la prova

05 agosto 2020 ore 20:08 segnala
La prova del cetriolino
Come si conviene a ogni convento di monachelle, anche appena decente, il convento di Narcassonne ha un confessore. E chi potrebbe essere il fortunato se non il nostro buon frà Rosmarino. Ora se pensate che confessare le brave sorelle sia un passatempo vario e divertente, ebbene vi sbagliate. I peccatucci sono sempre gli stessi. Ecco per esempio sorella Arancia.
“Buongiorno, frà Rosmarino.”
“San Cirillo, ti protegge, sorella. Che mi hai combinato dall’ultima volta?”
“Che peccati volete che faccia qui a Narcassonne, una poverina come me? Quando sono di turno a fare la spesa, convinco l’ortolano a allungare il conto. E poi devo sopportare i suoi tormenti. E sorella non mi fate vedere le albicocche. E sorella non mi fate vedere il meloncino. D’altre parte io devo risparmiare qualche soldarello per la dote, se mai passasse qualcuno a portarmi via.”
Frà Rosmarino sbuffa di noia più che mantice a attizzare un fuoco freddo e suor Arancia si sposta verso i pettegolezzi.
“Frà Rosmarini, nessuno sa quanto sia svergognata la nostra Superiora. Un giorno suor Limoncina va da lei a chiedere un paio di calzette nuove, perché le escono gli alluci dai buchi. E Superiora dice che siamo povere e che prenda ago e filo per chiudere i buchi. E suor Limoncina le dice che quando lei Superiora si compra le mutande di pizzo nero, per mostrarsi al signor Armand, non siamo povere. E madre Superiora la minaccia di mandarla in un convento di montagna dove si godrà il fresco in una celletta umida e intanto che si prenda subito dodici frustate sul culo. Ma questo è niente a confronto della verifica col cetriolino.”
“Cetriolino, sorella?”
“Proprio cetriolino. fratello. Ogni tre mesi noi sorelle siamo convocate da Madre Superiora per la prova del peccato di sodomia. Lei tenta di penetrarci con un cetriolino, i culetti che resistono alla penetrazione sono approvati come vergini. Inutilmente le abbiamo fatto notare che fin dal tempo del Beato Giocondo questa prova non ha il riconoscimento della gerarchia. Lei Superiora dice che nel frattempo la scienza ha fatto progressi e quel che sta bene a lei, sta bene a tutte. Sappiamo tutte che la prova è truccata, ma dobbiamo subire. La sventurata cha ha mancato di ubbidienza, si sente il cetriolino spinto dentro e inutili sono i suoi lamenti. Madre Superiora le intima di confessare il nome del peccatore a cui ha ceduto, che altrimenti sarà trasferia nel convento delle Calzettine Crudeli, dove avrà carote e cetriolini a colazione. La sventurata si getta in ginocchio, bacia a Superiora i piedi, le ginocchia e tutto il resto. Questo baciare i piedi e tutto il resto può sembrare una penitenza lieve, ma tutte noi sorelle sappiamo che Madre Superiora si lava, fa le abluzioni e si profuma solo quando viene in visita da lei il signor Armand. Per il resto del tempo lei puzza dei formaggi di cui si rimpinza, soprattutto groviera e gorgonzola.”
Frà Rosmarino ha ascoltato e riflette. Sorella Arancia freme in attesa del castigo di penitenza.
“Fratello, quante fustate sul sedere mi merito?”
“Sorella, non posso frustarti per questi tuoi peccatucci. Sarebbe contro il regolamento, potrei passare un guaio. Ti darò una sculacciata.”
“Ma con le mutande abbassate?”
“E sia. Ma la prossima volta non mi venirmi con questi peccatucci veniali.”
Come è sua abitudine, alla fine del mese suor Eleonora, madre superiora, confessa i suoi peccati a frà Rosmarino.
“Ebbene sorella, il solito peccatuccio di gola? Cioccolato e formaggio?”
“Non mi viene in mente altro, fratello.”
“Niente altro? E che mi dici del cetriolino.”
Eleonora si infila ogni sera un cetriolino sbucciato nel culetto. Quale tra le sorelle può averla spiata? E in che modo.
“Fratello, è solo per darmi sollievo, a causa di un bruciore, un prurito che mi tormenta da qualche tempo.”
Frà Rosmarino tenta il colpo a sorpresa.
“Dunque, sorella cara, per alleviare il tuo bruciore, infili il cetriolino alle altre sorelle?”
Suor Eleonora si aspettava che la cosa si venisse a risapere e pronta ha la risposta.
“Fratello mio, devo fare rapporto ogni tre mesi che le sorelle non abbiano commesso sodomia. Per assolvere a questo mio compito, è necessaria la prova del cetriolino.”
“Ebbene, sorella, a causa di certe voci che circolano sul tuo conto, mi è stato assegnato un delicato compito. Certamente mai apristi la porticina didietro al peccato, ma si conviene darne prova.Vieni dunque qui da me e mettiti col culo per aria. Eleonora deve ubbidire, ma cerca di tenere ben contratta la porta dalle quale più volte è entrato Armand. Frà Rosmarino le tira giù le mutande e prende a infilarle il cetriolino che però non entra. L’infelice madre superiora piange e si lamenta.
“Fratello, non vedi dunque che mai commisi sodomia?”
Il frate sghignazza e le mostra il cetriolino che è però un cetriolone.
“Sorella, le tue preghiere a San Cirillo hanno fatto il miracolo di soccchiudere la porta aperta dal signor Armand.”
Eleonora comprende la burla e tiratesi su le mutande a vergognosa fugge via.

Le Memorie di Margherite Dupont Soleil

02 agosto 2020 ore 19:01 segnala
Come si conviene a ogni convento di monachelle anche appena decente, il convento di Narcassonne ha un confessore. E chi potrebbe essere il fortunato se non il nostro buon frà Rosmarino. Ora se pensate che confessare le brave sorelle sia un passatempo vario e divertente, ebbene vi sbagliate. I peccatucci sono sempre gli stessi. Ecco per esempio sorella Arancia.
“Buongiorno, frà Rosmarino.”
“San Cirillo, ti protegge, sorella. Che mi hai combinato dall’ultima volta?”
“Che peccati volete che faccia qui a Narcassonne, una poverina come me? Quando sono di turno a fare la spesa, convinco l’ortolano a allungare il conto. E poi devo sopporre i suoi tormentila prova del peccato di sodomia.. E sorella no mi fate vedere le albicocche. E sorella non mi fate vedere il meloncino. D’altre parte io devo risparmiare qualche soldarello per la dote, se mai passasse qualcuno a portarmi via.”
Frà Rosmarino sbuffa più che mantice a attizzare un fuoco freddo e suor Arancia si sposta verso i pettegolezzi.
“Frà Rosmarini, nessuno sa quanto sia svergognata la nostra Superiora. Un giorno suor Limoncina va da lei a chiedere un paio di calzette nuove, perché le escono gli alluci dai buchi. E Superiora dice che siamo povere e che prenda ago e filo per chiudere i buchi. E suor Limoncina le dice che quando lei Superiora si compra le mutande di pizzo nero, per mostrarsi al signor Armand, non siamo povere. E madre Superiora la minacci a di mandarla in un convento di montagna dove si godrà il fresco in una celletta umida e intanto si prende subito dodici frustate sul culo. Ma questo è niente a confronto della verifica col cetriolino.”
“Cetriolino, sorella?”
“Proprio cetriolino. Ogni tre mesi noi sorelle siamo convocate da Madre Superiora per la prova del peccato di sodomia. Lei tenta di penetrarci con un cetriolino, i culetti che resistono alla penetrazione sono approvati come vergini. Inutilmente le abbiamo fatto notare che fin dal tempo del Beato Giocondo questa prova non ha il riconoscimento della gerarchia, lei Superiora dice che nel frattempo la scienza ha fatto progressi e quel che sta bene a lei, sta bene a tutte. Sappiamo tutte che la prova è truccata, ma dobbiamo subire. La sventurata cha ha mancato di ubbidienza, si sente il cetriolino spinto dentro e inutili sono i suoi lamenti. Madre Superiora la minaccia di confessare il nome del peccatore a cui ha ceduto, che altrimenti sarà trasferia nel convento delle Calzettine Crudeli, dove avrà carote e cetriolini a colazione. La sventurata si getta in ginocchio, bacia a Superiora i piedi, le ginocchia e tutto il resto..........

Ariosta

29 luglio 2020 ore 15:17 segnala
https://www.smashwords.com/books/view/713669

La Vittima Sconosciuta

22 luglio 2020 ore 11:56 segnala
https://www.amazon.it/Vittima-Sconosciuta-Racconti-Gialli-Neri/dp/1496007042

https://www.smashwords.com/books/view/67031
Leggi le prime pagine
Racconti Brevi
Gialli e Humour Nero.

– E chi dovrei uccidere su vostro incarico, Mr. Seyan? E in base a quali principi morali?
– Dovete uccidere mia moglie.
– Dovrei uccidere vostra moglie? Davvero non crederete che io mi immischi in una questione tanto ordinaria. E quali sarebbero i principi morali che giustificano il delitto? Vostra moglie è per caso una pessima cuoca? More
Available ebook formats: epub mobi pdf

All’ IlLmo Signor Procuratore della Repubblica Tribunale di

04 luglio 2020 ore 01:19 segnala
All’ IlLmo Signor Procuratore della Repubblica
Tribunale di Avellino
Il sottoscritto DE FEO Raffaele, nato in Avellino il 06-06-1958 e residente a Volturara Irpina -
AV alla via Piano Freddano n. 19 espone alla S.V. quanto segue:

Nel mese di Maggio - Giugno 2004, lo scrivente ebbe in dono dalla madre un quadro risultato
poi essere stato disegnato dall'Olandese Maurits Cornelis ESGHER, artista di fuma mondiale.
Nel 2005 il sottoscritto divulgò a mezzo stampa la notizia del fantastico ritrovamento. Anche
l’allora Sindaco del Comune di Volturara Irpina il Dott. Edmondo MARRA, pubblico‘su
internet uno scritto riferendosi allo scrivente del seguente tenore : " Loch Ness e Dragone
avvicinati da un artista sommo e da un paesano perspicace che capisce di avere tra le mani un
tesoro.”
Nel mese di Agosto del 2005, alfine di fugare ogni dubbio sull'autenticità' del quadro, diedi
incarico ad un esperto perito grafico, Dottssa Anna Petrecchia, Master in Scienze Criminologico
- Forensi viale Gorizia 14 - 00198 ROMA, la quale, dopo un attento ed elaborato lavoro, in data
04 Agosto 2006 si esprimeva positivamente sull'autenticità' del Quadro di M.C. ESCHER
consegnandomi dettagliata Perìzia, giurata davanti alla Dottoressa Giovanna Dionette
DIRETTORE DI CANCELLERIA dell'Ufficio Atti Notori - Perizie e Traduzioni del
TRIBUNALE DI ROMA proL Cronologico n. 91 fi del 04 Agosto 2006.
In data 12 Settembre 2006 lo scrivente mentre stavafacendo delle ricerche su Internet, si
imbatteva in unafrase che lo lasciava molto perplesso : " LO SCEMO DEL VILLAGGIO' a
firma di tal DI CRISTOFANO Giovanni, con chiari riferimenti alla mia persona. L'articolo
pubblicato era particolarmente offensivo per lefrasi in indicate e denigratoria dell'Opera.
Nell'articolo in argomento era evidente non solo un attacco morale alla mia persona chefu
paragonato a un noto ma simpatico personaggio del paese di tempipassati, non troppo normale
di mente tal " VETOLETO " ma anche un atto denigratorio dell'Opera che ha suscitato tanto
interesse non solo a livello locale ma anche a livello internazionale. Gli effetti negativi non
tardarono ad arrivare per cui a seguito dell'incosciente pubblicazione di tale articolo persone
che avevano già' contattato il sottoscritto perdevano l'interesse per il Quadro.
Ma quel che è più' grave è che la notizia dello "SCEMODEL VILLAGGIO " fu ripresa e
riportata da numerosi blog con notevole danno alla mia immagine e all'Opera di M.C.
ESCHER. Più'puntualmente la notizia e'stata ripresa dal blog "IL CANNOCCHIALE " il
quale amplifico' la notila dal blogjppage e da altri blog.-

In considerazione di quanto sopra, visto il danno morale e materiale subito dallo scrivente per
quantofatto dal sig. DI CRISTOFANO Giovanni, in data 2 f Settembre 2006presentai denunzia-
querela nei confronti del signor DI CRISTOFANO Giovanni, che allego in copia, scrittore o
giornalista sul sito www.iryinia 76 Wordpress.com, e-mail "giovannidicristofan0@tin.it '
all'uopo ivi identificabile, affinchè' lo stesso venisse perseguito a norma di legge per tutti i reati
che l'Autorita'Giudiziaria ravvisava per l'attivita' ingiuriosa e diffamatoria nei confronti dello
scrivente.

In data 16.12.2011 veniva emesso decreto di citazione nei confronti di DI CRISTOFANO
Giovanni, nato a Roma il 01 Luglio 1942 e residente a Recco, alla via Salita Privata S.Antonio
civico n. 3 avendo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino ravvisato i
seguenti reati: "reato p.ep.dagli artt.81 cpv,59S c.p.perchè pubblicando sul blog irpinia 76
wordpress.com e sul sito www.irpiniafelix.eu l'articolo "lo scemo del villaggio" nel quale tra
l'altro definiva "scemo" De Feo Raffaele, sov. Capo della Polizia di Stato, il quale "con la divisa
stirata del poliziotto....ha trovato in casa una crosta e si è ficcato in testa che trattasi di un
capolavoro del Grande Jeronimus Escher'' offendeva la reputazione di Be Feo Raffaele.
In tale data vi fu l'Udienza presso la Sezione Penale del Tribunale di Avellino, Proc. R.G. 4211 /
il quale per un problema di notifica all'imputato il Processofu rinviato al 05 Ottobre 2012. In quest'ultima data, sempre a causa di un problema di notifica all'imputato, il Processofu rinviato al 25 Gennaio 2013.-
Dopo questa lunga cronologia difatti e circostanze riportate alla S. V. in breve, lo scrivente la
Informa che in data 11 Novembre 2812, mentre stava effettuando delle ricerche su internet,
trovava un sito riportante la frase : " FALSO ESCHER A VOLTURARAIRPINA /
SAPODILLA/II... " qui di seguito riportata con relativo articolo :
( SATIRA E RACCONTI BREVI di JG Sapodilla )
FALSO ESCHER A VOLTURARA IRPINA

Anni orsono, nel 2005, nel villaggio di Volturara Irpina (Avellino) un tale pretende di aver
trovato in casa un quadretto di M.C. ESCHER, famoso artista olandese, il caso viene
gonfiato dalla stampa locale compiacente e timorosa. I-autenticità garantita da un perito
criminologo (sic) di parte. Purtroppo l'opera presunta capolavoro è un falso da quattro
soldi, uno scarabocchio. Infatti -la società internazionale di Escher, in Olanda, sollecitata si rifiuta perfino di guardare lo scarabocchio. Nessuno esperto internazionale riconosciuto lo prende in esame -Nessun collezionista o antiquario si offre per l'acquisto -nessun museo chiede di esporlo -il figlio di M.C. Escher non riconosce la firma e scoppia in una risata-

Le Memorie di Margherite Dupont Soleil

29 maggio 2020 ore 05:40 segnala
https://www.amazon.it/Memorie-Margherite-Dupont-Soleil-Umorismo/dp/1533271305
https://www.smashwords.com/profile/view/Sapodilla

Me ne vado a Narcassonne
John Gerard Sapodilla
Questa estate me ne vado a Narcassonne, simpatica e volubile cittadina della Vandea in Francia.
Devo conoscere i personaggi del mio racconto Le Memorie di Margherite Dupont Soleil.

Armand Lucas e il conte padre. Una supplica, Armand?
Questa volta Armand Lucas si era presentato senza botti di vino, ma con un foglio di carta pieno di numeri. Il conte Richard Dupont Soleil aveva dissimulato la sua intuizione dietro una domanda distratta.
“Una supplica, Armand?”
Armand aveva fatto un inchino, il più profondo possibile.
“Vostra eccellenza, il debito ammonta a duecentomila franchi.”
Il conte gli aveva strappato di mano il foglio e lo aveva gettato nel camino. Acceso di sdegno. Il camino furioso per l’oltraggio si era affrettato a bruciare il foglio. Il conte era stato un tempo inviato ambasciatore di Francia a Madrid e conosceva l’arte della diplomazia e del possibile. Richard de Sans Soucre era consapevole che nella sua situazione finanziaria l’arroganza con i fornitori non era più possibile.
“Ebbene, Armand, che ne diresti di sposare mia figlia Margherite?”
Armand sente una brezza che lo porta in alto su una nuvola. Nessun Lucas avrebbe mai sognato di avere per moglie una Dupont Soleil.
Armand e Margherite Dupont Soleil. La delusione di Armand Lucas
Armand, dopo mesi dal giorno della cerimonia nuziale, non aveva ancora visto il sedere di Margherite.
A letto la notte Margherite faceva il suo dovere, come le aveva imposto il suo padre spirituale il giorno prima delle nozze. Non osava rifiutarsi, sarebbe stato peccato, ma la camera doveva essere tutta buia, spente le candele e tirate le persiane alle finestre, prima di togliersi le mutande, infine pretendeva di non togliersi il corsetto, anche se consentiva a slacciarlo per non soffocare. La prima notte, per non morire di vergogna, nei primi istanti lei aveva immaginato che si sarebbe gettata dall’alto sugli scogli e Armand sarebbe vissuto nel rimorso tutta la vita, per averla costretta.
Armand Lucas, commerciante di vini, aveva sposato Margherite per due ragioni: la aristocratica rotondità del suo sedere e il titolo di contessa. Era rimasto deluso. Un giorno, con aria ingenua e innocente, le aveva chiesto:
“Margherite, questa notte non vorreste mettervi col culetto per aria per offrirvi al mio piacere?”
Lei non aveva compreso, forse Armand voleva farsi gioco della sua ingenuità, non glie lo avrebbe permesso.
“Per aria, Armand? Non sono più la sciagurata femmina, che sperpera il vostro denaro in romanzi francesi? Sono diventata il vostro angelo, l’angioletto che vola sopra di voi?”
Josephine cuoca e duchessa. La cuoca non si tocca
Margherite non era la sola spina nel fianco dello sventurato Armand, c’era anche Josephine la cuoca. Josephine aveva la figura di una florida contadinotta, ma la sua pelle era liscia e rosea. Si diceva apertamente che fosse la figlia bastarda di un duca. Armand aveva tentato una sola volta di infilare la mano sotto la sua gonna, mentre lei gli serviva la zuppa di fagioli alle erbe di Provenza al lungo tavolo da pranzo, ma non era riuscito ad arrivare ai mutandoni. In quella unica occasione il mestolo di Josephine era piombato sul naso di Armand e la zuppa bollente si era riversata sul collo di lui. Armand non poteva licenziarla o anche soltanto minacciarla. Josephine era una cuoca inarrivabile, insostituibile, nelle cucine del duca aveva appreso segreti unici di ricette nobili e contadine, sapeva dove raccogliere le erbe, dove acquistare il pollame ruspante, come accoppiare vini e piatti; infine Josephine sapeva tutto quello che può arrivare a sapere una cuoca. Per conquistare un nuovo cliente, qualche importante bottegaio di passaggio, Armand non doveva far altro che invitarlo a cena o a pranzo. Per tutto questo il sedere di Josephine era intoccabile.
Il bel fannullone. Arriva Julien
“Signor Armand, domani arriva il conte Julien, cosa comandate per cena?”
Armand stava sognando le rotondità della cuoca, a occhi aperti, il risveglio è brutale. Il suo sguardo cattivo, Josephine è ora l’ambasciatrice di un paese ostile con la dichiarazione di guerra.
“Che diavolo ti salta in testa, cuoca, io non ho invitato quel fannullone. E non ci sono più conti e contesse in Francia.”
Armand in preda all’ira e al dolore abbandona l’omelette rigonfia di tre formaggi alle erbe cullate dal vento di Provenza, si precipita invece nelle stanze di una Margherite, che lo vede apparire invasato.
Margherite è stesa sul letto con un fazzolettino ricamato di lacrime, scossa dai singhiozzi, alla vista di Armand furioso si leva e si getta in ginocchio.
“Armand abbiate pietà, siate compassionevole, non sarà dimenticato.”
Margherite stringe in mano una lettera che Armand le strappa e legge.
‘Sorella mia adorata, ho un debito di gioco per cinquantamila franchi, sono finito nelle mani di un crudele strozzino, domani verrò da voi per l’addio, prima di tirami un colpo di pistola nei boschi. Julien.’
Armand conosce il seguito di tutta la storia.
Julien e Marie Antoinette. Julien bussa al Convento
Gli dei ti hanno dunque voltato per sempre le spalle per sempre, Julien? Ma no, guarda chi ti mandano. Due suore di un vicino convento chiedono una cassa del solito vino. Julien non le ha mai viste prima. Le due mettono la cassa sul carretto e via somarello. Ma chi corre dietro al somarello con una cassetta di champagne di gran classe? E’ il nostro Julien mente rapida. Julien ha un piano.
“Che cosa desiderate, signore?”
La suora portinaia ha risposto al suono della campanella, scossa con rispettosa decisione da Julien.
“Ho portato una cassetta di champagne d’annata, omaggio del signor Lucas, che mi raccomanda di consegnarla nelle mani della madre superiora.
“Questo è un convento, mio signore, gli uomini non possono entrare, è la regola, date pure a me lo champagne.
“Compatitemi, sorella, non sono un uomo, sono un commesso, devo obbedire agli ordini del signor Lucas, altrimenti sarò messo alla porta, in strada.
La portinaia vacilla, dopotutto Julien è un angelo apparso con bottiglie di champagne gran marca. Insomma, rumor di ferro, cigolii, il portone si apre.
“Aspettatemi qui, avverto madre superiora.
Suor Angelica, al secolo Marie Antoinette, è la giovane madre superiora del convento. Come ogni mattina, passeggia per il suo studio, maledice i suoi fratelli che l’hanno convinta a rinchiudersi in questo fottuto convento, sbatte in terra la vita rilegata di San Girolamo, calpesta di furia il sacro testo e finalmente si queta. E sempre, come ogni mattina, si affaccia alla finestra che guarda al portone in ferro. Sarà questo il giorno che un angelo viene a farla volar via?
“Venite, signore, madre superiora vi riceve.”
E fu per noia dei ragni che Julien si ritrova di fronte a Marie Antoinette, adesso sorella Angelica, alla quale si rivolge con tono umile.
“Sorella madre superiora, sono un commesso delle cantine Lucas.”
Un grido soffocato di gioia le esplode in seno. Lo interrompe:
“Julien, pazzo adorato, mai vi avrei creduto tanto audace.”
Il pazzo non sono io, pensa Julien, stare rinchiuse tra quattro mura le sconvolge. Cerchiamo di farla calmare. Julien rimpiange i suoi ragnetti.
“Mi conoscete sorella? Forse vi hanno parlato di me?”
“Oh Julien, potete smettere la commedia. Nessuno può entrare o udirci. Le mura sono spesse di pietra. Abbracciami dunque, come hai fatto a trovarmi?”
Armand ha paura di contrariarla.
“Vi abbraccio sì, ma non potete prima togliervi quella specie di cappello duro, quella cuffiotta a punte.”
“Ti accontento subito, anzi mi tolgo ogni cosa, vediamo se mi riconosci “risponde lei in tono di burla.”
Si volta pudica, si spoglia, mostra fiera la sua bellezza.
“Come mi trovi Julien ? “ricordi di aver nuotato con me nel ruscello del parco?”
Julien è prima atterrito poi incredulo. Ci sono tre punti multicolori sul sedere della madre superiora, come la bandiera di Francia.
“ Marie Antoinette, tu? Come sei finita qui in convento?”
Suor Eleonora madre superiora. San Cirillo non risponde
San Cirillo appeso al muro non risponde, neppure un segno che ci voglia pensare. Inutilmente suor Cocomero lo sollecita, lo prega. Eppure San Cirillo è il suo protettore, lei non fa passare un giorno senza leggere qualche pagina della sua santa vita.
Sono ormai trenta giorni che suor Cocomero, la nuova madre superiora, non tocca un pezzetto di vero cioccolato svizzero e ora questa lettera di Armand Lucas:
‘Reverenda madre, un peccatore vestito del solo sacco di tela, cenere sul capo sparsa, viene a voi con un carretto di cioccolato svizzero e formaggio gruviera. Ho valicate le nevi delle Alpi, per poi implorare la remissione delle mie infami colpe’.
Lei si agita, le si stringe la gola, alza gli occhi al cielo a rimproverare San Cirillo:
“Cosa devo fare? Questo Lucas è davvero pentito? È il diavolo che viene a tentarmi, meschina? Devo mettere il sedere a bagno nell’acqua fredda?”
San Cirillo non ne vuole sapere di prendersi responsabilità. Allora lei prende un penna e aggiunge alla lettera ‘lasciate stare il sacco di tela, piuttosto spuntatevi i baffetti per rispetto al convento’. La lettera è spedita in risposta ad Armand.
Questo è il momento di agire rapido, Armand, la pollastra rosola, non farla bruciare.
Armand e carretto volano al convento, il portone è socchiuso, sorella portinaia lo sospinge, lo introduce. Suor Cocomero si mantiene contegnosa, ma non muove lo sguardo dalla borsa rigonfia di Armand.
“Ebbene, signor mio?”
Attenta sorella! Armand è colui che tagliò le canne dell’acqua al vicino che gli negava il vigneto.
Con aria beffarda inattesa, Armand apre la borsa e ne riversa il contenuto sotto una panca.
“Avanti porcellona, vai a prenderle a quattro zampe.”
Tavolette di vero cioccolato svizzero!
Lei si getta sotto la panca, culo per aria, Armand le solleva la gonna e la pizzicotta, lei viene fuori con le dita che scartocciano e non possono strangolare Armand.
La tavoletta è di legno colorato!
In lacrime lei si inginocchia, supplica Armand, che estrae una vera tavoletta di cioccolato da una tasca, lei la divora avida.
“Ne vuoi un’altra, porcellona?”
“Ve ne prego, signor Lucas.”
Lui tira fuori un frustino da un taschino del panciotto.
“Tirati giù le mutande, sgualdrinella golosa.”
“Mi darete anche un pezzetto di groviera?”
“Ne ho trenta kilogrammi.”
Felice di sottomettersi, lei scopre il grassoccio sedere.
A questo punto non possiamo nascondere che le cose tra San Cirillo e suor Cocomero non vanno per il meglio, purtroppo. State a sentire la loro ultima conversazione.
“Bene, bene, mia cara sorella. Peccato di gola e peccato di lussuria. Abbiamo in mente niente altro?”
“Aahhh, caro il mio Cirillo, sappiamo bene come ti sei divertito prima di farti asceta. E anche dopo. Te ne andavi alle crociate a spassartela con le odalische. Quando vincevano i Crociati ti facevi cristiamo. Altrimenti stavi dalla parte di Maometto. Andavi e venivi. E poi te ne sei tornato al paesello e ti sei fatto asceta eremita. Le paesane venivano su nell’eremo per avere una parola di conforto e tu glie ne offriivi due. Tornavano indietro contente e soddisfatte. E’ proprio un santo, dicevano. E così che sei diventato santo. Non ne hanno potuto fare a meno. Altro che miracoli. Lazzarone, fetentone. E qua facciamo tante storie per un quadratino di cioccolata. Vedrai che ti spolvero ancora il vetro.”

Le Memorie di Margherite Dupont Soleil

22 maggio 2020 ore 03:20 segnala
Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
John Gerard Sapodilla
ISBN: 9781310697784


Margherite Dupont Soleil
Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

Il Cappello di Armand

03 maggio 2020 ore 11:03 segnala
Oliver Pimps, Margherite e il cappello di Armand
La guerra tra Oliver Pimps e Margherite, per decidere chi comanda in sa, continua con gravi perdite su tutti i fronti. Per esempio questa sera Armand ha seguito i consigli di Margherite su come vestirsi. Ma Oliver Pimps è in agguato e inutilmente Armand cerca di svicolare.
“Oliver Pimps, ho promesso a Margherite una sera a teatro. Questa è la sera. Faremo tardi, non aspettarci sveglio.”
Oliver Pimps non risponde, ma fissa a occhi sbarrati un punto sulla testa di Armand. Margherite intuisce che la tempesta è in arrivo e si prepara a tener dritto il timone. Armand conosce quello sguardo severo di Oliver Pimps e gli a l’occhiolino in cerca di comprensione.
“Ragazzo mio, questo cappello è un regalo della mia Margherite. E’ il tipo di cappello che noi mettiamo per andare a teatro da queste parti.”
Oliver Pimps si fa bianco in volto e non riesce a credere che Armand possa andare a teatro con un cappello da alpino con tanto di piuma di fagiano. Ma non basta mai, povero Oliver Pimps, la signora contessa Margherite gli mostra il dito medio ben teso.
Oliver Pimps non disse una parola. In silenzio prese la porta, scese in giardino e si nascose tra le fronde di un folto albero.
Preferisco di no
“Vieni subito giù da quell’albero, Oliver Pimps.”
“Preferisco di no.”
Oliver Pimps se ne sta appollaiato tra le fronde della grande quercia da tre giorni e tre notti. Armand ha mandato più volte Josephine a minacciarlo.
“Ti taglieremo i viveri, vieni giù.”
Josephine, ogni sera riempie di cibi buoni il cestinello, che lui cala vuoto dall’alto. A mezzanotte Oliver Pimps scende dall’albero per cambiarsi la camicia e rifare la piega ai pantaloni, un gentleman è sempre in ordine, poi risale tra i rami e le foglie. L’offesa e il disonore hanno fatto di lui in un esiliato dalla società. Josephine cerca il punto debole.
“Pimps, la contessa Margherite e io ti concediamo di lavare e stirare le nostre mutande. Vieni giù.”
Non si muove fronda o foglia. Josephine prova l’affondo.
“Ehi lassù, chi è Lady Gwendoline?”
La quercia trema che pare strappare le radici. Josephine mostra una lettera.
“Abbiamo ricevuto una lettera di questa lady che annuncia il suo arrivo. Stai a sentire.”
‘Mia cara Margherite, la tua richiesta di aiuto mi ha sconvolta e piacevolmente sorpresa. Certamente metto a disposizione la mia esperienza per riportare le buone maniere nella tua casa.’
Lady Gwendoline Breakingbottom è una della tante cugine di Margherite, nel ramo inglese dei Dupont Soleil, nota in famiglia per il suo lato allegro e spensierato. Qualche anno addietro, aveva risvegliato gli istinti oscuri di Oliver Pimps il gelido, che si trovava al servizio di Lord Breakingbottom. Il nostro uomo si era tramutato in un viscido e perverso individuo. Durante la notte si impadroniva delle scarpette di Lady Gwendoline, lasciate fuori della porta per essere lucidate, tra l’indignazione e lo sgomento delle cameriere. La sadica milady lo teneva in pugno. Infatti, un giorno lo aveva fatto chiamare.
“Oliver Pimps, non mi fido delle cameriere. Non vorresti lavarmi tu stesso queste mutandine di pizzo di Fiandra?“
E così lui era caduto nella trappola della diabolica milady che gli porgeva le sue mutande. Poi prima dell’alba era sgaiattolato fuori a appendere il suo frivolo bucato, per farlo asciugare in un angolo segreto del giardino. Solo uno sventato apprendista perverso può illudersi di non essere scoperto dalle cameriere, dovunque egli appenda il bucato.
Naturalmente Oliver Pimps aveva perso autorità e rispetto con le cameriere, e ogni giorno potevate assistere a una dolorosa e penosa scena di questo genere:
“Molly, hai lucidato le posate d’argento dei Breakingbottom in modo deplorevole.”
“Che ne diresti di andare a lavarmi le mutande, Oliver Pimps?”
Lui aveva lasciato in lacrime la casa dei Breakingbottom e da quei giorni tristi e infelici tremava al pensiero che da una carrozza potesse scendere Lady Gwendoline e riconoscerlo.
E lei ora era qui e condotta da Josephine gli ordinava di scendere dalla quercia.
“Scendi giù, maialotto.”
Lui si era stretto con disperazione a un ramo. Lei gli parlava voce alta ai piedi della grande quercia in modo distratto:
“Il thè che mi è stato servito aveva un sottofondo e di cipolla. Temo che la cameriera si incontri col garzone che porta frutta e verdura. E’ questa l’ospitalità dei Dupont Soleil? Vuoi smetterla di giocare al condor e farmi servire una decente tazza di thè?”
Oliver Pimps tra le fronde si limitò a sollevare le sopracciglia, ma Lady Gwendoline sollevò le gonne e mostrò le trine.
“Ehi, che ne dici di giocare alla piccola lavandaia? “
Oliver Pimps è di nuovo coi piedi a terra. Dalla finestra dello studio Armand ha seguito la scena con grande soddisfazione, Lady Gwendoline è un diavolo. Lui, Armand, ora aveva un vero maggiordomo inglese e quei miserabili nobilucci del Circolo degli Scacchi avrebbero bevuto l’amaro calice.

(Purtroppo ho perso il contatto con la damigella del derriere. Come sarà adesso?)
75a43a2e-8350-4961-be71-05f644a20606
« immagine » Oliver Pimps, Margherite e il cappello di Armand La guerra tra Oliver Pimps e Margherite, per decidere chi comanda in sa, continua con gravi perdite su tutti i fronti. Per esempio questa sera Armand ha seguito i consigli di Margherite su come vestirsi. Ma Oliver Pimps è in agguato e in...
Post
03/05/2020 11:03:03
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    3

l'Orologio

26 aprile 2020 ore 21:24 segnala
Armand si accarezza i baffetti. Armand è alla ricerca di un ricordo.
“Margherite, cosa ne hai fatto dell’orologio che ti regalai?”
“Quel cipollone di oro finto?”
“Era tutto d’oro. Un pezzo unico di un artigiano svizzero.”
“Che favoletta mi racconti, vinaio Armand? Dove ti eri procurato il cipollone?”
“Mi era stato dato in pagamento da un principe vizioso amante del mio buon vino.”
Le onde e i lampi dei ricordi travolgono Margherite che scoppia un lacrime.”
“Dannato vinaio Armand, venivi tutti i giorni a farmi la corte con tuo sorriso scemo. Di solito portavi una cassetta di vini in omaggio per il conte Dupont Soleil. Ma quella volta provasti a comprare la mia simpatia col cipollone. Non appena te ne fosti andato, lasciai cadere in terra l’orologio e gli diedi un calcio. Ma quella notte avevo sentito l’orologio che faceva Tic Tac Tic e mi parlava. Diceva che ero una ingrata, che lui era stato l’orologio di una principessa, fino a quando il principe suo sposo lo aveva sottratto per pagare trecento bottiglie di vino a un fottuto vinaio. E diceva che lo svizzero aveva lavorato per tre messi alla sua costruzione e adesso io con un calcio avevo rotto la molla della carica e all’alba lui avrebbe smesso di fare Tic Tac per sempre. Dopo quella notte io tenevo l’orologio sempre con me, aggiustavo le ore con i rintocchi del campanile e facevo Tic Tac. Un mattino la cameriera mi risveglia alla solita ora. Le dico di prendermi l’orologio nel cassetto. Svanito.”
Armand ha ascoltato con intensa attenzione. Ma ora cosa significa quel sorriso diabolico? Armand tira fuori una catenella dal taschino del panciotto e alla fine eccolo qua, il cipollone.
Margherite smette di piangere.
“Ma guarda, Armand lo Sciacquabottiglie venne a riprendersi il suo regalo. Come hai fatto a rientrare di notte nella nostra casa?”
Armand muove con vaghezza una mano nell’aria. Sciocchezze per un uomo con la sua esperienza.
“Un uomo d’affari deve tenersi informato su tutto. Sapevo che Josephine era una femmina dedita al buon vino e alle perversioni, mi sono servito di lei. Passai per le cucine invece di uscire. Dissi a Josephine di tenermi nascosto fino a notte, che volevo salire da te per ammirarti mentre angelica dormivi. Le promisi che poteva venire a prendersi nelle Cantine qualche bottiglia quando voleva e se poi voleva essere anche frustata non faceva che dirmelo.”
Margherite si morde il labbro.
“Ti sei venuto a riprendere il tuo regalo.”
“Ero molto irritato per il modo con cui mi avevi ringraziato per educazione. Sbuffavi e facevi un sorriso tirato.”
Margherite annuisce e va a prendere una lettera nascosta in un libro.
“E che mi dici di questa lettera, Armand il permaloso?”
Armand dice niente e Margherite continua.
“E’ una lettera di Julien dall’America. Dice che sono la sua cara sorellina e che è sta lui a rubare l’orologio. Dice che io facevo finta di dormire e sorridevo, quando entrava nella mia stanza da letto per prendermi un orecchino o un braccialetto. Dice che quella notte la luna illuminava un oggetto in terra nel mio studio e che lui non era stato a farsi troppe domande. Aveva pensato che la cosa migliore fosse vendere a te l’orologio, che tu avresti potuto farmi un regalo. Dice che tu non avevi fatto domande o trattato sul prezzo, che a lui era sembrato strano, ma non era il momento di fare domande. Dice che tu, Armand, gli avevi creduto sulla parole che l’orologio funzionava in modo perfetto. Infine ti manda tanti saluti.”
Armand assume in silenzio l’aria del tipo che mette sempre una banconota nella cassetta delle elemosine, ma poi dice che si libera delle monetine di rame.
Margherite assume l’aria della moglie devota e parla.
“Armand, non è ancora passato un mese dall’ultima volta, ma faremo una eccezione. Scendi da Josephine e dille di preparare la mela cotta allo zucchero e rum.”

Le Memorie di Margherite Dupont Soleil

b5ed4e1a-43a5-4f75-9174-192a30c8e7c7
Armand si accarezza i baffetti. Armand è alla ricerca di un ricordo. “Margherite, cosa ne hai fatto dell’orologio che ti regalai?” “Quel cipollone di oro finto?” “Era tutto d’oro. Un pezzo unico di un artigiano svizzero.” “Che favoletta mi racconti, vinaio Armand? Dove ti eri procurato il...
Post
26/04/2020 21:24:34
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    3
  • commenti
    comment
    Comment