bianco. Insomma ogni cravatta esclusa aveva la sua pena. Prego la signora contessa di non acquistare altre cravatte per il conte Armand.”
Attento, Oliver Pimps, non vedi il fumo che esce dalla orecchie di Margherite?
“Armand, questo tuo lampione con le orecchie a cartoccio molesta la nostra cuoca Josephine. Pretende di stirarle le mutande. Al mattino, pretende due uova fritte nel burro con aggiunta di pancetta. Josephine è molto turbata.”
Avanti, Armand, difendi il tuo uomo.
“Margherite, noi a Narcassonne siamo provinciali, dobbiamo accettare nuovi usi e costumi-“
“Armand, il tuo Oliver Pimps , non ha ambizioni solo nel campo delle cravatte. Egli spazia anche nel campo delle mutande femminili. Ha avuto l’ardire di sollevarmi le sottane col pretesto di controllare se le mie mutande erano ben stirate. Ora tu devi spiegargli che noi donne qui a Narcassonne sappiamo come stirare le nostre mutande. Se lui si attenta ancora a sollevarmi la gonna, gli infilzo da dietro la punta dell’ombrello e lo spingo fino al porto, dove potrà prendere un battello e tornarsene a casa.”
Oliver Pimps non disse una parola. In silenzio prese la porta, scese in giardino e si nascose tra le fronde di un folto albero.

Preferisco di no
“Vieni subito giù da quell’albero, Pimps.”
“Preferisco di no.”
Pimps se ne sta appollaiato tra le fronde della grande quercia da tre giorni e tre notti. Armand ha mandato più volte Josephine a minacciarlo:
“Ti taglieremo i viveri, Pimps, vieni giù.”
Josephine la Dolce, ogni sera riempie di cibi buoni il cestinello vuoto, che Pimps cala dall’alto. A mezzanotte Pimpa scende dall’albero per cambiarsi la camicia e rifare la piega ai pantaloni, un maggiordomo è sempre in ordine, poi risale tra i rami e le foglie. L’offesa e il disonore hanno tramutato Pimps in un uccellino. Josephine cerca il punto debole.
“Pimps, la contessa Margherite e io ti concediamo di lavare e stirare le nostre mutande. Vieni giù.”
Non si muove fronda o foglia.
“Pimps, chi è Lady Gwendoline.”
La quercia trema che pare strappare le radici. Josephine mostra una lettera.
“Pimps, abbiamo ricevuto una lettera di questa lady che annuncia il suo arrivo.. Stai a sentire.”
‘Mia cara Margherite, la tua richiesta di aiuto mi ha sconvolta e piacevolmente sorpresa. Certamente metto a disposizione la mia esperienza per riportare le buone maniere nella tua casa.’

Lady Gwendoline Breakingbottom è una della tante cugine di Margherite, nel ramo inglese dei Dupont Soleil, nota in famiglia per il suo lato allegro e spensierato. Qualche anno addietro, aveva risvegliato gli istinti oscuri di Oliver Pimps il gelido, che si trovava al servizio di Lord Breakingbottom. Pimps si era tramutato in un viscido e perverso individuo. Durante la notte si impadroniva delle scarpette di Lady Gwendoline, lasciate fuori della porta per essere lucidate, tra l’indignazione e lo sgomento delle cameriere. La sadica milady lo teneva in pugno. Un giorno lo aveva fatto chiamare:
“Oliver Pimps non mi fido delle cameriere. Non vorresti lavarmi tu stesso queste mutandine di pizzo di Fiandra?“
Prima dell’alba Pimps era sgaiattolato fuori a appendere il suo frivolo bucato, per farlo asciugare in un angolo segreto del giardino. Solo uno sventato maggiordomo può illudersi di non essere scoperto dalle cameriere, dovunque egli appenda il bucato.
Nel frattempo Oliver Pimps aveva perso autorità e rispetto con le cameriere e ogni giorno potevate assistere a una dolorosa e penosa scena di questo genere:
“Molly, hai lucidato le posate d’argento dei Breakingbottom in modo deplorevole.”
“Che ne diresti di andare a lavarmi le mutande, Oliver Pimps?
Pimps se ne era andato in lacrime e da quei giorni tristi e infelici tremava al pensiero che, da una carrozza arrivata a Narcassonne potesse scendere Lady Gwendoline.

Oliver Pimps

08 gennaio 2019 ore 10:14 segnala
Non si può dire che il novello conte Armand avesse gran successo al Circolo degli Scacchi, che aveva come soci i nobili del circondario di Narcassonne. Armand non veniva ai invitato al tavolo da gioco. Se si formavo un crocchio di nobili a discutere sugli incredibili progressi della scienza, Armand ne era escluso. Armand era costretto a starsene seduto su una poltroncina isolata a fingere di leggere il giornale.
Alla fine un esasperato Armand aveva affrontato il segretario del Circolo.
“Signor mio segretario, io sono l’unico che paga la quota annuale di iscrizione. Inoltre rifornisco di vino a volontà i soci, questa banda di ubriaconi.”
La risposta aveva gelato Armand, come passero colto dalla tormenta fuori dal nido.
“Signor mio conte Armand, il Circolo degli Scacchi sopporta la presenza di un vinaio per devozione alla contessa Margherite. Tolleriamo che vantiate le amicizie dei soci per favorire i vostri affari. Riguardo al vino, sa di tappo scadente e ha un retrogusto di aceto marcio. Infine, nobili si nasce, non si diventa.”
Armand aveva preso il giornale per ripararsi d una pioggerella in arrivo, se ne era andato a testa bassa rasente ai muri, seguito da qualche cane randagio incuriosito. Non voleva farsi vedere a casa con quella espressione triste e adirata, si era fermato alle Cantine Lucas. I commessi lo avevano accolto ossequiosi.
“Buon giorno, conte Armand, oggi abbiamo avuto più vendite del solito.”
Lui dissimulò allegria, si rinchiuse nel suo ufficetto e finse di sfogliare il giornale bagnato. Le pagine centrali si erano salvate dalle gocce di pioggia. Prese a leggere distratto una inserzione.
‘Francesi, nobili non si nasce, si diventa grazie ai nostri maggiordomi di pura razza inglese.’
Seguivano le istruzioni per un primo contatto con l’agenzia a Londra.
Il turbine che travolse i commessi era il conte Armand che si precipitava a inviare la sua richiesta all’agenzia di Londra. Presto gli arrivò la risposta. Il loro miglior maggiordomo, Oliver Pimps, si sarebbe imbarcato al più presto a Dover per raggiungere la Francia. I giorni seguenti furono frementi di attesa. In casa Amand saltellava, correva al cancello se gli sembrava di aver udito l’arrivo di una carrozza.
E finalmente il giorno arrivò. Armand era alle Cantine e fu la cuoca Josephine che accolse lo straniero sceso dalla carrozza. Un tipo allampanato e con grandi orecchie a cartoccio mai viste da queste parti.
“Brava donna, sono Oliver Pimps dei Pimps di Cricklewood. Avvisate il vostro padrone e conducetemi al mio alloggio.”
“Benvenuto nella casa dei conti Dupont Soleil. Sono Josephine duchessa di Normandia.”
Nella precipitazione Josephine si era portato dietro il mestolo fumante di zuppa e si rese ora conto che Pimps la guardava con disapprovazione.
“Pimps, dubitate forse che io sia la duchessa di Normandia? Osservate lo stemma sulle mie mutande.“
Per una qualche ragione le mutande non incontrarono l’approvazione di Pimps.
“Chi vi stira le mutande, duchessa Josephine?”
“Oliver Pimps, non mi piace che facciate tante domande. Pensate a stirarvi le vostre orecchie.”
Molte donne aveva rifiutato un ballo a Oliver Pimps per via delle sue orecchie.
“Le mutande hanno qualche piccola piega di troppo. D’ora in avanti provvederò io stesso a stirarle. Sempre che non si tratti di pelle raggrinzita.”
A Narcassonne si mormorava che il sedere di Josephine ne rivelasse le origini plebee, altro che duchessa. Josephine lo sapeva.
L’idillio fu interrotto dall’arrivo trafelato di Armand .
“Sei Oliver Pimps, non è vero? Fatto buon viaggio? Un goccio di vino ti rimetterà vispo e arzillo.”
Oliver Pimps osservava Armand in uno strano silenzio.
“Cosa ti succede, Oliver Pimps? Forse dovresti assaggiare la zuppa calda di Josephine.”
“Col vostro permesso, signore, portate scarpe nere con cappello marrone.”
“Mio caro ragazzo, qui in Francia usiamo scarpe nere. Ma non voglio rattristarti- Cambierò cappello.”
“Col vostro permesso, signore, non metterei una cravatta verde su una camicia blu.”
Cravatte al rogo
Bruciavano nel fuoco, rosse di vergogna, le cravatte di Armand condannate da Oliver Pimps come inappropriate. Nello studio Armand attizzava il fuoco del caminetto. Oliver Pimps eseguiva la sentenza, prelevando la colpevole da un cestinello. Attenti al loro lavoro e con le spalle alla porta, i due birbantelli non si accorsero che la porta si apriva per lasciar entrare Margherite.
“Armand, posso chiederti cosa stai facendo con le cravatte che ti ho regalato?”
Armand farfuglia e lascia la parola a Oliver Pimps.
“Con il permesso della signora contessa posso spiegare ogni cosa. La scelta delle cravatte per il conte Armand fa parte del mio incarico. Ho ritenuto che i pallini gialli in campo blu, per fare un esempio, non fossero appropriati. Lo stesso potrei dire per le paperelle rosse in campo bianco. Insomma ogni cravatta esclusa aveva la sua pena. Prego la signora contessa di non acquistare altre cravatte per il conte Armand.”
Attento, Oliver Pimps, non vedi il fumo che esce dalla orecchie di Margherite?
“Armand, questo tuo lampione con le orecchie a cartoccio molesta la nostra cuoca Josephine. Pretende di stirarle le mutande. Al mattino, pretende due uova fritte nel burro con aggiunta di pancetta. Josephine è molto turbata.”
Avanti, Armand, difendi il tuo uomo.
“Margherite, noi a Narcassonne siamo provinciali, dobbiamo accettare nuovi usi e costumi-“
“Armand, il tuo Oliver Pimps , non ha ambizioni solo nel campo delle cravatte. Egli spazia anche nel campo delle mutande femminili. Ha avuto l’ardire di sollevarmi le sottane col pretesto di controllare se le mie mutande erano ben stirate. Ora tu devi spiegargli che noi donne qui a Narcassonne sappiamo come stirare le nostre mutande. Se lui si attenta ancora a sollevarmi la gonna, gli infilzo da dietro la punta dell’ombrello e lo spingo fino al porto, dove potrà prendere un battello e tornarsene a casa.”
Oliver Pimps non disse una parola. In silenzio prese la porta, scese in giardino e si nascose tra le fronde di un folto albero.
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Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
Copyright John Gerard Sapodilla

La notte seguente

06 gennaio 2019 ore 14:42 segnala
Non era andata affatto a questo modo con Armand, Margherite non voleva ammettere che il suo vinaio si era comportato da gentiluomo esperto e tutt’altro che egoista. Soprattutto non voleva ammettere che dividere il letto con Armand aveva i suoi lati piacevoli; ma si compiaceva di comportarsi come una nobile pura fanciulla, oltraggiata dal rozzo plebeo che la famiglia le aveva imposto. Il rifiuto di mostrare ad Armand il suo sedere era vergogna, ma anche compiacimento teatrale per far intendere che lei non si sarebbe sottomessa. Le contesse sono fatte a questo modo, che ci possiamo fare?
Le cose non andavano poi tanto male tra i due. Una notte a letto lei lo aveva sentito cantare ’tenera puledra bionda sei la mia lieve onda’. Presa da gelosia si era girata di spalle furiosa; ma aveva sentito la camicia sollevarsi e la mano dolce sul suo sedere. Si era assopita e lui l’aveva sentita sospirare ‘mio marinaio, sei il vento che mi porta sul mare’.
La notte seguente lei aveva provato piacere. Ne era rimasta atterrita. Il diavolo le era entrato dentro. Forse Armand era il diavolo. Mentre lui dormiva profondo, lei aveva cercato la sua coda con mano vergognosa e rigida. Per tutta la notte, senza un respiro ma forse qualche sospiro, aveva cercato di percepire un segno della presenza diabolica. Infine, poco dopo l’alba, velata di nero era andata alla chiesa.

La nuova Madre Superiora

02 gennaio 2019 ore 15:17 segnala
La nuova Madre Superiora
La nuova madre superiora è suor Eleonora, detta Cocomero per via del procace e abbondante sederotto. Proviene dalla Svizzera, è tanto rigida di costumi quanto tonda, questa ultima qualità la deve al fatto che durante le crisi mistiche si rimpinza di formaggio e cioccolata.
Al suo arrivo suor Cocomero non ha perso tempo. Siamo svizzere, nevvero! Tutte le educsnde si devono schierare in corridoio faccia al muro, su le gonnelle. Ispezione di conformità al regolamento. Le mutadine devono essere di cotone bianco in estate, di lana rosa in inverno. Bacchetta in mano, suor Cocomero comincia la sfilata. Bene, bene. Ach, cosa significa questo? Juliette e le sue due amiche del cuore portano mutande di pizzo nero!
“Dove avete comprato queste mutande proibite dal regolamento?”
“Reverenda Madre Superiora, sono un dono al convento da parte di un benefattore. Il cittadino Armand Lucas ci ha volute premiare per aver recitato un poesia a memoria in sua presenza.”
Suor Cocomero ha ordinato di restituire le mutande al benefattore. Invece, le tre monelle al tramonto sono sgaiattolate da un buco nella rete del giardino, per andare a gettarsi tra le braccia di Armand Lucas il Comprensivo. Le tre educande, Juliette e le due amiche, abbandonate dalla protezione di Marie Antoinette, sarebbero finite sottomesse alla nuova madre superiora. Armand promette loro un buon posto nelle Cantine e mantiene la promessa. Le tre aristocratiche fanciulle pensano ‘meglio qui commesse di un vinaio, che finire nelle grinfie arcigne della nuova badessa’ e si massaggiano i teneri culetti, che Armand non manca di fare rossi ogni volta che una smorfiosa di cliente si lamenta del servizio. Per la verità le clienti migliori vogliono essere consigliate da Juliette nella scelta dei vini, ma qualche stupida borghesuccia si lamenta e Juliette ha bisogna di una sculacciata ogni tre giorni.
Con l’arrivo della nuova badessa, per monsignor Porcello è l’addio ai festini con focaccine e educande, niente più confessioni private alle novizie, per queste ultime ci sono le passeggiatine di penitenza fuori a piedi nudi quando cade la neve.

devo mangiare

31 dicembre 2018 ore 17:35 segnala
(Le Memorie di Margherite Dupont Soleil)
I racconti di John Gerard Sapodilla su
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Il giorno dopo

29 dicembre 2018 ore 15:37 segnala
Il giorno dopo Armand stava leggendo i rapporti dei suoi assistenti sulle ultime forniture di tappi di sughero. I fottuti tappi del fottuto fornitore si sbriciolavano. Armand sapeva che sarebbe diventato il divertimento di tutti i nobili al Circolo degli Scacchi. Gli pareva di sentirli ‘il vino del signor vinaio conte Armand sa di tappo’. E tutti a sghignazzare.
L’arrivo di Margherite nello studio lo sorprende rosso in volto e assai contrariato.
“Che ti succede Armand? Ancora i tappi? Era venuta a divertirti con i racconti delle educande, ma forse è meglio che mi ritiri.”
Armand aveva molte volte chiesto a Margherite sulla suoi anni nella scuola di un convento. Ma lei aveva sempre risposto sbuffando. Adesso non lasciarti sfuggire questa occasione Armand. Al diavolo i i tappi.
“Suvvia Margherite, vieni a sederti sulle mie ginocchia.”
“Dovrò sollevare la gonna per non sciuparla con le pieghe. Prometti di non toccarmi il sedere.”
“Come desidera la signora contessa. Ora comincia il racconto.”
“Ebbene, Armand, noi educande non facciamo altro che parlare di quello che succede nel matrimonio, soprattutto durante la notte quando gli sposi sono soli. So che questo ti stupirà, ma lasciami continuare e capirai. Il libro del corso sul matrimonio non parlava che di ricamo, pianoforte e uova fritte a puntino. A noi interessava ben altro.”
“Ben altro, Margherite?”
“Ti faccio un esempio, Armand. Durante le vacanze estive una di noi ragazze aveva appreso da una sua sorella più grande che allo sposo piace accarezzare il seno della sposa. Il fatto ci aveva stupite non poco. Fino a quel momento eravamo sicure che il desiderio e la passione dello sposo fossero limitati al sedere della sposa.”
Armand si accarezza la barbetta, ma non osa interrompere.
“Dovevamo documentarci e insistemmo col giardiniere, perché ci procurasse alcuni libri. Il brav’uomo rifiutò piangendo, che la Madre Superiora lo avrebbe scoperto e messo in mezzo alla strada come un sacco di stracci. Gli promettemmo che avrebbe potuto pizzicarci il sedere dietro al roseto. Lui smise di piangere ma non promise i libri. Il perverso voleva contrattare. Dovemmo accettare che infilasse la mano sotto le gonne, purché pizzicasse con leggerezza.”
“Stai inventando tutto, Margherite? Ti ho conosciuta fanciulla timida e ingenua.”
Margherite nasconde un sorriso di compatimento e riprende.
“Il giardiniere ci portò due testi. La Beata Frigidina nel Primo Capitolo sosteneva che la sposa deve sempre portare le mutande. Ma una di noi chiese come poteva aprire le cosce allo sposo senza togliersi le mutande. L’interruzione fu respinta e si passò agli altri capitoli. Finalmente si arrivò al punto con Frigidina. La sposa non doveva mai mostrare il seno allo sposo, men che mai lasciarselo toccare. Il fine del matrimonio non è questo. Nel secondo testo, attribuito a Frà Porcelon, si spiegava chiaramente che la sposa nulla doveva negare alla felicità dello sposo, altrimenti lui si sarebbe trastullato con le tette della cuoca. Letti i due testi, noi educande decidemmo di far scrivere alla sorella maggiore di cui abbiamo già detto. Questa sorella maggiore rispose che lei dapprima aveva citato la Beata Frigidina allo sposo, ma quando lui le aveva detto che avrebbe fatto un salto in cucina a mangiare un boccone, aveva citato Porcelon. Lei aveva poi aggiunto che il suo sposo era un pianista e forse per questo sapeva sfiorare certi tasti.”
Armand si gratta la zucca.
“Armand, dimentichi che ora sei il conte Lucas? Non grattarti la zucca.”
“Margherite, hai inventato la storiella del seno della sposa, per burlarti di me. La prima volta che ho cercato di sfiorarti le tette hai strillato come una papera spennata.”
“Mio tenero e ingenuo vinaio. Le educande che escono dal collegio e tornano a casa, per essere presentate allo sposo prescelto, subiscono una metamorfosi, una trasformazione. Loro cancellano tutto quanto è avvenuto nel collegio, a parte il piano, il ricamo e l’uovo fritto. Loro sanno che devono recitare la parte dell’oca svanita.”
“Margherite, quando ti ho chiesto di metterti col culetto per aria, hai minacciato di gettarti dagli scogli, o qualcosa del genere, i ricordi sono confusi, ma non mi pare possibile che tu recitassi.”
“Armand, una cosa sono i discorsi tra educande, altra cosa la realtà. Forse avevo paura, non conoscevo le tue intenzioni e le conseguenze. Ora non ti dirò più nulla per soddisfare la tua lasciva impertinenza. I segreti delle educande non devono uscire dal convento.“.


Armand e Margherite

La Nuova Badessa
La Vedova Nera
Il Sindaco Delacaramel
Ritorno dei Nobili a Narcassonne.
E siamo alla Fine con la Contessa e il Conte Consorte

Revisione 03.06.2018
Title: Le Memorie della contessa Margherite Dupont Soleil
Author: John Gerard Sapodilla
ISBN 9781310697784

La Delusione di Armand

27 dicembre 2018 ore 18:54 segnala
John Gerard Sapodilla
Armand, dopo mesi dal giorno della cerimonia nuziale, non aveva ancora visto il sedere di Margherite.
A letto la notte Margherite faceva il suo dovere, come le aveva imposto il suo padre spirituale il giorno prima delle nozze. Non osava rifiutarsi, sarebbe stato peccato, ma la camera doveva essere tutta buia, spente le candele e tirate le persiane alle finestre, prima di togliersi le mutande, infine pretendeva di non togliersi il corsetto, anche se consentiva a slacciarlo per non soffocare. La prima notte, per non morire di vergogna, nei primi istanti lei aveva immaginato che si sarebbe gettata dall’alto sugli scogli e Armand sarebbe vissuto nel rimorso tutta la vita, per averla costretta.
Armand Lucas, commerciante di vini, aveva sposato Margherite per due ragioni: la aristocratica rotondità del suo sedere e il titolo di contessa. Era rimasto deluso. Un giorno, con aria ingenua e innocente, le aveva chiesto:
“Margherite, questa notte non vorreste mettervi col culetto per aria per offrirvi al mio piacere?”
Lei non aveva compreso, forse Armand voleva farsi gioco della sua ingenuità, non glie lo avrebbe permesso.
“Per aria, Armand? Non sono più la sciagurata femmina, che sperpera il vostro denaro in romanzi francesi? Sono diventata il vostro angelo, che vola sopra di voi?
Alle spiegazioni di Armand era inorridita.
“Signore, voi conoscete la mia famiglia, la mia educazione religiosa, come osate tentarmi contro natura? Il vostro linguaggio è insopportabile, avete dimenticato che sono una Dupont Soleil?
E poi la rivoluzione, la Rivoluzione Francese. Addio al titolo nobile, un’altra delusione per il buon Armand. I Dupont Soleil avevano mantenuto la testa sul collo per via che siamo nella Vandea e che non hanno più un soldo, imbrogliati dai loro contadini e rovinati da un rampollo scioperato. Anche il matrimonio di Armand e Margherite ha giovato a salvarli dall’esilio, perché i rivoluzionari comprano bottiglie senza pagare alle Cantine Lucas.

(Le Memorie di Margherite Dupont Soleil)
I racconti di John Gerard Sapodilla su
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Armand e Margherite

22 dicembre 2018 ore 16:04 segnala
Armand e Margherite
Una supplica, Armand?
Questa volta Armand Lucas si era presentato senza botti di vino, ma con un foglio di carta pieno di numeri. Il conte Richard Dupont Soleil aveva dissimulato la sua intuizione dietro una domanda distratta.
“Una supplica, Armand?”
Armand aveva fatto un inchino, il più profondo possibile.
“Vostra eccellenza, il debito ammonta a duecentomila franchi.”
Il conte gli aveva strappato di mano il foglio e lo aveva gettato nel camino. Acceso di sdegno. Il camino furioso per l’oltraggio si era affrettato a bruciare il foglio. Il conte era stato un tempo inviato ambasciatore di Francia a Madrid e conosceva l’arte della diplomazia e del possibile. Richard de Sans Soucre era consapevole che nella sua situazione finanziaria l’arroganza con i fornitori non era più possibile.
“Ebbene, Armand, che ne diresti di sposare mia figlia Margherite?”
Armand sente una brezza che lo porta in alto su una nuvola. Nessun Lucas avrebbe mai sognato di avere per moglie una Dupont Soleil.
Una trappola?
“Signor conte, lasciate che mi proponga alla contessina Margherite. Come potrei mai osare di forzare la sua volontà? E poi, come Vostra Eccellenza sa, i Lucas non sono nobili.”
Dupont Soleil aveva frenato la sua ira con un profondo diplomatico sospiro.
“Lucas, i miei amici a Corte ti faranno duca. Quanto a Margherite, la sua volontà conta nulla. Ma vieni pure domattina a conoscerla, prima di firmare il contratto di matrimonio.”
Preso commiato, Armand aveva subito corrotto la cameriera personale di Margherite. Con sollievo aveva appreso che la futura sposina, oltre a un viso fiero di angelo biondo, poteva offrire anche due splendide cosce normanne.
Al mattino seguente lui si era presentato con un carretto carico di vini e un anello di diamante. Era stato annunciato alla contessina, mentre lei ammirava il giardino fiorito di orchidee da una sua finestra.
“Margherite, accettate questo pegno della mia devozione.”
E si era messo in ginocchio, non sapendo che altro fare.
Lei non si era girata.
“Lucas, il conte Richard ti attende per la firma del contratto di matrimonio. Ci rivedremo in chiesa, dunque.”
La cameriera gli aveva tolto di mano l’astuccio con l’anello e aveva portato dal conte un Armand Lucas stordito dagli usi dei nobili.
Il contratto era degno di un feroce strozzino. Lo sposo veniva spolpato e spennato. Il conte gli aveva messo una mano sulla spalla.
“Firma, Armand. Pensavi di avere il titolo di duca per dieci franchi?”
Nell’apporre a sua volta la nobile firma, il conte aveva pensato che presto un imprevisto incidente avrebbe troncato la breve vita felice del novello duca Lucas. Sua figlia Margherite, vedova disperata, avrebbe ereditato tutti i possedimenti dello sposo.
Nel lasciare il palazzo, Armand aveva pensato alla prima notte di nozze. Margherite si sarebbe presentata di sicuro gelida nella camera nuziale, ma lui avrebbe saputo come prenderla una volta soli:
“Madame, non vorreste togliervi le mutande, prima di stendervi sulle mie ginocchia? La tradizione di casa Lucas vuole che il culetto della sposa sia rosso acceso la prima volta a letto, in segno di sottomissione.”
Ripete a se stesso che la costringerà a mettersi faccia a terra, a quattro zampe, la gonna rovesciata. Sorride soddisfatto di questa sua decisione, le farà vedere chi è il padrone, quando le abbasserà le mutande con lo stemma, per godersi la visione dell’aristocratico orgoglioso sedere.

Le Avventure di Margherite Dupont Soleil di John Gerard Sapodilla
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