La proscrizione della giustizia.

14 novembre 2009 ore 15:26 segnala
PerchŔĘ mai un uomo qualunque, quello che comunemente viene definito "l'uomo della strada" e che partecipa alla comunitÓ  indefinita e indefinibile della "societÓ  civile" dovrebbe trovare la necessitÓ  e forse il dovere di far sentire anche la sua debole voce in un contesto cosýČ disperso come quello di internet? Particella atomica della moltitudine, ha la medesima capacit├  comunicativa di un passante che si mette ad urlare sulla autostrada, indirizzandosi ad un pubblico viaggiante su velocissime automobili. Eppure ciascuno di noi come parte del tutto ha un compito irrinunciabile nella nostra societ├ , a qualsiasi livello operi. Non possiamo lamentarci di quello che la societ├  non ha fatto o ha mal fatto nei nostri riguardi, se prima non ci siamo domandati cosa mai abbiamo fatto noi per la societ├ . E non basta per sentirsi assolti l'avere apprestato il proprio voto (talvolta anche per motivazioni che noi stessi glissiamo a giustificare moralmente) in occasione delle ricorrenti consultazioni elettorali. Nessuno di noi ignora quali sono le criticit├  della nostra societ├  civile (civile si fa per dire): la corruzione e l'inefficienza delle nostre istituzioni sono peculiari del nostro paese, dove larga parte del territorio dello Stato ├Ę fuori controllo delle istituzioni ed in mano al pi├╣ forte potere economico e politico dell'Italia,la mafia, e larghe clientele politiche si alimentano con la corruzione e la collusione con la mafia, dove il senso della eguaglianza e della giustizia sono irrise da  componenti della societ├  che si identificano con la stessa classe dirigente, dove la speculazione prevale sul lavoro e sulla produzione. E dove le disuguaglianze di classe tendono ad aumentare piuttosto che a ridursi, per effetto delle politiche attuate. La legge che in questi giorni viene contrabbandata come riforma della giustizia, per la salvezza indecorosa di pochi, mette non a rischio ma a sicura fine quel poco che rimaneva della certezza della pena per delitti di estrema gravit├  sociale, primi fra tutti i delitti di corruzione e di bancorotta fraudolenta, di evasione fiscale , di ricettazione e riciclaggio di denaro sporco e reati collegati. Per assicurare l'impunit├  di pochi individui (o un solo individuo?) baciati dalla fortuna di potere influire sulla legiferazione, a causa della giusta censura della Corte costituzionale si ├Ę reso in ultima istanza necessario approntare, da parte delle stesse persone (o della stessa persona?) che avrebbero dovuto e non vogliono sottoporsi al generale principio del giusto processo, un altro provvedimento ancora pi├╣ disastroso del precedente, che assicura l'impunit├  tombale di alcune tra le pi├╣ vaste categorie di delinquenti di massimo pericolo sociale: corruttori, bancorottieri ed evasori fiscali (e per il fine voluto non era possibile altrimenti evitarlo, perch├Ę i reati del superiorem non reconoscentem erano per l'appunto i medesimi.) Ed allora? tutti zitti. Perch├Ę il leader maximo ha avuto il consenso degli italiani ed ha i sondaggi manipolativi del consenso costantemente favorevoli. L'assunto di partenza ├Ę che non esiste un principio di giustizia da far valere con garanzia di terziet├  e indipendenza da parte del giudice, perch├Ę il giudice non pu├▓ giudicare chi ├Ę stato investito dalla grazia dello spirito elettorale. Vale invece il giustizialismo della maggioranza come ordalia politica. L'eletto ha sempre e comunque ragione, perch├Ę se non l'avesse con la logica giuridica potrebbe comunque avvantaggiarsi della forza del potere conquistato. Vae victis! I prossimi processi si auspica che nel glorioso futuro imperiale possano essere celebrati con il televoto a mezzo del telecomando del digitale terrestre, preferibilmente su una rete mediaset. Auspice la mafia, che grazie al telecomando ha segnato il solco del progresso allorch├Ę amministr├▓ la sua giustizia nei confronti di alcune toghe, suggerendo nel coprirle di sangue l'aggettivazione di toghe rosse, aggettivazione molto cara a molti tesserati della loggia P2. D'altra parte niente di nuovo sotto il sole della cara nostra repubblica delle banane. Tutto quello che di male si dice oggi della magistratura lo aveva anticipato parola per parola l'imputato Riina in una famosa dichiarazione al suo processo, allorch├Ę aveva affermato come la mala giustizia nei suoi confronti era opera di macchinazione dello stato fuorviato dai comunisti. In quella dichiarazione il "Maestro" sperava forse che la fiaccola della rivolta contro lo Stato comunista venisse raccolta da uno dei numerosi seguaci di Gelli, per una riedizione in un primo maggio futuro di un'altra Portella della Ginestra. Ma la fantasia gli ha fatto cilecca. Non esiste pi├╣ alcuna necessit├  di operare sommosse per l'eversione. L'eversione si appronta con disegni di legge governativi, dal momento che il vecchio discepolo di Gelli legittimamente risiede a Palazzo Chigi e i veri eversori della futura repubblica presidenziale sono coloro che pretendono la difesa ad oltranza dello stato di diritto, essendo relegati tutti all'opposizione.

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PerchŔĘ mai un uomo qualunque, quello che comunemente viene definito "l'uomo della strada" e che partecipa alla comunitÓ  indefinita e indefinibile della "societÓ  civile" dovrebbe trovare la necessitÓ  e forse il dovere di far sentire anche la sua debole voce in un contesto cosýČ...
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14/11/2009 15:26:59
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Commenti

  1. magiba 22 novembre 2009 ore 18:58

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