IPAZIA d'Alessandria

21 giugno 2017 ore 20:15 segnala
Nata nella seconda metà del quarto secolo,
avviata dal padre, rettore del Museo di Alessandria,
stimato saggio, a capo della scuola della città,
al sapere, alla cultura, alla spiritualità della vita,
sacrificò la sua bellezza, la sua giovinezza, in cambio della saggezza.

Ben presto divenne musa,
della matematica, delle scienze, dell'astrologia,
acuta divulgatrice, di Platone dell'ellenica filosofia,
alla morte del padre, della scuola prese le briglia,
con grazia si rivolgeva, a chiunque il suo verbo, voleva ascoltare.

Amata, rispettata, chi da lei, traeva la conoscenza,
odiata, disprezzata, chi in lei vedeva irriverenza,
al cristianesimo nascente potenza,
in quella vergine pagana, vedeva concorrenza.

Cirillo dalla chiesa fatto santo, vescovo della città,
della donna decretò la morte, con la più bieca atrocità,
povera martire pagana, torturata, fatta a pezzi, bruciata nell'Agorà,
come la sua amata biblioteca, in fumo se n'è andata.

Seychelloise

18 giugno 2017 ore 18:00 segnala
Creola, tu vieni da
una terra lontana,
hai costruito con me
la tua tana.

La tua terra,
è un Paradiso,
hai donato a me,
il tuo sorriso.

La tua isola,
é circondata dal mare,
sei venuta da me,
per farti amare.

Il mio cuore,
era ferito,
il tuo amore
l'ha guarito.

Quando t'ho conosciuto,
m'hai detto,
ciao sono Rita,
siamo rimasti
insieme, tutta la vita.

Seichelles

17 giugno 2017 ore 19:33 segnala
Come gemme, sparse a caso,
nel bel mezzo dell'Oceano Indiano,
sorgono isole, atolli, scogli,
il Paradiso, per l'essere umano.

Da sempre, sicuro rifugio,
per tartarughe, uccelli tutti,
il tuo mare e ricolmo di pesci,
la tua terra da fiori e di frutti.

Antico approdo per galeoni,
nascondiglio per orde di pirati,
ora meta di turisti,
in cerca di lidi a lungo agognati.


La tua gente,è giovane e bella,
sorride alla vita, pronta ad amare.
Da te il tempo passa lento,
lo scandisce l'onda del mare

Le tue candide spiagge,
sono cosparse da rocce granitiche,
scolpite dal tempo, dal mare, dal vento,
sembrano menir, che le rendono mitiche.

violenza sulle donne

14 giugno 2017 ore 07:53 segnala
Spesso, quando un uomo, una donna incontra,
il suo cuore, è felice, al settimo cielo,
ma nella sua mente, forse debole e malata,
crede che diventi, di sua esclusiva, proprietà.


Sembra buono, generoso, la coccola, la copre d'oro,
vuole conquistare, il suo cuore, il suo amore,
poi basta uno screzio, un po' di insana gelosia,
per mostrar, la sua natura, instabile, possessiva.


Se, per diverse e oscure ragioni,
la donna, più di quel rapporto, non vuol saperne,
scattano, le prime minacce, le prime intimidazioni,
non accetta di perdere, le sue perverse, emozioni.


In un impeto, di rabbia e d'ira, può toglierti la vita.
So, che stò per dire un'eresia, si vive una volta sola,
ma è meglio, perdere la vita,
che la dignità, di esser donna.

Nicolò Paganini

13 giugno 2017 ore 20:11 segnala
Niccolò Paganini

I natali, ebbe a Genova, città matrigna, il figlio non ha saputo onorare,
in passo Gatta Mora, papà Antonio, il mandolino insegnò a suonare,
la chitarra sapeva intonare, ma col violino, che i cuori, faceva vibrare.

Parma, lo conobbe adolescente, importante per la sua maturazione,
non ancora uomo fatto, Firenze, Milano, crescevano la sua affermazione,
le capitali Europee, decretarono la giusta incoronazione.

Quando in teatro si esibiva, gli spettatori, le melodie, seguivano incantati,
col suo splendido "cannone", ha reso spettacolari, i suoi staccati,
se voleva mandare in delirio, faceva vibrare le corde, coi pizzicati.

Quante volte, suonando sul palco, quei suoni melodiosi, improvvisava,
la gente entusiasta, di riascoltare quelle note, gli implorava,
ma Paganini, mai replicava.

Di salute cagionevole, nell'Italica Nizza, la sua vita volse alla fine,
la Parma riconoscente, di quel grande violinista, le spoglie volle,
a Genova rimase in dono, il "cannone" lo Stradivari sublime..

Due gradini

13 giugno 2017 ore 20:09 segnala
Due gradini, ricordo d'infanzia, sono nella mia mente,
della chiesa sconsacrata, facevano parte,
costruita attaccata, ad una colonna del maestoso ponte.
Posta di fronte, al mitico bar Vergi, ci si vedeva,
in quella nostra strada, su quegli scalini ci si sedeva.

Con gli amici, organizzavamo le giornate,
prendersi in giro, quante allegre serate,
quante confidenze, raccontate,
col cuore infranto, passavamo le nottate,
quanti baci si son dati, all'innamorate.
Chissà, nel tempo, quanta gente se seduta,
quante storie, quanti amori, sono nati.

Hanno demolito il quartiere, la chiesa se salvata,
hanno costruito d'avanti, strade a rapido scorrimento,
polvere e degrado, ricoprono l'entrata,
che tristezza, non siede più nessuno,
su quei due gradini, fuori la navata.

Antonio Vescina

12 giugno 2017 ore 19:35 segnala
Antonio Vescina

Tempo fa, quasi per caso, ho visto una mostra,
di un'amico mio carissimo, Vescina "Nino", in un museo,
le sue opere esponeva, rosso in viso per l'emozione,
spiegava con calore, ogni singola creazione.

Pionieri con gli indiani, nel nuovo continente,
Wild Bill Hicok, con la colt in pugno, prende la mira,
il busto, del pirata, la fatale Cleopatra,
l'eroe, dei due mondi, all'assalto col tricolore,
zanna bianca, che assale il cacciatore
.

Statuette in piombo, non più alte, di una spanna,
che, con passione, dalla materia lui creava,
con lo stampo, la figura abbozzava,
con colpi rapidi, sicuri, cesellava,
per mostrare al pubblico, l'opera infine colorava,
gloria e fama, in giro per il mondo, conquistava.

Una nuova mostra, sto guardando,
non più statuette, ma dipinti, sto osservando,
pittura, dai toni caldi, che disegnano, luoghi conosciuti,
crose da salire, vicoli da visitare, tetti, marine d'ammirare,

porte che vorresti aprire, per scoprire cosa c'è dentro,
l'animo, di questo poliedrico artista, che se pur nella fama,
rimane il semplice ragazzo, che il tempo, non ha mutato...

La piana di Giza

12 giugno 2017 ore 19:16 segnala
la piana di Giza

Mi trovo all'inizio del deserto,
dietro me, la metropoli del Cairo,
avanti a me, tre grandi piramidi,
Cheope, Kefren, Micerino,
tre potenti Faraoni,
Padre, Figlio e....Nipotino,
sono li, incredulo, a guardarle
mi sento piccolo, un moscerino.


Nella mia testa, è tutto un susseguirsi,di nozioni,
che nel tempo ho letto, ho studiato,
una lettura, che, da sempre m'ha appassionato,
mi assalgono dubbi, che quella meraviglia,
possa averla fatta degli esseri umani,
la loro perfezione, la loro dimensione,
fa vacillar le mie conoscenze,
la saggezza, la mia convinzione.


Poco più sotto, immensa, la mitica sfinge,
un corpo da leone, col viso da faraone,
accovacciata, ai piedi, lì, a protezione,
a scrutar le stelle, se vede apparire,
di Orione, la costellazione,
tre astri nel cielo, che le tre piramidi,
riproducono sulla terra, a perfezione,
la mia mente, vaga, è in confusione,
che spettacolo, che emozione.

Amore

11 giugno 2017 ore 08:31 segnala
AMORE
Che cos'è questo sentimento,
che ti inebria o da tormento.
Cosa scatta nel cervello,
quando incontri il tuo modello.


Sei felice, ti senti strano,
hai il mondo nella mano,
per te la vita e tutta rosa,
ti sembra di volar sopra ogni cosa.


Poi basta un po' di gelosia,
per far finir la poesia,
questo tarlo ti trasforma,
ti perseguita, prende forma.


Arrivano i tradimenti,
che pone fine ai sentimenti,
la vita diventa un inferno,
pensare che giuriamo amore eterno.

ANNA

10 giugno 2017 ore 12:35 segnala
ANNA
E' notte, apro gli occhi,
in lontananza sento tre rintocchi,
improvvisamente,
mi ritorni alla mente,
bionda,gaia, bella,
a me, sembravi una stella.

Il mio sentimento era sincero,
ero felice quando ti vedevo,
eravamo giovani e belli,
che bei tempi erano quelli,
tu tremavi quando mi baciavi.
ma già sapevi che mi lasciavi.

Cinquant'anni e più son passati,
dal giorno che ci siamo lasciati,
io ti ricordo come allora,
chissà, come sei ora,
spero m'avrai perdonato,
per l'amor completo... Che non t'ho dato.