The Memories of Countess Margherite

11 aprile 2020 ore 16:48 segnala
The Memories of Countess Margherite
John Gerard Sapodilla
J J Piglet


The New Prioress
The Black Widow
Lagrue Brings Terror
The Mayor of Narcassonne
The Restoration
Oliver Pimps

***
English Edition revised by J J Piglet


The shy and proud Margherite, Countess Dupont Soleil, is forced into a marriage of convenience with Armand Lucas, nouveau rich winegrower and merchant. A union shaken by pleasant torments amongst the passions of the French Revolution. The Countess' historical references are shaky, the readers forgive her. In her conversation the Sanculottes do not wear pants and are the shameless enemy of the nobles. Revolutionaries are called Jacobins first and later Bonapartists. During our story the history of France changes, as does Countess Margherite.

La Filastrocca dell'Albicocca

22 marzo 2020 ore 18:03 segnala
La Filastrocca dell'Albicocca
John Gerard Sapodilla (sono sempre io)

Stanno rinchiusi nella bicocca
Tesi e affamati il Cocco e la Cocca
Che la dispensa non cricca e non crocca.
Non c'è rimasta una crosta di pane
E son finite arrosto le rane
E siccome il mare è in tempesta
Neanche il pescare a loro resta.
Mentre al villaggio tutti fan festa
E del bucato è colma la cesta.
Quando del sole illumina il raggio
S'affaccia all'uscio sempre un miraggio
Appare in pentola nella cucina
Torpida e grassa bella gallina
Senti gridare ho fame, ho fame -
Ma non si vede neanche un salame
Che se i porcelli erano tanti
Ora son via tutti emigranti.
Ma finalmente il destino rintocca
Arriva un camion con tutta la scocca
E lascia cadere una bella albicocca
Che mezza per uno fan Cocco e la Cocca.
Perché l'amore non cricca e non crocca.
Ma dura poco l’albicocca
E di vin non ha la brocca
Mai che ci fosse a dar coraggio
Un pezzetto di formaggio
C’era in dispensa un tozzo di pane
Se l’è mangiato un sorcio, l’infame
Ah, tu sorcio maledetto
Vieni qua che or t’affetto
Ma signor, non son salame
Che dovevo? Morir di fame
E’ ben triste la bicocca
Vanno in gita Cocco e Cocca
Su pei monti non al mare
Che han paura di nuotare
Si precipita un ruscello
Che davvero è molto bello
Ma giù in fondo dove sbocca?
Si domandan Cocco e Cocca.
Sono stanchi Cocco e Cocca
Tornano indietro nella bicocca
Or la campana d'un tratto rintocca
E' mezzanotte sotto a chi tocca
Dice il Cocco alla Cocca
E la coperta al nasino rimbocca.

Cocco nel Marocco
Cocco, decide di andare alle Crociate contro gli infedeli,
per questo è costretto a lasciare l’amata Cocca,
che sospira in ansia il suo ritorno.

Questa vita mi intristisce
E la pancia si smagrisce
Io vo far come mio avo
Che sennò finisco schiavo
Partirò di buon mattino
Per la guerra a far bottino
Cercherò di sgraffignare
Tutto quello che mi pare
Compreremo un gran prosciutto
Mezzo crudo e mezzo cotto
E poi cento scatoloni
Riempirem di maccheroni.

Passa un giorno passa l’altro
Ma non torna a casa Cocco
Che andò in guerra con lo stocco
Contro il regno del Marocco.
La servetta Saladina
Ei corteggia ogni mattina
Ma poi scrive a sera a Cocca
Che lì il sangue scorre e fiocca,
Certo non ti fan Salam
Questi figli dell'Islam.

Scrive Cocca disperata
Sto crescendo l'insalata
E se torni colmo d'ori
Ci aggiungiamo i pomodori.
Qui le spese sono tante
Per i semi e per le piante.
Quando pensi di tornare
Che c'è i conti da pagare?

Il Ritorno di Cocco
Finita la Crociata, Cocco deve tornare a casa.
Purtroppo questa volta hanno vinto gli
infedeli e i cristiani si ritirano senza neppure un magro bottino.
L'orto amorosamente coltivato da Cocca non basta,
e così Cocco Cocca attrezzano una
baleniera a remi e vanno a pesca.

Sull'ardita baleniera
Escono all'alba e tornano a sera
Mangiano poco
Un pero e una pera
Non hanno vela
Ma grattan la mela.
Zitti e contenti
Vivon di stenti.
Un sol fagiolo nella cambusa
Che cosa astrusa.
Bolle la pancia
Non pesa il grasso sulla bilancia.
Questo fagiolo chi se lo mangia?
Finita è perfino
La buccia d'arancia.
Ci vorrebbe piuttosto
Un pezzo d'arrosto.

Cocca in Preda al Furore Artistico
Purtroppo le balene sono troppo grandi
per la barchetta di Cocco e
Cocca, la pesca non rende.
E così Cocca da brava donnina di casa
pensa di fare qualcosa di diverso.

Cosa c'è mia cara Cocca
Oggi sembri un poco tocca.
Cocca amata benedetta
Dove corri in tutta fretta?

Cocco mio ti chiedo venia
Voglio andare all'Accademia.
Il pensiero me lo dice
Diverrò una gran pittrice.
Ora presa dal mio estro
Vo' a lezione dal maestro.
Grazie al grande mio talento
Finirà questo tormento.
Pagheremo la pigione
Mangeremo a colazione.

Al padron della bicocca
Dipingesti mezza brocca.
Quello afflitto e disperato
Ci gridò tutto d'un fiato
‘Maledetto è dal destino
Chi moroso ha l'inquilino’-

Ed allora detto e fatto
Ci mandò subito sfratto.
Fai sparir la tavolozza
Se no il Cocco tuo ti strozza!
Giù dal tetto ti prometto
Fò volare il cavalletto
Coi pennelli e coi colori
Poi di casa tu vai fuori.

Cocca si angoscia.

Ma alla fine Cocca non può nascondersi che Cocco
tornato dalla crociata nel Marocco non
è più lo stesso, trascura Cocca e il lavoro nei campi.
Occorre trovare rimedi

Or salita sulla scala
Per sentir verde cicala,
Sopra l’albero di mele
Cocca mostra il suo sedere.
Son le frutta ben mature!
Sol di rose e di violette
Ha coperto le sue tette,
Senza perdere un istante
Cocca cala le mutande.

Ben nascosto tra la paglia
Dal lavoro Cocco squaglia.
Un che scosse il Saladino
Non può fare il contadino.

O guerrier dei miei stivali,
Porta l’acqua giù ai maiali.
Al feroce Saladino
Venderemo il cotechino
E da un litro pure il vino.
Ma ora toglimi le angosce
Dammi un bacio tra le cosce.

Rosa e Ferdinando

18 marzo 2020 ore 19:36 segnala
Rosa e Ferdinando
John Gerard Sapodilla
Inno Al Re
I fazzolettini ricamati, intrisi di essenza di violetta e lacrime di gioia, sventolano verso il palcoscenico nelle mani aristocratiche delle dame milanesi. Prima un lungo applauso e poi il grido di Viva Verdi si è levato dai velluti dei palchi, dalle poltrone, dal sudore povero del loggione. E' appena terminato il coro ' O mia patria si bella e perduta '. Le bianche uniforme degli ufficiali austriaci, a un cenno imperioso di un loro generale, muovono verso le uscite del Teatro alla Scala, perché Viva Verdi significa Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia. Il Maestro Giuseppe Verdi sul podio rappresenta la sperata unità d'Italia e la cacciata degli austriaci: per questo i fazzolettini ricamati sventolano verso il podio, agitati dalle signore romanticamente liberali.
Per la verità, dietro a un ventaglio veneziano due occhioni neri guardano in direzione di un biondo tenentino austriaco che appena si volta, e la mano della giovane dama, presa dall'emozione, languida sventola verso la parte sbagliata.
Il Maestro Giuseppe Verdi si volge al pubblico adorante; si inchina, sembra godersi il successo. Ma i pensieri di un genio sono imprevedibili.
Il Maestro suona dove il baiocco tintinna. La memoria va a quel 1848, quando la Corte di Ferdinando di Borbone, re delle Due Sicilie, gli fa giungere discretamente un invito a comporre l'inno al re. Un gran re quel Ferdinando, gran signore, altro che questo zotico di Vittorio piemontese, che di musica capisce solo la tromba della Sveglia e della Zuppa. Consoliamoci che almeno questa Unità d'Italia ci toglie di mezzo lo stato pontificio con preti e monache. Questo pensa il Cigno di Busseto sorridente al suo pubblico.
https://www.mondadoristore.it/Rosa-e-Ferdinando-John-Gerard-Sapodilla/eai978146581954/
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Capoccia

14 marzo 2020 ore 18:48 segnala
Il portiere del Piazza Strozzi era noto col nome di Capoccia. Non so con quali agganci e ganci Capoccia aveva organizzato un incontro con la squadra della Parrocchia San Pietro. Sette contro sette, perché il campo era ristretto. E dunque la bella domenica seguente ci avviammo alla volta del San Pietro. La nostra squadra era purtroppo priva degli elementi migliori per un motivo o l’altro.
Comincia la partita e gli avversari sbucano da ogni lato, trafiggendo lo sventurato Capoccia. Io ero terzino sinistro con gli occhialetti per vedere da che parte era il pallone. Ma di occhi ce ne sarebbero voluti sei invece che quattro, per la seguente ragione stupefacente. A pochi metri dalla nostra porta era piantato un albero, non un alberello ma un vero albero con rami e fronde, il tronco abbastanza largo da coprire l’attaccante avversario che avanzava. Il cambio di campo al secondo tempo fu di poco giovamento. Quelli del San Pietro sapevano come difendersi con l’aiuto dell’albero. A far piovere sul bagnato pensò un individuo malvagio, il prete arbitro che era anche l’allenatore del San Pietro.
Perdemmo 23 a 1.
Capoccia avrebbe dovuto farsi perdonare la sua parte, invece nei giorni successivi assunse una aria di superiorità, per poi un giorno sparire per qualche tempo. Si seppe che aveva ottenuto di fare un provino con i ragazzi giallorossi della Roma. Il provino lo definì privo di scatto e di presa. E adesso, caro Capoccia, a distanza di tanto tempo te lo posso dire, eri anche tonto e ciccione.
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in Piazza

08 marzo 2020 ore 06:02 segnala
Scendo in Piazza e dico:
“Il volturarese emigrante è gran lavoratore. Quello rimasto a casa falso e mariuolo,”
Una voce della Piazza precisa:
“Gli emigranti è vero che lavorano, ma quando vengono a Volturara non spendono un euro! Si siedono sulle panchine! Non si prendono un caffè, non solo non tornano a investire in qualche impresa, ma non si comprano neanche il gelatino in Piazza.”

Breve Vita Lurida di Sozzo Micragnon -----FINALE

29 novembre 2019 ore 23:50 segnala
“Sono Virginia Montmorency de la Rondelle.”
“Vi aspettavo. Ve ne prego entrate. Ma toglietevi cappuccio e mantello. Ho dato licenza alla servitù. Nessuno saprà che siete stata qui.”
Virginia si guarda intorno con timore e pudore.
“Siete il signor Lafayette de la Piastrelle, non è vero?”
“Chiamami Lafayette, Virginia. La pioggia improvvisa ha reso umido il tuo vestirlo. Spogliati qui accanto al fuoco.”
“Devi rimanere in mutande? In altre circostanze uno dei miei fratelli avrebbe bruciato la tua impertinenza con un con un colpo di pistola. Suppongo che vorrai conoscere il motivo della mia visita.”
“La nostra comune amica mi fatto un racconto confuso.”
“Ti dirò subito ogni cosa. Ascoltami con attenzione e non interessarti al mio sedere. Non per ora almeno.”
“I Montmorency sono sull’orlo del baratro. Il capofamiglia zio Ciccillo ha venduto l’anima al demone del gioco. Non abbiamo un ducato d’oro in cassa, il castello è ipotecato. Siamo nelle grinfie delle banche, degli strozzini e dei creditori. L’estate trascorsa la grandine ha infierito sui raccolti delle nostre terre. Ciccillo si è giocato la mia dote e ho dovuto prendere i voti nel convento delle Pie Zoccolette di San Cirillo. Nel convento insegno alle educande la preparazione al matrimonio. Per quello che ne posso sapere. Ora avviene che dobbiamo molto denaro a un creditore di nome Sozzo Micragnon, un individuo tanto lercio e spilorcio che neppure la più povera lo vuole come sposo. La mia famiglia ha deciso di prendere Sozzo in trappola e io sono il formaggio. Sono stata tratta fuor dal convento, per essergli presentata . I Montmorency hanno venduto parte della argenteria per una festa con Sozzo solo invitato. Ingozzato di dolcetti e stordito dal vino, Sozzo non faceva che puntare su di me gli occhietti cisposi. Zio Ciccillo gli ha sussurrato che in convento le sorelle imparano i trucchetti più svergognati e lo ha messo a ballare con me. Non passa un minuto che fuggo e vado a nascondermi sotto al letto della cuoca, non potevo resistere all’odore puzzolente del ballerino. A Sozzo viene fatto intendere che avevo mangiato troppi dolcetti, che ero abituata alle lenticchie del convento, che non avrei speso i soldi delio sposo in manicaretti.
La famiglia viene a tirarmi da sotto al letto della cuoca. Ai loro rimproveri rispondo che Sozzo mi ha distrutto i piedi e non faceva che pizzicarmi il culo. In conclusione, il matrimonio è fissato entro tre settimane e mi occorre il tuo aiuto. “
“Devo sfidare Sozzo a duello?”
“Sozzo non è mica scemo. Rifiuterebbe. Devi insegnarmi qualche svergognato trucchetto. Altrimenti nel talamo nuziale sarò un pezzo di legno frigido. Quando Sozzo si renderà conto che può avere lo stesso piacere da una botte o in un bordello, mi ripudierà e chiederà indietro i soldi dei debiti. Io non conosco i trucchetti. Ho visto un pisello solo nelle illustrazioni.””
Ora un angioletto e un demonietto si contendono l’anima di Lafayette.
“Abbassati le mutande, Virginia.”
“Lafayette, non vorrai togliermi la verginità? Sozzo se ne lamenterebbe con zio Ciccillo e vorrebbe parte dei soldi indietro.”
“Virginia, la vergogna e la umiliazione della sposa sono il piacere e la gioia dello sposo. Per prima cosa imparerai a essere sculacciata.”
“Per questo devo abbassarmi le mutande?”
Lafayette si siede a bordo del letto.
“Stenditi sulle mie ginocchia.”
“Lafayette, è la prima volta che mostro il mio sedere. Ci tengo a conoscere la tua opinione al riguardo, in una sola parola e niente adulazioni.”
“Non basta una parola. Il tuo culetto è tondo, sodo, liscio, bianco con una sfumatura rosa. Insomma meraviglioso e Angelico.”
Dopo un minuto di sculacciate il sedere è rosso.
“Basta, Lafayette, mi brucia.”
“Prometti di non fare più i capricci? Di non sperperare i miei soldi?”
Lei comprende il gioco.
“Prometto, signore. Starò attenta a come spendo ogni centesimo. Vi supplico di non darmi altre sculacciate.”
Lafayette è entusiasta della sua allieva.
“Bravissima. Sozzo diventerà un burattino nelle tue mani. Devi dargli un pretesto per farti sculacciare. Gli ruberai qualche banconota dal portafogli per ordinarti qualche abito di seta. Sozzo diventerà furioso e tu chiederai di darti il castigo che meriti.”
Virginia e Lafayette evitano di incrociare gli sguardi. Che sia amore a prima vista? Di sicura le sculacciate le hanno provocato vergogna e bruciore, ma anche uno sconosciuto piacere. Virginia si rimette a posto le mutande ma è ansiosa di continuare la lezione.
“Lafayette, passiamo al secondo trucchetto. Vuoi?”
“Dopo le sculacciate, rimarrai in ginocchio al mio fianco e mi succhierai il pisello.”
“Non ho mai sentito una cosa del genere. Forse ti stai burlando di me fanciulla inesperta?”
“Ripassiamo la lezione. Tirati giù le mutande e stenditi.”
Lui la sculaccia, lei lo supplica di risparmiare il suo tenero sederino.
“Succhiami il pisello o ti sculaccio ancora.”
“No, padrone perverso, non voglio. E poi non so come si fa.”
“Devo sculacciarti? Prendilo in mano.”
Lei ubbidisce con mano maldestra.
“Ora assaggialo con la lingua, come un gelato.”
“Sa di tabacco e prezzemolo.”
“Credo proprio che di farò il culetto rosso come un peperoncino.”
“No, perdono, sa di miele.”
“Ora prendilo tra le labbra e vai su e giù. Ti guido io.”
Lei ora sa come dare piacere e si merita un premio.
“Un premio, Lafayette?”
Lui le apre le cosce e avvicina la sua bocca al boschetto..
“Vuoi mangiarmi la pisellina, orco malvagio?”
Soddisfatti, Virginia e Lafayette sono seduti accanto al fuoco, mangiano salsicce arrosto con patate sotto la brace e bevono vino rosso.
“Sono pronta per il prossimo trucchetto, Lafayette.”
Lui non risponde. Prende una lettera da un cassetto segreto e glie la porge.
Lettera della madre superiora a Lafayette
“Lafayette, San Cirillo mi sta guardando con i suoi occhietti infuocati, come se volesse bruciarmi. Io gli ho detto di alzare gli occhi al cielo e smetterla di guardarmi il sedere. Lafayette, io mi sono messa col culo per aria e mi infilo una candela per abituare l’entrata alla penetrazione. Domani proverò una candela più grande e di nuovo ogni giorno, fino a quando non sarò pronta per offrirti quello che desideri. Il mio sedere formoso è stato oggetto di molti desideri, ma io l’ho tenuto vergine in serbo per te, l’uomo del destino. Solo per farti un esempio, quando ero novizia in Svizzera Uberto vescovo Banquerotte, noto come Monsignor Duefrittelle, mi ha inutilmente lusingata. Invano mi ha promesso di portarmi a Roma, quando fosse stato fatto cardinale. Di fronte ai miei timori, mi mostrò sorridendo un unguento lubrificante dei frati. Non gli potevo dire che puzzava come un porco marcio, ma gli ricordai che la sodomia è peccato mortale, in convento poi. Duefittelle mi racconta che lui ha la dispensa, io gli dico fai vedere. Lui dice che mica si porta le dispense dietro, e di darci un taglio e levarmi le mutande e mettermi col culo per aria, che poi mi regala una tavoletta di cioccolato. Io mi metto a correre via e lui dietro, che sbuffa e soffia ma non mi prende.
Sono riuscita a sottrargli l’unguento e lo useremo per noi. Ricordati che per prima cosa dovrai farmi un clistere di acqua e sale. Poi mi darai una sculacciata per castigo e penitenza al peccato mortale, e anche perché il bruciore favorisce la dilatazione.”
La lettera porta il sigillo del Convento delle Pie Zoccolette.
Virginia è gelosa
Virgilia freme di improvvisa gelosia. La madre superiora, quella puttana, gli sciupa il suo Lafayette.
Suo?
“Lafayette, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato, ma non sarò una buona allieva. Non sposo Sozzo Micragnon. Ho deciso.”
“Sozzo ridurrà voi Montmorency alla fame in stracci.”
“Hai amici importanti in alto, procurami un salvacondotto per la Spagna. In ogni buco della cattolica Spagna c’è un convento dove una Montmorency può essere accolta.”
“E gli altri Montmorency?”
“Si imbarcheranno su un veliero per le Americhe. Potranno far naufragio o andare a raccogliere cotone nelle piantagioni. Non pago per le colpe di zio Cirillo.”
“Mi è venuta una idea , Virginia. Ho un piano.”
“Ebbene?”
“Ti terrò informata di ogni cosa al momento giusto. Ora non vogliamo giocare al vescovo e la madre superiora?”
Lei non vuole mostrarsi subito condiscendente, ma non vuole che lui abbia nostalgia di quella vacca nel convento.”
“Lafayette, non abbiamo l’unguento dei frati.”
Lui la burla.
“Ti sculaccerò per favorire la dilatazione e il pentimento.”
“Entrerai con dolcezza. Pian, pianino, Prometti?”
Lui la burla ancora.”
“Diamoci un taglio, togliti le mutande.”
Il piano
Il piano di Lafayette prevede un incontro con Sozzo, per cominciare,
“Salute, Sozzo. Come va?”
Il grugnito di Sozzo significa;
“Mi faccio i miei affari.”
Lafayette sorride con dolcezza:
“Sozzo, esiste un ultimo ostacolo da saltare per arrivare al tuo matrimonio con Virginia. Un impedimento, diciamo così.”
“Che impedimento? Ho già comprato i debiti e di quei nobili straccioni . Se mi dovesse capitare un incidente, ogni mio avere sarà di Virginia. Stai cercando di spillarmi quattrini per tuo conto?”
“I Montmorency sono ricevuti a Corte e pertanto occorre il consenso del Re alle tue nozze. Il Re non darà il consenso, perché non sei nobile. Sono stato incaricato di superare questo impedimento.”
Sozzo grugnisce amaro:
“E quanto mi verrà a costare?”
“Niente denaro. Devi dimostrare il tuo valore sul campo. Verrai con me all’assedio della Rocchetta e dovrai conquistare un ponte sul fiume.”
“Lafayette, suppongo che dovrò ingaggiare i mercenari svizzeri. Mi hai detto che mi costerà niente. “
“E niente ti costerà. Preparati a partire.”
La conquista del ponte
Sozzo e Lafayette sono attendati all’assedio della Rocchetta.
“Sozzo il Re ti ha nominato capitano. Ecco l’uniforme, la spada e il brevetto.”
Sozzo sogna già Virginia tra le sue braccia e non sta fare domande. Lafayette gli spiega cosa deve fare.
“Sozzo, tu ti metti in testa ai tuoi uomini, sguaini la spada e gridi avanti all’assalto. Il Re ti farà nobile, sarai il duca Sozzo Montmorency de la Micragnon.”
Sozzo scuote il capo:
“E quelli dall’altra parte del ponte mi impallinano come un tordo in bianco.”
Lafayette sorride compassionevole:
“Spareranno ai tordi tra le nuvole. Sono stati ben pagati. Metà della somma in anticipo e metà a ponte conquistato. Tutto a spese mie, come regalo delle tue nozze con Virginia.”
E fu per questo che Sozzo Micragnon si slanciò alla conquista del ponte, ma l’ultima cosa che mai sentì nella sua vita spietata fu il rumore degli spari.
https://www.smashwords.com/profile/view/Sapodilla
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“Sono Virginia Montmorency de la Rondelle.” “Vi aspettavo. Ve ne prego entrate. Ma toglietevi cappuccio e mantello. Ho dato licenza alla servitù. Nessuno saprà che siete stata qui.” Virginia si guarda intorno con timore e pudore. “Siete il signor Lafayette de la Piastrelle, non è vero?” “Chiamami...
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29/11/2019 23:50:05
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Il Culetto di Paula

12 giugno 2019 ore 10:28 segnala
Il Culetto di Paula
John Gerard Sapodilla
Di prossima pubblicazione



Le avventure di Lizzy Bizzy
Primo incontro.
Lizzy ricorda con nostalgia il colloquio col Capo.
“E’ così tu sei Lizzy Bizzy, non è vero?”
“Si, Capo. “
“ Vorresti il posto di segretaria.”
“ Si, Capo.”
“ Vediamo cosa sai fare.”
Lizzy capisce che le cose si mettono male per lei, allarga le ginocchia e mostra le cosce. Si rimprovera di essersi messa le mutandine. Che stupida.
“ Lizzy, sai usare il personal computer?”
“ Oh sì, Capo, ti posso insegnare tutti i giochi. Sono bravissima.”
“ Certo, certo. E sai rispondere al telefono?”
“Per questo sono la migliore. Vado avanti anche tre ore a spettegolare, se mi chiama una amica.”
“ Bene, bene. E sai tenere in ordine un archivio?”
“Un archivio? È come un cassetto dove si tengono le calze e le mutandine? Per la verità sono un poco disordinata. È importante?”
Da un cassettino della sua scrivania il Capo prende un lungo gambo di rosa e comincia a togliergli le spine, a lisciarlo. Lizzy Bizzy lo guarda sorpresa e incantata.
“ Lo fai per rilassarti, Capo? Giornata faticosa?”
“No, è per frustarti il culetto. Appoggia la testa qui sulla scrivania e tirati giù le mutandine.”
“ Oh Capo, mi vergogno, non mi aspettavo questo. “
“ Ci tieni ad avere il posto di segretaria, Lizzy?”
“ Si Capo, ti prego prendimi. “
“ Allora ubbidisci. “
Lizzy Bizzy non ha scelta, assume la posizione e si scopre il culetto.
“ Non farmi male, Capo, il mio sederino è delicato. Quante me ne darai?”
“ Dieci.”
“ Oh no, dieci no. Solo cinque.”
Il Capo le accarezza lieve le cosce e il culetto, ma arriva la prima frustata improvvisa. Lizzy scalcetta e supplica.
“ Ti supplico Capo, mi brucia troppo.”
“ Conta le frustate e prometti di ubbidire.”
A dieci il culetto di Lizzy brucia come il fuoco. Il castigo è finito. Il Capo la prende tra le braccia, la bacia, fa carezze al povero culetto.
“ Adesso andiamo a fare la pipì.”
Lizzy lo segue, sottomessa e umiliata, tra i singhiozzi.
“ Brava, siediti sul bidet.”
“ Non mi scappa, Capo, mi vergogno.”
“ Devo aprire il rubinetto dell’acqua bollente?”
“ No, pietà, non è colpa mia.”
Il Capo le accarezza la testa, lei sospira e fa la pipì.”
“ Sei stata brava, adesso ti lavo la pisellina con la schiuma.”
Il Capo le sfiora il buchetto del sederino col dito insaponato. Lo infila dentro. Lizzy frema, sospira, si asciuga le lacrime.
“ Allora mi prendi come segretaria?”
“ Vai a comprarti un paio di mutandine di pizzo. Non mi piacciono le tue mutande da casalinga.

ELISA

21 maggio 2019 ore 06:43 segnala
Elisa
Elisa, ti ricordi di quando avevi solo due paia di scarpe? Uno per l’estate e uno per l’inverno. Ne avevi anche un terzo paio di riserva, ma con un buco nella destra. Ogni tanto la tiravi fuori e passavi un dito nel buco, come per provare che non si fosse allargato. Ti dicevo di portarla dal calzolaio per una toppa, ma tu non ci volevi spendere. Dicevi che se mai ci avresti messo una soletta di cartone per andare a comprarne un paio nuove.
La cerimonia di acquisto delle scarpe nuove seguiva un rigido rituale. Costringevi la commessa a fartene provare una mezza dozzina prima di decidere. E cominciava la trattativa. I prezzi erano in lire, lire buone.
“Prenderei queste, quanto vengono?”
“Glie le lascio per cinquemila.”
“Non posso. Me le deve lasciare per quattromila.”
“Posso arrivare a quattromilaottocento. Proprio per favorirla. A meno non posso.”
“Facciamo quattromiladuecento e le prendo.”
Alla fine vi convincevo a chiudere per quattromilacinquecento.”
Elisa, oggi hai un grande armadio a muro, in basso ci sono cinquanta paia di scarpe, che non riesci a regalare. In questi tempi nessuna donna vuole portare scarpe che sono state scelte da un’altra donna.
Ti ricordi quando non avevamo molti soldi, ma stavamo senza ansie? Portavi per anni gli stessi vestiti e le stesse gonne. Andavi da una sartina a far allungare e accorciare per seguire la moda.
Ti ricordi quando dovevi comperarti una camicetta o una gonna? Dovevamo mettere insieme i soldi. Il pagamento delle bollette veniva rinviato all’ultimo giorno. L’affitto sarebbe stato pagato con gli stipendi del mese successivo. E niente dolci o primizie, piuttosto dieta di ceci e fagioli.

Una volta fatta la scelta di cosa comprare e risparmiati i soldi, aspettavi il sabato con impazienza. Un pranzo veloce quindi di corsa al negozio. Sei sicuro di avere i soldi con te ? Mi chiedevi. E io che mi mettevo una mano in tasca e facevo finta di averli dimenticati o persi. Per almeno un mese guardavi la vetrina del negozio,alla fermata del tram che ti portava a casa dall' ufficio. Niente di firmato. Ti dicevo che alle boutique in centro ci vanno le zoccole mantenute, quelle sanno fare le smorfiose, a te starebbe bene anche uno straccio da cucina. Mi dicevi di smetterla di guardarti il sedere per strada. La commessa ti riconosceva e ti favoriva subito col prezzo migliore possibile. Ma poi come si lava, come si stira, come fare le modifiche. Finalmente mi chiamavi per pagare, ti sentivi in colpa per i soldi che svanivano nella cassa. In tram al ritorno ti mettevi il sacchetto tra le gambe e ci infilavi di continuo la mano dentro per controllare A casa cominciavi la tua personale sfilata di moda davanti allo specchio. Accorciavi l’orlo della gonna con gli spilli, no meglio lunga. Ti giravi e rigiravi, facevi un passettino. Non trovi che starei meglio con un filo di rossetto? Alle donne non viene mai fame, quando sono davanti a uno specchio.
Adeso abbiamo una automobile e un conto in banca. Abbiamo paura dei ladri, degli immigrati e degli zingari. Abbiamo discusso se tenere una pistola in casa. Sabato passato siamo andati in una boutique, hai riempito di vestiti un cestello, mentre pagavo con la carta di credito tu eri già fuori e guardavi annoiata una vetrina. Siamo tornati a casa e abbiamo messo l’automobile in garage, adesso abbiamo un garage. Hai detto di lasciare tutto nel portabagagli, ci avremmo pensato domani. Hai paura delle prove davanti allo specchio spietato, sei una signora grassoccia. I ricchi, che non sono mai stati poveri, non conoscono la dolcezza di vivere.

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Elisa Elisa, ti ricordi di quando avevi solo due paia di scarpe? Uno per l’estate e uno per l’inverno. Ne avevi anche un terzo paio di riserva, ma con un buco nella destra. Ogni tanto la tiravi fuori e passavi un dito nel buco, come per provare che non si fosse allargato. Ti dicevo di portarla dal...
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21/05/2019 06:43:07
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La filastrocca dell’educanda

14 maggio 2019 ore 19:03 segnala
E siamo alla fine con la contessa e il conte consorte Armand
Finito il racconto, Margherite punta un dito indice verso Armand.
“Dunque, signor vinaio del tappo bucato, due sposi molto diversi possono avere insieme giorni felici. Ma noi non siamo poi tanto diversi come credi.”
“Infatti alle Cantine mi chiamano signor Mezzoconte.
“Oooofff, mio tenero Armand, non pensavo il tuo animo di avido tappabottiglie fosse tanto sensibile. Daltronde neanche tu avresti potuto mai immaginare che la vereconda Margherite, la tortorella dei nostri primi giorni insieme, scrivesse versi audaci quando era educanda al Collegio.”
Armand sghignazza senzi freni.
“Versi audaci, Tortorella? Qualcosa come ‘San Cirillo mi bucò con lo spillo?”
“Qualcosina di più torbido. Mi ricordo una filastrocca che scrivemmo per una di noi che voleva diventare una scrittrice di romanci erotici. ‘Farò arrossire i marinai nelle taverne’ ripeteva.”

La filastrocca dell’educanda scrittrice

Babbo mio, babbo mio
Me ne muoio dal desio.
Che succede cara Alice?
Voglio fare la scrittrice.
Or mi viene una gran pena
Cosa mangi a pranzo e cena?
Scriverò storie lascive.
Mangerai col pan le olive.
Scriverò del prode mulo
Che lo prese ahimè nel culo
Poi con fini sozzi e loschi
Con la capra andò nei boschi.
Sono in giro le educande
Hanno perso le mutande
E ai fratocchi pellegrini
Fanno dono di pompini.
Ma non vedo Biancaneve.
E’ col prete giù alla Pieve
Lui con mani sante e oneste
Le solleva su la veste.

messaggio alle zoccole

07 aprile 2019 ore 20:12 segnala
messaggio alle zoccole che mi invitano a visitare il loro sito.
Internet è pieno di culi gratis
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07/04/2019 20:12:45
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