Laura Boldrini e noi tutte

13 settembre 2017 ore 11:33 segnala




Il bilancio di un’estate calda e violenta, soprattutto con le donne, non può non interrogarci su colei che è diventata il simbolo e dunque il bersaglio prediletto degli hater nostrani e maschilisti: Laura Boldrini.

Diventata presidente della Camera nel 2013 dopo una carriera a contatto con gli ultimi del pianeta, Boldrini caratterizza il suo mandato con una battaglia importante contro bufale e diffusione di linguaggio dell’odio attraverso i social network, senza mai riuscire a scrollarsi di dosso quello che i detrattori considerano il buonismo degli «amici dei migranti», in pratica quelli che conservano il valore dell’umanità.

Durante questa estate, Laura Boldrini è stata oggetto di una nuova campagna di odio che vedeva sullo stesso fronte giornali di destra, rappresentanti locali di formazioni politiche come la Lega, grillini particolarmente attivi sui social e più in generale hater di ogni risma.

Il livello dello scontro sembra crescere ad ogni tornata, questa volta persino lo stupro è diventato uno strumento sdoganato di punizione, esattamente come la locandina fascista che riemerge dal Ventennio per ricordarci che l’uomo nero e indemoniato è lì pronto e assetato per violentare le donne proprietà dell’uomo bianco.

Laura Boldrini nonostante tutto questo non fa un passo indietro, continua quasi in solitaria la sacrosanta battaglia di civiltà in difesa di valori che sembrano fuori moda o addirittura piccole bandiere sbiadite di una sinistra sempre più debole e confusa. A detta di alcuni un modo per non parlare delle questioni sociali ed economiche su cui è meno netta la distinzione con l’avversario di destra.

Da femminista più che da donna, confesso di aver sentito tanto, troppo silenzio, dal mondo vasto della politica e in modo particolare dalle voci di donna autorevoli che il femminismo ha espresso. Mi sono interrogata su questo silenzio e del perché Laura non fosse quell’una di noi a cui tendere più di una mano, far sentire più di un abbraccio, preservarla per lo svelamento del nesso sessismo/razzismo esploso su di lei, sulla terza Presidente della Camera donna in settant’anni.

Laura è austera? Troppo poco plebeista? È troppo poco femminista o lo è troppo? È andata troppo in giro per il mondo, tanto da conoscere guerre, fame, occhi di bambini troppo spenti? Oppure è troppo impegnata politicamente e questo dà fastidio a tutti quelli che si considerano suoi avversari? O peggio è troppo autonoma dal punto di vista professionale ma anche esistenziale e relazionale?

«Laura Boldrini, piaccia o no, è una donna laica, femminista, gay friendly, tollerante, internazionalista, multilateralista, democratica, libera», scrive Della Vedova, in un pezzo su Il Foglio, in cui chiede di depurare da odio e fake news per poter tornare ad avversarla nelle scelte politiche.

Per chi invece in quegli aggettivi ritrova la propria identità e la propria storia non è forse il momento di darle una mano nella battaglia contro «webeti» e avversari codardi?

Il silenzio di questa estate più allarmante per me è stato questo. Il silenzio del mondo che sento più vicino a me, a noi, a Boldrini. E in generale, trasversalmente, la politica tutta sembra non rendersi conto dello scivolamento nel basso, quello dei bassi istinti, quello dell’odio che genera odio, dell’invidia sociale nemica della giustizia sociale.

E invece noi, femministe storiche o meno, donne di sinistra, autorevoli compagne, dobbiamo essere lì, a difendere Laura per quello che rappresenta, per come ha svolto in questi anni il suo ruolo. Essere lì, nei posti scomodi, nei posti che contano, per provare a metterci di traverso con i nostri corpi.

Non è forse questo ciò che volevamo?

Laura ha messo in mezzo il suo, ha svelato l’inganno: la discriminazione ha la stessa radice, oggi tocca a loro, domani tocca a noi, ieri erano i terroni, oggi sono i migranti, ieri c’era il delitto d’onore, oggi ci sono gli stupri «presunti», le «consenzienti», il «dopo la penetrazione piace a tutte». Perché c’è qualcuno che si sente superiore, che pensa di dover possedere, perché sa che mostrare i muscoli è il modo migliore per coprire la vacuità del cervello.

Laura per fortuna oggi è lì e noi non dobbiamo lasciarla sola. Per lei, ma soprattutto per quelle che verranno dopo, di qualunque schieramento facciano parte.
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« immagine » Il bilancio di un’estate calda e violenta, soprattutto con le donne, non può non interrogarci su colei che è diventata il simbolo e dunque il bersaglio prediletto degli hater nostrani e maschilisti: Laura Boldrini. Diventata presidente della Camera nel 2013 dopo una carriera a con...
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13/09/2017 11:33:51
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Commenti

  1. semplicemente.1965 13 settembre 2017 ore 12:05
    Articolo estratto da "Il manifesto" del 13 settembre
  2. VirPaucisVerbo 13 settembre 2017 ore 12:29
    Che dire? Giuro, non trovo altro da dire per commentare il pregevolissimo articolo da te riportato. Mi causa rabbia, ma rabbia furente vedere la melma fascionazistoide che la rete e i media passano senza batter ciglio, come un oleodotto carico d'odio che senza valvole riversa liquami.
    Non so come fermarlo. Un giorno, parlando con amici di quanto la "massa" sia diventata violenta, menefreghista, oltremodo gretta e incapace d'empatia, estremizzai un concetto e dissi che a questo mondo manca davvero una "terza guerra mondiale" che agisca da "clistere" per tutta questa violenza che stiamo accumulando.
    Pensiero estremo, certo. Ma se ci pensi, una qualche base di realtà ce l'ha.
    Grazie e a presto :rosa
  3. semplicemente.1965 13 settembre 2017 ore 16:40
    grazie vir, il manifesto pubblica articoli veramente importanti che insegnano sempre anche a chi come me qualcosa capisce e sa. Sono desolata come te, la prima rivoluzione che dovremmo fare è quella culturale, ma i mezzzi sono pochi e proprio la scuola che sarebbe il luogo più adatto sta diventando un'azienda al servizio di altre aziende private, Il livello è ormai al minimo. Il tuo è un paradosso lo so, purtroppo con la terza guerra mondiale potrebbero morire anche persone che la pensano come noi e non solo i fascinazisti. :tulip:
  4. semplicemente.1965 13 settembre 2017 ore 16:43
    Volevo offrirti un tulipano.......ma non ce ne sono :rosa
  5. VirPaucisVerbo 13 settembre 2017 ore 17:40
    @semplicemente.1965: basta il pensiero, i tulipani sono i miei fiori preferiti!

    Per quanto riguarda le conseguenze della guerra... è ovvio che il mio era un pensiero alquanto estremizzato, fuori dalla logica di una evoluzione positiva dell'umanità. Non me la augurerei mai una guerra, ma constato amarissimamente che è come se più o meno consciamente, la si desiderasse... Boh, perplesso e confuso sono.
  6. antioco1 01 ottobre 2017 ore 17:06
    non mi è molto simpatia ma su questo hai ragione ciao

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