Esseri remoti

17 maggio 2017 ore 22:33 segnala
per sognare un po' a occhi aperti...


Erano esseri remoti, non solo dai moderni ma dai loro contemporanei antichi. Distanti non già come un'altra cultura, ma come un altro corpo celeste. Così distanti che il punto da cui vengono osservati diventa pressoché indifferente. Che ciò avvenga oggi o cento anni or sono, nulla di essenziale cambia.
(...)
Incerti i luoghi e i tempi in cui vissero. I tempi: più di tremila anni or sono, ma le oscillazioni nelle date, fra uno studioso e l'altro, rimangono notevoli.
Non lasciarono oggetti né immagini. Lasciarono soltanto parole. Versi e formule che scandivano rituali. Meticolose trattazioni che descrivevano e spiegavano quegli stessi rituali. Al centro dei quali appariva una pianta inebriante, il soma, che ancora oggi non è stata identificata con sicurezza. Già allora ne parlavano come di una cosa del passato. Apparentemente non riuscivano più a trovarla.
(...)
Gli Arya ("i nobili", così gli uomini vedici chiamavano se stessi) ignorarono la storia con una insolenza che non ha uguali nelle vicende di altre grandi civiltà. Dei loro re conosciamo i nomi soltanto attraverso accenni nel Rgveda e aneddoti narrati nei Brahmana e nelle Upanisad. Non si preoccuparono di lasciare memoria dello loro conquiste. E anche negli episodi di cui è giunta notizia non si tratta tanto di imprese - belliche o amministrative -, ma di conoscenza.
Se parlavano di "atti", pensavano soprattutto ad atti rituali. Non meraviglia che non abbiano fondato - né abbiano mai tentato di fondare - un impero.
(...)
Non c'erano templi, né santuari, né mura. C'erano re, ma senza regni dai confini tracciati e sicuri.
(...)
Enorme è il divario fra la rudimentale civiltà materiale vedica e la complessità, difficoltà e audacia dei testi.
(...)
Conosciamo soltanto un nome - fra tutti coloro che appartennero alla civiltà dell'Indo: Su-ilisu, un interprete. Ci appare come un nano, o un bambino, in un sigillo accadico. Sta in grembo a un personaggio che indossa ricchi, pesanti paramenti. Il testo inciso sopra l'immagine dice: Su-ilisu, traduttore di Meluhha. Altri sigilli parlano di merci provenienti da Meluhha, da quella civiltà dell'Indo che fu estesa più della Mesopotamia, dell'Egitto, della Persia e durò non meno di mille anni, estinguendosi infine, per motivi del tutto oscuri, intorno al 1600 a.C. I nomi sono scomparsi, rimane soltanto quello di Su-ilisu, interprete di una lingua che ancora resiste a ogni tentativo di decifrazione - ammesso che si tratti di una lingua, punto su cui ancora si disputa.



citazioni tratte dal libro "L'ardore" di Roberto Calasso

Spunti

07 maggio 2017 ore 22:03 segnala
Piccola premessa: un breve testo estrapolato da un libro che sto leggendo, parole che possono offrire qualche spunto di riflessione, indipendentemente dalle proprie convinzioni personali. Spunti di riflessione per chi come me non trova risposte adeguate nelle religioni e nei loro dogmi, negli stili di vita e pensiero classici. Spunti di riflessione per chi come me è inquieto, per chi ama porsi domande nel tentativo di spingersi oltre i propri limiti, per chi non trova sensato percorrere le solite vie battute e preferisce sentieri impervi.


Personalmente, non sono il depositario della Verità, né oso pormi in condizione missionaria o di apostolato; la Verità non ha bisogno di banditori, Essa è là, è stata sempre là e sempre sarà in ogni luogo e in ogni tempo; si svela da sé quando la giusta discriminazione e l'intelligente riflessione sono attuate.
La Verità non può essere rinchiusa in uno schema, in un insegnamento, in un "sistema" filosofico, né può essere regalata come se si trattasse di una scatola di dolciumi; si concede a chi sa amarla. Ma l'uomo non ama la verità, bensì l'erudizione della mente, il proprio io con i suoi indefiniti contenuti, la vita della forma cangiante e fluttuante, la gloria del potere materiale e spirituale, la propria salvezza purché operata e donata da altri.
Quando comprendiamo che la Verità non è il nostro passato, fatto di orgoglio, di superbia, di separatività, di egoismo, di brame mondane e spirituali; quando scopriamo che la Verità è qualcosa di Innocente, di Essenziale e di Semplice, dimorante in ogni espressione della vita, allora con grande umiltà sapremo bandire tutto ciò che la nostra mente ha accumulato finora.

La Realtà non è scritta nei libri, ma svelata da un cuore che sappia interrogarsi e comprendersi. La Realtà non è un'idea, un concetto o una preposizione morale, Essa non si percepisce con l'udito sensoriale o con la rètina dell'occhio.
Leggo un pensiero di Max Planck, premio Nobel per la fisica, tratto dal suo libro Autobiografia scientifica:
Nel primo paragrafo di questo schema autobiografico, sottolineai che per me la ricerca di qualcosa di assoluto è lo scopo più nobile e più degno della scienza. Il lettore potrebbe ritenere contraddittorio questo mio confessato interesse per la teoria della relatività. Ma sarebbe fondamentalmente erroneo considerare le cose in questo modo: poiché tutto ciò che è relativo presuppone qualcosa di assoluto e ha un significato solo quando è confrontato con qualche cosa di assoluto. La solita frase "tutto è relativo" è ambigua e priva di senso. Anche la teoria della relatività è basata su qualcosa di assoluto, che solo può dare senso a qualcosa di relativo. Tutte le nostre misure sono relative. La materia che forma i nostri strumenti varia a seconda della sua origine geografica; la loro costruzione dipende dall'abilità del progettista e del costruttore; il loro impiego è contingente al particolare scopo perseguito dallo sperimentatore. Il nostro compito è di trovare in tutti questi fattori e dati l'assoluto, l'universalmente valido, l'invariante che vi è nascosto.


Grazie a Raphael, sue sono le parole contenute nel libro, anzi, più che sue sono quelle che lui ha preso in prestito da un Centro comune.
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Piccola premessa: un breve testo estrapolato da un libro che sto leggendo, parole che possono offrire qualche spunto di riflessione, indipendentemente dalle proprie convinzioni personali. Spunti di riflessione per chi come me non trova risposte adeguate nelle religioni e nei loro dogmi, negli stili...
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07/05/2017 22:03:33
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Lontano nella notte

03 novembre 2016 ore 19:14 segnala
Lontano, nella notte, oltre la morte
sopra una stella azzurra
tra esistenze meravigliose
ancora quest'anima convulsa
nelle sue insoffribili vergogne
esasperanti
senza scampo, per tutto l'universo
dove dovrò passare
e il pensiero che infine, nella luce
suprema soffrirò ancora il tormento
di non aver urlato
che tanto era inutile.
O forse questa vita
è la sola concessa
e allora mi esaspera, mi taglia il respiro,
il pensiero di non aver urlato,
per la mia anima vile,
confuso a tutti i poveri impotenti
che marciscono sulla terra.


Cesare Pavese


L'urlo di Cesare è l'Urlo di Ginsberg, è l'urlo di Rimbaud, è l'urlo di Leopardi, è l'urlo dell'uomo vestito di stracci che si sbraccia con gli occhi sbarrati dell'animale braccato, è l'urlo di mia nonna sul letto dell'ospedale, è l'urlo di chi r-esiste in silenzio; è l'urlo di Noi Tutti.

E allora urli-amo come vermi che sanguinano infilzati sulla punta metallica di un amo.
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Lontano, nella notte, oltre la morte sopra una stella azzurra tra esistenze meravigliose ancora quest'anima convulsa nelle sue insoffribili vergogne esasperanti senza scampo, per tutto l'universo dove dovrò passare e il pensiero che infine, nella luce suprema soffrirò ancora il tormento di non aver...
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03/11/2016 19:14:22
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