Un blues per chi cammina da solo

10 giugno 2018 ore 13:38 segnala
siediti in un angolo della strada
in un qualsiasi angolo del mondo
ad ascoltare la polvere
sollevata da milioni di piedi
in milioni di giorni

ad ascoltare gli occhi di un cane randagio
la mano tesa di un uomo solo
gli occhi di poeti ignoti che parlano con i sogni
come bambini nelle periferie
che circondano la coscienza dell'alba

ascolta
anche i tarli hanno fame
e piangono nelle pieghe del nostro tempo
sotto nuvole di organza ammassate in armadi millenari
anche loro combattono per un pezzo di vita
come la madre che allatta
il figlio che altri chiameranno assassino

siediti e acolta il cieco sferragliare
di ossa meccaniche lungo crocevia elettrici
pixel di stelle che si spengono
nello schermo a cristalli liquidi dello spaziocielo

ascolta le ombre che vanno allungandosi
sopra i muri che nascondono altre ombre
l'eco della bellezza che vibra
dietro le spalle
come una vecchia chitarra scordata

siediti tra le cosce dell'estate
spalancate davanti la porta delle tua solitudine
e ascolta il cuore che batte in un cortile
le risate che saltano dai cornicioni di giardini pensili

ascolta la vuota tristezza intorno ai tuoi piedi
è una bottiglia che rotola per la strada
mentre tu corri a perdifiato
le mani macchiate nei colori
di un sorriso astratto

siediti
e osserva la bellezza che incendia le vene dell'orizzonte
la tragica bellezza esalata dagli occhi dell'umanità
che sogna un sogno antico di millenni
e ascolta i battiti profondi dell'abisso
contenuti nel petto di un passero in agonia
anche se la mano che si poggia sulla tua spalla
appartiene a te soltanto
non sei più solo o meno splendente del sole
o dell'amore
legati come un mazzo di fiori sopra un palo di un'autostrada abbandonata
dove fili d'erba spuntano dalle crepe
dove qualcuno tornerà a camminare insieme al vento
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siediti in un angolo della strada in un qualsiasi angolo del mondo ad ascoltare la polvere sollevata da milioni di piedi in milioni di giorni ad ascoltare gli occhi di un cane randagio la mano tesa di un uomo solo gli occhi poeti ignoti che parlano con i sogni dei bambini nelle periferie che...
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10/06/2018 13:38:30
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L'album delle foto immaginarie

06 giugno 2018 ore 23:15 segnala
Quando sarò morto
chi si ricorderà del mio volto?

Forse rimarranno delle foto
ma quelle non sono me
non sono il mio vero volto
sono solo foto
espressioni immobili
prospettive morte
attimi che descrivono piccole frazioni.
E se qualcuno le vedrà
penserà che quello sono io.

Allora meglio che rimanga nulla
un nome senza volto
un vuoto senza nome
e se proprio qualcuno volesse dire qualcosa
che dica:
colui che rifiutò il mondo
che la vita più che viverla
l'ha immaginata
e quando andava bene ha scritto
cosa non importa
era una finzione.

Ed è vero
ho finto di vivere
non sapevo come fare
così ho finto
per non morire ho finto
e in questo sono stato bravo
nessuno se n'è accorto
a volte
perfino io me ne sono dimenticato
e c'ho creduto veramente.
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Quando sarò morto chi si ricorderà del mio volto? Forse rimarranno delle foto ma quelle non sono me non sono il mio vero volto sono solo foto espressioni immobili prospettive morte attimi che descrivono piccole frazioni. E se qualcuno le vedrà penserà che quello sono io. Allora meglio che rimanga...
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Il mestiere di vivere

22 maggio 2018 ore 20:31 segnala
Cesare Pavese

E il mondo ha continuato la sua via, come se nulla fosse accaduto.
Ed è giusto! Il mondo che ha già dimenticato coi loro sogni tutti i poveri morti, abbattuti e straziati nell'ultima guerra, il mondo che da millennii dimentica tutte le stragi immani e le contorsioni di dolore atroce degli uomini, tutti i sogni stroncati, gli entusiasmi e le ore più tragiche, il mondo che sempre è la stessa sfinge dalla maschera di pietra può bene neppur sussultare un istante al gesto rapido di un esaltato.
Vi sono agonie ben più lunghe e dolorose che passano.
L'unico fiore di questa civiltà prodigiosa nel suo tramonto, che non dimentica ancora e che attraverso alla morte conserva per gli uomini il battito dei cuori umani, è spirito senza volto, l'Arte. Senza volto perché universale e eterno. E perché dev'essere - è - il fascino di tutti gli uomini. Se avesse una forma tangibile anche solo nel pensiero ricomincerebbero intorno a lei le passioni e la Morte. Ed ella e l'Arte di tutte le cose umane è l'unica pura. Ha l'immortalità e l'immensità della vita, ma ha di più ancora. È la Vita stessa, spogliata dal suo dolore senza risposta.
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Cesare Pavese E il mondo ha continuato la sua via, come se nulla fosse accaduto. Ed è giusto! Il mondo che ha già dimenticato coi loro sogni tutti i poveri morti, abbattuti e straziati nell'ultima guerra, il mondo che da millennii dimentica tutte le stragi immani e le contorsioni di dolore...
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22/05/2018 20:31:14
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La peste

14 marzo 2018 ore 15:44 segnala
di Albert Camus


"In tali estremi di solitudine nessuno poteva sperare nell'aiuto del vicino e ciascuno rimaneva solo con la sua preoccupazione. Se uno di noi, per caso, cercava di confidarsi o di dire qualcosa del suo sentimento, la risposta che riceveva, qualunque fosse, lo feriva, la maggior parte delle volte. Si accorgeva, allora, che il suo interlocutore e lui non parlavano della stessa cosa. Lui, infatti, si esprimeva dal fondo di lunghe giornate di ruminazione e di sofferenze, e l'immagine che voleva comunicare si era scaldata a lungo al fuoco dell'attesa e della passione; l'altro, invece, immaginava un'emozione convenzionale, il dolore che si vende nei negozi, una malinconia in serie. Benevola od ostile, la risposta cadeva sempre nel falso, bisognava rinunciarvi. O almeno, per quelli a cui il silenzio era insopportabile, e siccome gli altri non potevano trovare il vero linguaggio del cuore, si rassegnavano ad adottare la lingua dei negozi, e parlare, anch'essi nei modi convenzionali, quelli della semplice relazione e della notizia, della cronaca quotidiana, insomma. Di qui, anche i dolori più veri si abituarono a tradursi nelle formule comuni della conversazione. Soltanto a questo patto i prigionieri della peste potevano ottenere la compassione del loro portinaio o l'interesse dei loro ascoltatori."

Ecco perché quando trovi qualcuno che sembra capire veramente quello che si agita dentro di te ti senti come liberato. Ecco perché l'Arte ha avuto un impatto enorme nella vita degli uomini essendo riuscita a dare voce all'intima solitudine che ognuno si porta dentro.
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di Albert Camus "In tali estremi di solitudine nessuno poteva sperare nell'aiuto del vicino e ciascuno rimaneva solo con la sua preoccupazione. Se uno di noi, per caso, cercava di confidarsi o di dire qualcosa del suo sentimento, la risposta che riceveva, qualunque fosse, lo feriva, la maggior...
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14/03/2018 15:44:43
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