Lei si era girata a pancia in giù

31 marzo 2019 ore 05:02 segnala
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Nella villa La Chastre Henriette aveva svestito, rivestito e svestito Julien.
“Julien, il vento dell’Oceano deve avermi procurato un reumatismo. Non vorresti massaggiarmi la schiena?”
Si era tolta la camicetta.
“Julien, le tue mani sono calde e lievi. Non vorresti massaggiarmi anche le cosce?”
Aveva lasciato cadere le sottane.
“Julien, ti piace il mio sedere?”
Lui si era chinato a baciarglielo e lei aveva presso a sculettare. Poi con gli occhi pieni di malizia si era distesa sul letto, Julien guardava ammaliato e sorpreso il triangolo biondo come le trecce.
“Ti sta aspettando, Julien. Vieni a baciarla.”
Le labbra di Julien avevano sentito gocce di rugiada. Lei aveva gridato di piacere e Julien si era ritratto spaventato come si semtisse in colpa.
Lei si era girata a pancia in giù e scalcettava divertita.
Julien aveva ripreso coraggio. La baciava sul sedere e le cosce. Poi si era fermato.
“Henriette, si è fatto tardi. Devo rientrare altrimenti mi saranno fatte domande.”
Lei gli aveva piantato le unghie tra i riccioli.

Now, please, take the brush

23 febbraio 2019 ore 16:56 segnala
Now, please, take the brush on the shelf next to the mirror.” She turned around, like a dog on all fours in the bathtub, raised her noble ass and stuck it out of the water.
“My bum is freezing, my Lord. You do not remember how to use a brush? Do I have to beg you to spank me, as usual?”
These noble aristocratic women have something special, they know how to be perverse, Armand thought. Come on, Armand, this is your woman, your trusted friend. As for Napoleon, well, you cannot always win. The colour of the countess’s bum changed from white to red. She dissolved into tears of pleasure. Armand prepared to leave, but he forgot something.
“Armand, you forgot to kiss my ass.”
Unforgivable.

Una supplica Armand?

16 febbraio 2019 ore 16:50 segnala
Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
John Gerard Sapodilla
ISBN 9781310697784

Una supplica Armand?
La Nuova Badessa
La Vedova Nera
Il Sindaco Delacaramel
Ritorno dei Nobili a Narcassonne
E siamo alla Fine con la Contessa e il Conte Consorte
Oliver Pimps


Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

Armand e Margherite
Una supplica, Armand?
Questa volta Armand Lucas si era presentato senza botti di vino, ma con un foglio di carta pieno di numeri. Il conte Richard Dupont Soleil aveva dissimulato la sua intuizione dietro una domanda distratta.
“Una supplica, Armand?”
Armand aveva fatto un inchino, il più profondo possibile.
“Vostra eccellenza, il debito ammonta a duecentomila franchi.”
Il conte gli aveva strappato di mano il foglio e lo aveva gettato nel camino. Acceso di sdegno. Il camino furioso per l’oltraggio si era affrettato a bruciare il foglio. Il conte era stato un tempo inviato ambasciatore di Francia a Madrid e conosceva l’arte della diplomazia e del possibile. Richard de Sans Soucre era consapevole che nella sua situazione finanziaria l’arroganza con i fornitori non era più possibile.
“Ebbene, Armand, che ne diresti di sposare mia figlia Margherite?”
Armand sente una brezza che lo porta in alto su una nuvola. Nessun Lucas avrebbe mai sognato di avere per moglie una Dupont Soleil.
Una trappola?
“Signor conte, lasciate che mi proponga alla contessina Margherite. Come potrei mai osare di forzare la sua volontà? E poi, come Vostra Eccellenza sa, i Lucas non sono nobili.”
Dupont Soleil aveva frenato la sua ira con un profondo diplomatico sospiro.
“Lucas, i miei amici a Corte ti faranno duca. Quanto a Margherite, la sua volontà conta nulla. Ma vieni pure domattina a conoscerla, prima di firmare il contratto di matrimonio.”
Preso commiato, Armand aveva subito corrotto la cameriera personale di Margherite. Con sollievo aveva appreso che la futura sposina, oltre a un viso fiero di angelo biondo, poteva offrire anche due splendide cosce normanne.
Al mattino seguente lui si era presentato con un carretto carico di vini e un anello di diamante. Era stato annunciato alla contessina, mentre lei ammirava il giardino fiorito di orchidee da una sua finestra.
“Margherite, accettate questo pegno della mia devozione.”
E si era messo in ginocchio, non sapendo che altro fare.
Lei non si era girata.
“Lucas, il conte Richard ti attende per la firma del contratto di matrimonio. Ci rivedremo in chiesa, dunque.”
La cameriera gli aveva tolto di mano l’astuccio con l’anello e aveva portato dal conte un Armand Lucas stordito dagli usi dei nobili.
Il contratto era degno di un feroce strozzino. Lo sposo veniva spolpato e spennato. Il conte gli aveva messo una mano sulla spalla.
“Firma, Armand. Pensavi di avere il titolo di duca per dieci franchi?”
Nell’apporre a sua volta la nobile firma, il conte aveva pensato che presto un imprevisto incidente avrebbe troncato la breve vita felice del novello duca Lucas. Sua figlia Margherite, vedova disperata, avrebbe ereditato tutti i possedimenti dello sposo.
Nel lasciare il palazzo, Armand aveva pensato alla prima notte di nozze. Margherite si sarebbe presentata di sicuro gelida nella camera nuziale, ma lui avrebbe saputo come prenderla una volta soli:
“Madame, non vorreste togliervi le mutande, prima di stendervi sulle mie ginocchia? La tradizione di casa Lucas vuole che il culetto della sposa sia rosso acceso la prima volta a letto, in segno di sottomissione.”
Ripete a se stesso che la costringerà a mettersi faccia a terra, a quattro zampe, la gonna rovesciata. Sorride soddisfatto di questa sua decisione, le farà vedere chi è il padrone, quando le abbasserà le mutande con lo stemma, per godersi la visione dell’aristocratico orgoglioso sedere.
Qualcun altro ha seguito di nascosto le visite di Armand Lucas e si propone di sfruttare a suo vantaggio le ambizioni del vignaiolo arricchito. Vi presentiamo il giovane conte Julien Dupont Soleil.

Ove si parla del derriere di una lady inglese

31 gennaio 2019 ore 14:41 segnala
Oliver Pimps e Margherite in giardino. Ove si parla del derriere di una lady inglese
Che sorpresa! Margherite e Oliver Pimps conversano amabilmente in giardino.
“Ti piacciono le mie orchidee, Oliver Pimps?”
“Sono fiori sensibili e capricciosi, madame.”
“Vorrei farti qualche domanda sulle abitudini del popolo inglese, se non ti spiace.”
“Certamente no, madame.”
Cosa ha in mente ls subdola contessa?
“Allora dimmi, le sognore inglesi amano essere prese per didietro?”
“Suppongo che madame la contessa si riferisca a quello che nel mio club chiamiamo il fiore proibito della lady.”
“Sei sulla buona strada, continua.”
“Ebbene, tempo addietro mi trovavo nella casa di Lord Abelardo Pinkbottom, un gentiluomo che passava il tempo parlando con i suoi cavalli, leggendo il giornale, bevendo Porto col quale si bagnava di continuo il beccuccio. Il brav’uomo Abelardo era assediato da ogni risma di gente malvagia, che insisteva per fargli prendere moglie. Dicevano che una donna in casa è indispensabile. Sir Abelardo si difendeva, facendo osservare che aveva già alcune cameriere e una cuoca. A proposito della cuoca, quando le giunsero voci di un’altra donna in arrivo, prese a maledire la sua sorte ingrata e non ftriggeva un uovo al modo giusto che fosse uno. Sir Abelardo le promise che lei sarebbe la favorita, ma quella dannata cuoca rispose che aveva già sentito di promesse mancate da un gentiluomo. Il mio Abelardo comprese che doveva raddoppiarle lo stipendio, quella giurò che non le importava del denaro e smise la lagna.”
Margherite ha mostrato cortese interesse al racconto.
“Vogliamo venire al punto, Oliver Pimps?”
“Una mattina di pioggia, la famiglia e gli amici spinsero in Sir Abelardo in una chiesa col pretesto di metterlo al riparo e in questo modo lui si ritrovò ad avere Lady Florence per moglie.”
Lady Florence si era sposata per avere qualcosa di nuovo da raccontare alle amiche all’ora del thè, ma la notte adempiva al dovere coniugale con diligenza, guardando il soffitto a occhi aperti. Sir Abelardo era un gentiluomo di buon cuore e durante la giostra chiese alla sua sposa Florence se per caso si annoiasse, nel qual caso lui avrebbe fatto dipeingee sul soffitto qualcosa di interessante, come una barca tra le onde del mare. Lady Florence lo rassicurò che andava bene così e lui andasse pure avanti. Al mattino seguente Lord Pinkbottom scese a raccontare ogni cosa alla cuoca. Quella brava donna gli disse che mai avrebbe dovuto portarsi in casa quella salsiccia insaccata e che se non voleva vedere la faccia annoiata della sposa le chiedesse di girarsi, in modo da offrirgli il fiore proibito. Questa richiesta sorprese non poco Lady Florence, che naturalmente chiese spiegazione e consiglio alle sue amiche all’ora del thè-.Saputa ogni cosa al riguardo, Lady Florence disse allo sposo Abelardo che si andasse a cogliere il fiore proibito nei prati. Sir Abelardo le promise che le avrebbe fatto mettere un pagliericcio nelle cantine, dove lei avrebbe potuto riposare serena. Lady Florence temeva che l’umidità delle cantine potesse nuocerle e chiese a Sir Abelardo se la preferiva a pancia sotto o a quattro zampe. Le notti seguenti si udivano i lamenti pietosi di Lady Florence dalla stanza nuziale. I lamenti diminuirono di intensità quando la cuoca prese a lamentarsi che le spariva il burro dalla dispensa. Passa qualche giorno e Lady Florence mi affronta e mi chiede se può contare sulla mia discrezione. Quale la mia sorprese quando mi supplica di andare a lavaare nel fiume le sue mutande unte di burro. Lei non vuole che le cameriere si mettano a raccontarlo al mercato e che la mia devozione non sarà dimenticata. Approfitto del suo turbamento, per chiederle come vanno le cose. Lei, Lady Florence, prende un’aria disperata, dice che il porco godo della sua umiliazione e dello starsene disteso sulle sue morbide rotondità. E’ tutto, spero che il mio racconto abbia soddisfatto la curiosità dellla signora contessa Margherite.”
Margherite sorride con simpatia.
“Mio povero Oliver Pimps, fu questa dunque l’origine della tua perversione, della tua inclinazione a giocare alla lavandaia? Peraltro non contare sulle mie mutande, il conte Armand detesta il sapore e l’odore del burro. Non mi hai detto come finì la storia di Lady Florence e del burro di Sir Abelardo.”
“Un finale tipicamente inglese.Ho ritenuto che non fosse di qualche interesse per la signora contessa. Col tempo la strada si aprì e non fu più necessario il burro. Lady Florence si stendeva a pancia sotto in modo da poter continuare la lettura di un romanzo durante l’azione di Sir Abelardo, il quale una notte le chiese di leggere a alta voce in modo da usare al meglio il tempo.”
“Noi signore fraancesi siamo diverse, Oliver Pimps. Ci piace leggere i romanzi in una posizione comoda.”
“Le cameriere non hanno mai sentito la signora contessa lamentarsi o soffrire durante la notte. Oso dedurre che il conte Armand non coglie il fiore proibito.”
“Ebbene, Oliver Pimps, la tua discrezione merita la mia confidenza. Una volta al mese il conte Armand entra nella stanza nuziale con una meluccia cotta allo zucchero e rum. Mi si avvicina e comincia a miagolare che sono la sua gattina e tutto il resto. Io mi metto la meluccia in bocca e assumo la posizione a quattro zampe.”
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Oliver Pimps e Margherite in giardino. Ove si parla del derriere di una lady inglese Che sorpresa! Margherite e Oliver Pimps conversano amabilmente in giardino. “Ti piacciono le mie orchidee, Oliver Pimps?” “Sono fiori sensibili e capricciosi, madame.” “Vorrei farti qualche domanda sulle abitudini...
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31/01/2019 14:41:40
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Le Memorie di Margherite Dupont Soleil

25 gennaio 2019 ore 19:23 segnala
Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
John Gerard Sapodilla
ISBN 9781310697784

Una supplica Armand?
La Nuova Badessa
La Vedova Nera
Il Sindaco Delacaramel
Ritorno dei Nobili a Narcassonne
E siamo alla Fine con la Contessa e il Conte Consorte

Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

La confessione

20 gennaio 2019 ore 17:49 segnala
La confessione
In chiesa Frà Rosmarino se ne stava nel confessionale a riflettere sui casi della sua vita, quando la contessa ansiosa picchietta alla graticella.
Esauriti i preliminari si viene al punto.
“Frà Rosmarino, sono posseduta dal demonio. La notte mi prende, mi stringe, mi costringe. Alla fine si impadronisce della mia anima.
Il fratocchio si annoia, mai una penitente che venisse a confessare di ave ammazzato la vicina. Tutte possedute dal demonio. Mentre la contessa si spiega in ogni dettaglio, che lei suppone diabolico, il frate si assopisce lieve. Il ronzio che proviene dalla graticella sorprende Matgherite, che interrompe il suo raccontino:
“Frà Rosmarino, forse il demonio è con voi?“ E picchietta ancora la graticella e risveglia il brav’uomo.
“No, contessa. Niente demoni qua dentro. Ci mancherebbe.”
“Dunque assegnatemi la penitenza che merito, ormai vi ho detto abbastanza.”
Lei si aspetta un qualcosina di adeguato. Pregare con i ceci sotto le ginocchia. Camminare sulle spine, mentre legge la vita di santa Anacleta. La risposta del frate la delude, ma la conforta.
“Contessa, mettete qualche banconota da cento franchi nella cassetta delle offerte per i poveri. Il diavolo è terrorizzato dalle anime caritatevoli.”
Naturalmente Armand scopre, minaccia e tempesta. Di come lui non guadagna il denaro mettendo acqua nel vino. Di come lei sciagurata va a farsi chiamare contessa da un prete refrattario a tutto meno che ai suoi soldi. Infine lei si risolve a scrivere alla sua famiglia. I Dupont Soleil non accolgono i lagnosi lamenti di Margherite con l’affettuosa benevolenza da lei attesa. Non sono forse state le loro insistenze la causa del suo matrimonio con Armand? Invece quelli rispondono subito e le raccomandano di lasciar fare al suo sposo, perché Armand non è nobile ma è un brav’uomo; piuttosto lei gli ricordi spedire al più presto una botte di vino novello.

Armand e Margherite

15 gennaio 2019 ore 12:50 segnala
Timida e orgogliosa, Margherite, contessa Dupont Soleil, è costretta a un matrimonio di interesse con Armand Lucas, vignaiolo e commerciante di vini arricchito. Una unione agitata da piacevoli tormenti nelle passioni della Rivoluzione Francese. I riferimenti storici della contessa sono traballanti, il lettori la perdoni. Le sanculotte nemiche dei nobili sono tutte svergognate senza mutande. I rivoluzionari sono tutti giacobini prima e bonapartisti poi. La Francia cambia, come pure la contessa Margherite.
A proposito di mutande, alcuni storici e cronisti affermano che le donne non portavano mutande nel periodo della Rivoluzione Francese.
Peraltro noi siamo venuti in possesso del diario di Margherite Dupont Soleil dove si dice chiaramente che le mutande femminili andavano su e giù a quel tempo.

Armand e Margherite




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E finalmente il giorno arrivò

12 gennaio 2019 ore 17:44 segnala
E finalmente il giorno arrivò. Armand era alle Cantine e fu la cuoca Josephine che accolse lo straniero sceso dalla carrozza. Un tipo allampanato e con grandi orecchie a cartoccio mai viste da queste parti.
“Brava donna, sono Oliver Pimps dei Pimps di Cricklewood. Avvisate il vostro padrone e conducetemi al mio alloggio.”
“Benvenuto nella casa dei conti Dupont Soleil. Sono Josephine duchessa di Normandia.”
Nella precipitazione Josephine si era portato dietro il mestolo fumante di zuppa e si rese ora conto che Pimps la guardava con disapprovazione.
“Pimps, dubitate forse che io sia la duchessa di Normandia? Osservate lo stemma sulle mie mutande.“
Per una qualche ragione le mutande non incontrarono l’approvazione di Pimps.
“Chi vi stira le mutande, duchessa Josephine?”
“Oliver Pimps, non mi piace che facciate tante domande. Pensate a stirarvi le vostre orecchie.”
Molte donne aveva rifiutato un ballo a Oliver Pimps per via delle sue orecchie.
“Le mutande hanno qualche piccola piega di troppo. D’ora in avanti provvederò io stesso a stirarle. Sempre che non si tratti di pelle raggrinzita.”
A Narcassonne si mormorava che il sedere di Josephine ne rivelasse le origini plebee, altro che duchessa. Josephine lo sapeva.
L’idillio fu interrotto dall’arrivo trafelato di Armand .
“Sei Oliver Pimps, non è vero? Fatto buon viaggio? Un goccio di vino ti rimetterà vispo e arzillo.”
Oliver Pimps osservava Armand in uno strano silenzio.
“Cosa ti succede, Oliver Pimps? Forse dovresti assaggiare la zuppa calda di Josephine.”
“Col vostro permesso, signore, portate scarpe nere con cappello marrone.”
“Mio caro ragazzo, qui in Francia usiamo scarpe nere. Ma non voglio rattristarti- Cambierò cappello.”
“Col vostro permesso, signore, non metterei una cravatta verde su una camicia blu.”
Cravatte al rogo
Bruciavano nel fuoco, rosse di vergogna, le cravatte di Armand condannate da Oliver Pimps come inappropriate. Nello studio Armand attizzava il fuoco del caminetto. Oliver Pimps eseguiva la sentenza, prelevando la colpevole da un cestinello. Attenti al loro lavoro e con le spalle alla porta, i due birbantelli non si accorsero che la porta si apriva per lasciar entrare Margherite.
“Armand, posso chiederti cosa stai facendo con le cravatte che ti ho regalato?”
Armand farfuglia e lascia la parola a Oliver Pimps.
“Con il permesso della signora contessa posso spiegare ogni cosa. La scelta delle cravatte per il conte Armand fa parte del mio incarico. Ho ritenuto che i pallini gialli in campo blu, per fare un esempio, non fossero appropriati. Lo stesso potrei dire per le paperelle rosse in campo bianco. Insomma ogni cravatta esclusa aveva la sua pena. Prego la signora contessa di non acquistare altre cravatte per il conte Armand.”
Attento, Oliver Pimps, non vedi il fumo che esce dalla orecchie di Margherite?
“Armand, questo tuo lampione con le orecchie a cartoccio molesta la nostra cuoca Josephine. Pretende di stirarle le mutande. Al mattino, pretende due uova fritte nel burro con aggiunta di pancetta. Josephine è molto turbata.”
Avanti, Armand, difendi il tuo uomo.
“Margherite, noi a Narcassonne siamo provinciali, dobbiamo accettare nuovi usi e costumi-“
“Armand, il tuo Oliver Pimps , non ha ambizioni solo nel campo delle cravatte. Egli spazia anche nel campo delle mutande femminili. Ha avuto l’ardire di sollevarmi le sottane col pretesto di controllare se le mie mutande erano ben stirate. Ora tu devi spiegargli che noi donne qui a Narcassonne sappiamo come stirare le nostre mutande. Se lui si attenta ancora a sollevarmi la gonna, gli infilzo da dietro la punta dell’ombrello e lo spingo fino al porto, dove potrà prendere un battello e tornarsene a casa.”
Oliver Pimps non disse una parola. In silenzio prese la porta, scese in giardino e si nascose tra le fronde di un folto albero.

Preferisco di no
“Vieni subito giù da quell’albero, Pimps.”
“Preferisco di no.”
Pimps se ne sta appollaiato tra le fronde della grande quercia da tre giorni e tre notti. Armand ha mandato più volte Josephine a minacciarlo:
“Ti taglieremo i viveri, Pimps, vieni giù.”
Josephine la Dolce, ogni sera riempie di cibi buoni il cestinello vuoto, che Pimps cala dall’alto. A mezzanotte Pimpa scende dall’albero per cambiarsi la camicia e rifare la piega ai pantaloni, un maggiordomo è sempre in ordine, poi risale tra i rami e le foglie. L’offesa e il disonore hanno tramutato Pimps in un uccellino. Josephine cerca il punto debole.
“Pimps, la contessa Margherite e io ti concediamo di lavare e stirare le nostre mutande. Vieni giù.”
Non si muove fronda o foglia.
“Pimps, chi è Lady Gwendoline.”
La quercia trema che pare strappare le radici. Josephine mostra una lettera.
“Pimps, abbiamo ricevuto una lettera di questa lady che annuncia il suo arrivo.. Stai a sentire.”
‘Mia cara Margherite, la tua richiesta di aiuto mi ha sconvolta e piacevolmente sorpresa. Certamente metto a disposizione la mia esperienza per riportare le buone maniere nella tua casa.’

Lady Gwendoline Breakingbottom è una della tante cugine di Margherite, nel ramo inglese dei Dupont Soleil, nota in famiglia per il suo lato allegro e spensierato. Qualche anno addietro, aveva risvegliato gli istinti oscuri di Oliver Pimps il gelido, che si trovava al servizio di Lord Breakingbottom. Pimps si era tramutato in un viscido e perverso individuo. Durante la notte si impadroniva delle scarpette di Lady Gwendoline, lasciate fuori della porta per essere lucidate, tra l’indignazione e lo sgomento delle cameriere. La sadica milady lo teneva in pugno. Un giorno lo aveva fatto chiamare:
“Oliver Pimps non mi fido delle cameriere. Non vorresti lavarmi tu stesso queste mutandine di pizzo di Fiandra?“
Prima dell’alba Pimps era sgaiattolato fuori a appendere il suo frivolo bucato, per farlo asciugare in un angolo segreto del giardino. Solo uno sventato maggiordomo può illudersi di non essere scoperto dalle cameriere, dovunque egli appenda il bucato.
Nel frattempo Oliver Pimps aveva perso autorità e rispetto con le cameriere e ogni giorno potevate assistere a una dolorosa e penosa scena di questo genere:
“Molly, hai lucidato le posate d’argento dei Breakingbottom in modo deplorevole.”
“Che ne diresti di andare a lavarmi le mutande, Oliver Pimps?
Pimps se ne era andato in lacrime e da quei giorni tristi e infelici tremava al pensiero che, da una carrozza arrivata a Narcassonne potesse scendere Lady Gwendoline.

Oliver Pimps

08 gennaio 2019 ore 10:14 segnala
Non si può dire che il novello conte Armand avesse gran successo al Circolo degli Scacchi, che aveva come soci i nobili del circondario di Narcassonne. Armand non veniva ai invitato al tavolo da gioco. Se si formavo un crocchio di nobili a discutere sugli incredibili progressi della scienza, Armand ne era escluso. Armand era costretto a starsene seduto su una poltroncina isolata a fingere di leggere il giornale.
Alla fine un esasperato Armand aveva affrontato il segretario del Circolo.
“Signor mio segretario, io sono l’unico che paga la quota annuale di iscrizione. Inoltre rifornisco di vino a volontà i soci, questa banda di ubriaconi.”
La risposta aveva gelato Armand, come passero colto dalla tormenta fuori dal nido.
“Signor mio conte Armand, il Circolo degli Scacchi sopporta la presenza di un vinaio per devozione alla contessa Margherite. Tolleriamo che vantiate le amicizie dei soci per favorire i vostri affari. Riguardo al vino, sa di tappo scadente e ha un retrogusto di aceto marcio. Infine, nobili si nasce, non si diventa.”
Armand aveva preso il giornale per ripararsi d una pioggerella in arrivo, se ne era andato a testa bassa rasente ai muri, seguito da qualche cane randagio incuriosito. Non voleva farsi vedere a casa con quella espressione triste e adirata, si era fermato alle Cantine Lucas. I commessi lo avevano accolto ossequiosi.
“Buon giorno, conte Armand, oggi abbiamo avuto più vendite del solito.”
Lui dissimulò allegria, si rinchiuse nel suo ufficetto e finse di sfogliare il giornale bagnato. Le pagine centrali si erano salvate dalle gocce di pioggia. Prese a leggere distratto una inserzione.
‘Francesi, nobili non si nasce, si diventa grazie ai nostri maggiordomi di pura razza inglese.’
Seguivano le istruzioni per un primo contatto con l’agenzia a Londra.
Il turbine che travolse i commessi era il conte Armand che si precipitava a inviare la sua richiesta all’agenzia di Londra. Presto gli arrivò la risposta. Il loro miglior maggiordomo, Oliver Pimps, si sarebbe imbarcato al più presto a Dover per raggiungere la Francia. I giorni seguenti furono frementi di attesa. In casa Amand saltellava, correva al cancello se gli sembrava di aver udito l’arrivo di una carrozza.
E finalmente il giorno arrivò. Armand era alle Cantine e fu la cuoca Josephine che accolse lo straniero sceso dalla carrozza. Un tipo allampanato e con grandi orecchie a cartoccio mai viste da queste parti.
“Brava donna, sono Oliver Pimps dei Pimps di Cricklewood. Avvisate il vostro padrone e conducetemi al mio alloggio.”
“Benvenuto nella casa dei conti Dupont Soleil. Sono Josephine duchessa di Normandia.”
Nella precipitazione Josephine si era portato dietro il mestolo fumante di zuppa e si rese ora conto che Pimps la guardava con disapprovazione.
“Pimps, dubitate forse che io sia la duchessa di Normandia? Osservate lo stemma sulle mie mutande.“
Per una qualche ragione le mutande non incontrarono l’approvazione di Pimps.
“Chi vi stira le mutande, duchessa Josephine?”
“Oliver Pimps, non mi piace che facciate tante domande. Pensate a stirarvi le vostre orecchie.”
Molte donne aveva rifiutato un ballo a Oliver Pimps per via delle sue orecchie.
“Le mutande hanno qualche piccola piega di troppo. D’ora in avanti provvederò io stesso a stirarle. Sempre che non si tratti di pelle raggrinzita.”
A Narcassonne si mormorava che il sedere di Josephine ne rivelasse le origini plebee, altro che duchessa. Josephine lo sapeva.
L’idillio fu interrotto dall’arrivo trafelato di Armand .
“Sei Oliver Pimps, non è vero? Fatto buon viaggio? Un goccio di vino ti rimetterà vispo e arzillo.”
Oliver Pimps osservava Armand in uno strano silenzio.
“Cosa ti succede, Oliver Pimps? Forse dovresti assaggiare la zuppa calda di Josephine.”
“Col vostro permesso, signore, portate scarpe nere con cappello marrone.”
“Mio caro ragazzo, qui in Francia usiamo scarpe nere. Ma non voglio rattristarti- Cambierò cappello.”
“Col vostro permesso, signore, non metterei una cravatta verde su una camicia blu.”
Cravatte al rogo
Bruciavano nel fuoco, rosse di vergogna, le cravatte di Armand condannate da Oliver Pimps come inappropriate. Nello studio Armand attizzava il fuoco del caminetto. Oliver Pimps eseguiva la sentenza, prelevando la colpevole da un cestinello. Attenti al loro lavoro e con le spalle alla porta, i due birbantelli non si accorsero che la porta si apriva per lasciar entrare Margherite.
“Armand, posso chiederti cosa stai facendo con le cravatte che ti ho regalato?”
Armand farfuglia e lascia la parola a Oliver Pimps.
“Con il permesso della signora contessa posso spiegare ogni cosa. La scelta delle cravatte per il conte Armand fa parte del mio incarico. Ho ritenuto che i pallini gialli in campo blu, per fare un esempio, non fossero appropriati. Lo stesso potrei dire per le paperelle rosse in campo bianco. Insomma ogni cravatta esclusa aveva la sua pena. Prego la signora contessa di non acquistare altre cravatte per il conte Armand.”
Attento, Oliver Pimps, non vedi il fumo che esce dalla orecchie di Margherite?
“Armand, questo tuo lampione con le orecchie a cartoccio molesta la nostra cuoca Josephine. Pretende di stirarle le mutande. Al mattino, pretende due uova fritte nel burro con aggiunta di pancetta. Josephine è molto turbata.”
Avanti, Armand, difendi il tuo uomo.
“Margherite, noi a Narcassonne siamo provinciali, dobbiamo accettare nuovi usi e costumi-“
“Armand, il tuo Oliver Pimps , non ha ambizioni solo nel campo delle cravatte. Egli spazia anche nel campo delle mutande femminili. Ha avuto l’ardire di sollevarmi le sottane col pretesto di controllare se le mie mutande erano ben stirate. Ora tu devi spiegargli che noi donne qui a Narcassonne sappiamo come stirare le nostre mutande. Se lui si attenta ancora a sollevarmi la gonna, gli infilzo da dietro la punta dell’ombrello e lo spingo fino al porto, dove potrà prendere un battello e tornarsene a casa.”
Oliver Pimps non disse una parola. In silenzio prese la porta, scese in giardino e si nascose tra le fronde di un folto albero.
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Le Memorie di Margherite Dupont Soleil
Copyright John Gerard Sapodilla

La notte seguente

06 gennaio 2019 ore 14:42 segnala
Non era andata affatto a questo modo con Armand, Margherite non voleva ammettere che il suo vinaio si era comportato da gentiluomo esperto e tutt’altro che egoista. Soprattutto non voleva ammettere che dividere il letto con Armand aveva i suoi lati piacevoli; ma si compiaceva di comportarsi come una nobile pura fanciulla, oltraggiata dal rozzo plebeo che la famiglia le aveva imposto. Il rifiuto di mostrare ad Armand il suo sedere era vergogna, ma anche compiacimento teatrale per far intendere che lei non si sarebbe sottomessa. Le contesse sono fatte a questo modo, che ci possiamo fare?
Le cose non andavano poi tanto male tra i due. Una notte a letto lei lo aveva sentito cantare ’tenera puledra bionda sei la mia lieve onda’. Presa da gelosia si era girata di spalle furiosa; ma aveva sentito la camicia sollevarsi e la mano dolce sul suo sedere. Si era assopita e lui l’aveva sentita sospirare ‘mio marinaio, sei il vento che mi porta sul mare’.
La notte seguente lei aveva provato piacere. Ne era rimasta atterrita. Il diavolo le era entrato dentro. Forse Armand era il diavolo. Mentre lui dormiva profondo, lei aveva cercato la sua coda con mano vergognosa e rigida. Per tutta la notte, senza un respiro ma forse qualche sospiro, aveva cercato di percepire un segno della presenza diabolica. Infine, poco dopo l’alba, velata di nero era andata alla chiesa.