Shimon Peres dal punto di vista delle sue vittime

10 ottobre 2016 ore 10:46 segnala
Il verdetto sulla sua vita è molto chiaro ed è già stato pronunciato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama: Peres è stato un uomo che ha cambiato il corso della storia nella sua incessante ricerca della pace in Medio Oriente.

La mia ipotesi è che ben pochi dei necrologi esamineranno la vita e le attività di Peres dal punto di vista delle vittime del sionismo e di Israele.

Ha occupato molti posti in politica, posti che hanno avuto un impatto enorme sui palestinesi ovunque questi si trovassero. E' stato direttore generale del ministero della Difesa israeliano, ministro della Difesa, ministro dello sviluppo della Galilea e del Negev (Naqab), Primo ministro e Presidente.

In tutti questi ruoli, le decisioni prese e le politiche perseguite hanno contribuito alla distruzione del popolo palestinese e nulla ha fatto per far avanzare la causa della pace e della riconciliazione fra palestinesi e israeliani.

Nato a Szymon Perski nel 1923, in una città che allora faceva parte della Polonia, Peres emigra in Palestina nel 1934. Adolescente in una scuola d'agricoltura, diventa attivo politicamente all'interno del movimento laburista sionista che all'epoca dirigeva il sionismo e più tardi il giovane Stato d'Israele.

Come figura di spicco dei quadri giovanili del movimento, Peres attira l'attenzione del comando della forza paramilitare ebraica della Palestina sotto mandato britannico, l'Haganah.

Bomba nucleare

Nel 1947, Peres è a tutti gli effetti reclutato dall'organizzazione e inviato all'estero dal suo leader, David Ben-Gurion, per l'acquisto di armi che poi saranno utilizzate nella Nakba del 1948, la pulizia etnica dei palestinesi, e contro i contingenti arabi entrati in Palestina in quello stesso anno.

Dopo alcuni anni all'estero, principalmente negli Stati Uniti, dove si occupa dell'acquisto di armi e della costruzione di infrastrutture per l'industria militare israeliana, rientra per diventare direttore generale del ministero della Difesa.

Peres si attiva per forgiare l'unione d'intenti fra Israele, Regno Unito e Francia per invadere l'Egitto nel 1956, invasione per la quale Israele fu premiato dalla Francia con la capacità necessaria alla costruzione di armi nucleari.

In effetti è stato proprio Peres a curare in larga parte il programma clandestino di armamento nucleare di Israele.

Non meno importante è lo zelo che Peres ha mostrato, sotto la guida e l'ispirazione di Ben-Gurion, per giudaizzare la Galilea. Nonostante la pulizia etnica del 1948, quella parte di Israele era ancora in gran parte campagna palestinese.

C'è Peres dietro l'idea di confiscare le terre palestinesi per costruire città esclusivamente per ebrei, come Karmiel e Nazareth Alta, e di piazzare l'esercito nella regione in modo da interrompere la contiguità territoriale tra villaggi e città palestinesi.

Questa rovina della campagna palestinese ha portato alla scomparsa dei villaggi palestinesi tradizionali e alla trasformazione dei contadini in una classe operaia urbana sottoccupata e svantaggiata. Questa triste realtà è ancora oggi di attualità.

Il campione dei coloni

Peres scompare per un po' dalla scena politica quando il suo padrone Ben-Gurion, Primo ministro fondatore di Israele, è messo da parte nel 1963, scalzato da una nuova generazione di dirigenti.

Torna dopo la guerra del 1967 e il primo portafoglio ministeriale che ricopre è quello di responsabile per i territori occupati. In questo ruolo, legittima, spesso con effetto retroattivo, la colonizzazione in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Come molti di noi comprendono oggi, al momento dell'arrivo al potere del partito pro-insediamento Likud nel 1977, l'infrastruttura delle colonie ebraiche, in particolare in Cisgiordania, aveva già reso impossibile una soluzione a due Stati.

Nel 1974, la carriera politica di Peres diviene intimamente connessa a quella del suo nemico giurato, Yitzhak Rabin. I due uomini politici, che non potevano sopportarsi, hanno dovuto lavorare in tandem per ragioni di sopravvivenza politica.

Tuttavia, sulla strategia di Israele nei confronti dei palestinesi, hanno condiviso la visione coloniale sionista, bramosa di più terra di Palestina possibile con il minor numero possibile di palestinesi sopra di essa.

Lavorano bene insieme nel reprimere brutalmente la rivolta palestinese iniziata nel 1987.

Il primo ruolo di Peres in questa complicata partnership è quello di ministro della difesa nel governo Rabin del 1974. La prima vera crisi che Peres deve affrontare è una grande espansione del movimento coloniale messianico Gush Emunim nel suo tentativo di colonizzazione all'interno e attorno la città di Nablus, in Cisgiordania.

Rabin si oppone ai nuovi insediamenti, ma Peres sta con i coloni. Quelle colonie che ora strangolano Nablus esistono grazie ai suoi sforzi.

Nel 1976, Peres spinge la politica del governo in direzione dei territori occupati, convinto che un accordo potrebbe essere raggiunto con la Giordania, in virtù del quale la Cisgiordania sarebbe diventata di competenza della Giordania, ma tutto il resto sarebbe ricaduto sotto il dominio effettivo israeliano.

Vara delle elezioni comunali in Cisgiordania, ma con sua grande sorpresa e delusione, sono eletti i candidati legati all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e non quelli fedeli alla monarchia hashemita giordana.

Ma come leader dell'opposizione dopo il 1977 e quando tornerà al potere in coalizione con il Likud nel 1984-1988, Peres resta fedele a quella che chiama "l'opzione giordana". Spinge i negoziati su queste basi fino alla decisione di re Hussein di cessare ogni legame politico tra la Giordania e la Cisgiordania nel 1988.

Il volto internazionale di Israele

Gli anni 1990 mostrano al mondo un Peres più maturo e coerente. E' il volto internazionale di Israele, che sia al governo o al di fuori di esso. Gioca questo ruolo anche dopo che il Likud diviene la principale forza politica del paese.

Al potere nel governo Rabin nei primi anni 1990 e come primo Primo ministro dopo l'assassinio di Rabin del 1995, e successivamente come ministro nel governo di Ehud Barak dal 1999 al 2001, Peres spinge un nuovo progetto per quella che definisce "pace".

Invece di condividere il controllo in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza con la Giordania o l'Egitto, ora desidera farlo con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. L'idea viene accettata dal capo dell'OLP, Yasser Arafat, che può aver sperato di costruire su questa base un nuovo progetto per la liberazione della Palestina.

Come sancito negli accordi di Oslo del 1993, questo disegno è approvato entusiasticamente dagli alleati internazionali di Israele.

Peres è stato l'ambasciatore principale di questa farsa conosciuta come processo di pace, che ha fornito a Israele un ombrello internazionale per stabilire una politica del fatto compiuto, consentendo la creazione di una vasta apartheid israeliana con piccoli bantustan palestinesi sparsi all'interno di essa.

Il fatto che abbia vinto un premio Nobel per la pace per un processo che ha accelerato la rovina della Palestina e del suo popolo, è un'altra testimonianza dell'incomprensione, del cinismo e dell'apatia dei governi del mondo verso la sofferenza palestinese.

Abbiamo la fortuna di vivere in un'epoca in cui la società civile internazionale ha smascherato questa farsa e offre, attraverso il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni e il crescente sostegno alla soluzione dello Stato unico, una strada più promettente e originale.

Qana

Come Primo ministro, Peres ha dato un ulteriore "contributo" alla storia della sofferenza palestinese e libanese.

In risposta alle schermaglie senza fine tra Hezbollah e l'esercito israeliano nel sud del Libano, dove Hezbollah e altri gruppi hanno resistito all'occupazione israeliana iniziata nel 1982, e cessata nel 2000, Peres ordina il bombardamento di tutta la regione nell'aprile del 1996.

Durante quella che Israele chiama "Operazione Furore", i bombardamenti israeliani uccidono più di 100 persone - civili in fuga e Caschi blu dalle Fiji – nei pressi del villaggio di Qana.

Nonostante un'indagine delle Nazioni Unite abbia trovato "improbabile" la spiegazione di Israele secondo cui il bombardamento era stato un incidente, il massacro non ha intaccato in nulla la reputazione internazionale di Peres come "operatore di pace".

In questo secolo, Peres è stato più una figura simbolica che un uomo politico attivo. Fonda il Centro Peres per la Pace, costruito sulla proprietà dei rifugiati palestinesi confiscata a Jaffa, che continua a vendere l'idea di uno "Stato" palestinese con poca terra, senza una vera e propria indipendenza o sovranità come la migliore soluzione possibile.

Questa non funzionerà mai, ma se il mondo continua a dare credito a questa eredità di Peres, non ci sarà fine alle sofferenze dei palestinesi.

Shimon Peres ha simboleggiato l'abbellimento del sionismo, ma i fatti sul terreno mettono a nudo il suo ruolo nel perpetrare innumerevoli sofferenze e conflitti. Conoscere la verità, almeno, ci aiuta a capire come andare avanti e sbarazzarsi della tanta ingiustizia che Peres ha contribuito a creare.

Ilan Pappe, professore israeliano

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Il verdetto sulla sua vita è molto chiaro ed è già stato pronunciato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama: Peres è stato un uomo che ha cambiato il corso della storia nella sua incessante ricerca della pace in Medio Oriente. La mia ipotesi è che ben pochi dei necrologi esamineranno la...
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10/10/2016 10:46:29
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Commenti

  1. Njlo 10 ottobre 2016 ore 11:39
    Sappiamo che Israele ha adottato qualsiasi mezzo, non esclusa la violenza, per affermarsi, per creare uno Stato, dopo aver sottratto le terre ai loro legittimi abitanti, che fosse per gli Ebrei. Forse ai più sfuggono molti degli episodi che racconta Pappe, ma a grandi linee siamo tutti a conoscenza di quanto successo in quella striscia di terra a tutt'oggi devastata dalle sofferenze di un popolo, quello palestinese, che non trova pace e che risponde alla violenza con la violenza. E' un po' la storia dell'intera umanità che non sa trovare la via del dialogo e della convivenza, una giusta convivenza che rispetti le esigenze dell'uno e dell'altro. Peres è uno dei tanti, quanti potremmo elencarne?, che non ha disdegnato l'uso delle armi, l'uso violento e indiscriminato, contro i presunti "nemici" utilizzando la sua indiscussa superiorità militare e non solo con molta spregiudicatezza. Per questo la Storia, dopo l'esaltazione di questi giorni successivi alla sua morte, lo collocherà dove merita, magari accanto ad Arafat e a tutti coloro che hanno inflitto dolore al proprio vicino, al proprio oppositore, all'innocente, all'Uomo.
    Comunque, anzi forse proprio per questo, un requiem aeternam non si nega neppure a lui, come personalmente non lo negai ad Arafat.
  2. semplicemente.1965 11 ottobre 2016 ore 10:13
    Purtroppo non tutti sono a conoscenza delle sofferenze patite e che ancora patisce il popolo palestinese. L'informazione mente spudoratamente presentando i palestinesi alla stregua di terroristi e Israele come nazione che si difende.
    Quasi nessuno, a parte quei pochi che per caso o per volontà ne sono venuti a contatto, conosce la vera storia del cosiddetto "conflitto" ( anche le parole sono usate per mentire, chè si tratta di occupazione e colonizzazione) tra una potenza atomica, un esercito super armato e villaggi contadini.
    La narrazione ebrea , smascherata da Ilan Pappe nel suo libro Controcorrente, viene accettata, capovolge i termini di quel "conflitto" rendendo vittime quelli che sono gli oppressori.
    Vero la storia umana è costellata dai tanti Peres, e a costoro non dedico il mio requiem. Grazie per il tuo commento.
  3. pluto.60 11 ottobre 2016 ore 12:37
    non del tutto immeritato il Nobel per la pace, perchè una tregua (armata)l'ha ottenuta. Semplicemente ha trasformato, alla vista di noi ciechi, una guerra di colonizzazione e di espropriazione in una cruenta lotta al "terrorismo".
    Quindi giusto il premio, ha effettivamente terminato una guerra, ora rimane solo il doversi convincere che è pace quel silenzio distorto e guidato che galleggia sul sangue!!!!!
    Ma quanto contano in tutto questo le volontà dei due popoli? Quanto di tutto questo è deciso effettivamente da loro? Due amici, un palestinese ed un israeliano, ma comunque veri amici, alla domanda del come facessero a non essere influenzati da ciò che vivevano i loro popoli, semplicemente ed all'unisono, mi chiesero come potevano evitare di odiarsi se l'unico modo che conoscevano per risolvere i loro problemi, il loro unico contatto sociale poteva essere imbracciando un kalashnikov? ... solo dopo essere usciti da quel contesto, solo dopo aver visto le cose dall'esterno avevano potuto vedere che proprio non era come glielo descrivevano..
  4. semplicemente.1965 11 ottobre 2016 ore 12:50
    Pluto.60, che sorpresa vederti qui e soprattutto leggere il tuo commento.
    E' cos', solo conoscendo quello che ti descrivono come "nemico", parlandoci, il contatto vis a vis, si può sconfiggere la paura e l'odio.
    Purtroppo la separazione, l'apartheid, il muro voluti da Israele impedisce questo contatto sociale, e per cambiare questo contesto il governo israelieno dovrebbe ritirare i coloni e dare fine alla sua occupazione militare. Le relazioni tra individui cambiano solo se cambiano le condizioni esterne.
  5. pluto.60 11 ottobre 2016 ore 20:55
    vedi Semplicemente, secondo me i coloni non andranno mai via e, paradossalmente, sarebbe anche ingiusto. Quanti di loro sono nati in quelle terre? Chi glielo spiega che non è casa loro? Estremizzando sarebbe come se gli Stati Uniti riconsegnassero le terre del Missouri ai Sioux. Il problema reale è la presunta superiorità vantata da un popolo rispetto ad un altro. In realtà chi potrebbe mai affermare coscientemente che i due popoli non possano convivere insieme e sulle stesse terre? In fin dei conti i confini sono solo convenzioni che ci autoimponiamo. Non credo nell'utopia della fusione di storie e culture così diverse, ma credo nella possibilità di regole che sanciscano una una pacifica convivenza, ognuno con le sue diversità. Resta solo da chiarire chi detta le regole ma soprattutto se qualcuno ne ha la convenienza, perchè di coscienza disinteressata, francamente, ne vedo ben poca in giro
  6. Elazar 12 ottobre 2016 ore 00:21
    Elazar è il mio nick , un nome israeliano. La valanga di dati riportati in ordine cronologico e biografico, ( dimenticano solo di dire che Lauren Bacall era cugina di Peres ) e secondo le logiche ufficiali del presunto controcorrente, possono incuriosire, generare dibattito fra gli eterei intellettuali del giorno dopo, quelli che sulla scena arrivano sempre tardi, ma la Storia è altra cosa. Israele è un baluardo di qualche milione di persone a fronte della marea islamica che preme sull'occidente. Gli attentati, con cui la pavida e imbelle Europa urla al mondo la propria sofferenza, sono nulla rispetto a quanto sopportato da questi popoli in un percorso storico terribile. Noi dovremo ben presto abituarci alla normalità del terrore, come è stato imposta e superata da Israele per motivi spesso estranei al problema palestinese. I peggiori nemici dei Palestinesi, popolo tradizionalmente laborioso, colto e moderato, sono stati troppo spesso i "fratelli arabi", dalla RAU di Nasser, fino ai signori del petrolio. Settembre Nero è figlio dei massacri di Amman condotti dal Colonnello Haschemita Meyali, non tanto e non solo dal conflitto dei sei giorni. La guerra civile in Libano, il regime di Assad padre e fronda oltranzista finanziata dal mondo sciita, solo per citare alcuni protagonisti, hanno sempre interrotto, con l'uso sapiente di missili opportunamente lanciati, ogni proposta di pace che avesse una chance. Immense risorse sono state sperperate dal mondo arabo, nel nome di un problema palestinese di cui se ne fottono, per alimentare uno stato di terrorismo e di instabilità regionale, quando una minima parte avrebbe costituito quanto necessario per Tel Avivizzare uno, dieci, cento altri deserti dove due popoli potessero vivere in pace sotto il cielo dell'unico Dio. Il killer di una pace a portata di mano, ai tempi di Camp David, fu sopra ogni altro Arafat, corrotto quanto simbolico capo, nel perseguire altri interessi quali la Grande Siria o le interferenze Sciite, alla faccia di una Palestina che ne fu sdoppiata. Le guerre sono tutte uguali, hanno la caratteristica di far pagare sempre ai più deboli, agli indifesi e da questo punto di vista, sostenere una ragione delle armi è un fatto assolutamente limitante. Questo non può certamente giustificare la cantilena monotematica di Israele male assoluto. Conosco benissimo la regione e intrattengo rapporti correnti sia con Israeliani- non sto parlando di ebrei - che con Palestinesi e ti posso assicurare che non è con quel tipo di propaganda che si verrà mai a capo di nulla. La verità è difficile, scomoda, sta nel mezzo o spesso è addirittura invisibile e incomprensibile. Gli scilinguagnoli delle tesi assolute, quelle che non hanno dubbi, lasciamole a chi ha qualcosa da fomentare o al nostro Renzi, così indaffarato nei suoi mercimoni di potere. Se voleremo basso, sarà più facile capirci. Shalom, che significa PACE !
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  7. semplicemente.1965 12 ottobre 2016 ore 10:55
    Ciao Elazar , conosco in parte gli eventi storici che hai riportato e anche le sofferenze patite dal popolo ebraico nel corso dei secoli.
    So che gli Stati arabi hanno sempre utilizzato la causa palestinese come alibi per portare avanti i propri interessi politici ed economici, rendendosi responsabili dell'instabilità della regione. Ma so anche che quasi tutti i governi mascherano con menzogne (vedi guerre umanitarie USA-UE) il vero scopo dei loro interventi in Medio Oriente.
    Conosco, ma non posso dimenticare nè giustificare, in nome di eventi storici o delle colpe di chiunque, compreso Arafat e l'attuale Abu Mazen, che OGGI Gaza è un cumulo di macerie, che i suoi abitanti sono stati più volte bombardati ed ammazzati con veri blizt militari (Piombo fuso, Margine protettivo ed altri di cui non ricordo il nome).affamati con un embargo economico per mare e per terra che dura dal 2006.
    Il blocco terrestre vuol dire che nessuna merce può entrare o uscire dal territorio della Striscia senza il controllo israeliano e che le navi militari israeliane impediscono ai pescatori di spingersi al largo, oltre le tre miglia nautiche dalla costa (violando accordi internazionali) dove la pesca sarebbe più redditizia.
  8. semplicemente.1965 12 ottobre 2016 ore 11:08
    Tu mi parli di storia, e capisco, ma non mi è possibile giustificare con questa gli nsediamenti di colonie ebraiche in Cisgiordania
    Questi insediamenti illegali, fanno parte del progetto politico di colonizzazione intensiva: espandere il territorio israeliano su terre agricole fertili , ricche di risorse naturali e acqua, costringendo con la forza i Palestinesi residenti a lasciare le loro case.
    Lo Statuto della Corte Penale Internazionale dichiara li addirittura “crimini di guerra” (trasferimento, diretto o indiretto, ad opera della potenza occupante, di parte della propria popolazione civile nei territori occupati o la deportazione o il trasferimento di tutta o di parte della popolazione del territorio occupato all'interno o all'esterno di tale territorio).
    E ancora la costruzione del Muro iniziata nel 2002 che corre per circa 800 km ed attraversa 10 degli 11 distretti della Cisgiordania, tagliando Gerusalemme, Betlemme e molti altri villaggi palestinesi: il suo percorso a zigzag è stato studiato in modo da annettere a Israele il 50% del territorio della Cisgiordania distruggendo la continuità del territorio palestinese e provocando l’espulsione di migliaia di palestinesi mediante la distruzione delle loro case e delle loro proprietà private.
    E ancora non giustifico oltre al muro di segregazione, il sistema di strade riservate ai soli israeliani, a ceck point militari e coprifuoco: le conseguenze per la popolazione sono devastanti, quali l’impossibilità di recarsi al lavoro, di andare a scuola e in ospedale per curarsi.
  9. semplicemente.1965 12 ottobre 2016 ore 11:15
    Dico queste cose perchè ci sono stata e ho visto con i miei occhi le condizioni miserabili in cui i palestinesi sono costretti a vivere. Puoi farmi tutte le analisi storiche, politiche , del resto condivisibili, ma i fatti nudi e crudi sono quelli e la rsponsabilità è del governo israeliano, supportato, armato e aiutato dai governi USA, da queli "loschi figuri" che hai citato nel commento ad una mia bacheca.
  10. semplicemente.1965 12 ottobre 2016 ore 11:27
    Pluto.60, sono d'accordo, ma come leggi nei miei commenti in risposta a Elazar, oggi chi detta le regole sono gli israeliani e son regole di violenza che generano altra violenza e non pacifica convivenza.
    Scusate la prolissità, purtroppo questo argomento mi tocca da vicino, ne sono diventata testimone.
  11. Elazar 12 ottobre 2016 ore 12:27
    Il livello di vita dei Palestinesi, le loro condizioni economiche e il livello di sviluppo dei loro insediamenti all'interno di Israele, per quanto limitativi sotto molti punti di vista, sono assolutamente i migliori dell'area mediorientale. Quella gestita direttamente dai " fratelli arabi " è un agglomerato di miseria. Altra osservazione, i tre paesi più devastati dalla guerra civile rispettivamente Libano, Libia e Siria presentavano gran lunga la condizione economica più avanzata. Chiudo qui, è stata una occasione di confronto, ma certamente non è trattabile in termini così ristretti, grazie. Buona giornata
  12. semplicemente.1965 12 ottobre 2016 ore 12:28
    Purtroppo non ho altri termini, grazie a te. Buona giornata
  13. simsalatim 14 ottobre 2016 ore 16:24
    Apartheid,muri divisori,campi di concentramento,rastrellamenti e uccisioni sconsiderate,nessuna differenza tra bambini e adulti,tutti nemici...nel nome di un dio inesistente che li ha eletti ad assassini senza colpe...intoccabili di fronte al mondo...ma grazie a chi?
  14. semplicemente.1965 17 ottobre 2016 ore 10:50
    Graie agli USA e a tutti i governi europei, grazie alla informazione mistificata, grazie ad una narrazione falsa sulla nascita di Israele, un progetto sionista nato negli ultimi anni del 1800, molto prima della Shoà.
  15. simsalatim 17 ottobre 2016 ore 17:10
    anche gli usa sono alla frutta....spariranno tra poco e trascineranno il mondo alla guerra...
  16. antioco1 19 ottobre 2016 ore 13:57
    solo una parola grazie di come hai presentato il post saf Ale
  17. semplicemente.1965 19 ottobre 2016 ore 15:56
    Grazie a te ,Ale, per averlo letto. Besos

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