binario 21

28 gennaio 2017 ore 20:06 segnala


Quella fredda mattina di gennaio i camion percorsero una città deserta ed arrivarono a destinazione. I teloni furono aperti e i prigionieri a gruppi furono spinti verso la stazione.
La donna era alla finestra, scostò solo un pò la tendina per guardare e non farsi
vedere. Invisibili loro e invisibile lei.
Fuori rumore di frenate e motori e dentro silenzio, il silenzio della paura che, come un’onda gelata, spazzava via la voglia di spalancare la finestra sulla strada e guardare negli occhi gli altri occhi solo per dire no, non siete invisibili.
Ma quale coraggio e quale consolazione sarebbe stata per loro che partivano con un treno che viaggiava verso la fine.
Sì, si ripetè con una smorfia amara, viaggiare è un po’ morire, beffa di un sentire comune che si stava avverando sul binario numero 21.
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28/01/2017 20:06:52
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Commenti

  1. pcwik 29 gennaio 2017 ore 06:15
    Le parole servono finche' la pelle brucia ancora,quando la pelle ha chiuso le ferite le parole non arrivano piu' al cuore.
    E' da elogiare chi usa il buon senso.E il buon senso arriva solo mettendosi al pari di tutti.
    E' giusto farsene carico nel ricordare, perché non ricordiamo solo il passato ma il presente in altre parti del mondo.
    Questo e' cio' che penso

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