L'America e Trump

14 novembre 2016 ore 11:10 segnala


d
i Loris Campetti (il Manifesto di Bologna)

Che succede quando le forze che si dicono progressiste sposano il capitale e la finanza e i ceti più colpiti dalla globalizzazione neoliberista si sentono – e sono – cornuti e mazziati? In una stagione in cui la tendenza alla guerra prevale sulla tendenza alla rivoluzione, per parafrasare un vecchio saggio orientale, e la sinistra non dissolta nel pensiero unico non è in grado di offrire un’alternativa, la guerra che prevale sulla rivoluzione è quella tra poveri. E a vincere sono sempre i ricchi che cambiata la casacca avanzano inneggiando al nazionalismo etnicamente puro, scatenando i penultimi contro gli ultimi, i bianchi contro i “colorati”, gli indigeni contro i migranti, i giovani contro gli adulti, i maschi contro le femmine. Protezionismo e muri. Brexit e voto Usa dovrebbero insegnarci qualcosa. E far dormire notti agitate a Matteo Renzi.

Che dovrebbe fare una sinistra, qualora esistesse, se gli immigrati vengono usati dal capitale come esercito del lavoro di riserva, se il sentimento prevalente tra i lavoratori o aspiranti lavoratori è la paura del futuro e verso il diverso, mista alla rabbia contro il potere e la politica? Se il lavoro viene portato dove le persone che lavorano hanno meno salario e diritti, più orario, e dunque più “competitività” nell’ipermercato delle braccia? Se la lotta di classe da verticale diventa orizzontale, se la competizione prevale sulla solidarietà?

Le parole, le promesse, servono a poco in assenza di un progetto alternativo chiaro e semplice e non convincono i ceti sociali abbandonati e traditi. Bisognerebbe tagliare le ali all’ideologia della competizione ricominciando a percorrere la strada dei diritti e dell’uguaglianza, del lavoro rispettato e dei lavoratori attrezzati con uno zainetto pieno di diritti non negoziabili che ne tutelino dignità e futuro. Certo, a governare il mercato del lavoro dovrebbe essere il pubblico e non i caporali, i call center, le agenzie di affitto e subaffitto degli essere umani.

Salari minimi contro il dumping sociale, in Italia come negli Usa, in Cina come in Svizzera. Cambiare il verso della storia non è semplice, anzi è un’opera titanica. Ma chiunque abbia in mente un altro mondo possibile, non può che ripartire dall’eguaglianza. Chiunque abbia in mente una sinistra, non può che ripartire dal lavoro, camminando insieme a chi per vivere ha bisogno di lavorare e lasciando ad altri la rappresentanza di broker, speculatori ed evasori.

Il fossato che il neoliberismo ha scavato tra cittadini e politica, il primato dell’economia, la prevalenza del mercato sui diritti stanno inferendo colpi pesanti ai vari establishment, ieri in Gran Bretagna, oggi negli Stati uniti e domani, forse, in Italia. Se a cavalcare la rabbia popolare è la destra populista o il populismo tout court, la ragione va cercata nella mutazione genetica delle sinistre mondiali che nella loro metamorfosi hanno perso la ragione sociale.

Le elezioni americane come l’antieuropeismo inglese dicono che è una bufala l’idea che per vincere bisogna convergere al centro, in un centro sempre più intasato di poteri forti e post-ideologie e sempre più vuoto di cittadini. Vallo spiegare a Renzi che abbraccia Alfano e Verdini e taglia ogni ponte con la sinistra, chiamiamola così per semplicità. Verdini non è “aggiuntivo”, è “sostitutivo”. Gli applausi dei potenti della terra, da Merkel a Obama, non è detto che paghino nell’urna, e aggiungiamo che le agenzie di rating sono numericamente meno consistenti degli operai metalmeccanici. Per farglielo capire, al sindaco d’Italia, e toglierselo dai piedi ci vorrebbe uno scossone.

Ma chi l’ha detto che con Sanders i democratici avrebbero perso perché sarebbe troppo di sinistra? In realtà Sanders avrebbe rappresentato un’alternativa vera alle lobbies di Wall Street coinvolgendo i giovani, quei giovani che non hanno votato per Hillary Clinton. Prendersela con loro sarebbe la risposta più stupida
.
30f6b7ca-4b3e-44dd-bc1c-7f51d4a32e0e
« immagine » di Loris Campetti (il Manifesto di Bologna) Che succede quando le forze che si dicono progressiste sposano il capitale e la finanza e i ceti più colpiti dalla globalizzazione neoliberista si sentono – e sono – cornuti e mazziati? In una stagione in cui la tendenza alla guerra preva...
Post
14/11/2016 11:10:58
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7

Commenti

  1. Njlo 14 novembre 2016 ore 11:44
    Dobbiamo ancora vedere Trump all'opera, ne ha diritto perché è stato scelto e votato dalla maggioranza degli americani e la democrazia non può essere contestata né soffocata. Certo le premesse sono disastrose, i vari continui proclami spaventano chi, come noi, ha profondo senso della giustizia che è fatta anche di buon senso ed esclude la violenza, la ghettizzazione, il muro contro muro, il muro, la diseguaglianza sociale. E non credo che con la Clinton ci sarebbero state migliori prospettive anche se non è una "talebana" come questo signore a cui dobbiamo riconoscere però la capacità di muovere le folle e convincerle. Per quanto riguarda Renzi, con lui mi pare che la sinistra sia definitivamente morta: è un populista che pesca consensi laddove i vari Togliatti e Berlinguer non avrebbero neanche pensato di farlo, seppur il secondo cercò un riavvicinamento con la DC di Aldo Moro e Togliatti capì l'importanza di un'azione unitaria tra tutte le forze, quelle del nazionalsocialismo e quelle cattoliche. Ma oggi è ben altra cosa, è il tentativo di restare al potere per il potere.
    Non sono un'esperta di politica, mi sfuggono le varie dinamiche e mi limito ad osservare sempre più disgustata, mentre rotoliamo tutti come frane verso il fondo.
  2. VirPaucisVerbo 14 novembre 2016 ore 15:38
    Cultura diversa, troppo diversa la nostra da quella statunitense. Non possiamo giudicare Trump (o Obama, o Kennedy) con i metri "europei", incorreremmo in un terribile errore di valutazione.
    Dobbiamo considerare che i cittadini americani sono a favore della vendita libera delle armi, erano in gran parte avversi all'idea di sanità pubblica, sono radicalmente luterani, mormoni, puritani.
    Ti dico che in tanti, là, associano la Clinton alle peggiori pratiche lobbystiche. Ed è stata il peggior candidato possibile, fra i democratici. Intendiamoci, Trump non mi piace. Troppo "anti" e poco "pro" (e i pochi "pro" suoi con coincidono con i miei). Però debbo riconoscere che fra due buffoni, ha vinto, per assurdo, il più credibile.
    Nota in calce: i cittadini americani sono più di 300 milioni. Quelli "iscritti" alle liste per poter votare sono 142 milioni. L'affluenza alle urne è all'incirca il 55/60% dei registrati. Quindi, su più di 300 milioni di persone, va a votare circa 1/5. E ci lamentiamo della nostra, di affluenza? ;)
    Bell'articolo, comunque. Grazie!
  3. semplicemente.1965 14 novembre 2016 ore 16:45
    @Njlo nenach'io sono una politologa e forse è meglio così, ma ricordare la storia prossima italiana e commentarla non è da tutti. Condivido appieno. Entrambi sono "talebani", l'uno per razzismo e omofobia, l'altra per appoggio di lobby delle armi e per le guerre che hanno devastato Siria e Libia quando era segretario di stato di Obama. Renzi ha distrutto la sinistra o meglio quel poco che ne restava nel PD. Mascherato da uomo di "sinistra " ha abolito l'art 18 e ridotto i diritti dei lavoratori, cose che neanche a B. riuscì a fare perchè era di destra, Pare che contino le etichette, ahimè,non i contenuti e da queste ci si fa illudere volentieri. Lo so pare smplicistico, ormai siamo subissati da analisi sociologiche, antropologiche, culturali ed economiche che ci fanno perdere di vista i fatti, la vita delle persone, così come è successo negli USA. Continuo ancora a credere che le persone votino e pensino soprattutto in base alle proprie condizioni economiche e non per convinzioni culturali. La cultura si addice più alle pance piene
  4. semplicemente.1965 14 novembre 2016 ore 16:58
    @VirPaucisVerbo il fatto che gli americani associno la Clynton alle peggiori pratiche lobbistiche coincide con i nostri metri europei, ovvero con noi pochi che continuiamo a non credere nel sogno americano e alla democrazia USA.
    Vorrei aggiungere un fatto sconosciuto ai più per quanto riguuarda il sistema elettorale americano.L'elezione del Presidente è una elezione indiretta di secondo grado. I citadini eleggono i cosiddetti "grandi elettori", sono 538 assegnati ad ogni stato sulla base della poplazione, e sono questi che votano ed eleggono uno dei due candidati. Il meccanismo è complesso e distorce l'esito finale, la clynton ha preso 200.000 voti popolari in più rispstto a Trump ma ha onquistato sono 207 grandi elettori, come successe a Gore contro Bush Jr. Alla faccia della democrazia che conosciamo, una testa un voto!
  5. JealousGuy 15 novembre 2016 ore 14:51
    Le vedove di Jimmy Carter nelle elezioni del 1980 erano in silenzio quando il Presidente venne sconfitto da Ronald Reagan, Repubblicano, ex attore, zero carisma, zero appeal.
    Eppure, a detta dei pronostici, Reagn fu un ottimo presidente.
    Fu grazie a lui e a Gorbaciov, solo per citare un evento, che si superò la Guerra Fredda tra Washington e Mosca.

    Facciamo lavorare Trump.
    Le persone van giudicate sui fatti e non per le parole che dicono in un Paese che tollera in campagna ellettorale ogni sorta di colpo basso.
    Sarà la storia a giudicarlo.
    Semmai è curioso vedere come in Italia, chi da sempre si è pubblicamente schierato con Hillary, adesso stenda il manto rosso a Big Donald parlando di "salda amicizia" e "profondo legame".

    Noi Italiani siamo sempre i numeri 1!!!
  6. Busacca.Giovanni 29 dicembre 2016 ore 20:51
    @JealousGuy

    ronald reagan ottimo presidente lo dici te.
  7. semplicemente.1965 23 gennaio 2017 ore 12:49
    Trump è un fascista e razzista, avrei voluto non vederlo al lavoro.

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.