Coltello

13 novembre 2018 ore 16:06 segnala
Ho perso l’ispirazione. Questa è la storia più cretina mai scritta.
Coltello legge le inserzioni.
‘Cerca una avventura con una sposata‘
No, non interessa a Coltello.
Ah, ma questa si.
‘Sono una posata. Una Forchettina d’argento nuova mai lucidata.
Senza una macchia nera. Cerco un Coltello affilato. Gradito manico intarsiato’

le mutande con lo stemma

05 settembre 2018 ore 09:41 segnala
Il servizio segreto Giacobino aveva sussurrato a Julien:
“Julien, siamo stati informati che alcune delle tue nobili ammiratrici pretendono di essere rivoluzionarie ma portano mutande con lo stemma dei Borbone. Prima di intervenire devi darci i loro nomi con certezza e le sgualdrinelle avranno il meritato castigo.”
Ma Julien non fa la spia, anzi. Eccolo che corre ad avvertire le sue amiche, a cominciare con Georgette, già contessa de La Doucederriere.
“Georgette, dammi le tue mutande.”
Lei è divertita ma perplessa:
“Vuoi un mio ricordo, Julien? Hai intenzione di lasciarmi? Ho un cassetto pieno di mutande di seta, prendi quelle che ti eccitano.”
“Georgette, il servizio segreto Giacobino ti sospetta e cerca prove contro di te. Devi darmi tutte le tue mutande, penderò io a distruggerle.”
“E io cosa metterò? Le mutande di lana borghesi mi pizzicano mi fanno venire il prurito.“
Ma alla fine Georgette deve rassegnarsi e Julien la lascia senza mutande.
Come farà Julien a distruggere le mutande di Georgette? Le brucia? Le tagliuzza? Ma no, Julien l’astuto le vende alle sanculotte.
Le brave e buone rivoluzionarie sanculotte sono affascinate dal fruscio della seta, ma il la paura di essere scoperte dai giacobini le terrorizza. Prendiamo per esempio Mariette Bonbouche.
“Julien, ti ringrazio per aver pensato a me, ma cosa sarà di me se il servizio segreto Giacobino mi scopre? Sarò messa in una carretta e scortata a Parigi fino agli inquisitori del Comitato Centrale.”
Julien il Mellifluo la rassicura:
“Suvvia, Mariette, a Narcassonne non facciamo queste cose orribili. Devi solo ricordarti di soffiare sulla candela quando ti togli le mutande. Nella notte scura tutte le mutande sono uguali. Infine potrai sempre dire che le mutande provengono dal saccheggio della casa di un duca. Tu le indossi per dispregio.”
Mariette chiude gli occhi e le indossa.
“Come mi trovi, Julien?”
Julien detesta i sederi larghi e volgari delle sanculotte, ma gli affari sono affari.
“Ti slanciano le gambe.”
Vendute.

Henriette

03 settembre 2018 ore 15:12 segnala
Una delle ammiratrici del tenero angioletto Julien era Madame Henriette de La Chastre, purtroppo un giorno il suo consorte le aveva proposto una lunga luna di miele in giro per il mondo. e lei non era stata in condizione di rifiutare. Giovane ballerinetta di terza fila, con una paga miserabile, Henriette si era sentita proporre il matrimonio da un ricco proprietario terriero, il torbido signor dr La Chastre. Come rigiutare?
Dopo qualche anno lei aveva finalmente fatto ritorno a Narcassonne r aveva incontrato Julien.
“Julien, sei diventato alto come il mio povero marito. Lui è caduto una notte nell’Oceano Atlantico e io non avevo niente di nero da mettere. Ma tu hai la camicia lisa e i pantaloni rattoppati. Il conte Dupont Soleil sperpera tutto il denaro e non ti consente di vestire in modo appropriato. Devi assolutamente provare il corredo lasciato dal signor de La Chastre.”
Nella villa La Chastre Henriette aveva svestito, rivestito e svestito Julien.
“Julien, vento dell’Oceano deve avermi procurato un reumatismo. Non vorresti massaggiarmi la schiena?”
Si era tolta la camicetta.
“Julien, le tue mani sono calde e lievi. Non vorresti massaggiarmi anche le cosce?”
Aveva lasciato casere le sottane.
“Julien, ti piace il mio sedere?”
Lui si era chinato a baciarglielo e lei aveva presso a sculettare. Julien l’aveva distesa sul letto a pancia in su e la baciava tra le cosce, poi si era fermato.
“Henriette, si è fatto tardi. Devo rientrare altrimenti mi saranno fatte domande.”
Lei gli aveva piantato le unghie tra i riccioli.
“Ti farò accompagnare con una cassa di bottiglie di vini della mia cantina.”
Più tardi il conte Dupont Soleil in presenza di Julien aveva stappato una delle bottiglie e ne aveva tracannato un buon quarto.
“Sarai stanco, Julien, ritirati e comanda per me una brocca e un calice di cristallo.”

Allegro Israele

31 agosto 2018 ore 05:30 segnala
Allegro Israele. Cocaina e Pomodori
Copyright J G Sapodilla 2011

Mussah lavora come aiutante in un negozio di frutta e verdura.
- Ehi, oggi sono passato a comprare cetriolini e pomodori, ma Mussah non si è visto.
- Infatti non lavora più in quel negozio di frutta e verdura.
- Mi spiace, se ha perso il posto di lavoro. Mussah ha un talento unico nel saper scegliere il cocomero giusto nel mucchio, non ne trovi in giro tipi che lo sanno fare. E’ stato mandato via per qualche motivo?
- Piuttosto si è dovuto licenziare.
- Forse il proprietario del negozio non gli vuole riconoscere un aumento di salario? Problemi del genere?
- Ma no, il fatto è che il proprietario sniffa la droga e voleva che Mussah gli tenesse compagnia
- Ma dimmi, Mussah è un nome arabo?
- Si, giusto.
- E il proprietario del negozio è arabo?
- Ebreo.
- Un ebreo che vuole sniffare cocaina con un arabo?
- Non ti va? Dopotutto la ragazza di Mussah è una giovane ebrea convertita all'Islam per motivi personali, a Primavera si sposano al villaggio arabo di Mussah.
- Il rabbino che dice di tutta questa storia?
- Il rabbino mica può stare dietro a tutti.
In conclusione sarei dovuto andare al villaggio arabo, alla festa degli sposi Mussah e Yael, la ragazza ebrea che si converte per amore. Ma ho perso la mia occasione, quando Yael ha cominciato a dire che Mussah è un fannullone e un ubriacone, come fanno di solito le donne.
Mussah ha preso male tutta la storia, ma poi ha trovato un lavoro in un supermercato.


da Sigaro Avana e Altri Racconti

permalink | inviato da SAPODILLA il 11/9/2012 alle 14:48 | commenti (0) |

Gloria e George

29 agosto 2018 ore 05:29 segnala
Quel giorno Gloria incontra George e pensa di averne abbastanza di suo marito Horatio Joe Smith Cipolla.”
Infatti quel giorno George attraversa la strada con aria infastidita e perplessa, due lunghe gambe femminili, e la brunetta a cui appartengono, gli occupano la vetrina del suo negozio di libri, e così per dare uno sguardo alle novità letterarie dovrà aspettare che l’intrusa se ne vada. Prova a lanciarle sguardi minacciosi e intimidatori riflessi dalla vetrina. Le gambe della brunetta non sono male.” I piedi forse un poco grandi, chi sa per quale motivo si pretende che le brunette alte abbiano i piedi piccoli come cinesine.
Il sedere le riempie tutta la gonna, ma non sembra abbastanza rotondo. Lei non pare spaventata, ma piuttosto presa dai libri esposti, non si muove dalla vetrina, anzi si porta un dito alle labbra con fare dubbioso e piega leggera una gamba. Ha polpacci robusti quasi da atleta, ma la gamba nel complesso può continuare a essere definita elegante. La giacca a quadretti le sta stretta sulle spalle, potrebbe essere una appassionata di nuoto. Altro per ora non si vede. Nel complesso la figura è gradevole, niente grasso eccessivo. A sorpresa la brunetta si volta, schiude le labbra di un piacevole colore albicocca, spalanca gli occhioni neri, china un poco la testa di lato e gli sorride interrogativa, mostrando due file di coralli bianchi.
Se crede di fare lo squalo con me, avrà vita dura, pensa George.
Lei insiste a sorridere tra il compatito e l’ironico.
Il suo seno è teso e alto sotto la camicetta, ma potrebbe essere merito del reggiseno.” La brunetta si avvia con un dondolio impercettibile e George pensa che finalmente può godersi la sua vetrina di libri, ma la brunetta è piena di sorprese, prima di scendere il gradino del marciapiede per andare dall’altra parte si volta ancora a guardarlo. George sa quando deve cambiare idea, e qualcosa gli dice che negli ultimi tempi ha lasciato troppo spazio ai libri nella sua vita.
La brunetta passa da un marciapiedi all’altro, a ogni gradino fa un saltello da bambina che gioca e non bada al resto del mondo. Porta i capelli raccolti dietro e questo le lascia scoperte due deliziose orecchie di color bianco e rosa, passa davanti a una vetrina di moda, si ferma a guardare una camicetta di pizzo bianco. George colto di sorpresa fa una giravolta con indifferenza e si ferma a qualche distanza. Lei continua a godersi la sua camicetta di pizzo bianco e si porta ancora il dito dubbioso sulle labbra. Le dita sono affusolate, le unghie smaltate di rosso lucente. George decide che può perdonarle questo vezzo del dito alle labbra.
La brunetta si riavvia con aria malinconica, George sa quando una cosa deve essere decisa, entra nel negozio e ne esce con una piccola scatola rettangolare. Accidenti non immaginava che le camicette di pizzo costassero tanto, ecco perché le donne sono sempre così nervose e scontente. Con aria irrequieta George scruta l’orizzonte, la fortuna aiuta i compratori di camicette di pizzo, la brunetta è in vista.” Si prosegue. Lei ora entra in un portone ma prima si è voltata a lanciargli un lungo sguardo.
Quale è il tuo gioco bambola? pensa ancora George, che ora teme di essere deluso da questa splendida monella, forse ora mi chiederai i soldi per compare le medicine alla povera zia malata.
La brunetta apre il cancello in ferro battuto dell’ascensore e rimane in attesa di George entrato nel portone.
“Dove andiamo?” Chiede un George ormai pronto a tutto.
“All’ultimo piano, naturalmente.”
George ha un tamburo nello stomaco.
Ultimo piano. E’ il piano del tetto, non ci sono porte di appartamenti. I due si fronteggiano, la brunetta gli prende decisa la scatola rettangolare.
A George tremano le dita, mentre riprende al volo la scatola che gli scivola via.
“Non so se è la misura giusta.”
“Siamo qui per provarla.”
Lei si toglie la giacca a quadretti e glie la allunga. Poi si sfila la maglietta con l’ippopotamo rosa e la mette sul braccio di George sopra la giacca. Il reggiseno nero non sembra avere problemi particolari con la brunetta, le sue spalle sono larghe al naturale non ci sono spalline nella giacca, si vedono le scapole in risalto. Le braccia sono tornite morbide eleganti, i gomiti sono un poco ruvidi forse le piace tenerli appoggiati a un tavolo. Le mani promettono giardini di delizie: bianche sul dorso, il palmo appena sfumato di rosa, le lunghe dita morbide e tenere. Lei ora ha finito di spogliarsi e apre la scatola, lasciando George un poco deluso, ma tutto sommato soddisfatto di come si mettono le cose. Lei indossa la camicetta nuova e mette la sua maglietta nella scatola, fa una giravolta e lancia la scatola, che George afferra con qualche incertezza, per la difficoltà di guardare lei e la scatola allo stesso tempo. La brunetta riapre la porta dell’ascensore all’ultimo piano. I due scendono. Accade l’incredibile: lei volta le spalle a George, si solleva la gonna, si china e si abbassa le mutande rosa.
“Guardare, ma non toccare“ lo ammonisce decisa.
Le mutande sono lunghe al ginocchio e ricamate, tipo Pellegrina del Mayflower.” George è in preda all’incantesimo, capisce che la gonna aderente le appiattiva ingiustamente il sedere.”
“Dio mio, è tondo come il sole “pensa.
Quanto alle cosce, George non ricorda pollastra che ne avesse di migliori.
I due ora sono sul portone. La brunetta si avvia fuori, ma ordina a George di rimanere dov’è con l’indice minaccioso.
“Mi chiamo Gloria, ho un negozio di tappeti.”
“Potremo presentargli mia moglie, mi chiamo George e ho una moglie di nome Elisabeth, che fa il cretico letterario. Elisabeth dice che la lettura dei classici russi ti cambia la vita, ma non sa friggere un uovo e il suo didietro non è bello tondo come il tuo.”
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Quel giorno Gloria incontra George e pensa di averne abbastanza di suo marito Horatio Joe Smith Cipolla.” Infatti quel giorno George attraversa la strada con aria infastidita e perplessa, due lunghe gambe femminili, e la brunetta a cui appartengono, gli occupano la vetrina del suo negozio di libri,...
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29/08/2018 05:29:18
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